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DECRETO ANTI-COVID, OK DAL CDM: ITALIA ROSSA E ARANCIONE PER TUTTO APRILE

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

OBBLIGO VACCINALE PER I FARMACISTI E NIENTE ZONE GIALLE… SALVINI SI DICHIARA “INSODDISFATTO”: CERCHEREMO UGUALMENTE DI SOPRAVVIVERE

Niente zona gialla per un mese e Matteo Salvini insorge: “È una scelta politica che non soddisfa”. Il nuovo decreto anti-Covid, infatti, prevede che fino al 30 aprile l’Italia sarà  solo rossa o arancione.
La bozza del nuovo decreto legge Covid è stata discussa nel pomeriggio durante un Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alle nuove norme in vigore dal 7 al 30 aprile. Norme che, secondo le schema stabilito nell’ultima cabina di regia, escludono quindi la riapertura a pranzo di bar e ristoranti, prevista invece solo dal colore giallo. Le scuole tornano in presenza fino alla prima media, anche in zona rossa. È previsto l’obbligo vaccinale anche per i farmacisti e saranno concesse deroghe per riaprire in base a contagi e vaccini.
Quindi, dopo il pressing degli “aperturisti” – Lega in testa – e il braccio di ferro dei giorni scorsi, nel decreto è stato inserito un meccanismo che consente di fare un “tagliando” alle misure e il governo potrà  decidere di applicare regole meno rigide ad alcune Regioni ma solo se la situazione epidemiologica lo dovesse consentire, con dati particolarmente bassi e vaccini in regola, soprattutto per quanto riguarda le persone anziane e fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri.
Dopo il Consiglio dei ministri non è prevista alcuna conferenza stampa, nè del premier Mario Draghi nè dei ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini, come accadde nel primo dl anti-Covid del nuovo governo.
Obbligo vaccino anche a farmacisti
Avranno l’obbligo di vaccinarsi “gli esercenti, le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività  nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali”, riporta la bozza del decreto. La vaccinazione sarà  “requisito essenziale” per l’esercizio della professione. Per chi rifiuta è previsto lo spostamento a “mansioni, anche inferiori” con il “trattamento corrispondente alle mansioni esercitate”. Se ciò non è possibile, “per il periodo di sospensione non è dovuta retribuzione”.
Scudo penale per sanitari che vaccinano
Per omicidio colposo e lesioni personali colpose “verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria in attuazione del Piano” nazionale, “la punibilità  è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità  e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del ministero della Salute relative alle attività  di vaccinazione”. Lo prevede la bozza di decreto legge Covid approvato in Cdm. Da parte dei medici, però, c’è delusione per il nuovo dl riguardo allo ‘scudo penale’ e all’obbligo vaccinale: “È incompleta e insufficiente la tutela penale per i professionisti, che hanno operato in un contesto straordinario. E poco incisive anche le norme sull’obbligo vaccinale – afferma il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli – Se il decreto legge sarà  approvato nei termini delle bozze che stanno circolando non possiamo nascondere un pò di delusione”.
Sanitari no-vax sospesi sino a fine anno
E durerà  al massimo sino al 31 dicembre del 2021 la sospensione dei sanitari no vax. La sanzione scadrà  prima se gli interessati ci ripenseranno e si sottoporranno alla vaccinazione o comunque al completamento del piano vaccinale.La sospensione interverrà  solo se non sarà  possibile l’assegnazione a mansioni diverse del lavoratore che non implicano il rischio di diffusione del contagio.
La scuola
C’è poi il dossier scuola. Si torna in classe fino alla prima media in tutta Italia, zone rosse comprese. La bozza del decreto prevede che i governatori non potranno emanare ordinanze più restrittive per sospendere l’attività  in presenza. “Dal 7 aprile al 30 aprile è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi” fino alla prima media, si legge. Una disposizione che “non può essere derogata da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome”. In zona arancione e gialla la presenza è fino alla terza media e con un minimo del 50% alle superiori.
Possibili deroghe in base a contagi e vaccini
“In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonchè dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga” alla norma che per tutto il mese di aprile applica la zona arancione anche alle Regioni che abbiano dati da zona gialla. Lo prevede una bozza del decreto legge Covid. Con delibera del Cdm possono essere essere fatte specifiche deroghe.
Stop a visite agli amici in zona rossa fino al 30 aprile
Fino al 30 aprile nelle zone rosse non sarà  consentito andare a trovare parenti o amici una volta al giorno e in massimo due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) come invece sarà  permesso nel weekend di Pasqua quando tutta Italia sarà  in rosso. In zona arancione, invece, le visite saranno consentite, sempre una sola volta al giorno dalle 5 alle 22 e sempre in non più di due persone, all’interno del comune di residenza, come prevede la bozza del decreto.
Concorsi pubblici in presenza dal 3 maggio
Dal 3 maggio 2021 è consentito lo svolgimento delle procedure selettive in presenza dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni”, prevede la bozza del decreto legge. Lo svolgimento delle prove deve avvenire “nel rispetto delle linee guida validate dal Comitato tecnico scientifico”. Le misure per lo svolgimento delle procedure per i concorsi pubblici sono contenute all’articolo 10. Per “ridurre i tempi di reclutamento del personale”, si legge, le amministrazioni possono procedere con “modalità  semplificate di svolgimento delle prove”. In particolare è previsto, “nei concorsi per il reclutamento di personale non dirigenziale, l’espletamento di una sola prova scritta e di una prova orale”; “l’utilizzo di strumenti informatici e digitali e, in particolare, lo svolgimento in videoconferenza della prova orale, garantendo comunque l’adozione di soluzioni tecniche che ne assicurino la pubblicità , l’identificazione dei partecipanti, la sicurezza delle comunicazioni e la loro tracciabilità , nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali”, “una fase di valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali” e “in tal caso, il relativo punteggio concorre alla formazione del punteggio finale”.
Viaggi all’estero
L’altro tema caldo è quello dei viaggi all’estero: l’ordinanza emanata ieri dal ministero della Salute sull’obbligo di tampone e quarantena di 5 giorni per chi va all’estero e rientra in Italia o per chi entra dall’estero in Italia potrebbe essere prorogata fino al 30 aprile. Ma c’è chi, nella maggioranza, continua a nutrire qualche dubbio.

(da “La Repubblica”)

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COVID, FRANCIA IN GINOCCHIO, MACRON PRONTO A CHIUDERE LE SCUOLE: SOLO A PARIGI 850 CLASSI CON CASI POSITIVI (DEDICATO A CHI DICE CHE LE SCUOLE SONO SICURE)

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

GLI SCIENZIATI CHIEDONO IL PUGNO DURO, I FRANCESI CONTRARI A NUOVE RESTRIZIONI… I SOVRANISTI IN FRANCIA SONO PER LA DIDATTICA A DISTANZA, DITELO A SALVINI

La terza ondata di coronavirus mette spalle al muro il presidente Emmanuel Macron, che dopo settimane passate a temporeggiare con restrizioni parziali a livello locale adesso prende seriamente in considerazione la chiusura delle scuole.
Secondo diversi media, tra cui anche “BfmTv”, sarebbe questa la “pista” che l’inquilino dell’Eliseo avrebbe deciso di seguire e che potrebbe essere annunciata questa sera in un discorso alla nazione previsto alle 20:00.
Una decisione maturata dopo il colloquio di ieri con il primo ministro Jean Castex e discussa durante il Consiglio di difesa sanitario di questa mattina.
In questi ultimi giorni la situazione sanitaria negli istituti scolastici del Paese è precipitata, soprattutto a Parigi, dove ieri si contavano 850 classi interrotte a causa della presenza di casi positivi, contro le 255 di domenica.
“Penso che le scuole debbano essere chiuse”, ha detto questa mattina la sindaca della capitale, la socialista Anne Hidalgo, ai microfoni di “BfmTv”. Puntando il dito sulla “disorganizzazione” del governo, la prima cittadina ha ricordato che circa 20 mila studenti oggi “non sono in aula perchè malati o perchè le classi sono chiuse”. Hidalgo si unisce così al coro delle opposizioni che dalla sovranista Marine Le Pen fino al “tribuno” della sinistra radicale Jean-Luc Mèlenchon chiedono il ricorso all’insegnamento a distanza.
Una misura che spaventa i genitori, anche se l’opinione pubblica in generale non sembra essere così contraria. Da un sondaggio realizzato da YouGov per HuffPost Francia emerge che il 52 per cento dei francesi sono a favore della chiusura delle scuole, il 55 per cento vorrebbe vedere chiuse le medie mentre il 58 per cento i licei.
Una extrema ratio per il presidente, che di lockdown non vuole neanche sentirne parlare, e continua a seguire la linea degli ultimi mesi, basata su scelte decise a livello locale, con il risultato di disorientare i francesi dando l’impressione di avanzare a “a tentoni”, come l’accusano molti media.
Dopo una partenza a rilento la campagna di vaccinazione ha cominciato ad ingranare, con 11 milioni di dosi somministrate fino ad oggi, ma ancora non è abbastanza. La sola idea di un nuovo lockdown “fa impazzire il presidente”, spiega una fonte al Figaro. Già  a fine gennaio Macron aveva preso l’intero paese in contropiede evitando una nuova chiusura in un momento giudicato critico da buona parte del mondo scientifico.
Una scelta difesa ancora oggi, come ricordato la scorsa settimana dopo il Consiglio europeo: “Abbiamo avuto ragione nel non riconfinare la Francia alla fine di gennaio, perchè non c’è stata l’esplosione prevista”. Nessun “mea culpa, nè rimorso” per il capo dello Stato, che adesso potrebbe però dare un segnale chiudendo le scuole, ipotesi considerata fino a pochi giorni fa dal governo come “ultimo ricorso”.
Macron si trova schiacciato tra il mondo medico che chiede il pugno duro e i francesi che non ne possono più, come testimonia anche l’ultimo sondaggio Odoxa per il Figaro, secondo il quale il 71 per cento è contrario a nuove restrizioni.
Per annunciare le nuove decisioni, Macron ha deciso di tornare allo scoperto a quattro mesi dall’ultimo discorso tenuto nell’ambito della crisi sanitaria. Uno schema già  testato più volte, che vede il premier Jean Castex intervenire all’indomani in Parlamento per i dettagli delle misure presentate.
Intanto, la pressione sugli ospedali si fa sempre più forte, con 5.072 pazienti in rianimazione, contro il picco di 4.903 registrato a novembre, nel momento in cui era in vigore la seconda serrata.
Le nuove restrizioni applicate nei 19 dipartimenti più colpiti dall’epidemia, tra cui anche quello di Parigi, appaiono insufficienti, viste soprattutto le centinaia di persone che approfittando del bel tempo cominciano ad affollare le strade all’ora dell’apèro, fino a quando il coprifuoco delle 19:00 lo consente.
L’esecutivo si è comunque dato un limite in questa tattica, una “linea rossa” come l’ha definita il ministro dell’Economia Bruno le Maire, che delimita il momento in cui sarà  necessario scegliere quale paziente curare negli ospedali a causa dei troppi ricoveri. Un modo anche per rispondere ai 41 medici che domenica hanno lanciato un appello dalle colonne del settimanale “Le Journal du Dimanche”, dove hanno affermato che “la selezione dei pazienti è già  cominciata” con la cancellazione di “importanti” operazioni chirurgiche a causa del Covid-19.
Una situazione ormai al limite, che richiede una decisione forte da parte del presidente.

(da “Huffingtonpost”)

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CASO CAMICI, FONTANA INDAGATO ANCHE PER RICICLAGGIO E FALSE DICHIARAZIONI DOPO QUELLA PER FRODE IN PUBBLICHE FORNITURE

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

LA PROCURA CHIEDE ROGATORIA IN SVIZZERA SUI CONTI DI FONTANA

Due nuovi reati sono stati ipotizzati dalla Procura di Milano nei confronti del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, già  indagato per frode in pubbliche forniture nel cosiddetto caso ‘camici’.
Il governatore risulta iscritto anche per autoriciclaggio e false dichiarazioni nella voluntary disclosure nella tranche dell’indagine relativa ai 5,3 milioni di euro depositati su un conto svizzero, a suo dire frutto di una eredità , ma sul quale è stata avviata una rogatoria.
La Procura di Milano ha inoltrato oggi alle autorità  svizzere una rogatoria per “completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure” presentata “dall’avvocato Attilio Fontana”, presidente della Lombardia, per “approfondire alcuni movimenti finanziari”.
Lo comunica il procuratore Francesco Greco. Al centro della tranche di indagine emersa col caso ‘camici’ ci sono i 5,3 milioni di euro su un conto svizzero.
La Procura di Milano, si legge nel comunicato, “in data odierna, ha inoltrato alle competenti Autorità  Elvetiche una richiesta di commissione rogatoriale al fine di completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure presentata dall’avv.to Attilio Fontana, avendo ravvisato la necessità  di approfondire alcuni movimenti finanziari”.
La difesa di Fontana, spiega ancora Greco, che stamani ha incontrato nel suo ufficio i legali del governatore lombardo, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, “si è oggi dichiarata disponibile a fornire ogni chiarimento sia in sede rogatoriale che, se del caso, mediante produzione documentale ovvero presentazione spontanea dell’assistito”.
Fontana nell’indagine sul cosiddetto ‘caso camici’, coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Furno, Scalas e Filippini, è indagato per frode in pubbliche forniture.
Inchiesta che vede al centro l’affidamento diretto, senza gara, del 16 aprile 2020 di una fornitura di 75 mila camici e altri dpi anti Covid per oltre mezzo milione di euro a Dama spa, società  di Andrea Dini, cognato del Governatore, e di cui Roberta Dini, moglie di Fontana, detiene una quota. Indagati anche Andrea Dini e l’ex dg di Aria, centrale acquisti regionale, Filippo Bongiovanni (per frode in pubbliche forniture e un’ipotesi di turbativa) e una dirigente di Aria.
Secondo i pm, per cercare di risarcire il cognato per i mancati introiti, dopo che la fornitura venne trasformata in donazione a maggio quando emerse il conflitto di interessi, Fontana cercò di bonificargli 250mila euro provenienti dal suo conto in Svizzera.
Un’operazione finita, però, nel mirino dell’antiriciclaggio della Banca d’Italia come sospetta e poi segnalata alla Gdf e alla Procura milanese. Da qui gli accertamenti dei pm nella seconda e parallela tranche d’indagine, anche attraverso l’Agenzia delle Entrate, e ora l’avvio di una rogatoria in Svizzera, dove Fontana detiene su un conto 5,3 milioni di euro.
Una somma ‘scudata’ nel 2015, con la voluntary disclosure, e proveniente da conti associati a due trust alle Bahamas creati dalla madre del governatore. Fontana ha sempre ribadito che si tratta di soldi lasciati in eredità  dalla madre.

(da “Huffingtonpost”)

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SONDAGGIO IPSOS PAGNONCELLI SU CHI PREFERISCONO GLI ITALIANI PER IL DOPO DRAGHI: ABBINATA CONTE-LETTA 40%, SALVINI-MELONI 35%

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

TRA I LEADER POLITICI CONTE STACCA NETTAMENTE SALVINI E LA MELONI… LA FORBICE TRA LEGA E FDI IN DUE ANNI DAL 28% SI E’ RIDOTTA AL 5%

Mentre la popolarità  di Draghi subisce una lieve flessione il sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli per Dimartedì conferma ancora una volta che tra i leader politici Conte è il più popolare
L’ex presidente del Consiglio è il leader di cui si fidano di più il 39% degli intervistati, staccando così di 11 punti netti Giorgia Meloni e di 16 Matteo Salvini. A poca distanza il neo segretario del Partito Democratico Enrico Letta a un punto da Salvini.
Alla domanda «chi preferirebbe al governo per il dopo Draghi?», posta dall’Istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli per la trasmissione DiMartedì su La7,gli elettori rispondono con un sorprendente risultato: il 40% vorrebbe l’abbinata Conte-Letta, il 35% quella Salvini-Meloni
Pagnoncelli sottolinea inoltre che la forbice tra Lega e Fratelli d’Italia che solo due anni fa (elezioni Europee) vedeva una differenza di 28 punti percentuali a vantaggio del Carroccio, infatti, si è ristretta a poco più di 5.
Ma in una stagione in cui sono state fatte scelte opposte (uno al governo, l’altro all’opposizione) lascia trasparire una possibilità  di sorpasso di Meloni su Salvini

(da agenzie)

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SPY STORY, SI APRE LA SFIDA TRA MOSCA E ROMA

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

IN NESSUN PAESE EUROPEO ERA MAI STATO CATTURATO UN UFFICIALE RUSSO IN FLAGRANZA DI REATO… E’ ORA DI INDAGARE SUGLI APPOGGI POLITICI DI CUI GODONO IN ITALIA

Quando un anno esatto fa l’allora premier Giuseppe Conte accettò l’offerta di Vladimir Putin e fece sbarcare in Italia una brigata dell’esercito russo per combattere la pandemia, furono in molti a mostrare stupore.
Sia per la mossa inusuale, avvenuta senza consultare i vertici militari e degli apparati di sicurezza, sia per la natura della missione moscovita.
In poche ore cominciarono ad arrivare a Pratica di Mare aerei cargo zeppi di veicoli per la disinfestazione contro i gas tossici, di discutibile utilità  nella lotta al virus, con personale specializzato nella guerra chimico-batteriologica: uomini con una solida preparazione nell’intelligence militare.
I timori per quella spedizione che poi è rimasta due mesi in Lombardia, spruzzando disinfettanti nelle case per anziani e in piccola parte collaborando nelle terapie intensive di Bergamo, furono trasmessi a Palazzo Chigi anche dagli alleati della Nato, senza trovare risposta.
Perchè tanti sospettavano che tra le finalità  di quella delegazione umanitaria ci fosse anche lo spionaggio. Non a caso, la zona di intervento era prossima alla base bresciana di Ghedi dove sono custoditi armamenti nucleari.
Adesso l’operazione della procura di Roma dimostra come i servizi segreti del Cremlino siano attivi in maniera aggressiva nel nostro Paese. Quello che è avvenuto martedì sera nella capitale non ha precedenti, nè in Italia, nè in Europa: non era mai accaduto prima che un ufficiale di Mosca in servizio presso un’ambasciata venisse bloccato in flagranza, subito dopo avere comprato informazioni riservate.
Le altre vicende di spionaggio che hanno tenuto banco in Germania, in Francia e in Gran Bretagna, incluso il clamoroso tentativo di avvelenamento dell’agente disertore Sergej Skipral nel 2018, sono sempre state caratterizzate dall’assenza di prove dirette.
Le accuse contro l’intelligence russa sono nate dalle indagini condotte dopo i fatti contestati: a Roma invece tutto è avvenuto in presa diretta, grazie all’attività  dei carabinieri del Ros e dell’Aisi, l’apparato di sicurezza interna.
Ed è significativo anche il ruolo del capitano di fregata arrestato a Roma. L’ufficiale di Marina era in servizio nello Stato Maggiore della Difesa, il comando che dirige tutte le forze armate: uffici dove sono custodite informazioni classificate non solo sulle attività  italiane ma anche della Nato.
L’interesse di Mosca per conoscere i piani dell’Alleanza atlantica in Italia era già  emerso lo scorso 30 agosto, quando i francesi hanno arrestato un loro tenente colonnello che faceva parte del quartiere generale Nato di Napoli: uno snodo centrale per conoscere i movimenti di navi e aerei nel Mediterraneo, tornato a essere un fronte caldissimo nel confronto tra potenze.
Parigi però aveva ammanettato solo il suo militare, mentre adesso il governo Draghi si trova di fronte a un problema nelle relazioni con il Cremlino.
La Farnesina ha immediatamente convocato l’ambasciatore russo. L’ufficiale fermato a Roma infatti è accreditato presso la rappresentanza diplomatica: uno status che nelle spy story è stato valutato in modo diverso a seconda delle epoche e dei rapporti tra i Paesi. Durante la Guerra Fredda in molte occasioni si è preferito espellere i diplomatici accusati di spionaggio, piuttosto che affrontare uno scontro.
Questa però è una situazione inedita. Anche prima della caduta del Muro non c’erano mai stati esponenti ufficiali russi fermati in flagranza nel nostro Paese. L’ultimo precedente risale al 1989, durante un’indagine per spionaggio ai danni della Oto Melara e di un’azienda tecnologica triestina: allora però i due funzionari sovietici sotto inchiesta riuscirono a riparare in patria prima degli arresti. Le condanne contro di loro non si sono trasformate in misure concrete.
Gli unici precedenti recenti riguardano russi bloccati in Italia su rogatoria di altre nazioni. Come Sergej Nicolaevich Pozdnjakov, arrestato a Trastevere nel 2016 mentre comprava documenti della Nato da un dirigente dei servizi segreti portoghesi. Pozdnyakov aveva un passaporto diplomatico e dopo due mesi è stato scarcerato dalla magistratura italiana, che non ha riconosciuto la validità  del mandato di cattura portoghese. Un provvedimento che ha evitato la crisi con Mosca.
Lo stesso copione si è ripetuto a Napoli due anni fa. Aleksandr Korshunov, top manager dell’azienda statale Odk, venne arrestato su richiesta delle autorità  statunitensi. Per lui l’accusa era di spionaggio industriale: avrebbe copiato componenti di motori aeronautici americani per produrli in Russia. E in favore di Korshunov prese posizione persino Vladimir Putin, criticando Washington perchè faceva arrestare cittadini russi in Paesi terzi, in modo da “complicare le relazioni bilaterali”: un messaggio esplicito al governo di Roma.
Poi di fronte alla decisione della Corte d’Appello di Napoli, favorevole all’estradizione negli Stati Uniti, la magistratura di Mosca ha presentato a sua volta la domanda di processare Korshunov in patria. Una scappatoia giuridica per impedirgli di finire in una cella americana.
Trovare una soluzione al caso aperto con l’operazione di martedì sarà  molto più difficile. Ed è prevedibile che la questione non abbia solo risvolti internazionali ma possa riverberare anche sugli assetti della maggioranza di governo, dove le simpatie di Matteo Salvini per Mosca sono esplicite.
E’ cominciata una partita complessa, in cui il premier Draghi dovrà  dimostrare la capacità  del Paese di tutelare l’interesse nazionale.
Lo stesso Draghi che, superando le ambiguità  del predecessore, nel presentare il suo esecutivo alle Camere aveva dichiarato: “Questo governo nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori”.

(da “Huffingtonpost”)

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BERSANI ZITTISCE BELPIETRO A CARTABIANCA: “LEI NON E’ IN GRADO DI INFORMARMI, SONO IO CHE INFORMO LEI”

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

IL POLITICO SMONTA GLI ATTACCHI DEL GIORNALISTA AL MINISTRO SPERANZA

Tutto è partito quando Belpietro ha polemizzato sul fatto che agli italiani sia stato vietato di spostarsi tra le regioni nel periodo di Pasqua mentre è consentito viaggiare all’estero.
Il direttore de La Verità  ha accusato Speranza di pressapochismo per aver poi firmato l’ordinanza che impone la quarantena di 5 giorni a chi torna da un altro paese UE.
Bersani allora ha ricordato che c’è una reciprocità  speculare in tutta l’Europa che permette a un cittadino tedesco ad esempio di andare a Portofino ma di non potersi spostare a suo piacimento in Germania, così come accade anche ai francesi.
Bersani poi ha difeso Speranza con una frase tanto semplice quanto efficace che inquadra perfettamente come i populisti trattano il tema del COVID: “Se la prendono con Speranza? Rompiamo il termometro così non abbiamo più la febbre. È una persona seria e competente”.
Ha poi continuato: “In piena pandemia, con 529 morti anche oggi suggerirei di trattenersi perchè non abbiamo bisogno di smontare quello che sta funzionando meglio di altri paesi”. Belpietro ha continuato ad attaccare Speranza per il lockdown, per il libro sulla pandemia. E a un certo punto ha detto: “La informo…”, continuando a snocciolare invettive contro il ministro della Salute.
E Bersani noi ci vede più: “Non mi informi, non è in grado di informarmi, sono io che informo lei”. E, ad esempio sui tedeschi che possono viaggiare, ha ragione: è di qualche giorno fa la notizia che gli albergatori in Baviera si sono lamentati perchè i loro concittadini stanno invadendo Maiorca per Pasqua ma non possono fare le vacanze nelle località  della Germania.
Dopo aver ricordato che a suo avviso il governo Draghi non rappresenta il paradiso ma il purgatorio, si è rammaricato per il fatto che neanche in un momento così drammatico come quello che l’Italia sta attraversando da quando è iniziata la pandemia il paese non non resti unito: “Ne verremo fuori, ma non ci sono nè derelitti incapaci nè mago Merlino. C’è gente mediamente seria a governare il Paese. Io non rimpiango Conte, ma il fatto che non siamo un Paese unito. Chi in Europa ha cambiato governo in questa fase? Solo noi!”. Infine è tornato alle dinamiche che hanno portato alla caduta del governo guidato da Giuseppe Conte: “Mezza Italia ha sparato tutti i giorni addosso al governo Conte. Il populismo delle èlite. Non ho sopportato questo bombardamento. Renzi è stato l’esecutore materiale”.

(da NextQuotidiano”)

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“LE PUTTANE NON DEVONO STARE IN TV”: GLI INSULTI DEI SOVRANISTI A ELODIE DOPO L’ATTACCO ALLA LEGA CHE BLOCCA LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

UNA COSA E’ CERTA: IN UNO STATO DI DESTRA VERA I RAZZISTI DEVONO MARCIRE IN GALERA… ANCHE FEDEZ DIFENDE LA LEGGE SUI SOCIAL

Insulti, allusioni sessuali, frasi sessiste: i sovranisti sui social hanno reagito così all’attacco di Elodie alla Lega che vuole bloccare la legge contro l’omofobia
Le parole chiare di Elodie contro la Lega che vuole bloccare il ddl Zan, la legge contro l’omofobia, sono state accolte dai sovranisti con i soliti insulti
La cantante è stata attaccata sui social con frasi sessiste come “Le putt… non dovrebbero stare in televisione”:
L’insulto è stato fortemente criticato; ad esempio c’è chi scrive: “Questo è il livello della Lega Salvini: persone che non rispettano l’essere umano, che disprezzano il genere femminile, con queste dimostrazioni di misoginia e sessismo Si, siete indegni. Solidarietà  a Elodie”.
Ma ci sono anche altri insulti, che come sempre si riferiscono alla sfera sessuale
C’è poi chi insinua che Elodie abbia voluto attaccare la Lega solo per avere visibilità . Come se ne avesse bisogno.
“I leghisti, quando tocchi il loro grande capo, sembrano quegli insetti a pancia in su che non riescono a rialzarsi: tanto incattiviti quanto impotenti. E quest’immagine devo dire mi fa molto ridere”, commenta qualcuno reagendo agli insulti.
Elodie aveva pubblicato su Instagram alcune stories: in una commentando con la parola “indegni” la notizia che spiega come la Lega voglia bloccare il ddl Zan. Nelle altre la cantante riporta un passaggio di un’intervista de La Stampa a Simone Pillon e lo screen di alcune dichiarazioni di Pillon sul Festival di Sanremo 2021 diventato a suo avviso un ossessivo gay pride. “Questa gente non dovrebbe sedere in parlamento, è omotransfobica” sottolinea la cantante.
Perchè Elodie si è indignata contro la Lega? Presto si tornerà  a discutere del ddl Zan in Commissione Giustizia del Senato, dove la legge che intende punire i cosiddetti reati d’odio nei confronti di persone omosessuali, donne e disabili, a prima firma del dem Alessandro Zan, è arrivata dopo l’ok della Camera, lo scorso 4 novembre.
Ma, a causa dell’opposizione leghista ci sarà  con ogni probabilità  un nulla di fatto. Oltre al Carroccio a bloccare l’iter ci sono anche Fdi e parte di Fi.
Il disegno di legge vede, infatti, confrontarsi forze ora nella stessa maggioranza: leghisti, Fdi e membri azzurri — da un lato — contrari a norme che ritengono liberticide, favorevoli invece le forze della precedente compagine di governo, dal M5S, al Pd e a Leu, che chiedono di accelerare sui temi civili, a partire dalla tutela degli omosessuali, arrivando allo ius soli, di cui i dem, con la segreteria Letta, hanno rialzato le insegne.
Omofobia, dopo Elodie anche Fedez difende la legge Zan e attacca la Lega
Dopo Elodie ora tocca a Fedez. Il mondo della musica si schiera a difesa della legge Zan contro l’omofobia, che ieri doveva approdare nell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato (presieduta dalla Lega), ma la cui calendarizzazione è stata invece rinviata.
Un nuovo posticipo che dilata in tempi dell’approvazione del ddl a Palazzo Madama, un ostruzionismo che ieri la cantante Elodie ha imputato alla Lega, da sempre contraria al varo della legge che inasprisce le pene contro l’omofobia prevedendo anche il carcere. Oggi a difendere il ddl del deputato del Pd Zan è Fedez che nelle storie del suo profilo Instagram ha attaccato il leghista Simone Pillon.
“La legge Zan – dice il rapper e marito di Chiara Ferragni – è una priorità , lo Stato tuteli la libertà  dei nostri figli”.
Nel difendere la legge Zan Fedez, rivolgendosi a Pillon, precisa che se suo figlio Leone, di tre anni, “un giorno decidesse di mettersi gonna, smalto e rossetto” non lo turberebbe perchè, sottolinea il cantante, “ha diritto di esprimersi come meglio crede”.
Quello che invece lo destabilizza, dice Fedez nel video online, “è che mio figlio vive in uno Stato che non tutela il suo sacrosanto diritto di esprimersi in piena libertà , cercando di emarginare le dinamiche discriminatorie e violente che molto spesso si verificano in questo Paese”. Questa, conclude, “per me è la priorità “.

(da agenzie)

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SALVINI NON RICONOSCE I FALLIMENTI E GLI SCANDALI DELLA REGIONE LOMBARDIA

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

ELOGIA LA SESTA PEGGIORE REGIONE NEL RAPPORTO DOSI RICEVUTE/ DOSI SOMMINISTRATE

L’ha fatto di nuovo. Oggi il leader della Lega Matteo Salvini ha di nuovo elogiato l’amministrazione leghista della Lombardia, facendo scrivere sui social dalla “Bestia” un post in cui riporta le parole del Capo della Protezione civile Curcio: “La Lombardia ha numeri ragguardevoli, è la regione che ha vaccinato di più, con la somministrazione dell’85% delle dosi ricevute”.
E poi alcuni dati   aggiunti da lui: “37mila (vaccinazioni, ndr) solo ieri, con l’obiettivo di 120mila dosi al giorno (sulle 500mila totali italiane), superato oggi il milione e mezzo di dosi. Avanti tutta, per fare sempre meglio e sempre di più”.
Ecco, fare di più.
Perchè se è vero che è la regione che ha in assoluto vaccinato di più (1.551.649 dosi), è anche vero che è la sesta peggiore d’Italia nel rapporto tra dosi somministrate e dosi ricevute (1.808.290).
Che significa che sono state inoculate solamente l’85,8 per cento delle fiale disponibili. Tutti i numeri, regione per regione, si possono trovare sempre aggiornati sul sito del governo. E le cifre parlano chiaro: La Lombardia è la sesta peggiore: peggio di lei solamente (dal basso verso l’alto) la Calabria (78,2%), la   Sardegna (79,1%), la Liguria (79,5), la Puglia (83,9%) e le Marche (84,6%).
I fallimenti della Lega in Lombardia
L’ex Capo della Protezione civile era stato chiamato dalla Regione Lombardia — e più precisamente dal presidente Attilio Fontana — come consulente speciale. Doveva essere l’uomo che avrebbe cambiato le sorti della regione.
Eppure non è andata così, e anzi. Anche lui ha iniziato a collezionare figure così e così. Come la donna (Letizia Moratti) voluta sempre da Fontana per sostituire l’assessore regionale alla Salute Giulio Gallera, che se ci fosse un campionato delle figuracce collezionate, entrerebbe sicuro nei migliori tre.
E poi c’è lui: Attilio Fontana. L’uomo che ne ha dette una dopo l’altra, accusando persino Roma di aver calcolato male l’indice Rt regionale (che era costato il semaforo rosso), salvo poi scoprire che l’errore provenisse proprio dai suoi tecnici. Ah, e poi (dulcis in fundo) Aria, la società  voluta fortemente dall’assessore al bilancio leghista Davide Caparini per gestire le prenotazioni ai vaccini, che a volte chiamava più persone a vaccinarsi, più di quelle dovute; e altre volte non ne chiamava nessuna.
L’hanno difesa a spada tratta, poi però si son dovuti arrendere anche loro dell’amministrazione e l’hanno commissariata.
Ma Salvini forse si è perso qualche passaggio, oppure vuol far finta di non vedere: il Modello Lombardia semplicemente — per ora — non è un modello.
Che se ne faccia una ragione.

(da NextQuotidiano”)

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PIU’ PRENOTAZIONI CHE DOSI DISPONIBILI: IL CAOS ALL’OSPEDALE SAN GERARDO DI MONZA

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

UN FILMATO TESTIMONIA LA TENSIONE NELLA SALA DI ACCETTAZIONE QUANDO MOLTI PAZIENTI CONVOCATI SONO STATI RIMANDATI A CASA

Un filmato girato nel tardo pomeriggio di lunedì 29 marzo all’interno dell’Ospedale San Gerardo di Monza mostra l’ennesima situazione di caos nella gestione della campagna vaccinale in Lombardia. Il video mostra attimi di tensione nella sala di accettazione dell’area del nosocomio riservata alle immunizzazioni anti-Covid.
Molte persone, troppe.
Senza le dovute distanze di sicurezza che si trovano a discutere (dopo ore di attesa) con il personale sanitario. Alla fine molti di loro (prenotati) sono stati rimandati a casa: le dosi disponibili per quella giornata erano inferiori rispetto al numero di pazienti convocati.
Mentre Matteo Salvini continua ad esaltare il modello lombardo, senza riuscire a vedere la realtà , il video girato all’interno dell’Ospedale San Gerardo di Monza mostra cosa accade in Lombardia (e non si tratta di un unicum, come la storia recente ha mostrato in altre occasioni).
Il filmato è stato inviato alla redazione del quotidiano Il Cittadino e condiviso sui social dal consigliere comunale Paolo Piffer. E proprio al giornale di Monza e Brianza, l’autore del video ha raccontato:
Non è di polemica ma per sensibilizzare una situazione che non sta funzionando Anziani ammassati senza distanze, nessun cartello, pochi a gestire la situazione. Verso le 19 dopo quasi 2 ore di agonia una dottoressa esce e avvisa che le dosi erano finite e di tornare l’indomani mattina. Ed era tutta gente che era stata chiamata con appuntamento: ma come è possibile? Non è colpa dei medici ma di un sistema che non funziona. C’è bisogno di aiuto.
La replica dell’ospedale
“È stata una giornata particolare legata all’apertura delle linee vaccinali con vaccini differenti, Astrazeneca, Pfizer e Moderna. I tre vaccini hanno indicazioni diverse e la procedura di accettazione, a seconda del vaccino che viene inoculato, è risultata più complicata”. L’ospedale ha spiegato che gli appuntamenti non sono più spalmati sulle 12 ore, ma concentrati dalle 14 alle 18. Un sovraffollamento orario che provoca, inevitabilmente (anche se dovrebbe essere evitato) un maggior afflusso di pazienti in un lasso di tempo ristretto.

(da agenzie)

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