Destra di Popolo.net

LA MELONI DA COSTANZO RIPETE LA BUFALA DEI BAMBINI COSTRETTI A SCAMBIARSI I VESTITI DAL DDL ZAN

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

COSA NON SI FA PER AMMICCARE A QUALCHE REAZIONARIO OMOFOBO E FRUSTRATO

Per capire quanto possa essere aggiornato il dibattito sulla legge anti-omofobia in Italia, basta seguire alcuni spezzoni del Maurizio Costanzo Show di ieri sera.
Giorgia Meloni da Costanzo è sollecitata più volte sulla necessità , in Italia, di avere una legge che punisca chi manifesta odio nei confronti della comunità  LGBT.
Lo spunto, secondo Costanzo, sta proprio nell’episodio che si è verificato presso la stazione di Valle Aurelia a Roma, dove un ragazzo è stato aggredito da una terza persona semplicemente perchè si stava baciando con il proprio partner. Una vicenda su cui, tra le altre cose, anche la Meloni aveva avuto modo di esprimere solidarietà .
Ma una cosa è predicare, un’altra è razzolare. E allora, incalzata da Costanzo sulla necessità  di avere una legge che finalmente possa contrastare concretamente il fenomeno dell’omofobia dilagante nel nostro Paese, la leader di Fratelli d’Italia non ha di meglio da fare che ripetere una bufala della propaganda contro il ddl Zan.
«Non è possibile picchiare due ragazzi perchè si stanno baciando e chi lo ha fatto deve avere una pena esemplare — ha detto la Meloni, evidentemente in difficoltà  sotto lo sguardo severo di Maurizio Costanzo -. Cosa diversa però è utilizzare questo argomento che io condivido per fare altro, perchè una cosa è dire combattiamo la violenza, un’altra è dire andiamo dai ragazzini di sette anni alle scuole elementari e fargli scambiare i vestiti per spiegargli cosa sia l’omosessualità ».
Cosa dice il ddl Zan, davvero
Non c’è un singolo passaggio del ddl Zan — il cui iter, tra le altre cose, è fermo in parlamento proprio a un passo dalla sua approvazione — in cui si parli di bambini che devono scambiarsi i vestiti per capire cosa sia l’omosessualità  a scuola.
Il provvedimento, invece, non è altro che un’aggiunta di tutela per tutte quelle componenti della società  che, al momento, sono già  coperte contro l’odio razziale.
Di fronte all’evidenza, Giorgia Meloni non ha fatto di meglio che insistere sulla solita propaganda e sugli slogan che hanno una distanza siderale con la realtà . Ma, evidentemente, è il linguaggio che meglio funziona tra la sua base.
Nella mattinata di oggi, tra l’altro, dopo la performance di Giorgia Meloni al Maurizio Costanzo Show, è intervenuto nel dibattito pubblico anche il deputato del Pd Alessandro Zan. Quest’ultimo ha evidenziato come la leader di Fratelli d’Italia abbia diffuso false informazioni in televisione — con a disposizione una vastissima platea -, senza l’opportuno contraddittorio: “È vergognoso che Giorgia Meloni continui a distribuire fake news sulla legge contro omotransfobia in TV nazionali, senza contraddittorio politico, speculando sui diritti dei bambini e sulle paure dei genitori. Una malafede pericolosa e insopportabile”
Ma davvero la legge Zan obbligherebbe i bambini a travestirsi?
Si tratta ovviamente di una enorme falsità . Anzi: se mai in un universo parallelo esistesse qualcuno discriminato o oggetto di violenza perchè etero, verrebbe tutelato dalla nuova legge perchè al comma 1 dell’articolo 604-bis del codice penale alle parole “propaganda idee fondate sulla superiorità  o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” viene aggiunto “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità  di genere”.
Si tratta di modificare il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino. Insomma tutelare non solo chi è vittima di reati di violenza di matrice omofoba ma anche punire la violenza contro le donne.
Meloni questo a Costanzo però non lo dice, come non dice come mai nel nostro Paese se le norme sono già  sufficienti episodi come quello di Valle Aurelia sono all’ordine del giorno.
Il resto della legge poi estende la condizione di “particolare vulnerabilità ” alle vittime di violenza fondata “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità  di genere”, istituisce una giornata nazionale contro l’omofobia   e prevede una ulteriore dotazione di 4 milioni di euro per il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità . Ma per spiegare a cosa serve la legge Zan bastano le parole che all’epoca usò il suo relatore, Alessandro Zan, per controbattere a Salvini che usava le medesime argomentazioni di Giorgia Meloni:
“Questa non è una legge liberticida. Non abbiamo inventato nulla, c’e’ la legge Reale-Mancino del 1975 che è legge dello Stato. Prevede una tutela rafforzata per le vittime, persone e gruppi sociali, che oggi son maggiormente oggetto di violenza”, spiegava il deputato del Pd e relatore alla Camera del provvedimento contro l’omotransfobia e la misoginia, presentando il testo base all’esame della commissione Giustizia a Montecitorio. Il testo base, precisava Zan, “è un’integrazione perche’ contiene una parte penale di una legge che già  esiste”
Alessandro Zan, durante la conferenza stampa alla Camera, precisava che la legge Reale-Mancino “ha una giurisprudenza consolidata che ha stabilito un bilanciamento tra un principio sacrosanto che e’ la liberta’ di espressione e quello della tutela della lesione della dignita’ umana. Per noi la liberta’ di espressione e’ un principio sacrosanto ma la liberta’ di espressione non e’ istigazione all’odio”. Il relatore concludeva: “Io non sono a favore dell’azione penale ma l’azione penale e’ un deterrente perche’ ci sono fatti di violenza e abbiamo il dovere di intervenire contro l’odio e lo stigma sociale. Poi dobbiamo anche fare azioni positive di contrasto sociale e culturale all’esclusione”.
Cosa ha fatto Fratelli d’Italia per ostacolare la legge sull’omofobia
Come sappiamo, tra i primi oppositori del ddl Zan c’è proprio Fratelli d’Italia. E non solo a parole, visto che Giorgia Meloni, il 16 luglio scorso, scese in piazza brandendo il microfono e parlando così: “Le discriminazioni verso gli omosessuali? Per me le discriminazioni vanno sempre combattute, ma non possiamo dire che oggi nella realtà  italiana siano discriminati, abbiamo fatto passi da gigante in questo tema”.
Passi da gigante? Come quelli fatti da quell’uomo che ha attraversato i binari per andare a colpire il giovane Jeanne Pierre, reo di aver baciato il suo ragazzo nella stazione Valle Aurelia.
E non ci sono solamente le manifestazioni di piazza della scorsa estate. Il partito guidato da Giorgia Meloni, ha lasciato il segno anche in Parlamento.
Come ricorda il Sole 24 ore, infatti, proprio nei giorni della manifestazioni contro il ddl Zan, Lega e Fratelli d’Italia presentarono 975 (sì, novecentosettantacinque) emendamenti al disegno di legge contro l’omotransfobia. I due partiti sovranisti, ne parlano come di una legge bavaglio per un problema che non esiste. E anche in Europa la situazione non è migliore. Solo dieci giorni fa, era l’11 marzo 2021, sempre i partiti guidati da Meloni e Salvini hanno votato contro la risoluzione per una “Unione Europea zona di libertà  per le persone Lgbtqi”. Il motivo? Sostenevano che si tratti solamente di strumentalizzazione contro Ungheria e Polonia.

(da agenzie)

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LE VIE DEL QUIRINALE SONO INFINITE: E SE TOCCASSE A GIANNI LETTA?

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

TRA LE VARIE IPOTESI SI PUO’ FARE STRADA IL “GRANDE TESSITORE”

Se la candidatura di Mario Draghi al Colle dovesse risultare più difficile del previsto dopo aver assunto la guida di un governo il cui scopo (gestione della pandemia, Recovery Plan) non si può esaurire al febbraio 2022, oltre alla pletora di candidati targati PD (Veltroni, Franceschini, Castagnetti, Gentiloni, Prodi, Sassoli ed altri ancora) restano sul campo tre ipotesi:
A) rinnovo “alla Napolitano” cioè per un anno di Mattarella — ipotesi possibile ma piuttosto difficile, Mattarella ha già  fatto sapere di non essere interessato al bis, anche se sarebbe l’unica carta che gli attuali partiti possono giocare per evitare elezioni anticipate e tenersi stretto il seggio fino al 2023.
B) Cartabia, ma i partiti se la sentono di dare il potere quirinalizio per sette anni a una professoressa che per loro è sostanzialmente una sconosciuta e molto probabilmente tale rimarrà  anche dopo questa breve parentesi governativa insieme?
C) un esponente gradito anche al centrodestra; sarebbe una vera novità , la prima volta da tempo immemorabile. Qui i candidati sono pochissimi, ci spera molto Silvio Berlusconi ma tutti sanno (anche lui in verità ) che la sua candidatura risulterebbe troppo divisiva e non avrebbe i voti necessari in questo Parlamento.
Restano Letizia Moratti (molto dipenderà  anche da come si sta comportando ora in Regione nella grande confusione della sanità  lombarda) e soprattutto Gianni Letta che alla vigilia degli 86 anni è più lucido e tonico che mai. E sta tessendo una tela che tocca anche buona parte del Pd, il gruppo di Di Maio e, ovviamente, i centristi.
Resta una certa freddezza con la Lega di Salvini e questo potrebbe costituire un vero ostacolo. Ma da qui a febbraio prossimo ci sarebbe tutto il tempo di ricostruire buoni rapporti favoriti anche dalla svolta governista ed europeista di Matteo Salvini. E chi li conosce, giura che la cosa farebbe piacere a entrambi.

(da TPI)

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LA SCALATA DI SIMONA MALPEZZI, EX RENZIANA “GIPSY”

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

CHI E’ LA NUOVA CAPOGRUPPO PD IN SENATO: INSEGNANTE MILANESE CON TRASCORSI ALL’ESTERO

Si autodefinisce una donna “con spirito gipsy”, per via di una costante ricerca di “nuovi orizzonti e nuove esperienze”. Ma stavolta per Simona Malpezzi, 48 anni, si tratta in fondo di un ritorno a casa: perchè la neo capogruppo al Senato del Pd, che prende il posto di Andrea Marcucci, ai vertici della rappresentanza dem a Palazzo Madama c’era stata già : era infatti stata la vice di Marcucci dall’inizio della legislatura sino al febbraio del 2020. Adesso un upgrade molto discusso, nel bel mezzo della battaglia interna al Nazareno sulla questione femminile.
Milanese di Cernusco sul Naviglio, ma cresciuta nel piccolo paese di Pioltello, Malpezzi studia Lettere Moderne e si laurea alla Cattolica con una tesi su Amintore Fanfani.
Già  dai tempi dell’università , evidentemente, coltiva la passione per la politica oltre a quella per l’insegnamento: dal 1997 è docente di scuola superiore, ma a quest’attività  affianca quella di organizzazione di esperienze all’estero e si dedica ai temi della lotta alla dispersione scolastica, dell’alternanza scuola lavoro e dell’orientamento.
Nel 2005 si trasferisce in Germania con il marito Thomas e le figlie e insegna lingua e cultura italiana presso la Volkshochschule di Aschaffenburg in Baviera, dove è animatrice della comunità  italiana e partecipa al Mà¼tterzentrum della città , un luogo di incontro e di condivisione per mamme.
L’impegno attivo in politica dal 2009, prima nella segreteria cittadina di Pioltello e poi nel consiglio comunale dello stesso paese. Il grande salto nel 2013, grazie a Matteo Renzi, di cui è grande sostenitrice sin dalle prime Leopolde.
E’ l’ex sindaco di Firenze a volerla in parlamento, nelle elezioni che vedono l’allora segretario Pierluigi Bersani fallire l’assalto alla premiership. Rimasta una fedelissima di Renzi per tutta la legislatura scorsa, nella quale è deputata e membra della commissione Istruzione, Malpezzi passa al Senato nel 2018, ottenendo l’incarico di sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento che ricopre tuttora.
Non segue Renzi nella scissione che fa nascere Italia Viva, ma rimane nel Pd di Zingaretti, aderendo alla corrente di Base riformista, costituita da tanti ex fedelissimi del leader di Rignano. L’ultimo traguardo in questi giorni, dopo che il neosegretario Enrico Letta chiede due capigruppo di sesso femminile in parlamento, costringendo Andrea Marcucci a un passo indietro. Ecco l’ascesa di Simona, la presidentessa “gipsy”.

(da “La Repubblica”)

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AL SUMMIT UE GLI STATI SI ACCAPIGLIANO PER UNA MANCIATA DI VACCINI PFIZER

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

L’AUSTRIA CONTESTA LA RIPARTIZIONE DI 10 MILIONI DI DOSI EXTRA E BLOCCA L’INTESA… IL CAOS ASTRAZENICA CONTINUA

Come se non bastassero le differenze di vedute sul regolamento sugli export, quelle sul certificato vaccinale, ora al menu del summit europeo in videoconferenza si aggiunge un’altra pietanza indigesta.
Gli Stati membri non riescono a trovare un accordo sulla distribuzione dei nuovi 10 milioni di dosi concordati dalla Commissione Europea con Pfizer-Biontech.
Da ieri sera a Bruxelles si tenta di trovare una soluzione nel comitato direttivo che deve decidere la ripartizione. Ma, a quanto si apprende, nemmeno la riunione di stamattina ha risolto l’enigma. L’ostacolo maggiore sta nell’offensiva del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che giorni fa, insieme ai leader di Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia, ha inviato una lettera a Palazzo Berlaymont per contestare la distribuzione dei vaccini in Europa.
Litigare per 10 milioni di dosi sembra un dettaglio. E invece è indicativo della temperatura altissima nei rapporti tra i leader europei, tutti sotto stress in patria per una campagna vaccinale ancora troppo lenta nel vecchio continente.
La stessa mossa di Kurz viene criticata dall’opposizione e dai media in Austria come un tentativo di coprire le carenze della macchina vaccinale austriaca, prendendosela con Bruxelles.
In effetti, la scorsa settimana, ai rilievi del cancelliere, la Commissione Europea ha risposto che sono stati i paesi membri a scegliere un meccanismo “flessibile” per la ripartizione dei vaccini. Meccanismo che ha consentito a paesi come l’Austria o la Bulgaria di puntare sulle fiale più economiche di Astrazeneca, che però ha drasticamente tagliato le forniture all’Ue.
Germania, Francia e altri Stati hanno invece accettato di spendere di più per Pfizer-Biontech, Moderna. Dunque, cosa vuole Kurz? Tempo fa il cancelliere di Vienna è stato anche protagonista, insieme alla Danimarca, di un’altra mossa ‘ostile’ verso Bruxelles, recandosi in Israele per trattare con Benjamin Netanyahu sulla fornitura di vaccini. Un’iniziativa che non pare aver risolto i problemi dell’Austria e che adesso appare ancor di più come un tentativo di reazione alle critiche in patria.
Fatto sta che Kurz blocca l’accordo sulla distribuzione delle nuove dosi di Pfizer. A Bruxelles speravano di raggiungere un’intesa prima del Consiglio Europeo, per evitare che anche questo argomento appesantisse la discussione tra i leader. Non andrà  così. Angela Merkel, Mario Draghi, Emmanuel Macron e tutti gli altri dovranno occuparsi anche di questo.
Mentre è ancora battaglia con Astrazeneca sulle dosi mancanti.
La Danimarca, primo paese a sospendere l’intera somministrazione di questo vaccino, fa sapere che non la riprenderà  prima della metà  di aprile. Dalla Commissione invece fanno sapere di essere pronti alle vie legali, ma – da sottolineare – la decisione spetta agli Stati membri.
Sono mesi che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel minaccia il ricorso all’articolo 122 del Trattato dell’Unione per tutelare gli Stati contro l’azienda anglo-svedese. Ma finora la minaccia è rimasta lettera morta: al momento prevale l’esigenza di ottenere anche le poche dosi promesse da Astrazeneca, piuttosto che ingaggiare un conflitto con l’azienda.
Ma si vedrà . Stasera al Consiglio europeo interviene Joe Biden. Le aspettative dei giorni scorsi erano altissime, ma potrebbero restare deluse. Da quanto si è appreso ieri, il presidente Usa non farà  promesse precise sull’esportazione del surplus di dosi degli Stati Uniti verso l’Europa. Tanto che, stamane, nel discorso al Parlamento tedesco, Merkel ha detto: “I siti di produzione britannica producono per la Gran Bretagna, gli Stati Uniti non esportano, dunque noi dobbiamo fare affidamento su ciò che possiamo produrre in Europa”. Cosa per la quale, si sa, serve tempo: almeno un anno. Ma, dice Merkel, “dobbiamo prevedere che il virus, con le sue varianti, ci terrà  occupati per lungo tempo, la questione scavalca l’anno in corso”.
Tutto conforta la tesi per cui questo summit potrebbe non essere decisivo per l’Ue, pur denso di discussioni importantissime e nevralgiche per capire lo stato dell’Unione. Anche la trattativa con Boris Johnson per una divisione delle dosi di Astrazeneca tra Regno Unito e Unione è appena iniziata, ne è stata data notizia ieri con un comunicato alquanto vago. Il clima è pesante.
Ne dà  conto anche il presidente dell’Europarlamento David Sassoli, nel suo tradizionale discorso in apertura del summit, invitando però a non aggravare ulteriormente la situazione attaccando l’Europa, pur con tutti gli errori commessi nella gestione della campagna vaccinale.
“Sarebbe irresponsabile usare le paure e la fatica dei cittadini per mascherare le nostre debolezze o le nostre inefficienze nazionali – dice Sassoli – Sarebbe irresponsabile nascondersi dietro gli altri per coprire le proprie mancanze. Conosciamo tutti la tecnica di decidere insieme a Bruxelles e poi dire alla gente a casa che la decisione ci è stata imposta e che da soli avremo fatto meglio. Dopo le nostre azioni dell’ultimo anno, avevo sperato che fossimo andati oltre. Sembra che non sia così. Alcuni comportamenti invece incoraggiano a pensare che il sistema europeo sia in crisi. E sappiamo tutti che è un errore. Certamente il nostro sistema e le nostre istituzioni, possono e devono essere migliorate. Ma per meritare fiducia, serve unità  e trasparenza. Attaccare noi stessi non ha senso. Nè ha senso pensare che altri stiano facendo molto meglio, o riscrivere la storia sulla base del senno di poi”.
Sembra che parli a Kurz, artefice dell’ultimo scontro in corso, uno dei tanti.

(da “Huffingtonpost”)

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IN DANIMARCA IL VACCINO ASTRAZENICA SOSPESO ANCORA PER TRE SETTIMANE

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

“VERIFICA SU EFFETTI COLLATERALI”

La Danimarca prolunga la sospensione della somministrazione del vaccino contro il coronavirus di AstraZeneca per altre tre settimane. La decisione ”è stata presa sulla base di presunti effetti collaterali″, ha detto Tanja Erichsen dell’Agenzia danese per i medicinali durante una conferenza stampa.
“Vorrei sottolineare che non sto parlando di normali coaguli di sangue – ha continuato – Non si può escludere che ci sia una connessione tra il vaccino e i casi molto rari di coaguli di sangue”, ha detto. La pausa durerà  almeno fino al 18 aprile.
La notizia era stata anticipata dall’emittente televisiva “Tv2”: “L’interruzione nella somministrazione del vaccino di AstraZeneca sarà  prolungata sino a metà  aprile”, ha riferito l’emittente, citando diverse fonti.
La Danimarca, come diversi altri Paesi europei, aveva sospeso l’uso del vaccino AstraZeneca dopo il riscontro di alcuni casi di coaguli di sangue. La decisione sull’ulteriore utilizzo di questo vaccino deve essere presa entro la fine della settimana.
Negli altri Paesi, invece, la somministrazione è partita dopo gli ulteriori approfondimenti dell’Ema che hanno tranquillizzato sulla prodotto di Oxford. L’agenzia europea del farmaco, infatti, ha affermato che i benefici del vaccino continuano a superare i potenziali rischi. Gli esperti stanno continuando a valutare attentamente i casi, molto rari, di coaguli nel sangue.

(da agenzie)

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DRAGHI METTA LA MUSERUOLA AI SUOI CANTORI, FANNO SOLO DANNI E UN PESSIMO SERVIZIO ALLA VERITA’

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

QUANDO ARCURI E’ ANDATO VIA SI FACEVANO 200.000 VACCINAZIONI AL GIORNO, DOPO TANTE FANFARE OGGI SIAMO AD APPENA 218.000 AL GIORNO E CURCIO RISPOLVERA LE PRIMULE DI ARCURI IN OGNI CITTA’

Diversamente dal suo governo, Draghi ispira simpatia. Sia per quel che ha fatto per l’euro, sia per la gatta da pelare che s’è preso.
L’altro giorno poi, quando ha confessato alla stampa di temere “future delusioni pari all’entusiasmo di oggi”, la simpatia è diventata empatia. Perciò ci permettiamo di suggerirgli un messaggio chiaro e netto alle penne alla bava: “Ragazzi, piantatela di leccarmi i piedi e tutto il resto”.
Passare dal servo encomio al codardo oltraggio è un attimo. Ma purtroppo il vaccino anti-saliva è di là  da venire.
La Stampa titola: “Draghi vuole riaprire le scuole”. E ci mancherebbe. Purtroppo, essendo il capo del governo e non un passante o un Bertolaso, se vuole riaprire le scuole le riapre. O non era lui che “parla solo di fatti e non di annunci”?
Sui vaccini, il problema è noto: ne arrivano pochi; e i medici rispondono alle Asl, che dipendono dalle Regioni. Quindi il mantra del “cambio di passo” perchè “Draghi accelera”, “accentra”, “striglia le Regioni”, “mobilita i farmacisti”, “schiera l’esercito”, “vaccina nelle aziende” è un pessimo servizio alla verità , ma pure a lui.
Accentrare non può, salvo abolire le Regioni con una riforma costituzionale (tempo minimo un anno): può raccomandare ai presidenti di fare i bravi e seguire le linee guida del governo.
Accelerare è un bel verbo per titoli di giornale e di tg, ma se Big Pharma ci tiene in pugno grazie agli euroaccordi-capestro e molte Regioni sono un casino, bisogna solo sperare che col tempo le cose migliorino (quando Arcuri lasciò, 210 mila vaccinati al giorno; l’altroieri 218 mila).
Mobilitare l’esercito, già  peraltro mobilitato dal governo precedente per i compiti logistici, non ha alcun senso: nessuno si farebbe vaccinare da uno solo perchè è maresciallo o generale o esibisce qualche mostrina in meno di Figliuolo (di più è impossibile). I farmacisti non sono abilitati a vaccinare senza formazione, serve sempre un medico. Idem per le aziende.
Ricordate le famigerate Primule di Arcuri, pensate per dare a ogni città  un grande padiglione-hotspot per concentrare vaccinatori e vaccinati in aggiunta ai 3mila punti indicati dalle Regioni, risparmiando risorse, personale, tempo ed energie?
Tutti giù a ridere e a strillare allo spreco, senza sapere quante fossero nè quanto costassero (il prezzo l’avremmo scoperto dopo la gara: il bando ne prevedeva da un minimo di 21, una per Regione, a un massimo di 1500).
Ora Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile dei Migliori, tomo tomo cacchio cacchio si vende al Corriere l’ideona di “un hotspot per i vaccini in ogni città ”. Ma tu guarda: è primavera e rispuntano le Primule.
§Il grande cambio di passo sarà  chiamarle Margherite, o Gerani, o Tulipani, o Narcisi Tromboni.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERTOLASO SCARICATO DALLA LEGA: PRIMA INCENSATO, ORA MESSO IN UN ANGOLO PER AVER CRITICATO LA GESTIONE LOMBARDA DELLA SANITA’

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL SUPER.CONSULENTE DI FONTANA E’ AI FERRI CORTI CON LA LEGA DOPO AVER DEFINITO “UNO SCHIFO” L’HUB DI COMO PREDISPOSTO DALLA REGIONE

C’era una volta l’uomo del fare, quello da cui dovevano passare tutte le idee organizzative per la gestione della pandemia e della campagna vaccinale della Regione Lombardia. Poi qualcosa si è rotto: problemi nel piano di immunizzazione, piattaforma che non funziona e l’amministrazione lombarda che finisce, ancora una volta, nel mirino delle critiche. Protagonista e antagonista di questa vicenda, molto italiana, è Guido Bertolaso. L’uomo dei miracoli, prima incensato dalla Lega, poi messo in un angolo.
Il triplo sfogo di ieri è il sintomo di come tra il consulente di Attilio Fontana e i vertici leghisti della Regione Lombardia la situazione sia tutt’altro che rosea.
Prima la sfuriata, con tanto di abbandono del collegamento in diretta, a SkyTg24. Poi l’ironia, fuori luogo, durante la sua visita al centro vaccinale di Codogno.
Infine lo sfogo contro l’hub di Como, definito pubblicamente “un luogo che faceva semplicemente schifo”, mettendo in imbarazzo la Regione e l’assessorato alla Salute. Insomma, nonostante Matteo Salvini lo stia continuamente tirando per la giacchetta parlando di una sua candidatura a sindaco di Roma, i nervi sono tesissimi tra Guido Bertolaso e la Lega. Non a caso, infatti, lo stesso consulente ha rispedito al mittente la proposta di correre per il Campidoglio.
Oltre a questo, però, c’è di più. Come riporta Il Fatto Quotidiano, i rapporti soni incrinati da tempo e il super-consulente di Attilio Fontana, come dichiarato da lui stesso in una recente intervista rilasciata a il Corriere della Sera.
L’irritazione del super consulente della Regione Lombardia, chiamato a febbraio da Matteo Salvini per far partire la campagna vaccinale, è dovuta al fatto che negli ultimi giorni sia messo ai margini della giunta leghista: ormai decidono tutto la vicepresidente Letizia Moratti, il governatore Attilio Fontana e l’assessore allo Sviluppo economico vicino a Giancarlo Giorgetti, Guido Guidesi (di concordo con Salvini). Bertolaso invece viene tagliato regolarmente fuori dalle decisioni e pare che lui non fosse stato informato dell’azzera — mento dei vertici di Aria decisi lunedì.
Insomma, il lungo amore sembra essere già  finito. Nel giro di pochi mesi.

(da “NextQuotidiano”)

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I DATI GIMBE DESOLANTI: “SOLO UN ANZIANO OVER 80 SU CINQUE HA COMPLETATO IL CICLO VACCINALE, TRA GLI ULTIMI IN EUROPA”

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

PANDEMIA IN FLESSIONE MA AUMENTANO GLI OSPEDALIZZATI

Solo 1 su 5 over 80 (il 19,1%) ha completato il ciclo vaccinale, mentre il 27,4% ha ricevuto solo la prima iniezione.
A una settimana dalla fine del trimestre oltre un terzo delle dosi previste non risulta consegnato. Dati che per Nino Cartabellotta “certificano l’impossibilità  di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo”.
Anche perchè, fa notare il presidente della Fondazione Gimbe, le Regioni hanno dato priorità  a categorie non previste dal piano vaccinale. La previsione è contenuta nel report settimanale della Fondazione di Bologna, pubblicato come di consueto il giovedì mattina.
A proposito delle vaccinazioni, Cartabellotta sottolinea che da ieri, mercoledì 24 marzo, nel database ufficiale delle vaccinazioni è comparsa la categoria “altro” e che, secondo i dati dell’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia si trova agli ultimi posti della classifica europea per soggetti over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale con entrambe le dosi.
Sul fronte dell’evoluzione dell’epidemia, nel monitoraggio la Fondazione rileva, nella settimana dal 17 al 23 marzo, una lieve diminuzione dei nuovi casi, sebbene con notevoli differenze tra le Regioni. Aumentano, invece, gli indicatori ospedalieri: in 12 Regioni risulta sopra la soglia limite il tasso di occupazione delle terapie intensive, in 10 quello dei reparti di area medica.
Rispetto alla precedente, i nuovi positivi scendono a 150.033 da 157.677, i morti a 2.327 da 2.522. Continuano invece ad aumentare gli attualmente positivi (560.654 da 536.115), le persone in isolamento domiciliare (528.680 da 506.761), i ricoveri con sintomi (28.428 da 26.098) e i pazienti in terapia intensiva (3.546 da 3.256).
“Si intravedono i primi segnali di miglioramento: dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi”, sottolinea Cartabellotta. Pure con molte differenze tra i vari territori: in 10 Regioni l’incremento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita e in 14 si amplia il bacino degli attualmente positivi.
La situazione peggiora sul versante ospedaliero. A livello nazionale, infatti, risultano superate entrambe le soglie di allerta di occupazione di posti letto da parte di pazienti Covid in area medica e in terapia intensiva, attestate su 43% e 39% – i limiti sono fissati al 40% dal 30%.
Quanto alla campagna vaccinale, delle dosi previste per il primo trimestre 2021, al 24 marzo risultano consegnate alle Regioni 9.911.100 dosi (63,1%).
Hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 2.624.201 milioni di persone (4,4% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 3,4% di Sardegna e Calabria al 5,7% del Friuli-Venezia Giulia.
La Fondazione non ha rilevato contraccolpi nella somministrazione del vaccino AstraZeneca, dopo la sospensione del vaccino disposta “in via precauzionale”.
“Nelle giornate di domenica 21, lunedì 22 e martedì 23, il numero di somministrazioni ha superato quello dei giorni corrispondenti della settimana precedente”, spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione.
Rispetto alle fasce più a rischio, si conferma il notevole ritardo nella vaccinazione degli oltre 4,4 milioni di over 80: solo 846.007 (19,1%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.210.236 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino, con rilevanti e ingiustificabili differenze regionali.
Dati che, per Cartabellotta “certificano l’impossibilità  di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo, sia perchè la loro vaccinazione è iniziata solo a metà  febbraio, sia perchè le Regioni hanno dato priorità  a categorie non previste dal Piano vaccinale: il “personale non sanitario” e il non meglio spiegato “altro” — categoria comparsa proprio ieri nel database ufficiale — dove le somministrazioni continuano a crescere”. D’altronde, secondo il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, l’Italia si trova agli ultimi posti della classifica europea per soggetti over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale.
Intanto, come ha spiegato anche il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri nel suo discorso in Parlamento, dopo la stretta di Pasqua si comincia a ragionare sulla possibilità  di cominciare a riaprire alcune attività . Serve un piano strategico “per mettere fine all’estenuante stop & go degli ultimi mesi” e “guidare le riaperture con priorità  basate su criteri espliciti, che tengano conto della probabilità  di contagio e dell’impatto economico e sociale – puntualizza il presidente di Gimbe – Ma soprattutto, un piano guidato dalla consapevolezza che, nell’impossibilità  di piegare la curva dei casi positivi per riprendere il tracciamento, questa tende inesorabilmente a risalire non appena si allentano le misure”. Perchè, conclud Cartabellotta “senza un’adeguata copertura di persone fragili vaccinate tornano a riempirsi gli ospedali e ad aumentare i decessi”.

(da agenzie)

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CARTABELLOTTA (GIMBE): “NON CI SONO LE CONDIZIONI EPIDEMIOLOGICHE PER RIAPRIRE LE SCUOLE”

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

“E’ ANCORA PRESTO PER CANTARE VITTORIA”

«Dopo un mese di aumento costante del contagio questa settimana si registra una diminuzione dei nuovi casi del 5 per cento». Nino Cartabellotta, medico presidente della Fondazione Gimbe di Bologna che oggi festeggia 25 anni, evidenzia il rallentamento della terza ondata, «stabilizzatasi a un indice Rt di 1,2 e a una media di 260 accessi giornalieri in terapia intensiva», ma avverte che purtroppo «è ancora presto per cantar vittoria e parlare di riapertura della scuola».
Intanto abbiamo superato il picco della terza ondata?
«Sì, nel fine settimana, probabilmente venerdì, anche se il rallentamento nazionale non è omogeneo perchè le regioni hanno introdotto in tempi diversi le attuali restrizioni. Campania, Emilia Romagna, Friuli e Puglia hanno attualmente il numero maggiore di positivi».
Quanti morti dobbiamo aspettarci?

«Al momento i decessi sono stabili: 2.327 questa settimana contro i 2.522 della precedente, solo ieri 460, ma dobbiamo temerne una crescita perchè gli ospedali sono ancora molto pieni: 28.438 ricoverati nei reparti e 3.588 in terapia intensiva. Numeri che continuano a salire, anche se più lentamente. Purtroppo in dieci regioni la soglia di occupazione dei reparti è sopra il 40 per cento per il Covid, il che significa rinunciare ad altre funzioni».
Chi sono queste persone?
«Non solo anziani. La terza ondata ha coinvolto più giovani e questo potrebbe portare a una letalità  più bassa, anche se siamo vicini al picco di 3.848 posti occupati in terapia intensiva della seconda ondata».
Dopo Pasqua sarà  possibile riaprire la scuola?
«Sarebbe bello, ma la coperta è corta e manca un piano strategico. Non ci sono le condizioni epidemiologiche per riaprire scuole, negozi e locali. Difficilmente prima dell’ estate avremo vaccinato anziani e soggetti fragili, anche perchè si è data priorità  a categorie casuali, per cui bisognerà  mantenere ancora a lungo misure restrittive. Se si deciderà  di allentare bisognerà  avere la consapevolezza che o decolla davvero la vaccinazione o vanno aumentati i posti in ospedale, altrimenti significherà  accettare più ricoveri e più decessi».
Non sarebbe un allungamento del problema oltre che un favore alle varianti?
«Purtroppo sì, almeno fino a quando non avremo coperto i soggetti fragili. Non a caso il ministro Speranza ha detto che il sistema dei colori rimarrà  anche quest’ estate. E’ evidente che il virus continuerà  a circolare, anche se la vita all’ aperto nei prossimi mesi consentirà  un po’ di libertà ».
La vaccinazione non decolla?
«Solo il 4,4 per cento di italiani ha avuto due dosi, circa 2,6 milioni di persone, con differenze regionali importanti. Degli over 80 ne sono stati vaccinati il 20 per cento con due dosi e il 27 con una. Il dato positivo è che per fortuna AstraZeneca, nonostante il blocco e le polemiche, sembra essere molto richiesto».
A cosa sono dovuti i ritardi?
«Alla scarsità  di rifornimenti, a una campagna partita realmente a metà  febbraio e alla disorganizzazione di molte regioni, che hanno vaccinato persone a caso, comprese le 900mila che nei documenti ministeriali sono indicate con la non meglio precisata categoria “altro”».
Esiste un caso Lombardia?
«Sì, una serie di problemi organizzativi legati all’ indebolimento territoriale accumulato negli anni ha rallentano la regione, che è sotto la media nazionale per la prima dose di vaccino, per la seconda e per gli over 80».
Cosa festeggiate oggi?
«Ricordiamo 25 anni di lavoro no profit per il servizio sanitario. La Fondazione Gimbe, che sta per Gruppo italiano medicina basata sulle evidenze, è nata nel 1996 sull’ esempio di centri di ricerca canadesi e inglesi per sensibilizzare, proporre scelte di salute a partire dai dati e supportare i giovani studiosi».

(da agenzie)

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