Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
RIPRISTINATI I DIRITTI POLITICI… NEL 2018 ERA IN TESTA AI SONDAGGI E IL SUO GIUDICE E’ DIVENTATO POI MINISTRO CON BOLSONARO
Il giudice della Corte suprema, Edson Fachin, ha annullato tutte le condanne penali dell’ex presidente Lula da Silva, ripristinando i suoi diritti politici e rendendolo di nuovo idoneo a correre contro Jair Bolsonaro nel 2022.
“Con la decisione, sono state dichiarate nulle tutte le sentenze emesse dalle 13/a sezione federale di Curitiba e gli atti saranno trasmessi al tribunale del Distretto federale”, si legge in una nota della Corte suprema.
Lula era in testa a tutti i sondaggi quando venne condannato nel 2018, dalla giustizia federale del Paranà per l’operazione Lava Jato
Fachin ha stabilito che la giustizia del Paranà non aveva la competenza giuridica richiesta per analizzare le azioni criminali. Il giudice ha anche stabilito che i rispettivi casi vengano inoltrati alla giustizia del distretto federale.
I casi, ha stabilito Fachin, passano ora quindi alla Giustizia federale. La difesa di Lula sosteneva che i processi fossero segnati dalla parzialità dell’accusa e dall’ex giudice Sergio Moro nella conduzione delle indagini.
Ci sono state varie denunce di irregolarità nelle prove, che sarebbero in alcuni casi state fabbricate, accuse negate dai procuratori e da Moro. Lula, a causa di questo processo, era stato arrestato e aveva perso i diritti politici, non potendosi più candidare mentre mancavano pochi mesi alle elezioni, poi vinte dall’ex militare.
Lula, 75 anni, si è sempre dichiarato innocente e vittima di una persecuzione politica da parte del pool dell’inchiesta e dell’ex giudice Sergio Moro che, dopo averlo, è diventato ministro della Giustizia del governo di Bolsonaro.
Lo scorso 9 febbraio, la Corte suprema aveva concesso alla difesa di Lula di accedere ai messaggi intercorsi tra i pm di Curitiba e Moro. I messaggi sono emersi nel 2019 durante l’operazione Spoofing, l’inchiesta sull’hackeraggio dei telefoni e degli account di messaggeria Telegram dell’ex giudice Moro, del pm Deltan Dallagnol e di altri esponenti del pool della procura che indagavano su Lula.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’APPELLO DELLA BELARUS WOMEN’S FOUNDATION
Buon 8 marzo, Minsk, che hai rinchiuso nelle celle anguste le tue ragazze più coraggiose. 
Sono Sofia Malashevich, condannata a due anni di colonia penale, arrestata durante le proteste il 30 novembre 2020. Poi c’è Hanna Vishniak. E Tatjana Lasiza, volontaria dell’ong Vesna. Segue Aleksandra Potrjasaeva, solo 21 anni.
Tra di loro c’è la giornalista Ksenia Luzkina e la filologa Irina Zlobina, addirittura accusata di aver finanziato le manifestazioni contro le autorità .
Miccia delle prime marce, le ragazze bielorusse sono state anche il materiale esplosivo delle manifestazioni che si sono susseguite per mesi ininterrotte nelle strade di tutto il Paese contro il regime di Lukashenko.
Attualmente dei 269 prigionieri politici bielorussi 39 sono donne, secondo l’ultimo report di Viasna, l’ong che si occupa di difendere gli arrestati ed è ora a sua volta sotto indagine delle autorità .
Sono a Minsk, Brest, Gomel. Multate o arrestate. Ai domiciliari, in cella o in attesa di giudizio.
Condannate per “hooliganstvo”, atti vandalici, offesa al presidente della Repubblica bielorussa, istigazioni al disordine e distruzione di beni collettivi, per l’organizzazione di marce o averne preso parte attivamente.
“Combatteremo finchè nel nostro Paese non rimarrà nemmeno più una politzakljucennaya, una prigioniera politica”. Lo chiosa via whatsapp Veronika Tsepkalo, una delle “tre fidanzate di Minsk” ed alleata della leader in esilio, l’auto-dichiaratasi presidente Sviatlana Tsikhanouskaya.
Nel lungo video della Belarus Women’s Foundation pubblicato oggi sono voci di donne quelle che si ascoltano levarsi contro le divise in balaklava, i passamontagna neri delle forze dell’ordine di Lukashenko, al potere dal 1994.
“Raccontiamo la storia di ognuna di loro perchè il numero di arrestate cresce ogni giorno e perchè sono detenute per ragioni false o sbagliate” dice la Tsepkalo. Nel video realizzato dalla dissidente ogni prigioniera politica elenca in ordine: data d’arresto, luogo di detenzione, sentenza. Sono i dati della loro nuova identità : ieri erano studentesse, professoresse, mogli, casalinghe, semplici cittadine. Sono oggi combattenti, a volte per missione scelta, altre per conseguenza involontaria della decisione di cambiare il loro destino e quello del Paese.
Nella rosa delle detenute i volti più noti sono quelli più giovani: Katsiaryna Andreyeva, 27 anni, e Darya Chultsova, 23, – giornaliste che hanno seguito e riportato dalle proteste della Capitale -, sono state arrestate il 15 novembre scorso dopo l’accusa kafkiana contenuta nella sentenza del procuratore statale: “il loro crimine è stato commesso con l’aiuto di telefoni cellulari, videocamere, un treppiedi e un giubbotto con sopra la scritta press”, stampa.
Qualche giorno dopo di loro è stata ammanettata Katsyaryna Barysevich, reporter fermata per aver scritto, contraddicendo la versione ufficiale delle divise, un articolo su Raman Bandarenka, morto in seguito alle percosse ricevute dalle forze dell’ordine.
Adesso c’è silenzio per le strade bielorusse, ma è solo battaglia con un altro volto, guerra con un altro nome: sono migliaia gli arrestati che rimangono chiusi in galera insieme a volontarie dei diritti umani e attiviste.
Delle donne ribelli una sola ha varcato la soglia d’uscita del carcere, Julia Mickiewicz, del Consiglio di coordinamento dell’opposizione, e ha detto: “le condizioni delle prigioni bielorusse non sono molto diverse da quelle dell’era sovietica, il sistema è basato su tortura e violenza, fisica e psicologica”.
Tacciate di non essere brave madri o mogli, hanno deciso di opporsi al regime perchè dall’estate scorsa ogni giorno è l′8 marzo per le ragazze di Minsk: “combattere Lukashenko vuol dire anche combattere il sistema del patriarcato”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL POST DEL DIRETTORE DEL TG LA7
Il viaggio del leader di Italia Viva a Dubai non è passato inosservato.
La notizia è stata anticipata domenica mattina dal quotidiano La Stampa e da quel momento, a breve giro di posta, è arrivato un messaggio Whatsapp di Renzi al direttore Massimo Giannini: l’annuncio di una querela nei confronti del suo quotidiano.
Dopo il polverone per la sua conferenza con il principe saudita Mohammed bin Salman, dunque, tornano le polemiche. Ed Enrico Mentana trolla Renzi, in inglese, sui social: explain first, then complain
Poche parole: “Prima le spiegazioni, poi le lamentele”. Game, set, match.
Il direttore del Tg La7, con questo intervento social che lui palesa come “Consiglio non richiesto a Renzi”, mette in evidenza la poca trasparenza dimostrata dal leader di Italia Viva nelle “spiegazioni” dei suoi viaggi in Medio Oriente.
Non tanto per questioni di opportunità politica, ma per quelle sue dichiarazioni in cui parlò di Arabia Saudita come culla del nuovo Rinascimento (ma anche il discorso d’apprezzamento sul costo del lavoro).
Spiegazioni mai arrivate, se non con una sorta di iniziativa “Marzullesca” seguendo il “si faccia una domande e si dia una risposta”. Ma le domande erano fin troppo superficiali e, di conseguenza, anche le repliche a se stesso non potevano essere incisive. Ed è per questo che Mentana trolla Renzi. Il leader di Italia Viva, come confermato anche al telefono con Massimo Giannini, si trovava veramente a Dubai durante il weekend appena concluso.
Insomma, la notizia riportata dal giornalista de La Stampa non era affatto campata per aria. Ed è per questo che Enrico Mentana decide di entrare i tackle — per rimanere nella sfera anglosassone — sottolineando il vero vulnus della questione.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
“ORA UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE VIETI A POLITICI IN ATTIVITA’ DI AVERE RAPPORTI ECONOMICI CON PAESI STRANIERI”
A poco più di un mese dalla contestata missione a Riad, Matteo Renzi torna dagli sceicchi: questa
volta a Dubai, negli Emirati Arabi. Abbiamo chiesto un commento al leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che sui conflitti d’interesse del Senatore fiorentino ha anche presentato un’interrogazione parlamentare.
Siamo appena stati querelati insieme a La Stampa per aver riportato un fatto e cioè che Renzi si trova a Dubai (notizia mai smentita finora). Cosa ne pensa del nuovo viaggio del Senatore?
“Non sappiamo ancora il vero motivo del suo viaggio a Dubai. Quel che colpisce e che è gravissimo è la reazione fondata sulla querela, prima ancora di rispondere alle domande che la stampa legittimamente pone. Renzi farebbe meglio a chiarire, visto che è una personalità pubblica. Voi giornalisti cercate di informare, di fare domande, come è giusto che sia. Domande a cui Renzi non risponde alle domande, salvo poi farsele da solo in un monologo. Non è un fulgido esempio di trasparenza”.
I rapporti opachi con altri Stati sono dunque un tema?
“C’è un problema che riguarda Matteo Renzi, ma non solo. Ed ha a che fare con il rapporto tra la politica, i prestiti privati e i finanziamenti vari. In un Paese in cui, dopo la fine del finanziamento pubblico ai partiti, c’è stata un’esplosione di intrecci e rapporti non regolamentati. Ora è troppo faticoso decifrare la mescolanza tra interessi particolari e interessi pubblici e questo non deve succedere. Presenterò anche una proposta di legge su questo”.
Chiedendo cosa, nello specifico?
“Chiederemo una cosa molto semplice: esplicitare il divieto per personalità politiche e fondazioni legate alla politica (sempre più presenti!) di ricevere finanziamenti da aziende private e privati che abbiamo legami con la pubblica amministrazione. Ma anche, e a questo punto si tratta di un’integrazione fondamentale, di ricevere finanziamenti da enti, fondazioni o Paesi stranieri. Io credo che sia arrivato il momento di affrontare politicamente questa vicenda. Servono norme che dicano chiaramente ciò che si può fare ciò che non si può fare”.
La partecipazione alla conferenza di Riad per la Davos del deserto era già abbastanza ambigua. Ma recentemente l’intelligence americana ha ritenuto Bin Salman il mandante dell’omicidio Khashoggi. Cosa dovrebbe fare secondo lei Renzi a questo punto?
“Intanto avrebbe dovuto evitare di partecipare in quel modo e indicando l’Arabia come ‘Nuovo rinascimento’. Lui ha ricordato di aver condannato l’omicidio Khashoggi, ma questo nessuno lo mette in dubbio”
Quello che Renzi risponde sempre è che non ha fatto nulla di illegale…
“Nessuno ha mai alluso che ci siano elementi di illegalità . Lui sostiene che paga le tasse in Italia…E ci mancherebbe! Il problema è l’opportunità politica delle scelte che si fanno quando si rivestono alcuni ruoli. E nel caso di Matteo Renzi sono di ex premier, di senatore della Repubblica, e di personaggio politico che è stato al centro della caduta del governo Conte. Come si vede è in piena attività , dunque non può avere rapporti economici con altri Stati. Per questo sono intenzionato a proporre una legge: vediamo cosa faranno le altre forze politiche. Da che parte staranno. Questa è un’occasione per mettere i puntini sulle i sui conflitti di interesse”.
(da TPI)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’ABBRACCIO TRA IL PONTEFICE E IL PADRE DEL BIMBO SIRIANO DI ORIGINE CURDA AL TERMINE DELLA MESSA ALLO STADIO
Nel viaggio in Iraq Papa Francesco ha incontrato a Erbil, città del Kurdistan iracheno, il papà di Alan Kurdi, il bimbo siriano di etnia curda morto in un naufragio al largo della costa turca nel settembre 2015, la cui
foto scosse le coscenze in Europa fino a quel momento rimasta inerte nell’affrontare la questione dell’immigrazione.
Secondo quanto riferito da Vatican News, l’incontro con Abdullah Kurdi è avvenuto nello stadio “Franso Hariri” luogo nel quale proprio oggi il Pontefice ha celebrato la messa.
Il comunicato stampa recita:”Il Papa si è intrattenuto a lungo con lui e con l`aiuto dell`interprete ha potuto ascoltare il dolore del padre per la perdita della famiglia ed esprimere la profonda partecipazione sua e del Signore alla sofferenza dell’uomo. Il signor Abdullah ha manifestato gratitudine al Papa per le parole di vicinanza alla sua tragedia e a quella di tutti quei migranti che cercano comprensione, pace e sicurezza lasciando il proprio paese a rischio della vita”, conclude la nota.
(da Globalist)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
PENA RIDICOLA DI 4 MESI: QUESTE LEGGI GRIDANO VERGOGNA MA NESSUNO PENSA A MODIFICARLE
Vincenzo Dalla Bella ha 59 anni, è residente a San Stino di Livenza, nella città metropolitana di Venezia, ed è stato condannato a 4 anni di reclusione per avere tentato di affogare il suo cane in mare.
L’uomo aveva adottato il quattro zampe in un canile del Friuli-Venezia Giulia, ma a un certo punto aveva deciso di sbarazzarsi di lui in maniera terribile: aveva legato al collo dell’animale un masso, per poi gettare il quattro zampe in mare. Il cane si chiama Max, ha tre anni ed è un Border Collie.
Per fortuna poco dopo un pescatore ha visto il cane in difficoltà , e con non poca fatica è riuscito a trarre in salvo l’animale, portandolo a bordo della sua imbarcazione. Lo ha tirato su con la corda e il masso appeso al collo, riconducendolo poi a riva. Il pescatore Martin Azzini poco prima del salvataggio aveva visto un uomo che fissava l’acqua e il cane, e quando gli aveva chiesto spiegazioni lui aveva risposto che il cane non era suo.
Peccato che i vigili di Caorle, vicino Venezia, abbiano fatto una ricerca sul microchip scoprendo che il cagnolino era intestato proprio a quell’uomo sul pontile. Il proprietario è stato indagato per tentata uccisione del suo cane, e nella sentenza di primo grado il pm ha contestato all’imputato di aver compiuto con crudeltà atti idonei a cagionare la morte del proprio cane. La sentenza è stata emessa a fine febbraio, e il tentato annegamento risale alla fine del 2020.
Il giudice ha condannato l’imputato a quattro mesi di reclusione, ha disposto la confisca del cagnolino e ne ha autorizzato l’immediato affido. Max è stato portato al canile Enpa di Ponzano Veneto, e adesso è alla ricerca di una famiglia per sempre. «È ancora spaventato, ma sta bene e gli educatori Enpa lo seguiranno nell’affidamento alla sua futura famiglia – dice Giusy D’Angelo di Enpa -: il quattro zampe è pronto per essere adottato e cambiare finalmente la sua vita».
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
LA DONNA, UNA BULGARA DI 57 ANNI, HA ANTEPOSTO LA VITA DEI CONIUGI 80ENNI CUI BADAVA ALLA SUA ED E’ RIMASTA VITTIMA DELLE FIAMME… UN ESEMPIO DI CORAGGIO E ALTRUISMO CUI L’ITALIA RENDA ONORE
È deceduta dopo aver messo in salvo due anziani dopo l’incendio che si è sviluppato all’alba di questa
mattina in una abitazione a Battipaglia.
Si tratta di una badante bulgara di 57 anni che dopo aver aiutato la coppia di anziani, lui 88enne e lei 85enne, con cui viveva in una villetta di via Padova a Battipaglia è stata travolta dal fumo e dalle fiamme perdendo così la vita.
Inutili i soccorsi per la donna mentre i due anziani sono stati trasportati e ora ricoverati presso l’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Salerno.
A provocare l’incendio, secondo una prima ricostruzione, il malfunzionamento di una stufa dotata di bombola gpl che si trovava all’interno della camera da letto della coppia di anziani. Probabilmente una scintilla avrebbe scatenato le fiamme e poi l’incendio che ha completamente distrutto l’abitazione di via Padova.
La badante, accortasi dell’incendio, ha cercato di mettere in salvo i due rientrando nell’abitazione dove fiamme e fumo non le hanno dato scampo. La salma ora è stata affidata al medico legale per un primo esame esterno mentre proseguono gli accertamenti dei carabinieri e dei vigili del fuoco.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
BENNO NEUMAIR HA AMMESSO DI ESSERE L’AUTORE DEL DUPLICE OMICIDIO
Benno Neumair ha confessato il duplice omicidio dei genitori, uccisi a Bolzano e gettati nel fiume Adige lo scorso 4 gennaio. La notizia arriva direttamente dalla procura di Bolzano, che in una nota parla di “due interrogatori nel corso dei quali l’indagato, alla presenza dei difensori, ha ammesso le sue responsabilità “.
Il contenuto dei due verbali – precisa il comunicato – “è stato desecretato” dalla stessa Procura contestualmente alla richiesta di un nuovo incidente probatorio finalizzato ad accertare le condizioni mentali di Benno, unico indagato e unico imputato per l’omicidio del padre Peter Neumair e della madre Laura Perselli.
Ma veniamo alla svolta, e cioè alla confessione di Benno. Il 30enne istruttore di fitness, e insegnante di matematica, da quanto si apprende, avrebbe ammesso le sue responsabilità di fronte ai pm nel corso di due interrogatori ai quali è stato sottoposto nel carcere di Bolzano dove è detenuto dal 29 gennaio scorso.
Una decisione maturata evidentemente dopo giorni di detenzione, e dopo che, più volte, Benno si era dichiarato innocente e estraneo alla scomparsa dei genitori. Sia direttamente sia attraverso i suoi legali, Flavio Moccia e Angelo Polo.
Da subito, era il 5 gennaio, i sospetti degli investigatori si erano indirizzati su di lui. All’inizio dell’indagine sul duplice delitto di via Castel Roncolo si era ipotizzato che Neumair avesse ucciso i genitori nell’appartamentino a piano terra che avevano pensato di affittare per il figlio. Ma l’esame delle tracce di sangue, trovate invece nell’appartamento in cui Laura Perselli e Peter Neumair abitavano in via Castel Roncolo, ha poi portato gli inquirenti a conclusioni diverse. Il sangue apparterrebbe in particolare a Peter Neumair. E sempre al padre appartengono le tracce ematiche rinvenute sul ponte Ischia-Frizzi a sud di Bolzano.
Che cosa è successo la sera del 4 gennaio lo hanno ricostruito i carabinieri: si pensa che Benno abbia strangolato prima il padre e poi la madre. I segni trovati sul collo di Laura Perselli sembrano confermare quest’ipotesi. Benno avrebbe poi portato i corpi dei genitori in spalla fino in macchina. Il corpo di Laura è stato trovato nell’Adige dopo diversi giorni mentre quello di Peter ancora non si trova. “Le ricerche proseguiranno ulteriormente”, si legge sempre nella nota diffusa dalla procura di Bolzano, dove si precisa che, al momento, non possono essere divulgati particolari sugli atti inviati al gip.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
NUOVO SIMBOLO, AMBIENTALISMO, POLITICHE SOCIALI E MANI LIBERE
«Non siamo un partito, non siamo una casta. Ognuno vale uno». Era il 2010. Il Movimento 5 Stelle
era nato da qualche mese e questa era la frase più citata nell’inno scelto dalla base. Parole che dopo dieci anni sembrano lontanissime.
Soprattutto oggi, mentre si leggono le cronache dell’operazione che Giuseppe Conte sta portando avanti per riformare il partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Il Corriere della Sera riferisce di una telefonata tra l’ex premier e Nicola Zingaretti. Il Fatto Quotidiano invece ha pubblicato una foto in cui Conte e Grillo parlano seduti su due sedie di legno davanti alla villa dell’autoproclamato «elevato» a Marina di Bibbona. Scatto, che il giornale attribuisce a «un lettore».
Tra un’indiscrezione e l’altra emergono le condizioni che Conte sta mettendo sul tavolo per concedere il suo voto, e i suoi sondaggi, al servizio del Movimento 5 Stelle. In una telefonata a Zingaretti l’ex premier avrebbe detto: «Io sto preparando questo piano per la rifondazione del M5S ma mi sono lasciato le mani libere. Se lo accettano integralmente, bene. Altrimenti…». Mani libere.
Conte è stato incoronato come nuovo leader nell’ultima assemblea (ristretta) organizzata dal Movimento. I punti del suo programma non sono stati ancora resi noti. Da quello che sta trapelando sembra però che l’ex premier voglia mettersi alla guida di un partito basato soprattutto sull’ambientalismo, un partito vicino quindi a quei Verdi che ben presidiano certe regioni dell’Unione Europea. A quanto pare Conte avrebbe molto apprezzato in particolare lo statuto dei Verdi tedeschi.
Insieme a un programma basato sulla transizione ecologica, oltre che sulle politiche sociali, Conte si prepara anche a presentare un nuovo simbolo che dovrebbe includere, come anticipato da Grillo, anche il numero 2050.
Questo traguardo, come spiega Luigi Di Maio, è quello fissato dall’Unione europea per arrivare a un impatto climatico zero. «È una visione politica chiara e netta che ci permetterà di uscire — chiarisce Di Maio — da questa crisi economica che sta colpendo anche il nostro Paese. Una crisi ancora più dura a causa della pandemia».
In tutto questo processo di riforma del partito, i rapporti con Davide Caseleggio non potrebbero essere più incrinati. Il figlio di Gianroberto si prepara a pubblicare un manifesto politico, una presa di posizione che Conte potrebbe non accettare. E non solo. Nonostante la rottura con molti nomi noti del partito, non ultimo il ministro Stefano Patuanelli, è ancora sul piatto la richiesta fatta da Caselggio per avere i 450 mila euro di debiti che gli eletti del M5s hanno accumulato con la piattaforma Rousseau.
Da statuto infatti una parte dello stipendio dei portavoce del Movimento dovrebbe essere devoluto per sostenere questo progetto. Uno strumento che oggi sembra sempre meno essenziale.
Come spiega il Corriere della Sera, il punto focale del piano Conte gira attorno a “un’idea di governance quasi notarile, dove dirige chi è chiamato a dirigere e comanda chi è chiamato a comandare, e cioè lui. Dal «direttorio» al «direttore», tanto per capirci. E il pacchetto va accettato per intero”. Ora la palla passa a Beppe Grillo, grande sponsor dell’ex Presidente del Consiglio.
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »