Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
“RISCHIA L’ARRESTO CARDIACO E DISFUNZIONI RENALI IN OGNI MOMENTO, CI IMPEDISCONO DI VISITARLO”… L’APPELLO DI SCRITTORI E NOBEL
“La gente di solito evita la parola ‘morire’. Ma ora Alexey sta morendo. Nelle sue condizioni, è una questione di giorni”. Lo ha scritto su Twitter la portavoce di Alexey Navalny, Kira Yarmish.
Rischia l’arresto cardiaco e problemi gravi della funzione renale “in ogni momento” dato che ha una concentrazione eccessiva di potassio nel sangue (7,1 millimoli per litro, quando la soglia massima è 6), ha denunciato in una lettera al Servizio penitenziario federale il suo medico, Anastasia Vasilyeva insieme a tre colleghi, fra cui un cardiologo.
I medici chiedono di poter vedere immediatamente Navalny che deve essere visitato immediatamente “considerati i risultati dei suoi esami del sangue e il suo recente avvelenamento”.
Più di 70 celebrità in tutto il mondo hanno firmato una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin chiedendo assistenza medica “immediata” per “Come cittadino russo ha diritto legale a essere visitato e curato da un medico di sua fiducia”, si legge nell’appello.
Fra i firmatari, la scrittrice, JK Rowling, i tre Nobel per la letteratura, Herta Mueller, Louise Gluck e Svetlana Alexievich, gli attori Benedict Cumberbatch e Kristin Scott Thomas e gli storici Niall Ferguson e Simon Schama.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
ACCOLTA LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO … NON DEVE ESISTERE IMPUNITA’ PER UN SEQUESTATORE DI PERSONE
Il giudice Lorenzo Jannelli ha ordinato il processo – come aveva chiesto la procura di
Palermo – per il leader della Lega, accusato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona, per non avere fatto sbarcare 143 migranti nell’agosto del 2019 quando era ministro dell’Interno.
La prima udienza è fissata per il 15 settembre prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale.
Matteo Salvini verrà processato. Così ha deciso oggi il giudice Lorenzo Jannelli, accogliendo la richiesta della procura di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi.
Finisce con il rinvio a giudizio la terza udienza all’aula bunker dell’Ucciardone sul caso Open Arms che vede il leader del Carroccio accusato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona, per non avere fatto sbarcare 143 migranti nell’agosto del 2019 quando era ministro dell’Interno.
Il processo comincerà il 15 settembre prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale. Il reato di sequestro di persona, con minori coinvolti, è punito con una pena che arriva fino a 15 anni di carcere. “Non ci sono gli elementi per il non luogo a procedere di Matteo Salvini”, ha detto il gup. L’udienza preliminare, infatti, non deve valutare se sussiste o meno la responsabilità penale dell’imputato, ma se ci sono elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio e non ci sono elementi per decidere un proscioglimento.
Due ore per decidere, poi Jannelli ha ordinato il rinvio a giudizio per il segretario della Lega.
Il giudice, dunque, ha accolto le richieste della procura di Palermo, rappresentata dall’aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto Gery Ferrara, che aveva centrato le accuse sulla mancata assegnazione del Pos, il place of safety, ovvero per non avere concesso un porto sicuro dove attraccare alla nave di Open Arms, la ong spagnola.
Dopo tre salvataggi in mare, il comandante Marc Reig Creus nell’agosto del 2019 rimase in attesa di un attracco per venti giorni. Dal 14 agosto la Open Arms attese di fronte alla costa di Lampedusa. In quella data, infatti, il tar del Lazio aveva sospeso il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Ciò nonostante l’allora ministro non concesse il Pos. L’attesa si prolungò. Alcuni migranti si buttarono in mare per raggiungere la costa a nuoto.
In quei giorni a bordo salirono pure Richard Gere e Chef Rubio, in segno di solidarietà ai migranti. A sbloccare la situazione fu la procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio che mise la nave sotto sequestro, di fatto permettendo lo sbarco. Sull’imbarcazione c’erano pure 27 migranti minori non accompagnati, per questo della vicenda si occupò pure il tribunale e la procura dei minori di Palermo.
L’udienza preliminare celebrata a Palermo da gennaio, arriva dopo l’autorizzazione a procedere concessa dal Senato lo scorso luglio, e dopo la decisione del tribunale dei Ministri. A queste si aggiunge adesso la decisione del gup Jannelli. Matteo Salvini andrà a processo per avere impedito lo sbarco dei migranti sulla Open Arms quando era ministro dell’Interno. Sarà il tribunale di Palermo adesso a dover occuparsi delle accuse a suo carico.
“L’ex presidente del Consiglio Conte si è espresso in maniera chiarissima — ha sostenuto in aula il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi per contestare la difesa di Salvini — la concessione del porto sicuro era di competenza esclusiva del ministro dell’Interno. E in consiglio dei ministri non si è mai discusso dei singoli casi”.
La procura di Palermo ha messo in campo un pool per sostenere l’accusa contro l’ex ministro: accanto al capo dell’ufficio, la procuratrice aggiunta Marzia Sabella e il sostituto Geri Ferrara.
“Il contratto di governo non parlava affatto di blocco indiscriminato e generalizzato delle navi”, ha aggiunto Lo Voi. E ancora: “L’accusa è sostenibile nei confronti del senatore Salvini. Non lo diciamo noi, ma il Comitato Onu per i diritti umani, che il 29 gennaio ha condannato l’Italia per essere intervenuta in ritardo per soccorrere un’imbarcazione che addirittura non si trovava all’interno delle nostre acque territoriali”. Per la procura, “la questione è tutta amministrativa e non politica. C’è materia da approfondire in un processo”.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
DA 14 MESI NON TORNA IN ITALIA MA HA INTASCATO OLTRE 150.000 EURO
Un caso estremo di assenteismo proveniente, nemmeno a farlo apposta, dalla Lega.
Luis Roberto Lorenzato è un deputato che dall’inizio della pandemia fino a oggi è scomparso dai radar del parlamento. Per 14 mesi, Lorenzato è rimasto a svernare in Sudamerica senza presentarsi in aula. Nonostante questo, ha continuato a ricevere lo stipendio, portando a casa una cifra che da marzo 2020 a oggi è stimabile tra i 150 e i 180mila euro.
Tra i primi parlamentari della Lega eletti all’estero, Lorenzato ha deciso di trascorrere quasi tutto il periodo dell’emergenza Covid nel suo Paese natale, il Brasile.
È rimasto distante dal suo luogo di lavoro, la Camera, ma non ha mai pensato di rinunciare allo stipendio di parlamentare né tantomeno di dimettersi.
Le sue attività di questi mesi sono più che altro le pubbliche invocazioni a Santa Giacinta perché faccia finire la pandemia, ma anche le denunce dei presunti complotti di Bill Gates per diffondere il virus, tutto visibile sulle sue pagine social.
E soprattutto la promozione del vino rosso da lui prodotto, annata 2018, con allegato il seguente messaggio: “Il vino contiene Resveratrol, un antibiotico naturale antiossidante molto efficace… Attraverseremo questa fase brindando”
Quarantacinque anni, Luis Roberto Lorenzato viene da una famiglia di emigranti che dal Piemonte raggiunsero il Brasile alla fine dell’Ottocento. Non si tratta di una famiglia qualunque. Lorenzato dichiara di discendere direttamente dal re Arduino d’Ivrea, proclamato sovrano d’Italia nel 1002, sul trono con alterne fortune fino al 1014, quando fu definitivamente destituito da Enrico II.
I galloni all’interno della Lega, però, Lorenzato non se li è guadagnati con i titoli nobiliari. Piuttosto, a favorire l’ascesa del deputato leghista potrebbero essere stati i suoi rapporti con l’attuale presidente brasiliano Jair Bolsonaro.
Matteo Salvini, neanche a dirlo, da tempo rivendica una relazione privilegiata con il leader della destra sudamericana. E Lorenzato pare aver avuto un ruolo nel cementare questo feeling
Di certo, la sua frequentazione con Bolsonaro è solida e di vecchia data. Solo per fare un esempio, sarebbe stato Lorenzato a presentare Bolsonaro all’allora premier Conte durante il Forum di Davos del gennaio 2019.
Con queste credenziali, Lorenzato era partito da Riberao Preto ed era approdato in parlamento, eletto con la Lega nel 2018, nella circoscrizione dell’America Meridionale.
Già tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 le sue presenze a Montecitorio si sono molto diradate. Ma con lo scoppio dell’emergenza Covid, la situazione è degenerata.
L’ultima sua presenza segnalata nei registri delle votazioni della Camera è del 20 febbraio 2020, il giorno in cui a Codogno viene scoperto il cosiddetto “paziente uno”.
Da quel momento, non c’è più nessun segnale dell’attività parlamentare di Lorenzato, che si sarebbe rifugiato in Brasile, senza più tornare in aula. Con un’unica eccezione: una manciata di voti espressi tra il 20 e il 26 luglio. “Quella settimana è venuto solo perché stava in vacanza in Italia”, si sussurra nei corridoi di Montecitorio.
Per spiegare la sua fuga, Lorenzato parla anche della sospensione dei voli diretti tra Italia e Brasile da parte di Alitalia. Anche qui, però, la giustificazione non regge.
Nei mesi passati, ci sono stati diversi voli organizzati dal ministero degli Esteri, per far rientrare i nostri connazionali bloccati in Sudamerica.
E comunque, chi vuole muoversi può farlo con una delle compagnie aeree che da San Paolo atterra a Roma con scalo.
Una soluzione sicuramente alla portata di Lorenzato, tanto più che i viaggi degli onorevoli sono rimborsati con i soldi pubblici
Alla fine, il parlamentare carioca la butta sulla questione epidemiologica. “Spero di avere presto la piacevole occasione di incontrare i miei colleghi e di poterli salutare, senza il timore o il pregiudizio di essere un possibile vettore di una variante virale!”, ci scrive con riferimento alla variante brasiliana del virus
Insomma, se Lorenzato non si presenta a lavoro, lo fa per tutelare gli altri deputati.
I colleghi, magari ringraziano. I cittadini, meno.
(da Globalist)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
I PIU’ FREDDI SONO GLI ELETTORI DI LEGA E FDI
I sondaggi politici di Ipsos illustrati oggi da Nando Pagnoncelli sul Corriere della
Sera si occupano della vaccinazione contro il coronavirus Sars-CoV-2 e di cosa sta succedendo nell’opinione pubblica dopo gli eventi avversi delle trombosi segnalati per AstraZeneca, Johnson & Johnson e Pfizer-BioNTech.
Com’era prevedibile, dopo le notizie sulle morti dopo le trombosi del seno cerebrale e le decisioni di Aifa ed Ema, il clima attorno al siero dell’azienda anglo-svedese è molto peggiorato.
Ma lo scetticismo tocca anche gli altri vaccini. Non accenna a diminuire nei sondaggi politici la quota di coloro che non sono sicuri di volersi vaccinare o preferirebbero valutare quale vaccino fare tra quelli disponibili (20%).
Aumenta la quota di coloro che dichiarano esplicitamente di rifiutare il vaccino (dall’8% al 12%).
La preoccupazione è più diffusa tra le persone di condizione economica medio-bassa e bassa.
Tra costoro, infatti, i «cauti» e i «no-vax» rappresentano rispettivamente il 38% e il 41%. Contro il 32% del dato medio nazionale e il 22% delle persone abbienti.
Nonché il 27% di quelle di condizione medio alta.
Riguardo agli elettorati, si registra una percentuale più elevata di no-vax tra gli elettori della Lega (18%) e di Fratelli d’Italia (16%). Sorprende la quota limitata tra i pentastellati (6%), che in passato avevano espresso posizioni critiche nei confronti dei vaccini.
Le opinioni sulla gestione della campagna vaccinale da parte di Regioni e governo si dividono nettamente. In entrambi i casi prevalgono, sia pure di poco, le valutazioni negative (44% per il governo e 43% per le Regioni). Ma è interessante osservare le differenze nelle diverse aree geografiche: nel Nordovest vengono bocciate le Regioni e promosso il governo. Nel Nordest si registra il contrario, mentre nelle regioni del Centronord (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) prevalgono i giudizi positivi sia sull’operato delle Regioni sia su quello nell’esecutivo. E nel Centro-sud (Lazio, Campania, Abruzzo e Molise) come pure nelle restanti regioni meridionali, il governo ne esce male. Mentre le Regioni deludono soprattutto nel Sud e nelle Isole.
Va sottolineato che i giudizi negativi sul governo prevalgono più tra i pentastellati (65%), nostalgici del governo Conte, rispetto agli elettori del principale partito di opposizione (FdI: 56%).
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
“RISCHIO RAGIONATO? SI VIAGGIA SUL FILO DEL RASOIO”
Che il governo abbia scelto l’azzardo lo ha ammesso lo stesso Draghi. Il problema (la Sardegna docet) è che c’è il rischio che qualcuno viva il tutto come la fine della pandemia e assembramenti, abbandono delle distanze e della mascherina possano fare il resto e si ripiombi nella tempesta.
“Se non osserviamo scrupolosamente i comportamenti, ci giochiamo l’estate. Perché il rischio ragionato delle riaperture viaggia sul filo del rasoio”.
Parole di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, all’indomani dell’annuncio delle riaperture di ristoranti, piscine e palestre e altre attività, a partire dal 26 aprile.
“Draghi non ha parlato di ‘rischio calcolato’, ma di ‘rischio ragionato’ che va incontro alle aspettative dei cittadini. Il rischio – sottolinea Cartabellotta – si può tradurre in opportunità di ripresa economica e della vita di ciascuno di noi, solo se tutti osserviamo scrupolosamente i comportamenti”.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
“BISOGNA AVERE L’ONESTA’ DI DIRE CHE SI PAGHERA’ UN PREZZO IN TERMINI DI VITTIME”
La road map delle riaperture tracciata oggi da Mario Draghi in conferenza stampa ha
creato un brusìo di opinioni contrastanti tra gli esperti, tra chi è favorevole, chi ha guardato con scetticismo la decisione che ricordiamo è politica, e chi invece si è scagliato contro
Con le riaperture “il governo ha preso un rischio ragionato”, ha detto il presidente del consiglio Mario Draghi.
E’ così? Per Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, la responsabilità adesso è di tutti, altrimenti la quarta ondata è dietro l’angolo.
“Dobbiamo essere concreti e sapere che questo significherà pagare un prezzo. Bisogna far capire che ci deve essere la responsabilità di ogni cittadino, di ognuno di noi nei comportamenti, a prescindere dalle cose che si potranno fare. Abbiamo già visto il ‘liberi tutti’ nelle zone gialle o peggio in quelle bianche, la difficoltà che c’è a non fare tutti insieme le cose che ci è permesso fare. E abbiamo già visto a cosa porta”.
“Ci vuole attenzione nelle aperture, come ha detto anche il premier britannico Boris Johnson, resta la necessità di fare attenzione e rispettare le regole. Altrimenti la road map delle riaperture può deviare. Perché – aggiunge il virologo – “è un rischio ragionato sì, ma che ci farà pagare comunque un prezzo in termini di malati, e quindi anche di ricoveri e di morti. Bisogna saperlo.”
Poi “l’estate ci aiuterà è chiaro, ma non dobbiamo per questo ricadere nel disastroso liberi tutti dello scorso anno. Bisognerà capire che ancora non si torna come prima, prima della pandemia, quando il Sars-Cov- 2 non esisteva. Il virus c’è, tenderà a diffondersi quanti più contatti ci sono, e con questo bisogna fare i conti e cambiare i comportamenti.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO SCONSOLATO, SI RIPETONO GLI ERRORI DELL’ANNO SCORSO”
Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ieri era ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo e ha espresso un grosso no alle riaperture dal 26 aprile
Alla domanda di Lilli Gruber che gli chiede se sia disperato lui risponde: “Sconsolato. Vi ricordate l’anno scorso la storia del virus all’aperto? Siamo andati tranquillamente verso la seconda ondata”. E poi continua: “Rischio calcolato? Calcolato male”, ha spiegato il professore; “Abbiamo ancora 500mila casi attivi, che significa averne il doppio, perché non possono che essere più di così visto che ce ne sono sfuggiti molti. Abbiamo somministrato appena 23 dosi e mezzo di vaccino ogni 100 abitanti, e ci sono ancora molti anziani non vaccinati. In Inghilterra hanno una situazione migliore della nostra ma lo stesso Boris Johnson ha espresso che riaprire lo fanno per necessità di tipo economico ma già prevede casi, morti, difficoltà… Il sistema dei colori non ha funzionato, basta vedere la Sardegna. La curva dei contagi vede una flessione appena accennata, ma temo che avremo presto un segno opposto. A meno che non riusciamo a vaccinare cosi’ tanta gente da metterci al sicuro in fretta, ma non mi sembra questo il caso. Rimango in allerta e con grande preoccupazione”.
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
“L’ASPETTO SANITARIO DEVE PREVALERE SU QUELLO ECONOMICO”
Al quarto piano del ministero della Salute il sottosegretario Pierpaolo Sileri attende
notizie sulla decisione definitiva per le riaperture del Paese. Nelle stesse ore del pomeriggio il premier Mario Draghi annuncia ufficialmente la data del 26 aprile per un via libera sperato da tempo.
Forse una buona notizia per chi da mesi si è guadagnato la fama di “aperturista” della prima ora. Definizione che ora più che mai pone Pierpaolo Sileri dall’altra parte della barricata, lì dove il ministro della Salute Roberto Speranza, conosciuto come rigorista, è alle prese con una mozione di sfiducia da parte dell’opposizione.
Sileri, il 26 aprile si riapre. Ristoranti anche di sera, sport, cinema e teatri all’aperto. Cosa ne pensa un’aperturista come lei?
«Che dobbiamo essere realisti. I dati di oggi raccontano di un miglioramento e questo fa ben sperare. Ma riaprire così in anticipo può essere sbagliato. C’è un decreto che scade il 30 aprile. La soluzione poteva essere quella di arrivare alla scadenza e ragionare sul mese di maggio con le colorazioni delle regioni. Già dai primi del mese alcuni territori sarebbero tornati in giallo, forse qualcuna in arancione o rossa. Sarebbe potuto essere necessario un sacrificio per lasciar consolidare i numeri e quindi riaprire progressivamente cinema, teatri e ristoranti, considerando come periodo sicuro quello a partire dal 15 maggio. E poi ancora più libero e sicuro quello a partire dai primi di giugno.
Per queste date appena citate riusciremo ad avere almeno i tre quarti di popolazione a rischio vaccinata con la prima dose. L’obiettivo è quello di arrivare alla protezione di gregge della popolazione più fragile. Abbiamo ancora almeno 4 milioni di persone tra i 70 e gli 80 anni e circa 1 milione di over 80 da vaccinare. Concludere con le loro somministrazioni e con quelle dei soggetti fragili più giovani vuol dire mettere in sicurezza la stragrande maggioranza delle persone che rischiano di finire in terapia intensiva. Solo a quel punto possiamo parlare di riaperture più complete».
Ora parla da rigorista. Eppure, rispetto al ministro Speranza, ha sempre avuto una posizione più possibilista in merito a riaperture e allentamenti.
«Questa contrapposizione non esiste e non è mai esistita. Non sono un aperturista cieco e neanche un rigorista bieco. Sono prima di tutto un medico. Cosa dico al paziente che si viene a curare da me e che vuole guarire il prima possibile perché deve tornare a lavorare? Dico che la ferita potrebbe guarire tra due settimane ma che considerato il disagio generale della sua condizione è possibile provare ad aggiornarci a una settimana. Questo per dire che le condizioni cliniche spesso devono incontrarsi con l’esigenza del soggetto. Su questo ovviamente qualcuno deve prendersi il rischio garantendo un controllo vigilato».
E allora perché in questo caso non è d’accordo con le riaperture “vigilate”?
«Perché ci sono momenti in cui la parte sanitaria deve necessariamente prevalere su quella economica. In altri si può agire al contrario. Aprire con una circolazione del virus di 20-25 casi ogni 10mila abitanti non è fattibile. Oggi siamo a 16 ogni 10mila. Molto meglio di un mese fa ma ancora molto lontani dall’ideale. Può essere fatto solo se si è raggiunta una grossa quota di vaccinati che ci permettono di essere certi che a un mese dalla somministrazione quel dato di incidenza calerà drasticamente. E questo anche con una dose soltanto, che garantisce una buona copertura preliminare».
Roberto Speranza è stato oggetto di una mozione di sfiducia da parte di Fratelli D’Italia. Si sente responsabile?
«Direi proprio di no. Se si colpisce Speranza si colpisce anche me e mai mi sognerei di esprimermi contro l’operato del ministro. Presentare una mozione di sfiducia in questo momento colpisce non solo Speranza ma anche me e Costa. Un anno fa la tensione da alimentare era quella tra governo centrale e regioni. Oggi questo. Se poi qualche superficiale vede nelle mie critiche alla parte amministrativa del ministero un attacco alla parte politica non ha capito nulla. La mozione è completamente inutile.
Riguardo ancora alle “ale” di cui si parla non si è capito che nell’uomo di scienza coesistono due volontà, quella che vuole chiusure tempestivamente e quella più cauta. Non sono opposte ma conseguenziali. La prevalenza dell’una o dell’altra sono basate sui numeri e sulla volontà di assumersi il rischio».
Due facce della stessa medaglia. Ma quindi perché la chiamano aperturista?
«Superficialità. Io sono stato tra i primi a dire di chiudere nella prima ondata, stessa cosa nella seconda ondata. Non è sensazione né politica, sono valutazioni con i numeri. Se chiudere e aprire sono due facce della stessa medaglia io sono il bordo».
È stato fatto il suo nome come possibile successore dell’attuale ministro della Salute.
«Io torno a fare il chirurgo. Il mio capitale non è quello della politica ma quello che facevo prima in sala operatoria. Non sono emigrato a 19 anni senza stipendio in America studiando e facendo ricerca, per poi venire a fare il politico. Sto servendo il Paese ma è una parentesi, il mio lavoro è un altro. Nessuno ci crede ma quando sarà il momento vedrete».
Ha sentito Speranza oggi?
«Certo e siamo tranquillissimi. Stiamo lavorando alla rete di ricerca per le varianti, si stanno cercando 10/15 milioni di euro per creare un coordinamento centrale affidato all’Istituto Superiore di Sanità».
La sfiducia non spaventa né divide quindi.
«Possibilità di sfiducia zero».
A proposito di sfiducia, quello sui vaccini è un tema che continua a preoccupare. Dopo Johnson e Johnson si pensa ad accordi unicamente da stringere con Pfizer e Moderna. È d’accordo?
«Credo che il futuro saranno i vaccini a mRna. Ad oggi coesistono entrambi i tipi di vaccino ma è ovvio che la scienza porterà a una produzione ingegneristica più raffinata. Detto questo non credo che nel breve periodo potrà essere fattibile. Astrazeneca e Johnson&Johnson sono due ottimi vaccini che riducono le chance di morte prossime alle zero con un numero di complicanze specifiche con un’incidenza di 1 caso ogni poco meno di un milione di vaccinazioni per Astrazeneca. Ogni volta che si fa una risonanza magnetica con mezzo di contrasto 1 persona ogni 500mila tac muore. A questo non si pensa perché è una pratica entrata nella nostra normalità. Questo tipo di vaccini ancora no. La forte cultura del sospetto va sradicata».
(da agenzie)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUNO DEI PARLAMENTARI HA ADERITO ALLA PROPOSTA DI FARE IL TEST AL CAPELLO
Oggi la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone ritorna sulla polemica che l’ha vista attaccata da Salvini, Meloni e Gasparri per aver firmato una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. E spiega che nessuno dei parlamentari ha aderito alla sua proposta di fare il test del capello
In un post su Facebook Dadone aveva risposto: “Noi siamo qui per dare l’esempio, io sono incensurata altrimenti non avrei potuto nemmeno candidarmi col MoVimento 5 stelle, non assumo sostanze stupefacenti e affronto nel merito ogni questione politica. I miei detrattori possono dire lo stesso? I giovani che ci guardano hanno il diritto di saperlo, di sapere chi sono le persone che pretendono di dirgli cos’è giusto o sbagliato”. Oggi al Corriere aggiunge:
A Un giorno da pecora le hanno chiesto se si è mai fatta una canna. Non ha risposto. Qualcosa da nascondere, ha chiesto retoricamente il Secolo d’Italia? «No, se avessi risposto, avrei dato ragione alla logica del modello positivo o negativo». Ha chiesto il test antidroga: «Ma sì, se la mettiamo sui modelli, allora facciamo tutti un bel test dei capelli». Sa che non tutti ne uscirebbero immacolati? «Ah non so — ride —.Comunque non ho avuto adesioni»
Poi alla domanda se sia antiproibizionista aggiunge: “Non è una questione di definizioni, mi piacerebbe che ci si confrontasse. Anche perché oggi la Dadone non deve decidere niente, non deve approvare nessuna legge. Il Parlamento è sovrano, non è una questione che riguarda il governo. La cosa più urgente per me è quella sulla cannabis terapeutica”
Cosa aveva detto la ministra Dadone a Un giorno da pecora? Le critiche ricevute da alcuni del centrodestra per la mia delega alle politiche antidroga? “Sono delusa dalle bieche argomentazioni rivolte nei miei confronti, l’immagine che ne è uscita è che io sostanzialmente sarei una persona che fa uso di sostanze, cosa che ovviamente non corrisponde a verità. Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così, daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”.
L’appello, ai microfoni di ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1, viene dalla ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, che oggi è stata ospite della trasmissione condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari
(da agenzie)
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