Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
MICHETTI A ROMA E MATONE A MILANO IN BASE AL MANUALE CENCELLI
Potrebbe essere oggi il D-Day: dopo la fumata nera di martedì scorso sui candidati del centrodestra alle prossime amministrative di ottobre, il leader della Lega Matteo Salvini ha aperto le ‘consultazioni’, ieri ha incontrato Simonetta Matone e in giornata incontrerà Enrico Michetti, l’avvocato che Giorgia Meloni ha indicato come il “suo” candidato da schierare a Roma, e altre figure civiche a Milano.
Non è infatti un mistero che l’ultimo vertice si sia impantanato sui nomi condivisi da mettere in campo nelle due realtà più importanti – la Capitale e il capoluogo lombardo – e che la corsa per il Campidoglio rappresenti la sfida più significativa, sia perché si profila una contesa aperta senza vincitori annunciati e sia perché finora ha riguardato soprattutto gli equilibri politici interni tra gli schieramenti, in particolar modo nel centrodestra, visto che sull’altro fronte è tacito che Pd e M5S correranno ognuno coi propri candidati.
Come ammesso ieri dal senatore di FdI Ignazio la Russa, fra i due principali partiti della coalizione si è stabilita una sorta di spartizione: “è corretto che a Milano l’ultima parola ce l’abbia Salvini, così come ha detto anche Giorgetti, facendo il parallelo a Roma con la Meloni”.
Insomma se Michetti – che nel frattempo ha già avviato un giro di incontri vis à vis con Adriano Palozzi per Coraggio Italia, Vittorio Sgarbi, e Maurizio Gasparri di FI e, a quanto si apprende dall’agenzia di stampa Adnkronos, si è già portato avanti registrando il dominio ‘michettisindaco.it’. – riceverà il placet del segretario leghista, si sbloccherà anche la casella Milano, per la quale lo stesso Salvini ha riferito di avere un ‘Mister X’, un nome coperto del quale si è riservato di svelare l’identità nel prossimo vertice di coalizione in programma per martedì prossimo, solo dopo averne sondato la disponibilità
Anche se mette le mani avanti e ieri ha preferito non parlare di date (“Se martedì sarà decisivo? Sarà un giorno come altri. Quando sceglieremo, lo diremo)
Ovviamente questa divisione dei pani e dei pesci nel quale le pietanze più gustose sono state riservate alla Lega e a FdI non è stato accettato con entusiasmo dagli altri, soprattutto dal coordinatore azzurro Antonio Tajani, protagonista nel corso dell’incontro di martedì scorso di un botta e risposta con Giancarlo Giorgetti dopo che quest’ultimo avrebbe fatto presente che, dal momento che non si riesce a trovare un accordo sui candidati civici, debbano essere i partiti più grandi, ovvero Lega e FdI, a scegliere i nomi da schierare.
Uno scontro mediato alla fine con la promessa che a Forza Italia spetti indicare il candidato sindaco a Bologna e il candidato governatore in Calabria.
Non è difficile capire che FI stia giocando un’altra partita che non è quella della leadership della coalizione, quella è fra Salvini e Meloni, ma per la sopravvivenza: in qualche modo vuole esistere e ha la necessità di non essere totalmente fuori dai giochi.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL LIBRO DI ANTONIO ALOSCO, COLLABORATORE DI RENZO DE FELICE, FARA’ RIFLETTERE
La maggioranza dei dirigenti socialisti italiani aderì al fascismo. È questa la tesi,
provocatoria solo per chi non ha letto Renzo De Felice, del nuovo libro di uno dei suoi principali collaboratori: Antonio Alosco, già docente di storia contemporanea all’università di Napoli, autore di ‘I socialfascisti’ (D’Amico editore, 2021).
“Furono tanti i socialisti che aderirono al fascismo, o si ritirarono dalla politica, o scrissero a Mussolini facendo atto di sottomissione, collaborando e affiancando il regime”, scrive Alosco. “In confronto a loro i socialisti fuoriusciti all’estero o clandestini in Italia appaiono una minoranza trascurabile”.
Senza nulla togliere agli eroi dell’antifascismo come Pertini, Nenni, i fratelli Rosselli, Lelio Basso o Ernesto Rossi, insomma, nel decennio del consenso al regime (1928-38) fra i socialisti prevalsero rassegnazione e “indifferentismo” (la definizione sconsolata che i marxisti ‘scientifici’ davano da Parigi della situazione italiana).
Alosco esamina i casi più eclatanti di passaggio dalla sinistra al fascismo. Arturo Labriola, fondatore del partito socialista a Napoli, economista, deputato, ministro del Lavoro con Giolitti nel 1921, finì sull’Aventino e scappò in Francia. Ma nel 1935 tornò clamorosamente in Italia, lodando Mussolini per la guerra d’Etiopia. Il duce lo ricevette in nome del comune passato soreliano, e trovò lavoro a lui e al figlio. Più in là il collaborazionismo di Labriola non si spinse, ma tanto bastò perché il partito socialista gli negasse un seggio alla Consulta nel 1945.
L’anno dopo si fece eleggere in una lista liberale, e fu senatore fino al 1953 tornando a sinistra, tanto che fu capolista Pci alle comunali di Napoli nel 1956.
Un altro caso scandaloso fu quello di Emilio Caldara, primo sindaco socialista in una grande città, a Milano dal 1914 al 1920. Grazie alla sua buona amministrazione divenne più popolare di Turati, e portò il Psi al trionfo elettorale del 1919: primo partito col 32% (allora i fascisti ebbero solo 4mila voti).
Dopo lo scioglimento dei partiti e l’inizio della dittatura Caldara tornò a fare l’avvocato, ma nel 1934 chiese un colloquio a Mussolini, che conosceva bene come collega consigliere comunale a Milano. Gli propose di collaborare al corporativismo, che riteneva vicino agli ideali socialisti. Fu il duce a declinare l’offerta del gruppo di Caldara, per evitare frizioni con i sindacalisti fascisti.
Ma forse l’episodio più pregnante fu quello dell’intero gruppo dirigente della Cgl, il sindacato di sinistra. I suoi due primi segretari, Rinaldo Rigola e Ludovico d’Aragona, si offrirono anch’essi a Mussolini nel 1927, entusiasti per la Carta del lavoro fascista. L’unico a opporsi, dall’esilio parigino, fu Bruno Buozzi.
Anche Alberto Beneduce, issato dal duce alla testa dell’Iri nel 1933, era di sinistra, tanto da chiamare col bizzarro nome di Idea Nuova Socialista la figlia, poi moglie di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca.
Tragico il destino di Nicola Bombacci, l’ex segretario nazionale socialista passato prima al Pci e poi al fascismo (Mussolini gli finanziò il giornale ‘La Verità’), fucilato a Dongo e appeso in piazzale Loreto col duce, Claretta e i gerarchi.
Ma il professore Alosco presenta molti altri casi di dirigenti politici e sindacali socialisti i quali via via chinarono la testa di fronte al fascismo, che acquistava un consenso sempre maggiore.
Nel 1932, per il decennale del regime, Mussolini era così saldo al potere che potè permettersi magnanimità: amnistiò i due terzi dei 1056 condannati per reati politici, e liberò 595 confinati.
Il crescente consenso deprimeva gli antifascisti fuoriusciti a Parigi, che passavano molto tempo in dispute ideologiche fra loro. Tutto sommato, lo sprezzante epiteto di “socialfascisti”, con cui il comunista Togliatti equiparava i socialisti antibolscevichi ai fascisti, aveva un fondamento nei fatti.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL 54% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLE ALLA TASSA DI SUCCESSIONE PER I GRANDI PATRIMONI
I sondaggi politici di Noto Sondaggi pubblicati da Porta a Porta dicono che Fratelli d’Italia sorpassa il Partito Democratico e si avvicina alla Lega mentre Coraggio, la new entry di Brugnaro e Toti, parte con il 3,5%.
Secondo la rilevazione di Antonio Noto rispetto al 20 maggio Fdi supera il Partito Democratico. Il partito della Meloni aumenta dello 0.5% e arriva al 18.5% mentre il Pd rimane fermo al 18%”.
La Lega invece perde ancora mezzo punto e si posiziona al 21.5%, avvicinata pericolosamente da Fdi e Pd. Mentre il M5S si ferma al 16%, perdendo 1 punto rispetto l’ultima rilevazione. Forza Italia perde ancora mezzo punto e arriva al 7%.
La new entry Coraggio di Brugnaro e Toti esordisce con il 3,5%: un buon punto di partenza per ora.
Seguono le piccole forze del panorama politico italiano: Azione di Calenda perde lo 0.5% arrivando così al 2.5%. Italia Viva di Renzi stabile al 2%, Noi con l’Italia stabile all’ 1.5%, Verdi e Sinistra Italiana stabili rispettivamente all’1.5%. Mentre LEU -Art 1 perde lo 0,5%, fermandosi così all’1%.
Intanto, sempre secondo il sondaggio di Noto, il 54% si dice d’accordo con la proposta del segretario Pd, Enrico Letta, sulla tassa di successione per finanziare una dote ai 18enni. Agli intervistati è stato chiesto di esprimere un giudizio sull’ipotesi della tassa di successione, avanzata dal segretario Letta. La proposta è gradita dal 54% dei cittadini. I favorevoli sono maggiormente concentrati nella fascia di età giovanile, mentre il dissenso aumenta con l’aumentare dell’età.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PRESO UN RISCHIO INUTILE A FINE APRILE, LA STRADA ERA QUELLA DELL’INGHILTERRA CHE OGGI HA 3 MORTI AL GIORNO, NOI FESTEGGIAMO PERCHE’ NE ABBIAMO 70”
Andrea Crisanti non ha cambiato idea e non si pente di quello che ha detto in vista
delle riaperture del 26 aprile scorso quando criticò il governo per tale scelta.
“In questo mese fantastico ci sono stati 7000 morti, ci avviamo a superare l’Inghilterra e a diventare il primo paese in Europa per mortalità. Faccio un ragionamento paradossale. Se anche non fosse successo nulla, sarebbe stato giusto togliere il freno alla funivia del Mottarone? Abbiamo preso un rischio inutile con le riaperture decise il 26 aprile”.
“L’Inghilterra aveva indicato la strada da seguire: oggi ha 2-5 morti, noi ne abbiamo 70. Parliamo di un mese di grande successo, in questo periodo abbiamo avuto 7000 morti. Alla fine di questa epidemia voglio essere ricordato come una persona prudente, non ottimista o pessimista”, dice Crisanti.
Per il futuro “la durata della protezione da vaccino avrà un impatto su tutto il sistema: un conto è se dura 9 mesi, un altro conto è se dura 18. Abbiamo bisogno poi di vaccini somministrabili con una sola dose”.
Nelle ultime settimane ha ripreso quota la teoria relativa ad un’origine artificiale del coronavirus. “E’ vero che i processi di editazione genetica hanno fatto progressi eccezionali, però se cambiamo un pezzo del Dna di un virus e come se mettessimo una pagina nuova in un libro del ‘500. Questo disallineamento si vedrebbe e in questo momento non è stata provata la presenza di una pagina nuova in un libro vecchio”, dice Crisanti.
Il virus potrebbe essere sfuggito da un laboratorio? “Possibile, ma difficilmente dimostrabile”, dice il professore, ponendo l’accento su una questione generale, legata alla dipendenza di laboratori scientifici dai ministeri della Difesa in diversi paesi. “La discussione su questo argomento ha un grande merito: fa luce su laboratori ad altissima sicurezza che dipendono direttamente dal ministero della Difesa”.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
E QUALCHE SOVRANISTA IN ABITI TALARI GLI REGGE IL MOCCOLO
Matteo Salvini, ospite ieri a Otto e Mezzo, ci ha tenuto a far sapere che lui non ostenta la fede per rimediare voti. “Non lo faccio per quello sicuramente”, ha risposto a Lilli Gruber.
Salvini è infatti diventato un devoto da qualche tempo. Il leader della Lega è andato in Portogallo per partecipare al vertice del gruppo di Identità e Democrazia del Parlamento europeo. E poi ha deciso di prendersi “due ore per andare a Fatima e raccomandare l’Italia al cuore di Maria”. Poi, ha spiegato, «torno in Italia per tornare a lavorare”.
La visita al santuario mariano è stata pianificata prima della partenza. “Lì vado per avere l’illuminazione, vado a raccogliere un suggerimento utile” per le candidature del centrodestra di Roma e Milano, aveva scherzato con i giornalisti in attesa di decollare per il Portogallo.
Proprio ieri Don Livio Fanzaga di Radio Maria non ha fatto mistero di avere dei contatti abbastanza frequenti con Matteo Salvini: “Tempo fa ho letto che ha ritrovato la fede, anche grazie alla Madonna di Medjugorje. Ovviamente questo mi ha interessato al di là della politica”. Proprio per questo fatto Padre Livio continua: “Gli faccio avere ogni mese, come ad altre personalità, i messaggi della Regina della Pace”.
Non si può parlare ufficialmente di corrispondenza fissa dal momento che Padre Livio non ha “mai avuto il piacere di vederlo dal vivo e neppure di parlargli, sia pure via telefono”, eppure nulla esclude che questo incontro avvenga in futuro.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
E’ L’UOMO CHE HA INCONTRATO RENZI E SALVINI
Marco Mancini, l’agente dei servizi segreti protagonista dell’incontro con Matteo
Renzi rivelato dal programma tv Report, andrà in pensione dopo 37 anni di servizio. Lo riporta Repubblica.
Il 60enne al centro di alcune vicende cruciali della storia dei servizi segreti italiani sperava di concludere la sua carriera in un altro modo, ricoprendo il posto di numero 2 del Dis (l’agenzia che coordina Aisi e Aise, cioè i servizi segreti che si occupano rispettivamente dell’interno e degli esteri) su spinta dell’allora direttore Gennaro Vecchione, scelto dall’ex premier Giuseppe Conte.
Ma l’incontro in autogrill con Renzi ha cambiato il corso degli eventi, soprattutto perché, sentito dal Copasir, Vecchione non ha saputo giustificare a sufficienza i motivi del misterioso meeting di Natale. Che secondo Renzi rispondeva solo alla necessità di scambiare convenevoli.
Una motivazione inconsistente, che insieme ai silenzi dell’ex capo del Dis ha portato anche alla scelta di Mario Draghi di nominare Elisabetta Belloni al posto di Vecchione.
Non è ancora chiaro perché Mancini abbia incontrato Renzi e perché non abbia stilato una relazione di servizio, né come sia stato possibile che una persona passata per caso in Autogrill – secondo quanto rivelato dalla stessa fonte a Report – abbia ripreso “per curiosità” e senza ostacoli un alto dirigente dei Servizi Segreti.
“Non il massimo, per una nostro agente così importante, farsi riprendere da una passante”, aveva commentato ironicamente uno dei componenti del Copasir.
Mancini ha una lunga storia all’interno del Sismi (il servizio segreto militare predecessore dell’Aise) di cui è stato capo della Divisione controspionaggio, braccio destro del direttore Nicolò Pollari. Nel 2013 fu condannato a nove anni dalla Corte d’appello di Milano nel processo d’appello bis per il sequestro di Abu Omar, l’imam rapito dagli agenti della Cia il 17 febbraio del 2003 con la collaborazione del Sismi, secondo quanto ricostruito dai pm di Milano. La sentenza fu poi annullata in seguito a un intervento della Consulta perché “l’azione penale non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato”.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
COINVOLTA IN UNA INCHIESTA PER TRUFFA E CORRUZIONE SPORTIVA
La tennista russa Yana Sizikova è stata arrestata, al Roland Garros, dopo la fine di un match in doppio con la partner Ekaterina Alexandrova, appena perso contro la coppia Ajla Tomljanovic-Storm Sanders (6/1, 6/1).
Il fermo della Sizikova, avvenuto in campo, secondo un’esclusiva della testata francese Le Parisien è stato piuttosto movimentato, con il servizio di sicurezza del torneo che cercava di ostacolare i poliziotti.
Sizikova, secondo quanto si apprende, si trova attualmente in stato di fermo e nella sua camera d’albergo sono state effettuate perquisizioni.
La tennista, numero 101 della classifica mondiale di doppio, è al centro di un’inchiesta aperta lo scorso ottobre dalla procura di Parigi per truffa e corruzione sportiva in una vicenda di scommesse. Secondo le accuse, avrebbe perso intenzionalmente una partita di doppio. La atleta era finita al centro di indagini dopo una partita del primo turno nel doppio femminile giocata il 30 settembre a Parigi assieme alla americana Brengle e contro la coppia romena Mitu-Tig.
Durante il match, due doppi falli, risultati decisivi per spostare gli equilibri dell’incontro, avevano destato dubbi negli investigatori che avevano rilevato anche un flusso anomalo di scommesse durante il confronto, soprattutto al quinto set quando in battuta c’era proprio la Sizikova.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA INSULTA DUE STRANIERE POI IL RAGAZZO… ALTRO CHE DECRETO ZAN, PER QUESTA FECCIA SERVE UN BEL RICOVERO A TRAUMATOLOGIA
“Lo vedi che sei un finocchio? Pederasta de merd…”. Così è stato aggredito e
insultato su un tram a Roma un ragazzo che voleva solo farsi i fatti suoi. E ha denunciato tutto sui social
Lui voleva solo andare dal parrucchiere, racconta Tommaso, ma invece si è trovato al centro di una situazione incredibile: “Salgo sul tram 3 con la musica in cuffia stavo semplicemente andando dal mio parrucchiere. Ad un certo punto, inizio a notare un po’ di agitazione intorno a me e tolgo la musica. Un uomo sulla quarantina stava insultando pesantemente due donne di origine asiatica ed un ragazzo le stava difendendo”.
A quel punto il ragazzo spiega che decide di intervenire in prima persona: “Dal razzismo, l’uomo passa all’omofobia iniziando ad insultare il ragazzo, anche con minacce esplicite di aggressione “vieni de fori, te sfonno la faccia” così decido di intervenire”.
Tommaso riprende tutto per tutelarsi, ma nonostante questo non si fermano gli insulti.
“Povera Italia – inizia ad attaccare l’uomo – tra stranieri e finocchi che gli piace prenderlo nel cu..”. L’aggressione verbale continua con altri insulti omofobi: “Lo vedi che sei un finocchio? Lo ammetti pure? Mamma mia che schifo! Non ti posso mettere neanche le mani addosso, è come mettere le mani addosso a una donna. Anzi, forse è pure peggio pederasta inc…ato di mer..! Allontanati, mi fai schifo che ciucci i ca..i”. E non solo. Si mette anche a minacciarlo: “Stai zitto, pu..anella. Pu..ana, zitto. Scommetti che ti gonfio? Sei finocchio perché non ti funziona. Che schifo che me fai, fai l’uomo o la donna?”. Tommaso nel suo post commenta così quello che gli è successo: “Ma continuiamo a dire pure che il DDL ZAN limita la libertà d’espressione, che non serve a niente, che non è una priorità e altre bugie simili. La verità è che situazioni del genere capitano ogni singolo giorno, a tutti. A me oggi, a chi non è più in vita per raccontarlo ieri e a tuo figlio domani”.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
“UNA CHIARA VISIONE DEL MONDO LA MELONI NON CE L’HA”… “LA LEGA NELLE GRANDI METROPOLI COME MILANO DI VOTI NE PRENDE POCHI, VUOLE EVITARE BRUTTE FIGURE E PREFERISCE PROPORRE UN CIVICO”… “IN EUROPA OGNUNO E’ SOVRANISTA A CASA SUA, DIFFICILE UN COORDINAMENTO”
“FdI oggi è paragonabile solo in parte al M5S del 2013: ha storia breve e genealogia lunga, ed è composto non da gente comune ma da politici di professione. Se mancano candidati sindaci di spicco, però, non dipende solo dalla qualità politica della classe dirigente ancora da dimostrare. È il frutto di una ostilità di lunga data degli ambienti di élites verso tutto ciò che non sta a sinistra del centro. La colpa delle destre consiste nel non aver mai voluto tentare un’azione contro-egemonica”.
È l’analisi di Marco Tarchi, politologo e professore di Scienza Politica all’università di Firenze, che ha studiato i fenomeni all’origine dalla “nuova destra”, del populismo e del sovranismo.
Professore, Galli Della Loggia sul “Corriere” paragona FdI di oggi, che cresce vertiginosamente nei consensi, al M5S del 2013: si definiscono forza di rinnovamento ma scontano improvvisazione, gaffe, assenza di rapporti internazionali e industriali, classe dirigente non all’altezza. È un’analisi che condivide?
Solo in parte. Fratelli d’Italia ha una storia breve, ma una genealogia lunga. E non è composto da “gente comune”, com’era il M5S, ma da politici di professione o aspiranti tali. A quelli che aveva in partenza, provenienti da Alleanza Nazionale, ne sta aggiungendo, sull’onda dei sondaggi, parecchi altri che provengono dalla frantumazione di Forza Italia o di altre formazioni minori di centrodestra.
Cosa non va, allora?
I problemi sono, semmai, quelli della qualità di questo personale politico – che è in buona parte da dimostrare – e, soprattutto, della possibilità di coordinarne le ambizioni, ora che i posti elettivi si prospettano in vertiginosa crescita, e i futuri comportamenti, in parlamento o nei governi locali. Quanto ai rapporti internazionali, mi pare che Meloni li stia curando da tempo negli ambienti conservatori, che sono molto meno demonizzati di quelli nazionalpopulisti e potrebbero servire da tramite per altri agganci.
Anche l’Espresso dedica alla Meloni un articolo di Susanna Turco intitolato: “Io sono Vaga”. Per governare non basta un’autobiografia pop, servono programmi solidi, uomini in gamba e visione del mondo. La leader FdI ce li ha?
Per il momento, non direi. Ci sono documenti, proposte più o meno generiche, ma di una chiara visione del mondo non parlerei. Ma è una carenza molto diffusa nella politica italiana, dove di identità solide e coerenti è raro trovare traccia. A partire dal Pd. Rimasti orfani delle ideologie, i partiti si accontentano di slogan o, tutt’al più, di scelte politiche dettate dalle circostanze.
Possibile che per Roma – dove in passato si sono candidati Fini e Alemanno – il nome più credibile sia il semi-sconosciuto Michetti, “tribuno della plebe” promosso da Meloni a Mister Wolf della capitale?
A quanto pare, sì. E qui si vede la difficoltà di FdI, ma direi di tutti i partiti connotati più o meno a destra, di trovare persone di qualità disposte ad abbandonare carriere di spicco nei rispettivi ambienti professionali per candidarsi sotto le loro insegne. Va detto però che questo è il frutto di una ostilità degli ambienti di élites verso tutto ciò che non sta a sinistra del centro che è di lunga data.
Colpa – anche – delle èlites se a destra latitano i nomi di spicco?
Questa ostilità spesso è degenerata nella demonizzazione e nell’emarginazione – ogni riferimento agli ambienti accademici, editoriali, giudiziari è voluto, fondato e ampiamente documentabile. La colpa delle destre consiste nel non aver mai voluto tentare un’azione contro-egemonica, e anzi di aver ironizzato sui pochissimi tentativi avviati in quella direzione, ostacolandoli.
A Milano la Lega, partito radicato e strutturato, ha lo stesso problema. Elites a parte, non si trovano i nomi perché i sindaci hanno pochi soldi e molte grane? O piuttosto si cercano i civici perché in caso di (probabile) sconfitta non sono ascrivibili a nessuno e poi ci si conta nelle liste di partito nella contesa per la leadership del centrodestra?
La Lega si è radicata e strutturata in realtà minori o medie; nelle metropoli, anche nel Nord, non ha mai sfondato. Il caso di Formentini sindaco di Milano è l’eccezione che conferma la regola, e poi per lui contò molto l’ascendenza socialista. È comprensibile che, specialmente in questa fase, Salvini non voglia rischiare brutte figure. E magari dare altre frecce all’arco di Giorgetti, l’alleato/collaboratore meno affidabile, per lui, che si possa immaginare.
Se si virasse sui politici i nomi che girano sono Gasparri, Storace, Lupi. Perché non puntare piuttosto su un volto nuovo come la giovane consigliera regionale Chiara Colosimo? Perché è così difficile promuovere un vero ricambio della classe dirigente?
In grandi città, è difficile nell’arco di una campagna elettorale far conoscere volti e nomi nuovi agli elettori, a meno che non appartengano ad una formazione politica inedita e in ascesa com’era, anni fa, il M5S. Puntare su personaggi che hanno alle spalle migliaia di ore di talk show e citazioni nei telegiornali facilita le cose.
Galli della Loggia invita Meloni a radicarsi in ambienti, studi, uffici e persino nei vituperati salotti. Insomma con i poteri forti, piaccia o no, bisogna interloquire. E’ il fallimento della politica dei social, dei clic, degli annunci su Twitter e delle campagne della Bestia?
Non credo che l’invito di Galli della Loggia si addica alla destinataria – e non direi che lo si possa interpretare come un segno di benevolenza. È semmai l’indicazione di dove l’editorialista del “Corriere” vorrebbe indirizzare una forza politica di cui – lo scrive – dà per probabile l’ascesa al governo ma verosimilmente teme ed avversa alcune potenziali scelte future. Se FdI diventasse una replica improvvisata di Forza Italia, consumerebbe rapidamente le carte a disposizione e si impantanerebbe.
Quindi, fa bene la leader Fd a porsi come partito anti-Deep State, nemico giurato delle rendite di posizione?
Ai poteri forti occorre mostrare un volto tutt’altro che accondiscendente, se non si è nei loro favori. È l’unico modo per poter giungere a compromessi accettabili. Altrimenti se ne viene fagocitati. Meloni avrà la forza e le capacità per reggere questa sfida? Ad oggi, il dubbio è lecito.
Anche in Europa non vede un riverbero della stessa confusione? Meloni nei Conservatori, Salvini in ID, i seggi di Orban in palio, il dibattito se gruppo unico o federazione. È l’effetto Draghi anche lì o c’è una direzione di marcia?
Sbaglia chi fa d’ogni erba un fascio e giudica questi movimenti e personaggi come pressoché identici e si stupisce delle loro divisioni. Ognuno di essi, per le caratteristiche nazionaliste e/o populiste che lo contraddistinguono, guarda essenzialmente al proprio paese, al proprio popolo, alle proprie frontiere. Il resto conta poco, o molto meno. I tentativi di coordinamento hanno poca speranza di successo, perché basta che si aprano, o si chiudano, prospettive di accesso al governo in un determinato contesto nazionale e i singoli partiti possono cambiare rotta, almeno tatticamente, e prendere le distanze da alleati improvvisamente diventati scomodi. Anche gli accordi su votazioni comuni al parlamento europeo non sono né semplici né scontate. Ciò non esclude che su alcune grandi questioni che attraversano l’intero continente europeo possano profilarsi prese di posizione e campagne comuni, che in alcuni casi potrebbero aprire spazi (limitati) a convergenze con destre moderate e centristi.
(da Huffingtonpost)
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