Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA DECISIONE PRESA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI… TUTTO ERA INIZIATO CON LA MAZZETTA DI 500.000 EURO RICHIESTA DAL SINDACO A UN IMPRENDITORE
Il Comune di Foggia è stato affidato a una commissione straordinaria perché sono state accertate infiltrazioni mafiose.
La decisione presa dal Consiglio dei ministri scaturisce dalla relazione prodotta dalla commissione di accesso agli atti che lo scorso marzo si era insediata negli uffici comunali, all’epoca guidati dal leghista Franco Landella, poi finito agli arresti domiciliari.
Di fatto, quindi il Comune di Foggia era già stato commissariato per le dimissioni di Landella – poi colpito dalla misura cautelare – e il Consiglio comunale sciolto.
Il lavoro dei commissari era però proseguito e, stando a quanto da loro accertato, personaggi legati ai clan della Società Foggiana nel recente passato erano riusciti a condizionare le scelte e il lavoro dell’amministrazione comunale.
I cittadini sarebbero dovuti tornare al voto nella tornata del 3-4 ottobre, ma il provvedimento assunto oggi dal Consiglio dei ministri provocherà un commissariamento molto più lungo, almeno 18 mesi.
La decisione ratificata dal governo mette un punto alla stagione di inchieste antimafia e anticorruzione che la Dda di Bari e la procura di Foggia.
Indagini portate a termine negli ultimi anni ricostruendo un quadro di commistione tra ambienti di governo della città e personaggi legati alla Società Foggiana, una delle mafie più spietate in questo momento storico, che negli anni è diventata ‘invasiva’ nel tessuto economico della città tra estorsioni e tentativo di infiltrarsi negli appalti pubblici.
LA MAZZETTA AL SINDACO DELLA LEGA E LA RETE MAFIOSA
L’arresto del sindaco dimissionario di Foggia, Franco Landella, esponente della Lega di Matteo Salvini, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione e tentata concussione.
Le indagini compiute dai poliziotti della Squadra Mobile, della Digos , dal Servizio Centrale Operativo hanno consentito di evidenziare come Landella abbia incontrato Luca Azzariti, agente della società “G-One” interessata all’aggiudicazione dell’appalto avente per il project financing sui lavori di riqualificazione e adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione nel comune di Foggia: un affare da 53 milioni di euro che la città attende dal 2016.
Secondo le accuse in quell’incontro l’ex primo cittadino ha avanzato la richiesta di una mazzetta di 500mila euro poi ridotta a 300mila facendo percepire all’imprenditore che altrimenti avrebbe potuto “mandare tutto all’aria”.
Quello che Landella non immaginava è che Azzariti potesse registrare quell’incontro e poi denunciare tutto alla magistratura.
Ma non è l’unico episodio che inchioda l’ex sindaco. Dall’attività investigativa dei poliziotti, guidati dal vice questore Mario Grassia, è emerso inoltre che il sindaco ha ricevuto un imprenditore edile Paolo Tonti, la cifra di almeno 32mila euro per il voto favorevole alla deliberazione per la proroga del programma di riqualificazione urbana cui era interessata la società di Tonti.
L’inchiesta ha svelato che parte della somma è stata poi consegnata dalla moglie del sindaco, Daniela Di Donna dipendente comunale per la quale il giudice ha disposto l’interdizione dal servizio, e a tre consiglieri comunali Antonio Capotosto, Dario Iacovangelo e Leonardo Iaccarino, quest’ultimo ex presidente del consiglio comunale balzato alle cronache per il video che lo mostrava mentre sparava dal balcone impugnando una pistola nella notte di Capodanno: è stato arrestato alcune settimane fa per peculato, corruzione e tentata induzione indebita.
Ed è così, secondo il procuratore Vaccaro, che Landella e gli altri amministratori avrebbero tradito “il dono” concesso dagli elettori con il proprio voto: “Fare il pubblico amministratore – ha detto il capo degli inquirenti foggiani – un dono che si riceve dagli elettori affinché la cosa pubblica venga gestita secondo la legge. Queste vicende mettono in luce come la funzione sia stata piegata a fini personalistici” demolendo la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni.
Ma per Vaccaro l’inchiesta dei poliziotti deve restituire quella fiducia e ricostruire il legame tra comunità e istituzioni: “questa e altre attività delle forze di polizia sono attività volte a ripristinare legalità e giustizia perché la collettività non si senta tradita e abbia ancora fiducia nelle istituzioni e nello Stato”.
(da il Fatto Quotidiano)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
“CON I CONSENSI IN CALO, LA MELONI DAVANTI E IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI CHE PROVOCHERA’ MORTI E FERITI IN CASA LEGHISTA?”,,, “MAI COME ORA IL PARTITO E’ SPACCATO, GIORGETTI STA INZIANDO LA SCALATA”
La Lega potrebbe uscire dal governo o rompere con Mario Draghi? “Ma quando
mai” risponde al telefono un parlamentare leghista di lungo corso. “Salvini e Giorgetti fanno il gioco che gli riesce meglio, quello del poliziotto buono e del poliziotto cattivo”, spiega ridendo lui che fino a qualche giorno fa se ne stava al sole di Milano Marittima.
Insomma, la tentazione della Lega di uscire dal governo che ogni tanto Salvini fa balenare è semplicemente un bluff. “Matteo con i consensi in calo non andrebbe mai alla rottura con Draghi, non è abbastanza forte per farlo ma soprattutto per la prima volta dopo molti anni ha paura di andare a votare. I consensi sono in calo e il taglio dei parlamentari provocherà ‘morti e feriti’ anche in casa leghista”.
Insomma, andare a votare sarebbe un regalo per Giorgia Meloni. Capita l’antifona?
C’è un’altra cosa poi che sconsiglia decisamente a Salvini di andare al “redde rationem”: il partito non è mai stato così diviso al suo interno, perlomeno da quando il leader è Matteo”.
Ovvero? “Con l’arrivo di Draghi al governo in molti ormai hanno più fiducia nella ‘linea’ Giorgetti che in quella del Capitano. E c’è stanchezza per le continue sbandate tra Lega di lotta e lega di governo. Bisognerebbe scegliere una volta per tutte”.
E questo per il Capitano è un grande problema anche se fa di tutto per dissimularlo, compreso organizzare strette di mano con Giorgetti ad uso e consumo dei media. E GG (così lo chiamano gli amici) che ne pensa?
“Lui vuole tutto tranne che ritirarsi dalla politica come qualcuno ha scritto” spiegano dal suo entourage. Ma si rende conto di essere diventato troppo ingombrante. E presto o tardi per lui arriverà il momento di scegliere se continuare a fare la “guardia” al Capitano oppure brillare di luce propria.
(da TPI)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA MELONI PREOCCUPATA PERCHE’ UNA SCONFITTA DI MICHETTI SAREBBE UNA SUA DEBACLE PERSONALE AVENDOLO VOLUTO LEI
Mugugni? “A me questa cosa non risulta. Sono tutti motivati, carichi, abbiamo una bellissima occasione davanti”, risponde Enrico Michetti, candidato sindaco per il centrodestra a Roma, in un’intervista al Corriere della Sera. “Ho parlato al telefono con Salvini e con i responsabili di Forza Italia a Roma, parlo spesso con Giorgia Meloni. Mi creda, siamo in un’armonia totale. Oh, almeno questa è la situazione che mi si para davanti. Sul resto non so”.
I mugugni nella coalizione, “se ci sono, e sottolineo se, riguardano forse dinamiche nazionali. Non certo le elezioni amministrative, dove siamo uniti e compatti”, insiste Michetti. Il candidato del centrodestra, dunque, non vede e non sente mal di mancia intorno a sé. Ne prendiamo atto.
Ora, però, corre l’obbligo di raccontare che nella sede di Fratelli d’Italia è scattato l’allarme rosso.
Anche lei, Giorgia Meloni, si è dovuta accorgere che il suo candidato sindaco di Roma non decolla. La voce girava già da qualche giorno negli ambienti della destra capitolina che avevano avuto modo di incontrare Michetti, ma è diventata un uragano dopo il primo dibattito pubblico tra i quattro candidati. Dove Michetti ha usato tutto il tempo a propria disposizione con frasi sull’Antica Roma manco fosse Russel Crowe nel Gladiatore.
La cosa è risultata ancora più evidente dal confronto con Gualtieri e, soprattutto, con Calenda, in grande spolvero (a proposito: sembra sia diventato il pupillo del circolo Aniene: da quelle parti riscuote consensi massimi).
Proprio Calenda, secondo i sondaggisti, starebbe approfittando della debolezza di Michetti e della totale assenza di Simonetta Matone (la candidata vicesindaco del centrodestra) per crescere moltissimo e puntare ad un ballottaggio che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile.
Calenda sta pescando non poco tra l’elettorato moderato. Nel frattempo a destra, mentre c’è addirittura chi spera in un qualche incidente di percorso per cambiare candidato in extremis, si affilano i coltelli: se la sfida di Roma non sarà vinta partirà la resa dei conti. Sul banco degli imputati finirà Fratelli d’Italia, grande sponsor di Michetti.
E Gualtieri? Nel comitato elettorale c’è fiducia che almeno una parte dei voti in libera uscita dal candidato di centrodestra possano essere drenati dalla Lista Civica guardata con attenzione da buona parte del mondo economico romano moderato per la presenza, ad esempio, di personalità come Monica Lucarelli.
“E in ogni caso” si ribadisce, “quando il primo nei sondaggi perde colpi ad avvantaggiarsene è sempre l’altro più forte, cioè Gualtieri e non Calenda….”.
Intanto, dopo aver visto, durante il programma tv Omnibus, su La7, un confronto su Roma tra Gualtieri e il vicepresidente della Camera Rampelli, nel Pd hanno tirato un sospiro di sollievo: “Meno male che hanno scelto Michetti”. Fosse stato un altro il candidato sindaco, sarebbe sta molto più dura.
(da TPI)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
L’ESCLUSIVO CLUB DEI DEPUTATI NON RICEVE FONDI DAL 2016, RAMPELLI CI PROVA MA POI BATTE IN RITIRATA… E QUESTA SAREBBE LA SEDICENTE DESTRA SOCIALE
Di primo acchito quel che verrebbe da pensare è che se il Circolo di Montecitorio
non si finanzia dal 2013 un motivo ci sarà.
Eppure c’è chi oggi, in piena crisi economica post-pandemia, vuole a tutti i costi che le casse della Camera dei Deputati tornino a foraggiare l’esclusivo “club” di parlamentari e dipendenti.
Lo si legge chiaramente nell’ordine del giorno presentato solo pochi giorni fa dal deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli
Ma partiamo da principio.
Il Circolo Montecitorio, ricorda il meloniano nell’atto istituzionale, è stato “fondato nel 1937 dal personale dell’amministrazione della Camera” e da molti anni è una “associazione sportiva dilettantistica senza fine di lucro, persegue finalità sociali e culturali con proprie iniziative a favore di categorie fragili, anziani e minori, anche in collaborazione con il competente municipio”.
Ciononostante il 20 settembre 2012, il contributo ordinario annuale a favore del Circolo è stato ridotto a 100 mila euro a decorrere dall’anno 2013, “ed è stato poi ulteriormente e progressivamente abbattuto a decorrere dal primo giugno 2013, per cessare del tutto a decorrere dal primo giugno 2016”.
Un cataclisma, secondo alcuni parlamentari dato che da allora “tutte le spese relative alla gestione del Circolo per impianti sportivi, strutture e spazi destinati al sociale sono sostenute dai soli soci, con il rischio evidente di un loro decadimento e dell’impossibilità di proseguire nelle attività sociali e culturali tanto per il circuito proprio della Camera dei depurati e suoi dipendenti, quanto per quelle aperte al territorio”.
La domanda sorge spontanea: ma quali sono le attività, tra le altre cose, del Circolo? Di tutto di più tra palestra, campi da calcio e da tennis e piscine. E poi ancora paddle, yoga, “corsi di ballo serali”. Aperti a tutti? Non proprio.
Secondo quanto si legge sullo statuto al Circolo possono iscriversi, facendone richiesta scritta i “dipendenti in servizio e in quiescenza della Camera dei deputati”, “i deputati e i senatori della Repubblica”, gli ex onorevoli, e poi soci aggregati e cioè “gli orfani, il coniuge superstite di dipendenti e di ex dipendenti della Camera dei deputati, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; coloro che svolgono attività lavorativa continuativa nell’ambito della Camera dei deputati, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; giornalisti parlamentari, dopo espressa delibera del Consiglio direttivo; soggetti esterni all’Amministrazione della Camera dei deputati la cui domanda di iscrizione sia accompagnata da lettera di presentazione di un Socio”.
Non proprio chiunque, insomma.
Eppure, ricorda Rampelli, il Circolo Montecitorio si è distinto anche per una marea di eventi nel sociale. Tutto vero. Ma siccome i soci non sono proprio diseredati e considerando il periodo di crisi economica che stiamo vivendo, ci si chiede se non sia il caso che a badare alle spese del Circolo sia il Circolo stesso.
O magari, ancora, potrebbero essere tagliate alcune delle attività “ludiche” interne per lasciar posto a quelle sociali.
Niente di tutto questo: Rampelli nel suo atto invita a “valutare l’opportunità di riscrivere nel bilancio della Camera, a decorrere dal prossimo esercizio, un contributo annuale a favore del Circolo Montecitorio, finalizzato alla conservazione di questa antica tradizione affinché non sia cancellata ma semmai arricchita”.
Risultato? Su esortazione del questore M5S Francesco D’Uva, Rampelli ha ritirato l’ordine del giorno. In attesa, forse, di tempi migliori.
(da La Notizia)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
“UNA CLASSE DIRIGENTE SENZA IDEE E SENZA VISIONE CHE SI FA GUIDARE DAI PROPRI FOLLOWER”
“Un centrodestra così meglio perderlo che trovarlo”, sancisce Claudio Cerasa sul Foglio. Aggiungendo che un centrodestra così rappresenta “una classe dirigente senza idee, senza orizzonti, senza prospettive, senza visione, inadatta a mediare, incapace di fare sintesi, decisa a farsi guidare dai propri follower senza provare minimamente a guidarli e desiderosa infine di presentarsi di fronte agli elettori con il profilo incosciente di chi è pronto a rinunciare a ogni principio di responsabilità pur di raggranellare un voto in più”.
La verità? La suggerisce lo stesso Cerasa nel suo articolo. Il centrodestra è da “vaccinare”, il centrodestra è un “corpo politico” affetto da un virus che lo rende sempre più un “corpo morto”, un morto vivente con il solo e irrazionale scopo di uccidere la buona politica, quella fatta di scelte strategiche, di decisioni responsabili, di visioni future.
Ma come è nata questa maledetta pandemia, tutta italiana, fatta di pericolosa propaganda populista? Dove è il nostro Wuhan? La causa di tutto questo?
Matteo Salvini e Giorgia Meloni, sarebbe facile rispondere. Ma no, davvero troppo facile. Bisogna andare più a fondo.
I due leader della destra sovranista italiana sono al limite i pazienti zero, gli untori oggi leader indiscussi di un esercito di zombie infettati di odio e paura.
No, la responsabilità vera di tutto questo va cercata nell’assenza della buona politica, nel vuoto assoluto di cordoni “sanitari”, di minime regole di igiene culturale e ideologica. Per troppi anni tutto è stato possibile e tutto giustificabile. Ogni zozzeria e nefandezza ideologica veniva accettata quando non addirittura applaudita. Ogni rantolo estremista veniva visto con accondiscendenza. Qualsiasi piaga morale non veniva curata ma, anzi, giustificata. Nessuna accortezza, nessuna prevenzione.
Il virus di oggi è nato nella politica malsana di ieri. Salvini e Meloni non sono altro che il frutto malato della superficiale e arrendevole indulgenza di ieri.
Cosa fare a questo punto? In primo luogo riconoscere la malattia come tale, senza stupidi negazionismi. Ed é già tardi, perché il virus estremista esiste, eccome se esiste. Ed è anche normale che gli untori, chi guadagna dalla morte della buona politica, lo neghino con tutte le loro forze: loro vivono della malattia stessa, se ne nutrono, hanno il terrore che qualcuno la combatta davvero. O che addirittura trovi l’antidoto per sconfiggerla.
Riconoscere la malattia e combatterla con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Il vaccino della cultura, intanto. E poi la medicina di un governo che finalmente decide con razionalità senza fare lurida propaganda.
Basta? No, non può bastare. Bisogna essere più duri ancora: la destra sana, che per fortuna c’è ancora trasversalmente in tutti i partiti dell’attuale alleanza, deve espellere il virus estremista. Sarà magari doloroso come tutte le amputazioni, ma se non lo facciamo la cancrena dei morti viventi prima o poi prenderà il sopravvento.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
UNA BUONUSCITA DI 4 MILIONI DI EURO APPROVATA ALL’UNANIMITA’
|Un regalo di Ferragosto da quasi quattro milioni di euro. È quello che si sono
fatti i consiglieri regionali della Puglia, con un emendamento approvato all’unanimità nell’ultima seduta prima della pausa estiva.
Un emendamento “per articolo aggiuntivo” con la firma di tutti i capigruppo, di maggioranza e opposizione, inserito nel ddl sui debiti fuori bilancio che in aula non è stato esplicitato nei contenuti né oggetto di discussione.
Per comprendere il senso politico di questa scelta è necessario tornare al novembre 2012, quando l’allora governo regionale guidato da Nichi Vendola votò per l’abolizione dei vitalizi e, con la stessa norma, abolì l’istituto dell’assegno di fine mandato con decorrenza dal primo gennaio 2013. Con effetto retroattivo, quindi recuperando tutto quello che fino ad oggi la Regione ha risparmiato, l’indennità è stata ora ripristinata, proprio a partire dal primo gennaio 2013.
A fine mandato a consiglieri e assessori spetteranno circa 35 mila 500 euro per l’intera legislatura (pari all’indennità mensile lorda di 7.100 euro moltiplicata per gli anni di mandato). Considerando che i consiglieri sono 50 (fino al 2015 erano 70) e gli assessori dieci, l’esborso totale per le casse regionali per questi 8 anni si aggira intorno ai 4 milioni di euro.
Una norma che sarebbe passata inosservata se a sollevare la polemica, giorni dopo l’approvazione, non fosse intervenuta la consigliera pentastellata Antonella Laricchia, che a quella seduta era assente.
Mentre tutti gli altri, da Fratelli d’Italia al Pd, passando per Lega e lo stesso Movimento 5 Stelle, tutti firmatari dell’emendamento, parlano di “misura riconosciuta in tutte le Regioni” che ogni consigliere legittimamente “come ogni lavoratore percepirà alla fine del mandato”. “I lavoratori sono tutti uguali, compresi noi” conferma il leghista Davide Bellomo. I grillini pugliesi annunciano però che “sarà ridotta – dice la capogruppo Grazia Di Bari – come avviene per le indennità che percepiamo da consigliere”.
Ma la collega di partito grida comunque allo “scandalo”. “Non si tratta di una normale liquidazione, come stanno cercando di far passare – dice Laricchia – , dal momento che i soldi saranno versati solo dalla Regione, mentre normalmente sono i lavoratori ad accantonare una quota mensile del loro stipendio per il tfr. Uno scandalo, specie in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, dovuta alla pandemia, in cui tanti cittadini hanno perso il lavoro e non riescono ad arrivare a fine mese. La politica invece di trovare i soldi per loro li ha trovati per se stessa”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
RENATO FARINA E’ IL NUOVO CONSULENTE DI BRUNETTA
In passato lavorava contemporaneamente come giornalista, ma anche come collaboratore retribuito dai servizi segreti militari italiani (Sismi) con il nome in codice “Betulla”, oggi l’ex deputato del Popolo della libertà Renato Farina è stato “assunto” al ministero della Pubblica amministrazione da Renato Brunetta.
La giornalista de Il Fatto Quotidiano Ilaria Proietti ha scovato il nome del giornalista “spia” tra le tabelle della presidenza del Consiglio che lo classificano dirigente con funzioni di consigliere giuridico del ministro Brunetta. Sul sito del ministero risulta invece consigliere per la comunicazione istituzionale delle pubbliche amministrazioni.
Ma qual è il problema con Renato Farina? L’ex direttore di Libero, oggi nello staff del ministro del “governo dei migliori”, in passato, come lui stesso ammise, si era messo al servizio del Sismi dell’allora direttore Niccolò Pollari e dell’ex funzionario dell’intelligence Pio Pompa fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro.
Come la notizia di “un inesistente video sulla morte in Iraq del giornalista Enzo Baldoni” – ricorda Il Fatto – e per tentare di spiare i magistrati di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici che indagavano sul sequestro Cia dell’imam Abu Omar. Per favoreggiamento dei rapitori di Abu Omar Farina patteggiò una condanna a sei mesi poi convertita in una pena pecuniaria.-
Una volta scoperto il suo rapporto con i servizi, l’Ordine dei giornalisti lombardo sospese Farina per un anno con l’accusa di aver pubblicato notizie false in cambio di denaro dal Sismi. L’Odg definì il comportamento del giornalista “incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione per aver provocato un gravissimo discredito alla categoria”.
In vista della possibile radiazione dall’Albo, nel 2007 Renato Farina si cancellò di sua iniziativa, salvo poi chiedere di ritornare alla professione. Nel 2014 gli è stato infatti ridato il tesserino. Oggi è ancora firma di Libero ma anche neo consulente del ministero di Brunetta, nonostante i tanti intoppi delle passate vicende giudiziarie.
(da La Notizia)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
“SU BUS E METRO BASTEREBBE L’OBBLIGO DI MASCHERINA FFP2”
“Green pass per salire sull’autobus e in metropolitana? Basterebbe l’obbligo di
mascherina Ffp2. Con la variante delta possiamo scordarci l’immunità di gregge”. Sono le parole del professor Andrea Crisanti a L’aria che tira – Estate, in vista dell’arrivo del green pass che dal 6 agosto sarà obbligatorio in Italia per accedere ad attività commerciali -come ristoranti al chiuso- e servizi. In base alle regole, per il momento il green pass non riguarda il trasporto pubblico.
“Gli unici sistemi covid free hanno raggiunto questo obiettivo con il tracciamento e con il controllo, non con il vaccino. I vaccini da soli non bastano, non mi stanco di ripeterlo. Non offrono una garanzia al 100%: le persone vaccinate si possono ammalare, non sappiamo quanto dura la protezione e non possiamo escludere che emergano varianti resistenti al vaccino. Le persone resistono per ipocrisie, omissioni e poca chiarezza nella comunicazione. All’inizio è stato detto che serviva quasi un atto di fede nei confronti della vaccinazione, sono stati commessi errori disastrosi nella comunicazione”, afferma.
Sull’ipotesi di una terza dose di vaccino, il virologo afferma che “non sappiamo quanto dura l’immunità” dopo l’infezione o dopo la vaccinazione. “Non credo che gli anticorpi dureranno più di 12-18 mesi. Israele ha iniziato a somministrare la terza dose nelle persone più a rischio, avremo dati da valutare”, dice.
Capitolo green pass: “Il green pass non è uno strumento di sanità pubblica, non esiste nessuna prova che il green pass modifichi la trasmissione del virus. E’ uno strumento per convincere le persone a vaccinarsi: tutto qui”, afferma Crisanti. Il green pass va utilizzato per l’accesso ai mezzi pubblici? “Basterebbe mettere l’obbligo di mascherine Ffp2 su autobus e metropolitane. Le mascherine Ffp2 abbattono la trasmissione del virus del 98%: non c’è un’altra misura che abbia un effetto simile”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2021 Riccardo Fucile
I CASI CONTINUANO A SALIRE
Sono 7.230 i positivi ai test Covid individuati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 6.596.
Sono invece 27 le vittime in un giorno (ieri erano state 21).
Sono 212.227 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia. Ieri erano stati 215.748. Il tasso di positività è del 3,4%, in aumento rispetto al 3% di ieri.
’I nuovi casi settimanali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – continuano a salire, seppur a un ritmo meno sostenuto rispetto alla settimana precedente, ma rimangono indubbiamente sottostimati dall’insufficiente attività di testing e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti.
Sono 268 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, 8 in più rispetto a ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 25 (ieri erano 14). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 2.409, in aumento di cento unità rispetto a ieri.
(da agenzie)
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