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COME IL GOVERNO HA CAMBIATO LE REGOLE DEL GREEN PASS: PRIMA I TITOLARI DI UN RISTORANTE DOVEVANO RICHIEDERE LA CARTA D’IDENTITA, POI LA NORMA E’ SPARITA

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

INCREDIBILE RETROMARCIA NELLE DUE VERSIONI… “SENZA POSSIBILITA’ DI VERIFICA DELL’IDENTITA’ DEL TITOLARE DEL GREEN PASS E’ SOLO UNA FARSA”… UN GOVERNO AL SERVIZIO DEI RISTORATORI NON DEGLI ITALIANI

Le modalità di verifica del Green pass e la possibilità di richiedere un documento d’identità sono specificate nel Dpcm del 17 giugno, ma l’esecutivo cambia le carte in tavola all’ultimo
«Certo, i titolari non potranno richiedere la carta d’identità». Queste le parole della ministra Lamorgese durante una conferenza stampa del 9 agosto 2021: «La regola è che venga richiesta la presenza del Green pass senza il documento perché, è stato detto giustamente, non essendo pubblici ufficiali non va richiesto».
Una risposta, quella della responsabile del Ministero dell’Interno, che arriva in data successiva dall’inizio dell’obbligatorietà prevista dal 6 agosto 2021 e dopo giorni di contestazioni per le modalità di verifica della certificazione verde da parte dei titolari dei locali.
Una risposta che risulta contraria a quanto riportato nel Dpcm del 17 giugno 2021, dove sono citate le modalità di verifica e la richiesta del documento d’identità.
Nel frattempo, dal sito Dgc.gov.it, scompare improvvisamente il riferimento alla carta d’identità nelle modalità di verifica.
Abbiamo contattato il Ministero dell’Interno, citando i riferimenti relativi ai decreti e al DPCM del 17 giugno, ponendo le seguenti domande senza ottenere, al momento, alcuna risposta: 1) È cambiato qualcosa nel frattempo? 2) Il Dpcm non considera affatto i titolari dei locali? In mancanza di una verifica del documento di fronte a un Green pass di proprietà altrui, cosa potrebbe succedere al titolare del locale?
Le modifiche delle FAQ sul sito ufficiale
Nel sito dedicato alla Certificazione verde Covid-19, ossia Dgc.gov.it, è presente un’area dedicata agli operatori che utilizzeranno l’App VerificaC19. Qualcosa non quadra e qualcuno se ne rende conto, come la Vitalba Azzollini che condivide via Twitter uno screen dl SkyTG24 dove vengono rese note le modifiche apportate al sito istituzionale con la scomparsa della possibilità di verificare il Green pass con un documento d’identità.
L’ultimo salvataggio disponibile prima della modifica risale al 5 agosto 2021, il giorno prima del via all’obbligatorietà previsto per il 6 agosto, dove leggiamo:
“L’interessato, su richiesta del verificatore, esibisce un proprio documento di identità in corso di validità ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dall’App”
Il testo presente almeno fino al 5 agosto 2021
Ecco, invece, l’attuale dicitura presente nel sito:
“Ai verificatori basta inquadrare il QR Code della certificazione verde Covid-19, che si può esibire in formato cartaceo o digitale, e accertarsi della validità e dei dati identificativi”
Gli aggiornamenti dell’App VerificaC19
Una volta riscontrata la validità del Green pass tramite l’applicazione VerificaC19, fornita dal Ministero della Salute, viene riportata la seguente dicitura al verificatore: «Per completare la verifica è necessario confrontare i dati anagrafici qui sotto riportati con quelli di un valido documento d’identità (es. Carta d’identità)».
Qualcosa, nel frattempo, è cambiato.
Risulta un aggiornamento, datato 5 agosto 2021 come riportato da Play Store, con il passaggio alla versione 1.0.3 che mostra due schermate iniziali diverse. Nella 1.0.3 viene riportato l’avviso dell’ultimo aggiornamento e un link al sito ufficiale con le FAQ che, come abbiamo citato in precedenza, sono state modificate.
Abbiamo utilizzato entrambe le versioni con due cellulari, ciò che risulta interessante è che a seguito della conferma della validità del Green pass ci viene riportato, ancora una volta, il messaggio relativo al controllo del documento d’identità: «Per completare la verifica è necessario confrontare i seguenti dati anagrafici con quelli di un documento d’identità valido».
Chi sono i verificatori?
Ecco l’elenco dei verificatori riportato dal Decreto del Presidente del 17 giugno 2021 sempre all’articolo 13:
Alla verifica di cui al comma 1 sono deputati:
a) i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni;
b) il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, iscritto nell’elenco di cui all’art. 3, comma 8, della legge 15 luglio 2009, n. 94;
c) i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati;
d) il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati; e) i vettori aerei, marittimi e terrestri, nonché i loro delegati;
f) i gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali, in qualità di visitatori, sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.
3. I soggetti delegati di cui alle lettere c), d), e) ed f) del comma 2 sono incaricati con atto formale recante le necessarie istruzioni sull’esercizio dell’attività di verifica.
Il DPCM e le modalità di controllo
All’articolo 3 del decreto 23 luglio 2021, quello relativo all’impiego dei certificati verdi Covid19, leggiamo al punto 4 la seguente spiegazione:
I titolari o i gestori dei servizi e delle attività di cui al comma 1 sono tenuti a verificare che l’accesso ai predetti servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni di cui al medesimo comma 1. Le verifiche delle certificazioni verdi COVID-19 sono effettuate con le modalità indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato ai sensi dell’articolo 9, comma 10.
Tra le attività presenti al comma 1 dell’articolo 3 troviamo, ad esempio, i «servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, di cui all’articolo 4, per il consumo al tavolo, al chiuso». A quale decreto del Presidente del Consiglio dei ministri fa riferimento il punto 4 per indicare le modalità di verifica? A quello del 17 giugno 2021 («Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021») dove all’articolo 13 leggiamo comma 4:
L’intestatario della certificazione verde COVID-19 all’atto della verifica di cui al comma 1 dimostra, a richiesta dei verificatori di cui al comma 2, la propria identità personale mediante l’esibizione di un documento di identità.
Un decreto già contestato dai titolari dei locali, contrari all’essere in qualche modo equiparati alle Forze dell’Ordine.
Contestazioni presentate proprio a seguito del Dpcm, come riportato in un articolo de Il Messaggero che citava il controllo del documento d’identità: «Al momento della verifica, laddove positiva, l’app fornirà l’informazione del possesso di una certificazione verde e nel contempo i dati del soggetto. Il partecipante, su eventuale richiesta del “controllore”, sarà tenuto per l’art. 13, comma 4 a mostrare all’addetto alla verifica un proprio documento di identità»
Non c’è l’obbligo, ma cosa rischia l’esercente?
Durante l’intervista a La Stampa, ospite del programma 30 minuti al Massimo, la ministra Lamorgese ha dichiarato quanto segue:
“Faremo una circolare come Viminale […] Ho visto che c’è stato un po’ di confusione su questo anche in alcune interviste rese dalle televisioni, rese proprio dagli esercenti, ma nessuno ha chiesto loro di chiedere il documento d’identità.”
C’è da dire che nel Dpcm non si impone un obbligo per i titolari dei locali di richiedere un documento d’identità, mentre pone il titolare del Green pass nella condizione di dover mostrare tale documento solo su richiesta del verificatore.
Risulta evidente che quest’ultimo può anche non procedere, ma cosa potrebbe succedere nel caso in cui si presentasse un cliente con la certificazione verde di un’altra persona?
L’esercente rischia di ritrovarsi a pagare la sanzione pecuniaria per non averne verificato la titolarità? Anche questa domanda è stata posta al Ministero dell’Interno, senza ottenere risposta.
«Dopo le proteste dei ristoratori si cambia rotta. Presa in giro totale. Il Dpcm era chiaro (e vedremo come saneranno il problema di gerarchia delle fonti: FAQ e circolari derogano a Dpcm?). Senza possibilità di verifica dell’identità del titolare del greenpass, è solo una farsa» scrive la giurista di Vitalba Azzollini.
(da Open)

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DUE EURO ALL’ORA IN NERO PER FARE L’ANIMATRICE DI UNA COLONIA ESTIVA: QUESTA E’ L’ITALIA DEI “PRENDITORI”

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

LA GIOVANE HA DENUNCIATO LA PROPOSTA ALL’ISPETTORATO DEL LAVORO CHE NON HA MOSSO UN DITO

Due euro all’ora senza contratto, in nero. Con un impegno dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 17:30 con paga mensile di 400 euro per svolgere il ruolo di responsabile animatrice presso una colonia estiva per bambini di Latina.
Laura è una dei tanti giovani italiani che dovrebbe imparare a “sudare” anziché stare sul divano a percepire il Reddito di Cittadinanza, con la differenza che lei, come moltissimi, sul divano non ci sta. Il 22 giugno ha chiesto aiuto all’Ispettorato del Lavoro di Latina ma ad oggi non ha ricevuto risposta.
Due euro all’ora senza contratto, in nero, per fare l’animatrice presso una colonia estiva dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 17:30. Questa l’offerta che una giovane ventiduenne si è vista recapitare dopo che aveva risposto a un annuncio di lavoro apparso su un sito di annunci di lavoro.
“Ho chiamato per sapere se quanto meno ci fosse un contratto perché a detta sua è solo un lavoro stagionale, perciò in nero” confida a Fanpage.it Laura N., che vuole rimanere anonima.
“Quindi lei mi sta pagando 2 euro l’ora per 9 ore e mezza al giorno in nero?”, “Sì”, ha risposto molto candidamente la titolare, che si è poi giustificata dicendo “guarda che io ho lavorato per una struttura simile per le stesse ore, in nero, ma a 300 euro”.
Laura avrebbe voluto risponderle che a maggior ragione, visto che lo sfruttamento lavorativo l’ha vissuto in prima persona, non dovrebbe proporre cose simili, ma la sorpresa e lo sconforto le hanno impedito di dare una risposta adeguata.
Laureata in Scienze Politiche e intenzionata a proseguire gli studi con una specialistica in Relazioni Internazionali, Laura è una dei tanti giovani italiani che dovrebbe imparare a “sudare” anziché stare sul divano a percepire il Reddito di Cittadinanza, con la differenza che lei, come moltissimi, sul divano non ci sta.
Si è pagata gli studi svolgendo due lavori, quello di rider e quello di addetta alle registrazioni delle lezioni presso un liceo della zona. “Con il delivery non c’è una paga fissa oraria perché vengo pagata a consegna. Però lavorando nel weekend si lavora parecchio e riesco anche a guadagnare €50 per 3-4 ore, onesto”. E le registrazioni? “4 euro a lezione registrata”.
A mente fredda, Laura ha deciso di denunciare l’accaduto e si è rivolta all’Ispettorato del Lavoro di Latina tramite mail il 22 giugno. Ad oggi, nessuna risposta.
“Dove vogliamo andare se quelli che dovrebbero controllare il lavoro fanno orecchie da mercante?”. Un’assenza di controllo doppiamente colpevole, perché ad andarci di mezzo non c’è soltanto una giovane donna che vuole guadagnarsi da vivere lavorando in regola e possibilmente con una paga degna da un Paese del G8.
Ad andarci di mezzo, potenzialmente, ci sono anche gli oltre 50 bambini che frequentano la colonia estiva, perché, anche ipotizzando che per quelle cifre accetti una persona qualificata a gestire dei minori, senza un contratto, qualora dovesse succedere qualcosa, chi ci va di mezzo? Chi risponde in tribunale? Chi paga?
Domande che evidentemente non solleticano le coscienze degli impiegati dell’Ispettorato del Lavoro di Latina.
“Io ho rinunciato a quel posto, ma so di per certo che qualcun altro ha accettato quelle condizioni. E mi fa male. È tutto un sistema sbagliato”, dice Laura.
Le chiediamo cosa pensa della narrazione imperante che vorrebbe i giovani di oggi “bamboccioni” e impigriti dal Reddito di Cittadinanza: “Fermo restando che non c’è niente di male a percepire il Reddito di Cittadinanza in un momento di difficoltà, io credo che il lavoro dia dignità. Secondo me chiunque preferirebbe lavorare piuttosto che vivere di sussidi. Ma ci sono persone che si permettono di pagare un lavoratore 2 euro all’ora e di ammetterlo senza battere ciglio, come se fosse una cosa normale. È disumano. Lo Stato, le autorità competenti e i politici dovrebbero far sentire sbagliate e parassite queste persone, non i giovani che si sottraggono al ricatto del lavoro”.
(da Fanpage)

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DALLE OFFERTE DI LAVORO AI REQUISITI: COME CAMBIERA’ IL REDDITO DI CITTADINANZA

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

VERRA’ SCISSO IL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA POVERTA’ DALLE POLITICHE DEL LAVORO

Nell’ultimo discorso prima della pausa estiva, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto che «è troppo presto» per parlare di possibili modifiche al Reddito di cittadinanza, puntualizzando tuttavia che ne condivide appieno «il concetto che ne è alla base».
E la misura, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle e di cui beneficiano attualmente 1,2 milioni di famiglie, continua a essere al centro del dibattito anche in vacanza. Il nodo principale da sciogliere riguarda le politiche attive sul lavoro. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Anpal, infatti, se il numero di percettori del sussidio supera il milione, poco meno di 400mila persone ha sottoscritto il patto per il lavoro.
E così il governo starebbe pensando a uno spacchettamento della misura in due parti distinte, seppur parzialmente comunicanti. Da un lato il sostegno economico a chi è in difficoltà, dall’altro la riforma dei processi d’inserimento sul lavoro per i percettori del Rdc.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha istituito un comitato per la valutazione del Reddito di cittadinanza, presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno, per individuare i punti fallaci o deboli, al fine di riformarli.
Nell’ipotetica riforma della misura, da un lato verrebbero anzitutto ridefiniti i requisiti di accesso al sussidio, alcuni dei quali ritenuti troppo stringenti, come il moltiplicatore troppo basso per le famiglie numerose, l’obbligo di residenza in Italia di 10 anni per gli stranieri e, ancora, l’assenza di differenziazione regionale, per esempio, valutando il parametro di costo della vita.
Al contempo, dovrebbero aumentare i controlli verso gli attuali beneficiari, per valutare se effettivamente hanno diritto al sussidio, affinché il nuovo Rdc diventi una misura di sostegno universale contro la reale povertà. Sul fronte delle politiche attive sul lavoro, invece, potrebbe esserci l’introduzione di corsi di formazione e di riqualificazione professionale obbligatori per i percettori del sussidio, affinché le competenze possano collimare sempre più con le richieste di specializzazione delle aziende.
Ma queste sono solo ipotesi fluttuanti che resteranno in sospeso almeno sino al termine della pausa estiva. E a settembre, o forse ancor più in là nel tempo, anche la possibile riforma del Rdc potrebbe iniziare a delinearsi meglio e trovare sintesi tra le diverse posizioni dei partiti che supportano l’esecutivo.
(da agenzie)

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LA CINA SI INCAZZA CON GASPARRI PER AVERE DEFINITO IL PAESE “VERGOGNA DEL MONDO”: “QUESTA E’ ISTIGAZIONE ALL’ODIO”

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

PARLA QUELLO CHE SI E’ DIMENTICATO DI DEFINIRE NELLO STESSO MODO TRUMP E AL SISI

Il senatore di Forza Italia ha ricevuto una risposta dall’account ufficiale della sede diplomatica. Che ha definito le sue parole come «un’istigazione alla discriminazione e all’odio»
Non se l’aspettava una risposta ufficiale, forse, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che sul suo account Twitter aveva definito la Cina come «la vergogna del mondo» e che, poco dopo la fine dei Giochi di Tokyo, aveva scritto: «È un bene che gli Usa superino nel medagliere delle Olimpiadi la Cina che diffonde virus e inquina il pianeta: sono la vergogna del mondo, un dovere disprezzarli».
E invece i vertici della diplomazia di Pechino in Italia hanno ribattuto sempre via social alle parole del politico.
La reazione dell’ambasciata cinese in Italia
«Le calunnie contro la Cina del senatore Gasparri sono un’istigazione alla discriminazione e all’odio. Le condanniamo fermamente», si legge nel tweet ufficiale della sede diplomatica in via Bruxelles, a Roma, dove si sottolinea il razzismo all’interno del contenuto del politico.
«Il rispetto per un altro Paese e il suo popolo è il minimo che ci si dovrebbe aspettare da un parlamentare», comunicano i diplomatici sulla piattaforma, «purtroppo ha fallito miseramente».
In un tweet successivo, la sede diplomatica ha quindi auspicato che «i rapporti sino-italiani, l’amicizia e la cooperazione tra i due popoli si svilupperanno costantemente, inalterati dal virus dell’odio politico”
(da agenzie)

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CERCANO GIA’ DI DEPOTENZIARE IL GREEN PASS: LEGA, SINDACATI E UN PEZZO DEL M5S ALL’OPERA

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

UNA PAGLIACCIATA SE POI NON LO FAI RISPETTARE, BASTAVA RENDERLO OBBLIGATORIO COME IN TANTI CASI IN PASSATO

Introdotto il green pass parte la corsa a smontarlo. Una strana coalizione formata da sindacati, Lega e parte del Movimento 5 stelle annuncia battaglia.
Il mirino è fissato su settembre, quando il decreto arriverà in Parlamento per essere convertito in legge, e le pressioni per modificarlo già si affastellano sulla scrivania di Palazzo Chigi.
È partito Maurizio Landini: “Non è accettabile introdurre una logica punitiva e sanzionatoria nei confronti di chi lavora”, tuona il segretario generale della Cgil, che oggi insieme alle altre parti sociali ha incontrato il ministro del Lavoro Andrea Orlando. L’obiettivo immediato sono le sanzioni per chi accede alle mense aziendali – equiparate agli altri punti di somministrazione di cibo – senza il certificato verde, il pensiero sul medio periodo è al pacchetto lavoro che il governo vuole varare scavallato il Ferragosto.
Il lavoro dell’esecutivo ha subito un rallentamento, complici le ferie estive, ma si ragiona sull’opportunità di fissare dei paletti anche per le aziende, soprattutto quelle che impiegano centinaia o migliaia di lavoratori, e per chi è costretto a stare a stretto contatto con il pubblico.
Il quadro non è ancora chiaro, e una fonte del governo spiega che “se la campagna vaccinale mantiene il suo ritmo di marcia e sarà ragionevole prevedere entro fine settembre l’80% della popolazione vaccinata potrebbero non essere necessari interventi”.
La materia è delicata e complessa, ma Landini mette le mani avanti: “Sia chiaro, il sindacato sta invitando tutti i lavoratori a vaccinarsi e non abbiamo nulla di principio contro il green pass, ma se il governo pensa che il vaccino debba essere obbligatorio, lo dica e approvi una legge. Abbiano il coraggio di farlo! Non si può pensare di raggiungere il medesimo obiettivo in maniera surrettizia, a danno di chi lavora”.
Schermaglie di una battaglia che vede Confindustria schierarsi sul fronte opposto, favorevole a un’applicazione estensiva del lasciapassare.
Orlando ha incontrato venerdì scorso il collega Roberto Speranza, con il quale hanno iniziato a fare il punto della situazione in vista di settembre. Da Palazzo Chigi si monitora con attenzione la situazione, e raccontano che Draghi si stia muovendo con i piedi di piombo: il premier non vuole procedere attraverso forzature, vuole far maturare un punto di caduta affinché la soluzione che si troverà non risulti un’imposizione.
Ma il capo del Governo deve guardarsi anche sul fronte scuola. Lega e Movimento 5 stelle annunciano un fuoco di sbarramento soprattutto sulle sanzioni al momento previste per docenti e personale che rifiuteranno l’utilizzo del green pass, fissate nel decreto in sospensione dallo stipendio dopo cinque giorni di assenza.
A muoversi tra le fila dei vecchi alleati non carneadi, ma i sottosegretari mandati a marcare Patrizio Bianchi.
Apre le danze Rossano Sasso, esponente del Carroccio: “Occorre una riflessione politica sul carattere impositivo della norma. Siamo sicuri che sospendere i docenti sprovvisti di green pass e lasciarli senza stipendio sia la mossa giusta? Siamo proprio certi che i dirigenti scolastici abbiano mezzi e uomini per trasformarsi anche in vigilanti, pena essere sanzionati anche loro?”.
Il sottosegretario spiega che la Lega è “al lavoro per migliorare il testo”, un modo educato per dire che via Bellerio pretende di cambiarlo. E dopotutto dalle camicie verdi arrivano anche segnali di vicinanza alla battaglia di Landini sulle mense aziendali, segno che il percorso parlamentare del testo sarà tutt’altro che tranquillo.
Tanto più che a queste posizioni si saldano quelle di una robusta parte del Movimento 5 stelle: “Ritengo che le sanzioni pecuniarie contro i dirigenti scolastici e il personale scolastico siano un accanimento”, rilancia la sottosegretaria a viale Trastevere Barbara Floridia. Che aggiunge: “Sono favorevole al green pass e anche al fatto che si debbano prendere provvedimenti per omesso controllo o per assenza del green pass. Ma non con le sanzioni amministrative.
Ci sono tanti metodi. È davvero troppo sospendere i docenti e il personale Ata e togliere lo stipendio a chi dopo cinque giorni”. Floridia propone un semplice cambio di mansione, che Sacco però non condivide. Entrambi tuttavia puntano a ridimensionare la portata del provvedimento varato appena la settimana scorsa. A settembre sarà battaglia.
(da agenzie)

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VOLANO GLI STRACCI A DESTRA, PER FDI “INSENSATO IL PARTITO UNICO”

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

BERLUSCONI AVEVA APPENA DICHIARATO L’OPPOSTO

Francesco Lollobrigida, risponde alle parole di questa mattina del presidente di Forza Italia che si è detto ottimista sulla possibilità di costruire il partito unico di Centrodestra.
Volano gli stracci mentre è sempre più evidente che si sia in atto un tentativo di fare le scarpe agli ex missini della destra.
“Ha ragione Silvio Berlusconi quando afferma che nel 2023 sarà necessario essere coesi con valori e programmi comuni per vincere le prossime elezioni politiche. Su una cosa però credo che l’auspicio di Berlusconi non sia condivisibile ed è quella di riproporre l’idea del partito unico che, con l’attuale sistema elettorale e le differenze che ci sono all’interno della coalizione, che noi consideriamo una peculiarità e una ricchezza, non ha senso di esistere”.
Con queste parole il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, risponde alle parole di questa mattina del presidente di Forza Italia che si è detto ottimista sulla possibilità di costruire il partito unico di Centrodestra.
E se Forza Italia e Lega (più le altre forze minori del Centrodestra) fanno il partito unico come reagisce Fratelli d’Italia? “Noi gli facciamo i migliori auguri. Lavoreremo sempre con gli alleati, con serenità per vincere le prossime elezioni come afferma Berlusconi. Ma alle Politiche come alle elezioni amministrative di ottobre sulla scheda elettorale ci sarà sicuramente il simbolo di Fratelli d’Italia”, spiega Lollobrigida.
Che sull’elezione del presidente della Repubblica nel 2022 non si sbilancia: “Giorgia Meloni ha detto che un buon motivo per votare Mario Draghi sarebbe quello di arrivare alle elezioni già l’anno prossimo, senza aspettare il 2023, ma da nessuna parte si parla ancora dell’elezione del nuovo Capo dello Stato e non voglio certo aprire io il dibattito oggi”, conclude il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia.
(da agenzie)

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LUKASHENKO ANNUNCIA IL SUO RITIRO “MOLTO PRESTO”, ENNESIMA PRESA PER I FONDELLI DI UN CRIMINALE

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

DECINE DI MIGLIAIA DI OPPOSITORI ARRESTATI, MOLTI SCOMPARSI, ASSASSINATI E TORTURATI

Un anno dopo le elezioni in Bielorussia, i brogli, le mobilitazioni e le proteste contro il risultato delle urne, il presidente bielorusso Lukashenko ha annunciato che presto lascerà la presidenza.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, Aleksander Lukashenko non ha dato una data precisa, ma ha confermato che avverrà «presto, molto presto».
Il presidente bielorusso, al potere dal 1994, è stato eletto per un mandato di altri cinque anni nell’agosto nel 2020, durante elezioni che l’hanno visto battere la candidata dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, con un risultato che la popolazione e la comunità internazionale non hanno mai riconosciuto legittimo.
Dopo l’elezione, Svetlana Tikhanovskaya è stata costretta a rifugiarsi con la famiglia in Lituania per paura di ritorsioni. Mentre l’altra candidata all’opposizione, Maria Kolesnikova è stata rapita a settembre 2020, e portata poi in carcere.
A maggio, il presidente aveva inoltre ordinato il dirottamento di un aereo diretto a Vilnius da Atene su cui viaggiava il giornalista Roman Protasevich.
Il reporter è stato così catturato dalle autorità bielorusse e si trova tutt’ora in carcere. La sua detenzione «è stata ordinata dall’Occidente» ha commentato oggi Lukashenko. In questo anno di mobilitazioni e proteste, duramente represse dalle autorità bielorusse, sono state arrestate circa 37mila persone.
Alcune sono scomparse, e altre sono state uccise dalla polizia.
Tante le testimonianze della brutalità e dei metodi di tortura usati nelle carceri bielorusse contro i cittadini che avevano espresso in modo non violento la loro opposizione al risultato dell’elezione.
Intanto, proprio nell’anniversario dell’inizio delle proteste, il governo di Boris Johnson ha approvato nuove sanzioni contro Minsk. Parlando di elezioni fraudolente, il ministro degli Esteri, Dominic Raab, ha precisato che le nuove sanzioni si aggiungono a quelle imposte il 21 giugno scorso d’intesa con Usa, Ue e Canada e coinvolgono alcuni scambi commerciali residui, aspetti finanziari e lo stop alla manutenzione della «lussuosa flotta di aerei» presidenziali bielorussi.
(da agenzie)

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IL DEPUTATO STACANOVISTA ASSENTE SOLO UN VOLTA SU 9.000: “CHI MANCA? BASTA VOLER ESSERCI…”

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

MARCO BELLA, PROFESSORE UNIVERSITARIO E DEPUTATO M5S

Marco Bella, professore universitario e deputato M5S, lei da inizio legislatura ha partecipato a 9.065 votazioni su 9.066 totali. È un vero stacanovista.
Come fa a essere sempre presente? «In realtà, è tutta la squadra dei parlamentari del Movimento ad essere tra i più presenti in Aula. Se i cittadini ci hanno dato la loro fiducia la dobbiamo ripagare mostrando loro rispetto ed essendo al nostro posto il più possibile».
Da docente di chimica, applica quindi un rigore scientifico alla politica?
«In politica bisogna ascoltare e rispettare tutte le sensibilità. L’impegno di chi dirige un laboratorio di ricerca con tanti collaboratori e di chi ha l’enorme responsabilità di rappresentare i cittadini sono simili».
Mai nemmeno un’influenza, un imprevisto, un impegno inderogabile in famiglia?
«La mia unica assenza è stata a marzo 2020 quando, nel pieno della pandemia, la presenza in Aula era stata contingentata e, avendo un problema di salute, abbiamo deciso insieme ai colleghi che la mia presenza non era indispensabile».
Ci può raccontare un episodio in cui è riuscito a liberarsi pur di rifiondarsi a Montecitorio per votare?
«In realtà no, perché le sedute sono annunciate con largo anticipo. Chi vuole esserci sa quando la sua presenza in Aula è richiesta, come avviene per qualsiasi altro lavoratore».
Approvata la fiducia sulla riforma della Giustizia, e mentre prosegue la lotta contro la pandemia, il parlamento si concede ferie per tutto agosto. Le sembra giusto o si poteva evitare?
«Chiariamo che non ci sono ferie, semplicemente non ci sarà attività d’Aula, i parlamentari devono essere sempre disponibili e sono sempre al lavoro. Il 6 di settembre arriverà il decreto sul Green Pass, noi siamo al lavoro già ora da remoto per presentare degli emendamenti».
Il Movimento ha approvato nuove norme per le restituzioni. 1.500 euro per la restituzione alla collettività e mille per il Movimento. È in pari anche con il vecchio sistema che registrava molti morosi? E con quello nuovo?
«Ovviamente sì, perché era un altro degli impegni presi con i cittadini. Per le ben note vicende il sito della rendicontazione di Rousseau non è stato aggiornato e non è neppure più raggiungibile, ma sul nuovo sito del Movimento c’è l’elenco di tutti i versamenti dei parlamentari, come d’altronde prescrive la legge».
Con questo curriculum, le piacerebbe essere nella nuova squadra di un altro professore, Giuseppe Conte, per contribuire alla rifondazione del Movimento?
«La squadra non è composta solo da coloro che scendono in campo in prima persona, ma da tutta la vasta comunità che compone il M5S. Penso che chiunque delle migliaia di attivisti, consiglieri comunali sindaci, consiglieri regionali e parlamentari possa dare il proprio contributo ed essere coinvolto in molti modi».
Lei è romano. Sinceramente, è soddisfatto di quanto fatto da Virginia Raggi?
«Ho sostenuto Virginia fin dal primo momento. Da quando è diventata sindaca ha ricevuto ogni tipo di attacco, ha affrontato sfide difficilissime ma ne è uscita sempre a testa alta. Governa una città grande undici volte Milano, ha risanato il bilancio e ha messo mano a situazioni considerate impossibili. Sarebbe un peccato lasciare tutto proprio adesso. Lei non trova?».
(da agenzie)

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SUPERMERCATI A SECCO IN INGHILTERRA, IL GOVERNO CHIEDE AIUTO AI MILITARI

Agosto 9th, 2021 Riccardo Fucile

100.000 CAMIONISTI IN MENO A CAUSA DELLA BREXIT

Scaffali semivuoti, prodotti che scarseggiano: in alcune zone del Regno Unito la Brexit, la pandemia nonché l’alto numero di cittadini costretti a isolarsi perché entrati in contatto con un caso di Covid hanno avuto un impatto sulla catena logistica di distribuzione del cibo e altri generi di prima necessità tanto che per sbloccare la situazione l’esercito è pronto a entrare in azione.
Il problema è la mancanza di camionisti , 100mila in meno rispetto a tempi pre-Covid secondo i dati della Road Haulage Association (RHA), l’associazione per gli autotrasporti.
Stando alla stampa britannica si tratta prevalentemente di cittadini dell’Est Europa che con le restrizioni sugli spostamenti dovuti al virus e alla Brexit hanno optato per altri paesi.
Un portavoce di Downing Street ha confermato che l’intervento dell’esercito è tra le opzioni allo studio per far fronte alla situazione che, stando alle principali catene di supermercati del paese, è grave: «Riusciamo a malapena a tenere la testa fuori dall’acqua», ha spiegato Chris Hall, capo del settore logistico di Asda.
Sul fronte militare sarebbero duemila gli autisti del Royal Logistics Corps pronti a intervenire. Per accelerare l’operazione potrebbero essere inviati in varie zone del paese e alloggiare in alberghi e ostelli.
La pandemia ha bloccato gli esami per le patenti e per la RHA migliaia di futuri guidatori di tir sono in attesa delle prove per ottenere i documenti necessari a svolgere l’attività, ma non abbastanza per far fronte alla carenza. «Predisporre l’intervento dell’esercito è una soluzione a breve termine», ha sottolineato un portavoce dell’associazione. «Dobbiamo chiederci come attirare i guidatori che ci servono».
(da agenzie)

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