Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
CENTINAIA IN CODA GIA’ DUE ORE PRIMA DELL’APERTURA: “VOLA ALTO, TI ABBRACCIAMO PER SEMPRE”
Circa 3mila persone si sono recate già alla camera ardente di Gino Strada, il fondatore di Emergency, aperta sabato a Milano.
L’urna con le ceneri del medico si trova nella sede milanese dell’Ong, in via Santa Croce. Tra i primi a rendere omaggio è stato il sindaco Giuseppe Sala, che al suo arrivo a “Casa Emergency” ha detto: “Sono qui nella duplice veste di sindaco e di amico. Con me ho tanti ricordi di momenti vissuti assieme”.
“Di Gino apprezzavo quello che ha fatto, ma secondo me aveva una caratteristica particolare: conoscendo molta gente importante, che ha fatto cose, che ha avuto vite significative – ha aggiunto il primo cittadino di Milano -, lui non parlava mai al passato, non sentiva mai il bisogno di dire ‘ho fatto’, ‘ho detto’, ma guardava sempre avanti, guardava al futuro e in questo era veramente straordinario e unico”.
A proposito invece della possibilità che la città di Milano possa dedicare una via o un luogo a Gino Strada, Sala ha risposto: “Ho sentito la moglie e la presidente di Emergency in questi giorni, ma abbiamo deciso per ora di pensare solo a questa giornata. Credo che sia importante dedicargli qualcosa che rimanga, ma anche un momento di ricordo, come credo abbia voluto lui. Un momento anche allegro, anche vivo. Però ci penseremo a valle di questa giornata”.
Fin dal primo pomeriggio centinaia di persone si sono messe in coda sotto il sole in attesa dell’apertura della camera ardente, per l’ultimo saluto a Strada.
Si sono visti la vicesindaca Anna Scavuzzo, l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti accompagnato dalla moglie Milly e dal figlio Angelomario, l’attore Flavio Insinna, il segretario della Cgil Maurizio Landini, il presidente del gruppo Abele-Libera, accolto da uno scroscio di applausi, don Luigi Ciotti, il sottosegretario ai rapporti internazionali della Regione Lombardia Alan Rizzi, l’ex leader di Democrazia proletaria Mario Capanna. La camera ardente sarà visitabile domenica dalle 10 alle 22 e lunedì dalle 10 alle 14.
“Strada ha creato comunità di valori forti” Rossella Miccio, presidente di Emergency, ha commentato così la lunga fila di persone in attesa di dare l’ultimo saluto a Strada: “Gino ha saputo creare una comunità di persone legate da principi e valori forti che vanno al di la’ delle barriere, dei colori della pelle e delle religioni. Credo che questo sia davvero il messaggio forte che ci lascia e che ci impegniamo a portare avanti”. Presente anche Don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione antimafia Libera. “Se c’è una parola che Gino Strada pronuncerebbe oggi, sarebbe ‘coraggiò e ‘urgenza’, perché quello che sta succedendo ha bisogno di una risposta immediata da parte di tutti con responsabilità”, ha detto dopo la sua visita. “Questa coda urla che è necessario essere attenti a sostenere e incoraggiare”, ha aggiunto don Ciotti. “Ho visto che tante persone, tanti volontari, che sono venuti qui contro quell’olocausto che si sta consumando nei nostri mari. Ci sono degli olocausti che hanno bisogno del nostro impegno, della nostra responsabilità, lo chiediamo alla politica, perché questa è un’Europa che fa più cassa comune che casa comune”, ha aggiunto. “Il mio modo per rendere viva la sua memoria è fare in modo che non diventi cronaca, ma diventi testimonianza per graffiare di più le coscienze anche per rispetto con quello che sta succedendo in questo momento”.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
ATTI VANDALICI IN EMILIA ROMAGNA E TOSCANA
Dopo le fake news, sono iniziati veri e propri assalti agli hub vaccinali e minacce ai
medici che si rifiutano di rilasciare false certificazioni per evitare di fare il vaccino.
I no vax sono una minoranza nel Paese, ma rumorosa e in parte pericolosa.
Ieri lo Spallanzani di Roma ha fatto sapere che l’82% dei pazienti ricoverati per Covid è non vaccinato e solo il 6% è composto dai vaccinati con doppia dose.
Dati che dovrebbero stroncare sul nascere qualsiasi discussione sul farmaco contro il virus, ma timorosi, complottisti e portatori di oscuri interessi non cedono, mettendo a rischio se stessi e anche gli altri.
I BLITZ.
Ignoti, la notte scorsa, hanno imbrattato con scritte “no vax” i muri esterni del Mandela Forum di Firenze che, da quando è iniziata la campagna vaccinale, è diventato l’hub del capoluogo toscano per la somministrazione dei vaccini. Un episodio su cui sta indagando la Digos e subito condannato dal governatore Eugenio Giani. Blitz analoghi sono stati inoltre compiuti ai danni degli hub vaccinali in Emilia Romagna, alla Fiera di Cesena, all’Esp di Ravenna e alla sede spoke di San Pietro In Vincoli. Strutture imbrattate da scritte e simboli che hanno danneggiato la segnaletica e la cartellonistica posta all’esterno delle stesse. “C’è qualcosa che non funziona nella testa di chi si rende protagonista di gesti così incivili. Siamo più forti di qualsiasi coglione perché per fortuna gli emiliano-romagnoli stanno vaccinandosi in tanti”, ha affermato il governatore Stefano Bonaccini.
FUORI DI TESTA.
C’è chi sta andando anche oltre. Diversi no vax non vogliono subire restrizioni, vogliono circolare liberamente e allo stesso tempo non vogliono vaccinarsi. Per superare i paletti rappresentati dal Green Pass, molti di loro stanno quindi addirittura minacciando i medici, per cercare di farsi rilasciare una falsa certificazione attestante patologie che non consentono la vaccinazione. Un fenomeno inquietante, per cui venti senatori dem hanno presentato un’interrogazione al ministro della salute Roberto Speranza (nella foto).
“Chiediamo al ministro di dare solidarietà attiva ai medici di famiglia che subiscono minacce e intimidazioni da no vax e negazionisti solo perché applicano le regole e non si piegano a richieste improprie di rilasciare certificati di esenzione dalla vaccinazione anti-Covid-19”, ha dichiarato la senatrice Tatjana Rojc, del Pd. “Il ministro della salute – hanno specificato la senatrice Rojc e gli altri 19 senatori – chiarisca in modo definitivo e inequivocabile che il rilascio della certificazione di esenzione alla vaccinazione anti Sars-Cov-2, da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta non è discrezionale ma è subordinato esclusivamente alla presenza di patologie preesistenti già documentate e specificatamente elencate nella menzionata circolare ministeriale”.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
ALMENO TRE I MORTI NELLA CALCA
In Afghanistan le operazioni di evacuazione proseguono a rilento. All’esterno dell’aeroporto Hamid Karzai migliaia di persone attendono nella speranza di riuscire a salire a bordo di un volo per lasciare il Paese, con i talebani che continuano a ostacolare l’accesso allo scalo.
Nella mattina di oggi, 21 agosto, è arrivato a Kabul il leader talebano Abdul Ghani Baradar, annunciando l’intenzione di formare un governo «inclusivo», mentre nel Paese non si fermano i raid verso i civili e i rastrellamenti casa per casa alla ricerca dei collaboratori internazionali e dell’ex governo afgano.
La situazione all’aeroporto di Kabul è stata definita un «pandemonio assoluto» e «almeno tre» sono i corpi ritrovati senza vita per la ressa fuori.
I soldati britannici, viene riferito da Sky News, cercano di aiutare uomini, donne e bambini stretti nella calca di chi tenta disperatamente di entrare nello scalo afgano per provare a fuggire, dopo la presa del potere da parte dei talebani. Gli stessi talebani, chiarisce comunque Sky, «sono stati molti cooperativi, portando via i corpi».
I primi segni di cedimento riguardo la sicurezza dell’aeroporto arrivano dalla Svizzera che ha rinviato un volo charter per l’Uzbekistan per aiutare le operazioni di evacuazione dall’Afghanistan, spiegando che nelle ultime ore c’è stato un «peggioramento» che ha ostacolato l’accesso a terra all’aeroporto di Kabul.
«La situazione della sicurezza intorno all’aeroporto di Kabul è peggiorata notevolmente nelle ultime ore. Un gran numero di persone davanti all’aeroporto e scontri a volte violenti ostacolano l’accesso all’aeroporto di Kabul», si legge in una nota del ministero degli Esteri svizzero, riportata da Ansa.
Allo stesso modo anche l’ambasciata Usa in Afghanistan ha emesso un avviso di sicurezza consigliando ai cittadini americani di evitare di recarsi all’aeroporto di Kabul. E parla di «potenziali minacce alla sicurezza fuori dai cancelli» dell’aeroporto. «Stiamo consigliando ai cittadini statunitensi di evitare di recarsi in aeroporto e di evitare i cancelli aeroportuali in questo momento a meno che non si ricevano istruzioni individuali da un rappresentante del governo degli Stati Uniti per farlo», ha detto.Dall’Europa arriva l’appello della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen sul tema sei reinsediamenti. «Chiedo a tutti i Paesi che hanno partecipato alla missione in Afghanistan, europei e non, di offrire abbastanza quote per i reinsediamenti e percorsi sicuri, in modo che si possa garantire rifugio a quanti ne hanno bisogno. Siamo pronti ad aiutare gli Stati membri dell’Ue» che accoglieranno.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
CONVIENE SOLO A BERLUSCONI E ORA SALVINI HA PAURA
L’incontro in Sardegna era stato annunciato in pompa magna con tanto di “first
lady” al seguito ma in realtà il rendez vous tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini non è andato oltre i soliti “bla bla bla” di rito.
E meno male che secondo il leader della Lega si sarebbe dovuto chiudere l’accordo per la federazione con Forza Italia entro il mese di agosto.
Ma si sa, così va la politica italiana: chiacchiere fin troppe, fatti pari a zero. Anche stavolta, insomma, concretamente non si è deciso assolutamente niente.
“È stata fatta circolare qualche velina scritta piuttosto bene ma di fatto non è cambiato nulla rispetto al passato e difficilmente cambierà qualcosa nell’immediato futuro”, spiega un big del “centrodestra di governo” molto vicino al dossier, uno di quelli abituato a fare da “pontiere” tra i due partiti.
Ci sono ancora troppe resistenze all’interno e persino i leader non hanno ancora ben chiara la linea da intraprendere oscillando tra partito unico, liste uniche, federazione, confederazione e chi più ne ha più ne metta.
A via Bellerio poi sono spaventatissimi dalla penuria di seggi che ci sarà alle prossime politiche, complice anche il taglio dei parlamentari (e i sondaggi non buoni): “Già molti dei nostri resteranno fuori, come possiamo imbarcare quelli di Forza Italia?”.
Ovvio che l’unico che ha tutto da guadagnarci da questa operazione, se mai si farà, è Silvio Berlusconi che, grazie ai seggi della Lega, metterebbe in sicurezza la propria la propria creatura politica ma soprattutto il mondo Mediaset, mettendola nelle mani di un rinnovato centrodestra affiliato ai Popolari europei.
E Giorgia Meloni? La leader dell’opposizione di fare “pari e patta” con i suoi amici-nemici che stanno al governo non ne vuol proprio sapere: “Per quale motivo dovremmo rinunciare a coltivare il nostro spazio, a crescere ulteriormente nei sondaggi?”, spiegano da Fratelli d’Italia. “Solo per far contento Silvio Berlusconi?”.
Insomma, l’alleanza che secondo Salvini e Berlusconi doveva essere fatta entro fine agosto è ancora in alto mare e per ora rimane solamente un sogno di mezza estate.
(da TPI)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
LOPALCO: “E’ EPIDEMIA COLPOSA”
Dopo essere risultati positivi al Coronavirus in seguito al tampone si danno alla macchia, spegnendo i telefoni e rendendosi irreperibili.
Tra tutte le Regioni d’Italia potrebbero essere migliaia. Lo fanno per sfuggire alla quarantena e, come spiega Il Messaggero, salvare le vacanze.
Solo in Veneto ne hanno contati 783: tutti contagiati, tutti spariti dai radar. A Roma le segnalazioni sono oltre 250 da inizio agosto.
Ma dopo le telefonate a vuoto della Asl, iniziano a scattare le denunce. «Chi è consapevole di essere positivo e si sottrae alla quarantena va incontro a un rischio penale», ha spiegato al quotidiano romano Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità del Lazio.
«Omettere i dati nella consapevolezza di essere positivi significa avvantaggiare il virus e questo sicuramente può dare adito a una colposità». Il braccio destro di Nicola Zingaretti ha poi sottolineato che «è un fenomeno che ci preoccupa perché rende difficile il contact tracing, fondamentale per ridurre i contagi».
Numeri di telefono e indirizzi falsi
Tra i trucchi per evitare l’isolamento, c’è chi ha dato i numeri di telefono falsi e chi ha inventato il proprio indirizzo di casa. Per la maggior parte dei positivi che fuggono alla quarantena, la soluzione è non rispondere alle chiamate della Asl.
In alcune Regioni le autorità hanno perciò scelto la linea dura, non fermandosi alla segreteria telefonica che scatta dall’altra parte della cornetta del telefono. Come spiega il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio: «Violare l’isolamento da contagiati è un atto estremamente grave, per questo da parte delle nostre Asl c’è la massima severità, ogni caso è stato denunciato alle forze dell’ordine e sarà così in futuro». L’Asl dell’Aquila ha già spedito due segnalazioni alla Questura. «Ma dopo l’intervento della Polizia, in genere queste persone collaborano», ha raccontato il direttore dell’unità di Epidemiologia dell’Asl Abruzzo 1, Enrico Giansante.
Multe fino a 3mila euro
Chi viola la quarantena rischia una sanzione amministrativa, che va dai 400 ai 3mila euro. Ma l’assessore alla Sanità della Puglia, Pier Luigi Lopalco, ipotizza «il reato di epidemia colposa, perché se non si rispetta l’isolamento, sapendo di essere positivi, c’è un articolo apposito del codice penale».
E aggiunge: «Abbiamo una convenzione ad hoc con le forze dell’ordine gli agenti ci aiutano a rintracciare i positivi che non si presentano. Stiamo parlando di un comportamento molto pericoloso: se viene meno il tracciamento, salta il controllo del focolaio epidemico. È un atto contro i propri affetti, ma anche contro la comunità».
(da Open)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO PROBLEMA SONO I 4 MILIONI DI OVER 50 NON VACCINATI”
Obbligo vaccinale per tutti e da subito. Dalle colonne de La Stampa, l’immunologa
Antonella Viola chiede a gran voce che sia estesa a tutti i cittadini l’obbligatorietà della vaccinazione anti-Covid.
«I dati sono essenziali nella scienza e lo sono anche per guidare tutti noi, cittadini e governi, nel prendere le decisioni più giuste», si legge nel suo intervento. «Tuttavia, in una condizione in continua evoluzione come una pandemia virale, i dati devono essere, da un lato, costantemente aggiornati sulla base delle nuove evidenze scientifiche e, dall’altro, devono saper essere interpretati». Secondo l’immunologa Viola, «in questi giorni, entrambi gli aspetti sono carenti e, dunque, molte persone faticano a comprendere che i vaccini stanno funzionando bene e che non c’è davvero spazio per esitare: bisogna fare presto e vaccinarci tutti».
La strategia a cui si sta puntando, spiega Viola, «è quella di vaccinare con una terza dose. Francamente non credo che i dati scientifici a oggi (e sottolineo a oggi) supportino l’uso generalizzato di terze dosi, se non nei casi di fragilità». Secondo l’immunologa, la terza dose per tutti priverebbe di vaccini quei Paesi ancora indietro con l’immunizzazione.
Inoltre «non risolverebbe il nostro problema, quello degli oltre 4 milioni di over 50 non vaccinati». «Sarebbe più utile – continua Viola – che il governo imponesse l’obbligo vaccinale a tutti gli adulti. Siamo da troppo tempo in una situazione di emergenza e non possiamo permetterci un altro anno di ricoveri e chiusure».
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
E’ TUTTORA IN FUGA E RICERCATO
La cosa buona di questo episodio è che fortunatamente non ci sono stati danni a persone, ma poteva andare molto peggio.
Infastidito perché invitato a indossare la mascherina per entrare nel supermercato, ha avuto una lite con l’addetto alla sicurezza del punto vendita.
In un primo momento l’uomo se ne è andato, ma poco dopo è tornato armato ed ha sparato un colpo di pistola contro il vigilante che, fortunatamente, non è stato colpito.
L’episodio è avvenuto attorno alle 20 di venerdì sera a Finocchio, borgata alla periferia di Roma. Il proiettile ha infranto una delle vetrate del supermercato.
Secondo quanto raccontato dall’addetto alla sicurezza, l’aggressore, che si è poi dato alla fuga, è un italiano e non un cliente abituale.
Sull’episodio indaga la polizia del commissariato Casilino che ha acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO DELLA LEGA CI RIPROVA A DIMOSTRARE L’INEFFICACIA DEI VACCINI, MA SI DIMENTICA UN PICCOLO PARTICOLARE E BURIONI LO METTE A TACERE
Roberto Burioni 3. Claudio Borghi Aquilini 0. 
Si potrebbe sintetizzare così il “match” andato in scena su Twitter in queste ore tra il virologo e il deputato della Lega Nord.
Nulla di strano, dal momento che il terreno di scontro era nientemeno che una serie di grafici e dati epidemiologici che il mai domo Borghi ha deciso di divulgare sui social, in barba alla sua completa ignoranza in materia e compiendo – al solito – errori da matita blu per comprendere i quali non serve una laurea in virologia, basta e avanza aver completato la scuola dell’obbligo.
Il tema sollevato da Borghi questa volta sono due grafici che mostrano i casi di contagio da Covid-19 in Vermont e in Alabama a confronto, corredato da questo tweet: “Cosa dicono oggi Bassetti e C.? Che bisogna vaccinare di più per fermare il contagio, limmunità di gregge e altre fenomenate vero? Prendiamo gli stati americani, il più vaccinato è il Vermont, 67% totalmente vaccinati, quello meno è l’Alabama, 35% Chissà la differenza! Ah no…”
Il tutto per dimostrare la cara vecchia tesi leghista: che i vaccini non funzionerebbero o non sarebbero efficaci.
Già, peccato che i due grafici a confronto abbiano due scale completamente differenti, e quindi, per loro natura, semplicemente incomparabili.
La risposta – o sarebbe meglio da dire, la blastata epica – gliela dà il virologo Roberto Burioni, che sempre su Twitter riprende il tweet di Borghi e lo sbugiarda con una scioltezza quasi imbarazzante.
“Borghi, che da qualche giorno gioca a fare il virologo con scarso successo, non si è accorto che nel grafico di destra Vermont) la scala va da 0 a 300, in quello di sinistra {Alabama) va da 0 a 7500. Il vaccino funziona”.
Non è la prima volta che Borghi si avventura nell’accidentato mondo della virologia, brandendo e agitando studi, dati e documenti che, alla prova dei fatti, si rivelano o parziali o decontestualizzati o smentiti dalla comunità internazionale.
L’ultima volta, la più eclatante, accadde a PiazzaPulita, quando il “nostro” tentò di dare lezioni di epidemiologia nientemeno che ad Andrea Crisanti. Risultato? Anche lì respinto con perdite.
Ma Borghi un pregio ce l’ha: non si arrende mai. A costo di andare a sbattere contro un muro e farsi molto male. La coerenza, bisogna ammetterlo, non gli manca. Gli mancano solo quei venti o trent’anni di studi scientifici che non guastano quando provi a dare lezioni ai professori universitari nel loro campo, in casa loro.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 21st, 2021 Riccardo Fucile
DAI MUJAHIDDIN FORAGGIATI CONTRO I SOVIETICI AGLI “STUDENTI DEL CORANO” FINO AI COLLOQUI DI PACE CON IL FEDELISSIMO DEL MULLAH OMAR
Il riconoscimento di un’autorità rivoluzionaria non è mai una questione semplice. Dopo che i bolscevichi presero il potere in Russia nel 1917, ci vollero anni prima che l’Unione Sovietica fosse riconosciuta dalle nazioni occidentali.
Gli Stati Uniti negarono il riconoscimento fino al 1933. Una domanda simile si pone ora a Kabul. Ma il periodo buio che attende l’Afghanistan sotto il dominio talebano non esclude la possibilità di costruire relazioni di livello internazionale, quelle che darebbero legittimità ai talebani ma forse contribuirebbero ad attutire il previsto colpo di frusta sulla società civile afghana.
I Paesi occidentali stanno tenendo duro o almeno fingono di farlo, perché certamente non si può lasciare il predominio di Cina e Russia – ben posizionate con i nuovi talebani a Kabul – in una regione così strategica. Dovrebbe prevalere una “realpolitik” – il capo degli Esteri della Ue Josep Borrell ha già dichiarato: “Sono loro che hanno vinto la guerra e con loro dobbiamo parlare” –. Alla Casa Bianca di Joe Biden forse è presto per parlarne – brucia ancora la ritirata stile Saigon da Kabul – ma potrebbe essere inevitabile. L’America ha le mani in pasta in Afghanistan da oltre 40 anni e non sarebbe certo la prima volta che “cambia” cavallo.
1979-1982
Gruppi di guerriglieri noti come mujahiddin organizzano un’opposizione e un jihad contro le forze d’invasione sovietiche. Gli Usa attraverso l’Arabia Saudita iniziano segretamente a incanalare armi ai mujaheddin dal Pakistan.
1983-1986
Il presidente Ronald Reagan accoglie i combattenti afghani alla Casa Bianca nel 1983 e il leader dei mujahiddin Yunus Khalis visita lo Studio Ovale nel 1987. La Cia, fornendo i missili antiaerei Stinger ai mujaheddin, cambia le sorti della guerra, permettendo loro di abbattere gli elicotteri da combattimento sovietici.
1988-1993
Gli accordi di pace di Ginevra sono firmati da Afghanistan, Unione Sovietica, Stati Uniti e Pakistan, e le forze sovietiche iniziano il loro ritiro il 15 febbraio 1989. L’Afghanistan precipita nel caos con i signori della guerra (e della droga) che si combattono senza tregua
1994
I talebani, studenti-guerrieri afghani ultraconservatori che emergono da gruppi di mujahiddin e seminari religiosi in Pakistan e Afghanistan, prendono il controllo di Kandahar, promettendo di ristabilire l’ordine e portare maggiore sicurezza. Impongono rapidamente la loro dura interpretazione dell’Islam sul territorio che controllano.
1996
I talebani conquistano Kabul. Solo tre Paesi riconoscono ufficialmente il regime: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
1997
Appena un anno dopo però il gigante petrolifero statunitense Unocal ospita una delegazione di leader talebani, tra cui l’ex ministro degli Esteri Mullah Mohammad Gaus, negli uffici della compagnia a Houston, in Texas. Lo scopo della visita della delegazione – in cui hanno ricevuto un trattamento regale, incluso un viaggio vacanza al Monte Rushmore – era quello di firmare un accordo per costruire un gasdotto che sarebbe andato dal Turkmenistan attraverso l’Afghanistan fino al Pakistan e India. Per i talebani sul piatto 100 milioni di dollari l’anno.
2001
L’Alleanza del Nord, appoggiata dagli Stati Uniti, entra a Kabul il 13 novembre. I talebani fuggono a sud e il loro regime viene rovesciato. Dopo l’invasione americana dell’Afghanistan nel 2001, le autorità d’occupazione Usa nominano presidente Hamid Karzai, carica che ha ricoperto fino al 2014. Karzai è un membro della tribù Popalzai, la stessa tribù di Abdul Ghani Baradar, un tempo vice del mullah Omar (una celebre foto li ritrae insieme mentre stanno fuggendo in motocicletta) e ora leader dei nuovi talebani. Baradar venne catturato nel 2010 dagli americani e liberato nel 2018 per ordine di Donald Trump per portarlo al tavolo dei negoziati a Doha che gli Usa hanno tenuto con la leadership talebana nel 2020. È quasi impossibile tracciare le linee che separavano il governo corrotto di Karzai dai talebani, ma allo stesso tempo quei legami potrebbero aiutare oggi gli Stati Uniti a trovare canali per arrivare ai nuovi signori di Kabul. Perché ci sono in gioco immensi interessi economici. Gli Usa non solo hanno continuato a portare avanti l’idea del gasdotto dal Turkmenistan, ma l’hanno trasformata in un progetto di punta nel 2014 che potrebbe generare enormi profitti per l’Afghanistan, il Turkmenistan e le società americane che avrebbero dovuto costruirlo. Ancora più importante, il progetto è un modo per aggirare la pipeline degli ayatollah iraniani. I Paesi attraverso i quali dovrebbe passare – Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India – hanno firmato un accordo per costruire la pipeline a un costo stimato di 7,5 miliardi di dollari. La costruzione è iniziata nel 2015 e, sebbene gli Stati Uniti non siano partner nel finanziamento o nella costruzione, vedono il suo completamento come una mossa che potrebbe aiutare a riabilitare l’Afghanistan.
2013
L’Amministrazione Obama annuncia l’intenzione di avviare colloqui formali di pace con i talebani.
2020
Dopo due anni di trattative Stati Uniti e talebani firmano un accordo di pace a Doha, in Qatar, il 29 febbraio. È qui che i talebani acquisiscono la loro legittimità, quando sono riconosciuti dalla Casa Bianca di Donald Trump come partner nei colloqui diplomatici sul futuro dell’Afghanistan. La firma di quell’accordo – che prevedeva la liberazione di 5.000 talebani detenuti e la fine degli attacchi alle forze Usa in cambio del ritiro – è di fatto un certificato di legittimità.
Gli Stati Uniti non sono l’unica potenza che ha mantenuto canali aperti con il “nemico” talebano. Russia e Cina (che condivide con l’Afghanistan un delicato confine di 45 chilometri) quest’anno hanno ospitato rappresentanti del movimento e hanno tenuto e stanno tenendo – a Mosca, a Pechino e Kabul – colloqui sulla costruzione e il rafforzamento dei legami economici. Arabia Saudita, India, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti hanno aiutato – economicamente e militarmente – i talebani nel corso di questi anni e ora sperano di raccogliere i frutti dei loro investimenti.
(da Il Fatto Quotidiano)
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