Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
GRAN BAZAR COMUNALI: DIETRO I NOMI SOSPETTI SPUNTANO I RAS DEL VOTO
Indagati, condannati. Ma sopratutto quanti “fantasmi” dietro le liste che si presenteranno il 3 e 4 settembre.
Sono i nomi che non sono in lizza ma che hanno il potere di suggerire candidati: dirigenti di partito impelagati in vicende giudiziarie, vecchi notabili della Dc usciti dalla tempesta di Tangentopoli. Gran bazar Comunali: oltre 1300 candidati solo al consiglio comunale divisi tra le 33-34 liste totalizzate dai quattro schieramenti in campo. Nomi ancora coperti, anche per non finire sotto la tagliola giustizialista: ma già ci sono i primi grattacapi.
Non ha ancora sciolto la riserva ma potrebbe finire nella lista di “Napoli libera” di De Luca, Raffaele Del Giudice, l’ex assessore di de Magistris coinvolto insieme ad altri 25 in una indagine sul ciclo dei rifiuti con accuse di omissione di atti d’ufficio.
Da valutare tra le fila del Pd le condanne di due consiglieri uscenti Aniello Esposito e Salvatore Madonna per violazione della legge elettorale, per i falsi candidati nel 2016 nelle liste di Valeria Valente.
Nel centrodestra Fratelli D’Italia pesa la posizione di due possibili candidati che hanno risolto entrambi i problemi con la giustizia: Pietro Diodato uscito indenne dalla vicenda dei rimborsi quando era consigliere regionale e Gennaro Castiello, ex consigliere comunale, accusato per le elezioni Politiche del 2013 di voto scambio e prosciolto a dicembre con “il reato estinto per intervenuta prescrizione”.
“Sono stato giudicato innocente nel merito”, puntualizza Castiello. Che si ritrova ora in coalizione il suo accusatore: Armando Coppola, ex presidente della Quarta Municipalità, in lista con Maresca.
Con Antonio Bassolino è candidato Salvatore Guerriero, ex consigliere comunale, condannato in primo grado per truffa: da vigile urbano doveva piantonare la casa del boss Di Lauro ma risultava assente. In attesa dell’Appello, è pronto a impugnare l’eventuale prescrizione.
Ma è il dietro le quinte ad agitare la campagna elettorale.
A partire dalla lista “Azzurri per Napoli”, i transfughi di Forza Italia passati con Manfredi: il coordinatore è Stanislao Lanzotti, consigliere comunale indagato per voto di scambio. Con lui Antonio Milo, l’ex senatore coinvolto nella stessa indagine.
A “consigliare” Azzurri, come dichiarato da Lanzotti, l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino: non fosse altro perché in lista ci sarà Massimo Pepe, figlio di Roberto, ex ras della Dc accusato e poi assolto per lo scandalo delle funi d’oro al San Carlo.
Un altro pezzo da Novanta della Dc Alfredo Vito, mister “centomila preferenze”, lavora per “Essere Napoli”, lista civica di Maresca.
In Fratelli d’Italia danno il loro supporto, con candidati al Comune e alle Municopalità, i consiglieri regionali Michele Schiano di Visconti sotto accusa per voto di scambio e Marco Nonno, condannato in primo grado per i disordini di Pianura del 2008.
Vice coordinatore d Forza Italia in città è Franco Silvestro, già candidato alle scorse Regionali e inserito dalla commissione Antimafia tra gli impresentabili per un processo per concussione, reato che si sarebbe però prescritto a luglio.
Ma in casa Berlusconi il grande dilemma è Armando Cesaro, l’ex consigliere regionale figlio del senatore Luigi, quest’ultimo coinvolto in indagini per presunte collusioni coi clan: Armando giura fedeltà all’ex Cavaliere ma pare che sussurri anche lui agli “Azzurri”.
Intanto Bassolino recupera un po’ di voti nel centrosinistra con due operazioni annunciate ieri. Si schierano con l’ex sindaco del Rinascimento alcune componenti del circolo Pd di Fuorigrotta. In particolare: Giorgio De Francesco, ex presidente della Municipalità, che si candida al Comune, e Maurizio Chioccarelli che correrà per la presidenza della Decima Municipalità.
E con Bassolino si allea anche il gruppo Davvero, nato dalla scissione coi Verdi, composto dall’assessore Marco Gaudini tuttora in giunta con de Magistris, e dal consigliere comunale Stefano Buono.
(da La Repubblica)
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Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
LA UE PENSA SOLO A GOVERNARE I FLUSSI MIGRATORI…USA ,RUSSIA E PAESI CONFINANTI A MANTENERE LA LORO INFLUENZA NELL’AREA
È tornato il Grande gioco. 
Dopo la riconquista talebana potenze occidentali e mediorientali studiano come ricollocarsi, tra timori per i flussi migratori e quelli di perdere posizioni acquisite nell’area.
Stati Uniti
A parole non rinunciano a dettare condizioni, ponendo paletti al dialogo: la partenza di tutti i cittadini americani e stranieri che vogliano andarsene e degli afghani loro collaboratori; la formazione d’un governo “inclusivo”; la messa al bando dei gruppi terroristici; e il rispetto dei diritti fondamentali, specie delle donne. Intanto, stop a ogni forma di cooperazione e assistenza: una linea condivisa con la Nato ed espressa pure dall’Ue. Dopo, lasciare il gioco a russi e cinesi non è un’opzione. Washington non ha bisogno di aprire canali di dialogo coi talebani, perché già ne dispone: il 9 agosto, Biden spedì a Doha l’inviato speciale Zalmay Khalilzad, che negoziò l’intesa del 2020, per indurre i ribelli a cessare l’avanzata e venire a patti col governo; o, almeno, per ottenere garanzie per le ambasciate e l’evacuazione.
Gran Bretagna
È pronta a fare “tutti gli sforzi politici e diplomatici”, anche “lavorare” con i talebani “se necessario”, per trovare una soluzione alla crisi: lo ha detto Boris Johnson al termine dell’ultima riunione, venerdì (la quarta in pochi giorni), del comitato di emergenza Cobra. Prima aveva sottolineato l’importanza di raggiungere una “posizione internazionale comune”: “Nessuno riconosca il governo talebano prematuramente o bilateralmente. Non vogliamo che il Paese diventi di nuovo terreno fertile per il terrorismo”. Londra, che ha già assicurato l’evacuazione di almeno 1.600 persone, ha annunciato un piano di “protezione umanitaria” per accogliere fino a 20 mila rifugiati, 5 mila già quest’anno. “Abbiamo un debito di gratitudine con chi ha lavorato con noi”, ha detto Johnson.
Francia
Unità internazionale, lotta al terrorismo e piano europeo anti-immigrazione: queste le priorità di Parigi. Il 16 Macron ha lanciato un appello alla cooperazione tra Europa, Russia e Usa: una “risposta responsabile e unita”. “L’Afghanistan non può tornare a essere il santuario del terrorismo”. Parigi ha promesso protezione ai collaboratori afghani e ha già accolto diverse centinaia di persone, senza precisare un piano di assistenza più ampio. Da luglio sospese le espulsioni dei migranti afghani. Ma ha sollevato l’ira di gauche e Ong proponendo anche un’azione congiunta Ue per “proteggere dai flussi migratori irregolari”.
Germania
“Non siamo riusciti a rendere l’Afghanistan un Paese più libero e aperto”: Angela Merkel ammette errori e “mancate previsioni” sul veloce arrivo al potere dei talebani. Ma del futuro nessun accenno. In visita a Mosca ha chiesto a Vladimir Putin, il nemico di cui si fida di più, di mediare con Kabul. Il suo delfino, Armin Laschet, è in caduta libera nei sondaggi a un mese dalle elezioni. La paura dei conservatori della Cdu, e non solo, è che la questione dei profughi in fuga dai talebani porti altri voti all’estrema destra di Afd, come accadde per i siriani nel 2015.
Italia
Tra le nazioni che hanno dato di più in termini militari, l’Italia al momento si è concentrata sull’emergenza profughi. L’ambasciatore è rientrato e il console Claudi si sta occupando solo di questo. Luigi Di Maio ha fatto il giro di colloquio di prammatica, ma a ora non ha lanciato iniziative, e il premier si è mosso per gestire il vertice del G20 in chiave di soluzioni possibili per l’Afghanistan. Non si è vista però un’iniziativa autonoma, come se venti anni di presenza in Afghanistan non avessero alla fine lasciato alcun contatto spendibile.
Turchia
Erdogan, che sta costruendo un muro con l’Iran per fermare i profughi, vede positivamente i messaggi distensivi dei talebani. Paese musulmano che dispone della seconda forza militare Nato, è pronto a fornire assistenza tecnica e di sicurezza, in cambio dell’assenso dei nuovi padroni alla prosecuzione della gestione dell’aeroporto di Kabul.
Pakistan
La maggior parte dei talebani è pashtun, etnia presente anche in Pakistan, che insieme ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi riconobbe il primo emirato talebano del 1996. Il premier Imran Khan ha affermato che “i talebani hanno spezzato le catene della schiavitù”. Il Pakistan è da sempre finanziatore degli “studenti del Corano”. L’India, nemica del Pakistan, è invece vicina all’Alleanza del Nord, resistenza anti-talib nata nel Panshir.
Iran
L’obiettivo di Teheran è quello di arginare l’inondazione di profughi e dell’eroina dei campi di papaveri afghani. atteggiamento sempre ambiguo: all’indomani dell’11 settembre, la teocrazia sciita collaborò con gli Usa per cacciare i talebani. Venti anni dopo, gli ayatollah hanno celebrato il ritiro Usa perché preferiscono avere alleato il nuovo regime allo scopo di minare la presenza americana nell’area e scongiurare i tentativi di destabilizzazione statunitensi-israeliani.
Russia
L’obiettivo di Mosca è evitare il diffondersi del jihadismo negli Stati confinanti del blocco ex sovietico, dove mantiene basi militari. I talebani sono stati accolti dal ministro degli Esteri russo Serghey Lavrov a maggio e a luglio per presentare i “piani di pace”. Il primo ambasciatore a esser accolto dopo la presa del Paese è stato Dmitry Zhirnov. Putin ha subito affermato che bisogna “discutere” con i talebani e, commentando la guerra Usa, ha ribadito che l’esito disastroso dimostra che l’Ovest non può imporre valori oltreconfine.
Monarchie Golfo Persico
Dal 2012 i talebani hanno un ufficio di rappresentanza a Doha, in Qatar, che ha reso noto che “il mondo deve cooperare per il loro impegno al rispetto delle regole internazionali”. Molti paesi non han mai interrotto i legami dal 2001. Il governo di Riad interruppe i contatti quando il gruppo non consegnò il saudita Bin Laden. Oggi dovranno aprire canali di comunicazione. Approccio pragmatico seguirà anche Abu Dhabi.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
LUI RISPONDE: “LA RESA NON FA PARTE DEL MIO VOCABOLARIO, LA RESISTENZA E’ APPENA INIZIATA”
I talebani sono diretti verso la Valle del Panshir, ultima sacca della resistenza ai militanti islamici nel nord dell’Afghanistan.
E quanto si legge sull’account twitter di Panshir Province, riconducibile alla resistenza che fa capo ad Ahmed Massoud, figlio del leggendario ‘Leone del Panjshir’, secondo cui i Talebani avrebbero dato un ultimatum di 4 ore per la resa altrimenti sarà “punito”.
Massoud jr ha detto: “Scrivo dalla valle del Panjshir, pronto a seguire le orme di mio padre con i mujaheddin contro i talebani. Sono il figlio di Ahmad Shah Massoud: la resa non fa parte del mio vocabolario. La resistenza è appena iniziata”: ha detto in una telefonata con Bernard Henry Levy, secondo quanto riferito dallo stesso intellettuale francese su Twitter.
Per la seconda volta, il Panjshir è la sola regione a non essere caduta sotto il giogo dei talebani – lo era già stata dal 1996 al 2001 – e su di essa si concentrano le speranze di chi auspica che la situazione non sia già definitivamente consolidata. La conferma è arrivata anche dalla Russia: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha sottolineato che “i talebani non controllano tutto l’Afghanistan”.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IL PIANO DI BIDEN: RIFUGIATI SUI VOLI DI LINEA
Ancora caos all’aeroporto di Kabul. Sono almeno sette le persone che hanno perso
la vita nella calca cercando di aprirsi un varco per imbarcarsi e lasciare l’Afghanistan. E mentre proseguono a rilento le evacuazioni (stamattina sono atterrati a Fiumicino 211 cittadini afgani), negli Usa il presidente Joe Biden sarebbe pronto a ordinare alle compagnie di linea americane di aiutare il governo a trasportare fuori dall’Afghanistan i civili in lista.
L’allarme dell’Onu: «L’Afghanistan sull’orlo della catastrofe»
L’Afghanistan affronterà una «catastrofe assoluta» con fame diffusa, persone senza casa e collasso economico a meno che non venga concordato un urgente sforzo umanitario sulla scia del ritiro dal Paese degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme ai leader mondiali è Mary-Ellen McGroarty, direttrice nazionale per l’Afghanistan del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, dichiarando al britannico Observer che un’azione rapida e coordinata è fondamentale. «Altrimenti, una situazione già orrenda diventerà solo una catastrofe, un completo disastro umanitario», ha detto
Caos all’aeroporto, i talebani accusano gli Usa
Il caos di questi giorni all’aeroporto di Kabul è «colpa degli Stati Uniti»: lo ha detto oggi un funzionario talebano. «L’America, con tutta la sua potenza e le sue strutture… non è riuscita a portare l’ordine all’aeroporto. C’è pace e calma in tutto il Paese, ma c’è caos solo all’aeroporto di Kabul», ha affermato il funzionario, Amir Khan Mutaqi
Sette vittime nella calca vicino all’aeroporto
Sette persone tra la folla vicino all’aeroporto di Kabul sono morte nella calca mentre cercavano di avvicinarsi allo scalo per lasciare il Paese: lo riporta Sky News, che cita un comunicato diffuso questa mattina dal ministero della Difesa britannico. Un portavoce del ministero ha detto che le vittime sono civili afgani. Le «condizioni sul terreno rimangono estremamente impegnative, ma stiamo facendo tutto il possibile per gestire la situazione nel modo più sicuro possibile», recita il comunicato del ministero. Ieri, secondo i media, quattro persone sono morte nella calca fuori dall’aeroporto della capitale afgana
Il piano di Biden per l’evacuazione su voli di linea
Il presidente Usa Biden potrebbe ordinare alle compagnie aeree americane di aiutare a trasportare le persone evacuate dall’Afghanistan, l’ennesimo sforzo per tentare di risolvere il caos di Kabul. Lo riporta il Wall Street Journal, che parla di un “programma di emergenza di aviazione civile” che prevede anche l’aumento delle basi Usa in cui portare i rifugiati afghani. Nel dettaglio, la Casa Bianca starebbe studiando l’attivazione della Civil Reserve Air Fleet (Craf), creata nel 1952 allo scopo di fornire al Pentagono aerei civili in caso di emergenze, come quella di un ponte aereo per organizzare il quale non basta la disponibilità di aerei militari. Se il programma sarà varato, spiega il Wsj, almeno cinque compagnie aree Usa dovranno mettere a disposizione 20 aerei di linea cha affiancheranno i voli militari impegnati nell’evacuazione di americani e afghani dall’Afghanistan. Gli aerei civili non potranno volare sopra Kabul, caduta nelle mani dei talebani, ma dalle basi Usa in Qatar, Bahrain e in Germania aiuteranno a smistare le migliaia di evacuati dalla capitale afghana a bordo dei voli militari.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
MORTI, FERITI E DISPERAZIONE TRA LA FOLLA CHE CERCA DI FUGGIRE
Sono immagini di disperazione quelle che arrivano dall’aeroporto di Kabul.
All’esterno dello scalo di Hamid Karzai migliaia di persone continuano a cercare di aprirsi un varco per fuggire dall’Afghanistan, a sette giorni dalla caduta della capitale nelle mani dei talebani.
Secondo quanto riferito in mattinata dal ministero della Difesa britannico, all’esterno dell’aeroporto di Kabul si sono registrati sette decessi: erano tutti civili afgani. E nelle immagini raccolte ieri da Stuart Ramsay, corrispondente di Sky News dall’Afghanistan, e riprese anche dal New York Times, si vedono centinaia e centinaia di persone all’esterno dello scalo della capitale afgana, accalcate, mentre chiedono a a gran voce di essere evacuate dal Paese.
Nella calca molti sono rimasti feriti, alcuni in modo fatale, mentre venivano travolti e schiacciati dalle persone che spingevano per cercare di accedere ai terminal aeroportuali.
Nelle immagini, diversi soldati cercano di mantenere l’ordine nello scalo. Ma presto sono dovuti intervenire per soccorrere i civili afgani rimasti feriti nella calca. In alcune immagini si vedono i soldati che trasportano in braccio i feriti lontano dalla folla, mentre versano dell’acqua sulla loro fronte e tentano di rianimarli e scongiurare la disidratazione. Altri soldati, invece, coprono con dei teli bianchi quanti rimasti vittime durante il tentativo di fuga. In sottofondo, le urla e il pianto dei bambini.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2021 Riccardo Fucile
L’EROINA DIVENTERA’ CENTRALE NELLO SCACCHIERE DEGLI AFFARI CRIMINALI DI MAFIE ITALIANE E INTERNAZIONALI
L’Afghanistan non sarà più un narco-Stato per la coltivazione del papavero da
oppio e per il traffico mondiale della droga. Sono le parole pronunciate dal portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, durante una conferenza stampa tenutasi il 17 agosto ultimo scorso a Kabul.
Sarà proprio così? Con il ritorno al potere dei talebani cosa accadrà realmente nello scacchiere internazionale dei traffici di stupefacenti? Non possiamo rispondere con certezza a questa domanda. Possiamo però guardare al passato per provare a fare una previsione attendibile nel presente.
Negli ultimi trent’anni in Afghanistan la produzione e il traffico di stupefacenti sono stati sempre in continuo aumento. Unica eccezione quando Pino Arlacchi come direttore esecutivo dell’UNDCP (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine) riuscì a far diminuire, per un breve periodo, le colture di oppio in Afghanistan.
Un oceano di droga che attraverso l’antica “Via della Seta”, dove una volta passavano convogli carichi di tessuti, spezie, gemme, è arrivato e arriva tuttora soprattutto in Europa.
Difficile davvero prevedere cosa accadrà ora. Con la nuova presa del potere da parte dei talebani il 16 agosto 2021, dopo venti anni di guerra, il problema si ripresenterà sia per le Nazioni Unite, sia per ciascuno dei singoli Stati membri dell’Unione europea. È un problema di non poco conto poiché nonostante questo cambio di Governo, il traffico illecito di droga resta sempre la principale fonte di reddito per il Paese asiatico
A questo quadro generale certamente non ottimistico, si deve aggiungere l’interesse delle mafie italiane (ndrangheta, camorra, mafia siciliana e mafie pugliesi) e di quelle internazionali (mafia russa, cinese, turca e giapponese, in primis) che prenderanno – se non l’hanno già fatto – i dovuti contatti con chi amministrerà il potere nei prossimi anni.
Il mercato della droga per produrre profitti va organizzato meticolosamente e la partecipazione di diversi attori, (mafie, politici, funzionari pubblici e trafficanti), che svolgono diversi ruoli nella filiera, è indispensabile.
I talebani non vogliono assolutamente la scomparsa delle piantagioni di papavero. Non gradiscono soltanto la presenza delle mafie che, giocoforza, gestiscono i traffici e la distribuzione. Speriamo soltanto che dalla nuova riorganizzazione non nasca un nuovo “Narco-Stato” più potente del precedente, poiché, se ciò dovesse accadere, inonderebbe ancor di più di droga l’intero pianeta.
Non dimentichiamoci che l’Afghanistan produce il 90% dell’oppio illegale al mondo. Sostanza da cui si ricavano appunto l’eroina e tanti altri stupefacenti che consentono l’arricchimento immediato per tante persone.
L’eroina talebana tornerà a essere nuovamente centrale nello scacchiere degli affari criminali di ’ndrangheta, camorra, mafia siciliana e pugliese poiché l’oppio afgano è tantissimo ed è molto più a buon mercato rispetto a quello dell’America latina. L’eroina che circola in Italia è totalmente importata.
Da oggi potrà tornare centrale il percorso dei Balcani che ha la sua origine proprio dall’Afghanistan attraverso la Turchia e l’Albania. Il nuovo arrivo dei talebani, quindi, potrebbe cambiare di nuovo lo scacchiere dei traffici internazionali di stupefacenti per il sol fatto della maggiore convenienza economica.
Le mafie si spostano dove fanno affari e hanno maggiore convenienza. Non crediamo alla favoletta che l’oppio per i talebani sia contrario all’Islam. Quando in passato furono al potere, guadagnavano circa cento milioni di dollari l’anno. È molto improbabile, se non impossibile, che talebani oggi al potere rinuncino ai loro ingenti profitti sfruttando la parte più debole e cioè i coltivatori. Presto ci saranno accordi tra chi gestirà il potere e le mafie mondiali interessate al nuovo business.
Mia opinione personale: produzione e traffici aumenteranno ancora. Questo se non altro per la sempre crescente domanda di sostanze stupefacenti richiesta dai mercati di morte in ogni parte del globo. La questione della produzione e del traffico di droga in Afghanistan è particolarmente complessa, non solo perché coinvolge molteplici attori, tra cui, con un ruolo da protagoniste, certamente le mafie coinvolte in questo nuovo mercato, ma perché il nuovo mercato coinvolgerà anche i Paesi confinanti (Pakistan, Iran, Turchia, Cina) che con la presenza degli Stati Uniti erano stati in parte emarginati. Da oggi, quella zona di territorio rischia di tornare a essere fuori controllo.
Le soluzioni richiederebbero intervento immediato e ad ampio spettro d’azione (riforme sociali, giustizia, economia) da parte della Comunità internazionale (in vent’anni è stato fatto poco o nulla) pena una nuova inondazione di eroina, come accadde negli anni ’80, ma, questa volta, con conseguenze sicuramente più devastanti. Non credo purtroppo ci sarà alcun nuovo intervento. I mercati di morte, ancora una volta, saranno fuori controllo in una zona infetta tenuta a lungo isolata.
Questa zona infetta ora però è di nuovo accessibile a tutti e questo sarà il vero problema da affrontare. Noi europei, in primis, dovremo farci i conti e mi auguro non a caro prezzo in termini economici e soprattutto di vite umane.
(da Huffingtonpost)
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