Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
“QUANTO COSTERA’ AI CONTRIBUENTI?”… NULLA, PERCHE’ PAGA IL VIAGGIO DI TASCA SUA, A DIFFERENZA DI CHI DA 20 ANNI VIVE ALLE SPALLE DEI CONTRIBUENTI ITALIANI
Richard Gere testimonierà contro Matteo Salvini nel processo sul caso Open Arms il prossimo 23 ottobre a Palermo.
Il leader della Lega, oggi pomeriggio ad Assisi, ha commentato: «Lo conosco come attore, ma non capisco che tipo di lezione possa venire a dare a me, all’Italiane e agli italiani sulle nostre regole e le nostre leggi” (quelle che lui ha violato, per capirci).
“Se qualcuno pensa di trasformare il processo in uno spettacolo e vuole vedersi Richard Gere va al cinema, non in tribunale». «Gli chiederò un autografo da portare alla mia mamma», ha aggiunto Salvini.
«Vorrei però sapere – ha detto ancora l’ex ministro – quanto costerà ai contribuenti italiani questa roba qua, che non sarebbe possibile in nessun altro Paese». (l’attore si paga i viaggi di tasca sua, non vive alle spalle dei contribuenti)
Già ieri Salvini aveva commentato la decisione di chiamare Gere a testimoniare: «Allora noi convochiamo Lino Banfi”. Ma Richerd Gere è stato a bordo e ha visto con i suoi occhi il sequestro di persona, Banfi no.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SEGUO PERSONALMENTE LA VICENDA, ACCERTEREMO OGNI RESPONSABILITA'”
Luciana Lamorgese definisce «gravissime» le parole pronunciate dalla vicequestore Nunzia Alessandra Schilirò nel corso della manifestazione No Green pass di ieri, 25 settembre, a Roma.
Secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, la ministra dell’Interno ha detto: «Sto seguendo la vicenda personalmente con il capo della Polizia Lamberto Giannini affinché vengano accertate, con assoluta celerità, le responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante a carico dell’interessata».
Ieri Schilirò ha definito la certificazione verde italiana «illegittima».
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
IN PIAZZA ANCHE I LEGHISTI DELUSI: “E’ PIU’ COERENTE DI SALVINI, E’ LEI LA LEADER DEL CENTRODESTRA”
“Salvini era il mio amore, ma mi sa che voterò per la Meloni”. Per sua fortuna il
leader della Lega era fuori Milano, perché ieri pomeriggio la classica passeggiata del sabato in Duomo gli sarebbe costata parecchi dispiaceri.
Per chiudere la campagna elettorale ha scelto la periferia, Matteo Salvini, quella romana di Tor Bella Monaca. Ma a intervenire sono poche centinaia di persone.
E mentre lui fatica a riempire le periferie, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si accomoda nel salotto di Milano vantandosi del risultato.
“Me l’avessero detto qualche anno fa che avremmo riempito così Piazza Duomo, obiettivamente avrei avuto qualche difficoltà a crederci”, esordisce dal palco.
Di obiettivo c’è poco, perché sempre di qualche centinaio di persone parliamo.
Sedie distanziate, i soliti bandieroni, e tuttavia più che sufficienti per il necessario colpo d’occhio. Ma non è questo il punto.
Perché Giorgia Meloni non si accontenta della foto ricordo sotto la Madonnina, e porta a casa anche nuovi elettori, quelli di Salvini. Il comizio, è il caso di ricordarlo, è in favore del candidato sindaco di centrodestra a Milano, Luca Bernardo.
Anzi, è lui il primo a parlare, ma con scarsi risultati e minori applausi. Le amministrative rimangono sullo sfondo, sul palco la scritta dice: “L’Italia del riscatto”.
L’attesa è tutta per lei e lei ormai non è più “la Meloni”, ma è diventata “Giorgia”, un traguardo che per anni nel centrodestra era appartenuto a Silvio (Berlusconi) e a Matteo (Salvini).
I tempi cambiano e così fanno gli elettori. Tanti quelli presenti che si dicono delusi dalla Lega di Salvini, dalla scelta di stare prima al governo col Movimento 5 stelle e con Draghi poi
Ma intanto il gatto non c’è e in Lombardia a ballare sono quelli di Fratelli d’Italia. Che rubano voti anche a Varese dove per la prima volta sono presenti con una loro lista. “Sono di Varese, sì, e votavo Lega. Ma adesso mi convince più la sua coerenza”, spiega una signora che annuisce mentre ascolta l’accento romano della Meloni.
Per alcuni è addirittura l’ultima spiaggia: “Salvini mi ha deluso, il voto adesso lo darà a Fratelli d’Italia e se mi deludono anche loro non voto più”, confessa un uomo che litiga bonariamente con la moglie, leghista di ferro.
Eppure anche a lei piace Giorgia Meloni, e la vorrebbe a Palazzo Chigi o addirittura al Quirinale. La solidarietà tra donne è un ingrediente non secondario, il resto lo fa l’opposizione al governo.
“Coerenza”, la chiamano, parola chiave sopra e sotto il palco che fa breccia nei cuori di tanti leghisti, stufi di aspettare che Salvini si tiri fuori da un pasticcio “in cui si è messo da solo”, spiegano in molti.
E se l’ala governista della Lega allunga la vita a Draghi, il partito perde pezzi che l’amica Giorgia è pronta a raccogliere. Il leghista e ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti butta acqua sul fuoco, e nelle ultime ore ha ribadito che il tentativo di dividere la Lega andrà a vuoto.
Sulle separazioni in casa staremo a vedere, ma sulle difficoltà nel partito i dubbi sono pochi. Tanto che ieri in piazza Duomo anche i semplici curiosi erano convinti che ormai il leader del centrodestra sia Giorgia Meloni.
Per lei appena il fastidio del corteo ‘no Green Pass’, tenuto lontano dalla polizia non senza qualche tensione e infine fatto transitare in piazza Duomo a comizio terminato. “Venduti, siamo noi i veri fasci”, si sgola uno dei manifestanti all’indirizzo di chi regge in mano le bandiere di Fratelli d’Italia.
E tra un vaffa al governo e uno a Draghi, ce n’è pure una manciata per la Meloni.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
PIAZZA SEMIVUOTA NONOSTANTE LE TRUPPE CAMMELLATE DALL’HINTERLAND
Matteo Salvini non sembra scaldare le periferie di Roma. Al comizio per la chiusura della campagna elettorale della Lega a Tor Bella Monaca ci sono quattrocento persone.
E se pensiamo al numero dei candidati tra municipi e comune, i dirigenti del partito, e chi è arrivato dall’hinterland e dalle altre province fa davvero magra cosa.
Nella competizione interna al centrodestra, almeno alla prova della piazza nella capitale la Lega sembra uscire davvero ridimensionata rispetto alla destra di Fratelli d’Italia che, con Giorgia Meloni, ha portato migliaia di persone a piazza del Popolo lo scorso sabato.
Almeno nella capitale la Lega di lotta e di governo sembra proprio non funzionare, e il tentativo di scalare i consensi della destra romana fallito.
Sul palco c’è anche il candidato Enrico Michetti che, anche oggi, è sembrato irrimediabilmente all’ombra dei leader nazionali che stanno conducendo finora la campagna elettorale al suo posto.
Il tribuno dal palco fa la sua promessa a Tor Bella Monaca, assicurando che in caso di vittoria “la prima cosa che faremo sarà istituire un assessore alle periferie e la sede dell’assessorato sarà nel quartiere delle Torri”.
Mentre Salvini attacca la sindaca e ribadisce che Michetti è l’uomo giusto al momento giusto.
E ovviamente non può mancare il prima i romani: “Se governa la Lega quel poco che c’è prima va ai romani e poi al resto del mondo”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
“HO SOLO DISTRIBUITO TRA CONOSCENTI I SUOI SANTINI ELETTORALI”… MA PER ISCRITTO GARANTI’ 50 VOTI A GUALTIERI
La notizia – secondo cui il candidato a Roma per il centrodestra Enrico Michetti
avrebbe sostenuto alle Europee del 2019 Roberto Gualtieri e rivelata da Veronica Benedetto Montaccini sul secondo numero del settimanale TPI scuote la campagna elettorale a pochi giorni dal voto e accende il dibattito.
“Che Enrico Michetti, in passato, avesse pensato ai suoi affari collaborando con amministrazioni di diverso colore politico era noto ma, da quel che emerge dall’inchiesta della testata TPI, siamo al surreale: nel 2019 avrebbe persino votato e fatto campagna elettorale per Roberto Gualtieri. Ciò significa una sola cosa, ovvero che destra e sinistra sono intercambiabili nella Capitale”, ha scritto in un post il Movimento 5 stelle romano.
“Michetti appoggiò Gualtieri? Io agli elettori di centrodestra dico solo una cosa: ‘guardatevi un video di Michetti, o andate a un comizio di Michetti’, sono convinto che cosi’ si renderanno conto da soli”, ha commentato invece il competitor Carlo Calenda.
L’avvocato in corsa per il Campidoglio nega di aver mai sostenuto Gualtieri e afferma: “L’amico Bruno Astorre, segretario Pd Lazio, conosciuto nel corso di numerose consulenze ai Comuni del territorio, mi ha chiesto se ‘conoscessi qualcuno di sinistra con cui perorare il candidato che sosteneva’. Così dalla segreteria di Astorre vennero inviati volantini e ‘santini’ elettorali che ho distribuito ad alcuni inquilini di quell’area politica tra il mio palazzo e quello dello studio legale dove lavoro”.
“In quelle elezioni peraltro personalmente detti tutto il mio sostegno ad un bravo sindaco del centrodestra che oggi è un ottimo parlamentare europeo”, aggiunge Michetti.
Ma le chat pubblicate in esclusiva sul nostro settimanale si vede che Enrico Michetti non solo si fece inviare il materiale elettorale dell’allora eurocandidato dem presso la sede della Gazzetta amministrativa, ma addirittura assicurò al suo attuale avversario come minimo “una cinquantina di voti”.
(da TPI)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
CONCESSI 10.500 VISTI
Boris Johnson sta facendo i conti con l’amara evidenza che la Gran Bretagna ha bisogno degli immigrati europei, a dispetto della Brexit che ha chiuso le frontiere. Con un’inversione di marcia sul post-brexit negoziato dai Tory più intransigenti, il governo Johnson ha annunciato che concederà fino a 10.500 visti temporanei ai lavoratori europei, di cui 5mila ai conducenti di veicoli pesanti per il trasporto di carburante e generi alimentari e 5.500 al personale nel settore dell’allevamento di pollame.
La decisione è emersa dopo due giorni di ‘conclave di emergenza’ a Downing Street, dove il gabinetto Johnson ha dovuto fronteggiare la crisi che sta travolgendo vari settori produttivi per colpa della preoccupante mancanza di manodopera, a partire dai camionisti. E ne servono 100mila.
I visti temporanei varranno per tre mesi, da ottobre fino alla vigilia di Natale, per garantire la distribuzione di beni e servizi nei mesi in cui la fornitura di approvvigionamenti ai consumatori è particolarmente sotto pressione.
Il Natale dei britannici dunque si salva, ma cosa accadrà dopo? “Serve molto più di un rilassamento temporaneo delle regole sull’immigrazione, non sono sicuro che molti lavoratori vorranno andare in Regno Unito“, ha detto all’Observer Marco Digioia, presidente dell’ Associazione dei Camionisti Europei. La Camera di Commercio britannica definisce i nuovi visti temporarei concessi da Johnson come “un ditale di acqua gettato su un incendio”, mentre il Ministro dei Trasporti Grant Shapps ha sottolineato che il governo sta introducendo un pacchetto di misure che comprende il raddoppio delle patenti di guida, la semplificazione degli esami, e un programma di tirocini con aumenti salariali ai lavoratori.
Il disastro ‘PandExit’
Johnson sembra non avere scampo nell’optare per la soluzione più indigesta ai Tory brexitieri, di fronte alle code di automobilisti che in questi giorni stanno assaltando le pompe di benzina nel Paese. L’assedio è cominciato dopo che il colosso BP ha dovuto chiudere un centinaio delle sue 1.200 stazioni di servizio rimaste a secco di benzina e diesel, ExxonMobil ha annunciato disservizi in 200 dei suoi distributori, e EG group ha deciso il razionamento nelle sue 400 stazioni di servizio dove i rifornimenti sono stati limitati a 35 euro di benzina per consumatore.
“Niente panico, non c’è bisogno perché abbiamo riserve. Rifornitevi come al solito”: l’ultima volta che il primo ministro Boris Johnson si era rivolto al suo popolo in questi termini era stato agli inizi della pandemia e di li a poche ore gli scaffali dei supermercati sarebbero rimasti completamente svuotati dalla carta igienica. E così anche i nuovi appelli di Johnson sono caduti nelle orecchie sorde dei britannici. Code e caos ai distributori di benzina così come gli scaffali vuoti nei supermercati simboleggiano il momento di profonda difficoltà che il Regno Unito si trova a sperimentare per colpa di quella che potremmo chiamare ‘PandExit’. Il mix di pandemia e Brexit sta rendendo l’ingresso nel Paese – così come la distribuzione di beni essenziali – una faccenda complessa. Sotto minaccia sono le forniture di carburante ma anche di generi alimentari, tanto che i prezzi sono in rapido aumento e, secondo un sondaggio dell’Ufficio di Statistica Nazionale (Ons), un britannico su sei non riesce più a trovare prodotti essenziali nei supermercati.
Ma il Regno Unito non aveva scelto di essere indipendente grazie alla Brexit?
“Non vogliamo dipendere dalla manodopera straniera e abbiamo un piano di lungo periodo per formare professionisti britannici che potranno godere di salari più alti. La Brexit ci dà la flessibilità di fare le nostre regole e produrre visti provvisori nel breve periodo”, ha dichiarato il ministro Shapps alla Bbc sottolineando che il problema del carburante sarà risolto con 300 nuovi permessi di ingresso per i camionisti dedicati solo a trasportare benzina e se i britannici saranno responsabili e si riforniranno solo del carburante che gli serve.
“Essere usciti dall’Unione europea ci dà anche molta libertà di espandere il numero delle patenti di guida perché non potremmo fare questi cambiamenti se fossimo ancora vincolati alle direttive europee -ha continuato il ministro – Non vogliamo essere nella situazione in cui la soluzione è sempre importare lavoratori stranieri e adesso stiamo formando lavoratori in loco che potranno avere salari più alti, per questo siamo reticenti a importare forza lavoro. Oltretutto a ottobre finirà la cassa integrazione e molti britannici potranno essere impiegati nelle professioni che servono di più”.
A corto di camionisti, cibo e… anidride carbonica
Se non il braccio di ferro con le categorie produttive che da tempo reclamano il rilassamento delle normative sull’immigrazione post Brexit per avvantaggiarsi di manodopera a costo più basso, a fare leva sui Tory sono stati forse gli allerta della Banca d’Inghilterra che ha evidenziato come ci siano segnali che la crisi nelle catene di distribuzione stia cominciando a ostacolare la ripresa economica, tanto che le previsioni di crescita per il terzo quarto dell’anno sono state declassate dell’1%. Per la fine dell’anno la Banca d’Inghilterra ha anche previsto un balzo del tasso di inflazione sopra il 4% dovuto all’impennata nel costo dell’energia. Le compagnie Green e Avro, che riforniscono 835mila case, sono collassate per via del quadruplicarsi del prezzo all’ingrosso del gas (+70% solo da agosto, secondo la Oil&Gas UK) che non può essere scaricato sui consumatori per via dei tetti massimi di spesa. A seguire a ruota questo mese è stato il fallimento di altre 4 compagnie energetiche, in un effetto bowling che sta colpendo 7 milioni di utenti. A farne maggiormente le spese sono le case di cura, molte delle quali hanno richiesto l’intervento del governo perché l’incremento del 100% delle bollette energetiche minaccia la chiusura di molte strutture per anziani quest’inverno.
Ma tra le conseguenze più surreali dell’aumento del prezzo dell’energia c’è la crisi CO2: Il governo Johnson in corsa per produrre livelli maggiori di anidride carbonica e prezzi che sono schizzati da 200 a 1.000 sterline la tonnellata. Pensiamo non solo alle bibite gassate, ma anche alle serre dove crescono i cetrioli (onnipresenti sulle tavole degli inglesi), all’impacchettamento di alimenti come carni o prodotti da forno nei supermercati, o ancora ai sistemi per stordire gli animali da macello prima di essere uccisi, e infine al trasporto di prodotti freschi usando ghiaccio secco.
L’anidride carbonica è necessaria a tutte queste funzioni fondamentali, tanto che il governo britannico è dovuto scendere in campo per far ripartire, a spese dei contribuenti, le operazioni di una delle CF Industries che producono fertilizzanti e anidride carbonica come sottoprodotto.
I costi dell’energia avevano obbligato CF a sospendere l’attività, lasciando il settore alimentare a secco del 60% di fornitura di CO2. Di emergenza in emergenza, all’ombra della pandemia il puzzle della Brexit sta cominciando a comporsi a poco a poco, dando l’immagine di una nazione in stato di allerta che ancora non sa se Brexit e tutti i disagi che sta arrecando valgano davvero la pena.
(da TPI)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
LE RICHIESTE DELL’ASSOCIAZIONE DEI TRASPORTATORI: PIÙ IMMIGRATI, MENO BARRIERE
“Mi dispiace, dobbiamo cancellare il suo transfer a causa della scarsità di
benzina e degli scioperi nel Regno Unito”, arriva alle 9 del mattino il messaggio di Alexander, che gestisce una società di noleggio con conducente e fornisce servizi di car pooling per l’aeroporto di Gatwick. Il Regno Unito è nel caos: mancano i carburanti nelle stazioni di servizio, mancano molti prodotti e più si diffonde la notizia della scarsità, più gli inglesi si precipitano a fare scorte.
Nel Paese mancano 100.000 camionisti e operatori della logistica, ad ogni angolo delle strade delle periferie di Londra si trovano cartelli “we are hiring” (stiamo assumendo).
Le regole della Brexit hanno scoraggiato l’immigrazione e ora il primo ministro Boris Johnson, dopo le critiche pubbliche, corre ai ripari e annuncia “leggi più flessibili” per incoraggiare l’immigrazione dopo che migliaia di camionisti (con cittadinanza UE) hanno lasciato il Regno Unito a seguito della Brexit.
Un report della RHA, associazione di categoria del Regno Unito dedicata agli operatori del trasporto su strada, ha indagato le cause della scarsità di trasportatori: la Brexit (che ha influito su oltre il 50% dei trasportatori), i pensionamenti (solo l’1% dei trasportatori ha meno di 25 anni e la media è di 55), e mancanza di sessioni di esami per la patente speciale a causa del Covid-19.
Non è la prima volta che il Regno Unito si ritrova in una situazione di questo tipo: a inizio settembre centinaia di pub avevano denunciato la mancanza di approvvigionamento di birra, e durante l’estate alcune note catene di ristoranti avevano segnalato la scarsità di accesso a prodotti alimentari indispensabili (come il pollo).
L’Associazione per il Trasporto su Strada (RHA) ha scritto al governo di Boris Johnson chiedendo un’estensione dei visti per i trasportatori e che il lavoro di trasportatore sia inserito tra le professioni “a rischio di scarsità”. L’Associazione chiede inoltre che vengano attivati percorsi per incoraggiare sempre più cittadini britannici a lavorare nel settore, riducendo la necessità di ricorrere a lavoratori stranieri. Questo anche perché, nonostante la possibile estensione dei visti, le associazioni europee di trasporti sono scettiche sull’attrattività del Regno Unito rispetto ai trasportatori.
“Mi aspetto che molti autisti non torneranno nel Regno Unito anche se il governo britannico glielo permetterà”, ha comunicato Marco Digioia, il segretario generale dell’UETR, che rappresenta più del 70 per cento delle aziende di autotrasporti in tutta l’UE.
Intanto, si rincorrono le voci di un possibile intervento dell’esercito e delle forze militari britanniche, come accadde nel 2000, quando la scarsità di benzina paralizzò il Paese, con la chiusura di scuole, negozi e aziende.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
I FAVOREVOLI ARRIVANO AL 64%
Il matrimonio civile per tutti in Svizzera è già stato approvato a larga maggioranza da entrambe le camere, con il sostegno del governo federale, ma contro il progetto sono state raccolte sufficienti firme per indire un referendum.
Consultazioni che secondo le prime proiezioni diffuse dall’Istitut gfs.bern hanno portato a un’approvazione con il 64% dei voti favorevoli. Risultati definitivi sono a già a disposizione per il canton Glarona, dove il testo è stato approvato con il 61,12% dei voti , e Nidvaldo, dove il “sì” ha raggiunto il 61,57%.
Con l’esito positivo, la Svizzera si va ad aggiungere ad altri Paesi in cui le nozze fra persone dello stesso sesso sono già realtà, come Francia, Germania, Austria, Spagna e Regno Unito.
Dal 2007 sono in vigore in Svizzera le unioni civili, ma questa legge presenta dei limiti rispetto al matrimonio: permette infatti solo l’adozione del figlio del partner. Con il matrimonio per tutti si apre la possibilità di adozioni congiunte. Le coppie di donne avranno inoltre accesso alla donazione di spermatozoi, ma i figli avranno diritto a conoscere l’identità del padre biologico. Rimarrebbero vietate la donazione anonima di seme, la donazione di ovuli e l’utero in affitto. Inoltre, il matrimonio permette l’acquisizione della cittadinanza al partner straniero e garantisce diritti di pensione.
Con l’approvazione della nuova legge, non sarà più possibile contrarre nuove unioni civili. Quelle già registrate potranno essere mantenute o trasformate in nozze.
Come in Italia, il tema di chi si è opposto al matrimonio tra persone dello stesso sesso è “la tutela dei bambini”.
Ai sostenitori del “no”, in particolare esponenti del partito populista di destra Udc, governo e parlamento hanno ricordato che già esistono famiglie omogenitoriali e hanno assicurato che la legge tutela pienamente i diritti dei bambini. Inoltre è stato fatto notare che la stessa costituzione svizzera non qualifica il matrimonio come un’unione fra uomo e donna.
“Bella notizia: gli svizzeri hanno approvato il referendum sul matrimonio alle coppie omosessuali con il 64% dei voti a favore. Visto che ora l’Italia diventa ufficialmente l’unico Paese dell’Europa occidentale senza i matrimoni egualitari, direi che è il caso di metterci in pari”, ha commentato su Twitter, Marco Furfaro, della direzione nazionale del Pd.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2021 Riccardo Fucile
BONOMI: “POSITIVA LA RISPOSTA DEI SINDACATI ALLA PROPOSTA DI UN PATTO”
Confindustria non si candida a fare un suo partito, si limita solamente a
richiamare l’attenzione dei partiti a ragionare sui temi al centro dell’agenda del governo.
Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervistato da Lucia Annunziata nel corso della trasmissione Mezz’ora in più, in onda su Rai3.
“Noi abbiamo rispetto dei partiti e delle istituzioni, abbiamo solo messo in evidenza che il governo Draghi su tre punti essenziali ha fatto le cose che servivano al Paese: portare a compimento un piano vaccinale, riscrivere il Pnrr e riportare credibilità all’Italia in Europa, nel G20 e nella Nato”, ha osservato Bonomi. “Siamo in un momento storico eccezionale, e le risorse del Next generation Eu sono sufficienti per dare risposte epocali”, ha aggiunto.
Sulla proposta di un Patto, “la risposta dei sindacati mi è sembrata positiva. Io ho letto comunque la voglia di esplorare questa possibilità perché alcune cose sono demandate alla politica, altre alle parti sociali. Noi e i sindacati abbiamo una responsabilità. Mi aspetto il meglio dall’incontro di domani tra Draghi e i sindacati. Se le parti sociali si siedono ai tavoli, i problemi si risolvono e non si nascondono”, ha commentato il numero uno di Confindustria.
(da agenzie)
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