Destra di Popolo.net

ISRAELE: “IL PICCOLO EITAN DOVRA’ ESSERE RESTITUITO”

Settembre 13th, 2021 Riccardo Fucile

RICOVERATE A PSICHIATRIA CHI L’HA RAPITO: CI MANCAVANO I FONDAMENTALISTI EBRAICI, COME SE IN ITALIA NON AVESSIMO GIA’ ABBASTANZA FUORI DI TESTA

Eitan, il bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, è stato portato in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg. La notizia è arrivata ieri, tramite le dichiarazioni della tutrice legale del piccolo, la zia paterna Aya Biran che risiede in Lombardia. Il piccolo è da mesi al centro di una guerra familiare per la custodia legale.
Intanto un parere legale del governo israeliano emesso da esperti dei ministeri degli Esteri e della Giustizia afferma che le autorità israeliane dovranno probabilmente “restituire” al suo tutore legale in Italia il piccolo Eitan. Il parere ha infatti sottolineato che portare Eitan Biran in Israele, contro la volontà del suo tutore legale, costituisce probabilmente un rapimento, secondo quanto riportato da Channel 12 News.
Il documento afferma che la mossa messa in atto dal nonno materno di Eitan ha violato la Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, una legge adottata da Israele nel 1991.
Secondo la legge, le autorità israeliane devono fare tutto quanto in loro potere per restituire il ragazzo al suo tutore legale in Italia il prima possibile. Il tutore legale di Eitan, Aya Biran-Nirko, la sorella residente in Italia del defunto padre del bambino, ha presentato denuncia alla polizia italiana affermando che il bambino è stato rapito dal nonno materno, Shmuel Peleg.
Oggi, sulle pagine del Corriere della Sera, viene ricostruita la dinamica della vicenda: il nonno si era trasferito in Italia all’indomani della tragedia del Mottarone (dove ha perso la figlia), la sua fuga col nipotino sarebbe iniziata in auto dopo una visita autorizzata
La decisone l’ha presa perché secondo lui Eitan era in pessime «condizioni mentali e fisiche». In quel preciso momento Shmuel Peleg ha diretto l’auto verso la Svizzera per imbarcarsi a Lugano su un volo charter privato per Tel Aviv con il nipotino di sei anni che aveva prelevato in casa della zia paterna in uno dei consueti incontri autorizzati dal giudice tutelare di Pavia.
La ricostruzione si basa sul racconto fatto dall’uomo ai suoi legali in Italia, ma le indagini per sequestro di persona della Procura di Pavia stabiliranno se si trattasse di un piano organizzato da tempo oppure no. A quanto risulta, sabato mattina il nonno di Eitan si è recato presso la casa della zia paterna di Eitan in provincia di Pavia per incontrare il bambino
«Ti porto a comperare tanti giocattoli» lo ha sentito dire Aya Biran (la zia di Eitan, ndr) mentre caricava sulla macchina a noleggio la carrozzina e il girello con cui Eitan è costretto a muoversi per i postumi delle fratture riportate nello schianto della cabina della funivia in cui si è salvato miracolosamente grazie al padre Amit che gli ha fatto scudo con il proprio corpo.
Secondo quanto riportato dall’Ansa, il Tribunale di Pavia, che nei mesi scorsi aveva confermato la nomina della zia paterna Aya Biran come tutrice legale di Eitan, aveva stabilito anche, con un provvedimento dell′11 agosto scorso, che il piccolo non poteva “espatriare” se non “accompagnato dalla tutrice” o con l’autorizzazione della stessa. Un divieto di espatrio che valeva sia nel caso fosse stato presentato per lui un passaporto italiano che per quello israeliano. E questo “ordine” del giudice, “violato” dalla famiglia materna del bambino, come ha chiarito l’avvocato Cristina Pagni, che assiste sul fronte civile Aya Biran, su decisione dello stesso Tribunale era stato inoltrato “alla Questura e alla Prefettura di Pavia” per “essere inserito – come si legge nel provvedimento – nelle banche dati delle forze dell’ordine preposte ai controlli in uscita dal territorio” italiano. Un ordine che, come fa notare il legale, non è servito perché è stato violato dal nonno, assieme forse ad altre persone. Si è trattato, dunque, di un “trasferimento illecito”.
A inizio agosto, poi, lo stesso giudice aveva disposto la “restituzione” del passaporto israeliano del bimbo da parte della famiglia materna che avrebbe dovuto consegnarlo “alla tutrice” entro il 30 agosto. Cosa non avvenuta. “Il passaporto era in mano a Shmuel Peleg – ha detto il legale – per ragioni poco chiare”. L’avvocato Pagni ha spiegato che di ciò che è accaduto ieri è stata informata anche la Procura dei minori di Milano. E ha annunciato che domani i legali incontreranno “il giudice tutelare a Pavia per attivare la Convenzione internazionale dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori”. Sempre per domani è previsto un vertice in Procura a Pavia tra investigatori e pm e gli inquirenti potrebbero incontrare anche i legali della zia paterna, tra cui anche l’avvocato Armando Simbari.
Ancora sul Corriere, vengono riportate le parole dei parenti di Eitan che vivono in Israele
“I genitori avevano deciso di tornare a vivere qui l’anno prossimo […] Deve essere educato come un ebreo senza dimenticare la tradizione del popolo a cui appartiene”.
“Non lo abbiamo rapito lo abbiamo riportato a casa. Siamo stati obbligati, non avevamo più saputo quali fossero le sue condizioni mentali e di salute”, ha aggiunto in un’intervista tv Gali Peleg, zia materna del piccolo. Poi la donna ha dato la sua versione dei fatti di questo periodo in cui Eitan uscito dall’ospedale è stato affidato alla zia paterna. “Potevamo solo vederlo per breve tempo. Ci hanno tenuto nascoste le sue condizioni di salute. Lo abbiamo riportato a casa, così come i genitori volevano per lui”. Ed ha precisato che la custodia affidataria “risulta irregolare”.
Quindi ha insistito con forza sulla felicità del bambino per essere in Israele. “Eitan – ha sottolineato – ha urlato di emozione quando ci ha visto ed ha detto ‘finalmente sono in Israele’. Non ha cessato di emozionarsi – ha proseguito – e di dire che noi siamo la sua vera famiglia. Ha detto di sentirsi fra le nuvole. Finalmente gli è tornato il colore sul viso”. Gali Peleg non ha risposto ad una domanda dove il bambino sia adesso in Israele, se a Tel Aviv o altrove, ma ha spiegato che la famiglia si sta “prendendo cura di lui sia dal punto di vista medico sia di quello mentale. Riceve l’assistenza migliore possibile. Eitan è arrivato ieri”. Ed ha denunciato che quando il bambino era in Italia non era “in condizioni mentali buone”.
“Al termine delle nostre visite – ha detto – piangeva, chiedeva se aveva fatto qualcosa di male”. “Lui adesso – ha ripreso – riceve l’assistenza migliore possibile. Bisognava vedere la sua emozione quando ci ha visti, non dimentichiamo che i genitori sono sepolti in Israele e che lui finalmente si è riunito con la famiglia che conosce”. Ad una domanda sulla tutela del bambino data dal giudice italiano alla zia paterna Aya, Gali Peled ha risposto: “A me il lato legale non interessa. Abbiamo agito per il bene del bambino. Noi non ci interessiamo della convenzione dell’Aja. Solo il bene di Eitan ci interessa. Cosa avremmo potuto mai dirgli se, da grande, ci avesse rinfacciato di non averlo riportato in Israele, o almeno di aver tentato?”. Sulla possibilità di farlo tornare in Italia, Gali Peleg è stata netta: “Il lato legale non ci interessa. Volevamo raggiungere una intesa con Aya. Volevamo che Eitan avesse una unica famiglia”.
Attualmente il piccolo Eitan è curato da medici in un ospedale alla periferia di Tel Aviv: lo ha riferito la famiglia materna del bambino in Israele citata dalla tv Canale 12. “L’amato Eitan – ha spiegato – è tornato in Israele dopo aver perso tutta la sua famiglia, come volevano i suoi genitori”. Non appena arrivato in Israele – ha aggiunto – Eitan è stato affidato “ad uno staff medico presso l’ospedale Sheba”. La stessa zia Gali Peleg, nella mattinata di ieri, aveva spiegato ai media che il piccolo “adesso riceve l’assistenza” medica e psicologica “migliore possibile”.
(da agenzie)

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SONDAGGIO YOUTREND COMUNALI ROMA: MICHETTI IN TESTA, GUALTIERI RIDUCE LO SVANTAGGIO E AL SECONDO TURNO E’ FAVORITO

Settembre 13th, 2021 Riccardo Fucile

MICHETTI 31%, GUALTIERI 27%, RAGGI 19,1%, CALENDA 18,9%… BALLOTTAGGIO GUALTIERI 58,5%, MICHETTI 41,5%

Enrico Michetti avanti, con il 31% delle preferenze. Appena dietro Roberto Gualtieri, con il 27% dei voti. Più attardati la sindaca uscente Virginia Raggi, al 19,1%, e Carlo Calenda, al 18,9%.
Questo l’esito del sondaggio che il gruppo Gedi ha commissionato a YouTrend per le Comunali del 3 e 4 ottobre. Con un gigantesco 44,1% degli 802 intervistati che spiega di essere indeciso, di non saper ancora per chi voterà, oppure di non volersi presenterà alle urne.
“C’è un’area grigia importante – spiega Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend – e di solito il 10% degli elettori decide per chi votare soltanto l’ultimo giorno. In ogni caso è improbabile pensare a un ballottaggio diverso di quello tra Michetti e Gualtieri. La forbice tra il dem e chi lo insegue non mette l’ex ministro del Tesoro completamente al riparo. Ma immaginare stravolgimenti è difficile. Gli elettori vanno pur sempre mobilitati e la campagna elettorale fin qui è sembrata sottotono”.
In testa Enrico Michetti, ma la sua candidatura non convince fino in fondo, visto che va 6 punti sotto rispetto al centrodestra (al 36,9%).
Anche Roberto Gualtieri va sotto di 2,6 punti rispetto al centrosinistra (a quota 29,6%), ma nella sua area di riferimento insiste anche Carlo Calenda, che prende 6,7 punti in più rispetto alla sua lista civica.
La sindaca Virginia Raggi, invece, corre più veloce del Movimento 5 stelle e delle sei liste civiche (al 16%).
Proiettando la sfida al ballottaggio, in caso di sfida a due tra Gualtieri e Michetti, l’ex ministro dell’Economia vincerebbe con il 58,5% delle preferenze. anche Calenda batterebbe l’avvocato del centrodestra con il 61,6% dei voti.
Per Michetti l’unica sfida alla portata al secondo turno è quella con Raggi, da cui uscirebbe vittorioso conquistando il 53,9% degli elettori.
Tornando al primo turno, ai romani che hanno partecipato alla rilevazione è stato anche chiesto di indicare il partito per cui voteranno.
La prima forza a Roma risulta essere il Pd con il 21.9% dei voti. Seguono Fratelli d’Italia (18,3%), M5S (13,4%), la lista di Calenda (12,2%), Lega (10,7%) e Forza Italia (4,9%).
Un ultimo dato dallo studio riguarda i leader a livello nazionale. Nelle tabelle proposte da YouTrend, il presidente del Consiglio Mario Draghi mantiene la fiducia degli elettori: piace al 62,2 per cento degli elettori. L’altra figura di rilievo è Sergio Mattarella, con il 69,3 per cento di opinioni positive. Sotto al 50 per cento, invece, l’ex premier Giuseppe Conte, che si attesta al 39,9 per cento. A seguire Giorgia Meloni (32,5 per cento), il segretario del Pd Enrico Letta (29,5 per cento) e Matteo Salvini (22,8 per cento).
(da agenzie)

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VACCINO: PEDIATRI, ANCHE I BAMBINI HANNO DIRITTO DI PROTEZIONE

Settembre 13th, 2021 Riccardo Fucile

L’APPELLO A VACCINARSI DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI PEDIATRIA

L’Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani e la Società Italiana di Pediatria, nel ribadire l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione contro il SARS-CoV 2 in tutte le fasce di età in cui è stata praticata nel mondo, in miliardi di dosi, “difendono il diritto di bambini e ragazzi a avere la propria salute tutelata attraverso la vaccinazione”.
È quanto si legge in una nota congiunta, in cui si ricorda che “in Italia, grazie all’eccellenza dell’assistenza garantita all’età 0-18 anni dal SSN italiano, riconosciuto come uno dei migliori al mondo, il numero di decessi in età evolutiva dovuti al COVID è contenuto, ma sono numerosi i casi di forme gravi che hanno necessitato di cure intensive (sindrome infiammatoria multiorgano pediatrica – MIS-C) curate e guarite negli ospedali italiani”.
In accordo con i suggerimenti dell’American Academy of Pediatrics, di altre società scientifiche nel mondo e in particolare l’European Academy of Pediatrics, “esprimiamo apprezzamento per l’opportunità offerta agli adolescenti (12-16 anni) di potere tutelare la propria salute contro un virus responsabile della più devastante pandemia dell’epoca contemporanea. Auspichiamo la possibilità – proseguono – che il vaccino contro il COVID, confermando i promettenti dati ad oggi disponibili, dimostri la propria efficacia e la propria sicurezza anche nei soggetti da 0 a 12 anni in modo che, completato l’iter previsto dalle norme, anche i più piccoli possano usufruire della stessa possibilità di prevenzione contro il SARS-CoV 2. I dati della letteratura scientifica internazionale confermano che, seppur raramente, il COVID può determinare il decesso anche in età evolutiva e che non sono rari i casi gravi, in particolare la MIS-C. Sosteniamo con fermezza il diritto di tutti i soggetti in età evolutiva a poter fruire delle vaccinazioni disponibili per le fasce di età in cui già esiste un vaccino autorizzato (12-16 anni) e di poter offrire, appena disponibili, la stessa opportunità anche ai soggetti in età inferiore ai 12 anni”.
“A oggi la vaccinazione è il solo provvedimento che porta quasi a zero il rischio morte e rende minimo il rischio di contrarre forme cliniche gravi. Per tale motivo è importante che le stesse opportunità di salute vengano offerte anche ai cittadini dell’età evolutiva. I benefici della vaccinazione per bambini e adolescenti sono molteplici: proteggere la loro salute dal COVID-19; normalizzare la loro vita (scuola, socializzazione); ridurre la circolazione virale nell’intera popolazione”. Rappresentando gran parte delle istituzioni pediatriche nelle quali afferiscono bambini e ragazzi affetti dalle forme gravi di COVID, Aopi e Sip ribadiscono “la necessità di provvedere nei tempi più rapidi alla vaccinazione dei soggetti per i quali sono già disponibili i vaccini e auspichiamo il massimo impegno di tutte le componenti della società al fine di garantire la vaccinazione a tutti coloro per i quali vaccini saranno approvati”.
(da agenzie)

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GLI INSULTI DEI NO VAX A CHIARA APPENDINO PER L’APPELLO A VACCINARSI CON LA FOTO DELL’ECOGRAFIA

Settembre 13th, 2021 Riccardo Fucile

MINACCIATA PER UN GESTO DI RESPONSABILITA’… PER QUANTO TEMPO DOVREMO ANCORA SOPPORTARE CHE QUESTA FECCIA CIRCOLI LIBERAMENTE IN ITALIA?

Chiara Appendino è finita nello shitstorm dei social. “Lui è Andrea e, quando nascerà, avrà già gli anticorpi per il Covid-19. Li avrà perché al sesto mese di gravidanza ho scelto di vaccinarmi”, con queste parole comincia l’appello della sindaca di Torino. “Due dosi, nessun sintomo dopo la prima, mezza giornata di spossatezza dopo la seconda. Oggi siamo all’ottavo mese e stiamo benissimo. Perché ve lo scrivo? – continua la sindaca – Perché è notizia di ieri che una donna non vaccinata, dopo un parto prematuro causato dal Covid, purtroppo non ce l’ha fatta. E qualche giorno prima, invece, non ce l’ha fatta un bimbo di 24 settimane nato di solo 1kg”.
E ancora, le rassicurazioni “Per chi si vaccina in dolce attesa non esistono controindicazioni diverse dal resto della popolazione, mentre, se si contrae il Covid, il rischio di partorire prematuramente è decisamente più alto”.
Una presa di posizione coraggiosa in campagna elettorale, per lei che era stata eletta nelle fila di un partito tutt’altro che vaccinista. Non è però servito l’intervento della sindaca a convincere i no vax, anzi.
Tra i follower di Chiara Appendino all’ombra delle Mole si fa fatica a trovare qualcuno che non l’abbia offesa o condannata per la sua scelta.
“Le sembra normale che in gravidanza si può prendere a mala pena la tachipirina e può essere somministrato un siero sperimentale?! Dove sono gli anni per costatare se al feto può causare danni?! Lei ha fatto la sua scelta ma non ha di sicuro le competenze di dire che è sicuro!”,
“Che delusione che sei stata per me Chiara. Da te una propaganda così non me la sarei proprio aspettata. Hai deciso di vaccinarti in dolce attesa sono problemi tuoi. Ma hai letto bene prima di firmare al punto 4 del primo consenso cosa c’è scritto. Forse le istruzioni cambiano continuamente ma al punto 4 é sconsigliato per le donne incinta e nell’allattamento. Non penso che la sperimentazione abbia già avuto tanti risultati. Tempo al tempo ci vorranno anni poi cara Chiara ci dirai”.
E ancora “Ma vi risultano molte donne morte di covid in gravidanza… Al mio paese manco una e neanche nel circondatio… Ma dove volete arrivare con tabelle e dati inventati per far credere un pericolo inesistente…. È più pericoloso attraversare la strada…”.
(da agenzie)

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SONDAGGIO COMUNALI ROMA: GUALTIERI HA QUASI RIPRESO MICHETTI

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

MICHETTI 25,9%, GUALTIERI 25%, RAGGI 20,7%, CALENDA 18,4%

Meno di un punto percentuale separerebbe Enrico Michetti e Roberto Gualtieri. Il candidato del centrodestra sarebbe al 25,9 per cento e quello del centrosinistra si fermerebbe al 25.
Lo sostiene un sondaggio elaborato da Izi, realizzato tra l’8 e il 9 settembre intervistando oltre mille romani. La sindaca Raggi, secondo questo sondaggio riportato oggi dal Corriere della Sera, sarebbe al 20,7 e Carlo Calenda si attesterebbe al 18,4 per cento.
L’ultimo sondaggio Izi risale allo scorso 2 agosto: Michetti era quotato al 29,1 per cento, Gualtieri al 25,8 per cento, Raggi al 24,7 per cento e Calenda al 16,8 per cento. In altre parole Gualtieri non avrebbe guadagnato terreno in termini percentuali, ma ne avrebbero invece persi sia Michetti che Raggi.
Gli astenuti erano intorno al 7 per cento e gli altri candidati erano complessivamente al 3,6 per cento.
In entrambi i sondaggi, sia quello di oggi che quello del 2 agosto, viene confermata la forza del candidato del centrosinistra al ballottaggio.
Gualtieri, infatti, vincerebbe praticamente contro tutti
Calenda vincerebbe sia contro la sindaca Raggi che contro Michetti, mentre quest’ultimo riuscirebbe a battere soltanto la prima cittadina.
(da Fanpage)

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FRANCO BECHIS: “MIA MADRE E’ MORTA DI COVID, IL PRIMARIO L’AVEVA CONVINTA A NON VACCINARSI”

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DEL “TEMPO”: “LE AVEVA SCOMBINATO LA VITA METTENDOLE IN TESTA CHE AVEVA MILIONI DI ALLERGIE”

La madre di Franco Bechis è morta di covid. Un primario, racconta il direttore del Tempo, l’aveva convinto a non vaccinarsi. Contro il dottore, è stato fatto un esposto all’ordine dei medici, che qualche giorno fa ha istituito la commissione per valutarli.
Si legge sulla Stampa:
“Le aveva scombinato da tempo la vita non consentendo che mangiasse più niente, mettendole in testa che aveva milioni di allergie che per tutta la vita non aveva mai avuto e noi ci ridevamo sopra e le dicevamo che era un santone poi le ha detto che sarebbe morta se avesse fatto il vaccino e invece mia madre è morta di Covid».
Franco Bechis, direttore de Il Tempo, avrebbe voluto fare di più di un esposto contro il primario che ha convinto la mamma a non vaccinarsi. «Purtroppo non sono testimone diretto dei fatti perché vivo a Roma ho solo i racconti di mia madre e delle miei sorelle che stanno a Torino”.
La donna si è ammalata a Pasqua:
“Eravamo quasi riusciti a convincere mamma a vaccinarsi. I miei figli le avevano detto nonna non veniamo più a trovarti né ti chiamiamo se non ti vaccini, abbiamo raccolto tanti pareri medici tutti univoci sul fatto che dovesse vaccinarsi. A quel punto mia sorella ha accompagnato mamma dal medico e gli ha riportato tutti i pareri che aveva raccolto. Bene lui, ma l’ho saputo da poco, l’ha guardata negli occhi e le ha detto tu vuoi uccidere tua madre. Alla fine il pressing aveva prodotto qualche risultato”.
(da agenzie)

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MUORE CONTAGIATA DA INFERMIERA NO VAX. IL FIGLIO: “COLPITA DA CHI DOVEVA PROTEGGERLA”

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

L’APPELLO DELL’UOMO: “BASTA DIRE CHE I VACCINI NON SERVONO”

Si trovava in ospedale per curare una frattura, nella struttura è morta dopo essere risultata positiva al covid. A contagiarla, un’infermiera non vaccinata. Il virus ha aggravato le sue condizioni di salute, portando al decesso.
Il Tirreno ha raccolto lo sfogo del figlio, Fabrizio Natalini:
“Mia mamma aveva subito un intervento per la frattura di un femore. Ci avevano avvertito che sarebbe stato un intervento a elevatissimo rischio, lei lo sapeva e aveva accettato. Ma l’intervento era stato superato, la mamma non ha avuto danni, il decorso era normale. Quello che ha aggravato fino all’estremo è stata la polmonite da Covid, come mi hanno detto i medici”
Natalini aveva raccontato la vicenda anche sul suo account Facebook: “La mia vecchina contagiata in ospedale, dove invece doveva essere protetta. La polmonite, anche se vaccinata, arriva; il suo organismo, il suo cuore di novantenne erano troppo sotto pressione”.
Sempre sul social ha lasciato un appello: “Invece di credere solo a qualche sconosciuto che tira fuori le teorie più strampalate, provate a credere anche a noi che ci siamo trovati nel mare in tempesta. Non è una malattia come le altre. Questa colpisce, lascia il segno, separa le persone nei loro ultimi giorni di vita”.
Basta dire che i vaccini non servono, continua l’uomo: “Il virus non esiste, non fa nulla, non è un’opinione: è falso. Il vaccino non serve ed è pericoloso non è un’opinione: è falso”.
(da agenzie)

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DA PARIGI ALL’ELISEO, LA SPINA HIDALGO SULLA STRADA DI MACRON

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

LA SINDACA HA LANCIATO LA SFIDA PER LE PRESIDENZIALI, SOCIALISTI CON LEI

“Il quinquennio del presidente Emmanuel Macron “avrebbe dovuto unire i francesi, li ha divisi. Avrebbe dovuto risolvere i problemi sociali, li ha aggravati. Avrebbe dovuto proteggere il nostro pianeta, ha girato le spalle all’ecologia”.
Comincia con un attacco diretto al suo rivale di sempre la candidatura della sindaca di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, alle prossime presidenziali del 2022.
Dal porto di Rouen, scelto per l’annuncio ufficiale, la prima cittadina si propone per “reinventare” il prima possibile il “modello francese”.
Per questa nuova sfida Hidalgo si dice “pronta”.
La socialista, sessantadue anni, da cinque alla guida di Parigi, si lancia nella corsa all’Eliseo con un annuncio atteso da settimane.
Nata in Andalusia, arriva con la sua famiglia a Lione all’età di due anni e ottiene la cittadinanza francese dodici anni dopo.
Lei stessa, ricordando le sue origini, si definisce una “donna francese nata in Spagna”. “Penso a mio padre che è stato operaio nel cantiere navale di Cadice. Penso anche a mia madre, sarta”, ha detto oggi, ribadendo che proprio la Francia gli ha dato la sua “opportunità”.
Spesso durante il suo mandato alla guida della capitale francese, ottenuto dopo anni all’ombra del suo predecessore Bertrand Delanoë, è stata giudicata dai suoi stessi collaboratori e dagli avversari “divisiva”, incapace di fare squadra e sempre concentrata sugli obiettivi. Rimproveri che non sembrano però averla cambiata.
La socialista oggi si posiziona ovviamente agli antipodi di Marine Le Pen, che quasi in contemporanea con il suo annuncio ha lanciato la campagna elettorale da Fréjus. Ma il vero avversario da battere è Macron, l’ex compagno di partito che è stato iscritto ai socialisti dal 2006 al 2009, sebbene abbia poi partecipato nel 2012 alla campagna elettorale di François Hollande diventandone poi ministro dell’Economia due anni dopo.
I rapporti tra i due sono sempre stati difficili. Come ricorda Libération, gli attriti sono cominciati nel 2015, quando Macron era ministro e si batteva per estendere l’orario di apertura dei negozi di Parigi alla domenica.
La rivalità è poi continuata negli anni, accentuandosi sui Giochi olimpici di Parigi 2024, dove entrambi si contendono gli onori dell’evento (un po’ meno gli oneri), ma anche sulla sicurezza e sulla gestione della crisi del coronavirus.
Secondo il suo entourage, Hidalgo non sopporterebbe Macron. Lui, invece, avrebbe un atteggiamento alquanto indifferente nei confronti della socialista, almeno a detta della sua cerchia più ristretta.
Al momento l’unica certezza è che Hidalgo deve rincorrere. La sindaca è data nei sondaggi solamente tra il 7 e il 9 per cento e per guadagnare terreno sta puntando molto sull’ambiente, che è anche uno dei pilastri del programma di Macron.
Ma se l’inquilino dell’Eliseo su questo dossier sta avanzando a passi felpati (nonostante gli annunci in pompa magna e le tante iniziative sbandierate nel corso del mandato), la sindaca vanta una serie di misure già prese nella sua città, per buona pace dei parigini, che negli ultimi anni si sono ritrovati alcuni tratti del lungosenna chiusi al traffico, il limite di velocità abbassato dal 50 al 30 per cento e chilometri di nuove piste ciclabili.
Tutte iniziative destinate a rendere la Ville Lumière meno inquinata e più a misura di cittadino, ma che sul breve termine hanno messo a dura prova i nervi degli abitanti.
Hidalgo ne è consapevole, per questo nei prossimi mesi cercherà di liberarsi da quell’immagine troppo parigina che si è costruita negli anni e che potrebbe rivelarsi controproducente al di fuori del périphérique (l’anello autostradale che circonda la città).
Nell’attesa di conoscere i dettagli del suo programma che verranno in parte presentati ai microfoni di France 2 e nel libro in uscita “Una donna francese”, ci pensa il suo entourage a delineare i primi tratti della proposta: Hidalgo ha una “volontà molto chiara di rivolgersi alle classi medie e alle classi popolari e quindi di parlare a dei lavoratori, a dei dipendenti”, ha spiegato la direttrice di campagna Johanna Rolland.
In questa sfida Hidalgo conta sul sostegno del suo Partito e del segretario Olivier Faure, che ha indetto delle primarie riservate solo ai militanti per evitare soprese dell’ultimo minuto. Tra le fila dello storico partito di centrosinistra francese, infatti, c’è anche chi richiede un dibattito più aperto, come Stephane Le Foll, sindaco di Le Mans. Ma i socialisti, che vengono da anni difficili, puntano nuovamente su una donna dopo averci già provato nel 2007 con Ségolène Royal, sconfitta all’epoca dal neogollista Nicolas Sarkozy.
La vera difficoltà per Hidalgo sarà quella di federare la sinistra francese, che si presenta alle presidenziali atomizzata come non mai in una miriade di candidati. Tra questi c’è l’indomabile Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, ma anche l’ex socialista Arnaud Montebourg, il comunista Fabien Roussel e il futuro candidato che gli ambientalisti di Europa Ecologia-I Verdi (Eelv) sceglieranno nelle prossime primarie. Con questi ultimi, Hidalgo ha più speranze di riuscire a trovare un’intesa, seppur passando per un dialogo che si annuncia complicato.
(da agenzie)

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IL PAPA INCONTRA ORBAN E IN UN DISCORSO DEMOLISCE LA SUA POLITICA

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO UN BREVE INCONTRO ISTITUZIONALE, BERGOGLIO TIENE UN DISCORSO AL CONSIGLIO ECUMENICO E PARLA DI INTEGRAZIONE, FRATELLANZA E ANTISEMITISMO

Per volere del Vaticano stesso, il 34esimo viaggio apostolico internazionale del Papa, che questa mattina si è recato a Budapest per la conclusione del 52° Congresso Eucaristico Internazionale, non doveva essere un evento politico, ma spirituale. Bergoglio, partito questa mattina alle 6 da Fiumicino, atterrato nella capitale ungherese ha però avuto un primo incontro con il primo ministro Viktor Orban. Secondo quando riporta la Santa Sede il clima del meeting è stato cordiale: “I due hanno parlato del ruolo della Chiesa nel Paese, dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, della difesa e della promozione della famiglia. Mentre Orbán ha chiesto a Francesco di non far perire il cristianesimo in Ungheria”.
Un incontro durato appena un quarto d’ora, con la presenza anche del segretario di Stato Pietro Parolin, del segretario per i Rapporti con gli Stati, Paul Gallagher, e del presidente della Repubblica ungherese János Áder, avvenuto nella Sala Romanica del Museo delle Belle Arti di Budapest.
Eppure, durante il discorso tenuto davanti al Consiglio ecumenico delle Chiese e ad alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria, Francesco ha espresso pensieri perfettamente in linea con la sua visione da quando si è insediato a San Pietro, ma quantomeno “stridenti” con la politica di Orban.
“La minaccia dell’antisemitismo – ha detto – che ancora serpeggia in Europa e altrove, è una miccia che va spenta”.
E ancora: “Ogni volta che c’è stata la tentazione di assorbire l’altro non si è costruito, ma si è distrutto; così pure quando si è voluto ghettizzarlo, anziché integrarlo. Quante volte nella storia è accaduto. Dobbiamo vigilare e pregare perché non accada più. E impegnarci a promuovere insieme una educazione alla fraternità, così che i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla non prevalgano”.
Non sono certamente frecciate rivolte direttamente al primo ministro ungherese e alla sua politica isolazionista, xenofoba e populista, ma sono parole che risuonano con un’eco diversa se pronunciate dopo un incontro istituzionale, proprio a Budapest. Basti pensare che Orban aveva detto di voler “proteggere l’Ungheria dalla crisi dei migranti” causata dall’esodo degli Afghani dopo il ritorno al potere dei talebani, mentre il primo viaggio di Papa Francesco fu proprio a Lampedusa, cuore del Mediterraneo sofferente.
(da agenzie)

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