“QUELLA DEL GOVERNO È UNA SCELTA DEL TUTTO SBAGLIATA” – IL GOVERNATORE LEGHISTA DELLA LOMBARDIA, ATTILIO FONTANA, ATTACCA L’ARMATA BRANCAMELONI, DOPO LA DECISIONE DEL MINISTRO SCHILLACI DI RITIRARE LA RIFORMA DELLA SANITÀ TERRITORIALE, CHE PREVEDEVA LA TRASFORMAZIONE IN DIPENDENTI DI UNA PARTE DEI MEDICI DI BASE
“ORA CE LO SPIEGHERÀ IL GOVERNO COME FAREMO AD APRIRE LA CASE DI COMUNITÀ. ERA UNA STRADA NECESSARIA, UNA PROPOSTA SOTTOSCRITTA SIA DAI PRESIDENTI DI REGIONE DI CENTROSINISTRA CHE DEL CENTRODESTRA” … FONTANA PARLA DI “CONDIZIONAMENTI” NELLO STOP ALLA RIFORMA, SENZA FARE NOMI. SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE AL SOTTOSEGRETARIO-FARMACISTA DI FDI, MARCELLO GEMMATO
La più grande Regione italiana, storicamente guidata dal centrodestra, va all’attacco del
governo. Dopo lo sfogo di mercoledì nel corso della riunione tra assessori alla Salute del responsabile della Sanità della Lombardia, Guido Bertolaso, ieri è arrivata la presa di posizione pubblica del presidente Attilio Fontana.
Decidere di fermare la riforma della sanità territoriale, che prevedeva anche la trasformazione in dipendenti di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, è stata «una scelta veramente sbagliata del governo, anche perché era una proposta sottoscritta sia dai presidenti di centrosinistra che del centrodestra».
Proprio l’intesa tra tutte le Regioni (e il ministro alla Salute Orazio Schillaci), per Fontana «avrebbe dovuto far riflettere un po’ di più il governo perché era una strada necessaria. Era l’inizio di quella che avrebbe potuto essere una grande riforma della sanità e a me è molto dispiaciuto che, purtroppo, dei condizionamenti di varia natura abbiano eliminato l’opportunità di arrivare a una riforma che sarebbe stata utile per tutti»
La riforma era pensata per aprire, e far funzionare, nei termini posti dal Pnrr, le Case di Comunità: «Ce lo spiegherà il governo come faremo ad aprirle». Parla di condizionamenti, Fontana, senza specificare quali siano. Di certo dentro la maggioranza, e pure dentro il ministero se si pensa a una figura come quella del sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, in molti hanno remato contro la riforma.
I più fieri oppositori del testo sono stati i sindacati dei medici di famiglia, che hanno fatto anche leva sulla politica ottenendo alla fine che invece del decreto legge si faccia una modifica della convenzione che li lega al sistema sanitario.
Si chiederà ai dottori di lavorare almeno 6 ore la settimana nelle Case di Comunità, come ha spiegato ieri agli assessori il capo di Gabinetto di Schillaci, Marco Mattei.
Per Marina Sereni, responsabile sanità del Pd, «stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza».
Poi si va in Aula a partire dal 26 o al più tardi dal 29 giugno. Anche il timing è ragione di scontro E se Matteo Renzi pronostica «voto a maggio con la nuova legge che non ci piace, ma ha il merito di garantire che chi vince governi», +Europa manifesta la contrarietà totale proponendo di rinominare la proposta del centrodestra «nuova legge fascista Acerbo».
(da agenzie)
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