PALAZZO CHIGI FRENA SALVINI, CHE SCALPITA PER TORNARE AL VIMINALE IN CHIAVE ANTI-VANNACCI.LA CRONACA DELLE ULTIME SETTIMANE, TRA I CASI ROGGERO E FAKIR E GLI ATTACCHI DEI NO TAV, HA CONVINTO MELONI CHE LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO IN QUESTA FASE CALDISSIMA NON PUÒ ESSERE GESTITA DA UN MINISTRO “DIVISIVO” COME SALVINI, MEGLIO UN GRIGIO BUROCRATE COME PIANTEDOSI
A PREOCCUPARE MELONI E IL SUO CERCHIO MAGICO È SOPRATTUTTO L’ASCESA DEL GENERALI NELLE REGIONI DEL NORD
A decidere potrebbe essere la piazza. L’ordine pubblico e la cronaca degli ultimi giorni. La
difficoltà di mettere mano lì dove gli eventi segnalano un’emergenza. Da gestire con cura, senza troppi acuti politici, senza iniziative divisive, senza troppi strappi. Andando dritti al punto: secondo fonti di massimo livello, perde quota in queste ore l’opzione di una staffetta tra Matteo Piantedosi e Matteo Salvini al ministero dell’Interno.
Da una parte Salvini, che spinge cercando di conquistare il ministero che più gli è rimasto nel cuore. Dall’altra Matteo Piantedosi, deciso a resistere. Qualcosa però è cambiato, soprattutto negli ultimissimi giorni.
SLa gestione degli eventi di piazza, gli scontri e i feriti, le polemiche politiche e un sindaco finito sotto scorta, il dibattito sulla legittima difesa: la cronaca prende il sopravvento, rimette molto in discussione. Diventa più difficile considerare questa casella contendibile da Salvini, quando l’ordine pubblico si impone e diventa materiale scottante da maneggiare con cura.
Sta quindi indebolendosi, riferiscono, l’opzione di riportare il leghista nella casella contesa. È una convinzione che si fa spazio al vertice dell’esecutivo, frutto di una valutazione che si può sintetizzare così: troppo divisivo e troppo politico il vicepremier del Carroccio per riprendere in mano — e soprattutto, in corsa e per pochi mesi — un dossier tanto scivoloso.
Da qualche settimana, il fattore Vannacci ha fatto saltare molti degli equilibri consolidati a Palazzo Chigi. Alcuni dati riservati sono stati discussi di recente anche dai leader della destra, Giorgia Meloni compresa. Uno, in particolare, preoccupa la premier e i suoi vice: l’ascesa dell’ex generale, è il senso di queste informazioni, si sta realizzando soprattutto al Nord.
Concentrata, almeno per il momento, in regioni tradizionalmente favorevoli all’attuale coalizione di governo: Lombardia e Veneto, innanzitutto. E poi Piemonte ed Emilia Romagna. Buona parte di questi territori sono feudi leghisti, ma da qualche anno anche bacino di consenso per il partito della presidente del Consiglio.
Ecco dunque il problema: bisogna frenare il leader di Futuro nazionale e farlo in fretta, perché sta svuotando le forze di maggioranza (oltre a drenare alcuni quadri locali).
L’obiettivo è contrastarlo sul terreno della sicurezza, non limitandosi a inseguire. L’idea di sostituire Piantedosi proprio con Salvini alla guida del ministero dell’Interno, già circolata nei mesi scorsi, è sembrata dunque ragionevole. Il piano prevedeva una staffetta dopo l’appuntamento di Pontida, a settembre.
E dopo aver ottenuto il record per l’esecutivo più longevo, che scatta il 4 settembre. Il ministro uscente si sarebbe dovuto accontentare della guida dei Trasporti, oppure di un ruolo in Europa. Questo fino ad alcuni giorni fa.
Poi la partita ha preso un’altra piega. Prima il caso di Fakir, morto a Bologna durante l’intervento della polizia. Poi, l’altro ieri, i violenti scontri in Val di Susa, con il ferimento di oltre cento agenti. Nel mezzo, il caso Roggero e gli attacchi della destra al sindaco di Bologna Matteo Lepore, destinatario ora di minacce e dunque sotto scorta.
Senza dimenticare le tensioni internazionali, che impongono una rigida gestione della sicurezza interna. Ecco perché nelle ultime ore a Palazzo Chigi nessuno scommette più sul ritorno di Salvini.
E questo nonostante gli ultimi sondaggi, devastanti per il Carroccio: quello diffuso da Ipsos assegna il 5,1% alla Lega e il 7,1% a Futuro nazionale, dando anche Fratelli d’Italia in calo di un altro mezzo punto, al 26,5%.
E Piantedosi? Il ministro continua a mostrarsi sicuro. Fa sapere che certo, se dovesse cambiare il quadro politico ne prenderà atto. Ma nel frattempo lavora con Meloni e di recente è stato ricevuto da Sergio Mattarella, che l’ha sentito anche dopo il ferimento degli agenti per mano dei No Tav.
Valutazione tutta politica e interna alla Lega. A sostenere il trasloco di Salvini al Viminale erano stati anche i colonnelli leghisti, convinti che la novità sarebbe stata accompagnata dalle dimissioni dalla segreteria del Carroccio. Il diretto interessato ha però fatto sapere di puntare al doppio incarico. E Palazzo Chigi, in questa fase, di tutto ha bisogno salvo che di un nuovo scossone nel partito più fragile della coalizione.
(da agenzie)
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