Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“LA NOSTRA STELLA POLARE E’ IL RICONOSCIMENTO DELLA CAMPAGNA VACCINALE”… “LA LINEA CHE VINCE E’ QUELLA DELLA RESPONSABILITA'”
“La nostra stella polare è il riconoscimento della campagna vaccinale e della sua promozione, e dall’altro lato il riconoscimento del green pass, che è una patente di libertà”.
Il governatore del Veneto va per la sua strada sul tema intervistato dal Corriere della sera. “Davanti a scelte così importanti, il dibattito e la discussione sono inevitabili. Ma nella Lega la linea che vince è quella della responsabilità messa nero su bianco dai governatori. Poi, se resta qualche nostalgico del no green pass o del no mask, ne prenderemo atto. Io penso che non ci siano alternative alle scelte che abbiamo fatto”. Messaggio chiaro, se ancora ce ne fosse bisogno a Matteo Salvini, anche se non lo sconfessa Luca Zaia, che rivendica la linea del partito, prendendo le distanze da chi nel partito strizza l’occhio ai no-vax.
A chi si trova su posizioni diverse Zaia dice: “Ma certo, la teoria delle cure solo domiciliari, la teoria secondo cui il Covid è solo un’influenza; In fondo, la teoria della selezione naturale. Se lo pensiamo, diciamolo. Io invece penso che in un Paese civile sia impensabile il ritenere che sulla base dell’età uno abbia meno il diritto di vivere. Che poi, il virus ne colpirebbe tanti, anche giovani. Il fatto è che senza vaccino e senza ospedali non se ne esce”.
Sulle polemiche in merito al comportamento alla Camera della Lega, che ha votato gli emendamenti dell’opposizione, Zaia chiarisce che “un dibattito parlamentare è rivolto all’attività legislativa. Le nostre azione da governatori sono, invece, attività governativa”. E “noi da governatori abbiamo tutti seguito l’unica strada percorribile”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile
“LA LIBERTA’ RIGUARDA LE DONNE AFGHANE, NON IL PRESUNTO MARTIRIO DI CHI DEVE MOSTRARE IL GREEN PASS”
Il presidente della Regione Campania picchia duro contro le affermazioni
della destra, rea di aver diffuso bufale e informazioni inesatte sui vaccini.
“C’è una campagna irresponsabile di disinformazione in Italia non solo dai no vax. Sono totalmente irresponsabili Salvini e Meloni che un anno fa facevano cortei senza mascherine quando non c’erano vaccini e con i loro consigli oggi l’Italia sarebbe ancora totalmente chiusa. Oggi fanno la battaglia contro il green pass”.
Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nella sua diretta settimanale Facebook. Ma Salvini e Meloni, ha proseguito De Luca, “si sono vaccinati, hanno un livello di coerenza insopportabile. Se sei contrario non ti vaccinare, invece quel signore di Milano ha fatto tutto contento la seconda dose ma si batte contro il martirio del green pass. in nome della libertà, che riguarda le donne afgane non certo chi deve mostrare il green pass”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
E’ UN ASSIST A CHI NON SI E’ ANCORA VACCINATO: GRAZIE A FAKE NEW CRIMINALI DIFFUSE DAI SOVRANISTI MUOIONO 2.000 ITALIANI AL MESE
Secondo il leader della Lega, Matteo Salvini, le varianti del Covid “nascono come reazione al vaccino”. Un’affermazione che contraddice tutti gli studi scientifici in materia e che anche l’Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute e l’Oms smentiscono spiegando cosa siano le varianti e come nascono.
Salvini ha parlato delle varianti in riferimento al green pass e all’eventuale obbligo vaccinale, sostenendo che la migliore garanzia per ridurre la circolazione del virus sia sottoporre le persone a quanti più tamponi possibile, uno strumento che lui ritiene più efficace del vaccino.
E proprio per questo tira in ballo le varianti, con l’obiettivo di spiegare che il vaccino non è uno strumento insostituibile avendo – nel suo ragionamento – anche controindicazioni di questo tipo, riguardanti la diffusione del virus.
Salvini viene intervistato durante la trasmissione L’Aria che tira, su La7, e critica il green pass per tutti i lavoratori, misura secondo lui non realizzabile. La soluzione, comunque, è garantire i tamponi, a suo avviso, in quanto sono “il metodo più sicuro per individuare il positivo e il negativo”. “Io sono vaccinato con la seconda dose ma posso prenderlo e posso trasmetterlo – è il ragionamento che porta avanti Salvini – se faccio un tampone in questo momento sicuramente sono negativo, quindi lo strumento imbattibile e indiscutibile è il tampone”. Anche se va precisato che non tutti i tamponi, soprattutto quelli rapidi, hanno la stessa affidabilità, che possono dare falsi negativi. E comunque la loro validità è sostanzialmente legata al momento effettivo in cui viene eseguito il prelievo.
Secondo Salvini non è vero che il virus continua a circolare a causa dei non vaccinati e aggiunge: “Facciamo informazione corretta: le varianti nascono come reazione al vaccino, è il mestiere del vaccino. Se io provo ad ammazzare il virus, lui cerca di sopravvivere variando, reagendo al vaccino, è per questo che in Israele, che è il Paese più vaccinato al mondo, ci sono” i contagi in aumento. Vediamo perché le affermazioni di Salvini sono sbagliate.
Cosa sono le varianti e come nascono
Per capire cosa sono le varianti e come nascono ci affidiamo a fonti istituzionali e autorità internazionali in materia di sanità.
Per esempio sul sito dell’Istituto superiore di sanità viene spiegato che i virus evolvono e non fanno eccezione i coronavirus come il Sars-Cov-2. Si sottolinea come le mutazioni del Covid-19 siano state scoperte in più parti del mondo “già fin dall’inizio della pandemia”.
Il ministero della Salute spiega che quando il virus si replica “a volte cambia leggermente”, dando vita alle mutazioni: “Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una variante”. La maggior parte delle mutazioni non cambia completamente il virus, mentre altre sono più incisive. E possono portare a diverse conseguenze: una maggiore trasmissibilità, forme più severe di malattia o anche aggirare o ridurre gli effetti della vaccinazione.
Tuttavia è l’Oms a spiegare con parole più chiare perché ciò che dice Salvini è completamente falso, anzi è vero il suo esatto contrario: “Più il virus circola, più può cambiare”.
Cambiamenti che in alcuni casi possono dare vita alle varianti. Vale a dire che il vaccino, pur avendo come effetto principale la riduzione dei casi gravi, riducendo il numero di contagi offrendo una seppur non totale immunità è uno strumento efficace per contrastare la diffusione di nuove varianti.
L’Oms spiega ancora come nascono le varianti: “Quanto più un virus circola ampiamente tra la popolazione e causa molte infezioni, più aumenta la probabilità che il virus subisca mutazioni. Più opportunità il virus ha di circolare, più si replica e più può venire modificato”.
Ma l’Oms fa di più, smentendo in pieno Salvini: “Aumentare la produzione dei vaccini e distribuirli il più velocemente possibile sarà anche un sistema per proteggere le persone prima che possano essere esposte al virus e al rischio di nuove varanti. La priorità dovrebbe essere quella di immunizzare i gruppi più a rischio ovunque a livello globale per massimizzare la protezione contro le nuove varianti e ridurre al minimo il rischio di trasmissione”. Quindi più ci si vaccina, meno nascono nuove varianti, dice l’Oms. Inoltre, l’organizzazione sottolinea l’importanza di garantire un equo accesso al vaccino in tutto il mondo: “Più persone vengono vaccinate, più ci aspettiamo che la circolazione diminuisca, il che porterà ad avere meno mutazioni”, conclude con chiarezza.
Le varianti del Covid: scoperte tutte prima del vaccino
C’è un altro elemento che smentisce Salvini, al di là delle conoscenze scientifiche in materia che lo contraddicono. La realtà dice che le quattro varianti ritenute maggiormente preoccupanti durante la pandemia – alcune ancora circolanti e predominanti in molte zone del mondo – sono tutte state scoperte prima dell’avvio della campagna di vaccinazione globale. Il primo vaccino è stato somministrato in Gran Bretagna a dicembre 2020, mentre la maggior parte degli altri Paesi ha iniziato molto dopo: in Europa a fine dicembre, in gran parte del resto del mondo non prima del 2021. La variante Alfa, per esempio, è stata identificata per la prima volta nel Regno Unito: era il settembre del 2020. Ben prima del vaccino.
Anche la variante Beta, scoperta in Sud Africa, è stata individuata nel settembre del 2020. Le altre due varianti di cui tutt’oggi si parla sono invece state scoperte nel dicembre del 2020. Una è la variante Gamma (Brasile) e l’altra è quella oggi predominante anche in Italia e in Europa: la variante Delta (India). Tutte queste varianti sono state quindi individuate prima dell’inizio della campagna vaccinale di massa in tutto il mondo e non sono di certo nate a causa dei vaccini.
(da Fanpage)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
TRA I 50 E I 59 ANNI SONO 1.764.538, PARI AL 18,2%: SOGGETTI CHE VANNO A LAVORARE E SE NE FREGANO DEL PROSSIMO… BASTA ESSERE CHIARI: O TI VACCINI O PERDI IL LAVORO, NON ENTRI IN UN NEGOZIO E RESTI CHIUSO IN CASA FINO A QUANDO IL CERVELLO NON RITORNA A FUNZIONARE
In Italia sono ancora 3.541.745 milioni le persone con più di 50 anni che non
hanno ricevuto neanche una dose di vaccini anti Covid.
Nonostante l’introduzione del Green pass obbligatorio e la stretta all’orizzonte per l’uso del certificato verde per diverse attività, secondo i dati della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo, gli over 50 che si sono presentati in un hub vaccinale sono stati appena 153.113 negli ultimi sette gioni, quando nella stessa fascia di età mancavano all’appello ancora 3.694.858.
Nel dettaglio, le persone non immunizzate nella fascia di età 50-59 ammontano a 1.764.538, il 18,2 per cento della platea di 6,5 milioni totali (in calo dello 0,9 per cento rispetto al 3 settembre scorso).
Nella fascia d’età 60-69 sono 980.879 i non vaccinati e 545.426 quelli nella fascia 70-79. Tra gli over 80 la cifra sfiora quota 250.902 persone, circa il 5,5 per cento.
Per la popolazione più anziana degli over 80 sono 4.198.821 i soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale, il 92,2 per cento.
Per il segmento 70-79 anni la popolazione che ha ricevuto due dosi è di 5.336.295 su 6.019.293, pari all’88,6 per cento.
(da Open)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
IN TANTI COMUNI IL PARTITO NON CORRERA’
Un debutto che non è un debutto. Il logo “Movimento 2050”, presentato come la grande novità, come il nuovo inizio targato Giuseppe Conte, lo si vedrà molto poco sulle schede elettorali delle amministrative di ottobre. Pochi i Comuni dove i grillini hanno depositato la loro lista con il simbolo M5s. In alcuni casi sono poi annacquati e dispersi all’interno di liste civiche. E nella grande maggioranza dei territori, che vanno al voto, i pentastellati sono spariti del tutto.
Un esempio? Prendiamo la Liguria. Su 52 Comuni che il 3-4 ottobre andranno al voto, il simbolo M5s comparirà solo nella città di Savona, capoluogo di provincia. Qui, grazie al recente cambio di regole, vengono le alleanze con le civiche, in particolare con la lista “ConTe”. Ci sono poi due Comuni sotto i 15mila abitanti, Santo Stefano di Magra e Varazze, dove alcuni grillini si trovano all’interno di una lista civica.
In queste ore Giuseppe Conte si trova in tour elettorale in Emilia Romagna, anche qui c’è poco da sorridere. Su 48 Comuni, coinvolti nelle amministrative, M5s ha presentato il simbolo in sei città, tra cui Bologna, Cattolica e Rimini. Le altre realtà sono Comuni sotto i 15 mila abitanti, come Finale Emilia dove l’ex premier è apparso parecchio scoraggiato durante il comizio: “Siccome non ritengo di essere infallibile, e nemmeno vedo davanti un orizzonte poi così lungo, ve lo dico francamente – ammette – questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo”.
La deputata Maria Elena Spadoni, che per i 5Stelle si sta occupando di questo territorio spiega così la grande fuga dalle liste elettorali: “La certificazione delle liste è coincisa con la scrittura del nuovo Statuto, siamo in momento di transizione. Però sto vedendo grande partecipazione ed entusiasmo durante il tour che Conte sta facendo qui in Emilia Romagna. Quanto alla presenza del logo M5s in pochissime città, posso dire che queste elezioni sono arrivate in un momento particolare”.
Ed è per questo che l’ex premier preferisce lasciarsi questo “momento particolare” alle spalle il prima possibile. Poche liste in pochi Comuni, solo in quelli in cui si spera di ottenere un risultato sufficiente che non faccia urlare al flop così da alzare la media del risultato ottenuto. Anche se la disfatta è già nella ritirata dalla corsa.
Basti pensare che nel 2016 i 5 Stelle si presentarono in 251 Comuni su 1.363, vincendo in 4 municipi al primo turno e in altri 19 su 20 al ballottaggio, tra cui Roma e Torino. Ora, come si è detto, in molte Regioni le liste M5S si contano sulle dita di una mano.
In questo contesto, per non far accavallare gli eventi e non far cadere la responsabilità del flop sui nuovi vertici, l’ex premier ha deciso di rimandare a dopo le elezioni la scelta della sua segretaria politica, quindi il completamento della riorganizzazione interna. In modo tale che la responsabilità delle sconfitte, nonostante la campagna elettorale che Conte sta portando avanti in questo mese, ricada sulla vecchia gestione.
I problemi sono diffusi un po’ in tutta Italia. In Campania, M5s non si è presentato a Benevento, dove cinque anni fa la candidata sindaca arrivò oltre il 20%, e ha disertato anche a Caserta. Perché? “Non è stato possibile arrivare alla presentazione di una lista del Movimento, siamo impegnati nel rinnovamento. Stiamo creando una rete per ripartire”, dicono i pochi superstiti del grillismo locale.
In Lombardia per esempio due sindaci M5S uscenti hanno deciso di correre per un bis. Ma con una novità importante: sia Angelo Cipriani a Sedriano sia Francesco Sartini a Vimercate hanno deciso di rinunciare al simbolo del Movimento.
In Puglia, dove l’alleanza giallorossa è andata in pezzi in tantissimi Comuni, i 5Stelle non presentano liste neanche a Adelfia, paese di provenienza di Antonella Laricchia, la consigliera regionale dura e pura del Movimento. In questa Regione, che poi è la stessa di Conte, tanti primi cittadini M5S stanno tentando la strada del bis da soli, come a Ginosa e Noicattaro, ma è il caso anche di Pisticci in Basilicata e di Castelfidardo nelle Marche. Altra grana per Conte che mette in evidenza non solo la fragilità M5s ma anche l’alleanza con il Pd da sempre auspicata dall’ex premier.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
UNA BALLA A CUI CECILIA REPLICA: “CE LA FATE DA SOLI A RIMUOVERE QUESTO DELIRIO O ASPETTATE UN AVVOCATO?”
A un mese di distanza dalla morte di Gino Strada, in rete si trovano ancora
alcuni articoli (tutti di sponda anti-vaccinista e complottista) in cui si parla di correlazione tra il decesso del fondatore di Emergency e il vaccino anti-Covid. Ovviamente questo tipo di notizia è completamente falsa, eppure tutto ciò è ancora presente online. E oggi è intervenuta anche la figlia, Cecilia Strada, per chiedere la rimozione di questo contenuto falso.
“Gentilmente, potreste rimuovere questo delirio dalla vostra pagina? Ce la fate a rimuoverlo da soli o aspettate un avvocato? Grazie mille”.
Questo commento è stato pubblicato in risposta a un articolo – ancora presenta online e sulla pagina Facebook – pubblicato da un sito d’informazione (così si definiscono) chiamato Secondo Piano News.
Facendo una rapida scorsa sul profilo social, però, notiamo come la maggior parte dei contenuti sia priva di riscontro veritiero e come buona parte dei contenuti faccia riferimento a notizie (non confermate) sulla correlazione tra decessi e vaccino. L’intervento di Cecilia Strada, nel caso specifico, fa riferimento a questo.
Nel testo troviamo informazioni false
Il tutto viene concluso con citazioni su numeri falsi su 18mila morti dopo il vaccino anti-Covid. Insomma, fanno la morale ai giornali e poi inventano dati a caso pur di portare avanti le loro tesi contro il vaccino.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRESULE E’ NOTO IN SPAGNA PER LE SUE POSIZIONI CONTRO I GAY E L’ABORTO
Già noto alla cronaca locale per le sue posizioni su argomenti come l’aborto, l’omofobia e l’indipendenza della Catalogna, il monsignor Xavier Novell Gomà si è dimesso. Secondo il sito Religion Digital, dietro a quelle “ragioni personali” che lo avrebbero spinto a questa scelta ci sarebbe un suo innamoramento nei confronti della psicologa e scrittrice di romanzi erotici Silvia Caballol.
Laureato prima in ingegneria agricola all’Università di Lleida nel 1990, poi in filosofia nel 1995, viene ordinato sacerdote nel 1997.
Nel 2010 Novell è nominato vescovo da Papa Benedetto XVI: aveva 41 anni e questo ne fece di lui il più giovane in Spagna. Assegnato alla parrocchia di Solsona, si distinse presto nella comunità.
“L’omosessualità può essere correlata a una figura paterna assente e lontana”, disse. Dichiarato “persona non gradita” dal consiglio comunale di Cervera nel 2017, si ritrovò anche costretto a chiamare la polizia per poter lasciare la chiesa parrocchiale di Tarrega a causa di una manifestazione Lgbt organizzata contro di lui.
Dichiarazioni “sfortunate”, come disse il sindaco di Solsona David Rodriguez, di un vescovo che nella sua carriera sacerdotale è stato anche esorcista.
“Monsignor Novell ha preso la decisione dopo un periodo di riflessione”, fa sapere la sua ex diocesi. Ma dietro a questa scelta, secondo Religion Digital e poi anche secondo El Pais che ha confermato alcune indiscrezioni, ci sarebbe Silvia Caballol. Laureata in psicologia, 38 anni, ha scritto romanzi erotici come “L’inferno della lussuria di Gabriel”.
Nessuno dei due interessati ha, per il momento, smentito quanto viene scritto dalla stampa spagnola. Alcune voci sostengono che Novell starebbe cercando lavoro a Barcellona, come agronomo.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL DELIRIO: “E’ COME SE LE METTESSI AL COLLO UN PESO CHE NON PUO’ SOSTENERE”
“Una donna non può fare il ministro. E’ come se le mettessi sul collo un peso
che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli”.
Così il portavoce talebano Sayed Zekrullah Hashim, rispondendo in un’intervista alla rete afgana Tolo News a una domanda sul nuovo esecutivo esclusivamente maschile.
“Le quattro donne che protestano nelle strade non rappresentano le donne dell’Afghanistan. Le donne dell’Afghanistan sono quelle che danno figli al popolo dell’Afghanistan, che li educano secondo i valori islamici”, ha proseguito il portavoce dei sedicenti studenti coranici.
“Negli ultimi 20 anni, qualunque cosa abbia detto questo media ― ha aggiunto Hashimi, rispondendo all’intervistatore di Tolo News -, cosa hanno fatto gli Stati Uniti e il suo governo fantoccio in Afghanistan se non permettere la prostituzione negli uffici?”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO L’ENNESIMA FOTO CON UN PRIMO PIANO DELL’OROLOGIO CALENDA SBOTTA: “CHE PALLE”
“Ho difeso Roman a spada tratta però anche basta co’ sto orrendo pataccone sempre in primo piano”.
Nemmeno una settimana dopo la polemica che aveva contribuito a scatenare con un’alzata di scudi in difesa del giovane candidato al III Municipio per Azione, Carlo Calenda scarica il ventunenne Roman Pastore.
Lo fa, ancora una volta, su Twitter rispondendo al “cinguettio” di un utente che con un laconico “ve la siete cercata”, riposta la foto del giovane social media manager renziano inserito nelle liste per le prossime elezioni di Roma: l’immagine mostra Pastore firmare, ieri, il referendum per l’eutanasia legale e, in primo piano, un altro costoso orologio, diverso dall’Audemars Piguet per il quale era stato criticato qualche giorno fa.
Allora, Calenda era sceso in campo in sua difesa: “Vergogna, ve la prendete con un ragazzo di 21 anni per un orologio”.
Stavolta è lui stesso che, senza mezzi termini, lo invita a evitare di insistere sull’ostentare quel simbolo che tanto aveva fatto discutere qualche giorno fa definendolo addirittura “orrendo pataccone”.
“Sei candidato al Municipio – scrive Calenda – Gambe in spalla e vai a prendere i voti. Evita di far parlare solo di questo. E che palle!! Pedalare”.
Una sconfessione in piena regola che, per il momento, non è stata commentata dal giovane candidato finito al centro dell’attenzione più per le sue “pose” social che per i contenuti della campagna elettorale.
(da agenzie)
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