Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
INVITI A BOICOTTARE LA COMPAGNIA AEREA COLPEVOLE DI FARE “PROPAGANDA PER IL PASSAPORTO SCHIAVITU'”… CE NE SARA’ DI LAVORO PER GLI PSICHIATRI ANCHE SE NOI PROPENDIAMO PER GLI AGENTI PENITENZIARI
Il gruppo “Basta Dittatura” su Telegram prende di mira ogni giorno un nuovo
obiettivo. Oggi tocca a Ryanair, obiettivo di una vera e propria campagna di boicottaggio da parte degli ormai quasi 44 mila membri del gruppo Telegram che sta facendo tribolare anche la procura.
Basta Dittatura contro Ryanair sta provando a programmare una vera e propria azione di mailbombing inserendo i contatti social, dell’ufficio stampa e di diversi membri della compagnia aerea.
Mentre i magistrati starebbero valutando una serie di ipotesi di reato per il gruppo Telegram “Basta Dittatura” – con la procura di Torino che ieri avrebbe inviato una mail a Telegram per chiederne l’oscuramento già nella giornata di ieri – sul gruppo gli utenti si fanno beffe della questione e continuano a prendere di mira persone specifiche – per ultimo, cronologicamente parlando, è toccato oggi ad Andrea Scanzi – e ora anche aziende.
La chiamano azione collettiva contro Ryanair, colpevole di «fare propaganda al passaporto schiavitù», sottolineando come «con esso si viaggerà più facilmente». Il punto è inondare di messaggi tutti i contatti condivisi sul gruppo legati a Ryanair dicendo che per loro si tratta di una norma inutile e dannosa. Dopo aver ricevuto tutte le mail – che gli admin invitano anche a scrivere preferibilmente in inglese o a tradurre con un traduttore – Ryanair dovrebbe «fare pressioni sui governi!».
«Ditegli – vengono incitati i membri del gruppo – che se richiederanno pass schiavitù e test negativo per viaggiare, non comprerete più i loro biglietti».
Con gli aerei riempiti all’80% e 180 mila passeggeri solo nel mese di agosto, dati che confermano una ripresa per la compagnia lowcost, la minaccia dei No Green Pass di Basta Dittatura passerà probabilmente inosservata. Si rimane in attesa di un riscontro da parte di Telegram.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
“SPACCATO CRIMINALE CONSOLIDATO”: TASSISTI COSTRETTI A SOTTOSTARE A ESTORSIONI PER POTER CONTINUARE A LAVORARE… SI E’ INTASCATO ANCHE I CONTRIBUTI STATALI PER IL LOCKDOWN
È risultato essere l’amministratore di fatto di ben 21 società cooperative operanti nel settore del trasporto di persone. Raffaello Melaragno, 50 anni, vero e proprio ras delle auto bianche nella capitale, un nome che incuteva in molti timore e paura.
L’uomo è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver estorto denaro ai “soci” di quelle che di fatto erano cooperative solo di nome, ma su cui l’uomo avrebbe deciso tutto, compresa la parte destinata ai conducenti.
Dall’inchiesta è emerso quello che gli inquirenti non esitano a descrivere come uno “spaccato criminale” nella gestione del servizio di taxi, che vedeva come prime vittime proprio i conducenti costretti a subire regole arbitrarie e vessatorie pur di mantenere il posto di lavoro. E a chi non andava bene venivano rivolte minacce di licenziamento e sottrazione dell’auto.
Le indagini, partite a gennaio di quest’anno, hanno visto già da febbraio l’utilizzo di perquisizioni, analisi delle movimentazioni bancarie del soggetto e delle varie società a lui riferite.
Società affidate a vari prestanome che risultano coinvolti nelle indagini. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno potuto così ricostruire un metodo consolidato, con cui Melagrano gestiva il suo impero economico: a chi alzava la testa arrivavano minacce di licenziamento o di sottrazione dell’auto utilizzata per il servizio, oltre che di azioni legali per presunti crediti nei confronti delle cooperative.
Così l’uomo imponeva condizioni di sfruttamento. Secondo quanto ricostruito dal mese di luglio del 2018 fino ad oggi, i “soci” sono stati costretti a versare somme di danaro, anche indipendentemente dai reali incassi, con “la predisposizione di buste paga di comodo contenenti indicazioni fittizie”.
Neanche i mesi del lockdown hanno fermato la bramosia dell’indagato che, secondo quanto emerso, ha continuato a pretendere dai soci le loro quote anche se l’Inps aveva erogato alle società in questione il fondo di integrazione salariale, soldi che neanche a dirlo sarebbero rimasti nelle tasche di Melagrano
Sulla base di quanto scoperto dalle Fiamme Gialle, le cooperative sono state poste in liquidazione lo scorso maggio dal Ministero dello Sviluppo Economico, che ha nominato dei commissari liquidatori.
(da Fanpage)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL MAGGIORDOMO DEI SOVRANISTI NON E’ RITENUTO SUFFICIENTEMENTE SCHIERATO
Ha criticato le parole di Sergio Mattarella, evidenziando una presunta
contraddizione sulla libertà in cambio di sicurezza tra le ultime dichiarazioni (pro vaccinazione e pro green-pass) e quanto affermava nei passati 25 aprile.
Si è posto delle domande sul green pass e sulla certificazione verde (di cui ha mostrato persino il QR Code in bella vista, con una prassi che più volte abbiamo censurato e vi abbiamo spiegato il perché).
Ha parlato delle teorie di Montagnier sulla vaccinazione.
Eppure, Mario Giordano – nel suo canonico editoriale che sarà sempre lo stesso anche in questa nuova stagione di Fuori dal Coro – non ha convinto i no-vax che scrivono su Telegram nel gruppo Basta Dittatura!.
Sulla chat con oltre 40mila persone che ha pianificato interventi (non troppo riusciti) nelle stazioni e nelle piazze italiane, non hanno particolarmente gradito l’intervento di Mario Giordano, che sta andando in tendenza su Twitter anche questa mattina:
Secondo i no-vax di Basta dittatura, Mario Giordano farebbe «dissenso controllato», il tutto perché ci sono state le proteste dei manifestanti contro il green pass.
Insomma, ancora una volta si ha la sensazione che quanto scritto in quella chat sia l’unico modo possibile, l’unico strumento per contrastare le decisioni relative a green pass e vaccinazione anti-covid. Si vuole quasi cercare di intercettare in maniera univoca il dissenso anti governativo. Peccato, però, che la realtà sia sempre diversa da come viene rappresentata lì sopra.
Le parole di Mario Giordano, che ammiccano molto all’universo che va nella direzione opposta alle attuali politiche di contenimento della pandemia, sono state comunque molto condivise sui social network perché c’è ancora una larga fetta di elettorato che si riconosce nell’opinione del giornalista di Rete 4. Ma per quelli di Basta dittatura non è abbastanza. Questo sarebbe soltanto “dissenso controllato”.
Già, i veri “rivoluzionari” sono loro.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
A UN MESE DAL VOTO COSA DICONO I NUMERI DEI SONDAGGI A MILANO. ROMA, BOLOGNA, NAPOLI E TORINO
A un mese dal voto i sondaggi sulle elezioni comunali nelle grandi città disegnano una traiettoria ancora frastagliata, in cui i risultati del primo turno potrebbero essere capovolti dai ballottaggi.
Le rilevazioni sulle intenzioni di voto del consorzio Opinio, cioè Istituto Piepoli, EMG e Noto sondaggi, a un mese dalle urne fotografano il primo turno nelle sei città principali. Il centrodestra è favorito a Torino, il centrosinistra sicuro vincente a Napoli e Bologna; e i grillini determinanti ovunque.
Anche per Giuseppe Sala, se ci sarà ballottaggio a Milano, e per Roberto Gualtieri se arriverà lui alla sfida finale con Enrico Michetti a Roma.
Nel dettaglio, secondo i sondaggi di Opinio, Beppe Sala è dato come in vantaggio a Milano con una forchetta che va dal 44 al 48% dei voti, mentre Luca Bernardo è accreditato del 38-42%. Layla Pavone del MoVimento 5 Stelle è tra il 3 e il 5%.
A Roma Michetti, candidato del centrodestra, si trova tra il 29 e il 33% ed è in calo di due punti percentuali, così come Roberto Gualtieri che si trova tra il 22 e il 26% e perde un punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione.
Nella Capitale la sindaca uscente Virginia Raggi è accreditata di una forchetta che va dal 19 al 23% mentre Carlo Calenda è tra il 15 e il 19%.
Poi c’è Torino, dove Paolo Damilano, candidato del centrodestra, è al 42-46% mentre Stefano Lorusso del centrosinistra insegue con il 39-43%. Valentina Sganga, candidata grillina al posto dell’attuale sindaca Chiara Appendino, si trova tra il 7 e l11%.
A Napoli l’ex ministro Gaetano Manfredi, candidato di centrosinistra e M5s insieme, è tra il 42 e il 46%, mentre Catello Maresca sta tra il 27 e il 31%. L’ex sindaco Antonio Bassolino è accreditato di una percentuale che va tra il 16 e il 20%.
Bologna potrebbe essere decisa già al primo turno, visto che Matteo Lepore si trova ampiamente sopra la soglia ed è accreditato di un consenso che va tra il 56 e il 60%. Fabio Battistini, candidato del centrodestra, arriva tra il 35 e il 39%.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
HANNO DISATTESO GLI ORDINI DEL CAPITONE, SI TRATTA DEGLI ELETTI VICINO A GIORGETTI E ZAIA
I conti li fa oggi Il Mattino: una parte dei deputati del Carroccio ha finito per
votare gli emendamenti di Fdi, come aveva annunciato ieri il Capitano.
Ma non tutti: mettendo insieme i voti che hanno a disposizione Lega e Fdi, ovvero 132 leghisti più 37 meloniani, si arriva alla somma di 169. Ma a dire sì agli emendamenti di Fdi sono stati 134.
Una trentina di leghisti avrebbero quindi disatteso l’ordine del Capitano e si è schierata con il governo Draghi.
E il quotidiano aggiunge che si tratta dello stesso numero di eletti che sono considerati più vicini alla linea di Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia.
Che non sono pochi, e sono soprattutto di peso: nel partito sono considerati pro-Draghi l’ex viceministro Massimo Garavaglia, così come Stefano Candiani e Dario Galli. Tra i parlamentari ci sono Barbara Saltamartini, Silvana Comaroli e Christian Invernizzi. Sul territori si annoverano tra i governisti Guido Guidesi e il presidente del Trentino Maurizio Fugazzi.
Ma, spiega oggi un retroscena di Repubblica, il voto coordinato tra Salvini e Meloni cela altro. Ovvero un accordo per serrare le fila in vista di elezioni politiche che i due leader vedono vicine dopo il voto per il Quirinale.
Proprio quello che ha detto domenica a Cernobbio Ignazio La Russa, cofondatore di Fratelli d’Italia: «Si è parlato di elezioni e della prospettiva che queste siano anticipate, come sia noi che Salvini crediamo e auspichiamo. Quella foto, insomma, non è un fatto episodico: è l’inizio di un cammino».
L’idea dei due partiti è quella di sostenere Mario Draghi nella corsa al Colle, per poi giungere a una chiusura anzitempo della legislatura. E il fatto che anche Fdi potrebbe appoggiare SuperMario al Colle potrebbe spingere l’ex Bce a dire sì senza riserve, visto che il consenso a quel punto sarebbe praticamente unanime.
In questo scenario è normale che la maggioranza sia in fibrillazione. Anche se il premier sembra determinato a perseguire i prossimi due obiettivi, ovvero l’estensione del Green Pass obbligatorio per i dipendenti pubblici, i lavoratori di bar e ristoranti e dei trasporti. Con l’ipotesi di arrivare anche ai lavoratori del settore privato.
Ma proprio su questi punti per ora c’è da registrare uno stop. Quello della Cabina di Regia del governo, che di solito si riunisce nell’imminenza di un provvedimento da portare nel Consiglio dei Ministri. E che però non è stata ancora convocata.
In più, spiega oggi il Corriere della Sera, gli addetti all’estensione del Green Pass al lavoro pubblico e privato negano di avere tra le mani un provvedimento pronto da portare sul tavolo del Cdm. Nelle stanze della presidenza del Consiglio dicono che il lavoro non è finito e che per ora non c’è intesa su niente.
Per questo, sostiene il quotidiano, il premier, che vuole continuare a muoversi senza forzare, con gradualismo e prudenza, potrebbe decidere di procedere per step.
L’idea è partire dalla scuola, allargando il green pass ai lavoratori esterni delle mense e delle pulizie. Il certificato verde per la PA e per le imprese private arriverebbe in un secondo momento.
Intanto ieri Draghi ha visto il leader di Confindustria Carlo Bonomi, ma lo ha deluso sul costo dei tamponi: non sarà a carico dello Stato, tranne che per le persone fragili. Oltre al prezzo dei test, che il ministro della Salute Roberto Speranza non vuole far scendere oltre, per non danneggiare la campagna vaccinale, c’è il problema che due milioni di lavoratori attivi over 50 non hanno ancora fatto la prima dose.
(da Open)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
“NO VAX SCIAGURATI, ORA BASTA”
Concedere tamponi gratuiti a chi non si vuole vaccinare contro Covid-19 è come regalare il condono agli evasori fiscali. Il professor Sergio Abrignani, membro del Comitato tecnico scientifico e immunologo dell’Università di Milano commenta così la proposta di tamponi gratis per tutti lanciata da Matteo Salvini e supportata da Confindustria.
«Stiamo incentivando chi può e deve vaccinarsi a non farlo. Ho sempre paragonato i No vax a degli evasori fiscali, soggetti con poco senso civico che mettono in pericolo il sistema dell’intera collettività. Con una proposta simile stiamo applaudendo alla loro sciaguratezza fornendo un’alternativa alla strada più corretta da seguire».
La posizione dell’esperto è netta, il dibattito sul costo dei tamponi che i non vaccinati sono costretti a pagare per assicurarsi il pass sanitario è «concettualmente sbagliato». La valutazione non riguarda tutti i bambini under 12 che per il momento non hanno un vaccino sicuro ed efficace con cui proteggersi, né la parte di popolazione fragile esentata dalla somministrazione.
«Ma aiutare milioni di persone che invece potrebbero vaccinarsi senza problemi e che non si preoccupano di essere portatori di rischi gravi per sé stessi e per gli altri non può essere la prerogativa di questi tempi. Si pagassero loro gli strumenti con cui decidono di dire no alla protezione anti Covid», continua il professore.
Riguardo al costo dei tamponi, solo pochi giorni fa la Commissione affari costituzionali della Camera ha approvato l’emendamento per prorogare il termine entro cui i prezzi dei test rimarranno ancora calmierati: se la modifica godrà del via libera definitivo delle Camere insieme alle nuove norme sull’estensione dell’obbligo di Green pass, il prezzo di 8 euro per tutti gli under 18 e di 15 euro per il resto della popolazione sarà mantenuto fino alla data del 30 novembre e non più del 30 settembre, come era stato stabilito dall’intesa tra le farmacie e la struttura commissariale di Figliuolo.
Ora l’idea di tamponi gratis per tutti agita alcuni esperti della comunità scientifica tra cui il professor Abrignani, sostenitore di un obbligo vaccinale fin dai primi mesi di campagna. «Chi lo rifiuta è solo ignorante», aveva detto a Open lo scorso maggio. Oggi, nello scenario di un dibattito ancora più acceso, il professore ritiene del tutto errato fornire agevolazioni a chi dopo 9 mesi di campagna anti Covid ha deciso di non partecipare alla comune lotta al virus.
Alla luce dei più di 3 milioni di over 50 ancora da vaccinare e di una percentuale di copertura non ancora sufficiente per arginare il pericolo variante Delta, il professor Abrignani comincia a nutrire dubbi anche sull’effettiva efficacia di una legge pro obbligo. Pur mantenendosi favorevole circa l’idea di un provvedimento che spinga tutti a vaccinarsi, la domanda che si pone è sulle dinamiche che potrebbero innescarsi rispetto alle sanzioni previste. «Cosa dovremo fare poi? Mandare a più di 4 milioni di italiani infermieri e carabinieri davanti casa? Chi non vuole vaccinarsi troverà il modo di non farsi trovare o non aprire. I numeri cominciano a rendere tecnicamente impraticabile anche questa strada».
Per queste ragioni il componente del Comitato tecnico scientifico propone l’ipotesi «di un Green pass estesissimo» che preveda obbligo di Carta verde praticamente ovunque tranne che negli ospedali e in casa propria.
«Nei supermercati, nei mezzi pubblici, in ufficio. In tutti i posti al chiuso che prevedano la presenza di più di una persona».
Ecco perché il ruolo dei tamponi deve essere, secondo Abrignani, propedeutico alla vaccinazione. «I rapidi e i salivari attualmente validi per ottenere il Green pass presentano un’efficacia intorno al 60%-70%, certo meglio di niente ma devono essere strumenti di attesa prima della somministrazione e non certo l’alternativa.
(da Open)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’IMMUNOLOGO AMERICANO: “LA TERZA DOSE E’ UNA BUONA IDEA”
“Ora negli Usa e nel mondo la variante Delta è predominante: abbiamo lo
sguardo rivolto anche alla Mu e alle sue mutazioni, ma rappresenta meno dello 0,5%. Speriamo di tenere la Delta sotto controllo, visto che i vaccini funzionano molto bene: il problema negli Usa è che, mentre una buona fetta di persone è stata vaccinata, 75 milioni di individui, che potrebbero esserlo, non lo sono. Quando anche queste persone saranno vaccinate, avremo una migliore gestione della situazione”.
Lo ha detto l’immunologo americano Anthony Fauci, consigliere medico capo del presidente Joe Biden, in un’intervista a ‘La Stampa’.
“L’autunno in Italia? Penso che siate nella stessa condizione degli Usa. È necessario vaccinare il maggior numero possibile di individui. Dobbiamo essere sicuri – ha aggiunto – che in nazioni dove l’accessibilità ai vaccini è ampia, come in Italia, tutto proceda rapidamente. Se sarete veloci, in autunno si potrà tenere tutto sotto controllo”.
La terza dose, a suo dire, ”è una buona idea. Abbiamo visto negli Usa, e in Israele, dove i programmi sono più avanzati, che dopo alcuni mesi l’efficacia dei vaccini diminuisce, sia nel caso di sintomi leggeri sia nel caso di quelli più gravi che necessitano di un ricovero. E questo soprattutto nel caso della variante Delta. Basandoci sui dati, prevediamo, entro settembre, di iniziare a distribuire negli Usa la terza dose di Pfizer, Moderna o Johnson&Johnson”. No-vax e scettici non demordono e molti muoiono: lei come reagisce? “Sono molto preoccupato. Si tratta di contagi e di morti evitabili”, la replica di Fauci.
Alla domanda se è d’accordo a rendere obbligatori i vaccini, l’immunologo americano ha risposto: “Credo che dovrebbero essere obbligatori: non necessariamente per disposizione del governo centrale, ma di sicuro a livello locale. Scuole e università e i luoghi del business dovrebbero richiedere che chi lavora in quegli ambienti sia vaccinato. È l’unico modo per controllare il virus. È ovvio che non tutti vogliono vaccinarsi, ma dobbiamo renderli consapevoli che solo così possono lavorare e operare”.
Altre pandemie? “Dobbiamo guardare avanti e prepararci. Abbiamo bisogno di una solidarietà globale tra i Paesi: di sicuro un’altra pandemia scoppierà. Potrebbe non avvenire nel corso della mia vita o verificarsi l’anno prossimo. Non lo sappiamo” e per difenderci “rafforziamo l’Oms, creiamo una rete globale di sorveglianza, diamo più risorse alla ricerca biomedica”, ha concluso Fauci.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
GIRAVOLTE CONTINUE MA ORMAI LA LEGA NON E’ NE’ DI LOTTA NE’ DI GOVERNO
Una nuova spaccatura nella maggioranza di governo sul decreto green pass. Infatti ieri La Lega ha votato a favore di un emendamento di Fratelli d’Italia che chiedeva la cancellazione dell’obbligatorietà del certificato verde nei ristoranti.
Salvini a braccetto con Giorgia Meloni contro Draghi dopo aver ritirato i suoi emendamenti. L’Aula della Camera ha poi respinto l’emendamento di FdI. I favorevoli sono stati 134, 270 i contrari, e nonostante lo scrutinio segreto si sa che tra i favorevoli ci sono i deputati del Carroccio perché la. Lega lo aveva annunciato.
Cosa è successo? Ecco un breve riassunto di tutte le posizioni rappresentate dalla Lega sul certificato verde in questo ultimo periodo: è di appena pochi giorni fa il clamoroso voto a favore della soppressione del green pass in commissione Affari sociali della Camera, provocando la dura reazione degli altri partiti di maggioranza. Poi Draghi in conferenza stampa aveva ribadito non solo che il certificato sarebbe rimasto ma che la sua obbligatorietà sarebbe stata allargata ad altre categorie, come i lavoratori della Pubblica Amministrazione.
E a quel punto Salvini sembrava aver fatto marcia indietro aprendo al pass per gli statali. E raggiungendo un accordo che gli permetteva di salvare la faccia: ieri infatti la Lega ha ritirato i propri emendamenti, insieme agli altri partiti di maggioranza, con l’unico obiettivo di evitare che il governo chiedesse la fiducia sul provvedimento. Sarebbe stato infatti per lo meno curioso osservare il comportamento di Borghi & C. se la Lega avesse dovuto confermare la fiducia a Draghi sul green pass.
Ma il Carroccio per mantenere la propria parte di lotta e di governo ieri dopo essersi astenuto su tre emendamenti del partito di Giorgia Meloni che volevano la cancellazione del pass ha votato a favore quello per i ristoratori.
Un atto che non ha portato a niente di concreto se non a far risalire la febbre nel governo. Eppure Salvini continua a dire che l’esecutivo non rischia: “Non penso che il governo dipenda dal fatto che uno voglia andare al ristorante a mangiarsi la pizza con o senza il Green Pass. Penso che il governo abbia altre sfide ben più ambiziose di queste”. Ma almeno la Lega ha convinto i riottosi che protestano contro il green pass? A leggere quanto scrive un noto sovranista come Cesare Sacchetti su Telegram non sembra:
Prestate attenzione a quello che ha fatto oggi la Lega. Prima ha ritirato tutti gli emendamenti sul certificato razziale vaccinale togliendo così le castagne al fuoco al regime di Draghi che così non è stato costretto a mettere la fiducia. Successivamente in quella che era chiaramente una manovra concordata hanno votato gli emendamenti di Fratelli d’Italia per esentare i ristoratori dal certificato razziale vaccinale. Subito dopo è uscito Cazzaballa Borghi su Twitter a rivendicare il presunto dissenso della Lega contro il suo stesso governo. Quello che invece emerge di concreto è che la Lega ritirando gli emendamenti ha dimostrato la sua piena fedeltà al regime di Draghi e al tempo stesso per continuare con la presa in giro di accreditarsi come falsa opposizione vota un emendamento di Fdi per limitare il certificato verde.
Insomma lo zoccolo duro dei no pass non crede più alla Lega. E i sondaggi dicono che invece la maggioranza dei suoi elettori è a favore dell’obbligo vaccinale
La strategia di Salvini che prova ad entrare nella scia di Giorgia Meloni sul green pass sembra più che un win-win, un lose-lose. E intanto il suo gioco sembra ormai scopertissimo: “Salvini conferma quello che molti di noi sanno dal primo momento. Ora sul Covid-19 alla Lega inizia a venir giù la maschera: l’astensione di oggi sull’emendamento di Fratelli d’Italia che mirava a sopprimere l’obbligo del green pass nei ristoranti al chiuso, nei teatri, cinema, e in altri luoghi è una scelta politica grave. Soprattutto alla luce di quanto dichiarato nei giorni scorsi dal Presidente Draghi sulla gestione dell’emergenza sanitaria”, ha detto Francesco Boccia, deputato PD e responsabile Enti locali della Segreteria nazionale, incontrando la stampa a Bolzano prima del convegno organizzato da Eurac Research, “Nuova normalità – vecchie sfide?”.
“Salvini e Meloni sono uguali su tutto, solo che FDI più coerentemente è rimasta all’opposizione -aggiunge- a differenza della Lega che è al governo solo per un’irresponsabile tattica spregiudicata e sulla pelle del Paese. Non era difficile da immaginare. Chi decise di fidarsi della Lega facendola entrare nel governo dovrebbe riflettere profondamente. In ogni caso, questa ambiguità non potrà durare”.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2021 Riccardo Fucile
QUESTA VOLTA D’ACCORDO CON DRAGHI: E’ ALLUCINANTE CHE SOGGETTI CHE NON VOGLIONO VACCINARSI, METTENDO A RISCHIO IL PROSSIMO, PRETENDANO PURE I TAMPONI A CARICO DELLO STATO, OVVERO DEI CONTRIBUENTI CHE HANNO IL CERVELLO A POSTO
L’assetto definitivo prenderà forma solo dopo la riunione della cabina di regia con
le forze di maggioranza, ma Mario Draghi ha già in mente la traccia per l’estensione del green pass.
L’obbligo va esteso a tutti i lavoratori, statali e privati. E i tamponi, una delle tre opzioni per ottenere il certificato verde, non saranno a carico dello Stato. Ci saranno delle eccezioni per andare incontro a chi non si può vaccinare, ma la linea è quella di non caricare il costo dei no vax sulla collettività.
Non è solo una questione economica: la gratuità dei tamponi – è il ragionamento che si sta facendo in queste ore a palazzo Chigi – rappresenterebbe un disincentivo alle vaccinazioni e una discontinuità rispetto alle soluzioni già in vigore.
Il riferimento è la scuola, dove gli insegnanti che non sono vaccinati devono pagarsi il tampone da soli per ottenere il green pass che dal primo settembre è diventato obbligatorio esibire per fare lezione in aula.
Sono le eccezioni, che vanno individuate con precisione e tradotte in norme, a costituire il lavoro su cui sono concentrati i tecnici di palazzo Chigi.
La road map dice che si proverà a portare questo lavoro a compimento giovedì, con la convocazione della cabina di regia seguita dal Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il decreto che sancirà l’estensione del green pass. Il condizionale è d’obbligo, ma dopo che ventiquattro ore fa erano trapelate voci di un allungamento dei tempi, fino alla settimana prossima, solo la possibilità che si possa chiudere tutto nelle prossime quarantotto ore è la spia di un tentativo di accelerazione.
Certo bisognerà calibrare la traccia di palazzo Chigi, i sindacati e Confindustria dovranno sostanzialmente fare un passo indietro rispetto alla condizione posta al Governo e cioè che sia lo Stato a pagare i tamponi e non le imprese o i lavoratori.
Ma una soluzione va individuata, quantomeno una base di partenza su cui ragionare sì, ma senza scadere nella trattativa infinita invece che nello smantellamento dell’impianto abbozzato.
D’altronde non è la prima volta che il premier prende la situazione in mano e stringe quando diventa evidente che una decisione va presa. E con una relativa fretta perché solo l’estensione della certificazione verde può muovere una campagna di vaccinazione che corre sì verso l′80% di immunizzati entro la fine di settembre, ma che prima deve scavallare il rischio di una saturazione.
Insomma gli appelli a vaccinarsi e le campagne di sensibilizzazione servono ma non bastano. Quello che serve è il salto dell’obbligo del pass per andare in ufficio o per entrare in fabbrica.
Anche in riferimento alla platea, la direzione è quella di non procedere a una tipizzazione dei lavoratori che dovranno avere il green pass. Vale sia per la distinzione più generale, quella tra i dipendenti pubblici e i lavoratori delle aziende, ma anche per quella che nelle scorse settimane era emersa come un’ipotesi solida e cioè di estendere il green pass ai lavoratori dei luoghi dove gli utenti sono tenuti a esibire il documento e cioè camerieri, baristi, ristoratori, ma anche chi lavora nelle palestre invece che nei cinema. Il modello del green pass unico tra l’altro è auspicato già da una fetta importante del Governo, a iniziare dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta.
Servirà anche ad accompagnare il ritorno graduale negli uffici degli statali che ancora lavorano in smart working. Ma le ragioni che spingono a non fare distinzioni tra i lavoratori sono soprattutto tre.
La prima è quella più generale di incentivare le vaccinazioni, la seconda è di rendere i luoghi di lavoro ancora più sicuri, la terza è di non generare discriminazioni che possono dare luogo a ricorsi, ancora prima a problemi di ordine costituzionale.
Bisognerà anche dettagliare la parte, tutt’altro che secondaria, delle sanzioni per chi non rispetterà l’obbligo. Per gli statali si pensa ad allargare il modello scuola e cioè uno stop al lavoro e allo stipendio dopo cinque giorni di assenza. Più complessa è la partita che riguarda le aziende. Ma prima della decisione finale c’è tempo e spazio per mettere punto il testo definitivo. Si parte dalla traccia, che dice già tante cose.
(da Huffingtonpost)
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