Ottobre 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL TITOLARE: “NORMALE NELLA VITA AIUTARE CHI NE HA GIA’ PASSATE TANTE”
Era rimasto senza auto perché la sua Opel è andata distrutta a seguito della precipitazione dell’aereo da turismo che lo scorso 3 ottobre si è abbattuto su una ditta di San Donato Milanese pochi minuti dopo il decollo da Linate.
Ibrahim Kamissoko, questo il nome del magazziniere 27enne di origini maliane rimasto senza la vettura, aveva comprato la macchina lo scorso dicembre dopo aver fatto anni di sacrifici. Purtroppo il velivolo gliel’ha disintegrata. E così, il suo datore di lavoro, Luca Bianco, titolare dell’azienda Maglificio Ripa di Spino d’Adda, e i suoi colleghi, gli hanno regalato un’auto nuova di zecca.
“Non mi sono mai sentito così emozionato in tutta la mia vita”, ha commentato al Corriere della sera Ibrahim ripensando alla Renault Clio compratagli da Bianco con l’aiuto degli altri dipendenti che si sono occupati di pagare l’assicurazione e il bollo. Per consegnargliela, i colleghi lo hanno “convocato” in azienda con una scusa e al suo arrivo si è trovato la cinque posti, contornata dai colleghi e le rispettive famiglie che lo aiutano dal 2014, anno in cui è arrivato in Italia. Il titolare del Maglificio Ripa ha dichiarato al Corsera di non aver fatto nulla di speciale perché “è normale nella vita aiutare chi ne ha già passate tante”.
Di Ibrahim, Bianco dice che è “un bravo dipendente, sempre gentile e con il sorriso sulle labbra. L’azienda gli si è affezionata”.
La situazione economica di Ibrahim è delicata: i risparmi da parte non sono tanti e, oltre ai sacrifici fatti negli ultimi anni per comprarsi la Opel andata distrutta, ha messo via del denaro utile a tornare in Mali dopo undici anni dalla sua partenza per trovare sua madre e lasciarle qualcosa. “Qui faccio del mio meglio, ma non mi sarei mai aspettato un regalo così grande”, ha aggiunto il 27enne.
(da Fanpage)
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Ottobre 14th, 2021 Riccardo Fucile
DEPOSITATI GLI ATTI DI INDAGINE, LA DIGOS: “E’ EVERSIONE”
Giuliano Castellino è stato denunciato almeno tre volte nel corso dell’ultimo
anno, ma a quelle denunce non ha mai seguito un provvedimento restrittivo, sebbene l’esponente di Forza Nuova fosse sottoposto a sorveglianza speciale e sebbene alle manifestazioni a cui ha partecipato fossero presenti pregiudicati (che un sorvegliato speciale non può frequentare in nessun caso, dice la legge).
Nelle carte dell’inchiesta depositate agli atti in vista degli interrogatori di garanzia di domani mattina per l’assalto alla sede nazionale della Cgil, la Digos e i pm di Roma ricostruiscono un quadro decisamente preoccupante dei fatti di sabato.
A cominciare dal ruolo di Giuliano Castellino promosso da braccio operativo dell’organizzazione a vero e proprio leader, capace di aizzare la folla ma anche di costruire la strategia che ha permesso ai manifestanti di arrivare alla sede del sindacato.
Nonostante questa valutazione, però, sono le stesse carte della procura a dire che contro di lui non erano stati presi provvedimenti restrittivi.
Nel corso dell’anno l’esponente di Forza Nuova ha violato la sorveglianza speciale due volte, una a fine gennaio a Roma e l’altra a luglio ai castelli romani (quando è stato anche brevemente arrestato). Ed è stato sicuramente segnalato per gli scontri alla manifestazione contro il green pass del giugno scorso a Circo Massimo.
Il fatto che a queste segnalazioni non sia seguita la decisione di fermare l’attivista neofascista è sicuramente uno dei temi che continueranno ad animare il dibattito sui fatti di sabato nei prossimi giorni.
L’informativa allegata agli atti che Open ha potuto leggere, spiega anche che quella per raggiungere la Cgil sarebbe stata una vera e propria strategia. Uno degli esponenti di Forza Nuova di primissimo piano, Aronica, avrebbe intavolato una trattativa con la polizia mentre gli altri si dirigevano comunque verso la sede sindacale, scrivono gli investigatori: «La determinazione di dirigersi nella direzione della sigla sindacale Cgil, sita in corso d’Italia a Roma, nasce già da piazza del Popolo, allorché un esponente di Forza Nuova, Aronica Luigi, si evidenzia per aver chiesto la possibilità di muoversi in corteo proprio in direzione della sede sindacale che, in ragione di ciò, non può ritenersi una tappa o un obiettivo casuale».
Una volta arrivati, come specificano i pm nella richiesta di conferma degli arresti, Giuliano Castellino si sarebbe posto come vero leader della protesta, urlando ai funzionari della Digos che voleva passare, incitando la folla – armata anche di bastoni e spranghe di ferro – a seguirlo e minacciando la polizia: «Portateci da Landini o andiamo a prenderlo noi».
A capeggiare l’ingresso nella sede, secondo l’accusa, sarebbero stati lui, il segretario di Fn Roberto Fiore, l’ex Nar Luigi Aronica, ma non solo. Anche alcuni dei principali leader del partito erano in prima fila.
In particolare, il veneto Luca Castellini di Forza Nuova ma anche ultras dell’Hellas Verona, Massimiliano Ursini, segretario provinciale di Forza Nuova a Palermo, Lorenzo Franceschi, segretario di Arezzo (per gli ultimi tre la Digos chiede una specifica misura di custodia cautelare).
Anche per questo motivo, scrivono gli investigatori, nell’azione dell’organizzazione si può rintracciare una vera e propria matrice eversiva: «l’azione condotta lambisce un clima eversivo in cui le istituzioni del paese vengono individuati come obiettivi da sacrificare a sostegno di una causa politica”.
E la procura scrive allo stesso modo: «L’obiettivo dell’azione non era il solo danneggiamento ma una be più consistente azione volta alla distruzione della sede di una istituzione costituzionalmente rilevante e, più in generale, alla turbativa dell’ordine pubblico, inteso come buon assetto o regolare andamento del vivere civile».
Toni che potrebbero incidere sul dibattito di queste ore e cioè sull’ipotesi che Forza Nuova debba essere sciolta applicando la legge Scelba. Domani intanto si svolgeranno gli interrogatori di garanzia. Alcuni degli indagati, a cominciare da Luigi Aronica, punteranno tutto sulla visione dei filmati per dimostrare di non essere entrati all’interno della sede della Cgil. L’obiettivo è far cadere l’accusa peggiore, quella di devastazione e saccheggio, anche questa dalla forte valenza simbolica.
(da Open)
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Ottobre 14th, 2021 Riccardo Fucile
FONTE DI IMBARAZZO PER IL PARTITO? BASTA ESPELLERLA
Giorgia Meloni vuole far fare un passo indietro a Chiara Valcepina. Convincendola a dimettersi dal consiglio comunale.
La consigliera eletta dopo l’inchiesta di Fanpage sulla Lobby nera è diventata un nome ingombrante per Fratelli d’Italia.
Per questo, spiega oggi l’edizione milanese di Repubblica, la leader di Fdi vuole convincerla a dimettersi. Possibilmente subito dopo l’insediamento, per non prestare più il fianco alle bordate degli avversari politici.
Valcepina ha ottenuto 903 voti ed è stata la terza più votata del partito. Primo, il capolista Vittorio Feltri (2268). Il quinto eletto della lista è l’altro candidato di punta del gruppo dell’europarlamentare Carlo Fidanza, Francesco Rocca (606 voti). Valcepina, spiega ancora Repubblica, non è indagata nell’inchiesta aperta dalla procura di Milano dopo il video di Fanpage, ma la vicinanza con il “Barone nero” Roberto Jonghi Lavarini preoccupa il partito.
Tanto più dopo l’allarme destra estrema per Forza Nuova. Anche ieri del resto Sala ha mandato a dire che «io in questo momento non posso sostituirmi a quello che devono fare la Meloni e Salvini, dal loro punto di vista possono avere un’occasione di prendere delle distanze che vanno prese. Non so perché non lo fanno ma mi auguro che lo facciano».
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA DOPPIA MORALE DEL PARTITO DI SALVINI
La questione della doppia morale sta evidentemente sfuggendo alla Lega:
prima il dito del giudizio puntato sugli omosessuali. Poi Luca Morisi scoperto mentre utilizzava cocaina durante una notte brava in compagnia di due omosessuali e allora la Lega garantista che a momenti diventa Lgbtq+ ed ora, finalmente tornata alle origini, ecco la polemica sul figlio di Superman.
A dire il vero il web ha accolto la cosa almeno con più ironia di quanto non abbia fatto la Lega, o di quanto non abbia fatto Morisi: il padre della comunicazione razzista, omofoba e nazionalista del partito.
Insomma sono passati meno di 15 giorni dallo scandalo Morisi ma per la Lega va tutto bene, si può tornare alla sana propaganda contro chi si ama.
D’altro canto non si erano risparmiati già nelle scorse ore Pillon e Ciocca, noti per le loro posizioni contro tutto ciò che non sia la famiglia tradizionale. Salva l’autorizzazione a violarne poi tutti i precetti.
D’altro canto sono formule che trovano un certo riscontro nei sostenitori del partito. E per Matteo Salvini, che continua a ripetere a ogni occasione che non c’è alcun problema “fascismo” in Italia (tanto da non riuscire ancora a prendere posizione sulla matrice del vile attacco alla CGIL), individua nel nuovo Superman un problema da combattere.
Perché è più importante solleticare la pancia dei suoi elettori (sempre più in calo) sull’orientamento sessuale di un personaggio da pellicola cinematografica, che affrontare i problemi reali che abbiamo toccato con mano – anche sabato scorso – e che tutti hanno visto i con i propri occhi.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2021 Riccardo Fucile
E LIBRI NAZISTI IN BELLA VISTA DURANTE UN CONSIGLIO MUNICIPALE
Nicola Franco immortalato mentre fa il saluto romano con un gruppo di amici. Di nuovo critiche nei confronti del candidato del centrodestra al ballottaggio nel Muncipio VI contro l’avversaria del Movimento Cinque Stelle Francesca Filipponi, che si sfideranno per la carica di minisindaco il 17 e 18 ottobre.
Uno scatto pubblicato da Franco sulla sua bacheca Facebook il 5 agosto del 2015. “23 Anni dopo eccoci ancora qui. NUCLEO FIAMMA CASILINO” si legge nel post. Tra le altre persone si riconosce l’aspirante presidente del municipio delle torri, che sfoggia con orgoglio il braccio destro alzato.
Una nuova bega per il sindaco in corsa Enrico Michetti, dopo le critiche rivolte alla coalizione di centrodestra, tra Fratelli D’Italia e le violenze di Forza Nuova e poi ancora i suoi scritti pubblicati gli scorsi anni sulla Shoah per il sito web di Radio Radio e la propaganda antisemita del suo sostenitore Mimmo Politanò.
Il candidato Nicola Franco era già finito nella bufera, dopo la foto pubblicata dalla senatrice del Movimento Cinque Stelle Paola Taverna, che lo immortalava durante una seduta municipale, mentre siede alla sua scrivania con la libreria alle sue spalle. Tra i volumi ben esposti compaiono chiaramente un libro di Benito Mussolini e uno di Henri Landmer, pseudonimo di Jeane Mabire, intellettuale dell’ultradestra francese che esalta le SS.
Un’immagine che ha sollevato molte polemiche riguardo all’ideologia di appartenenza del candidato del centrodestra e che ha fatto sorgere dei dubbi alle persone che erano convinte di votarlo. Franco ha respinto le accuse che gli sono state rivolte chiarendo che è stata fatta una strumentalizzazione di una foto che risale a qualche anno fa solo per pura campagna elettorale, dicendo all’Adnkronos “leggo tutto, sono un appassionato di Storia”.
(da agenzie)
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