Destra di Popolo.net

ADDIO SOVRANISTI, IL CENTRODESTRA NON PUO’ ESSERE UN ESERCITO DI SBANDATI

Ottobre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

PERCHE’ HA RAGIONE BRUNETTA

Qualcosa si muove. Finalmente. E si muove per il verso giusto. L’intervista di Renato Brunetta di oggi su Repubblica ha proprio questo merito: rimettere le cose a posto e far uscire la politica italiana dalla grande menzogna di un centrodestra a trazione sovranista spacciato come alleanza strategica e, ancora peggio, come blocco sociale.
Brunetta (era ora) ha avuto il coraggio di svelare la grande truffa tutta italiana e pochissimo europea di un bipolarismo muscolare che pretende di spaccare gli italiani in due in una sorta di guerra civile utile solo a qualche vecchio generale che non vuole perdere il ruolo e a qualche colonnello pazzoide che ha sognato di conquistare il potere con la scorciatoia di una cattiva politica fatta solo di propaganda populista.
In fondo quando Brunetta esorta tutti a “tornare ai fondamentali”, alle grandi famiglie politiche che hanno costruito l’Europa e le sue istituzioni nel dopoguerra: la famiglia dei popolari, quella liberale e quella socialista, dice proprio proprio questo: facciamola finita con il vizio tutto italiano e (va detto) molto berlusconiano, di tenere tutti insieme pur che sia, in un esercito di sbandati che raccatta la feccia della feccia pur di vincere la prossima battaglia.
Quando Berlusconi vola in Europa a difendere l’alleanza con i sovranisti (sono ragazzi…) smentisce schizofrenicamente il Berlusconi che in questi mesi si è sempre più allontanato dalla gazzarra estremista e antieuropea.
Ecco, le due cose non stanno più insieme, per fortuna. Non è più possibile appiccicare pezzi di due puzzle diversi come se potessero formare la stessa immagine.
Ancora ieri le truppe europee di Salvini e Meloni applaudivano insieme a Orban agli strappi secessionisti dei polacchi. Ma perché mai la buona destra popolare e liberale dovrebbe inseguire queste posizioni? Perché mai dovrebbe (solo in Italia) fargli da stampella?
L’unica risposta possibile è una: “I numeri”. Sento purtroppo il vociare profondo di una destra troppo pigra per alzare la testa con orgoglio, troppo stanca per combattere l’ennesima battaglia, troppo impaurita per uscire dal guscio protettivo di un’alleanza che si raccontava invincibile.
Ma è proprio questa risposta, “i numeri”, a contraddire l’essenza stessa dello stare a destra, un’essenza che dovrebbe raccontare di una grande battaglia della qualità contro la quantità, dei valori contro l’opportunismo, della gerarchia contro l’omologazione, del merito contro la propaganda, dei doveri contro gli interessi, del futuro contro il presente.
È la battaglia che la buona destra diffusa dovrebbe dichiarare contro ogni forma di promiscuità con i sovranisti che, come dice Brunetta, ha solo un finale possibile: quello di portare l’Italia a sbattere. In nome di un eterno nulla.
Filippo Rossi
(da Huffingtonpost)

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BRUNETTA: “IL CENTRODESTRA NON ESISTE, SERVE UN’ALLEANZA EUROPEISTA, HA RAGIONE LA GELMINI”

Ottobre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“IL RICHIAMO DELLA FORESTA PORTA IL PAESE A SBATTERE”… “ORA UN’ALLEANZA DI GOVERNO TRA POPOLARI, LIBERALI E SOCIALISTI”

Una nuova coalizione a sostegno di Draghi, che ricomponga le attuali forze intorno ai tre poli europei socialista, liberale, popolare.
È la proposta del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervistato da Repubblica, secondo cui il malessere della maggioranza nasce “dalla mancanza di un collante tra i partiti, che stanno iniziando a rispondere al richiamo della foresta, al richiamo del consenso”.
A proposito del recente incontro tra i tre leader a Villa Grande di Silvio Berlusconi, “mi dispiace, ma così un centrodestra unito non c’è, ha ragione Mariastella Gelmini”, aggiunge Brunetta.
Per il ministro, inoltre, le divaricazioni nel centrodestra sono aumentate, invece servirebbe un’analisi sugli errori. “La colonna portante di ogni Paese dell’Europa è l’opinione moderata”, riflette. E serve una maggioranza credibile, con partiti “all’altezza di Draghi”.
(da agenzie)

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GIULIANO CASTELLINO: ROMANZO NERO DI UN TRASFORMISTA

Ottobre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

SULLA SCENA DA 20 ANNI, L’ESTREMISTA VICINO AL POTERE A SECONDA DELLA CONVENIENZA CON DIVERSE CONDANNE PER REATI COMUNI

Giuliano Castellino lo conoscono davvero tutti a Roma nel. mondo della destra e dell’estrema destra. E la ragione è semplice: nella sua lunga carriera è saltato da un gruppo all’altro a seconda della convenienza del momento, dove trovava uno spazio per un po’ di visibilità, andando dalla destra neofascista più dura alla corte di Gianni Alemanno quando era sindaco di Roma, e poi ritorno.
Infaticabile organizzatore, non gli si può di certo rimproverare la fantasia e l’inventiva, in una biografia dove affari personali (non sempre limpidissimi) e neofascismo si intrecciano costantemente.
Cominciamo a raccontare questa lunga storia di piroette e voltafaccia da un’istantanea: è il 17 aprile del 2011 quando si tiene la conferenza “I Movimenti per Roma Capitale, destra sociale in azione”.
Nel giorno del rastrellamento nazista del Quadraro il sindaco di Roma partecipa alla convention organizzata dal “Popolo di Roma”, una sigla nata con l’obiettivo di organizzare la militanza giovanile della destra dal volto pulito, vicinissima ad Alemanno, al capo della quale ci sta proprio Giuliano Castellino.
Ma come ci è arrivato su quel palco Castellino? La sua carriera di militante di estrema destra inizia a metà degli anni Novanta. Sono gli anni dei naziskin, quando il neofascismo si incista nelle curve in maniera più plateale.
Una svolta sarà data dal ritorno in Italia di Roberto Fiore e Massimo Morsello che, terminata la latitanza in Inghilterra tornano in Italia e fondano Forza Nuova, riuscendo ad aggregare vecchi reduci e nuovi militanti con il bomber nero e la testa rasata.
Tra loro c’è anche Giuliano Castellino che in quegli anni viene compare anche nell’inchiesta sulla bomba al cinema Nuova Olimpia nel 1999.
Questa la rivendicazione con cui viene fatto ritrovare l’ordigno artigianale, come fosse una riedizione della Roma degli anni di piombo: “Abbiamo messo dentro il covo degli ebrei e dei loro servi. Abbiamo colpito dietro il parlamento, simbolo del potere sionista. Stavolta siamo stati clementi, la nostra mano non è stata forte, la prossima faremo di peggio. Movimento antisionista, contro tutti gli ebrei e il loro potere, viva la vittoria”.
Ma prima di Forza Nuova, all’inizio degli anni Novanta, Castellino si muove a cavallo tra la Curva Sud e la militanza politica, e qui stringe un sodalizio con Maurizio Boccacci, il capo di quel Movimento Politico che sarà sciolto sulla base della Legge Mancino che punisce l’istigazione all’odio razziale.
Così racconterà in “Fare Quadrato”, giornaletto per la formazione dei giovani quadri di Fiamma Tricolore, quell’esperienza anni dopo: “I primi anni novanta furono caratterizzati da una nuova ventata movimentistica, certamente diversa da quella precedente. Furono gli anni della lotta all’immigrazione [i primi a proporla in Italia] e dell’antagonismo alla partitocrazia avvelenata da tangentopoli. Ci fu il ritorno nelle borgate e soprattutto di un sano ritorno al fascismo”.
Il primo sodalizio con Forza Nuova avrà un segno duraturo nella vita anche privata di Castellino: si sposerà e metterà su famiglia – per poi divorziare dopo alcuni anni – proprio con la figlia di uno dei fondatori, Morsello morto nel 2001.
Poi, sempre con Boccacci, Castellino fonderà la nuova Base Autonoma, con la quale entrerà subito dopo in Fiamma Tricolore.
Siamo nella seconda metà degli anni Duemila, quando avviene un altro incontro fondamentale per Castellino, quello con Gianluca Iannone e CasaPound.
Di fatti in questi anni, pur mantenendo delle proprie strutture di riferimento ad esempio occupando Casa Italia Prati, un palazzo in via Valadier che sarà sgomberato nel 2009, il percorso di Castellino è tutt’uno con quello di CasaPound.
Castellino e Iannone elaborano la strategia dello “squadrismo mediatico”, girando con delle “camionette” per il centro di Roma con la musica a tutto volume imitando gli squadristi del ventennio, o dando vita ad alcune azioni più o meno spettacolari di cui la più riuscita è sicuramente l’assalto alla bolla del Grande Fratello a Ponte Milvio. Insieme i due leader decidono di uscire da Fiamma Tricolore e insieme decidono di tentare la candidatura nelle liste della Destra.
Ma come tutto nella vita di Castellino, anche il sodalizio con CasaPound e Iannone dura poco, così come quello con il suo vecchio mentore Maurizio Boccacci che si allontana dalle nuove leve per fondare Militia, sigla dell’ultradestra esplicitamente antisemita e suprematista.
Castellino si inabissa per qualche tempo, di lui si perdono le tracce, fino a quando non lo ritroviamo come abbiamo visto alla corte di Gianni Alemanno.
L’aria di sconfitta che aleggia sulla fine dell’esperienza della destra in Campidoglio, convince Castellino a tornare piano piano indietro rispetto alla rispettabile politica istituzionale.
Comincia così il suo viaggio a ritroso, in un itinerario che percorre questa volta a passo di gambero. Nel 2012 il Popolo di Roma si lancia nelle braccia della Destra di Francesco Storace. Fino al 2016 Castellino tenta di guidare in un nuovo corso il partito dell’ex presidente della Regione Lazio, organizzando cortei e tentando di farlo diventare un nuovo elemento di attrazione per l’estrema destra. Tentativo che fallisce anche perché in contemporanea CasaPound si impone come polo organizzativo a livello nazionale.
Allora arriva l’ennesima giravolta e l’abiura, Castellino mette nero su bianco di aver sbagliato tutto e ricomincia dove tutto era iniziato.
Riprende l’antico sodalizio con Maurizio Boccacci, mette insieme una scalcagnata truppa di camerati e li mette a disposizione di Roberto Fiore e Forza Nuova, passando per una serie di sigle ombrello che durano solo una stagione come “Roma ai romani” e “Movimento Sociale Europeo”.
Il resto è storia recente: prima le campagne razziste nelle periferie contro l’assegnazione delle case popolari a rom e cittadini di origine straniera, la gara con CasaPound a chi la spara più grossa contro i centri d’accoglienza, fino a prendere la testa delle manifestazioni no vax e no green pass e all’assalto alla Cgil.
Castellino dimostra ancora una volta di non avere il senso del ridicolo annunciando a più riprese la conquista delle periferie da parte di Forza Nuova, strombazzando ogni due giorni rivoluzioni e rivolte, ma allo stesso tempo è indubbiamente stato capace di prendere il tempo nella nuova fase politica, fiutando sempre il momento opportuno per salire sul palco, costruendo alleanze con altrettanto improbabili soggetti anti vaccinasti e complottisti per semplice opportunismo.
Un attivismo instancabile quello del caporione dell’estrema destra romana, tornato di recente anche in Curva Sud dopo anni di lontananza dopo la breve parentesi del gruppo Padroni di Casa fondato ai tempi di CasaPound e Fiamma Tricolore, ma che ha pagato con continui provvedimenti giudiziari: avvisi orali, obblighi di residenza e di firma, arresti domiciliari, fino alla custodia cautelare in carcere.
Quell’etto di cocaina per “uso personale”
Ma è il nostrissimo è stato coinvolto anche in vicende dal risvolto penale che nulla hanno a che fare con la politica. Alla vigilia di Capodanno del 2015 viene fermato davanti allo Stadio Olimpico mentre attraversa con il rosso con il suo scooter: sotto la sella i carabinieri scoprono un etto di cocaina. Passa la notte di festa in una cella di sicurezza, poi all’udienza per direttissima il giudice decide di rimandarlo a casa stabilendo che lo stupefacente era per uso personale.
Una truffa sul cibo per celiaci e una discoteca abusiva
Passa qualche anno e Castellino viene coinvolto in un’inchiesta su dei rimborsi truffa ottenuti su cibo per celiaci: un giro d’affari di qualche milione di euro che gli costa anche una condanna.
In mezzo c’è anche il tentativo di fare un insospettabile discoteca in un’area occupata all’Acqua Cetosa in zona Flaminio a due passi dal Tevere. Si chiamava “Circolo Poligrafico”, ingresso con cocktail, frequentazione insospettabile, dj alternativi e dietro sempre lui, Castellino con il solo obiettivo di riempire la cassa con un locale abusivo.
Quando viene sgomberato all’interno le forze dell’ordine trovano 143 bombe carte pronte all’uso, un arsenale che si ipotizza potesse servire ai gruppi ultras in caso di scontri al vicino stadio Olimpico.
(da Fanpage)

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COME FORZA NUOVA HA PERSEGUITO UN PROGETTO EVERSIVO INFILTRANDOSI NEL MOVIMENTO NO VAX

Ottobre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

LA TERZA PUNTATA DELL’INCHIESTA DI FANPAGE

Perché Forza Nuova si è infiltrata nel movimento No green pass?
A rivelarlo è la nuova inchiesta del team Backstair di Fanpage.it, “Forza Nuovax”, che svela come nell’autunno del 2020 il leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, e il segretario del partito di estrema destra, Roberto Fiore, avevano messo in piedi un progetto eversivo per sostituire il governo e scardinare i principi democratici della nostra Costituzione.
Per realizzare il loro intento eversivo, il movimento di ultradestra aveva pubblicamente dichiarato di aver bisogno di maggiore legittimità popolare ed è stato allora che ha cominciato a cavalcare prima le proteste contro le chiusure delle attività commerciali e poi quelle contro il green pass, culminate lo scorso 9 ottobre con l’assedio alla sede nazionale della Cgil, sfruttando il malcontento verso il governo, per impossessarsi delle piazze fisiche e virtuali dei manifestanti fino ad arrivare a condizionarle per il loro scopo.
Che la pandemia potesse essere il volano per una nuova raccolta di consensi Fn l’aveva capito già in piena crisi sanitaria.
Il primo atto dimostrativo lo aveva messo in scena la domenica di Pasqua del 2020, appena un mese dopo l’inizio del primo lockdown, quando un piccolo gruppo di militanti, guidati da Giuliano Castellino, in disprezzo delle regole sugli spostamenti, si prodigò in un corteo definito “una processione fino a piazza San Pietro, contro gli arresti di massa, contro la quarantena, contro i divieti. Una mobilitazione per la libertà, per tornare a lavorare, per tornare a Messa, per tornare a vivere”.
Ma quando nell’autunno 2020 gli esercenti scendono in piazza per ribellarsi alle chiusure delle attività commerciali, Forza Nuova forza nuova intuisce che è il momento di cavalcare a tempo pieno quelle proteste.
Il motivo lo spiegano loro stessi in una riunione del 10 ottobre 2020 quando lanciano il “Governo di liberazione nazionale”.
“Dobbiamo chiedere lo scioglimento di queste Camere e questo Senato – arringa il leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino – istituire delle giurie popolari, togliere il potere ai pm, sciogliere il Csm e tutte le organizzazioni politiche che hanno condizionato da decenni la vita di questo Paese. “Io non voglio abbassare il livello, lo voglio alzare! Abbiamo una nazione da liberare, noi oggi dobbiamo guidare il popolo verso la liberazione”.
Il programma eversivo dovrà realizzarsi sostituendo il Governo in carica con uno di estrema destra espresso da loro. Il Governo nero di liberazione sarà così composto: Roberto Fiore, con alle spalle una condanna per associazione sovversiva e banda armata, reati poi prescritti, sarà il ministero degli Esteri, Giuliano Castellino, condannato a cinque anni e mezzo per aggressione a due giornalisti de L’Espresso e un Daspo urbano, ministro dell’Attuazione del programma, l’avvocato Carlo Taormina, ministro della Giustizia e l’ex Avanguardia nazionale Vincenzo Nardulli, ministro dello Sport.
Per attuare questo progetto Forza Nuova ha bisogno di una nuova legittimazione popolare che in quel momento non ha ed è per questo che cerca di conquistarsela sia nelle piazze che sulla rete.
Nel dicembre dello stesso anno Forza Nuova, insieme ad alcuni esponenti dei gilet arancioni e del movimento no mask, dà vita alla coalizione Italia Libera, una nuova sigla dietro la quale Giuliano Castellino inizia a presentarsi al popolo delle proteste.
La loro presenza in piazza diventa costante solo nell’estate del 2021, quando il numero dei manifestanti e delle manifestazioni inizia a crescere con l’arrivo del green pass.
Una delle manifestazioni più significative è quella del 7 agosto, dove sul palco sale anche il leader Roberto Fiore.  L’obiettivo di Forza Nuova, da ottobre 2020 in poi non è cambiato: “Gente che fino a ieri si guardava in cagnesco oggi si abbraccia e marcia verso la giusta direzione che è la presa del potere da parte del popolo!”, declama Fiore. Castellino gli fa eco: “Il nemico di questo popolo, il nemico di questa nazione, il nemico è a Montecitorio!”.
La reazione di piazza del Popolo, dove ogni settimana si incontrano i manifestanti che si battono contro le misure del Governo, all’inizio è brusca. La piazza prende le distanze da Forza Nuova e gli altri leader del movimento non vogliono essere accostati a Castellino, che in mano porta un megafono con gli adesivi del partito.
Per questo motivo, dopo l’estate, nel settembre 2021 il responsabile romano del partito di estrema destra inizia a nascondersi dietro l’ennesima sigla parallela, l’apolitico “Fronte di liberazione nazionale”, appunto. È così che gli estremisti riescono a passare inosservati tra le persone.
È in questo momento che Giuliano Castellino, che in passato aveva provato a far breccia anche nel noto canale Telegram “Basta Dittatura!”, fa il passo decisivo per completare l’infiltrazione nel movimento No green pass.
Gli estremisti avvicinano Zeno Molgora, il creatore dei più noti e diffusi canali di diffusione del movimento dal nome “No green pass, adesso basta”. È lui ad aver reso virali gli appuntamenti in tutte le città d’Italia sfruttando dei canali seguiti da decine di migliaia di persone, ed è per questo che gli estremisti di destra vogliono allearsi con lui: “Mi hanno abbordato durante le manifestazioni di Milano. Sembravano persone ben intenzionate – afferma – però, poi successivamente mi hanno solamente usato per i loro scopi”
I forzanuovisti si appropriano del simbolo creato da Molgora, che ricorda una croce celtica inclinata, e lo associano al Fronte di liberazione nazionale, decidendo in maniera arbitraria che tutte le anime del movimento debbano riunirsi sotto quel logo. Creano manifesti, cartelloni e maglie, e celati dietro questo simbolo, di grande successo nella comunità No green pass, riescono a penetrare anche nei canali di comunicazione.
È da qui che Castellino, agli inizi di ottobre, fa partire la chiamata per l’ultima piazza prima dell’assalto alla Cgil: “Tutte le piazze d’Italia si fermano e vengono a Roma, non ci poniamo limiti. Sabato fermeremo il green pass.”
“Per la manifestazione del 9 ottobre io ero nella chat degli organizzatori – continua Zeno Molgora – gli accordi erano che nessuno avrebbe messo un palco, però poi sono arrivati i primi video da Roma e ho visto che c’era il palco, già lì un po’ mi è iniziato, non dico a puzzare, però… la verità è questa: ho sbagliato a fidarmi, ecco”.
Proprio da quel palco che non sarebbe dovuto esserci, vengono diffuse teorie del complotto, frasi rabbiose che scuotono la piazza, gremita di persone che provengono da tutta Italia.
Poi parte l’annuncio: “Alla fine dell’intervento di Giuliano la piazza segua Castellino. L’obiettivo lo capirete…”, annuncia Nicola Franzoni, attivista No green pass, vicino a Forza Nuova e già candidato sindaco a Carrara per Futuro e libertà nel 2012. Quando Castellino prende la parola sul palco è perentorio: “Chi ha tradito il popolo, chi ha tradito il lavoro, oggi verrà assediato dal popolo!”.
(da Fanpage)

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L’ESEMPIO DI NEW YORK: OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER POLIZIA, VIGILI DEL FUOCO E DIPENDENTI PUBBLICI

Ottobre 22nd, 2021 Riccardo Fucile

TEMPO FINO AL 1 NOVEMBRE, POI CONGEDO NON RETRIBUITO

In America sono netti: New York richiederà ad agenti della polizia, pompieri e altri dipendenti municipali il vaccino contro il Covid-19. L’alternativa sarà il congedo non retribuito.
Lo ha annunciato il sindaco Bill de Blasio, che ha dato un ultimatum agli impiegati pubblici che si sono finora rifiutati di ricevere il siero.
L’obbligo riguarderà il dipartimento di polizia più numeroso degli Stati uniti, nonché più di 100mila altri dipendenti tra cui netturbini e ispettori edili. I lavoratori avranno tempo entro il 1 novembre per la prima dose, ha specificato de Blasio. Per le guardie giurate di Rikers Island, per problemi di mancanza di personale, il termine sarà il 1 dicembre.
Dei lavoratori colpiti nel nuovo provvedimento, il 71% ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, secondo la città.
La città di New York aveva già reso obbligatorie le iniezioni per gli insegnanti delle scuole pubbliche, mentre nello Stato un simile provvedimento è in vigore per gli operatori sanitari.
De Blasio ha anche anticipato che a coloro che si vaccineranno entro il 29 ottobre verranno dati 500 dollari. “Non c’è privilegio più grande che servire i cittadini di New York e quel privilegio si accompagna alla responsabilità di mantenere voi e la vostra comunità al sicuro”, ha fatto sapere de Blasio in una dichiarazione.
Alcune aziende statunitensi hanno deciso di seguire la stessa linea. La General Electric richiederà a tutti i lavoratori con sede negli Stati Uniti di essere vaccinati contro Covid-19. Nel 2020, scrive il New York Times, la multinazionale aveva circa 56mila dipendenti negli Usa.
(da agenzie)

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    • DELMASTRO DEVE RINGRAZIARE DI ESSERE UN POLITICO: UN AGENTE PENITENZIARIO SAREBBE GIÀ SOTTO PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER LA FREQUENTAZIONE OCCASIONALE DI MAURO CAROCCIA, CONDANNATO COME PRESTANOME DEL CLAN SENESE. FIGURARSI SE FOSSE STATO PURE SOCIO
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    • UN VOTO PER LEGITTIMA DIFESA
    • IL TAGLIO DELLE ACCISE SUI CARBURANTI NON È SERVITO A NIENTE: SARÀ SUBITO RIASSORBITO DAI NUOVI AUMENTI DEL PETROLIO, E GIORGIA MELONI RESTERÀ A SERBATOIO ASCIUTTO
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