Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
ARBITRO SOSPENDE LA PARTITA, ORA PARTONO LE DENUNCE
“Scimmia, tornatene nella giungla”: sono questi gli insulti razzisti che Abdoulaye Fofana, calciatore di 21 anni originario della Guinea, si è sentito rivolgere mentre giocava per la sua squadra di Foggia, Heraclea dei Monti Dauni, che milita nel girone C del campionato dilettanti di prima categoria.
Il match contro l’Altavilla Irpina era in corso domenica scorsa ma è stato sospeso dopo il vergognoso incidente.
“Gli insulti – ha raccontato il giovane atleta all’Ansa – erano già partiti dall’incontro di andata. Sono stato insultato e fischiato da calciatori e da spettatori per 90 minuti. Mi hanno detto di tutto”.
Il presidente della squadra avversaria si era scusato personalmente con Abdoulaye il giorno seguente all’incontro di andata. “Sono un ragazzo come te – gli ha scritto – che prova vergogna per le persone stupide ed ignoranti che credono che il colore della pelle possa essere importante nella vita”.
Nella partita di domenica scorsa il calciatore – giunto all’esasperazione – ha reagito ai soliti insulti rispondendo a chi lo attaccava e generando una breve rissa in campo, che ha indotto l’arbitro a sospendere la partita.
Giuseppe Danza, presidente dell’Heraclea Calcio, ha dichiarato: “All’andata abbiamo chiuso un occhio ma stavolta andremo per vie legali, vogliamo tutelare il nostro ragazzo che al termine della partita è anche scoppiato in lacrime”.
“Io sono orgoglioso del colore della mia pelle – dice il 21enne – e questo non mi impedisce di andare a lavorare, di giocare a calcio e di condurre una vita normale”.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
GAETANO, 36 ANNI DI MESSINA, HA MESSO IN SALVO I PASSEGGERI, ULTIMO A LASCIARE LA NAVE INSIEME AL CAPITANO DOPO AVER RISCHIATO LA VITA PER GLI ALTRI
Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava. Il primo a lanciare l’allarme per quelle
fiamme che, nel giro di pochi minuti, hanno circondato quel traghetto partito dalla Grecia per arrivare a Brindisi.
L’ultimo, insieme al Capitano, a lasciare la nave dopo aver fatto tutto il possibile per salvare centinaia di persone da quel rogo.
Il 36enne Gaetano Giorgianni è il vero eroe della nave Euroferry Olympia, il traghetto della Grimaldi Lines a bordo del quale è scoppiato un vasto incendio nella notte tra il 17 e il 18 febbraio. Grazie alla sua prontezza e alla sua professionalità, tantissimi passeggeri sono riusciti a mettersi in salvo.
Ora è ancora in Grecia, rimasto a disposizione delle autorità di Corfù. Ed è rimasto lì anche per cercare i dispersi che ancora non sono stati trovati.
Poi, terminato il suo lavoro, tornerà in Italia. In quella Borgo Sabotino, in provincia di Latina, dove vive con la famiglia dopo essersi trasferito dalla sua Messina. In attesa di riabbracciare i suoi parenti e i suoi amici, Gaetano Giorgianni non può che essere considerato un vero e proprio eroe. Perché il suo ruolo è stato giudicato fondamentale da parte del capitano dell’Euroferry Olympia.
“Sono stato chiamato alle 3.01 dal primo ufficiale Gaetano Giorgianni era stato colpito dal fatto che più rilevatori di fumo contemporaneamente si erano attivati. Alle 3.04 ero sul ponte e abbiamo subito attivato i controlli. Le segnalazioni erano tutte molto preoccupanti, il fuoco era già divampato forte e il fumo aveva invaso molti locali”.
Prima la comunicazione al comandante della nave, poi la corsa nei corridoi per bussare alle porte delle varie stanze e avvisare tutti i passeggeri della situazione di pericolo, indirizzandoli verso le scialuppe di salvataggio. Il tutto mentre il traghetto era avvolto dalle fiamme, il pavimento si faceva sempre più ustionante sotto ai suoi piedi e il fumo stordente invadeva i suoi polmoni.
In un’intervista a Latina Today, la moglie del primo ufficiale Giorgianni ha parlato di quei momenti con viva commozione e grande ammirazione per quell’uomo che ha indossato le vesti da eroe:
“Mio marito ha aiutato tante persone a salire sulle scialuppe. Ha raccontato che l’incendio dovrebbe essere partito da un camion, mi ha detto che non pensava di uscirne vivo. Camminava a carponi, vomitava a ripetizione, aveva le scarpe incollate sul pavimento e passava da una cabina ad un’altra dove erano bloccati i passeggeri. Una volta in salvo, in tanti lo hanno abbracciato per ringraziarlo. Lui ha la coscienza a posto perché ha fatto tutto quello che si poteva fare, è il mio eroe”.
Perché la sua prontezza, la sua professionalità e quel suo mettersi a disposizione di chi era in difficoltà ha salvato la vita a centinaia di persone. Il primo a lanciare l’allarme e l’ultimo a lasciare la nave in fiamme.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
SBAGLIATA O VERGOGNOSA?
“Dialogo, fermezza, Europa unita. Solo così è possibile risolvere la crisi ucraina”: lo slogan social di Forza Italia in difesa dell’Ucraina dopo l’invasione del Donbass da parte della Russia sembra remare in direzione della diplomazia, ma a molti non è sfuggito un dettaglio.
Nella cartina postata dall’account Twitter del partito di Silvio Berlusconi la regione delle repubbliche autoproclamatesi indipendenti di Donetsk e Luhansk sono comprese nell’Ucraina, ma lo stesso non si può dire della Crimea, che appare colorata in modo diverso.
La regione a sud del Paese a maggioranza russofona, intorno a Sebastopoli, si autodichiarò indipendente dall’Ucraina nel 2014 con un referendum interno non riconosciuto dalla comunità internazionale.
In seguito subì anche un’occupazione militare da parte dell’esercito di Putin.
A far notare la “gaffe” anche Elio Vito, deputato forzista spesso dissidente con la linea del partito: “Questa mappa, con la Crimea annessa alla Russia, è semplicemente sbagliata oppure è vergognosa. Oggi che facciamo, cambiamo colore pure al Donbass?!”.
La NATO e la stessa Unione europea citata da Forza Italia, così come la maggioranza degli stati membri ONU, non hanno mai riconosciuto l’annessione della Crimea e hanno adottato negli anni diverse sanzioni politiche ed economiche nei confronti della Federazione Russa.
Oltre agli imbarazzi social, Forza Italia dovrebbe anche chiedere conto – su una materia così delicata – anche all’alleato Matteo Salvini, che più volte ha spinto la Lega verso posizioni filo-russe e che da ore tace su quando avvenuto in Donbass.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
KIEV SI APPELLA AL MEMORANDUM DI BUDAPEST DEL 1994, CON CUI RUSSIA, USA E GRAN BRETAGNA SI IMPEGNARONO A GARANTIRE L’INTEGRITÀ TERRITORIALE DELL’UCRAINA IN CAMBIO DELLA RINUNCIA ALL’ARSENALE NUCLEARE EREDITATO DALL’URSS… UN ACCORDO CHE PERÒ IL CREMLINO HA GIÀ INFRANTO NEL 2014 ANNETTENDOSI DI FATTO LA CRIMEA CON UN’INVASIONE DI UOMINI ARMATI E SENZA INSEGNE
La mossa di Putin alza ancora il livello dello scontro con l’Ucraina, in una escalation
cominciata a novembre e che vede adesso la Russia schierare 190.000 soldati ai confini con il Paese vicino.
La decisione del presidente russo di riconoscere le autoproclamate «repubbliche» di Donetsk e Lugansk viene subito condannata dalla comunità internazionale, con Usa, e anche l’Ue, che minacciano nuove sanzioni
È la pietra tombale sugli accordi di Minsk, sanciti sette anni fa per cercare di mettere fine al conflitto nel Donbass: l’area del Sud-est ucraino dove la Russia è accusata da tempo di sostenere militarmente i separatisti nel conflitto scoppiato otto anni fa e nel quale si stima che abbiano perso la vita oltre 14.000 persone.
Kiev ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e lo ha fatto appellandosi al Memorandum di Budapest del 1994, con cui Russia, Usa e Gran Bretagna si impegnarono a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della rinuncia di Kiev all’arsenale nucleare ereditato dall’Urss.
Un accordo che però il Cremlino ha già infranto nel 2014 annettendosi di fatto la Crimea con un’invasione di uomini armati e senza insegne. Riconoscendo le repubbliche separatiste, Putin ha violato ancora una volta l’integrità territoriale ucraina.
(da a Stampa)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
”GESTIONE PRIVATISTICA” DELLA SOCIETA’ DELLA REGIONE GUIDATA DA MUSUMECI, MA ”IL MORALIZZATORE” NON SI DIMETTE
Bufera sull’Azienda Siciliana Trasporti, società partecipata dalla Regione Siciliana, che si occupa del servizio di trasporto pubblico locale, sia a livello urbano sia interurbano.
Gli indagati, in totale 16 persone, sono indiziati a vario titolo dei reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nove le misure cautelari eseguite dai finanzieri del comando provinciale di Palermo. Il direttore dell’Ast è finito agli arresti domiciliari, mentre altre otto persone sono state sospese per un anno dall’esercizio di un pubblico ufficio e su loro pende il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Durante le indagini, secondo la Guardia di Finanza «è stato delineato un quadro esteso di possibili reati contro la pubblica amministrazione, che appare contraria alle procedure che dovrebbero orientare l’operatività di un organismo pubblico a totale controllo regionale».
Insomma, la gestione societaria da parte dei vertici dell’Ast siciliana sarebbe stata «superficiale e privatistica», anziché pubblica e i coinvolti nell’indagine venivano favoriti alcuni imprenditori, a scapito di altri, nelle gare di appalto per le forniture di mezzi, pneumatici e pezzi di ricambio.
Nel corso delle indagini sarebbero infatti emerse condotte corruttive verso la direzione generale dell’Ast che, in cambio di utilità varie, tra cui la promessa dell’assunzione di familiari e parenti di alcuni imprenditori, secondo la Guardia di Finanza «avrebbe posto in essere atti contrari ai doveri del proprio ufficio, tra cui la predisposizione di una procedura di gara per la fornitura di servizi per lo start-up di una compagnia aerea, del valore di 2.150.000 euro, al fine di consentirne l’aggiudicazione a una società appositamente individuata grazie a requisiti “ritagliati su misura”».
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
NONOSTANTE IL TRIBUNALE GLI AVESSE INTIMATO DI NON AVVICINARSI. IL 10 AGOSTO 2020 HA VIOLATO IL DIVIETO: SI È PRESENTATO A CASA… I FIGLI HANNO DIFESO LA MADRE
«Sono stato io». Quando il 10 agosto 2020 i carabinieri sono entrati nell’appartamento di
via Garrone, a Genova, hanno trovato un cadavere e un giovane di 28 anni che ha subito confessato. Anzi, lo aveva anticipato nella sua telefonata al 112: «Venite, ho colpito mio padre».
A casa con lui c’era il fratello Simone, vent’ anni. A un anno e mezzo dall’omicidio che ha sconvolto il piccolo quartiere di San Biagio in Valpolcevera, la Corte d’assise di Genova ha condannato in primo grado a 21 e 14 anni di carcere i due fratelli Alessio e Simone Scalamandré, accusati di aver ucciso il padre Pasquale durante un litigio furibondo. Ultimo atto di una triste storia familiare
DIVIETO DI AVVICINAMENTO
Pasquale Scalamandré aveva 62 anni, era un ex conducente dell’azienda di trasporti pubblici locali. Ed era violento. Il tribunale aveva emesso nei suoi confronti un provvedimento nel quale intimava di non avvicinarsi ai figli né alla moglie. L’uomo li maltrattava da tempo e continuava a dare la caccia alla moglie, tanto che lei è stata portata al sicuro in una struttura protetta in Sardegna.
Scalamandré però non si rassegnava e quella sera di agosto ha violato il divieto: si è presentato a casa pretendendo che i ragazzi ritirassero la denuncia presentata, con la madre, contro di lui. La discussione si è fatta sempre più accesa finché la situazione è sfuggita al controllo, è nata una lotta terminata quando il maggiore dei due figli ha afferrato un mattarello e ha colpito il padre più volte.
L’arma è stata trovata nell’appartamento, sporca di sangue, insieme a un cacciavite. Alessio ha ricostruito quei terribili momenti davanti ai giudici: «Voleva sapere dove la polizia aveva trasferito mia madre, ma io mi sono rifiutato di dirglielo per proteggerla. Così abbiamo litigato e io l’ho colpito fino a ucciderlo perché mi ha aggredito. A mio padre però volevo molto bene».
Il fratello maggiore si è sempre assunto tutte le responsabilità, escludendo la partecipazione del più piccolo. Entrambi però sono finiti a processo con l’accusa di omicidio volontario in concorso aggravato dal vincolo di parentela. Per Alessio e Simone, che oggi hanno 30 e 22 anni, il sostituto procuratore Francesco Cardona aveva chiesto rispettivamente 22 e 21 anni di carcere.
La Corte d’assise ha applicato per Simone l’articolo 114 del codice penale che implica la «minima importanza» del contributo dell’imputato nella commissione di un reato in concorso, una delle poche attenuanti che consente di abbattere sensibilmente la pena, come indicato dal suo legale Nadia Calafato.
Per Alessio invece la pena inflitta è quella minima prevista dalla legge, dopo che con il Codice Rosso è stata introdotta una modifica che impedisce alle attenuanti di prevalere sull’aggravante del vincolo di parentela: sotto i 21 anni di condanna non si poteva andare.
Il suo avvocato Luca Rinaldi aveva chiesto ai giudici di riconoscere la sussistenza della legittima difesa, quantomeno putativa o come eccesso colposo, visto che Alessio ha colpito il padre dopo una provocazione di quest’ ultimo, e anche che fosse escluso il dolo trasformando il reato in omicidio colposo.
Ma soprattutto, con il parere favorevole del pubblico ministero che sul punto ha presentato una memoria scritta, di rimettere alla Corte Costituzionale proprio l’articolo del Codice rosso che di fatto impedisce al giudice di valutare caso per caso le attenuanti. Istanza che la Corte non ha accolto. «Un caso come quello di Alessio che uccide il padre dopo anni di vessazioni spiega l’avvocato Rinaldi viene così parificato a situazioni molto diverse, per fare un esempio a un figlio che uccide il padre per mere ragioni economiche. Nel caso del torinese Alex Pompa era stato lo stesso pm ha chiedere di sollevare la questione. Questo sarà uno dei nostri motivi di appello».
I due ragazzi, che hanno partecipato a tutte le udienze, hanno assistito in silenzio alla lettura della sentenza. Poi Alessio, che si trova tuttora agli arresti domiciliari, è stato accompagnato a casa dal fratello Simone, dove vivono con la madre che invece ha preferito non essere presente alla lettura del verdetto. Dice il suo difensore: «Alessio è molto provato, ma sa che non è finita».
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
LA COREOGRAFIA AL CAMP NOU CHE COLORA LO STADIO CON L’ARCOBALENO
Bellissima iniziativa della società di calcio del Barcellona, che pubblica sui social una foto del Camp Nou pieno di tifosi fino al massimo della sua capienza (poco più di 99mila persone) che – esibendo alcuni cartelli – realizzano una coreografia arcobaleno in difesa dei diritti Lgbt. L’immagine, con ogni evidenza ritoccata, è stata pubblicata in occasione della giornata contro l’omolesbotransbifobia nello sport. “Ora e sempre stop Lgbtifobia” è lo slogan.
Il club blaugrana non è nuovo a prese di posizioni in difesa delle minoranze sessuali. Insieme a Juventus e Chelsea lo scorso giugno inserì l’arcobaleno all’interno del proprio logo sui social.
Una nuova campagna che arriva in un momento delicato per la squadra, al quarto posto in classifica nella Liga, e senza più il posto da protagonista in Champions League: la squadra si trova infatti alle eliminatorie di Europa League e potrebbe essere eliminata dal Napoli, che qualche giorno fa è andato a pareggiare al Camp Nou 1-1 e giocherà il ritorno al San Paolo. Non un momento brillante, quindi, situazione che ha acuito le critiche piovute al club sotto il post solidale. Insulti e prese in giro che hanno certificato come sia difficile veicolare messaggi simili nello sport anche se a farlo è uno dei club più famosi e titolati del mondo.
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
DALLE CORRISPONDENZE DI AMOROSI SENSI ALLE CRITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI
Attenzione: Matteo Salvini ha cambiato idea (anche) su Vladimir Putin. 
Una sorpresa che non sorprende viste le continue e storiche giravolte che hanno visto come protagonista il segretario della Lega.
E ora, nelle ore precedenti e in quelle successive all’annuncio del riconoscimento russo delle repubbliche indipendenti (dall’Ucraina) di Lugansk e Donetsk, quel “c’eravamo tanto amati” assume quei contorni di una corrispondenza di amorosi sensi conclusa.
Eppure Putin, negli anni, ha sempre fatto il Putin (come con la Georgia). Eppure il senatore del Carroccio sembra essersene accorto solamente adesso.
La giravolta parte da una comunicazione ufficiale fuoriuscita da uno degli elementi di spicco del Carroccio a Bruxelles: “Dobbiamo fermamente e convintamente far capire all’Ucraina che l’Europa è pronta a tutto per proteggere la sua integrità territoriale e la sua libertà”.
Musica e parole non di un iscritto qualsiasi, ma di Marco Zanni, presidente del gruppo parlamentare Identità e Democrazia e responsabile Esteri della Lega.
Una voce ufficiale che indica il nuovo posizionamento del partito di via Bellerio dopo gli ultimi accadimenti. Perché ora, solo ora, le parole sono molto pesanti.
Nella sua critica alla posizione non univoca dell’Europa, lo stesso Zanni ha dichiarato: “Rimangono ancora molte ambiguità nell’approccio che mettiamo sul campo davanti alla questione russa e alle minacce che il regime di Putin oggi pone ai nostri confini”.
Il regime di Putin. Ora si parla in questi termini di quell’alleato (probabilmente un rapporto univoco) che per anni ha condizionato le corrispondenze di amorosi sensi da parte del segretario del Carroccio.
Dai pensieri sull’Ucraina a quell’idolatria nei confronti di Vladimir Putin. Ora il vento è cambiato, anche perché dal Cremlino è iniziata un’offensiva – partendo dal Donbass – che in tanti si aspettavano da anni e che era finita nel mirino delle critiche. Da parte di molti, quasi tutti. Ma non da Salvini. Ma non dalla Lega.
Almeno fino a oggi, quando l’ennesima giravolta si è consumata. Senza colpo ferire.
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
COSÌ SAREBBERO DIRETTAMENTE GLI OLIGARCHI, CHE FANNO SOLDI CON IL RICCO OCCIDENTE, A VOLERE LA TESTA DI PUTIN… LA BORSA DI MOSCA AFFONDA: -8%
Le mosse e il discorso di Putin sono arrivati alla Casa Bianca mentre era riunito il Consiglio per la Sicurezza nazionale. È la seconda volta in due giorni che i vertici del Paese si ritrovano nella Situation room per analizzare la situazione in Ucraina.
Biden ha cambiato più volte i piani per il fine settimana (ieri era il Presidents Day) rimanendo a Washington, una conferma che uno strappo russo era in qualche modo atteso. Il riconoscimento delle repubbliche del Donbass da parte del Cremlino ha costretto Washington ad aggiornare la sua strategia e ad alzare ulteriormente l’allerta per un attacco che l’intelligence vede sempre più imminente.
«Può iniziare in qualsiasi momento», ha detto Jake Sullivan consigliere per la Sicurezza nazionale. La reazione di Biden è un ordine esecutivo che proibisce nuovi investimenti, commerci e movimenti di denaro con le due regioni di Donetsk e Lugansk. Non ci saranno importazioni negli States, dirette e indirette, di beni e tecnologia proveniente dall’Ucraina orientale.
La decisione – ha sottolineato la Casa Bianca – non è legata alle «rapide e massicce misure economiche» (le sanzioni) se Mosca dovesse invadere l’Ucraina. In un briefing con i giornalisti, un alto funzionario dell’Amministrazione ha spiegato che Washington «si attendeva il gesto del Cremlino ed aveva pronta la risposta».
La settimana scorsa Antony Blinken aveva parlato di reazione «rapida e massiccia» in caso di riconoscimento da parte russa del Donbass, ma il Dipartimento di Stato non aveva allora elaborato. La decisione di ieri potrebbe aver aperto la strada a nuove iniziative, la Casa Bianca infatti annuncerà altre misure contro la Russia «responsabile di quanto accade nel Donbass», ha spiegato la fonte americana che sul dispiegamento di soldati russi nelle regioni separatiste ha commentato dicendo che questi movimenti «non sono un nuovo step, ma ora avvengono apertamente rispetto a prima».
Biden ha sentito prima Zelensky e poi, in una conference call, Macron e Scholz. Gli alleati europei potrebbero trovarsi sul tavolo nei prossimi giorni la discussione «se applicare subito le sanzioni», ha detto Pep Borrell, Alto Rappresentante per la politica estera dei 27. Spinge per sanzioni anche Johnson: «il riconoscimento di Lugansk e Donetsk è una violazione del diritto internazionale».
La presa di Mosca sull’Est dell’Ucraina non è l’obiettivo finale di Putin, ragionano alcuni analisti. L’ipotesi di un conflitto su larga scala resta altissima. Ci sono 110 battaglioni tattici con almeno 1000 soldati ciascuno ai confini dell’Ucraina. Due terzi di questi sono a meno di 50 chilometri dalle frontiere governate da Kiev.
Nel primo pacchetto di misure «massicce e severe» c’è il sistema bancario, hanno riferito all’agenzia Reuters fonti; l’obiettivo è impedire le transazioni fra istituti russi e quelli americani. Si tratta di togliere l’ossigeno del dollaro dai circuiti moscoviti.
Un secondo step prevede di colpire alcuni individui e compagnie russe inserendoli in una lista nera, nota come Specially designated nationals (Sdn), che farebbe scattare l’esclusione dal sistema bancario americano, il blocco del business con gli Usa e il congelamento degli asset. La bozza è in definizione.
Le banche coinvolte sono la VtbBank, la Sberbank, Veb e la Gazprombankare. Washington ritiene che colpire il sistema bancario darebbe un colpo immediato alle casse statali russe agevolando la fuga dei capitali stranieri, innescando una spirale inflazionistica e obbligando la Banca centrale russa a intervenire per salvare – come già accadde con le sanzioni del 2014 – il sistema creditizio e il rublo.
(da il Corriere della Sera”)
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