Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
OGNI TIRO E’ UN CENTRO GRAZIE A UN SOFTWARE DI GUIDA IMPLACABILE
Fossero state consegnate due settimane fa, probabilmente i russi avrebbero rinunciato all’invasione. Perché le armi che l’Europa vuole fornire adesso all’Ucraina sono perfette per creare un’armata partigiana, praticamente invincibile.
Migliaia di razzi controcarro, semplicissimi da usare e letali contro i mezzi cingolati. Centinaia di missili terra-aria “spara e dimentica”, che si dirigono automaticamente contro gli elicotteri e i caccia di Mosca.
Con questi strumenti l’intero territorio del Paese si può trasformare in una fortezza inespugnabile, dove ogni casa diventa un bastione e ogni bosco una trappola.
Il problema è come farli arrivare alla prima linea esoprattutto a Kiev. Prima della guerra bastava caricarli su un aereo cargo: con tre voli il governo britannico ha trasportato i duemila missili controcarro Nlaw, che sono diventati l’incubo delle brigate russe.
Ogni tiro è un centro, grazie al software di guida che punta sulla parte superiore dei colossi d’acciaio, quella meno blindata. Hanno la meglio anche sulle protezioni aggiuntive, come le “corazze reattive” che esplodono all’impatto dei missili per vanificare l’effetto delle testate a carica.
E hanno ridicolizzato le tettoie di tubi metallici improvvisate dai russi sopra le torrette per impedire i colpi dall’alto.
Nella regione di Sumy, vicinissima al confine, da una settimana due divisioni scelte della Prima Armata della Guardia soffrono perdite pesanti per il fuoco degli Nlaw.
Tutti i Paesi europei oggi ne vogliono donare molti di più: una falange missilistica contro l’esercito invasore.
Consegnarli però è diventato difficile: gli aerei militari della Nato non possono entrare nel cielo del conflitto per non provocare un’escalation mentre i velivoli commerciali rischiano di finire nel mirino dei caccia di Mosca.
Così l’hub dei rifornimenti bellici adesso è in Polonia, la nazione con il confine più sicuro grazie allo schermo di soldati americani e intercettori dell’Alleanza Atlantica.
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
PROBLEMI CON I PNEUMATICI, RIFORNIMENTO DI CARBURANTE, MANCANZA DI CIBO, TRUPPE DEMORALIZZATE, NON FUNZIONA LA COMUNICAZIONE TRA MEZZI MILITARI
Le immagini satellitari della lunga colonna di mezzi militari in marcia verso Kiev nei giorni
scorsi hanno fatto il giro del mondo. Con il passare delle ore avanza però un interrogativo. Per quale motivo il convoglio si è fermato?
Bbc News mette in fila alcune possibili spiegazioni. Dietro allo stop potrebbero esserci problemi tecnici, con difficoltà in particolare per i pneumatici. Ma il convoglio potrebbe essere fermo anche per mancanza di cibo e rifornimenti di carburante.
“È in corso un gigantesco fallimento nel rifornire il convoglio di carburante, cibo, pezzi di ricambio e pneumatici”, ha spiegato il generale Richard Barrons a BBC Radio 4.
Ci sarebbe però anche dell’altro. Il convoglio potrebbe avere problemi di comunicazione che renderebbero difficoltosa il contatto radio tra i veicoli, a cui si aggiunge anche l’azione della resistenza ucraina che potrebbe avere ostacolato l’avanzata della colonna di mezzi.
A questi elementi, rileva ancora la Bbc, si aggiungerebbe anche un tema legato alla condizioni mentali delle truppe russe.
“Il morale complessivo dei soldati del convoglio peggiora di giorno in giorno”, ha detto Oleksandr Danylyuk, ex segretario del Consiglio di Difesa e di Sicurezza Nazionale ucraino. Indicazioni analoghe sono arrivate da un funzionario della Difesa Usa, citate sempre dal media britannico: “Non tutti erano stati messi a conoscenza che sarebbero stati inviati in un’operazione di combattimento”, ha detto.
Perché il convoglio non viene colpito
Non è solo lo stop dell’avanzata del convoglio ad alimentare i dubbi degli analisti. In molti si sono domandati per quale motivo la colonna di mezzi non sia diventato un facile bersaglio dell’esercito ucraino, soprattutto alla luce del massiccio uso di droni turchi, utilizzati fino ad ora con successo nel conflitto.
Secondo il generale Barrons però l’esercito ucraino non avrebbe la capacità militare per distruggere una colonna di mezzi di questa portata.
“Sono riusciti a colpire il convoglio dai fronti e dai fianchi”, ha detto il militare aggiungendo che un attacco aereo sarebbe invece molto più complesso. I mezzi aerei russi potrebbero infatti colpire le forze aeree ucraine, indebolendo la già esigua flotta di Kiev.
Impossibile invece che sia direttamente la Nato a colpire la colonna di mezzi: l’Alleanza ha sempre escluso qualsiasi tipo di coinvolgimento diretto nel conflitto.
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
“I VOSTRI AMICI ERANO TRUMP E PUTIN. UNO HA APPOGGIATO CAPITOL HILL, L’ALTRO BOMBARDA L’UCRAINA“
“I vostri amici erano Trump e Putin, uno ha finito il suo mandato con l’assalto a Capitol Hill, l’altro bombarda l’Ucraina”: Enrico Letta affronta Marine Le Pen in un dibattito televisivo sulla tv francese e attacca i sovranisti.
“Ora non può semplicemente dire mi sono sbagliata – dice il segretario del Pd – anche Salvini ha cambiato, adesso sostiene il governo Draghi, siete sempre più soli”.
“Non è vero – ha replicato la leader nazionalista francese – perché Matteo Salvini è un alleato, un alleato fedele”.
“I suoi deputati al Parlamento europeo – dice riferendosi a Le Pen – hanno sempre votato a favore d Putin. Hanno votato contro la risoluzione di condanna per l’arresto di Navalny e contro le sanzioni proposte dall’Ue contro la Bielorussia. La sua agenda di politica estera ed europea degli ultimi cinque anni è totalmente fallita”.
Il discorso di Letta ruota intorno al concetto che le destre sovraniste europee siano un ostacolo alla maggiore integrazione di cui i Paesi comunitari avrebbero bisogno per fronteggiare sfide come quelle poste da Putin: “Essendo divisi – dice – il risultato è che oggi siamo più deboli e dipendenti dalla Russia. Più unità vuol dire più libertà”.
Il segretario dem loda infatti la decisione storica dell’Unione europea di attuare la direttiva sulla protezione temporanea ai profughi che fuggono dall’Ucraina: “È un grande passo”.
Prima di incontrare la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola Letta ha affermato: “L’Europa è portatrice di pace, l’Italia non è in guerra con la Russia. E la Russia non è Putin, i russi non sono nostri nemici. È importante dirlo con grande forza”.
Ha inoltre rilanciato la necessità di una politica comune “su energia, difesa, in materia economica e sociale” e si è fatto portavoce di una richiesta: che tutti si facciano carico dell’accoglienza per chi scappa dalle bombe.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
LE AMMISSIONI DEI SOLDATI RUSSI CATTURATI… PIU’ CHE ARMATA ROSSA E’ ARMATA BRANCALEONE GUIDATA DA UN ASSASSINO
La blitzkrieg che aveva in mente Vladimir Putin non c’è stata: quella in Ucraina si sta
dimostrando tutt’altro che una “guerra lampo”, complice la resistenza degli uomini armati al servizio del presidente Volodymyr Zelensky e di tutti i cittadini.
La dilatazione dei tempi va ovviamente a svantaggio del Cremlino, che inizia a sentire la pressione data dagli uomini caduti sul campo di battaglia, oltre che dai primi effetti delle sanzioni comminate dalla comunità internazionale e dalle proteste dei cittadini russi pacifisti che si fanno sempre più estese.
Questa condizione potrebbe portare Putin a dare una forte accelerata alle operazioni militari, intensificando i bombardamenti oppure ordinando – come si teme da ieri – lo sbarco di ulteriori forze militari a Odessa.
Ciò non farebbe che confermare le voci dal fronte ucraino che lo vedono già “sconfitto” nelle sue intenzioni di conquistare Kyiv in breve tempo.
Tesi supportata anche da alcune prove raccolte sul campo: un soldato russo catturato dagli ucraini ha rivelato che all’esercito sono state fornite “scorte di viveri che bastavano soltanto per tre giorni”.
“Putin pensava di prendere il Paese in quel lasso di tempo – ha detto il prigioniero di guerra in un video che rimbalza sui social nelle ultime ore – e per ordine della massima dirigenza della Federazione russa tutti i soldati sono stati privati di cellulari e documenti”.
Da Washington un alto funzionario della difesa degli Stati Uniti riferisce che alcune unità sarebbero a corto di provviste e benzina, mentre un certo numero di soldati sarebbero stati spediti in Ucraina senza esperienza e senza sapere nemmeno di dover combattere.
Il New York Times spiega che in certi casi i soldati abbiano “deliberatamente fatto dei buchi nei serbatoi di benzina” dei loro veicoli per avere una giustificazione al fermare l’avanzata.
L’economista Vladimir Milov, consigliere di Alexey Navalny, in un’intervista a La Stampa afferma: “Putin non si aspettava sanzioni così forti, ha finito per credere alla sua stessa propaganda. Diamogli altre due o tre settimane per comprendere la realtà: non ha le risorse per proseguire la guerra. Poi dovrà trovare il modo di ritirare le truppe presentandola come una vittoria”.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
SPOSATO CON DUE FIGLI, HA UN LAVORO FISSO IN BANCA
Marco Schiara ha 53 anni e lavora in banca da 22 anni, a Torino, ha due figli, una di 5 anni e uno di 19. Ha chiesto di potersi arruolare in Ucraina per combattere l’invasione russa. «Voglio difendere i diritti dell’Ucraina e di tutta l’Europa», spiega. §
La sua famiglia ha già dato disponibilità per accogliere gli sfollati ma a lui non è sembrato abbastanza. «Bisogna fare tutto il possibile in questo momento».
Tutto il possibile, anche partire come combattente in una zona di guerra?
«Non dico che lo debbano fare tutti, dico che io sono disposto a farlo»
Lei ha esperienza militare?
«Soltanto il servizio di leva che ho fatto quando ero ragazzo, come bersagliere della compagnia controcarri Goito, di operatività diretta Nato. Poi ho il porto d’armi ma lo uso solo per sparare ogni tanto al poligono per puro spirito ludico. Sono un bancario, non un militare»
Quando ha deciso che sarebbe partito?
«Non so dire quale sia il momento esatto, ho negli occhi tutte le immagini che sono passate sugli schermi delle televisioni e sui giornali in questi giorni. Sull’onda emotiva di quello che sta accadendo ho preso contatti con l’ambasciata ucraina durante la manifestazione di piazza Castello di domenica. Ho dato la mia disponibilità ma non è scontato che parta, servono documenti e autorizzazioni»
Che tipo di documenti?
«Intanto devo fare il passaporto ma immagino che non sia poi tanto complicato di questo periodo averlo. Poi serve un visto rilasciato dall’Ucraina e l’autorizzazione delle autorità italiane a partire. Non voglio trovarmi nella situazione di tornare in Italia, se dovessi tornare, e avere dei problemi per essere stato a combattere in un altro paese, non voglio essere considerato un terrorista o un sorvegliato speciale. E poi devo parlare con il mio ufficio del personale per capire come fare con il lavoro. Ma questo lo farò subito perché molti colleghi mi stanno contattando in questi giorni, dopo che hanno saputo le mie intenzioni
E cosa le dicono?
«Sanno che sono una persona lucida e razionale, non un pazzo insomma. Mi sostengono anche se gli amici continuano a chiedermi se sono sicuro della mia scelta, mi ricordano che ho una famiglia
Ecco, e la sua famiglia che dice?
«Mio figlio ha 19 anni, ne abbiamo parlato, lui avalla la mia scelta, mia figlia ha compiuto 5 anni l’altro giorno»
E sua moglie?
«Mi conosce meglio di chiunque altro, chiaramente non è contenta e non condivide la mia scelta ma non mi fermerà. Mi chiede solo di fare in modo che la mia scelta non vada contro gli interessi della mia famiglia, che vuol dire due cose: da un lato di cercar di tornare vivo, e di non creare problemi alla mia famiglia. Insomma io ho un lavoro consolidato, lei è una dipendente delle dogane, non voglio creare loro problemi»
Non la spaventa la guerra?
«Se non mi spaventasse sarei un folle. Proprio perché mi spaventa sono disposto a partire. Putin sta dimostrando che le sue mire vanno oltre l’Ucraina, il conflitto potrebbe estendersi con conseguenze ancora più gravi. Se ci fosse un attacco nucleare non sarebbe più al sicuro nessuno, in tutto il mondo. Vivere a Torino o Kiev farebbe davvero poca differenza a quel punto. Purtroppo tanti segnali dicono che stiamo andando in quella direzione»
Se riuscisse a partire entrerebbe in una sorta di legione straniera?
«Esattamente, la legione straniera esiste già, quello che vorrei chiedere io è una legittimazione civile per quel che voglio fare. Accetto di mettere a rischio la mia vita, ma non voglio, in caso di ritorno, avere problemi per la mia scelta».
Potrebbe ripensarci
«Non credo. Però potrebbe capitare che nel momento in cui sarò pronto a partire, ottenuti tutti i documenti necessari, il conflitto sia finito. Ci credo poco ma è la mia speranza. Non per me, io sono convinto di partire e lo farò, ma è la speranza per l’Ucraina e per l’Europa intera»
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
LO SCACCHISTA GARRY KASPAROV INCITA I RUSSI ALLA RIVOLTA: “OGNI ELEMENTO DELLA SOCIETÀ CHE PUÒ ESERCITARE PRESSIONI DEVE SAPERE CHE DEVE SCEGLIERE TRA LUI E TUTTO IL RESTO“
“Se Putin non viene fermato ora, non gli viene impedito di distruggere l’Ucraina e
commettere un genocidio contro il suo popolo, ci sarà una prossima volta e sarà nella Nato, con una minaccia nucleare senza precedenti. Ogni elemento della società russa che può esercitare pressioni su Putin deve sapere che deve scegliere tra lui e tutto il resto”: è il duro intervento su Twitter di Garry Kasparov, scacchista e attivista russo che lancia l’appello a riportare la Russia di Putin “all’età della pietra tecnologica”.ù
“La guerra di Putin contro l’Ucraina è entrata nella sua fase successiva, quella di distruzione e massacro di civili. Fa anche parte della guerra mondiale di Putin, una guerra al mondo civile del diritto internazionale, della democrazia e di qualsiasi minaccia al suo potere, che ha dichiarato da molto tempo – scrive in un post rilanciato da Anonymous – La negazione di questa guerra da parte del mondo libero e decenni di pacificazione hanno permesso a Putin di minacciare e conquistare all’estero, trasformando la Russia in uno stato di polizia.
Putin deve essere fermato perché l’impensabile ora è possibile. Ogni giorno che l’Ucraina subisce dà l’opportunità di comunicare questa catastrofe alle uniche persone che possono davvero fermare Putin, il popolo russo, dagli oligarchi a chi comanda ai manifestanti. Sradica i politici corrotti, gli uomini d’affari e il denaro oscuro che hanno corrotto una generazione”.
Poi Kasparov lancia un appello alle istituzioni e ai media: “smettete di chiamare Putin ‘presidente’, è un dittatore, le parole hanno potere”
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
SE “MAD VLAD” DOVESSE ESSERE DEPOSTO, LA RUSSIA VERREBBE INEVITALBILMENTE “RISUCCHIATA” DALL’OCCIDENTE. A QUEL PUNTO LA CINA SI RITROVEREBBE SOLA E ISOLATA
Perché la Cina si sta adoperando così tanto per spingere Russia e Ucraina a una tregua? Xi Jinping teme moltissimo che le sanzioni economiche, l’accerchiamento di Usa e Ue e i sommovimenti interni portino alla caduta di Putin. Se “Mad Vlad” dovesse essere deposto, la Russia potrebbe essere “risucchiata” definitivamente dall’Occidente. A quel punto la Cina si ritroverebbe senza il suo junior partner, alleato prezioso per contrastare e depotenziare Washington. Inaccettabile per Xi Jinping.
Non solo: una Russia filo-occidentale sarebbe doppiamente minacciosa per Pechino, considerati i 4.250 km di confine tra i due paesi.
E la guerra in Ucraina ha dimostrato che le questioni di confine non sono solo materia per cartografi. Il filo diretto tra Mosca e Pechino è costante in queste ore tra il ministro degli esteri di Putin, Sergej Lavrov, e il suo omologo cinese, Wang Yi.
Domani dovrebbero confrontarsi telefonicamente Xi Jinping e Putin…
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
“COME CITTADINO RUSSO E’ MIO DOVERE DENAZIFICARE LA MIA PATRIA DA UN CRIMINALE“
Nelle ultime ora è stata pubblicata sui social una taglia sulla testa del presidente russo
Vladimir Putin. La cifra è di quelle importanti e immediatamente l’annuncio di morte ha fatto il giro dei social e del web. La taglia è ben di 1 milione di euro per chi riuscirà ad eleminare il temuto presidente russo. Il post poi è stato corretto con la modifica da “Dead or Alive” a “arresto”.
Il mandante della taglia sulla testa di Putin è Alex Konanykhin, imprenditore russo nel ramo finanziario e immobiliare, con un patrimonio da 300 milioni di dollari. . L’imprenditore ha ottenuto asilo politico negli Usa nel 2007.
L’imprenditore russo nel pubblicare la taglia ha spiegato i motivi: “Prometto di ricompensare con un milione di dollari gli ufficiali che, nell’adempimento del loro dovere costituzionale, arresteranno Putin come criminale di guerra in base al diritto russo e internazionale”.
Per Konanykhin Putin “non è il presidente, dal momento che è arrivato al potere come risultato di un’operazione speciale di esplosioni di condomini in Russia (in un riferimento a una serie di attentati avvenuti nel settembre del 1999 per i quali vennero accusati i separatisti ceceni, ndr), ha poi violato la Costituzione eliminando le libere elezioni e uccidendo i suoi oppositori“.
Il post, pubblicato poi sui diversi social, finisce con “Come cittadino russo di etnia russa vedo come mio dovere morale facilitare la denazificazione della Russia. Continuerò la mia assistenza all’Ucraina nei suoi sforzi eroici per resistere all’assalto dell’Orda di Putin”.
(da agenie)
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Marzo 3rd, 2022 Riccardo Fucile
IL SAGGIO DI PADRE PACHKOV
Il ventennio putiniano dove sta portando la Russia?
Dopo un così lungo periodo di tempo, il tempo di Vladimir Putin e della Russia guidata da lui, va capito, valutato.
E’ quello che fa con accuratezza e visione La Civiltà Cattolica con un profondo saggio di padre Vladimir Pachkov, partendo da una incontrovertibile positività riscontrabile fino all’inizio dell’odierno conflitto: “Infatti, nonostante i forti monopoli statali, la Russia ha in buona sostanza un sistema economico di tipo capitalista e può operare in modo molto più efficiente rispetto al suo predecessore, l’Urss”.
Qui emerge il però: la tecnocrazia, innovazioni tecniche e la digitalizzazione amministrativa, non hanno sottratto il Paese ad un’economia estrattiva (di risorse naturali)
L’autore ricorda la tesi che fanno di quella russa una classica economia da paese di via di sviluppo e quella (duginiana) di modello antitetico al modello liberale, l’autocrazia conservatrice e populista che Dugin collega alla sua Quarta Teoria Politica.
Ma Vladimir Pachkov ricordato questo ci porta nel “puntinismo reale”, quello che c’è: “L’economia petrolifera della Russia offre alle élite al potere una possibilità di arricchirsi maggiore rispetto allo sviluppo economico più lento che si potrebbe realizzare con riforme di lungo periodo. Invece di sostenere la diversificazione e lo sviluppo del settore industriale e terziario, il «putinismo» concentra la ricchezza nelle mani di poche persone. Invece di favorire l’ascesa di una classe media e di una imprenditorialità autonoma e al passo con i tempi, si promuovono quelle persone che sono al servizio dello Stato e da esso dipendono. Sembra che funzionari competenti che mostrino anche capacità di iniziativa non siano necessari all’economia basata sullo sfruttamento petrolifero. E ci sono casi in cui amministratori locali vengono licenziati non quando le loro regioni non mostrano crescita economica, ma quando alle elezioni non votano per il presidente o per il partito di governo”.
Il passaggio a un’economia post-petrolifera ovviamente mette a rischio la durabilità del sistema-Putin e la concorrenza geopolitica rende difficile pensare a “un cambiamento di rotta significativo nel breve periodo”.
Ma le difficoltà derivano anche dall’eredità che ha ricevuto Putin, un’economia boccheggiante che ha rimesso in piedi grazie a validi collaboratori, come “l’allora ministro delle Finanze Aleksej Kudrin”: “ La crescita economica annua dal 2010 al 2019 ha raggiunto solo il 2%. Come negli anni Novanta, la fuga di capitali ha raggiunto di nuovo cifre notevoli: dal 2014 al 2018, 320 miliardi di dollari sono stati portati fuori dal Paese. Era necessario trovare un altro modello, e sono state fatte riforme di vasta portata, ma non così coraggiose come la situazione richiedeva”.
Il 2014, cioè la crisi Ucraina, ha ovviamente peggiorato le cose. E’ diventato più difficile attrarre aziende e così i redditi nel 2020 sono divenuti più bassi rispetto al 2014, complice il crollo del prezzo del petrolio. Le sanzioni invece hanno influito poco, stima l’articolo e i dati del Fondo Monetario Internazionale lo confermano.
“Due dei maggiori problemi che aggravano ulteriormente la condizione economica russa sono la disuguaglianza e la povertà. Nel 2018, il 3% dei russi più ricchi possedeva l’87% dell’intera ricchezza. Il numero di miliardari in un anno (dal 2018 al 2019) è salito da 78 a 110, e quello dei milionari da 172.000 a 246.000. Per contro, il 21% dei russi vive nella povertà. La più grande preoccupazione delle persone russe non è la politica, ma l’economia: il 72% è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 52% per l’aumento della povertà e il 48% per la disoccupazione”.
Ovviamente la pandemia ha rafforzato la tendenza e il governo è risultato dipendente quasi completamente dalle materie prime. L’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime nel 2021 può aver determinato addirittura un surplus, unica fonte per spesa sanitaria e sociale.
Ma la trasformazione tecnologica dell’economia globale porterà certamente a una minore richiesta di combustibili fossili.
Di qui la considerazione che apre la seconda parte del saggio: “È giunto il momento di scegliere tra geopolitica ed economia”, che comincia con questa indicazione decisiva: “ In molti sostengono che è arrivato il momento di spendere più soldi in progetti sociali, ma questo non risolverà il problema della bassa produttività e, di conseguenza, dei redditi bassi. Servono, invece, innovazione e investimenti privati, soprattutto esteri. Ma, come sappiamo, per ottenere tutto ciò andrebbe risolto il conflitto politico con l’Occidente, che invece il conflitto con l’Ucraina ha radicalizzato. La dura realtà è che la Russia è un Paese economicamente debole e non avrebbe potuto permettersi una politica conflittuale. Non si tratta di stabilire «chi ha ragione o di chi è la colpa»: la politica è l’arte del possibile e non dei desideri. I cittadini russi sono stanchi di questa politica, che non è in grado di – ma nemmeno vuole – creare condizioni per una vita normale, e che antepone i sogni geopolitici della classe dirigente al benessere dei cittadini comuni”.
Si passa così al problema costante della politica russa: l’autorità del governo. Il primo Putin, quello dei primi due mandati, ha ha posto fine al dominio criminale nascosto dietro “libertà” e “democrazia” nel segno della “stabilità”, archiviare la frammentazione sociale nel nome della riconciliazione: “In realtà, la nuova stabilità è stata ottenuta non attraverso la riconciliazione, ma attraverso la smobilitazione e la pacificazione. La società ha in parte volontariamente ceduto i suoi diritti allo Stato, in parte se li è semplicemente visti portare via. Ma nei primi 10 anni di Putin, lo Stato si è concentrato sul consolidamento interno e non ha interferito negli affari della società”.
E’ stata la stagione che ha portato all’allargamento dei ceti medi, della crescita. Ma la crisi economica del 2008, la crisi Ucraina e la pandemia hanno infranto il sogno. Ora la popolazione è stanca della retorica dei nemici esterni. Il governo sta perdendo influenza ideologica sull’opinione pubblica. Ecco perché l’attuale crisi con l’Occidente può porre fine al “sistema Putin”, scrive Pachkov.
“La società russa è moderna ed è entrata nella «fase post-eroica», in cui non tutti sono pronti «a morire per la Patria e per Putin».
Al contrario, non solo la guerra in sé, ma le conseguenze economiche della guerra – soprattutto se di lunga durata – potranno portare a un malcontento che molto probabilmente si trasformerà in una protesta dai connotati fortemente politici.
E tale protesta sarà non solo nelle grandi città, o limitata ai cittadini politicamente atti- vi, ma coinvolgerà masse di popolazione, pensionati e lavoratori di provincia, cioè coloro che finora sono stati forti sostenitori della politica del governo. Anche se è pressoché impensabile che le proteste possano portare a cambiamenti politici, il mito del «modello Putin» ne uscirà quasi certamente ridimensionato”.
Perché la grande potenza militare non è diventata una grande potenza economica. Il rischio che si prospetta dunque è quello di una problematica stagnazione economica.
(da Globalist)
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