Destra di Popolo.net

LA LETTERA D’ADDIO DI MARA CARFAGNA: “ORA BISOGNA CUCIRE UN NUOVO ABITO PER L’ITALIA MODERATA, EUROPEISTA, LIBERALE E GARANTISTA”

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

LETTA E CALENDA ABBIANO IL CORAGGIO DI SPIAZZARE IL CENTRODESTRA: CANDIDARE MARA PREMIER CONTRO LA MELONI E’ UN’IDEA

Con una lunga lettera aperta pubblicata oggi da La Stampa la ministra per il Sud Mara Carfagna lascia Forza Italia.
Dopo l’annuncio di ieri, oggi Carfagna esordisce annunciando l’addio al gruppo e l’iscrizione al misto. Dice di avere riconoscenza nei confronti di Silvio Berlusconi. Ma giudica un errore aver staccato la spina al governo Draghi insieme alla Lega e al M5s.
«Il voto di sette giorni fa ha cancellato, insieme con il patto di salvezza nazionale garantito da Mario Draghi, l’imprinting moderato che il centrodestra aveva conservato per quasi un trentennio, malgrado il progressivo ridimensionamento di Forza Italia. Le conseguenze sono oggi chiare a tutti. La destituzione del premier più ascoltato e prestigioso d’Europa, l’interruzione della “messa in sicurezza” del Paese, la fuga degli investitori (ne abbiamo ogni giorno notizia), l’immagine dell’Italia che torna instabile e inaffidabile».
Qualcosa è cambiato
Carfagna ricorda che in questa legislatura Forza Italia era stata ben attenta a distinguersi dagli alleati sovranisti. Poi qualcosa è cambiato: «La revoca della fiducia al governo Draghi ha segnato una radicale inversione di marcia e una evidente sottomissione all’agenda della destra sovranista, che chiedeva di anticipare il voto per incassare subito una probabile vittoria. Le prime proposte elettorali su pensioni ed extra-deficit, nonché la grancassa dell’immigrazione che ricomincia a suonare, confermano una cifra demagogica che contraddice qualunque seria responsabilità di governo».
Carfagna aveva esordito in politica nel 2004 con la carica di coordinatrice del movimento femminile di FI in Campania. Eletta in parlamento per la prima volta nel 2006, era stata ministra delle Pari Opportunità con Berlusconi e poi responsabile per il Sud con Draghi.
Adesso è pronta a una nuova avventura: «Sappiamo tutti che c’è una larga parte dell’elettorato che non si rassegna alla prevalenza degli estremismi, ma non mi nascondo la difficoltà di trasformare questa visione in scelta politica, in un sistema che praticamente obbliga alle coalizioni e condanna all’irrilevanza chi non si associa. E tuttavia questo sforzo andrà fatto. Questo percorso dovrà essere avviato. Bisogna cominciare a guardare le cose con gli occhi di oggi e di domani, non con quelli di ieri. Tutto è cambiato, le “casacche” che indossavamo – per usare una orribile espressione – non raccontano più la verità, non definiscono più i campi, anzi confondono le idee. Bisognerà cominciare a cucire un nuovo abito per l’Italia moderata, europeista, liberale, garantista, fedele al patto occidentale e alla parola data agli elettori».
(da agenzie)

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LA SETTIMA DEPUTATA LASCIA FORZA ITALIA, ALTRI DUE IN RAMPA DI LANCIO PER L’ADDIO

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

NON VOGLIONO MORIRE SERVI DEI SOVRANISTI

In attesa di conoscere gli esiti del vertice del centrodestra di oggi c’è da analizzare un fenomeno che si fa sempre più chiaro.
È quello della fuga dei parlamentari moderati da Forza Italia verso il centro (Calenda o gruppo misto).
Alla lista aperta dai tre ministri Gelmini, Carfagna e Brunetta e proseguita con Cangini, Benini e Versace si è aggiunta oggi una settima parlamentare, che ha annunciato di non poter restare più nel partito fondato da Silvio Berlusconi.
È Rossella Sessa, vicina alla Carfagna, che come lei si iscriverà al gruppo misto. Le motivazioni sono le stesse di tutti gli altri: la contrarietà alla scelta di far cadere il governo Draghi e di andare a elezioni nell’ambito di un’alleanza a chiara propulsione di destra.
Ed è proprio questo elemento che spaventa, al di là delle uscite – che vengono bollate come vere e proprie diserzioni di ingrati – i vertici di Forza Italia: l’idea di fissare i criteri di scelta, o addirittura designare già ora un candidato premier, che poi sarebbe Giorgia Meloni, rischia di non piacere e di far allontanare (allo stesso modo dei parlamentari più moderati) anche la parte più centrista dell’elettorato, che è poi quella preponderante in Forza Italia, consegnando il partito fondato ormai 29 anni fa da Berlusconi all’irrilevanza, proprio nel momento della campagna elettorale che dovrebbe segnare il ritorno, dopo il lungo periodo della incandidabilità, dell’ex premier nel ruolo di candidato.
(da agenzie)

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LA CARICA DEI “GIOVANI” CHE IL PD VUOLE CANDIDARE PER IL VOTO DEGLI UNDER 35

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

DA ELLY SCHLEIN A PIZZAROTTI, APERTURA ALLA SOCIETA’ CIVILE

Le stime degli ultimi sondaggi descrivono una situazione difficile per il Partito Democratico alle elezioni 2022. E prevedono molte sconfitte nei collegi uninominali. Ovvero proprio quelli decisivi per determinare il risultato delle urne.
Per questo il segretario Enrico Letta sta pensando a nuove candidature. Che escano dal perimetro “culturale” Dem e portino voti provenienti dalla società civile.
Per attirare quell’elettorato under 35 che potrebbe essere decisivo nello sparigliare i giochi. Uno di questi nomi, fa sapere oggi il Corriere della Sera, è quello di Elly Schlein. Che alle elezioni in Emilia-Romagna ha preso 22 mila preferenze e attualmente è vicepresidente del Consiglio regionale. E ha sfidato in più occasioni Matteo Salvini nella campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Stefano Bonaccini. Un altro nome “caldo” è quello dell’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Che però sembra destinato a finire nelle liste di Di Maio.
D’altronde che la partita nei collegi sia in salita il Pd lo sa benissimo. L’ accordo con Azione e +Europa contribuisce a consolidare i 21 collegi sicuri e permetterebbe la conquista di 5 altri seggi uninominali alla Camera e tre al Senato. Rendendone contendibili altri in alcune aree metropolitane, in Emilia-Romagna e in Liguria.
Al Sud invece la partita sembra già persa. A causa dell’addio al M5s. Per questo i Dem devono darsi da fare nella ricerca di candidature attira-voti nei collegi uninominali. In ballo ci sono anche altri nomi. Uno è quello dell’economista Sergio Cottarelli. Che però avrebbe già declinato l’invito perché non ritiene opportuno scendere in campo adesso. Poi c’è anche Filippo Andreatta, figlio di Beniamino.
E Gianrico Carofiglio: l’ex magistrato oggi scrittore è stato senatore con Bersani nella XVI legislatura. Oggi potrebbe scendere di nuovo in campo per dare una mano a Letta.
Tra i papabili ci sono anche Annamaria Furlan (ex segretario Cisl, ha già dato il suo ok) e Monica Frassoni. Che è apprezzatissima nel mondo ambientalista. Non sarà della partita invece l’ex ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Il quale però ha suggerito il nome di Mario Marazziti. Infine ci sono due nomi under 40: il segretario del Pd di Napoli Marco Sarracino e Silvia Roggiani, la coordinatrice dei 100 mila volontari per la campagna elettorale.
(da Open)

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L’ITALIA È IL PAESE “PIÙ AIUTATO” DEL MONDO. LO RESTERÀ ANCHE CON LA TRIMURTI SOVRANISTA MELONI-SALVINI-BERLUSCONI?

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

L’UFFICIO STUDI DELLA BANK OF AMERICA CERTIFICA CHE IL NOSTRO PAESE È QUELLO CHE HA RICEVUTO PIÙ AIUTI PER RILANCIARE L’ECONOMIA (1.379 MILIARDI IN DUE ANNI). MA ORA, SENZA DRAGHI, L’ACCESSO AI FONDI EUROPEI RISCHIA DI VENIRE MENO

Suona stridente e un po’ frustrante che proprio nel momento in cui l’Italia rinuncia al suo leader più prestigioso, Mario Draghi, e che la Bce rialzando i tassi rilancia le paure per la solvibilità del Paese, l’ufficio studi della Bank of America renda noto un dato: negli ultimi due anni e mezzo, l’era del Covid, il nostro è il Paese che ha ricevuto più aiuti (in percentuale sul Pil) per sostenere e rilanciare l’economia.
Fra ristori del governo, impegni internazionali, Pnrr, stanziamenti della Bce, sul nostro Paese sono piovuti 1.379,3 miliardi, pari al 68,9% del Pil 2021, ripartiti fra 972,6 miliardi di stimoli statali ed europei, e 406,7 di stimoli monetari, cioè quantitative easing, Pepp (il rafforzamento del Qe varato nel 2020) e Tltro per le banche.
La Germania, che in numeri assoluti supera i 2.500 miliardi, è stata aiutata per il 65,9%, la Francia per il 48,5, gli Stati Uniti – dove Biden è accusato di aver riempito di soldi i cittadini che sono corsi a spenderli causando l’inflazione – per il 52,1%: 11mila miliardi su 20mila di Pil (5mila miliardi solo di “helicopter money”).
I calcoli su 180 Paesi la Bofa li ha pubblicati sotto un titolo provocatorio: “Time for lemonade”. Come dire, è arrivata l’estate ma attenti a rinfrescarvi con una bevanda amara: la maggior parte dei fondi andranno restituiti pur con scadenze e condizioni a volte (non sempre) agevolate per l’emergenza.
Un memento che fa tremare le vene ai polsi all’Italia da giovedì scorso senza governo e con lo spread a livelli di guardia.
Tanto che serpeggia la paura, ma è solo un’ipotesi, che se la crisi di governo comporterà ritardi negli adempimenti, i fondi del Pnrr potrebbero essere meno dei 200 miliardi previsti fino al 2025 e già contabilizzati per intero da Bofa.
Il totale mondiale degli interventi, calcola la banca Usa, è stato di 23mila miliardi nel 2020, 9mila nel 2021 e 2mila finora nel 2022.
Come sempre, gli aiuti sono stati irrimediabilmente scarsi nei Paesi più poveri ma non meno penalizzati dalla pandemia: l’India ha avuto il 16%, il Brasile il 12, il Mozambico il 5, il Guatemala l’1,8, la stessa Russia il 9%, l’Ucraina zero fino al conflitto (ora è stato approvato da G7 e Ue un primo pacchetto di aiuti da 12,7 miliardi più la ristrutturazione del debito, e inoltre c’è l’accordo dei creditori per una moratoria generale sino a fine 2023).
Insomma, l’Italia ha avuto più di tutti: basterà per il salto di qualità o visto il riaprirsi del travaglio politico ricominceremo con la famigerata crescita di “zero virgola”?
L’Ue prevede per il 2022 un +2,9% ma l’anno prossimo già si scende allo 0,9. «Nel 2023 – spiega Lorenzo Codogno della London School of Economics – dispiegheranno i loro effetti le crisi energetica, alimentare e delle materie prime che si stanno aggravando per la guerra».
Oltre all’incertezza politica, «le famiglie faranno i conti con il crollato potere d’acquisto, le imprese con il calo della domanda (gli ultimi indici Pmi europei sulla fiducia degli addetti agli acquisti non sono buoni, ndr) e il boom del turismo non ce la farà a sostenere l’economia».
Sui singoli settori che vanno bene ma non bastano insiste Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici: «Prendiamo l’edilizia: vive un momento magico grazie al superbonus del 110%, che è costato più di 30 miliardi (inseriti nei conteggi di Bofa, ndr) ma non vedo come possa garantire una crescita convincente né contribuire ad aumentare la capacità produttiva ».
È stato saggio, dice Cottarelli, utilizzare ingenti fondi per colmare la caduta, «una grande manovra difensiva», ma l’impegno finanziario «doveva essere riassorbito dalle entrate fiscali derivanti dalla crescita: se questa è asfittica la scommessa è persa». L’incognita è la recessione: «Non sappiamo se e quando colpirà», dice Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board Bce.
«Se la crisi sarà dura, una parte delle ingenti garanzie pubbliche concesse (fra Cdp, Sace e Mef si superano i 450 miliardi nelle stime Bofa, ndr) si trasformeranno non in Npl bancari come in passato bensì in perdite dello Stato, con dimensioni tali da far tremare i conti».
Eppure il sistema degli aiuti analizzato dalla Bofa stava funzionando. Cita un esempio l’economista Innocenzo Cipolletta: «La cassa integrazione ha pesato sulle casse statali ma ha salvato le compagnie aeroportuali dal finire come le consorelle europee, che avevano scelto i licenziamenti e ora devono riassumere i dipendenti mancanti, operazione non semplice: così gli aeroporti italiani sono esenti dal caos europeo».
La sfida, ora che senza più Draghi bisogna cominciare a fare sul serio con le riforme (finora la Commissione si è fidata ma ha incassato solo titoli, linee guida e leggi delega), è mantenere i tempi del Pnrr. «Solo con le riforme può esserci una svolta nella crescita», dice Gianmarco Ottaviano, economista della Bocconi.
«Sugli investimenti pesano la cronica incapacità progettuale, dai Comuni alle operazioni di respiro come il miglioramento di scuola e sanità, due priorità del Pnrr che necessitano di una visione ampia e una programmazione per la quale serve un governo stabile ». C’è da sperare che la Bofa non debba rifare i calcoli.
(da Affari & Finanza)

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LA DISCOTECA CHE CHIUDE PERCHE’ I CLIENTI SONO MALEDUCATI: “STUFI DELLA VOSTRA ARROGANZA”

Luglio 27th, 2022 Riccardo Fucile

UN ENCOMIO A UN IMPRENDITORE CHE SI E’ ROTTO I COGLIONI DELLA FECCIA

Il proprietario della discoteca Village Summer Disco di Varese ha annunciato la chiusura del suo locale a causa della maleducazione dei clienti.
«Siamo saturi dei vostri litigi, la vostra arroganza, la vostra supponenza, la vostra maleducazione, la vostra mancanza di rispetto per chi lavora», ha scritto Daniele Lamperti sulla pagina Facebook della discoteca.
La decisione è arrivata dopo un’ennesima notte ingestibile, con le solite parole di troppo e la volante che a tarda notte interviene senza trovare nulla.
A partire dal giorno seguente il locale da mille posti ha sbarrato i cancelli. Poi la spiegazione via social: «Al di là di qualsiasi vostra deduzione, interpretazione o invenzione non abbiamo chiuso perché ci mancano i permessi, perché ci hanno fatto chiudere, perché è successo qualcosa di irreparabile o perché non funziona l’impianto o per problemi tecnici ma perché ci avete rotto».
E ancora «siamo stufi delle vostre attese al cancello per ore aspettando uno sguardo amico per non pagare, per bere gratis, siamo stufi del vostro ‘fammi il drink carico’. Siamo esausti dei vostri documenti falsi, quelli sul telefono, le vostre denunce di smarrimento, i vostri sono amico di…».
(da agenzie)

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UNGHERIA, SI DIMETTE LA CONSIGLIERA DI ORBAN DOPO LO SCHIFOSO DISCORSO SULLA “RAZZA MISTA”: “PAROLE DEGNE DI GOEBBELS”

Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile

“POSIZIONE VERGOGNOSA CHE CONTRADDICE I MIEI VALORI”… IL SILENZIO ASSORDANTE DI GIORGIA MELONI SU QUESTO FIGURO RAZZISTA

«Un discorso nazista degno di Goebbels». Con queste parole Zsuzsa Hegedus, una delle consigliere più longeve di Viktor Orbán, ha rassegnato le dimissioni dopo le parole pronunciate dal primo ministro ungherese sabato scorso in Romania, in cui annunciava di voler impedire all’Ungheria di diventare un paese di «razza mista».
Nella lettera di dimissioni presentata a Orbán, Hegedus ha motivato la sua decisione, spiegando che la «posizione vergognosa» espressa dal primo ministro ungherese «contraddice tutti i miei valori fondamentali». La consigliera del premier, responsabile per l’inclusione sociale, ha spiegato che il discorso è andato «oltre il limite dell’accettabilità».
Il limite, ha detto Hegedus, era stato già superato con la legge volta a vietare la “promozione dell’omosessualità” tra i minori, ma «nonostante questi precedenti sono rimasta sorpresa dal discorso».
«Non so – ha detto Hegedus rivolta a Orban – come abbia fatto a non accorgerti che stavi trasformando la tua precedente posizione anti-migranti e anti-europea in un testo puramente nazista, degno di Goebbels».
(da agenzie)

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MARA CARFAGNA: “IL CENTRODESTRA NON PUO’ RIVENDICARE I SUCCESSI DEL GOVERNO DRAGHI. IO SI’, A TESTA ALTA”

Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile

“L’ITALIA MODERATA MERITA RISPETTO E NON NUOVI INGANNI”

“Ma che avete fatto? Avevamo il governo più rispettato d’Europa, un governo che sosteneva cittadini e imprese, avanzava con le riforme, otteneva risultati nel miglioramento dell’economia e nella riduzione del debito, e lo avete fatto cadere dieci mesi prima della scadenza naturale?”. È la sintesi delle migliaia di messaggi che ricevo dal 20 luglio, attraverso i social, le mail e whatsapp, da elettori moderati, amministratori sul territorio, imprenditori, professionisti, e non so cosa rispondere. L’enormità dell’errore commesso da Forza Italia e dalla Lega mi sconcerta ancora.
E mi stupisce la mancanza di visione di chi, per il tornaconto di un voto anticipato che (forse) garantirà una più rapida vittoria, ha interrotto un’esperienza apprezzata da oltre metà del Paese e dalla quasi totalità di chi produce lavoro e reddito.
Tra gli effetti collaterali di questa scelta c’è l’impossibilità di rivendicare i risultati ottenuti dall’esecutivo di salvezza nazionale di Mario Draghi. Certo, né FI, né la Lega, né FdI potranno vantare la crescita del 6,6 per cento del Pil, la riduzione del 4,5 del debito, le migliaia di assunzioni nella Pubblica amministrazione, i cantieri in corso di apertura per scuole, ferrovie, servizi sanitari e sociali.
Toccherà nasconderli, sperare che gli elettori non se ne ricordino, e così sfuggire alla domanda a cui è impossibile rispondere: se davvero il governo Draghi ha fatto tanto, perché gli avete revocato la fiducia?
Ecco, io mi sottraggo a questa trappola.
Io voglio raccontare a testa alta gli imponenti investimenti che negli ultimi 17 mesi abbiamo deciso a favore delle italiane e degli italiani del Sud, primi tra tutti i fondi per garantire decine di migliaia di nuovi posti all’asilo nido, un assistente sociale ogni 5mila abitanti, il trasporto scolastico a migliaia di bambine e bambini disabili.
Voglio difendere a viso aperto il patto europeo del Pnrr, che impegna 200 miliardi in opere pubbliche, servizi, infrastrutture materiali e digitali. Voglio rivendicare a testa alta, senza incertezze, la riforma dei concorsi che ha permesso di mettere a bando in otto mesi 45mila posizioni di lavoro; la riforma della Giustizia che ha finalmente abolito il “fine pena mai”; i 33 miliardi messi in campo a sostegno di cittadini e imprese colpiti dai rincari di gas e benzina; gli interventi sul fisco con gli 8 miliardi di tagli del 2021 e il previsto intervento sul cuneo fiscale.
Voglio ricordare agli italiani la spinta sugli investimenti e le misure di protezione dei redditi delle famiglie che hanno consentito di chiudere in sicurezza il biennio del Covid, potenzialmente catastrofico.
Voglio farlo perché ho imparato a conoscere l’Italia moderata, l’Italia stanca di avventure, che vuole meno fuochi di artificio e più fatti.
È l’Italia moderata in cui mi sono sempre riconosciuta, quella che manda avanti l’economia, la società, le famiglie: merita il nostro rispetto, non nuovi inganni.

Mara Carfagna

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LA RETE DEI SINDACI A SOSTEGNO DELLA LISTA DI MAIO

Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile

IL PROGETTO DI UNA SERIE DI CANDIDATI CIVICI IN AIUTO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI

Che ci faceva il sindaco di Milano Beppe Sala nell’ufficio di Enrico Letta a Roma insieme al ministro degli Esteri Luigi Di Maio?
Si è parlato di una lista verde, si è parlato di un aiuto alla lista di Insieme per il futuro, la formazione di Di Maio.
Si è parlato dell’aiuto che potrebbe dare Sala al Partito Democratico e alla coalizione di centrosinistra in quel Nord Italia che, come si sa, è stato nell’ultimo ventennio terreno di assoluta supremazia per lo schieramento avverso, il centrodestra.
Ma in verità il motivo principale per cui all’incontro c’era anche Sala è un progetto ben preciso, che a quanto pare è stato pensato proprio da Enrico Letta: l’idea è quella di un sostegno civico alla lista di Di Maio da parte dei sindaci progressisti delle grandi città.
Come è noto, i primi cittadini hanno già esercitato un ruolo di inatteso rilievo solo pochi giorni fa con il loro appello a Mario Draghi perché restasse al suo posto.
Ma qui c’è qualcosa di diverso e di più corposo: c’è la rete dei sindaci del Pd pronta a giocare un ruolo. Quale? Visto che molti nella loro elezione alla guida delle città hanno utilizzato la spinta di liste civiche, dovrebbero ora riversare questo patrimonio in aiuto alla lista di Di Maio. Non dimentichiamo che iscritti o vicini al Pd sono i sindaci di alcune delle principali città italiane, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari.
Con il loro aiuto, con il loro patrocinio a una serie di candidature civiche potrebbero davvero far decollare la lista di Di Maio, che non si chiamerà Insieme per il futuro, verso quell’agognato 3% che permetterebbe al ministro degli Esteri e a una rappresentanza degli scissionisti del Movimento 5 Stelle di entrare in Parlamento, senza chiedere l’ospitalità di qualche seggio sicuro ai vertici della coalizione.
Ma che nomi ci saranno? Ne circolano già due: quello dell’archistar milanese Stefano Boeri, che ha inaugurato la stagione della Triennale che presiede proprio con Di Maio ospite d’onore, e quella di un ex sindaco, che molto prima di Di Maio diede l’addio al M5s: Federico Pizzarotti.
(da agenzie)

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LE PREVISIONI DELL’ISTITUTO CATTANEO: CON QUESTO SISTEMA ELETTORALE IL CENTRODESTRA FARA’ CAPPOTTO NEI COLLEGI UNINOMINALI

Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile

CON LE PERCENTUALI ATTUALI AL CENTROSINISTRA RIMANGONO POCHI COLLEGI

La mancata alleanza tra PD e M5S potrebbe consentire al centrodestra di prevalere in circa il 70% dei collegi uninominali di Camera e Senato.
È quanto rileva una analisi dell’Istituto Cattaneo che ha provato a stimare i risultati delle prossime elezioni sulla base degli ultimi sondaggi applicandoli al Rosatellum, il sistema elettorale misto attualmente in vigore, con una quota di proporzionale e una di maggioritario attraverso i collegi uninominali (il candidato con più voti, vince).
L’analisi del Cattaneo parte dal presupposto che nel centrosinistra convergano tutti i partiti più o meno vicini ai dem (Sinistra, Verdi, Azione di Calenda), Italia Viva di Renzi), Insieme per il Futuro di Di Maio).
Secondo il Cattaneo, i collegi blindati per il centrosinistra risulterebbero confinati in una parte della ex zona rossa (Emilia-Romagna, Toscana) e nelle grandi città (Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli). Se ciò si verificasse, FDI, Lega e FI otterrebbero una confortevole maggioranza assoluta di seggi sia alla Camera che al Senato.
Nel complesso, considerando le medie di tutti i sondaggi pubblicati in luglio, ai tre partiti di centrodestra (FdI, Lega, FI) viene attribuito circa il 46% delle intenzioni di voto sul piano nazionale, al complesso dei soggetti di “centrosinistra” viene accreditato il circa il 36% delle intenzioni di voto, al M5S circa l’11%.
Secondo le proiezioni del Cattaneo, alla Camera il Centrosinistra potrebbe ottenere fino a 96 seggi per la quota proporziononale, 41 per quella uninominale, e tre nella circoscrizione estero per un totale di 141 seggi su 400, come previsto dalla legge costituzionale approvata nel corso della legislatura che ha disposto il taglio degli eletti per Camera e Senato. Il centrodestra invece può sperare di ottenere ben 121 seggi nella quota proporzionale e ben 103 in quella uninominale, oltre a 4 scranni per la circoscrizione estero. Per un totale di 228 seggi. Al Movimento 5 Stelle resterebbero solo 28 seggi nella quota proporzionale, nessuno in quella uninominale e uno solo all’estero.
Stessa storia al Senato: su 200 seggi, al Centrosinistra andrebbero 48 per la quota proporzionale e solo 18 per la quota maggioritaria, in totale 68 inclusi due scranni per la circoscrizione estero. Al centrodestra potrebbero essere riconosciuti 61 seggi in quota proporzionale e ben 54 in quella uninominale, per un totale di 117 seggi, quasi il doppio rispetto al centrosinistra. Ai 5 Stelle resterebbero solo 13 seggi a Palazzo Madama
(da Huffingtonpost)

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