Destra di Popolo.net

SULL’ALTRA INDAGINE SGARBI TENTA DI “DEPISTARE” SPACCIANDO UN MORTO PER TITOLARE

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

L’ESPORTAZIONE SENZA AUTORIZZAZIONE DEL DE BOULOGNE SU CUI INDAGA IMPERIA

Per depistare giornalisti e inquirenti Sgarbi ha scomodato pure i morti, cui ha accollato la proprietà di un’opera e i relativi reati. Ma a smentirlo, ancora una volta, sono i documenti esclusivi e le testimonianze che il Fatto e Report mostreranno la sera di domenica 14 gennaio su Rai3. Inchiodano il sottosegretario all’altra inchiesta in cui è indagato, quella su una tela che vale ben 5 milioni di euro.
Si chiama “Concerto con Bevitore” ed è attribuita a Valentin de Boulogne, forse il più importante dei pittori caravaggeschi. Secondo la procura di Imperia che lo indaga, Sgarbi avrebbe tentato di esportarla illegalmente con l’intermediazione della sua compagna, Sabrina Colle, e di un suo amico, l’impresario d’arte Gianni Filippini.
I Carabinieri l’hanno sequestrata a giugno 2021 a Montecarlo. Il prezioso carico era partito da Ro Ferrarese, cioè proprio da casa Sgarbi. La proprietà dell’opera era certificata dal contratto firmato da Hestia Srl (società della Colle, a sua volta indagata, ma riconducibile al professore) e la Switz Art di Mirella Setzu. Gallerista cagliaritana trasferitasi per affari a Montecarlo, la Setzu si era impegnata a garantire la collocazione dell’opera sul mercato internazionale, a partire da un’esposizione d’arte che di lì a poco si sarebbe svolta a Maastricht.
Sgarbi ha sempre sostenuto che il dipinto fosse una copia che deteneva temporaneamente per conto di un privato cui doveva fare “un’expertise”. Però, sia il famoso Manetti che il Valentin, vengono consegnati per conto di Sgarbi al suo allora restauratore di fiducia, Gianfranco Mingardi. L’orignale della prima viene portato al laboratorio G-Lab di Correggio per essere scansionato e riprodotto: come vi abbiamo già raccontato, quella copia sarebbe poi finita in mostra al posto della di quella autentica, forse per rendere meno identificabili le manomissioni, come la famosa candela. Per la seconda opera, invece, Vittorio Sgarbi fa spalancare le porte della Chigiana di Siena, che detiene una delle tre versioni coeve del capolavoro, al fine di riprodurla e – è una delle ipotesi – sostituirla all’originale che voleva vendere all’estero senza permessi.
Ai giornalisti il sottosegretario ripete la sua versione: “Non ho mai fatto attribuzioni al Valentin, mai scritta, mai detta, perché non ero convinto, era quello che sperava il povero Tota che ne era proprietario”.
Si riferisce ad Augusto Agosto Tota, editore reggiano appassionato del pittore Antonio Ligabue con cui collaborò per molti anni ma sul quale scarica la proprietà e dunque il tentativo di esportazione illecita.
La figlia di Tota, Simona, che incontriamo a Reggio Emilia, ci spiega che “è una cosa totalmente falsa. Quel quadro non l’ho mai visto negli uffici di mio padre, né nella sua sua abitazione. Soprattutto, non me ne ha mai parlato. Lui era un fervido appassionato dell’arte contemporanea e soprattutto di Ligabue”. Perché Sgarbi tira in mezzo suo padre? “Perché è morto un anno fa e non può difendersi”, spiega la figlia: “E’ una vera infamia”.
Un documento esclusivo, di cui i giornalisti del Fatto e di Report sono entrati in possesso riconduce però la proprietà del “Concerto con Bevitore” ancora a Vittorio Sgarbi che, dunque, avrebbe mentito ancora una volta. A farlo filtrare è una fonte che ha lavorato con lui a lungo. È una mail inviata il 24 febbraio 2020 dall’indirizzo segreteria.sgarbi@gmail.com (che riporta anche l’indirizzo fisico indicato di Ro Ferrarese, cioè l’abitazione di famiglia del critico) destinata all’impresario e amico Filippini. Costui la girerà agli intermediari della vendita e contiene proprio l’expertise del dipinto per accreditarne autenticità e valore. Oggetto: “Scheda corretta Valentin De Boulogne, Concerto con Bevitore, olio su tela 97×133 cm”. Molti elementi, si legge, indicano che “si abbia a che fare con la mano di Valentin”. Del resto, a quanto pare, basta vederla.
Ed è proprio quel che hanno fatto ieri i giornalisti recandosi presso il Nucleo di Tutela dei Beni Culturali di Roma, dove si trova l’opera sequestrata. Insieme a loro il professor Alessandro Bagnoli la scruta da vicino e ha pochi dubbi: “È un dipinto autografo del de Boulogne, ma di qualità altissima, potrebbe essere proprio l’originale, frutto del lavoro del grande maestro, da cui sono scaturite le tre copie note finora. Andrebbe acquisito al patrimonio dello Stato ed esposto in un grande museo nazionale”. Questo bene culturale da tutelare, è l’accusa, veniva invece trafugato all’estero. E proprio dall’attuale sottosegretario ai beni culturali.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL COMITATO PER VANNACCI PRONTO A DIVENTARE PARTITO: PARTE IL TESSERAMENTO PRIMA DELLE EUROPEE

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA STRUTTURA PRENDE FORMA: SEGRETARIO UN EX DI FORZA NUOVA E CASAPOUND, MOLTI EX MILITARI… OBIETTIVO: “RIALLACCIARE RAPPORTI CON LA RUSSIA DI PUTIN”

La discesa in campo del generale Roberto Vannacci è ancora tutta da definire, almeno nell’individuazione della lista che potrebbe farlo correre per un seggio alle prossime elezioni Europee. Ma dietro al militare sarebbe già in moto e da tempo un comitato, ormai sempre più strutturato come un partito. Se sarà la Lega a dare ospitalità al nome del generale, sarà lui stesso a confermalo, come ha tenuto a chiarire dopo l’ultima apertura da parte di Matteo Salvini. Di certo l’avventura elettorale non sarà solitaria, ma accompagnata da una struttura sempre più definita e composta da una serie di colleghi di lunga data.
Dopo la pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” che ha fatto la fortuna di Vannacci, era nato una sorta di comitato a sostegno del generale. Come racconta Repubblica, da qualche giorno quel comitato sta prendendo corpo con uno statuto, un regolamento e un tesseramento.
A capo della nascente struttura c’è un presidente, il tenente colonnello in pensione Fabio Filomeni. Per anni paracadutista e incursore proprio con Vannacci, Filomeni avrebbe dato vita a un soggetto che ha sempre più l’aria di una forza politica: Europa sovrana e indipendente.
All’inizio del 2024, dopo il bagno di Capodanno del generale a Livorno, era stato proprio Filomeni a smentire la nascita del presunto partito. E Vannacci aveva detto al Corriere della Sera: «Filomeni è un amico con cui vado a mangiare una bistecca due volte al mese».
L’organigramma
Tra un pranzo e l’altro, la macchina organizzativa però sembra essere andata avanti. Con Filomeni impegnato a riempire tutte le caselle dell’organigramma e proseguire con la raccolta di adesioni al comitato che sostiene il «pensiero del generale». Vice di Filomeni è diventato l’ex campione paralimpico Norberto De Angelis, che svolge anche il ruolo di coordinatore nazionale.
A fare il segretario c’è Bruno Spatara, continua Repubblica, ex Forza Nuova e CasaPound, poi in Azione identitaria. E infine il tesoriere Gianluca Priolo, anche lui ex incursore. Tesserarsi al comitato di Vannacci costa 30 euro, gratis per i minorenni. Repubblica cita Filomeni che smentisce il legame del nascente gruppo politico con il generale Vannacci. L’obiettivo è quello di avviare un «progetto embrionale che annovera tra le sue fila ex militari e ambasciatori», con la ferma intenzione di «riallacciare relazioni politiche e commerciali con la Federazione Russa».
(da agenzie)

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IL WASHINGTON POST: “ERA RATZINGER A PROTEGGERE FRANCESCO DAI CONSERVATORI, DOPO LA SUA MORTE NON C’E’ PIU’ FRENO”

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

“PAPA VILIPESO E INSULTATO ANCHE DA CARDINALI”… LA FOGNA SOVRANISTA ORMAI IMPUZZOLISCE ANCHE IL MONDO DELLA CHIESA

Finché è stato in vita Joseph Ratzinger papa Francesco è stato sì criticato dai più conservatori nella Chiesa, ma mai in modo violento e personale: Benedetto XVI riusciva a tenerli a freno nei limiti del possibile.
La tesi è del Washington Post in un lungo servizio firmato da tre giornalisti, fra cui il capo della sede di corrispondenza a Roma, Anthony Faiola. Il quotidiano americano ribalta la tesi comune di una certa confusione esistente in Vaticano con la coabitazione di due capi vestiti di bianco: il Papa emerito e il Papa effettivo, e sostiene che l’uno proteggeva l’altro, tanto è che con la scomparsa di Ratzinger l’opposizione all’unico Papa è tracimata, senza più freni di sorta.
Scrive il Washington Post che secondo alcuni dei molti esperti consultati per il servizio «il fatto che Benedetto non sia più presente per temperare il dissenso dei conservatori potrebbe avere giocato a sfavore di Francesco».
Nell’ultimo anno, infatti, sono state numerosi gli attacchi «violenti e talvolta blasfemi» nei confronti di Papa Bergoglio anche prima della reazione alle nuove linee guida che consentono la benedizione delle coppie omosessuali.
Il quotidiano Usa ne cita alcuni ad esempio. «Il cardinale tedesco Gerhard Müller ha definito blasfemia la nuova guida del Papa che permette ai sacerdoti di benedire le coppie dello stesso sesso. Un sacerdote italiano si è ritrovato rapidamente scomunicato dopo aver definito Francesco, nell’omelia di Capodanno, “un usurpatore antipapa con uno sguardo cadaverico, verso il nulla“.
Ancora aggrappato al suo titolo è l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, che ha recentemente definito il pontefice un servo di Satana e ha annunciato un seminario per formare sacerdoti liberi dalle “deviazioni di Bergoglio“».
Al Papa «gli attacchi più feroci» dopo il divieto di pillola di Paolo VI
Scrive il quotidiano americano che «Francesco sta subendo un livello di rimprovero che, secondo alcuni osservatori, è il più feroce dai tempi in cui Papa Paolo VI riaffermò il divieto della Chiesa sul controllo artificiale delle nascite nel 1968. Le critiche di oggi sono ulteriormente amplificate dai media sociali e digitali. Una distinzione ancora più sorprendente, tuttavia, potrebbe essere il palese disprezzo che alcuni chierici stanno mostrando nei confronti di un uomo che i cattolici considerano il vicario di Cristo in cima al trono di San Pietro».
Il biografo di Francesco, Austen Ivereigh, fa il parallelo con gli attacchi a Paolo VI per il divieto di pillola nella Humanae Vitae, ma aggiunge: «Ciò che è nuovo è la mancanza di rispetto, la mancanza di deferenza verso l’autorità papale, che è diventata in qualche modo ammissibile in questo pontificato in un modo che non ho mai visto prima».
Concorda con lui John Carr, già lobbista della conferenza episcopale Usa: «L’opposizione a Francesco è senza precedenti. E riguarda soprattutto il potere ecclesiastico, economico e politico. Non hanno detto che Giovanni Paolo II non era Papa. Non hanno detto a Benedetto che era illegittimo. Questo fa parte di un progetto più ampio per minare la sua credibilità».
L’attacco diretto di due vescovi del Kazakistan
Ora, continua il quotidiano americano, «il numero di chierici cattolici che annunciano a gran voce e con orgoglio la loro intenzione di non rispettare il Papa è cresciuto il mese scorso, dopo che Francesco ha modificato le linee guida del Vaticano e ha autorizzato le benedizioni sacerdotali di coppie dello stesso sesso, a condizione che tali benedizioni siano tenute separate dal matrimonio». I vescovi Usa sono stati prudenti nelle reazioni, ma «anche alcuni vescovi fedeli a Francesco, tuttavia, sono apparsi sinceramente confusi su come tali benedizioni siano significativamente diverse dall’approvazione delle unioni omosessuali, e su come il Vaticano possa sostenere le benedizioni omosessuali pur sostenendo che le tendenze omosessuali sono ‘intrinsecamente disordinate’ e gli atti omosessuali ‘immorali’. C’è stata la rivolta delle conferenze episcopali africane, che però hanno ribadito la loro fedeltà a Francesco. Ma anche qualcosa in più: “Due vescovi del Kazakistan, in una lettera che proibisce ai loro sacerdoti di obbedire all’editto vaticano, hanno rispettosamente affermato che il Papa non cammina rettamente secondo la verità del Vangelo“».
Gli esperti: «Mai viste critiche così in piazza»
Il Washington Post ricorda che «secondo le norme ecclesiastiche, i chierici possono mettere in discussione il Papa, anche se in modo rispettoso e ragionevole», ma non è il tono di questo ultimo anno. «Sono sbalordito dalle critiche mosse a Papa Francesco dai conservatori», dice John McGreevy, storico del cattolicesimo e rettore dell’Università di Notre Dame. «Questa natura estremamente pubblica delle critiche papali è totalmente nuova e moderna. Gli attacchi all’istituzione sono il simbolo di un populismo a cui si pensava che il cattolicesimo fosse immune, perché è l’istituzione burocratica per eccellenza». Il quotidiano Usa sente anche lo storico italiano della Chiesa, Alberto Melloni che rafforza la tesi iniziale: «Le benedizioni per le persone dello stesso sesso sono state la prima azione importante che Francesco ha intrapreso dopo la morte di Ratzinger. Ma questa volta Ratzinger non è più lì a dire agli altri: “Chi se ne frega se non vi piace, è il Papa e dovete obbedire“».
(da agenzie)

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NON C’E’ LIMITE ALL’INFAMIA: MARTINA ROSSI, PRECIPITATA DAL SESTO PIANO PER SCAMPARE A UNO STUPRO. PER I CONDANNATI “FU ANCHE COLPA SUA”

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA RABBIA DEL PADRE DELLA RAGAZZA: “ABERRANTE”

Sono stati condannati per tentato stupro, assolti (perché il reato è stato prescritto) per morte come conseguenza di altro reato. Martina Rossi precipitò dal sesto piano di un hotel di Palma di Majorca per sfuggire a una violenza sessuale. Ma adesso, tredici anni dopo la sua morte, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi chiedono, tramite i loro legali, che il giudice civile di Arezzo – dove è in corso la causa per il risarcimento del danno – riconosca un grado di responsabilità alla vittima appena ventenne. Vittima che in quell’hotel, precipitando, perse la vita. Una tesi che Bruno Rossi, padre di Martina, definisce «aberrante». Secondo quanto riporta La Nazione, Albertoni e Vanneschi una nuova perizia sulla caduta. Attualmente i due si trovano in carcere per scontare la pena in regime di semilibertà.
«Si comportano come se non fosse successo niente e continuano a mentire – ha dichiarato Bruno Rossi parlandone col quotidiano La Nazione – Ci sono responsabilità oggettive che provano a introdurre, come se invece non ci fossero stati 11 anni di sentenze e mia figlia non fosse stata ammazzata da questi due».
Il padre di Martina ha infine dichiarato «Mia figlia è morta. La mia sensazione è che vengono fatti questi tentativi quasi come non fosse successo niente. Continuano a dire le stesse, cose, continuano a mentire».
(da agenzie)

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PARTENZA FIACCHISSIMA PER I SALDI INVERNALI: LE VENDITE HANNO REGISTRATO UNA FLESSIONE DEL 8%

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA VERITA’ E’ CHE L’INFLAZIONE E IL CARO-VITA HANNO DRENATO SOLDI AGLI ITALIANI CHE NON HANNO SOLDI DA SPENDERE

Partenza fiacca per i saldi invernali. Stando a un primo monitoraggio sulle imprese associate a Federazione Moda Italia-Confcommercio che hanno risposto al questionario sull’andamento dell’avvio dei saldi invernali, le vendite hanno registrato una flessione del 8%.
Nella prima settimana dello shopping in saldo, il 55% delle imprese ha rilevato un calo a fronte di un 24% che ha riscontrato un trend stabile e un 21% che ha registrato un incremento delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2023. Un dato che è ancora parziale, tenuto conto che i saldi sono appena all’inizio e durano generalmente circa sessanta giorni.
Per il Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni: “Sicuramente alcuni fattori come il maltempo non hanno favorito una partenza dei saldi così brillante. Siamo comunque fiduciosi che, con il miglioramento della situazione climatica di questo fine settimana, verranno confermate le aspettative con un incremento dei clienti nei centri storici, nelle vie e piazze delle nostre città e dei nostri paesi. Per i consumatori ci sarà una grande possibilità di avere articoli di stagione a prezzi estremamente competitivi”.
“Di certo – conclude Felloni – le continue campagne di sconti ‘selvaggi’ lungo tutto l’anno dovranno essere oggetto di una seria regolamentazione. Sono sempre più convinto che le Istituzioni dovranno sostenere la presenza dei negozi di moda all’interno delle nostre città e che la via della ripresa potrà passare lungo tre direttrici che abbiamo indicato al Tavolo della Moda: un’Iva agevolata sui prodotti di moda e in particolare su quelli Made in Italy, un bonus moda per l’acquisto di prodotti ecosostenibili e un canone di locazione commerciale concordato tra locatori e conduttori per ridurre il peso degli affitti”.
(da agenzie)

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SONDAGGIO DIRE-TECNÈ: IL 52% DEGLI ITALIANI NON HA FIDUCIA NEL GOVERNO GUIDATO DA GIORGIA MELONI, FAVOREVOLE SOLO IL 41,1%

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

SONDAGGIO PARTITI: FDI 28,8%, PD 19,2%, M5S 16,1%, FORZA ITALIA 9,3%, LEGA 8,4%

Fratelli d’Italia è ancora il primo partito nelle preferenze degli italiani, con il 28,8% del consenso. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate l’11 e 12 gennaio 2024.
Alle spalle del partito di Giorgia Meloni, staccato di quasi 10 punti, si attesta il Pd, con il 19,2%. Sul gradino più basso del podio l’M5s, con il 16,1%.
A seguire gli altri due partiti della coalizione di Governo, con Fi che supera la Lega: 9,3% dei consensi per gli azzurri, 8,4% per il partito del Carroccio.
Chiudono la classifica, Azione (3,9%), Avs (3,5%), Iv (2,8%), +Europa (2,5%).
Più della metà degli italiani non ha fiducia nel governo guidato da Giorgia Meloni. Il 52% infatti non crede nell’operato dell’esecutivo che invece incontra la fiducia del 41,1% degli aventi diritto al voto. Non sa il 6,8%.
(da agenzie)

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“NELLA CHIESA CI SONO GLI ULTRAS, SONO LORO A DIVIDERE”: PAPA FRANCESCO METTE IN RIGA QUEI RELIGIOSI CHE ROMPONO I COGLIONI A OGNI SUA DECISIONE, NON ULTIMA LA BENEDIZIONE ALLE COPPIE GAY

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

“IL PROVVEDIMENTO SULLE BENEDIZIONI DELLE COPPIE GAY RIGUARDA LE PERSONE, NON LE ORGANIZZAZIONI. NOI BENEDICIAMO LE PERSONE, NON IL PECCATO. QUANDO BENEDICIAMO UN IMPRENDITORE NON CI CHIEDIAMO SE HA RUBATO”

Papa Francesco è arrivato nella basilica di San Giovanni in Laterano per l’incontro, a porte chiuse, con il clero romano.
No ad omelie troppo lunghe: il Papa è tornato sul problema nel dialogo a porte chiuse con il clero romano. Le omelie devono durare “non più di otto minuti”, avrebbe detto il Pontefice secondo fonti presenti all’incontro. I sermoni dei preti devono andare dritto al cuore, trattare delle questioni della vita vita e non di temi troppo sofisticati.
“Sono qui per ascoltarvi, dite tutto quello che volete. Il tacere quando si ha qualcosa da dire è come una bomba, sentiamoci liberi di parlare”, L’incontro è stato aperto e chiuso dalla preghiera. Alla fine il Papa ha detto: “Pregate per me, però a favore”. E ha invitato i circa ottocento sacerdoti romani a non cedere “alle chiacchiere”.
Il Papa, nell’incontro a porte chiuse con il clero romano, ha risposto anche ad una domanda sulle benedizioni delle coppie gay. “Tanti sono sbalorditi ma non hanno letto bene. Il provvedimento sulle benedizioni delle coppie gay riguarda “le persone, non le organizzazioni. Se viene l’associazione Lgbt no, le persone invece sempre”. “Noi benediciamo le persone, non il peccato”, “forse vengono come coppie o come persone”. E poi ha fatto un esempio: “Quando benediciamo un imprenditore non ci chiediamo se ha rubato”.
Le divisioni all’interno della Chiesa sono state al centro di alcune domande dei sacerdoti romani al Papa. Per il Papa i conflitti interni alla Chiesa devono essere “gestiti” e non “nascosti”. Però ha fatto presente che “le rigidità non sono buone”, “abbiamo perso il senso ecclesiale”; ma “sono gli ultras che non si inseriscono nell’armonia” che lo Spirito crea nella Chiesa.
(da agenzie)

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DA ENIT A PALAZZO CHIGI: FARO DELLA CORTE DEI CONTI SULLA FIGLIA DELLA MINISTRA ROCCELLA

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

LA SANTANCHE’ VUOLE TRASFORMARE L’ENTE IN UNA SPA

Negli uffici del ministero del Turismo in questi giorni è in corso di definizione il decreto che porterà alla soppressione dell’Ente nazionale italiano per il turismo e alla nascita di Enit spa, che avrà come azionista di riferimento il ministero dell’Economia.
Fonti vicine al dossier hanno detto che era tutto pronto per la fine dell’anno, come previsto da un decreto di aprile di palazzo Chigi. Ma i battibecchi sul prossimo presidente sembra abbiano frenato tutto. Soprattutto le ambizioni del consigliere d’amministrazione Sandro Pappalardo, uomo di Fratelli d’Italia, che negli ultimi mesi è finito al centro di numerosi accertamenti per via dei compensi percepiti dall’ente.
Negli uffici dell’Agenzia del turismo c’è quindi un gran da fare: non solo per pianificare la trasformazione in società per azioni. Ma per le indagini della Corte dei conti, che ha presentato la sua relazione al parlamento sul bilancio 2022: tra le tante critiche, anche quella sul distaccamento dei dipendenti verso altri enti.
Tra questi, può rivelare Domani, spunta anche la figlia della ministra Eugenia Roccella, spostata a palazzo Chigi sin dai primi giorni del governo Meloni.
Il varo della nuova Agenzia del turismo è in ritardo di quasi otto mesi: la delibera del Consiglio dei ministri è stata pubblicata lo scorso 22 aprile, con uno stanziamento di 7 milioni di euro per il 2023.
Al ministero guidato da Santanchè venivano dati 30 giorni di tempo dall’entrata in vigore del decreto per la costituzione di Enit spa. Il 10 maggio la nomina di un commissario per liquidare il vecchio ente, Ferruccio Maria Sbarbaro, avvocato molto apprezzato dalla capo di gabinetto del ministero, Erika Guerri. Da allora però nulla s’è mosso. Forse la tribolata estate della ministra – alle prese con le inchieste della procura di Milano sulla sua attività imprenditoriale – ha rallentato l’iter. Ma con la nuova società, sono sicuri in Enit, «diventeremo una Ferrari».
LA FIGLIA DI ROCCELLA
Partiamo dai molti rilievi dei magistrati contabili. La relazione evidenzia le 101 persone assunte nel 2021 da Enit per far fronte alle esigenze del ministero del Turismo per il Pnrr: oggi sono 92, di cui 5 distaccate presso altre amministrazioni «in contrasto con le specifiche finalità indicate dalla legge». Tra queste c’è anche la figlia della ministra della Famiglia Eugenia Roccella, Silvia Cavallari. È passata in avvalimento alla presidenza del Consiglio, con il via libera del ministero guidato da Santanchè, dal 14 novembre 2022 e per tutta la durata dell’attuale governo.
La figlia di Roccella a Chigi ha ritrovato Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Meloni. Tra il 2021 e il 2022 Caputi ha ricoperto lo stesso ruolo al ministero del Turismo guidato dal leghista Massimo Garavaglia. Lui, Silvia Cavallari, Roccella e il marito Luigi Cavallari, hanno in comune anche l’appartenenza a Magna Charta, fondazione dell’ex ministro Gaetano Quagliarello. Per la figlia di Roccella un bel salto, dal “carrozzone” (Santanchè dixit) al gabinetto di Giorgia Meloni.
Tra gli altri rilievi della Corte dei Conti c’è l’assenza di un presidente, ruolo scoperto dal giugno 2022 e per cui negli ultimi mesi sono stati fatti i nomi dell’amico della ministra, Flavio Briatore – che sarebbe stato accolto con piacere in Enit dall’attuale dirigenza – e del campione Alberto Tomba.
Viene criticato anche il continuo avvicendamento di amministratori delegati (quattro negli ultimi due anni e mezzo) e l’assenza di un direttore finanziario – non nominato, dicono da Enit, proprio per la spada di Damocle di liquidazione e creazione della società per azioni – e il bilancio in verde.
Secondo i magistrati contabili l’attivo di 11 milioni e 405mila euro nel bilancio 2022 «non può essere letto in una chiave positiva», scrive il consigliere Stefano Castiglione, perché «trattandosi di un ente con una vocazione volta a migliorare l’immagine turistica sulla base di contributi interamente riconosciuti dallo stato dovrebbe tendere al pareggio di bilancio». Il dato «conferma una difficoltà dell’ente al conseguimento dei propri obiettivi».
Tra i dipendenti serpeggia grande malumore, anche perché l’ad Ivana Jelenic ha utilizzato la relazione della Corte dei conti per togliere la possibilità di fare lavoro agile. «Si sta pensando a uno stato di agitazione. «Ma poi se li immagina i figli dei politici che lavorano qui che si vedono negare lo smart working?», ironizza una fonte con Domani.
IL CONSIGLIERE-SOLDATO
In Enit spa è quasi certa la conferma degli attuali consiglieri di amministrazione. Sono due: l’amministratrice delegata Jelinic e il tenente colonnello Sandro Pappalardo. Jelinic è alla guida dell’ente dal 25 novembre 2022: la sua nomina è stata uno dei primi atti di Santanchè, annunciato in un’intervista televisiva in cui definisce l’ente «un disastro, un carrozzone, un marchettificio». Insieme a Jelinic va verso la riconferma anche Sandro Pappalardo, che però sta smuovendo mari e monti per farsi nominare presidente dalla ministra.
Tenente colonnello dell’esercito, già assessore al Turismo della Sicilia in quota FdI, molto vicino al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al responsabile turismo del partito Gianluca Caramanna, da febbraio è anche consigliere per i rapporti con il parlamento del ministro della Difesa Guido Crosetto, nonostante non sia mai stato eletto in nessuna assemblea rappresentativa.
Pappalardo è consigliere di Enit dal 2019 con un compenso di 40mila euro annui, rimborsi esclusi. Risulta a Domani che negli ultimi mesi il suo incarico e i suoi guadagni siano stati al centro di alcuni approfondimenti di diverse amministrazioni dello stato per accertare lo svolgimento di attività lavorative in violazione della disciplina su incompatibilità, cumulo di impieghi e conflitto di interesse.
Alcuni di questi accertamenti sono ancora in corso. Sono diverse le richieste di documentazione giunte a Enit, ma i vertici dichiarano di non esserne a conoscenza. Il ministero della Difesa, su richiesta di Domani, ha fatto sapere che non sono risultati profili critici.
Tra le segnalazioni giunte al responsabile anticorruzione del MiTur c’è anche il finanziamento di Enit di 200mila euro al Nastro Rosa, manifestazione di Difesa servizi spa, società di palazzo Baracchini dove Pappalardo è consigliere del ministro (non retribuito, ma con possibilità di farsi rimborsare le missioni). Chissà se il consigliere-soldato continuerà ad avere il tempo di dividersi tra mille impegni, una volta messa in moto la nuova “Ferrari” targata Santanchè.
(da editorialedomani.it)

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FONDI BLOCCATI PER LA CAMPANIA, DE LUCA DENUNCIA IL MINISTRO FITTO IN PROCURA

Gennaio 13th, 2024 Riccardo Fucile

E RIBADISCE CHE INTENDE RICANDIDARSI IN CAMPANIA

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha intenzione di portare in tribunale il governo Meloni.
In particolare il ministro Raffaele Fitto, contro il quale ormai il governatore campano è ai ferri corti da almeno un anno per il blocco dei Fondi di sviluppo e coesione: 23 miliardi, di cui l’80% destinato al Sud. De Luca in una conferenza stampa convocata ad hoc annuncia una nuova fase della sua personale guerra contro il ministro che secondo lui deve dimettersi perché «inconcludente e incompetente, un danno per il Sud». De Luca ha spiegato di aver dato mandato «all’ufficio legale della Regione di procedere con la denuncia amministrativa, contabile e penale nei confronti del ministro Fitto per atti di omissione, se il giorno 20 gennaio non si sarà completato l’iter per il riparto dei Fondi sviluppo e coesione».
De Luca lamenta che intanto doveva esserci «una riunione pregiudiziale con tutti i ministri interessati». A convocarla doveva essere Fitto, ma non ci sarebbe ancora una data: «Manca una settimana ma la decisione di procedere alla denuncia l’abbiamo già presa – continua De Luca – La Regione Campania e il Sud non si fanno ricattare da nessuno».
Il terzo mandato
De Luca ha poi svelato in quale modo proverà a ricandidarsi, nonostante il limite dei due mandati per i presidenti di Regione: «Sento e leggo sui giornali che la Lega fa la proposta per il terzo mandato per il mio amico Zaia, ma non è vero: Zaia, il terzo mandato, lo sta già finendo, va per il quarto e quinto mandato. Noi andremo avanti perché non abbiamo recepito la vecchia legge nazionale, quindi i due mandati scattano da quando la recepiremo. Quindi andremo avanti, nei secoli dei secoli».
De Luca insiste che «bisogna dare la parola ai cittadini e non possono essere burocrati e anime morte romane che decidono in nome dei cittadini. Considero questa cosa una vergogna del nostro Paese, hanno paura della democrazia, hanno paura di dare la parola ai cittadini».
(da agenzie)

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