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GABRIELE MARCHESI NON ANDRA’ IN CARCERE IN UNGHERIA, I GIUDICI DI MILANO RESPINGONO LA CONSEGNA ALLA GIUSTIZIA FARSA DI ORBAN: “RISCHIO TRATTAMENTO DISUMANO E DEGRADANTE NELLE CARCERI UNGHERESI”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

“ASSURDO CONTESTARE ‘LESIONI POTENZIALMENTE LETALI’ QUANDO LA PROGNOSI E’ TRE GIORNI”

Dopo sei udienze la Corte d’appello di Milano ha respinto la richiesta di consegna all’Ungheria di Gabriele Marchesi. Il ventitreenne è accusato di aver partecipato con Ilaria Salis agli scontri del 10 febbraio 2023 a Budapest e di aver aggredito tre neonazisti durante le celebrazioni del giorno dell’onore, che ricorda la memoria dei soldati nazisti
Con ii suoi avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, l’anarchico milanese, agli arresti domiciliari dal 21 novembre, si è sempre opposto alla consegna. E in base alla decisione quadro 829/09 del Consiglio europeo ha chiesto di poter affrontare il processo rimanendo ai domiciliari in Italia. Un’istanza rispedita al mittente dalle autorità ungheresi che hanno insistito per la carcerazione.
La decisione dei giudici milanesi è arrivata qualche ora dopo quella della collega József Sòs che ha respinto la richiesta di domiciliari per la trentanovenne insegnante milanese, oggi comparsa ancora una volta in aula con le manette ai polsi e le catene ai piedi.
Anche il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Jakob Tarfusser ha ribadito davanti alla Corte della quinta sezione penale la necessità di non dare seguito all’istanza ungherese perché le «lesioni potenzialmente letali» contestate dalla procura di Budapest al ventitreenne «hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime».
Quindi, se è vero che il «principio di proporzionalità è onnicomprensivo e pervasivo» non si può che «respingere la richiesta di consegna, al di là della questione Salis. Quindici minuti di discussione in tutto in cui la difesa si è rifatta alle parole del magistrato.
Nelle motivazioni della decisione della Corte, i giudici fanno riferimento al «rischio reale di un trattamento inumano e degradante», lo stesso denunciato dalla concittadina Salis in numerose lettere dalla detenzione e che oggi – 28 marzo – è riapparsa in manette in tribunale, dove le sono stati negati i domiciliari, e la «fondatezza di timori di reali rischi di violazione dei diritti fondamentali».
(da agenzie)

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A 5 MESI DALLE ELEZIONI , IL SOVRANISTA GEERT WILDERS È COSTRETTO A RINUNCIARE AI SUOI SOGNI DI GUIDARE IL GOVERNO

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

È UN AVVISO PER TUTTI I SOVRANISTI D’EUROPA: LE POSIZIONI TROPPO ESTREME, PRIMA O POI, VENGONO “NEUTRALIZZATE”… WILDERS FARÀ PARTE DI UNA COALIZIONE DI DESTRA CON LIBERALI, CENTRISTI E CONTADINI, MA IL PREMIER SARÀ QUALCUN ALTRO

Ci sono i Liberali dell’ex premier Rutte: «con lui mai», poi hanno negoziato turandosi il naso. I centristi, prima viceversa aperti e poi indisponibili per «ragioni etiche». I Contadini, con lui da subito: ma hanno pochi seggi.
Alla festa di Geert Wilders, vincitore del voto olandese di novembre, non si è presentato quasi nessuno: Wilders, di estrema destra e anti-Islam, è stato per anni un paria nella politica, e nemmeno ora che il popolo gli ha dato 37 seggi sui 150 della Camera si è tolto questa aura.
Così rinuncerà a guidare il governo, e si abbasserà a far parte di una coalizione di destra con le tre forze di cui sopra, ma a guida altrui. Da 5 mesi l’Olanda aspetta il nuovo premier, e non è strano: le coalizioni all’Aia sono lente.
Il Rutte IV si fece aspettare 271 giorni. Ma ora c’è un ingrediente in più: l’eversivo Wilders non ha credenziali oltre ai voti. Il suo partito ha un solo iscritto, lui stesso. E il programma ha così tanti punti incostituzionali che gli altri gli han chiesto di giurare fedeltà alla Costituzione. Lo stallo olandese mostra un apparente paradosso delle democrazie: le urne hanno sdoganato Wilders e proprio la democrazia, con i suoi pesi e contrappesi, lo tiene fuori.
(da agenzie)

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“POZZOLO IMPUGNAVA LA SUA PISTOLA E FACEVA LO SPLENDIDO”: LA PERIZIA INCASTRA IL DEPUTATO MELONIANO E I TESTIMONI PRESENTI LA NOTTE DI CAPODANNO A ROSAZZA SMENTISCONO LA SUA VERSIONE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

IL FERITO: “DOPO CHE AVEVA APPOGGIATO SUL TAVOLO L’ARMA RICORDO SOLO UN GIOCO DI MANI, HO SENTITO IL RUMORE DI UN COLPO DI PISTOLA E DOLORE ALLA GAMBA SINISTRA”… MORELLO, CAPOSCORTA DEL SOTTOSEGRETARIO DELMASTRO: “POZZOLO HA CONTINUATO A MANEGGIARE LA PISTOLA FINO A QUANDO GLI HO DETTO “TOGLI STA COSA”, ERA TOTALMENTE INESPERTO NELL’USO DELLE ARMI”

Impugnava la sua pistola «sorridendo e facendo lo splendido» il deputato vercellese Emanuele Pozzolo quando, la notte di Capodanno a Rosazza, è partito il colpo che ha ferito Luca Campana 33 anni, alla festa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
A ricordarlo è lo stesso ferito, interrogato quattro giorni dopo in Procura: «Ha estratto la pistola dalla tasca dei jeans, la teneva nel palmo della mano e protendeva il braccio per mostrarla a me e a mio suocero». La testimonianza è allegata alla perizia balistica consegnata dall’esperta nominata dalla Procura, Raffaella Sorropago, secondo la quale «la ricostruzione tecnico balistica per ciò che concerne attori e posizioni» è concordante con quella offerta dal Campana.
«Incuriosito gli ho domandato se fosse vera o finta – prosegue il ferito – ma lui non dava risposta. Insistevo che fosse finta». Pozzolo avrebbe quindi «iniziato a muovere il cane della pistola e a maneggiarla per una manciata di secondi. Penso volesse farmi vedere un proiettile per darmi conferma che fosse vera».
Dopo che l’aveva appoggiata sul tavolo «ricordo solo un gioco di mani, ho sentito il rumore di un colpo di pistola e un piccolo dolore alla gamba sinistra. Ero sinceramente incredulo, ho guardato Morello e Pozzolo, li ho visti pietrificati».
L’ispettore della penitenziaria, caposcorta del sottosegretario, aveva iniziato a preoccuparsi non appena il parlamentare aveva estratto l’arma: «Gli abbiamo domandato se fosse vera o no, lui non rispondeva alle nostre domande e si limitava a sorriderci facendo un ghigno. Ha continuato a maneggiarla fino a quando gli ho detto “togli sta cosa”, facendogli un gesto con la mano sinistra.
Ma proprio quando ho intimato a Pozzolo di mettere via l’arma mi sono reso conto che era partito un colpo, in quanto ho sentito un forte calore vicino alla mano».
Morello poi, sentito anche lui dopo qualche giorno, chiede di precisare: «Per come maneggiava l’arma ho avuto l’impressione che si trattasse di una persona totalmente inesperta nell’uso delle armi e della relativa messa in sicurezza».
Una volta esploso il colpo, Morello prende l’arma dalle mani del deputato: «Lui era ancora più silenzioso di prima, sembrava non comprendere cosa stesse succedendo».
Secondo la perizia «il revolver in sequestro era impugnato da Pozzolo Emanuele, che si trovava in posizione eretta sul lato lungo del tavolo rivolto verso il muro». Nel momento in cui ha sparato, la piccola pistola North America («arma non facile da maneggiare» precisa il perito) si trovava a un’altezza tra i 3 e i 5 centimetri dal piano del tavolo, con la canna diretta verso la posizione di Campana.
Il proiettile, dopo aver urtato il tavolo, terminava la sua corsa contro la coscia dell’uomo, a una distanza di 80/90 centimetri dal punto di partenza e a un’altezza di circa 78 centimetri dal piano di calpestio. Dalle prove effettuate risulterebbe che nel caso di caduta accidentale dell’arma non spara e lo stesso per un urto accidentale sul bordo del tavolo, a meno che il bossolo non sia innescato e il cane armato. Invece le dichiarazioni di Pozzolo, rese la mattina dopo ai carabinieri (la pistola gli sarebbe caduta dalla tasca del giaccone, con qualcuno non identificato che l’avrebbe raccolta lasciando partire il colpo) «non possono essere verificate né confrontate con le evidenze di natura balistica».
Nonostante i risultati della perizia, il deputato indagato per lesioni non cambia la propria versione e oggi la ribadisce. «Semplicemente continuo a dire quello che è stato – dichiara -. C’è chi mi crede e chi non mi crede. Il colpo di quella pistola che è mia, non è partito dalla mia mano. Punto. Ci possono essere mille perizie differenti ma la mia è una verità che non cambia”
(da la Stampa)

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ALLE ELEZIONI EUROPEE VOTANO ANCHE I RUSSI: CON GLI HACKER

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

GLI 007 DELLA REPUBBLICA CECA RIVELANO L’ESISTENZA DI UNA RETE, ORGANIZZATA DA MOSCA, CHE HA CERCATO DI INFLUENZARE LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO UE – ANCHE I SERVIZI POLACCHI SONO IN ALLERTA E STANNO CONDUCENDO UN’OPERAZIONE CONTRO UNA RETE DI SPIONAGGIO DA PARTE DI MOSCA

Il Security information service (Bis) della Repubblica Ceca ha rivelato che una rete organizzata dalla Russia ha cercato di influenzare le elezioni del Parlamento Ue in diversi Paesi europei.
Lo riferisce il quotidiano ceco Denik N spiegando che alcuni politici europei che hanno collaborato con il sito filo-Mosca ‘voice-of-europe.eu’ sono stati pagati con fondi russi, che in alcuni casi hanno coperto anche la loro campagna elettorale per le elezioni europee 2024. I pagamenti hanno riguardato politici di Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi e Polonia, afferma Denik N, citando una fonte del ministero degli Esteri ceco.
I servizi di sicurezza di Varsavia hanno annunciato che è in corso un’operazione contro la rete di spionaggio russa. Nel corso dell’operazione, iniziata mercoledì, i servizi di sicurezza polacchi (Abw) hanno effettuato perquisizioni a Varsavia e a Tychy (nel sud) e “interrogato alcune persone”.
L’operazione è stata il risultato della cooperazione tra l’Abw e diversi servizi europei, tra cui le autorità ceche: Praga ha annunciato un’operazione analoga ieri. L’obiettivo della rete presa di mira dall’operazione era “raggiungere gli obiettivi di politica estera del Cremlino, in particolare indebolire la posizione della Polonia sulla scena internazionale, screditare l’Ucraina e l’immagine delle istituzioni dell’Unione europea”, ha scritto l’Abw in una nota stampa.
Questi obiettivi dovevano essere raggiunti attraverso il sito web filorusso “voice-of-europe.eu”. L’operazione è stata anche il risultato dell’incriminazione a gennaio di un cittadino polacco sospettato di spionaggio per i servizi segreti russi, ha aggiunto Abw. “L’uomo, che si infiltrava tra i parlamentari polacchi ed europei, svolgeva compiti commissionati e finanziati da collaboratori dei servizi segreti russi. (ANSA-AFP).
L’operazione del controspionaggio polacco (Abw) avviene in coordinamento con i servizi di altri Paesi: “L’Abw sta agendo nell’ambito di un’indagine sulle attività di spionaggio condotte in nome della Russia contro Stati e istituzioni dell’Unione Europea”, ha scritto su X Jacek Dobrzynski, portavoce dei servizi speciali polacchi.
Ieri il ministero della Difesa polacco ha annunciato di aver richiamato nel Paese il comandante polacco dello Stato maggiore unico dell’Eurocorps, a seguito di un’indagine di controspionaggio militare. In un comunicato, il ministero ha affermato che l’intelligence militare ha aperto un’indagine “riguardo al nulla osta di sicurezza personale del generale Jaroslaw Gromadzinski” aggiungendo che ha ordinato il suo ritorno “immediato” in Polonia.
(da agenzie)

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BUDANOV, IL “CERVELLO” DELL’INTELLIGENCE MILITARE UCRAINA, DA TEMPO È NEL MIRINO DEL CREMLINO E VIVE COME UN LATITANTE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

NEL 2019 SFUGGÌ A UN ATTENTATO PERCHÉ LA BOMBA SOTTO LA SUA MACCHINA SCOPPIÒ IN ANTICIPO. LO SCORSO GIUGNO I MEDIA RUSSI L’AVEVANO DATO PER MORTO. LA MOGLIE È STATA AVVELENATA MA SI È SALVATA – PUTIN LO VUOLE FARE FUORI PERCHE’ HA DIMOSTRATO DI SAPER COLPIRE I RUSSI NEL LORO TERRITORIO

Quando l’intelligence russa due giorni fa ha indicato nel generale ucraino Kirlo Budanov il mandante della strage di Mosca non lo ha trasformato in un bersaglio, perché è già un bersaglio da molto tempo. Nel 2019 sfuggì a un attentato perché un sicario russo che stava piazzando una bomba sotto la sua macchina commise un errore e la fece esplodere in anticipo. Budanov è poi diventato direttore dell’intelligence militare ucraina (Gur) e in quel ruolo è sopravvissuto, secondo il portavoce dell’agenzia, a «più di una decina di tentativi di uccisione»
Il perché dell’insistenza omicida della Russia è facile da comprendere. All’inizio dell’invasione il Gur scoprì in anticipo i piani militari del Cremlino, e con una battaglia combattuta in condizioni di emergenza all’aeroporto di Hostomel, a trenta minuti dal centro di Kiev, fermò l’attacco aviotrasportato dei parà russi che avrebbe spalancato le porte della capitale.
Con la credibilità acquistata sul campo quel giorno Budanov ha ideato e diretto una sequenza di campagne contro il sistema di Putin che potrebbero riassumersi così: fa il sicario russo meglio dei sicari russi. È probabile che ci sia il Gur dietro all’assassinio di Valden Tatarsky, il propagandista filoputiniano ucciso da una bomba nascosta dentro una statuetta-regalo, e anche dietro all’uccisione di Daria Dugina, figlia di Alexander Dugin – un altro bersaglio simbolo.
Budanov arruola e gestisce i contingenti di volontari stranieri, inclusi gli estremisti di destra russi che ogni pochi mesi invadono la Russia nella regione di Belgorod. Tiene i contatti con le unità clandestine di partigiani che fanno sabotaggi nell’Ucraina occupata. Ed è alla guida dei programmi segreti per lanciare i droni in territorio russo, fino a Mosca, e i droni marittimi che danno la caccia e affondano le navi da guerra nel Mar Nero.
In due anni, Budanov agli occhi del pubblico è diventato il paladino misterioso che difende l’Ucraina con ogni mezzo: le operazioni del Gur tirano su il morale alla popolazione.
I servizi segreti russi danno la caccia al generale ucraino, che vive come un quasi latitante. Il quartier generale del Gur, su un isolotto in mezzo al fiume Dnipro a Kiev, è stato l’obiettivo di bombardamenti con missili. A novembre la moglie Marianna Budanova è stata ricoverata per un avvelenamento che si pensa fosse diretto soprattutto contro di lui. Ha poi recuperato.
A oggi l’avvelenamento è stato il tentativo più preoccupante, perché dimostra che i servizi russi riescono a penetrare persino la base dove i Budanov passano quasi tutto il loro tempo. Se fosse riuscito, sarebbe stato un assassinio firmato: un metodo usato in altri casi conosciuti, e tra questi c’era anche Alexei Navalny, l’oppositore più famoso di Putin.
(da agenzie)

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I SERVIZI SEGRETI UCRAINI HANNO MESSO UN PIEDI UNA CAMPAGNA DI OMICIDI MIRATI PER ELIMINARE I “COLLABORAZIONISTI” CON LA RUSSIA

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

LE SPIE UCRAINE IN DUE ANNI DI GUERRA HANNO PRESO DI MIRA “MOLTISSIME PERSONE”, TRA CUI IL PROPAGANDISTA FILO-RUSSO VLADLEN TATARSKY, UCCISO IN UN BAR DI SAN PIETROBURGO

Sono stati rivelati i dettagli di una campagna segreta di omicidi “probabilmente” gestita dal servizio di spionaggio ucraino per eliminare i cittadini ucraini che collaborano con la Russia. In un’intervista televisiva di un’ora, riportata da Sky News, Vasyl Malyuk, ufficiale senior della SBU, ha affermato che le spie ucraine hanno preso di mira “moltissime” persone responsabili di crimini di guerra e attacchi contro cittadini ucraini.
Una campagna di omicidi condotta attraverso reti di agenti segreti e agenti clandestini. Malyuk ha detto che l’Ucraina non può assumersi formalmente la responsabilità degli omicidi, dicendo all’emittente nazionale ICTV: “Ufficialmente, non lo ammetteremo. Ma allo stesso tempo possiamo offrire alcuni dettagli”.
Un obiettivo di alto profilo era il propagandista filo-russo Vladlen Tatarsky, nato in Ucraina. È stato ucciso l’anno scorso quando gli è stata consegnata una statuetta piena di esplosivo in un caffè di San Pietroburgo. Malyuk, riporta il Guardian, ha detto che è stato preso di mira per il suo servizio militare contro l’Ucraina e per i suoi appelli all’eliminazione degli ucraini.
(da agenzie)

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CI SONO MINISTRI COCAINOMANI? IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI, VA ALLA GUERRA CONTRO IL GOVERNO

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

AL TG1 FA UNA PESANTE ALLUSIONE: “UN POLITICO CHE GOVERNA PUÒ ESSERE RICATTATO SE È FOTOGRAFATO O È STATO FOTOGRAFATO VICINO A DELLA COCAINA”… SI RIFERISCE A QUALCHE MEMBRO DEL GOVERNO IN PARTICOLARE?

Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha il dono del parlar chiaro. Alcune sue battute lasciano il segno. Così come l’ultima, a proposito dei test psico-attitudinali per i magistrati: «Io sono pronto a sottopormi a qualsiasi test. Ma facciamoli a tutti, anche a chi governa. E mettiamoci anche alcol e droga».
Procuratore, scandalizzato per i test?
«Sicuramente sorpreso. Sia per il merito del provvedimento, di cui non riesco a cogliere il senso, che per le modalità, essendo inserito nell’articolato attuativo della riforma Cartabia che non lo prevedeva affatto. Quindi doppiamente incostituzionale».
Anche lei vede un implicito attacco ai giudici italiani?
«Si va a innestare nel quadro complessivo di riforme che a partire dalla legge Cartabia tendono a vedere con sfiducia l’operato dei magistrati: dalla riduzione significativa dei rapporti con gli organi di stampa, alla riforma delle intercettazioni, passando per la separazione delle carriere. La sensazione è che i problemi della giustizia, di cui non nego l’esistenza, vengano addebitati ai magistrati, come se non esistesse la carenza di uomini e mezzi, e una legislazione inadeguata e inutilmente macchinosa».
Citando la nota intervista di Silvio Berlusconi: siete tutti matti a voler vestire la toga?
«Assolutamente no! Questa professione richiede senso di responsabilità, sacrifici, rinunce e anche rischi. Se questo significa essere matto, sono orgoglioso di esserlo».
Lei ha già rilanciato: allora testiamo tutti.
«Se si devono introdurre i test, lo si faccia oltre che per i magistrati, anche per i medici che devono curare le persone, per i tecnici pubblici o incaricati dalle stazioni appaltanti per valutare complessi progetti ingegneristici (tipo il ponte di Messina) e, perché no, per chi ricopre cariche pubbliche, dovendo assumere scelte strategiche per la comunità».
Arriva il nuovo fascicolo del magistrato. La preoccupa?
«Assolutamente sì. Perché la cosiddetta pagella del magistrato si fonda su un presupposto sbagliato: l’esito processuale delle cause. Sbagliato perché si basa anche e soprattutto su fattori che esulano dalla bravura del magistrato sottoposto a valutazione. Ma poi nel fascicolo si inseriscono non solo i provvedimenti (sentenze, ordinanze cautelari), ma tutti gli atti indistintamente. Ma chi pensa a queste riforme, sa quante migliaia di atti scrive un magistrato durante l’anno? Che senso ha inserire la convocazione di un testimone a un processo? E chi se li legge tutti questi atti? Ma veramente vogliamo essere seri? Così si devono valutare i magistrati? ».
Quanto inciderà l’impossibilità di usare le intercettazioni in fascicoli diversi da quelli per cui sono state autorizzate?
«Inciderà parecchio, incrementando la giustizia di classe. Se un soggetto intercettato per altra ragione confida al suo interlocutore di avere rubato un pezzo di formaggio del valore di 20 euro questa conversazione costituisce piena prova. Se rivela di essersi fatto corrompere con una mazzetta di 200.000 euro sotto forma di consulenza, no».
Della separazione delle carriere che ne pensa?
«Il mio pensiero è chiaro e lo ribadisco. Le carriere unificate arricchiscono professionalmente i magistrati, salvaguardando la cultura della giurisdizione, che significa, in parole povere, che il Pm ragiona come un giudice, avendo autonomia decisionale e rispondendo, nell’esercizio delle sue funzioni, a un solo superiore gerarchico: la legge».
(da La Stampa)

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SONDAGGIO IPSOS PAGNONCELLI: PD OLTRE IL 20%, FORZA ITALIA SORPASSA LA LEGA

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

FDI 27,5%, PD 20,5%, M5S 16,1%, FORZA ITALIA 8,7%. LEGA 8%

I sondaggi di Ipsos illustrati oggi da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera dicono che Fratelli d’Italia è il primo partito con il 27,5% e cresce di mezzo punto percentuale.
Dietro c’è il Partito Democratico, staccato ma al di sopra della soglia «psicologica» al 20,5% e in crescita di un punto e mezzo.
Segue il Movimento 5 Stelle con il 16,1% ma in calo dell’1,3%. Intanto Forza Italia supera la Lega arrivando all’8,7% contro l’8% del Carroccio.
L’Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva hanno il 3,3% ciascuno, segue Più Europa con il 2,8% ed Azione con il 2,5%. Pace Terra Dignità, la nuova “creatura” di Michele Santoro, è accreditata dell’1,5%, così come Italexit.
Infine, i leader di partito. Oggi il più popolare è Antonio Tajani con un gradimento del 36%, seguito da Giuseppe Conte con il 31 ed Elly Schlein con il 27. Matteo Salvini è al 24% e Maurizio Lupi di Noi Moderati al 21%. Chiudono la classifica Carlo Calenda con il 17% di consensi e Matteo Renzi con il 15.
(da agenzie)

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L’IDEA DI ELLY E’ PIU’ REALISTICA CHE MAI: CANDIDARE ILARIA SALIS ALLE ELEZIONI EUROPEE PER DARLE L’IMMUNITA’ E FARLA USCIRE DAL CARCERE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

UN ATTO DI GIUSTIZIA E CORAGGIO, UN SEGNALE POLITICO IMPORTANTE (INFATTI C’E’ QUALCUNO NEL PD CHE STORCE IL NASO, TI PAREVA)

Il Partito Democratico vuole candidare Ilaria Salis al Parlamento Europeo. L’idea viene direttamente dalla segretaria Elly Schlein, che ne ha parlato in una riunione con i fedelissimi prima della segreteria sulle elezioni europee.
L’insegnante antifascista è detenuta da oltre un anno a Budapest in Ungheria con l’accusa sensa prove di aver aggredito insieme ad altri alcuni neonazisti durante una manifestazione. Lei è stata anche ritratta impiccata in un murale a Budapest.
Della candidatura di Ilaria Salis alle elezioni europee di giugno Schlein ha parlato con i suoi fedelissimi. La Repubblica racconta di un pre-vertice prima della segreteria in cui erano presenti, tra gli altri, Marco Furfaro, Igor Taruffi, Marco Sarracino, Alessandro Zan e Marina Sereni. E poi la coordinatrice Marta Bonafoni e la vice-presidente del Pd, Chiara Gribaudo. Infine, i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia. Tutti insieme fanno parte dell’E-Team di Elly, ovvero una chat su WhatsApp che prende il nome dall’A-Team del telefilm degli Anni Ottanta. C’è anche chi, come Sereni, ha espresso dubbi sull’opportunità dell’idea.
La famiglia Salis per ora ha escluso un impegno politico. La sua candidatura all’europarlamento permetterebbe alla supplente di scuola secondaria di avere l’immunità ed evitare la detenzione. Schlein ha chiesto al suo piccolo gruppo di valutare l’ipotesi, senza prendere ancora una decisione.
Mentre è arrivato l’ok alla candidatura di Ivan Pedretti, ex capo dei pensionati della Cgil, che rinforzerebbe il legame tra il partito e il sindacato. Intanto nel partito si ragiona anche intorno alla candidatura di Schlein. Il problema dell’alternanza uomo-donna che penalizzerebbe le altre nel partito è stato risolto con la formula del panino. Che prevederebbe cinque donne della società civile in cima all’elenco nelle circoscrizioni, con la leader al terzo posto.
(da agenzie)

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