Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
CONTE CORTEGGIA LA GALASSIA PACIFISTA MA SI E’ VISTO SOFFIARE SOTTO IL NASO DA SCHLEIN L’EX DIRETTORE DI AVVENIRE MARCO TARQUINIO
La corsa verso le Europee del M5S è meno entusiasmante del previsto, almeno per ora: le candidature di peso, le corse da indipendenti, stentano a decollare. L’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico al Sud, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci nelle Isole, nome di richiamo dell’antimafia: fine.
Con Giuseppe Conte che «sta avendo più difficoltà del previsto a trovare nomi di spessore elettorale », raccontano nel Movimento. Lo scouting infatti è diretto appannaggio del presidente e di sicuro vedersi soffiare sotto il naso dal Pd l’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio, anche se nulla era stato messo nero su bianco, non è un bel segnale.
Anche perché, sul tema della pace, i 5 Stelle si stanno spendendo molto e il profilo di un giornalista sempre critico nei confronti della strada del riarmo pareva tagliato su misura. Ad oggi nel Nord-ovest e nel Nord-est le capoliste più quotate sono due europarlamentari uscenti, scelte come capoliste da Luigi Di Maio nel 2019: Mariangela Danzì e Sabrina Pignedoli. Sono donne, hanno una loro esperienza maturata nella legislatura al termine, hanno un buon rapporto con gli attivisti, ma per un partito che in teoria vorrebbe scippare ai dem la leadership del “campo giusto” servirebbe qualche colpo di scena in più.
«Qui non è come alle Politiche, che basta un buon posto in lista: le preferenze vanno conquistate…», è la constatazione che si fa in via di Campo Marzio a Roma. Il capo della comunicazione Rocco Casalino s’è comprato casa a Roma e chi lo sposta più, magari ci riproverà Livio De Santoli, professore alla Sapienza esperto di politiche energetiche, candidato da capolista ma senza successo nel 2022, l’ex ministro Andrea Riccardi, anima della comunità di Sant’Egidio, è corteggiato da tempo finora senza successo.
Intanto le regole per le autocandidature alle Europee riservate agli iscritti sono state pubblicate sul sito del M5S due giorni fa ed esattamente com’era avvenuto nel 2022, per le Politiche, la farraginosità esplicativa del regolamento per partecipare aveva aperto uno squarcio inaspettato: la ex sindaca di Roma Virginia Raggi potrà candidarsi? La risposta è no. Nel regolamento è scritto così: chi vuole candidarsi, e di sicuro a Raggi non dispiacerebbe correre per Bruxelles, “non deve ricoprire attualmente una carica elettiva, salvo che la stessa non abbia scadenza nell’anno 2024 (…) non deve avere svolto due mandati; è escluso dal conteggio del limite dei due mandati elettivi un mandato da consigliere comunale, circoscrizionale o municipale, in qualunque momento svolto”.
Raggi è consigliera comunale, quindi rientra nella prima eccezione. Nella seconda invece no, perché Raggi è oggi al terzo mandato: due da consigliera comunale, uno da sindaca.
L’europarlamento, per lei, sarebbe il quarto mandato. Ora, la ex sindaca è da tempo in rotta di collisione con gli attuali vertici dei 5 Stelle, mentre continua a coltivare amicizia e attivismo con un fuoriuscito di lusso come Alessandro Di Battista.
Se pure le postille fossero state scritte per allargare anche a lei la possibilità di una candidatura, attraverso un’interpretazione ampia della regola, dietro ci sarebbe dovuto essere un riavvicinamento con Conte.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
A RISCHIO L’OPERA PIU’ COSTOSA E IMPONENTE DEL PNRR…UN ALTRO BLUFF DI CHI NON CONSIDERA I PERICOLI DELLE GRANDI OPERE
Semaforo rosso dall’Anac per la nuova diga di Genova, una delle
opere simbolo del Pnrr. L’Autorità nazionale anticorruzione ha bocciato il progetto individuando «sette profili critici». A riportare la notizia è il Sole 24 Ore, secondo cui la delibera del 20 marzo scorso potrebbe già essere stata trasmessa sia alla procura di Genova che alla Corte dei conti. Le contestazioni dell’Anac, in particolare, riguardano la mancata procedura di gara, l’inserimento della diga tra le opere beneficiarie dei fondi del Pnrr, alcuni rilievi «legati alla concatenazione degli eventi nel corso delle procedure di affidamento».
Il conflitto d’interessi
Ma anche l’ipotesi di un possibile conflitto di interessi dell’ingegnere Marco Rettinghieri, ex responsabile dell’attuazione del programma straordinario, tra cui è inserita anche la diga oggetto dell’appalto, e successivamente divenuto presidente del Cda di Webuild Italia spa», l’azienda vincitrice dell’appalto. Su quest’ultimo punto è arrivata la risposta della stazione appaltante, che ha respinto il presunto conflitto di interessi precisando che le funzioni di Rettinghieri «presso l’autorità portuale erano da tempo cessate all’atto dell’avvio della gara». Sul sito di Webuild, la nuova diga foranea di Genova è stata descritta come «un’opera al mondo per complessità, dimensioni e ricadute positive sulla città» ma anche come «il più grande intervento di sempre per il potenziamento della portualità italiana».
La diga più profonda d’Europa
Si tratta infatti della diga più profonda mai realizzata in Europa, che candiderebbe il capoluogo ligure a diventare uno dei più grandi hub logistici per il commercio del Vecchio Continente. Un eventuale stop ai lavori per la diga di Genova sarebbe clamoroso, se non altro perché con i suoi 1,3 miliardi di euro complessivi si tratta dell’opera più imponente e più costosa del Pnrr, il piano nazionale messo a punto dal governo italiano per spendere i finanziamenti europei del Recovery Fund.
(da Open)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
ELEZIONI: IL QUORUM PER LE EUROPEE FA FARE ACCORDI TRA IV E +EUROPA: SI TRATTA SUI NOMI IN QUOTA ALL’EX PRESIDENTE SICILIANO
Da Totò Cuffaro a Emma Bonino, passando per Sandra Mastella: Matteo Renzi in questi mesi le ha provate tutte per arrivare al 4% nella corsa verso Bruxelles. Cercando di stringere accordi con riciclati, condannati, vecchie cariatidi della politica. Senza curarsi nemmeno della difficoltà di tenere insieme una grande vecchia della politica (seppur passata con una certa disinvoltura per le esperienze politiche più variegate) a personaggi in odore di mafia.
Oggi è atteso a Roma l’ex presidente della Sicilia, che ha scontato una condanna in carcere per favoreggiamento alla mafia. Doveva essere un incontro con il leader di Italia Viva per definire i dettagli della lista da fare insieme, il Centro. Ma l’incontro potrebbe saltare o sancire la rottura della trattativa. Non per la volontà del fu Rottamatore, quanto per l’incompatibilità con Emma Bonino. “Visto l’accordo siglato da Matteo Renzi con #TotòCuffaro, condannato nel 2010 a sette anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa Nostra, oggi ‘Mister Stai Sereno’ si presenterà al tavolo con +Europa anche in veste di portavoce di Totò Cuffaro?”, scriveva ieri su X il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca. Perché infatti oggi – salvo sorprese dell’ultima ora – sarà ufficializzata la lista Stati Uniti d’Europa, con la partecipazione di Iv, più Europa, i Liberali di Marcucci, Volt e i Socialisti. “Stiamo lavorando per portare a Bruxelles diversi parlamentari europei che non siano sovranisti o populisti. Persone che credono negli Stati Uniti d’Europa. Persone che fanno politica. Perché serve l’Europa e serve la politica, mai come in questo momento drammatico per il futuro del pianeta. C’è chi pensa ai veti, io penso ai voti”: così ieri Renzi, anticipando pure le polemiche. La lista non vedrà la partecipazione di Carlo Calenda. Salvo ripensamenti (esclusi però categoricamente in tutte le sedi dall’interessato), visto che a questo punto le possibilità di Azione da arrivare al quorum si riducono.
Quella di oggi, però, è un’altra storia. E racconta prima di tutto che il fu Rottamatore è costretto a fare un passo indietro e a non correre per le Europee. È questo il prezzo da pagare per avere la disponibilità di Bonino, che dovrebbe mettersi in gioco in prima persona, in ticket al centro con il renzianissimo Nicola Danti. Per Renzi, in fondo, un sacrificio relativo, visto che a Bruxelles comunque non sarebbe andato, visti i suoi numerosi conflitti d’interessi.
Non è un caso, vista la tempistica, che la trattativa sia stata svelata proprio ieri dal Giornale di Sicilia: Cuffaro non ci sta a farsi fare fuori, dopo mesi di abboccamenti, che vedevano la sua Dc di nuovo alla ribalta e prevedevano anche un nome per la lista, Il Centro. Proprio le parole che Renzi aveva messo sotto la sua faccia, sui cartelloni con i quali ha tappezzato autobus e stazioni di tutta Italia. Ma, mentre fonti di Iv non confermano e non smentiscono l’accordo, Riccardo Magi, segretario di più Europa, sul punto è chiaro: “Era una delle ipotesi, ora che chiude con noi, questa decade”.
Cuffaro, dunque, di certo non potrà candidarsi in prima persona, ma i rumors dall’isola confermano che – attraverso il suo luogotenente, Davide Faraone – Renzi in lista metterà un nome che a lui fa riferimento. Nell’isola, tra i voti “liberi”, dopo la rottura con la Lega, ci sono anche quelli di Lombardo: ma l’accordo sarebbe pronto con Forza Italia o Fratelli d’Italia. Resta ancora aperta la questione Sandra Mastella, che Renzi sta corteggiando da mesi. Anche qui, la “compatibilità” è tutta da verificare. Così come le liste sono da comporre. Di certo, c’è che nella scelta di più Europa ha contato anche l’insistenza di Della Vedova, legato a doppio filo a Gianfranco Librandi e alla sua disponibilità a finanziare campagne elettorali passate, presenti e future.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI VOGLIONO PUNIRE LA MAGISTRATURA PERCHE’ FA ARGINE AI LORO PROVVEDIMENTI INCOSTITUZIONALI E ORBANIANI
Ai test psicoattitudinali, “che andrebbero praticati a coloro che
occupano posizioni apicali e anche a chi ha responsabilità di governo, andrebbero affiancati anche il narco test e l’alcol test”.
È la proposta avanzata dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, secondo il quale “chi è sotto l’effetto di droga non solo può fare ragionamenti alterati, ma è anche ricattabile”.
Il procuratore di Napoli ha risposto alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza stampa, indetta in Procura, relativa a sei arresti dei carabinieri che hanno fatto luce su due efferati omicidi di camorra. “Facciamo anche il narco test perché, chi é sotto l’effetto di cocaina, può fare ragionamenti alterati o prendere decisioni frutto di ricatti. Dato che ci troviamo, facciamo anche l’alcol test perché chi magari quel giorno è ubriaco può dire delle cose che possono condizionare l’opinione pubblica in modo negativo”.
Anm: “I test psicoattitudinali non servono a nulla, solo propaganda
Secondo il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, i testi psicoattitudinali per i magistrati introdotti dal governo “non servono a nulla, anzi è solamente propaganda”.
La dispensa per infermità anche psichica “esiste nel nostro ordinamento da tempo immemorabile, da una legge del 1946. Se ci sono casi di squilibrio patologico si interviene, ma il ministro della Giustizia ha già un potere di vigilanza e ha gli strumenti per intervenire in questi casi”, sottolinea Santalucia. “Se poi si vuole controllare altro che non sia la patologia psicologica, ma il modo di essere, l’espressione di una personalità che non piace, questo è arbitrio”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
COLPITO DA INFARTO HA PENSATO PRIMA A SALVARE GLI ALTRI
Un malore mentre era al lavoro, come macchinista del treno della linea Pescara-Roma, gli è stato fatale. Prima di morire, però, è riuscito a far frenare il treno salvando gli 87 passeggeri che si trovavano a bordo. È successo nel pomeriggio di ieri, martedì 26 marzo 2024.
A morire Antonio D’Acci, sessantunenne originario di Foggia che viveva a Termoli, in provincia di Campobasso: è lui il macchinista che ieri si trovava sul treno regionale 4193 Pescara-Sulmona, sulla linea Pescara- Roma
Il malore e la frenata
Un infarto gli è costato la vita. Ma lui, Antonio D’Acci, prima di morire, è riuscito a salvare quella dei quasi novanta passeggeri che si trovavano a bordo del treno regionale, facendo frenare il treno. Ha fermato la corsa in piena campagna, all’altezza di Alanno, quasi a metà percorso.§
Non appena lanciato l’allarme, sul posto sono arrivati il capotreno e il personale di bordo. Poi li hanno raggiunti gli operatori del personale sanitario del 118 che hanno provato a rianimarlo. Ogni tentativo si è rivelato vano: per D’Acci, il macchinista eroe, non c’è stato più nulla da fare e ne è stato dichiarato il decesso.
Chi era il macchinista che ha salvato 87 passeggeri
Come anticipato, Antonio D’Acci, detto Tonino, aveva 61 anni. Originario di Foggia, dove aveva studiato almeno fino alle scuole superiori, sposato e con una figlia, viveva in provincia di Campobasso da tempo. Nella giornata di ieri stava lavorando sulla linea Pescara- Roma, sopra al treno regionale che collega la provincia abruzzese con la cittadina dei confetti. Era alla soglia della pensione. Non appena la notizia della sua morte ha iniziato a circolare, sono molti i messaggi da parte di colleghi e colleghe, sia ferrovieri che macchinisti, che hanno iniziato a circolare sui social network.
I messaggi di addio per il macchinista eroe
“Cari colleghi, vi invito a riflettere. I politici, i dirigenti, i sindacalisti di una volta non per niente decisero che il lavoro di macchinista era usurante e che il limite pensionabile era a 58 anni – scrivono in un gruppo Facebook – Caro Antonio che la terra ti sia lieve, porgo le più sentite condoglianze alla famiglia ed anche a tutta la famiglia dei ferrovieri d’Italia”.
Non ha tardato ad arrivare la nota della Filt Cgil Nazionale, il sindacato dei trasporti: “Con profondo cordoglio abbiamo appreso della scomparsa di Antonio D’Acci, uno stimato macchinista – scrivono – In questo momento di lutto e di dolore ci uniamo alla sofferenza della famiglia a cui esprimiamo le nostre più sentite condoglianze a nome anche di tutti i ferrovieri”.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
“SEMBRAVA SOLO SVENUTO, MA CI SIAMO RESI CONTO CHE ERA IN ARRESTO CARDIACO. OGGI VORREMMO SAPERE COME STA”… “PER FARE L’INFERMIERE CI VOGLIONO TESTA E CUORE”
Ha fatto il giro d’Italia la storia di Francesca Taddio e Simone
Oliva, la giovane coppia di infermieri che lo scorso 20 marzo a Milano ha salvato la vita a un uomo che si era accasciato in metropolitana. “Una notizia che speriamo possa far capire quanto è importante il nostro lavoro e il nostro ruolo nella società”, raccontano oggi i due a Fanpage.it. “Ci chiamano eroi? Era il nostro dovere intervenire”.
Prima compagni di corso all’università di Salerno, poi amici e infine fidanzati, Francesca e Simone hanno 25 anni e lavorano a Milano dal 2022: lei, calabrese di Orsomarso (Cosenza), è dipendente all’ospedale San Paolo, mentre lui, nato a Castellammare di Stabia nel Napoletano, è libero professionista. La sera del 20 marzo stanno tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro.
“Erano circa le 23.15, e stavamo scendendo alla nostra fermata di Lambrate”, spiegano. “Dietro di noi, all’interno del convoglio, sentiamo un tonfo, e vediamo questo ragazzo che cade a terra. Inizialmente pensavamo fosse svenuto, poi abbiamo ascoltato il polso. L’attività respiratoria non c’era”.
Con uno sguardo si mettono d’accordo. Francesca continua a misurare il polso, Simone sente la carotide con le dita e controlla se respira. La diagnosi è confermata e resta una sola cosa da tentare: il massaggio cardiaco. Lui inizia a premere sul sui petto con le mani per riattivargli il cuore, mentre lei chiama i colleghi dell’agenzia regionale di emergenza e urgenza. “Abbiamo capito immediatamente che si trattava di un arresto cardiaco. Con un segno d’intesa tra noi, abbiamo agito subito con il massaggio”.
Dopo qualche compressione il ragazzo torna a respirare, e viene messo in posizione di sicurezza sul fianco. “L’abbiamo tenuto sveglio, cosciente. Abbiamo valutato che rispondesse a tutti gli stimoli. Eravamo gli unici a poter gestire quel genere di emergenza, e tutti i presenti si sono completamente affidati a noi”, prosegue il racconto.
I due infermieri, in quel momento, vengono acclamati dai passanti. E elogiati da chi è venuto a conoscenza della loro storia. “Il nostro è il mestiere più bello del mondo. Ti gratifica tanto, abbiamo un ruolo fondamentale nella società. Una missione. Lo dico ai ragazzi di oggi: non abbiate paura di intraprendere questa professione, salvare la vita delle persone regala tante soddisfazioni. Studiate con la testa, sì, ma anche con il cuore”.
Anche se il rovescio della medaglia, fatto di aggressioni in Pronto soccorso e turni massacranti, non fa ben sperare per il futuro. “Speriamo davvero che questa notizia possa aiutare a cambiare le cose. Con il Covid eravamo gli infermieri eroi, ora questa figura così esaltata sta pian piano scemando”. E adesso? “Vorremmo tanto sapere come sta il ragazzo della metropolitana. Sarebbe bello se volesse mettersi in contatto con noi: se vuole, ci faccia sapere. Noi siamo qui”.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
LA FOGNA SOVRANISTA, INVECE DI FARE POLEMICHE RAZZISTE, IMPARI A RISPETTARE IL PROSSIMO E NON PARLI DI VALORI: IL RAZZISMO NON E’ UN VALORE, E’ UN CRIMINE
Non si placa la polemica scoppiata a seguito della decisione del preside dell’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello (Milano) di disporre un giorno di chiusura per la fine del Ramadan, in occasione delle festività pasquali.
Dopo la richiesta di fare un passo indietro da parte del Ministero dell’Istruzione, convocato dal ministro Valditara in persona, prendono posizione i docenti della scuola. E lo fanno attraverso una lettera. “Siamo indignati per la strumentalizzazione di una decisione legittima. Da anni lavoriamo per creare interazione tra culture diverse”, scrivono.
Sul caso, del resto, è intervenuto Matteo Salvini in persona. “Una scelta inaccettabile, contro i nostri valori”, ha tuonato il leader della Lega. Seguito a ruota dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana (“Se dovessimo rispettare le tradizioni di tutti saremmo costretti a chiudere ogni giorno, non ha senso seguire usanze altrui”). “La decisione nasce dall’analisi e dalle valutazioni del contesto territoriale con un’utenza multiculturale a predominanza araba e pakistana”, controbatte oggi il corpo docenti, 200 insegnanti “con idee diverse” ma uniti nel fronteggiare le critiche piovute sul piccolo istituto dell’hinterland Milanese.
“Da giorni siamo in questa condizione e nessuno ci tutela dall’ondata di odio generata su stampa e social anche da parte di esponenti politici”, denunciano inoltre i professori dell’istituto di Pioltello. “Ci sentiamo maltrattati, calpestati nei valori e nella dignità”.
E ancora. “Lavoriamo per non fare scappare gli italiani, per non avere classi ghetto e per creare armonia ed interazione tra culture diverse, mai per annientare o sottomettere uno all’altro. Ci offendono certi commenti e ci feriscono perché operiamo ogni giorno nel rispetto dei valori costituzionali, per l’uguaglianza sostanziale e formale sancita dall’Articolo 3 della nostra prima legge”, si conclude così la lettera.
E ieri è arrivata la legttera di solidarietà del Presidente Mattarella.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
ENNESIMO ATTO DELINQUENZIALE DEL GOVERNO CRIMINALE DI NETANYAHU… BIDEN: “I FILO-PALESTINESI HANNO RAGIONE”
Nonostante la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di
due giorni abbia chiesto per la prima volta un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza Israele continua coi bombardamenti e le uccisioni di civili. Almeno 12 palestinesi, compresi alcuni bambini, sono stati uccisi da un raid aereo che ha colpito una tenda piena di sfollati nel sud dell’enclave. L’attacco è stato compiuto nella zona costiera di al-Mawasi, a ovest della città di Khan Younis. Altre tre persone sono state uccise nei raid israeliani di questa mattina contro due case nei quartieri di Khirbet al-Adas e Ash-Sha’out della città di Rafah. Ma le forze israeliane hanno aperto il fuoco e ucciso un palestinese di 19 anni anche a Jenin, in Cisgiordania, e altri quattro giovani arabi sono stati uccisi nella città di Qabatiya, pochi chilometri a sud. Nel frattempo Tel Aviv ha bombardato il sud del Libano, uccidendo almeno sette persone.
Il Pentagono: “A Gaza catastrofe umana”
Il prosieguo dei bombardamenti ignora le disposizioni della Corte Internazionale di Giustizia e quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che appena due giorni fa ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza in cambio della liberazione di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, ma soprattutto dell’ingresso di un maggior numero di camion di aiuti umanitari in un territorio in cui incombono carestia ed epidemie. Una “catastrofe umana”, come l’ha definita ieri il capo del Pentagono Lloyd Austin, parlando all’inizio dell’incontro con il ministro della Difesa israeliano Gallant.
Biden: “I manifestanti filo-palestinesi hanno ragione”
Proprio gli Stati Uniti, storici alleati di Israele, stanno manifestando sempre maggiore insofferenza verso quello che assume, giorno dopo giorno, i contorni di un genocidio: una situazione che ha spinto persino il presidente Joe Biden a dire che i manifestanti filo-palestinesi “hanno ragione”.
Il capo della Casa Bianca era stato interrotto da alcuni attivisti durante una manifestazione elettorale nel North Carolina. “Siate pazienti con loro”, ha detto Biden parlando allo staff dell’evento: “Hanno ragione, dobbiamo prestare molta più attenzione a Gaza”, ha detto il presidente mentre la folla applaudiva.
Finora l’amministrazione Biden non è mai arrivata alla conclusione che Israele abbia violato le leggi internazionali di guerra, “ma i processi di valutazione continuano e devono ancora produrre una valutazione definitiva”. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, secondo cui l’amministrazione presenterà un rapporto al Congresso entro l’8 maggio, come parte di un memorandum sulla sicurezza nazionale che ricorda ai Paesi che ricevono armi dagli Stati Uniti di attenersi al diritto internazionale e di non bloccare le attività umanitarie. “Questi processi per valutare la loro conformità al diritto internazionale umanitario sono in corso e non hanno raggiunto una conclusione definitiva”, ha affermato Miller. La scorsa settimana Israele ha presentato rassicurazioni scritte, come richiesto dalla nota, affermando che le armi fornite dagli Stati Uniti non vengono usate per violare le leggi umanitarie a Gaza.
(da Fanpage)
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Marzo 27th, 2024 Riccardo Fucile
DELMASTRO NON ERA IN QUELLA STANZA AL MOMENTO DELLO SPARO. MA IL SUO CAPOSCORTA MORELLO SAREBBE STATO LÌ, A FIANCO DI POZZOLO CHE AVEVA ASSICURATO: “NON SONO STATO IO”
Una pistola maneggiata da più persone. Tre uomini vicini al centro della scena del reato, in quest’ordine: Emanuele Pozzolo, deputato (sospeso) di Fratelli d’Italia, Pablito Morello, capo scorta del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e Luca Campana, compagno della figlia di Morello.
Un revolver piccolo come un accendino, regolarmente detenuto da Pozzolo, da cui parte un colpo, mentre il tamburo viene aperto.
A tenerlo in mano, e a sparare, sarebbe stato il deputato di FdI, l’unico indagato per lo sparo della festa di Capodanno di Rosazza. È la ricostruzione che trapela dalla perizia balistica effettuata da Raffaella Sorropago, la consulente tecnica nominata dalla procuratrice di Biella, Teresa Angela Camelio.
La perizia, depositata ieri in procura, è l’ultimo atto scientifico atteso dagli inquirenti prima di chiudere l’indagine. Il primo era stato lo stub, l’esame della polvere da sparo che resta sulle mani, che era risultato positivo per Pozzolo. Anche se, essendo stato fatto solo a lui, il suo valore potrebbe essere considerato relativo. Delmastro non era in quella stanza della Pro loco, al momento dello sparo. Ma il suo caposcorta Morello sarebbe stato invece lì, a fianco di Pozzolo.
Secondo il perito dell’accusa, dunque, a sparare sarebbe stato il deputato di FdI. La procura di Biella aveva chiesto al consulente di incrociare i dati tecnici e balistici con le audizioni dei testimoni. Il teste chiave, secondo la procura, è Campana, 30 anni, rimasto ferito alla coscia dal piccolo proiettile partito dalla North American arms lr 22. Sentito in ospedale subito dopo l’incidente, il primo gennaio, Campana aveva raccontato: «C’era Pozzolo che maneggiava l’arma.
Al suo fianco c’era Morello e poi io. Eravamo tutti molto vicini al tavolo. Ho visto a un certo punto Pozzolo aprire il tamburo, probabilmente per mostrare le cartucce ».
Pozzolo «ha appoggiato sul tavolo il revolver per smontarlo – aveva precisato Campana – subito dopo è partito il colpo». L’analisi del tavolo, svolta dal perito della procura, confermerebbe la sua versione. I residui di polvere supporterebbero la tesi dell’estrema vicinanza del revolver al tavolo, nel momento in cui partì il colpo. Forse meno di cinque centimetri. Oltre alla macchia di polvere nera, sul piano di legno è rimasto il segno – quasi impercettibile – del proiettile, che prima di conficcarsi nella coscia del ferito ha scalfito il mobile, quasi all’angolo. Tutto tornerebbe dunque, secondo la versione dell’accusa: tracce di polvere, segni sul tavolo, racconto del ferito.
Ma perché Pozzolo stava (se l’aveva lui in mano) maneggiando la pistola? Due le ipotesi degli inquirenti. O per metterla in sicurezza, smontandola. Oppure per fare vedere a chi era vicino a lui, Morello compreso, che non era un giocattolo, perché aveva le cartucce.
Si tratta soltanto di ipotesi, che al momento sono in contrasto con quanto Pozzolo ha sempre ribadito: «Non sono stato io a sparare».
Convocato in procura due mesi fa, si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma nei prossimi giorni, quando sarà pronta anche la consulenza tecnica della difesa, svolta da Pierpaolo Soldati, Pozzolo potrebbe presentarsi agli inquirenti per fornire la sua versione dei fatti. Nessun approfondimento ulteriore è stato chiesto riguardo alla presenza dei tre profili genetici trovati dai Ris di Parma sul revolver.
Secondo la procura, non sarebbe necessario indagare ancora, dal momento in cui tre persone hanno finora ammesso di averla presa in mano: Pozzolo, Pablito Morello e suo figlio Maverick. Ed è proprio questo il punto su cui accusa e difesa potrebbero concordare.
(da agenzie)
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