Destra di Popolo.net

LE FAMIGLIE ITALIANE IN CRISI NERA: RECORD NEGATIVO PER LA CAPACITA’ DI SPESA

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

SUI REDDITI IL COMPLETO FALLIMENTO DEL GOVERNO

La crisi per le famiglie italiane non si ferma. Anzi, la situazione continua a peggiorare, con un balzo indietro di sei anni. La capacità di spesa delle famiglie italiane continua a essere debole, anche se il costante peggioramento iniziato nel 2021 sembra rallentare. In ogni caso, però, nel 2023 non c’è stato alcun segnale di ripresa e la situazione resta allarmante.
L’indagine annuale Termometro Altroconsumo 2023 ha analizzato il livello di difficoltà dei consumatori nell’affrontare le spese durante l’anno appena terminato, evidenziando anche le differenze fra aree geografiche e fra le tipologie di famiglia, esaminando infine le aspettative per il 2024.
Nel 2023 si registra una stabilizzazione della capacità di sostenere le spese correnti, ma con livelli ancora molto negativi. Sono sei gli ambiti di spesa analizzati: abitazione, mobilità, salute, alimentazione, istruzione, cultura e tempo libero. L’indice del 2023 è di 45,1 (-0,1 rispetto al 2022): una flessione minima ma che fa raggiungere il record negativo da quando l’indagine è iniziata nel 2018.
Una famiglia su dieci, in particolare, risulta in gravi difficoltà economiche: vuol dire che nel 2023 ha avuto difficoltà a sostenere le principali spese quotidiane in tutti gli ambiti esaminati. Il dato è di poco in salita rispetto al 9% del 2022 ed è il peggiore mai registrato.
Solo il 27% delle famiglie dichiara di non aver avuto alcuna difficoltà, mentre aumentano quelle che faticano a risparmiare: il 74% spiega di avere difficoltà a mettere da parte risparmi (+4% rispetto al 2022) e il 40% (in aumento di cinque punti percentuali) ha avuto grosse difficoltà. Prevale, inoltre, una percezione fortemente negativa degli italiani in molti ambiti di spesa.
IL FALLIMENTO DEL GOVERNO
Ciò che emerge dall’analisi di Altroconsumo, considerando sia le difficoltà di spesa che quanto viene percepito, sembrerebbe che le politiche messe in campo dal governo a sostegno dei redditi (come la proroga del taglio del cuneo fiscale, le misure anti-inflazione, i bonus nuovi o prorogati) non stiano avendo effetti positivi. Insomma, il governo non è riuscito a migliorare le condizioni delle famiglie italiane. Anzi.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI, PER TOGLIERSI DALLE SCATOLE PIANTEDOSI, PENSA DI CANDIDARLO A GOVERNATORE DELLA CAMPANIA

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’IDEA DI LANCIARE IL MINISTRO IRPINO PERMETTEREBBE ALLA DUCETTA DI LIBERARE LA CASELLA DEL VIMINALE

Un nome “pesante” spunta fra possibili candidati alla presidenza della Regione per il centrodestra. La premier Giorgia Meloni si starebbe facendo sponsor del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Un’indicazione che sarebbe difficile da rifiutare per gli alleati del centrodestra: sarebbe complicato motivare il “no” a un prefetto, ministro quotato nel governo di centrodestra.
Oltretutto, la candidatura di Piantedosi offrirebbe un’altra suggestione: il ministro è originario di Avellino e quindi potrebbe essere lanciato come un’alternativa al “salernocentrismo” di De Luca e al “napolicentrismo”.
L’idea di lanciare Piantedosi sarebbe venuta da poco tempo alla Meloni. La premier è stata più volte attaccata direttamente da De Luca, sia con dichiarazioni ufficiali che con il famoso fuorionda durante il quale le ha dato della “str… a”. Davanti a questa offensiva, la Meloni si sarebbe convinta di doversi occupare personalmente della gara elettorale in Campania.
E non ci sono solo indiscrezioni, ma anche endorsement in piena regola: basti pensare alle dichiarazioni pubbliche del viceministro Edmondo Cirielli del parlamentare Sergio Rastrelli, entrambi di Fdi, a favore del ministro della Cultura Genny Sangiuliano.
Ma anche lo stesso Cirielli viene considerato come una possibile scelta: il viceministro sarebbe a caccia di rivincite e sognerebbe un “derby” tutto salernitano con De Luca. Gira anche il nome del rettore dell’università “Vanvitelli” Gianfranco Nicoletti, in quota Lega. Ma l’ipotesi di Piantedosi viene accreditata di un peso specifico maggiore, anche per l’investitura diretta della Meloni.
(da Cronache di Napoli)

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L’ECONOMISTA COTTARELLI: “RATE E CARTELLE AZZERATE: DAL GOVERNO UN REGALO AGLI EVASORI E AGLI AUTONOMI”

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

“AI DIPENDENTI CHE HANNO GIA’ PAGATO NESSUN AIUTO”

Ancora una volta il governo prende una misura che approfondisce la differenza tra il trattamento fiscale di lavoratori dipendenti e autonomi”. E’ quanto sostiene l’economista Carlo Cottarelli, in un’intervista a Repubblica, sulla maxirateizzazione fiscale voluta dal governo.
“Se il lavoratore autonomo si trova in difficoltà economica e non riesce a pagare è chiaro che il Fisco deve cercare di andargli incontro – spiega – in tutti i Paesi ci sono misure di questo genere, ma al lavoratore dipendente questa possibilità non viene data perché le tasse le ha già pagate, anche se era in difficoltà economiche. Quindi, capisco la necessità di aiutare gli autonomi, ma non bisogna esagerare”.
Rispetto alla rinuncia alle cartelle non riscosse entro 5 anni “c’è sicuramente la necessità di evitare di accumulare crediti non riscossi per troppo tempo, ma rinunciare alla riscossione dopo 5 anni mi sembra prematuro. Si passa da un eccesso a un altro”.
Per l’economista comunque la direzione presa dal governo è “contraddittoria”: “Le stime inviate in Parlamento da questo governo dicono che dal 2017 al 2021 l’evasione si è ridotta di 23 miliardi, quella sull’Iva di quasi 18. Si stavano ottenendo dei risultati significativi, ma poi si è deciso di cambiare strategia, con condoni e favori, sostenendo che tanto le cose non funzionavano. Non è vero, è avvenuto l’esatto contrario: dal 2018 era in corso un forte recupero dell’evasione. Ora vedremo se durerà”.
(da agenzie)

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PER ROMANO LA RUSSA GLI STUDENTI MANGANELLATI A PISA “USATI COME AVANGUARDIA DELLE SPRANGHE CHE 50 ANNI FA USAVANO I LORO NONNI”

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

REPLICA IL PD: “50 ANNI FA ERI IL PICCHIATORE DI SAN BABILA”… CHE AVANSPETTACOLO: UN GIORNO SI DISTINGUERA’ TRA PICCHIATORI, PICCHIATELLI E DELATORI

I ragazzi che manifestano «li usate come avanguardia delle spranghe che 50 anni fa usavano i loro nonni». Chi parla così, cn una frase che farà discutere, è Romano La Russa, assessore regionale di Fratelli d’Italia in Lombardia, nella discussione in aula sulla mozione di solidarietà alle forze dell’ordine presentata dal leghista Davide Caparini.
La mozione era stata presentata dopo gli scontri di domenica 3 marzo alla presentazione di un libro della moglie di Caparini, l’eurodeputata Silvia Sardone. Contro quell’evento i centri sociali avevano mobilitato un presidio. Carmela Rozza, del Partito democratico, ha risposto così a La Russa: «50 anni fa eri il picchiatore di San Babila». La mozione al termine del dibattito è passata con i voti del centrodestra.
Sull’argomento è ritornato anche il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino: “Già ieri in aula abbiamo risposto con durezza a Romano La Russa. Lo ha fatto giustamente Carmela Rozza, che gli ha ricordato, tra l’altro, il suo passato da picchiatore in piazza. Voglio insistere su questo punto – ha commentato Majorino – l’ex picchiatore sanbabilino La Russa si scusi con le ragazze e i ragazzi manganellati a Pisa e con le loro famiglie. E rammenti le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.
(da agenzie)

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L’UE DICE SI’ ALLA LEGGE SULLA LIBERTA’ DEI MEDIA, OVVIAMENTE CHI SI ASTIENE? FDI E LEGA

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

UNA LEGGE A TUTELA DELL’INDIPENDENZA DI TV E RADIO PUBBLICHE DALLA POLITICA E LA TRASPARENZA DELLA PROPRIETA’ POTEVA MAI AVERE IL CONSENSO DEI SOVRANISTI?

Era stata pensata in risposta alle gravi ingerenze del governo nei media pubblici in Polonia e Ungheria e in seguito allo scandalo dei software che spiavano i giornalisti. Ma l’ultimo progetto del premier slovacco Robert Fico, che vuole assoggettare al governo la tv e la radio statali, la rende ancora più attuale e urgente.
Lo European Media Freedom Act, che oggi il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza, è la prova che l’Ue non sottovaluta i rischi che corrono la libertà dei media e quindi la democrazia del continente.
Che cosa è lo European Media Freedom Act
La Legge europea per la libertà dei media (Emfa) istituirà un quadro comune per i servizi dei media nell’ambito del mercato interno dell’Ue e introdurrà misure per contrastare la politicizzazione dei media e la mancanza di trasparenza delle loro proprietà, oltre che per proteggere i giornalisti dalle ingerenze politiche, in un continente che rimane però l’avanguardia del mondo quando si tratta di libertà dei media: nella classifica del World Press Freedom di Reporters sans frontières, appartengono all’Ue 8 dei primi 10 Paesi, con solo la Grecia fuori dai primi cento.
La libertà dei media pubblici
Secondo la nuova legge, i Paesi dell’Ue dovranno garantire l’indipendenza editoriale e funzionale dei media pubblici, attraverso procedure trasparenti e non discriminatorie nelle nomine dei dirigenti e dei membri del consiglio, che dovranno operare per un mandato sufficientemente lungo e non potranno essere licenziati prima di quanto stabilito se non nel caso in cui non soddisfino più i criteri di prestazione. I media pubblici dovranno inoltre essere finanziati attraverso procedure trasparenti e obiettive, e resoconti pubblici ne monitoreranno l’indipendenza dalla politica.
I software spia contro i giornalisti
Alle autorità sarà vietato ricorrere ad arresti, sanzioni, perquisizioni, software di sorveglianza intrusivi installati sui dispositivi elettronici e altri metodi coercitivi per fare pressioni su giornalisti e responsabili editoriali e costringerli a rivelare le loro fonti.
Il Parlamento ha introdotto, durante i negoziati con il Consiglio, forti limitazioni all’uso dei software spia, che sarà consentito soltanto caso per caso e previa autorizzazione di un’autorità giudiziaria nell’ambito di indagini su reati gravi punibili con pene detentive. Anche in queste circostanze, tuttavia, le persone interessate dovranno essere informate dopo che la sorveglianza è stata effettuata e potranno poi contestarla in tribunale. Bocciata dunque la richiesta di consentire i software-spia davanti a un rischio per la “sicurezza nazionale”. Questo punto della legge nasce dal clamoroso caso dell’uso illegale che è stato fatto di Pegasus e di altri spyware per controllare giornalisti e politici. Tra gli spiati ci sono stati gli indipendentisti catalani e il premier Pedro Sánchez in Spagna, e poi giornalisti e politici in Ungheria, Polonia e Grecia (tra loro il leader del Pasok Nikos Androulakis).
La trasparenza della proprietà
Per consentire al pubblico di sapere chi controlla i singoli media e quali interessi possono celarsi dietro la proprietà, tutte le testate giornalistiche, dalle più gradi alle più piccole, saranno tenute a pubblicare informazioni sui relativi proprietari all’interno di una banca dati nazionale e a indicare se sono direttamente o indirettamente di proprietà dello Stato.
La pubblicità statale
I media dovranno anche riferire sui fondi ricevuti dalla pubblicità statale e sul sostegno finanziario statale, inclusi anche fondi provenienti da Paesi extra-Ue (ad esempio la Russia). Per garantire che i media non diventino dipendenti dalla pubblicità statale, i fondi pubblici saranno assegnati tramite procedure aperte e non discriminatorie, basate su criteri pubblici. Gli Stati membri dovranno distribuire la spesa pubblicitaria statale a un’ampia pluralità. Le autorità pubbliche pubblicheranno ogni anno informazioni sulla spesa pubblicitaria pubblica, sull’importo totale speso annualmente e sugli importi investiti per fornitori di servizi media o piattaforma online.
Le decisioni arbitrarie delle grandi piattaforme
I deputati hanno introdotto un meccanismo che mira a impedire alle piattaforme online di dimensioni molto grandi, come Facebook, X o Instagram, di limitare o rimuovere in modo arbitrario contenuti mediatici indipendenti. Dopo aver distinto i media indipendenti dalle fonti non indipendenti, le piattaforme che intendono adottare misure di questo tipo dovranno informare gli interessati, lasciando loro 24 ore per rispondere. Soltanto una volta trascorso questo lasso di tempo le piattaforme potranno decidere di limitare o rimuovere i contenuti che non rispettano le loro condizioni.
I media potranno presentare ricorso presso un organismo per la risoluzione extragiudiziale delle controversie e richiedere il parere del comitato europeo per i servizi di media, un comitato di regolatori nazionali previsto dalla nuova legge.
L’iter e il voto dei partiti italiani
La legge è nata inizialmente da una proposta della Commissione europea, il 16 settembre 2022, sull’onda del deterioramento della situazione dei media in Polonia e Ungheria. I negoziati con il Parlamento europeo sulla forma definitiva del regolamento iniziano il 19 ottobre 2023 e si concludono con l’accordo provvisorio, raggiunto il 15 dicembre 2023.
Poi, il 13 marzo 2024, ecco il voto del Parlamento europeo: 464 sì, 92 no e 65 astenuti. L’estrema destra ha detto no, perché vede all’opera nella legge il “totalitarismo di Bruxelles”, che punta al “ministero della Verità di Orwell”: “Si vuole limitare la libertà d’espressione – ha commentato Andrea Bocskor, eurodeputata di Fidesz, il partito di Viktor Orbán le cui violazioni sono nel mirino della legge – Tutto ciò serve solo a mettere sotto pressione la destra a pochi mesi dalle elezioni di giugno”.
I partiti italiani si sono così espressi: sì da Forza Italia, Pd, Verdi e M5S, mentre si sono astenuti Fratelli d’Italia e la Lega. “Evidentemente rimpiangono l’Unione Sovietica, per loro è più importante usare la tv di Stato come un’appendice della loro propaganda”, ironizza Laura Ferrara, europarlamentare del M5S.
Reporters sans frontières intanto festeggia, così come la relatrice Sabine Verheyen (Cdu, Ppe): “La libertà di stampa è minacciata in tutto il mondo, anche in Europa – ha commentato – L’omicidio a Malta di Daphne Caruana Galizia, le minacce alla libertà di stampa in Ungheria e molti altri esempi lo dimostrano chiaramente. La Legge europea per la libertà dei media è la nostra risposta a questa minaccia e una pietra miliare della legislazione europea”.
Soddisfatta anche la presidente del Parlamento Roberta Metsola:
“Oggi l’Europarlamento ha fatto la storia. Il Media Freedom Act salvaguarderà i giornalisti dalle interferenze, li proteggerà dal dover rivelare le fonti e garantirà la trasparenza della proprietà dei media. Combatterà la disinformazione, per Dafne, per Jan (Kuciak, ndr) e per tutti i giornalisti minacciati”.
(da agenzie)

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SGARBI ORA E’ IMPUTATO PER 715.000 EURO DI DEBITI FISCALI

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

L’ACQUISTO DI UN DIPINTO DA PARTE DELLA COMPAGNA PER 148.000 EURO MENTRE PENDEVANO I DEBITI COL FISCO

Lasciato il ministero, si è aggrappato alla direzione del Mart come un naufrago allo scoglio. Ma sul futuro di Vittorio Sgarbi incombono nuove nubi e un piccolo raggio di sole: la licenza di insultare.
La nuvola più nera di tutte è arrivata ieri a 600 chilometri dal museo di Rovereto e a tre giorni da una riconferma che pare scontata, pur tra mille polemiche: la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per lui e la compagna Sabrina Colle, accusati entrambi di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per 715 mila euro, come aveva rivelato il Fatto lo scorso ottobre.
L’indagine ruota attorno all’acquisto di un dipinto di Vittorio Zecchin (“Il giardino delle Fate”), acquistato nel 2020 all’asta per 148 mila euro dalla compagna mentre sul critico pendevano i debiti col Fisco. Per gli inquirenti capitolini il reale acquirente era lui, e la simulazione serviva a mettere l’opera al riparo dal Fisco. “La richiesta risulta infondata e priva di pregio”, sostiene l’avvocato di Sgarbi, Gianpaolo Cicconi, secondo il quale all’epoca stava assolvendo al pagamento delle imposte attraverso il saldo delle rate delle rottamazioni-ter e quater. “Inoltre la presunta condotta fraudolenta non può essere ipotizzata per l’assenza del cosiddetto dolo specifico previsto dalla norma. Infine, all’epoca il patrimonio di Sgarbi era notevolmente superiore al debito fiscale”. Evidentemente non la pensa così la Procura di Roma.
La notizia provoca però una scossa dall’altra parte d’Italia, precisamente a Rovereto, nella provincia autonoma di Trento. Dal 2019 Sgarbi presiede il Museo di Arte Moderna e il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha chiarito per tempo che “Sgarbi non si tocca”, anticipandone la riconferma che dovrà essere ufficializzata entro il 15 marzo. A nulla sono valse le proteste sull’opportunità del rinnovo dopo il primo mandato iniziato nel 2019. Le incompatibilità che hanno portato alle dimissioni e le indagini giudiziarie scaturite dall’inchiesta congiunta Fatto-Report. Da settimane anche i decantati “trionfi” della direzione Sgarbi sono oggetto di furibonde polemiche. Il 2 marzo, presentando le nuove iniziative tra cui spicca “Arte e fascismo” (dal 14 aprile), Fugatti aveva “promosso a pieni voti” Sgarbi che ha risposto rivendicando 180 mila visitatori registrati nel 2023. Le opposizioni han gioco facile nel far notare come, spendendo meno, i suoi predecessori facessero numeri anche maggiori: a fronte di 3 milioni di euro l’anno in più, le spese complessive sono però salite di oltre il 10%, mentre il numero dei visitatori diminuisce in media del 10%, lambendo solo le vette degli ex direttori (277 mila Ilaria Vescovi, 202 mila Franco Bernabé).
Sgarbi si autoassolve anche dall’accusa di conflitto di interessi per aver messo in mostra 150 opere di sua proprietà, godendo così del maggior valore e delle attività di cura e pulizia (a spese dell’ente, circa 6 mila euro). Sgarbi si consola, da Macerata arriva un raggio di sole per lui. Nel 2019, sempre per una disputa legata al Mart, fu denunciato dall’ora consigliere della Provincia di Trento Alex Marini (M5S) che l’allora parlamentare aveva definito “inetto, depensante e onanista”. La Camera ha dormito sulle autorizzazioni a procedere, il Tribunale lo ha invece assolto riconoscendogli l’esimente dello “stato di ira”.
(da ilfattoquotidiano.it)

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SUL PONTE SVENTOLA “BALENA BIANCA” : L’EXPLOIT DI FORZA ITALIA IN ABRUZZO E IL TRACOLLO DI LEGA E M5S DIMOSTRANO CHE GLI ELETTORI SONO STANCHI DI RADICALISMI. SI RIAPRE LA CACCIA AL VOTO DI CENTRO

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

SECONDO I SONDAGGISTI LA GALASSIA DEGLI EREDI DELLA BALENA BIANCA VALE IL 20% – QUESTO SPAZIO HA COME PRINCIPALE REFERENTE TAJANI CHE STA CERCANDO DI AGGREGARE TUTTO L’AGGREGABILE

Oggi i voti stanno lì. Al centro. Quello che Tajani-Battiato chiama il «centro di gravità permanente». Perfino la Lega che stringe al Sud il patto con l’Udc di Cesa e con i democriatian-sicilianisti di Raffaele Lombardo, e che ha in Fedriga e in Zaia due esemplari di centrismo nordista, cerca – nonostante Salvini voglia molto coprirsi a destra – di coltivare quello spazio di mezzo assai sottovalutato finora.
E che invece, al tempo della radicalizzazione di tutto favorita anche dall’uso distorto dei social, sta trovando un senso che elettoralmente non sfugge a nessuno. Il centro come luogo del non-grido e della pacatezza, della responsabilità e della concretezza, di una moderazione che è modernità e non ritorno indietro con lacrima da nostalgici scudocrociati.
I sondaggisti dicono che vale oltre il 20 per cento questo centro, e fa tanta gola intercettare e rappresentare la crescente richiesta da parte dei cittadini – lo dimostrano i risultati abruzzesi di Forza Italia al 14 ma anche di Noi Moderati passati dallo 0,7 al 2,8 per cento e di Azione con il 4 – di una politica che non ubbidisce all’ideologia e all’aggressività e diventa perciò fattore di innovazione.
Si pensa abitualmente al centro (a proposito, ne è un gran cultore l’eterno democristiano Rotondi, per non dire di Tabacci e Mastella) come a un luogo stantio, e invece sta diventando un luogo vivace e dinamico. Si sono spostati al centro, e non solo verso Meloni che proverà a far sua la virtù dello stare al centro anche per piazzarsi al centro del prossimo potere in Europa, molti elettori leghisti, stando a quel che dicono gli esperti di flussi elettorali. E uno di loro, Fabrizio Masia, l’ad di Emg Different, osserva: «Esiste uno spazio elettorale che guarda ai valori liberali, del popolarismo europeo, che poi sono quelli lasciati in eredità da Berlusconi e che evidentemente sono considerati ancora importanti».
È dimostrato dai numeri che questo spazio ha come principale referente Tajani, e non solo per un’onda lunga del ricordo di Berlusconi ma per un bisogno che non guarda al passato. Se non fosse così, un politico acuto come Matteo Renzi – fresco autore del libro «Palla al centro» – non proverebbe a dragare questo terreno. In cui la vera palla ce l’ha il Ppe, e la nuova polemica renziana contro Tajani e contro von der Leyen è proprio un modo per inserirsi nel centro e sottrarne la massima porzione possibile dall’ambito del popolarismo portandolo in uno schema terzo polo e non centrodestra o centrosinistra.
Operazione simile a quella del nemico Calenda («Mi sono rotto le balle del campo largo»). E che cosa dire dei riformisti Pd che attribuiscono la sconfitta in Abruzzo alla poca capacità del Nazareno a parlare agli elettori non di sinistra?
(da il Messaggero)

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IL DECALOGO DEGLI ERRORI NELLE CHAT DEI RIBELLI

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

IL CAPITONE E’ SOTTO ASSEDIO: NELLA LEGA GIRANO DOSSIER CON TUTTI I SUOI ERRORI E C’E’ CHI PROGETTA DI DEFENESTRARLO

«Basta, non parlo più con i giornalisti». Montecitorio, interno giorno. Persino Andrea Crippa, il comunicatore per eccellenza della Lega, l’uomo cui Matteo Salvini consegna i messaggi forti, adesso si chiude. Segnale di un momento difficile: non è andata giù, negli ambienti del segretario, l’interpretazione del risultato del voto in Abruzzo, un 7,5 per cento che Salvini ha definito «buono» ma che in realtà è sotto la soglia della doppia cifra pronosticata dallo stesso leader della Lega. Esito che, peraltro, relega il Carroccio al terzo posto nella coalizione.
Salvini mette il bavaglio ai suoi in piena sindrome da assedio che riguarda anche l’atteggiamento dei compagni di viaggio: il numero uno di via Bellerio guarda con sempre maggiore insofferenza un asse Meloni- Tajani e crede che alcune letture del voto siano appunto veicolate dagli alleati.
E intanto da Verona spedisce un messaggio in bottiglia a FdI: «Il Veneto rimarrà orgogliosamente leghista», per smontare le mire del partito della premier sulla candidatura alla Regione.
Come se non bastasse l’insofferenza che monta dentro il partito, soprattutto al Nord e che vede il moltiplicarsi di ipotesi di avvicendamento alla guida del partito dopo le Europee. L’idea di una gestione collegiale non è più un tabù. «È innegabile che sul partito ci sia un dibattito», dice il governatore Luca Zaia, uno che è presente in qualsiasi “triumvirato” disegnato in questi giorni. E che ha già dichiarato la sua nostalgia per la vecchia Lega Nord.
Per capire il clima che si respira nella Lega, basti pensare che negli ambienti dell’opposizione interna c’è chi sta preparando un dossier con le “capovolte” del segretario in questi anni.
Un decalogo con i video smentiti dai fatti o dallo stesso leader. Si parte dal Ponte sullo Stretto, l’ultimo pallino di Salvini che però dichiarava nel 2016: «Non vorrei spendere miliardi di euro per una cosa che gli ingegneri dicono non stare in piedi».
Ripescati anche gli interventi sull’eliminazione delle accise, mai fatta, e sul canone Rai: «Verrà tagliato dalla bolletta». Frase subito corretta da Giancarlo Giorgetti che ha precisato che il governo ha solo fatto una riduzione di circa venti euro l’anno. Poi un video memorabile del 2014, in cui Salvini strappava platealmente un ticket del pedaggio autostradale: negli ultimi anni, quelli del governo Meloni, nessuno ha impedito un doppio aumento.
Nell’atto di accusa anche un certo garantismo interessato del segretario. Che non si fida tanto della giustizia italiana quando di parla di Vannacci (l’indagine su di lui letta come un complotto) ma molto di più di quella di Putin: «La morte di Navalny? Bisogna attendere la magistratura russa », l’ormai celebre commento alla morte del dissidente russo in un carcere siberiano. Una revenge in chiave grillina che anima la silenziosa contestazione al segretario.
(da agenzie)

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DOPO IL FLOP IN ABRUZZO, SALVINI DEVE FARE I CONTI CON LA FRONDA INTERNA E LA “GRANA” DELLE CANDIDATURE PER LE EUROPEE

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

I MAL DI PANCIA PER I “CORPI ESTRANEI” VANNACCI E PATRICIELLO E PER LA CAMPAGNA ACQUISTI AFFIDATA A DURIGON, INVISO AI COLONNELLI DEL NORD

Il giorno dopo il flop elettorale in Abruzzo, Matteo Salvini è alle prese con i malumori interni. E con la “grana” delle candidature per le Europee. I dissensi che erano emersi già dopo le Regionali in Sardegna, si sono irrobustiti con il risultato dell’Abruzzo, un 7,5 per cento che il segretario considera un esito soddisfacente ma che è ben al di sotto non solo di quello del 2019 (un inarrivabile 27 per cento) ma di quello, di poco inferiore al 9, delle Politiche.
Salvini aveva pronosticato un traguardo a doppia cifra. Lui, il segretario, oggi vede il bicchiere mezzo pieno e lancia subito un messaggio chiaro: venerdì sarà a Padova per una nuova tappa istituzionale-elettorale dell’Italia dei sì.
Ma è quella visione del “bicchiere mezzo pieno” che irrita non solo i ribelli ma anche parlamentari non troppo distanti da lui: “Bisogna capire pieno di cosa”, sbotta un senatore lombardo, indicando con fastidio il recente ingresso nel partito di quelli che sono considerati sempre più “corpi estranei”: il generale Roberto Vannacci, l’eurodeputato ex Fi Aldo Patriciello, l’Udc di Cesa, l’Mpa di Raffaele Lombardo.
A creare stupore, nelle ultime ore, la campagna acquisti affidata a Claudio Durigon, luogotenente salviniani inviso ai colonnelli del Nord, che in Campania ha reclutato un gruppo di 75 esponenti del movimento “Sud protagonista”, cui si aggiungono altri sindaci siciliani.
Lega alla ricerca di consensi per risalire la china ma gli spazi, nella lista delle Europee, sono ristretti. Anche perché, visto il fisiologico calo rispetto al 2019, molti uscenti non potranno essere ricandidati o rieletti. “Ma siamo con Afd o con i democristiani? Qui della linea politica non si capisce più nulla”, dice Paolo Grimoldi, uno dei coordinatori del Comitato Nord di Umberto Bossi, che prima dell’Abruzzo non aveva risparmiato critiche al vicepremier: ”Con questa gente non andiamo da nessuna parte, FI ci ha superato e rischiamo di andare sotto lo sbarramento”, profetizza un governatore.
Ecco perché, dalle parti di via Bellerio, è in corso una riflessione sull’elenco dei concorrenti per Bruxelles. Fra resistenze interne e perplessità degli interessati. Lo stesso Vannacci non ha sciolto, non a caso, la riserva, anche se Salvini continua a dirne un gran bene: “Mi piacerebbe averlo in lista”.
Ma ora un segretario indebolito deve stare più attento agli equilibri di partito: aveva chiesto pure ai presidenti di Regione Zaia, Fedriga e Fontana di candidarsi ma la risposta finora è stata negativa.
Tutto fermo, con l’ex Lega pigliatutto ridotta a terza forza della coalizione. Con un Salvini che ha rinviato sine die il congresso, pur sapendo che una conta lo premierebbe ancora. E un redde rationem (fra i ribelli c’è chi evoca in modo sinistro la notte delle scope in cui saltò Bossi) è solo rinviato a dopo le Europee. E le varie ipotesi di gestione collegiale del partito sono in piedi: tutte vedono Luca Zaia fra i protagonisti, a meno che non arrivi per lui il terzo mandato da governatore.
(da La Repubblica)

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