Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
I DUE CANDIDATI DIVISI DA 42.000 VOTI COMPLESSIVI, 32.000 ARRIVANO DAI PAESI INTORNO AL CAPOLUOGO
Dato finale: Marco Marsilio ha ottenuto 327.660 preferenze,
Luciano D’Amico 284.748.
In tutto l’Abruzzo tra il presidente di centrodestra rieletto e l’antagonista sostenuto da tutto il centrosinistra ci sono 42.912 voti di differenza. Da dove arrivano?
Non servono grandi analisi: arrivano per tre quarti da una sola provincia, quella dell’Aquila. È lì che è maturata la conferma del governatore.
Per essere più precisi, non dalla città capoluogo, dove il divario è contenuto (poco meno di duemila voti), ma dai paesi e dalle cittadine: da Avezzano, dove Marsilio ha preso dodicimila voti e D’Amico settemila, a una miriade di località dove le percentuali per il candidato di centrodestra sono state superiori al 75 per cento.
Alla fine, il conteggio dice che nell’Aquilano Marsilio ha guadagnato 32.903 di quei 42.912 voti di differenza sul rivale che gli hanno regalato la vittoria regionale. “Il risultato nella provincia dell’Aquila era atteso, sicuramente non in queste proporzioni”, ha ammesso D’Amico.
Anche la provincia di Pescara ha premiato il governatore uscente, ma con un margine più contenuto: 51,7 per cento a 48,3, con una differenza tra i due contendenti di poco meno di cinquemila voti. Nella città, invece, i rapporti di forza si sono invertiti con D’Amico che ha conquistato il 52,29 per cento.
Nella provincia di Teramo, sede dell’università dove D’Amico era rettore, il candidato di centrosinistra vince 50,18% a 49,82%, appena 500 voti di scarto. Nella città capoluogo la forbice si allarga e D’Amico sale al 53,29 per cento.
A Chieti, infine, Marsilio incassa il 51,53 per cento contro il 48,47 del rivale.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
“POCHE SETTIMANE FA LO SCARTO ERA DI 20 PUNTI”… “IL PD E’ PASSATO DAL 16% AL 20% IN UN ANNO”
Elly Schlein ha commentato la sconfitta elettorale in Abruzzo, con la vittoria del candidato meloniano Marco Marsilio.
«Fino a qualche settimana fa l’Abruzzo era dato per perso senza discussioni, il presidente uscente di Fratelli d’Italia partiva con un vantaggio di 20 punti nei sondaggi. E invece unendo le nostre forze attorno a una visione comune abbiamo riaperto la partita e ridotto quello scarto in modo significativo, ma non ancora sufficiente».
«Da segretaria del Partito Democratico voglio ringraziare di cuore le nostri candidate e i candidati, insieme a tutti i militanti, per l’ottimo risultato ottenuto dal Pd, che ha quasi raddoppiato il suo consenso arrivando oltre il 20%, rispetto all’ 11% delle ultime regionali, e crescendo di quasi 4 punti anche rispetto alle politiche dell’anno scorso»
«Questo ci sprona a continuare a batterci con ancora più determinazione per costruire un’alternativa solida in grado di competere con la coalizione delle destre. Insieme continueremo a fare opposizione in Regione e a garantire rappresentanza e voce a tutte le persone che hanno creduto in questo progetto».
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
IL POLIZIOTTO FU CONDANNATO E SI FECE 8 MESI DI DETENZIONE. POI DELMASTRO PROVÒ A “PIAZZARLO” ALLA REGIONE PIEMONTE
«I primi accertamenti fanno emergere un clima da sorveglianza
stalinista con metodi meschini e sciacalli da dittatura sudamericana», era la pacata analisi, giusto una settimana fa, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro in merito alla vicenda dossieraggio sulla quale sta indagando la procura di Perugia
E pensare che l’avvocato Delmastro, dominus di Fratelli d’Italia in Piemonte, di una storia simile si occupò direttamente qualche anno fa. Ma con un approccio completamente diverso, per così dire: prima in veste di difensore di un agente della Questura di Biella che fece ben 49 mila accessi illegali alla banca dati Sdi delle forze dell’ordine (il finanziere Pasquale Striano si sarebbe fermato a 33 mila), e poi da dirigente di FdI nel provare a piazzarlo – nonostante la condanna a seguito di un patteggiamento – nello staff dell’allora neoassessora regionale Elena Chiorino, biellese ed esponente della fiamma come Delmastro.
La storia risale al 2013, quando si scoprono gli accessi del sostituto commissario Ivano Bonadio nel cervellone del ministero degli Interni. Oltre 3 mila interrogazioni dirette, altre 46 mila interrogazioni su dettagli e sui nomi ricercati non si è mai chiarito bene se ci fossero anche politici di peso. Il tutto per poi, pare, rivendere quelle informazioni a degli investigatori privati.
Bonadio si fece otto mesi di carcere, accusato di corruzione. Durante la stessa indagine emerse anche l’illecita detenzione di armi e munizioni. Ad assistere legalmente Bonadio — come detto — c’era proprio Delmastro, già all’epoca dirigente locale di Fratelli d’Italia. Ma in effetti il rapporto di Delmastro con Bonadio sconfinò in altro, nonostante le accuse e poi la condanna del suo assistito.
Sui social è possibile reperire una fotografia di Delmastro datata 7 maggio 2019 abbracciato assieme a quattro persone, con su scritto “verso Roma”, hashtag #Fdi e #AvantiTutta: tra queste c’è proprio Bonadio. Non proprio una casualità, visto che di lì a poco il centrodestra vince le elezioni regionali con Alberto Cirio.
La giunta Cirio designa assessora al Lavoro Chiorino, vicinissima a Delmastro (è anche lei nella foto con Bonadio). E lei chi nomina tra i suoi collaboratori? Proprio l’ex spione. Appena la storia con il precedente imbarazzante esce fuori, Cirio si infuria e l’assunzione salta.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
NESSUN PARTITO HA I NUMERI PER GOVERNARE, E L’ALLEANZA CON “CHEGA” È ESCLUSA ANCHE DAL CENTRODESTRA: L’UNICA ALTERNATIVA È UN GOVERNO DI LARGHE INTESE CHE ESCLUDA LA FORMAZIONE SOVRANISTA
Le elezioni politiche che si sono svolte domenica in Portogallo creano una situazione politica bloccata: due forze opposte – i socialisti e l’Alleanza democratica di centrodestra – hanno quasi lo stesso numero di seggi, non abbastanza per governare, mentre il partito di estrema destra Chega (“Basta”) ha preso quasi un quinto dei voti, quadruplicato il suo numero di parlamentari rispetto a due anni fa, e sarà un ostacolo alla formazione di qualunque maggioranza.
La situazione è particolarmente difficile per il Partito socialista, che nel 2022 aveva vinto in modo netto. A pesare ancora di più è il fatto che queste elezioni sono arrivate in anticipo, convocate proprio dall’ex primo ministro socialista Antonio Costa. Costa aveva dato le dimissioni a seguito di uno scandalo giudiziario in cui anche il suo nome era risultato tra gli indagati. Solo pochi giorni dopo era emerso che si trattava di un errore dei magistrati, e il leader socialista non era coinvolto nel caso. Troppo tardi, però, per tornare indietro ed evitare le elezioni.
In ogni caso, il verdetto degli elettori ha portato a un forte calo dei socialisti, che con il 28,66% dei voti restano comunque tecnicamente il primo partito. Il risultato non è ancora certo, perché l’Alleanza democratica è al 28,63%, con un seggio in meno in Parlamento (77 a 76), ma mancano ancora i voti dall’estero: questi dovranno assegnare quattro seggi, e quindi decideranno chi è la prima forza politica del Paese.
Nella notte, il leader socialista Pedro Nuno Santos ha riconosciuto la sconfitta, mentre quello di Alleanza democratica, Luis Montenegro, ha parlato come se avesse già l’incarico di formare un governo. né i socialisti né il centrodestra hanno i numeri per arrivare alla maggioranza di 116 seggi, anche unendosi ai loro tradizionali alleati.
Il motivo è soprattutto l’exploit del partito di estrema destra Chega. Nel 2022, la formazione guidata da André Ventura era arrivata al 7% e ottenuto 12 seggi. Ieri invece ha preso il 18% dei voti, che si trasformeranno in 48 seggi.
Questo la rende la terza forza politica del Paese, e scombina tutti i possibili piani per la formazione di un governo. Anche il leader del centrodestra, Montenegro, ha detto di non essere disposto ad allearsi con Chega per guidare il Paese. C’è da vedere se questa promessa resterà valida anche nelle prossime settimane.
Per Chega il boom di consensi potrebbe portare anche a un risultato migliore del previsto alle prossime elezioni europee di giugno. Oggi, il partito portoghese fa parte del gruppo Identità e democrazia, lo stesso in cui si trovano la Lega, il Rassemblement national di Marine Le Pen e i tedeschi di AfD.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
L’IPOTESI SI FA STRADA IN MOLTI COMUNI, NON SOLO NEL VENETO
Un centrodestra sfilacciato si vede anche a livello locale. E il
Veneto ne è un emblema: fortino leghista, ma pure prima regione di Fratelli d’Italia alle ultime politiche. «Le elezioni nazionali sono una cosa, le amministrative un’altra» ricordano i militanti del Carroccio. Ed è un’indicazione che intendono seguire l’8 e il 9 giugno.
«Perché i Fratelli vogliono prendersi tutto, ma non hanno nomi» dice un leghista, rivendicando invece l’identità territoriale del suo partito. Così succede che, in più comuni vicini al voto, la Lega abbia già formalizzato, o quasi, la propria proposta. Mentre i Fratelli restano al palo, indecisi tra l’alleanza e lo scontro.
Nel Padovano accade a Monselice, dove l’uscente Giorgia Bedin ha fatto sapere che si ricandiderà, con la Lega e una galassia di civiche. Lo stesso faranno Marco Schiesaro a Cadoneghe e Katia Uberti a Paese, nel Trevigiano. E l’alleanza con le civiche è la strategia messa a punto dal Carroccio anche per Bassano (Vicenza). Qui la Lega è passata a un livello superiore: l’alleanza con Forza Italia e Udc, lasciando isolati i Fratelli.
Le proposte non convergono: il Carroccio spinge sul vicepresidente del Consiglio regionale Nicola Finco, i FdI vogliono Andrea Zonta o Stefano Giunta. Stesso schema per Montecchio Maggiore, dove la Lega (con FI e Udc) punta su Milena Cecchetto.
E FdI? Non pervenuto. Infine, il piatto più prelibato: Rovigo. L’unico capoluogo al voto, rivendicato dai meloniani, ma dove potrebbe spuntarla un civico. Manovre in vista di una corsa solitaria alle regionali?
Il segretario della Liga Veneta Alberto Stefani risponde così: «Noi siamo pronti a presentare candidati e programmi, accompagnati dalle civiche, ma lasciando aperta la porta per alleanze di centrodestra». Come dire: noi andiamo avanti con i nostri; se FdI vuole seguirci, può farlo. E la conferma: «Useremo lo stesso metodo alle regionali».
E in Lombardia c’è il «caso Pavia», dove il nodo sul sindaco uscente Fabrizio Fracassi (Lega) non è ancora stato sciolto. Sul suo destino pendono una contesa di partito e una di coalizione. FdI e FI hanno fatto sapere che non sosterranno un Fracassi bis e lavorano perché sia la Lega a chiedergli un passo indietro. Braccio di ferro anche nella Bergamasca, dove a Seriate e Albino la Lega vuole imporre i suoi, «avendo lasciato il capoluogo a FdI».
(da La Stampa)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
SEI STATO UN SIGNORE, IL 48% CHE NON HA VOTATO ORA NON SI LAMENTI, GODETEVI QUELLO CHE AVETE MERITATO E PAGATEVI LE VISITE SANITARIE PRIVATE SENZA ROMPERE I COGLIONI
“Ho aspettato che si consolidassero i risultati. Un’ora fa ho chiamato Marsilio. Mi sono congratulato con lui. Il risultato è stato chiarissimo. Gli ho augurato buon lavoro assicurando che faremo un’opposizione che possa essere d’aiuto per realizzare progetti e programmi”. Lo afferma Luciano D’Amico, commentando l’esito del voto, nel corso di una conferenza stampa nel suo comitato elettorale.
“Il risultato è chiaro: un abruzzese su quattro ha votato la coalizione Marsilio, uno su quattro ha votato la nostra coalizione. Ma due abruzzesi su quattro non hanno votato. Questa è la sconfitta più bruciante al di là dei risultati delle coalizioni. Per questo ci impegneremo molto nei prossimi cinque anni”.
“Non siamo riusciti a convincere gli abruzzesi che l’ente regione impatta sulla vita di tutti i giorni e a convincere i giovani che il loro futuro può essere determinato anche dalle scelte che l’ente regione fa – aggiunge – Cercheremo di essere propulsivi, di essere di stimolo per far sì che la regione Abruzzo possa raggiungere dei buoni risultati”.
“L’esperienza del campo largo è stata straordinaria per Abruzzo perché ha consentito di condividere programma davvero straordinario. Auspico che possa essere riproposto in altri contesti. Al di là del risultato elettorale, trovo l’esperimento del campo largo davvero straordinario”.
D’Amico dice inoltre di aver sentito i leader di partito e “con tutti siamo d’accordo di non lasciare che questa esperienza nella regione Abruzzo termini con il risultato elettorale. Continueremo a lavorare qui in Abruzzo con tutte le forze politiche della coalizione”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
ALLE AMMINISTRATIVE DI GIUGNO, SOPRATTUTTO IN VENETO, LEGA E FDI RISCHIANO DI CORRERE SEPARATI. DAL CARROCCIO AVVERTONO: “I MELONIANI VOGLIONO PRENDERSI TUTTO, MA NON HANNO NOMI”
L’elmetto per il momento è servito. Giorgia Meloni non ha
intenzione di toglierlo. Il testa a testa degli exit poll aveva spaventato i dirigenti di Fratelli d’Italia. Il sospiro di sollievo è arrivato con le proiezioni: il fronte ha tenuto. Per Meloni l’Abruzzo rappresentava la sfida da non poter sbagliare, a maggior ragione dopo la dolorosa sconfitta in Sardegna.
La bocciatura rimediata da Paolo Truzzu due settimane fa ha costretto la premier a cambiare strategia, passando a una campagna tutta in difesa. Lo si è capito dal comizio di Pescara di martedì scorso molto diverso da quello pronunciato a Cagliari due settimane prima, dove la premier aveva alternato le famose «vocine» per denigrare i critici a un lungo elenco di successi del suo governo. «Abbiamo fatto qualche errore», ha detto nei giorni scorsi Meloni, senza però entrare nei dettagli di un’analisi della sconfitta, rimandata in vista dell’appuntamento di ieri.
Che la partita fosse considerata decisiva lo dimostra anche lo sforzo del governo: praticamente tutti i ministri si sono riversati in Abruzzo su chiaro mandato della presidente del Consiglio.
La vittoria di Marco Marsilio fino a un mese fa era data per certa da tutti, persino nell’opposizione, ma la Sardegna aveva rimesso in gioco il centrosinistra con l’idea esplicita di dare una spallata al governo.
Ancor prima di sapere l’esito finale dai seggi abruzzesi, Meloni ha deciso di cambiare passo: meno Palazzo Chigi e più contatto con le persone, per la campagna elettorale delle Europee, ma non solo. Basta scorrere l’agenda dei prossimi giorni per rendersene conto: la premier oggi resterà a Palazzo Chigi per un Consiglio dei ministri (con un ordine del giorno non banale, a partire dal caso dei dossieraggi e la nomina a sherpa del G7 dell’ambasciatrice Elisabetta Belloni), da domani, poi, la premier uscirà sempre più spesso dal Raccordo anulare.
La strategia ovviamente ha molto a che vedere con la campagna elettorale delle Europee, che sarà iper personalizzata sulla sua figura, a maggior ragione se la premier dovesse, come tutti in Fratelli d’Italia credono, finire per candidarsi come capolista in tutte le cinque circoscrizioni.
Già prima di conoscere nel dettaglio il risultato di ieri notte, il governo ha una consapevolezza, nata in Sardegna: l’opposizione esiste. Uno dei punti di forza di Meloni in questi mesi è stato proprio l’assenza di una possibile alternativa al suo governo. I risultati della Sardegna e una certa vitalità mostrata dalla candidatura di D’Amico, nonostante la sconfitta netta, sono la prova che questo argomento può essere messo in discussione.
In gioco ieri c’era anche la stabilità della maggioranza.
I risultati di due candidati chiaramente meloniani potevano indurre Matteo Salvini a non accettare più lo strapotere nel governo «della mia amica Giorgia». E anche se, secondo le prime proiezioni, la Lega sembra aver in parte frenato l’emorragia, Salvini resta un fattore di instabilità che in Fratelli d’Italia hanno già cominciato a vedere nei mesi scorsi. Il vicepremier ha aperto un fronte al giorno.
L’ultimo porta la data di sabato, quando la Lega ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui presunti dossieraggi, un’idea del ministro Carlo Nordio, sulla quale Meloni ha messo il veto. La vittoria in Abruzzo, senza umiliazioni per il Carroccio, può segnare una tregua. Ma il sorpasso di Forza Italia, nettissimo secondo le proiezioni, non lascia tranquillo Salvini. Con tutto ciò che ne potrebbe conseguire
(da La Stampa)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
ORA L’OPPOSIZIONE AI SOVRANISTI E’ COMPETITIVA: ELLY HA AVUTO IL MERITO DI CREDERCI E DI CONTINUARE A LAVORARCI
Ci hanno creduto fino alla fine. Sino all’ultimo hanno sperato nel bis del miracolo sardo, confortati dagli exit poll che in Abruzzo segnalavano un testa a testa alla vigilia niente affatto scontato. Quando però a notte fonda le prime proiezioni virano sulla sconfitta, nessuno ha voglia di recriminare. Al di là del risultato finale e della delusione per l’affluenza sotto le attese, un dato sembra infatti acquisito: dall’alleanza giallorossa non si torna indietro.
A dispetto delle alterne fortune, in fondo a un tormentato tira e molla, Pd e M5Stelle sono comunque destinati a unirsi in matrimonio: quanto sereno e duraturo sarà il tempo a dirlo, ma i due contraenti non sembrano avere più dubbi. Neppure il leader grillino, fin dal principio il più recalcitrante. Certo, resta da stabilire un dettaglio non da poco: chi fra Elly Schlein e Giuseppe Conte dovrà guidare la baracca, tuttavia è un discorso che può essere rinviato.
Ora sono i numeri ad avere la meglio, mettendo tutti d’accordo: divisi certamente si perde. Insieme, invece, la coalizione di Meloni & friends può essere sfidata alla pari. Rendendo contendibile ciò che nell’ultimo anno e mezzo è apparso inespugnabile: il governo del Paese.
Dopo l’ultimo test regionale — partita pressoché ingiocabile, se si considerano i 20 punti di distacco iniziale — l’asse sul quale per 527 giorni si è retto l’esecutivo che ha affrontato la pandemia non verrà messo in discussione. Pronto a trasformarsi nell’architrave del campo progressista, sebbene soggetto a revisione continua per volere dello stesso Conte, che ha già fissato una serie di paletti. Convinti, soprattutto al Nazareno, che una volta consolidata l’alleanza giallorossa si potrà via via allargare al centro, ai movimenti civici, alla sinistra. Come è già accaduto in Abruzzo, dove l’impresa è fallita per un soffio. E, se tutto va bene, in procinto di ripetersi in Basilicata.
Il capo del M5S se l’è lasciato sfuggire qualche giorno fa in tv: «Governeremo con il Pd. Da soli non siamo autosufficienti. Ambiziosi, sì, ma il 50,1% non credo che lo prenderemo», ha spiegato nel salotto di Lilli Gruber. Chiara indicazione di un orizzonte, da perseguire ma solo a determinate condizioni: «La Sardegna dimostra che il metodo che abbiamo impostato è quello giusto», la riflessione affidata ai suoi: «Ci si siede a un tavolo per concordare un programma comune e poi su questo si sceglie la figura più adatta a interpretarlo. Un metodo che andrà seguito anche a livello nazionale».
Dove però la strada, non proprio in discesa, è ancora tutta da percorrere: «Ci si dovrà necessariamente confrontare», insiste l’ex premier, «iniziando da quello che a oggi ci divide». Non poco, se si pensa per esempio alla politica estera.
A ogni modo una sterzata notevole rispetto ai distinguo del recente passato. Che la segreteria dem, autoproclamatasi «testardamente unitaria», aveva in fondo già previsto. «Per vincere il Pd non può fare a meno delle altre forze di opposizione, ma a maggior ragione loro non possono fare a meno di noi», il ragionamento condiviso con i fedelissimi. Al punto da incaponirsi per estendere la “sperimentazione” così ben riuscita sull’isola a tutte le città e regioni chiamate al voto: la semina su cui far germogliare l’alternativa. Perché «andando in giro per piazze e mercati, i cittadini mi hanno chiesto una cosa soltanto: unità» ha più volte ripetuto nelle ultime settimane.
Un progetto che Schlein intende realizzare a ogni costo. Decisa a sfidare chi, anche all’interno, l’accusa di subalternità ai 5Stelle, com’è successo all’indomani della scelta di Alessandra Todde.
A piegare l’area riformista, insofferente alle giravolte di Conte, in cui continua a riporre scarsa fiducia. «Insistendo su questa linea il Pd si è piazzato primo partito in Sardegna e in Abruzzo abbiamo costruito una coalizione larghissima», riflette la leader. Comunque sia, è il corollario, «tornare indietro sarà complicato». Mesi fa, quando le fratture in seno al centrosinistra sembravano insanabili, a profetizzarlo fu Pier Luigi Bersani: «A un certo punto scatterà la corsa a chi sarà più unitario». Ebbene, quel momento pare arrivato.
Una saldatura temuta pure dalla premier, che non a caso, oltre a spendersi in prima persona, tra Pescara e l’Aquila ha schierato mezzo governo, disposto a mirabolanti promesse pur di evitare la seconda sconfitta in un mese. Obiettivo: sabotare l’alternativa. Ma su questo, sebbene l’esito abruzzese non sia stato quello vagheggiato, Pd e M5S sono d’accordo: avanti insieme. Il percorso è avviato. Battere le destre si può.
(da La Repubblica)
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Marzo 11th, 2024 Riccardo Fucile
OTTIMO RISULTATO PER FORZA ITALIA CHE DOPPIA LA LEGA, BENE ANCHE SINISTRA-VERDI
La vittoria di Marco Marsilio non esaurisce l’analisi del voto in
Abruzzo. Nonostante la presenza di due liste con il nome dei candidati governatori, la corsa nella regione certifica che il partito che ha ottenuto il maggior numero di preferenze è Fratelli d’Italia con il 24%, seguito dal Partito Democratico con il 20%. La terza piazza è appannaggio di Forza Italia, che conquista il 13,2%, mentre la Lega è ferma al 7,6%. Il Movimento 5 Stelle ottiene il 7% e arriva dietro la lista civica Abruzzo Insieme (7,6%). L’affluenza intanto si ferma al 52,2%, in calo dello 0,91% rispetto alle precedenti regionali del 2019.
I confronti
FdI aumenta di molto i consensi rispetto alle precedenti elezioni regionali (prese il 6,5%), ma è in calo rispetto alle ultime politiche, dove aveva raggiunto un ragguardevole 27,9%. Il Pd cresce sia rispetto al 2019 (quando aveva raggiunto l’11,1%) che al 2022, quando si era fermato al 16,6%. Anche Forza Italia è in crescita: nel 2019 ebbe il 9%, nel 2022 l’11,1%. La Lega è in calo in entrambi gli indicatori: nel 2019 ebbe il 27,5%, nel 2022 l’8,1%. Così come il M5s: nel 2019, correndo in solitaria, ebbe il 19,7%. Nel 2022 il 18,5%. In crescita sia Noi Moderati che l’Udc nel centrodestra e Avs nel centrosinistra: ottiene il 3,6%. Nel 2019 Leu ebbe il 2,8%. Nel 2022 Avs ebbe il 2,7%. Male Azione: il partito di Calenda nel 2022 con Italia Viva prese il 6,3%. Ora ha il 3,79%.
(da agenzie)
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