Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO IL MINISTRO DEGLI ESTERI, IL CRISTIANO-DEMOCRATICO JOHANN WADEPHUL, SERVIREBBE LA LEVA OBBLIGATORIA. MA I SOCIALISTI SI OPPONGONO
Prima della riunione del Consiglio dei Ministri in programma oggi, il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha ribadito il suo impegno a basarsi inizialmente sulla partecipazione volontaria al nuovo servizio militare.
Il governo federale vuole “inviare un segnale molto chiaro: contiamo sulla partecipazione volontaria e otterremo questi numeri”, ha dichiarato Pistorius alla Deutschlandfunk, riferendosi al numero di soldati aggiuntivi necessari per le forze armate. Il Consiglio dei Ministri deciderà questa mattina sui piani di servizio militare di Pistorius.
Con il nuovo modello, “entro la fine del decennio verrebbero addestrati oltre 100.000 nuovi coscritti”, ha continuato il ministro. Questi sarebbero disponibili nelle riserve. A questi si aggiungerebbero “coloro che sono ancora nella vecchia riserva, così da raggiungere il numero di 200.000 riservisti con relativa facilità”.
Pistorius ha anche espresso incomprensione per l’obiezione provvisoria del ministro degli Esteri Johann Wadephul alla prevista legge sul servizio militare. Ha affermato di “non capire perché il Parlamento stia cercando di bloccare in anticipo un disegno di legge governativo tramite un ministero”.
All’inizio di questa settimana, Wadephul ha presentato brevemente un’obiezione al disegno di legge di Pistorius per un nuovo servizio militare, sollevando preoccupazioni all’interno della Cdu-Csu. Tuttavia, dopo discussioni tra i ministeri, ha ritirato la sua obiezione poco dopo.
L’Unione chiede che vengano sanciti per legge obiettivi annuali vincolanti per l’aumento del numero di volontari nella Bundeswehr; il mancato raggiungimento di tali obiettivi dovrebbe innescare misure volte a favorire la coscrizione obbligatoria.
Pistorius, tuttavia, ha ribadito che, qualora gli obiettivi non fossero stati raggiunti, sarebbe stata necessaria una “reintroduzione parziale della coscrizione obbligatoria”. Il ministro si è però opposto all’idea di fissare ora per legge obiettivi specifici, come richiesto da alcuni membri della Cdu-Csu. Pistorius ha affermato che attualmente vi è una carenza di capacità nell’addestramento e nelle caserme.
Oggi il Consiglio dei Ministri voterà il disegno di legge sul nuovo servizio militare di Pistorius. Il disegno di legge mira a incoraggiare un maggior numero di persone in Germania a prestare servizio nella Bundeswehr .
La bozza prevede che a partire dal prossimo anno verrà inviato un questionario a tutti i giovani, uomini e donne. Gli uomini sono tenuti a compilarlo, mentre le donne sono libere di farlo. Il questionario valuterà il loro interesse a prestare servizio nella Bundeswehr. I candidati idonei saranno quindi invitati a sostenere la visita medica. Attualmente la Bundeswehr conta circa 182.000 soldati; Pistorius punta ad averne almeno 260.000 e a un totale di 200.000 riservisti operativi.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
ALICE SANNA, ECONOMISTA SARDA, DOPO 16 ANNI LASCIA IL BELGIO: “NON ESISTE SOLO IL DENARO E LE PROPRIETA’, A CASA HO RITROVATO IL TEMPO LIBERO, LA QUALITA’ DELL’ARIA, DEL CIBO, DELLE RELAZIONI SOCIALI”
Alice Sanna è una economista che dopo 16 anni trascorsi all’estero come assegnista di ricerca
ha scelto di lasciare il Belgio per tornare nel paese dell’entroterra sardo dal quale era partita. Con lei ci sono anche un marito e una bambina di tre anni e mezzo.
A Fanpage.it spiega cosa l’ha spinta ad andare controcorrente rispetto alle migliaia di italiani che ogni abbandonano l’Italia: “Oggi siamo tutti convinti che la ricchezza sia legata solo a dati
statistici come Pil, stipendio netto e tasso di disoccupazione, a un certo punto però ti rendi conto che la ricchezza è anche altro: tempo libero, qualità del cibo, dell’aria, delle relazioni che crei. Quando ti metti a pensare alla ricchezza in questi termini allora ti fai due conti e inizia a chiederti: dov’è che sono davvero più ricco?”.
Dal Belgio alla Sardegna per amore della propria terra
Quasi sei milioni e mezzo di italiani al momento è residente all’estero, e solo una minuscola frazione di questi sceglie di ritornare. I motivi dell’espatrio sono spesso economici, legati soprattutto a stipendi più competitivi e alle maggiori opportunità di crescita rispetto all’Italia, soprattutto al Sud e isole.
Ne è consapevole anche Sanna che 16 anni fa scelse di dire addio alla sua Asuni, paesino da poche centinaia di abitanti nella provincia di Oristano: “I tassi di disoccupazione dell’Italia rispetto all’estero, ma anche del Sud rispetto al Nord Italia sono elevati, quindi certo bisogna fare i conti con questo, ma parlando della mia esperienza personale io sognavo di viaggiare e conoscere le lingue, e l’essere nata in un paesino di 300 abitanti non mi ha impedito di realizzare questo obiettivo: ho vissuto sei mesi in Spagna, grazie al Programma Erasmus, ho vissuto due anni in Ecuador, grazie al Servizio Civile Internazionale, dove ho conosciuto mio marito, e ho lavorato 10 anni in Belgio, in cui avevo fatto precedentemente un master, ma cosa più importante sono soddisfatta della mia vita. Ci sono persone nate e cresciute in grandi città europee che forse non sono riuscite e a realizzare i loro obiettivi, questo però non dipende solo dal background geografico, anche se ovviamente ha il suo peso”.
Dopo aver incontrato l’amore in Ecuador, Sanna si è trasferita in Belgio dove precedentemente studiava e poi lavorava per
l’Université de Louvain come ricercatrice e come tutor per gli studenti disabili, mentre il marito lavorava da remoto prima come consulente aziendale e poi per la sua startup londinese: “Dato che lavorava al 100% in smart working lui ha sempre proposto di andare a vivere in Sardegna, da dove vengo io – racconta Sanna – Eravamo entrambi stanchi del caos e dei ritmi molto sostenuti di Bruxelles, e soprattutto in previsione di figli avrebbe preferito farli crescere in un ambiente più tranquillo. Per me, però, non c’erano le prospettive lavorative per farlo”.
La difficoltà di Sanna di ritornare in Sardegna è la stessa incontrata da Mariantonietta, ma tutto è cambiato durante il Covid: “L’università mi concesse di lavorare in smart a causa della pandemia, e ne abbiamo approfittato per trasferirci ad Asuni, dove avevo un piccolo appartamento della mia famiglia. Nel frattempo resto incinta della mia bambina che ha solo 6 mesi quando l’università belga mi chiede di tornare in presenza. A quel punto ho una decisione da prendere”.
Sanna però decide di restare ad Asuni dove nel frattempo ha trovato un altro lavoro grazie a un progetto tra il Comune e l’Università di Cagliari. “Non avevamo voglia di andare a vivere in Belgio di nuovo, in quello stato un po’ caotico e stressante, lontani da entrambe le famiglie, e con un clima decisamente meno mite rispetto a quello sardo. Abbiamo scommesso sulla vita in Sardegna, una esistenza molto più a misura d’uomo, soprattutto per una famiglia con figli”.
Ormai da quasi cinque anni Sanna vive in Sardegna e non si è mai pentita della scelta: “Qui posso offrire a mia figlia il contatto con la natura, e posso contare su una rete sociale ampia che si appoggia su comunità con un’identità. Mia figlia potrà muoversi con una libertà molto maggiore se paragonata a una grande città,
dove non ci si conosce e i pericoli sono di più”.
Un salto che però resta inaccessibile per moltissime persone: “Io ho visto personalmente dei casi di successo di amici che hanno abbandonato i propri lavori comodi in ufficio per crearsi un’impresa qui – racconta – ma è difficile reinventarsi da zero a meno che non si decida di dedicarsi a un progetto proprio o non si abbia la possibilità di lavorare da remoto. Si tratta del mio vissuto e non posso generalizzare”.
L’appello agli expat: “Non calcolate la felicità solo in termini economici”
Sanna però lancia un appello ai tanti expat come lei, persone che vorrebbero tornare ma hanno paura di farlo: “In termini economici come società siamo portati a pensare a ricchezza e povertà come concetti legati a dati statistici, quindi tasso di disoccupazione, stipendio netto, Pil, ecc.. Ma la ricchezza è anche altro: è tempo libero, qualità del cibo, dell’aria, delle relazioni che instauri. Non sono lo stipendio netto o il valore della casa e dell’auto a renderci felici se poi lavoriamo tutto l’anno solo per comprare un biglietto di andate e ritorno verso il luogo dove vorremmo vivere e invece vediamo solo come turisti”.
Un fenomeno che riguarda da vicino moltissimi sardi, come anche Maddalena, sarda emigrata a Firenze che torna sull’isola dalla sua famiglia come una turista.
“Se vuoi vivere nel posto del cuore ma non hai il coraggio di sceglierlo perché perderesti tutte le cose materiali che danno la definizione di ricchezza, forse è ora di rivalutare davvero cosa vuol dire ricchezza”.
(da Fanpage)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
“LA FRANCIA NON PUÒ RASSEGNARSI A VEDERE UN AMICO COME ISRAELE SPROFONDARE IN UNA SPIRALE DI VIOLENZA CONTRARIA ALLA SUA STORIA E ALLA SUA ESSENZA DEMOCRATICA”
Il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu in cui ha avvertito che il piano di Israele di rioccupare Gaza City, di sfollare forzatamente i palestinesi e di costringerli alla fame non porterà mai alla vittoria di Israele. Queste azioni non faranno altro che aggravare l’isolamento di Israele, ha aggiunto, rafforzando coloro che
usano (l’occupazione) “come pretesto per l’antisemitismo” e mettendo in pericolo le comunità ebraiche in tutto il mondo.
“La Francia non può rassegnarsi a vedere un amico come Israele sprofondare in una spirale di violenza contraria alla sua storia, alle sue origini e alla sua essenza democratica, voltando le spalle all’opportunità che la storia offre oggi”, ha scritto Macron, aggiungendo di respingere categoricamente le accuse di inefficacia nella lotta contro l’antisemitismo e sostenendo che l’antisemitismo non dovrebbe essere utilizzato come strumento politico e che “non può giustificare Israele per le politiche che sta conducendo oggi a Gaza e nei Territori palestinesi”.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA DECISO DI RIMUOVERE ANCHE LE 1500 TRADIZIONALI CASSETTE POSTALI ROSSE DECORATE CON IL SIMBOLO DELLA CORONA DANESE: TUTTE LE COMUNICAZIONI AVVENGONO ORMAI PER VIA DIGITALE. E DAL 2000 A OGGI, IL VOLUME DI LETTERE CARTACEE È CROLLATO DEL 90%
La Danimarca sarà il primo Paese europeo a dire addio, a partire dal gennaio 2026, alla
consegna delle lettere di carta. Da quelle parti praticamente tutte le comunicazioni avvengono per via digitale: le multe, le fatture, le bollette, gli estratti conto bancari arrivano ai cittadini via e-mail o app specifiche.
Il Paese è talmente digitalizzato (secondo solo alla Corea del Sud in base ai dati Ocse) che il governo ha deciso di rimuovere anche le 1500 tradizionali cassette postali rosse decorate con il simbolo
della corona danese.
Nel Paese scandinavo, dal 2000 a oggi, il volume di lettere cartacee è crollato del 90%. Meglio investire nella consegna dei pacchi, decisamente più redditizi. Il cambiamento danese riflette un po’ la trasformazione in atto. I messaggi d’amore arrivano via WhatsApp, le cartoline dal mare sono un post su Instagram, gli incontri si organizzano su Tinder.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
LA BANCA D’ITALIA FA SAPERE CHE SONO AUMENTATE SOPRATTUTTO LE TRUFFE REALIZZATE ATTRAVERSO BONIFICO: +61% NELL’ARCO DI SEI MESI, PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 65,5 MILIONI
Nel secondo semestre del 2024 gli italiani sono stati frodati per quasi 110 milioni di euro tramite bonifico, carte di pagamento o moneta elettronica. È quanto emerge dal rapporto di Bankitalia sulle operazioni di pagamento fraudolente.
I bonifici sono risultati il metodo più a rischio, con il valore delle frodi cresciute del 61% a quota 65,5 milioni. Mentre le operazioni fraudolente condotte tramite carte (debito e credito) e con moneta elettronica si sono ridotte rispettivamente del 20% e del 36%, per arrivare a valere 34 milioni e 9 milioni.
L’importo medio delle operazioni fraudolente realizzate tramitbonifico è di 5.864 euro per quelli ordinari e di 1.666 euro per quelli istantanei e risulta nettamente più elevato rispetto alle frodi realizzate con carte di pagamento, moneta elettronica e prelievi da Atm, che sono rispettivamente di 87, 45 e 471 euro.
Via Nazionale evidenzia l’impennata del 90% del numero delle frodi condotte sui bonifici che si sono attestate a 25.600. Restano però le carte lo strumento utilizzato per compiere oltre il 70% delle frodi in Italia, a quota 386.364 (-15%).
Proprio al fine di contenere i fenomeni fraudolenti sui bonifici, dal prossimo 9 ottobre diventerà obbligatorio per i prestatori di servizi di pagamento effettuare la verifica in tempo reale sull’Iban e sui dati del beneficiario del bonifico (istantaneo e tradizionale) e segnalare eventuali discrepanze prima che il cliente autorizzi l’operazione.
Spostando la lente di ingrandimento sulle frodi tramite carte e moneta elettronica, Banca d’Italia evidenzia che i pagamenti a distanza (ossia l’e-commerce) sono più esposti ai rischi di frode rispetto a quelli effettuati al punto fisico tramite Pos. E allo stesso modo le operazioni transfrontaliere, in particolare con carte di pagamento e moneta elettronica, sono più soggette a operazioni fraudolente.
Accomuna invece tutte le tipologie di pagamento, la crescita della quota di frodi da «manipolazione del pagatore» che, basate sulla disposizione volontaria di un pagamento verso un beneficiario fraudolento, non consentono l’attivazione automatica dei meccanismi di rimborso previsti dalla normativa e così rendono più difficile per l’utente il recupero delle somme.
(da MF)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
“LETTERA43”: “I MAGISTRATI MILANESI SI SAREBBERO MOSSI DOPO LA PRESENTAZIONE DI UN ESPOSTO DA PARTE DI UN SOCIO. VI SAREBBERO REGISTRAZIONI IN GRADO DI DOCUMENTARE PRESSIONI ESERCITATE AI MASSIMI LIVELLI SU ALCUNI SOCI DI PIAZZETTA CUCCIA PERCHÉ ADERISSERO ALL’OFFERTA DELLA BANCA SENESE E NON PARTECIPASSERO ALL’OPS DELLA MERCHANT BANK MILANESE SU BANCA GENERALI”
Nuovo terremoto in vista sulla vicenda Monte Paschi-Mediobanca. Secondo indiscrezioni
raccolte daLettera43, la Procura di Milano avrebbe aperto un fascicolo dove si ipotizza il reato di concussione nei confronti di due membri di primo piano del governo.
I magistrati milanesi si sarebbero mossi dopo la presentazione di un esposto da parte di un socio. Secondo fonti qualificate, vi sarebbero registrazioni in grado di documentare pressioni esercitate ai massimi livelli su alcuni soci di Piazzetta Cuccia perché aderissero all’offerta della banca senese e non partecipassero all’Ops della merchant bank milanese su Banca Generali. Ops che infatti è stata respinta il 21 agosto dall’assemblea dei soci.
L’inchiesta sull’acquisto di azioni Mps vendute dal Mef
L’operazione Mps su Mediobanca rischia di uscire dal mero ambito finanziario per assumere connotazioni politiche inquietanti. E di acuire lo scontro in corso tra magistratura e
governo.
A ciò si aggiunge il fascicolo già aperto dalla stessa Procura sul presunto “concerto” tra Caltagirone, Delfin, Anima e Bpm nell’acquisto di azioni Mps vendute dal Mef e intermediate da banca Akros. Un’ipotesi di reato che, intrecciata con la pista della concussione, potrebbe aprire scenari inediti su un’operazione che è destinata a cambiare la fisionomia della finanza italiana.
(da .lettera43.it)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO AMERICANO RICORDA CHE, DOPO L’INCONTRO TRA DONALD TRUMP E VLADIMIR PUTIN, ERA STATA ANNUNCIATA UNA RIPRESA DELLA COLLABORAZIONE COMMERCIALE TRA I DUE PAESI: “CIÒ CHE I DUE LEADER NON HANNO DETTO È CHE A PORTE CHIUSE, LE PIÙ GRANDI COMPAGNIE ENERGETICHE DEI LORO PAESI AVEVANO GIÀ ABBOZZATO UNA ROAD MAP PER TORNARE A FARE AFFARI”
“Colloqui segreti” si sarebbero svolti tra il colosso petrolifero statunitense Exxon il gruppo russo Rosneft per un eventuale ritorno in Russia. A rivelarlo è il ‘Wall Street Journal’ ricordando che dopo l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Alaska e il presidente Vladimir Putin i due paesi avrebbero potuto intensificare la loro collaborazione commerciale.
“Ciò che i due leader non hanno detto” scrive il quotidiano economico Usa è che “a porte chiuse, le più grandi compagnie energetiche dei loro paesi avevano già abbozzato una road map per tornare a fare affari, sfruttando i giacimenti di petrolio e gas al largo della costa dell’estremo oriente russo.
Colloqui segreti con la più grande compagnia energetica statale russa si sono svolti quest’anno e un alto dirigente della ExxonMobil ha discusso di un ritorno al progetto Sakhalin se i due governi avessero concordato un processo di pace in Ucraina, hanno riferito persone a conoscenza delle discussioni”.
La questione è talmente delicata, scrive il ‘Wsj’, “che solo poche persone all’interno di Exxon erano a conoscenza dei colloqui. Uno dei massimi dirigenti della grande compagnia petrolifera statunitense, il vicepresidente senior Neil Chapman, ha guidato i colloqui per conto di Exxon”.
La ripresa degli affari in Russia, osserva il quotidiano, “segnerebbe un drammatico riavvicinamento dopo la disordinata rottura di Exxon con Mosca quando Putin ha attaccato l’Ucraina nel 2022”. E le discussioni tra Exxon e Rosneft “sul riavvio della loro partnership si sono intensificate dopo l’insediamento di Trump a gennaio”.
Chapman di Exxon, sottolinea il Wsj che cita fonti vicine al dossier, “ha incontrato il Ceo di Rosneft Igor Sechin nella capitale del Qatar, Doha”. Sechin, ricorda il quotidiano, “è uno stretto alleato di Putin” ed “è sottoposto a sanzioni” da parte degli Stati Uniti, “il che significa che agli americani è per lo più vietato trattare con lui senza un via libera del Tesoro Usa.
Sechin ama incontrare imprenditori stranieri e leader di governo in Qatar, il cui fondo sovrano ha una partecipazione in Rosneft. Il Qatar si è ritagliato un ruolo di mediatore neutrale nei conflitti globali”.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
SONO INCAZZATI CON IL PRIMO MINISTRO PER LA MANCATA LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI ISRAELIANI: LA GUERRA SENZA FINE A GAZA, UFFICIALMENTE, ERA NATA CON L’OBIETTIVO DI RIPORTARLI A CASA, SI È TRASFORMATA IN UN MASSACRO (60MILA PALESTINESI UCCISI) E HA FATTO DIVENTARE ISRAELE UNO STATO PARIA NEL MONDO
La riunione del consiglio di sicurezza è durata solo un paio d’ore perché Benjamin Netanyahu
e altri politici della destra erano attesi a cena, un banchetto organizzato dal leader dei coloni in Cisgiordania.
Il tempo stringe per loro e per i famigliari che li aspettano: ieri hanno riportato in strada oltre 350 mila israeliani, un’altra giornata di blocchi lungo le autostrade, di pneumatici in fiamme, il fumo nero a mozzare il respiro di chi annaspa nell’angoscia da 690 giorni.
Che il primo ministro non abbia fretta di fermare la guerra perpetua lo dichiara Gadi Eisenkot, fino a giugno dell’anno scorso nel governo d’emergenza nazionale, in queste ore in manifestazione come altri padri che hanno perso un figlio nelle battaglie a Gaza.
In «piazza degli ostaggi», il quadrilatero di marmo bianco
davanti al museo di Arte contemporanea di Tel Aviv, sono esposti i quadri dipinti dai sequestrati rilasciati durante gli unici due cessate il fuoco: l’autoritratto di Liri Elbag, una delle soldate rapite dalla base delle osservatrici al confine con la Striscia, la mostra divisa in due, metà volto in cattività, la parte destra con i sorrisi della libertà.
Gli organizzatori chiedono ai partecipanti di lasciare nei contenitori i bigliettini con le richieste, le speranze: lo fanno per tradizione gli ebrei al Muro del Pianto, questa volta le domande si fermano più in basso a livello della coalizione di estrema destra.
«Qualche giorno fa mentre stavo mettendo le gemelle a letto, mi hanno chiesto: “Mamma sei sicura che il papà tornerà a casa?”», racconta Sharon Cunio, il cui marito è ancora prigioniero, lei e le figlie sono potute tornare indietro dopo una cinquantina di giorni.
«Perché non posso rispondere che sono sicura? Perché il mio cuore è infranto, perché questo mi insegna l’esperienza». Yael Adar — madre di Tamir Adar , ucciso il 7 ottobre, il cui cadavere è ancora tenuto a Gaza — si rivolge al premier: «Ascolta la nazione».
Netanyahu e i suoi ministri continuano invece a considerare i dimostranti come «facilitatori di Hamas», «sinistrorsi disfattisti». Il migliaio di intellettuali che ha firmato una lettera pubblica per chiedere di fermare «gli orrori a Gaza» è stato messo al bando in alcuni comuni: i sindaci della destra hanno deciso di escluderli dagli eventi pubblici.
Tra loro lo scrittore Etgar Keret e la moglie Shira, regista: bloccati da Arad, il villaggio nel deserto del Negev dove ha vissuto Amos Oz fino alla scomparsa nel 2018. «Un numero sempre maggiore di israeliani sta proclamando: non in mio nome», ha commentato di recente Fania Oz-Salzberger, figlia del romanziere simbolo dell’opposizione pacifista, alla rivista New Republic .
(da “Corriere della Sera”)
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Agosto 27th, 2025 Riccardo Fucile
LA SEGRETARIA HA CONVINTO I DEM A LEI VICINI, AD ACCETTARE LA NOMINA DI PIERO, FIGLIO DEL GOVERNATORE USCENTE, A SEGRETARIO REGIONALE… – IN PUGLIA RESISTE IL VETO DI DECARO SU EMILIANO E VENDOLA. IL NODO RESTA LA CANDIDATURA DI VENDOLA
Una massiccia (e amara) dose di realpolitik per sbloccare la partita della Campania. Elly Schlein ha blindato il compromesso raggiunto con Vincenzo De Luca, per ottenere il sostegno del governatore uscente alla corsa del 5 stelle Roberto Fico come suo successore.
Una candidatura, quella dell’ex presidente della Camera, sostenuta da un’ampia coalizione di centrosinistra e da mesi in attesa di essere formalizzata, proprio per le resistenze di De Luca. Ora lo stallo sembra superato e nei prossimi giorni Fico inaugurerà ufficialmente la sua campagna elettorale, in vista del voto di novembre.
L’accordo tra Schlein e Giuseppe Conte, del resto, era chiuso da tempo, ma per onorarlo la leader Pd ha dovuto dare un grande dispiacere ai dirigenti campani a lei più fedeli. Ieri ha convocato al Nazareno i due componenti della segreteria, Marco Sarracino e Sandro Ruotolo, tra i più accaniti oppositori di De Luca, ma allo stesso tempo sostenitori di Fico, e ha chiesto loro di turarsi il naso. Cioè di accettare la candidatura unitaria del figlio del presidente uscente, Piero, come nuovo segretario regionale del Pd.
Una scelta spiazzante dopo due anni di commissariamento, la guerra dichiarata ai «cacicchi e signori delle tessere», le promesse di rinnovamento. «Ma per noi conta il quadro di insieme, l’unità della coalizione e la vittoria in Campania – spiegano dall’entourage della segretaria – dopo sarà più semplice gestire le dinamiche di partito».
Questa, almeno, è la scommessa, supportata dall’atteggiamento collaborativo mostrato fin qui da De Luca jr., che siede con Schlein nei banchi di Montecitorio e, nelle ultime settimane, si è mosso da mediatore tra lei e il padre.
Durante una riunione online carica di mugugni, a Sarracino e Ruotolo è toccato il compito di recapitare ai dirigenti campani l’appello all’unità della leader dem su De Luca segretario regionale, accantonando l’ipotesi circolata di proporre una candidatura alternativa.
Per rendere un po’ più digeribile il rospo, l’accordo prevede che, a stretto giro, vadano a congresso anche le federazioni provinciali, con la garanzia che a Napoli verrà messo un esponente della mozione Schlein (ora c’è il “deluchiano” Peppe Annunziata).
«E, alla fine, il segretario metropolitano di Napoli ha più potere di quello regionale», sottolineano gli oppositori del governatore.
Mentre in Puglia c’è ancora da lavorare per sbloccare quella di Antonio Decaro. Ieri a Bari, alla riunione della segreteria regionale dem, si è deciso di portare al tavolo della coalizione la disponibilità con riserva dell’eurodeputato, fino a ieri fermo sul suo veto alla presenza di Michele Emiliano e Nichi Vendola nelle liste di Pd e Avs.
Il passo di lato dell’attuale governatore dipende dal Nazareno e, raccontano fonti Pd pugliesi, sarebbe un problema risolto. Il
nodo resta la candidatura di Vendola, a cui i Verdi-Sinistra non sembrano disposti a rinunciare. «Antonio deve mettersi d’accordo con Nichi, se no non ne usciamo», la voce che filtra da Bari. I pontieri starebbero organizzando una cena tra i due, nei prossimi giorni, per agevolare il chiarimento definitivo.
(da agenzie)
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