Destra di Popolo.net

STEFANO BENNI E’ MORTO: ADDIO ALLO SCRITTORE DI MARGHERITA DOLCEVITA

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

AVEVA 78 ANNI ED ERA MALATO DA TEMPO..TRA I SUOI LIBRI BAR SPORT E LA COMPAGNIA DEI CELESTINI

È morto lo scrittore Stefano Benni. Aveva 78 anni, ed era malato da tempo. La notizia della scomparsa è stata confermata all’Adnkronos dalla sua casa editrice Feltrinelli. Lo scrittore, saggista, giornalista e drammaturgo bolognese, è stato autore di romanzi di grande successo tra i quali Bar Sport, Margherita Dolcevita, La compagnia dei celestini. Benni era nato a Bologna il 12 agosto del 1947. Negli anni, oltre a romanzi, racconti e poesie, aveva scritto anche testi per gli spettacoli tv di Beppe Grillo. Nel 2015 ha rifiutato il premio Vittorio De Sica come forma di protesta per i tagli del governo Renzi alla scuola e alla cultura.
I libri e i racconti
Tra i suoi romanzi più importanti anche Comici Spaventati Guerrieri, Baol, Spiriti, Saltatempo, Il Bar sotto il mare. Negli anni ha collaborato con l’Espresso e con Panorama, ma anche con il settimanale satirico Cuore. La sua produzione letteraria ha attraversato generi e decenni. Il libro che lo ha reso famoso è Bar Sport, prima edizione Mondadori nel 1976. Negli anni Benni aveva ampliato il suo repertorio scrivendo testi teatrali, poesie,
favole, opere musicali e graphic novel. Tra i suoi titoli più recenti: “Giura” (2020), il poema “Dancing Paradiso” (2019) e il docufilm autobiografico “Le avventure del Lupo” (2018). Proprio “il Lupo” era il soprannome che Benni portava con sé fin da bambino, legato all’infanzia trascorsa nei boschi dell’Appennino bolognese e diventato, nel tempo, simbolo di uno spirito solitario, ribelle, indomito.
Ha debuttato come regista nel 1989 – con Umberto Angelucci – nel film ‘Musica per vecchi animali’, tratto un suo romanzo, con Dario Fo e Paolo Rossi. Più di recente aveva firmato l’adattamento cinematografico di ‘Bar Sport’.
(da agenzie)

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SE PUTIN CREDE ANCORA DI VINCERE

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

I VOLENTEROSI DEVONO ESSERE PIU’ REALISTI

In quattro anni mi sono accorto che scrivere di Vladimir Putin è uno dei compiti più difficili. Devi dire quello che sai. Devi dire quello che pensi sia vero. Devi chiederti perché ha voluto aggredire così platealmente l’Ucraina e perché continui, persino a dispetto di vantaggi immediati e non irrilevanti, a smontarla pezzo dopo pezzo. La boriosa e fallimentare esperto-crazia dell’ex Occidente lamenta e accusa alla svelta: non vuole la pace! Vuole solo prolungare la guerra! Si avanza l’idea che in Putin ci sia una particolare spietatezza, una crudeltà quasi calcolata, forse perfino una attrazione per il dolore (degli altri). Ho già letto qualche cosa di simile quando si parlava di Saddam Hussein (un altro nostro ex amico carissimo). Perché? Per che cosa? Perché ora? Perché rilancia trattative e bombarda, si dice disponibile e poi avanza, promette e non mantiene: al prossimo vertice forse… Se … Ma…
Biografie così estreme che, secondo alcuni smodati propagandisti, sfiorano la descrizione del Male, il male storico, geopolitico (quell’altro, teologico, non conta), richiederebbero un modo di scrivere nuovo e duro per dire la verità. Richiedono il ricorso a parentesi, punti esclamativi e due punti.
Forse la questione è molto semplice. Se sei vittorioso, soprattutto in guerra, la gente ti ama. La forza è tutto. Insomma, il mondo è di chi lo vuol prendere. Lo abbiamo insegnato proprio noi, i globalisti della superiorità morale, purché si finga di rispettare ciò che con ridicola gravità chiamiamo «i diritti».
Putin il Semplificatore resta rigorosamente fedele a una constatazione: il mondo ammira il potere più della compassione o della giustizia. E con il potere purtroppo, prima o poi, viene anche il rispetto, non soltanto nel suo mondo di autocrati, soprattutto nel nostro, quello democratico, il mondo del Bene.
Se non fosse così come avremmo accettato di avere la mano un po’ pesante in molte guerre da noi predefinite «giuste’»; o con i migranti che dovrebbero essere l’alimento del nostro bene assoluto, ma se non è assoluto che bene è?; come da 76 anni potremmo assistere un po’ annoiati alla scia di sangue tra israeliani e palestinesi, al Sudan, eccetera?
Putin sa che la guerra, qualsiasi tipo di guerra, ha una sua logica spietata a cui non puoi apportare eccezioni o scorciatoie: conosce soltanto due epiloghi, vittoria o sconfitta. Il pareggio esiste esclusivamente in uno sport, il calcio. La Corea è a torto considerata una guerra finita senza vincitori né vinti. È falso: l’hanno persa gli americani. Per vincere avrebbero dovuto usare l’atomica come chiedeva Mc Arthur. Non ne hanno avuto, per fortuna il coraggio.
Allora la guerra che Putin ha avviato nel 2014 con gli Stati Uniti marciando sul corpo dell’Ucraina usata come pretesto, palcoscenico e oggetto da calpestare non può finire in pareggio. A questo punto, dopo quattro anni, l’uomo del Cremlino ritene di aver messo in piedi con la sua spietata risolutezza, e soprattutto per la mediocrità del nemico, una ragionevole possibilità di vittoria. Ha resistito alla coalizione delle «invincibili’» democrazie, avanza sul campo. Doveva restare isolato come un appestato. Danza pubblici minuetti con potenze come l’India, la Cina che ha inventato un neologismo «baizuo» per deridere il progressismo ipocrita degli ex padroni del mondo. Che altro? Ha una sola via da seguire, guadagnare tempo, lasciare che i suoi metodici generali rosicchino con feroce pazienza sempre più il corpo vivo della Ucraina e la resistenza dei sostenitori di Volodymyr Zelensky.
Sul fronte dei cosiddetti Volenterosi, in questa dolorosa guerra per procura, fatta di sanzioni, materiali e chiacchiere, è maturato un linguaggio tutto loro. In ogni convegno o vertice, nei post diB varie Eccellenze compaiono frasi come «pace giusta» (non ho mai scoperto chi ha coniato questa espressione vuota), «riavviare la diplomazia», «garanzie per la sicurezza futura dell’Ucraina», «moralità e necessità del riarmo», «soldati Nato in Ucraina come peacekeeper».
Il linguaggio, l’uso delle parole dovrebbe liberarci. Ma nel caso dell’Ucraina, come del vicino Oriente, servono ai politici occidentali per trasformare avvenimenti complessi della Storia in favolette facili e semplici da digerire per opinioni pubbliche purtroppo distratte, con tanto di buoni e cattivi scelti per conto nostro dai governi, in un assortimento di valori morali, civiltà europea, imperialismi ovviamente altrui, che sembrano tirati giù dagli scaffali di un supermercato. Al Cremlino Putin avrà certo una parete dedicata ai ritratti dei politici occidentali di cui ha collezionato lo scalpo: Joe Biden, Boris Johnson, Justin Trudeau… Avrà tenuto spazio per i prossimi; Emmanuel Macron, Keir Starmer, Ursula von der Leyen… Guadagnar tempo, attendere… Dopo Anchorage e Pechino, dove verrà srotolato il prossimo tappeto rosso per il «criminale»?
Domenico Quirico
(da lastampa.it)

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NON ERA MEGLIO DON CAMILLO?

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

SE PROPRIO VOGLIONO INSISTERE SULLA FANTASY, I SEGUACI DELLA MELONI, INVECE CHE ATREJU E FENIX, POTREBBERO OPTARE PER DON CAMILLO (ANCHE SE DON ABBONDIO SAREBBE PIU’ CONSONO AL RUOLO)

Dopo Atreju ecco Fenix: la destra meloniana sarà anche patriottica ma per le sue manifestazioni sceglie nomi da fumetto fantasy, come quelli che chiamare un figlio Giuseppe è banale, meglio Maverick: è da un bel pezzo che nell’onomastica pop i film e le serie tivù americane hanno rimpiazzato i santi del calendario e i nomi della tradizione nazionale.
Libero ognuno, come è ovvio, di scegliersi il nome che gli pare, ma ci si aspetterebbe dalla destra tradizionalista quello che la destra tradizionalista può e forse deve dare: un’indicazione di solidità e una rivendicazione di radici, contro i guasti e i vizi del mondialismo. Contro il logorio della vita moderna, come diceva la pubblicità del Cynar ai tempi di Almirante.
Macché. Atreju è un nome da saga nordica ricicciata, come si dice a Roma, in un romanzetto per adolescenti poi diventato un film sempre per adolescenti, e non si capisce come possa essere il nome di un raduno di adulti.
È un po’ come se ai miei tempi qualcuno avesse chiamato Mago Zurlì una festa politica.
Quanto a Fenix, si immagina che rimandi al mito della Fenice (si chiamava “La Fenice” del resto, anche un gruppo neonazista ai
tempi della mia giovinezza), ma se fai la ricerca su Google il primo risultato è “materiali e soluzioni per l’interior design”, Non so se vi rendete conto, l’interior design, roba da radical chic; e la mitologia va a farsi friggere.
Temo che ormai non sia possibile rimediare, ma come nome dell’adunata, se proprio si vuole insistere con il fantasy, non era meglio don Camillo, o anche Giovannino, che era il nome anagrafico di Guareschi?
(da repubblica.it)

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IL NOSTRO OCCIDENTE RINGRAZI L’ISLAM

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

LO STORICO FRANCO CARDINI: “LA NOSTRA TECNOLOGIA HA CONQUISTATO IL MONDO, MA E’ SUCCESSO PERCHE’ ERAVAMO ANDATI A SCUOLA DAI MUSULMANI, COME LORO ERANO ANDATI A SCUOLA DAGLI ANTICHI GRECI”

L’Islam: la religione che ha come libro sacro il Corano e che è la terza dopo ebraismo e cristianesimo a conoscere un solo Dio creatore e onnipotente: il che, d’accordo, non è affatto comune nella storia delle religioni.
Oggi l’Islam è, nelle sue varie confessioni, seguito da oltre un miliardo di persone in tutto il mondo; ma metà di quelle che seguono la religione cristiana; e insieme fanno la metà della popolazione del mondo.
Se vi recate in una grande biblioteca (le librerie ormai sono sempre meno: e di solito non granché fornite) o cercate attraverso i motori di ricerca, siete sommersi da un oceano d’informazioni, ma a meno che non siate specialisti dell’argomento non riuscite a orientarvi per ottenere un quadro semplice e limpido dell’argomento. Enciclopedie e manuali
scolastici (a parte quelli strettamente specialistici) vi danno informazioni generiche, poco esaurienti o troppo pedanti. La divulgazione, se non siete di bocca buona non vi convince. Le idee che circolano al riguardo vi rimbalzano un quadro allarmante: regimi tirannici, terrorismo, fanatismo, soggezione della donna, riti crudeli come l’infibulazione, organizzazioni terroristiche. E, nel passato, ecco i predoni, i pirati, i feroci guerrieri contro i quali abbiamo dovuto organizzar le crociate e difenderci fin quasi al Settecento. E oggi, gli assassini politici e i “tagliatori di teste”; a parte gli “emiri del petrolio” con i loro harem…
Poi arriva un tizio e vi propone un libro intitolato Grazie, Islam! Perdinci, ma che cosa c’è da ringraziare? La risposta corretta e pacata è: moltissimo. E per più ragioni.
Anzitutto, sebbene la celebre teoria storiografica di Henri Pirenne secondo il quale “il medioevo è cominciato con l’espansione dell’Islam” non è affatto così catastrofica come sembra. Non si trattò per l’Occidente di una “nuova invasione barbarica”: se non altro per l’ottima ragione che a quel tempo, il VII-VIII secolo, l’Europa era – come nell’età ellenistico-romana – decisamente meno sviluppata e “civile” dell’Oriente dal quale i musulmani provenivano. Poi perché la nuova cultura, insieme con Bisanzio, ricondusse presto il Mediterraneo all’antica prosperità. Quindi perché i musulmani – a differenza dei cristiani loro coevi – riconoscevano ai popoli che assoggettavano il diritto a mantenere la loro fede e i loro costumi, sia pure con qualche restrizione. E infine in quanto essi, provenienti appunto dall’Oriente asiatico ben più colto e civile del nostro Occidente (il “sorpasso” da parte nostra si sarebbe verificato gradualmente solo a partire dal XVI secolo), ci restituirono la nostra scienza grecoromana insieme con nuovi apporti persiani, indiani, cinesi: e insomma grazie ai contatti con loro fummo in grado di compiere, dal X secolo circa in poi, colossali passi avanti nelle scienze, nelle tecniche, nell’organizzazione civile e socioeconomica. Perché noi, con loro, non ci limitavamo a combattere: sviluppavamo rapporti diplomatici e scambi economici e culturali di ogni tipo.
Ricordate la grande Oriana Fallaci? Antimusulmana “senza se e senza ma”, essa amava obiettare che “gli arabi” non hanno mai inventato nulla. Nemmeno i numeri, che noi chiamiamo “cifre arabe” mentre in realtà sono indiane. Proprio così: ed è questo il punto. Il fatto è che il mondo musulmano è servito straordinariamente da mediatore, da “cinghia di trasmissione”.
Qualche esempio? Il primo vero e proprio ospedale moderno (con reparti di fisiologia, oftalmologia, chirurgia e ortopedia) venne fondato nell’827 da Harun al-Rashid califfo di Baghdad, quello delle Mille e Una Notte Il sistema universitario, noi europei lo abbiamo copiato di sana pianta a partire dal secolo XII ispirandoci a un’istituzione musulmana, la Bait al-Hikhma (“Casa della scienza”). Per non parlare di tutto quel che riguarda la matematica, l’astronomia, la medicina, la chirurgia (soprattutto l’oculistica), i metodi computistico-bancari… Mai sentito parlare del mercante pisano duecentesco Leonardo Fibonacci, per noi “l’inventore dei numeri arabi”? Dall’algebra
alla partita doppia, aveva imparato tutto dagli arabo-maghebrini dell’Africa settentrionale. Del resto queste cose da noi Federico II imperatore, Alfonso X re di Castiglia, il dottissimo san Tommaso d’Aquino – i nostri “divi” del XIII secolo – le sapevano benissimo. E Dante, che pure spedisce Maometto all’Inferno, salva invece i sapienti Avicenna e Averroè nonché perfino un principe siriano che aveva sconfitto i crociati: il Saladino.
L’elenco di tutto quello che l’Islam ci ha regalato sarebbe lungo. Limitiamoci a due nomi, quelli ricordati dall’Alighieri. Il tagiko-persiano Avicenna (Abu Ali al Husayn ibn Abdullah ibn Sina), vissuto tra 980 e 1037, filosofo, astronomo e medico. Quindi il berbero-ispanico Abuū al Walid Muhammad ibn Ahmad Ibn Rushd (noi lo chiamiamo Averroè), nato a Cordoba nel 1126 e morto a Marrakesh nel 1198, cui si deve il Kitab al-Kulliyyat fiīal-Tibb (“Trattato di medicina generale”), fra i testi più influenti della tradizione medica nei secoli a venire. Altro che Ippocrate e Galeno. E in Grazie, Islam! trovate altri millanta esempi del genere.
Certo, poi i tempi sono cambiati: la palla è tornata al centro ed è passata dall’altra parte. La nostra tecnica – le vele mobili che ci hanno permesso di navigare gli oceani, i cannoni che hanno piegato tutte le altre civiltà, Galileo e Newton… – ha conquistato e piegato il mondo. Ma è successo perché eravamo andati a scuola dai musulmani, come loro erano andati a scuola dagli antichi Greci. È così che va il mondo. Meditate, gente, meditate…
Franco Cardini
(da ilfattoquotidiano.it)

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GLOBAL SUMUD FLOTILLA, BARCA COLPITA DA UN DRONE IN ACQUE TUNISINE, A BORDO ANCHE GRETA

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

SIAMO AGLI AVVERTIMENTI MAFIOSI: “QUESTI ATTI INTIMIDATORI NON CI FERMERANNO”

Un ronzio, poi il botto. E subito le urla di chi era di guardia sul ponte e lancia l’allarme, sveglia l’equipaggio, dice di uscire fuori, fare in fretta: “al fuoco, al fuoco”.
Nella notte un drone militare ha colpito una delle principali barche della delegazione spagnola della Global Sumud Flotilla, la Family boat, su cui viaggiavano diversi membri del comitato organizzatore, fra cui Greta Thunberg, Yasemin Acar e Thiago
Avila. Le immagini diffuse dagli attivisti mostrano il momento esatto in cui l’ordigno viene sganciato, si sente distintamente il botto, ma al momento le autorità tunisine sembrano voler gettare acqua sul fuoco. “Secondo i primi accertamenti, si è verificato un incendio nei giubbotti di salvataggio”, ha detto all’Afp Houcem Eddine Jebabli, portavoce della Guardia Nazionale, sottolineando che “non è stato rilevato nessun drone”. I video subito diffusi dalla Global Sumud Flotilla però raccontano un’altra storia.
La Family boat, che nella serata di domenica ha raggiunto Sidi Bou Said, piccolo porto turistico nei pressi di Tunisi, era ormeggiata alla fonda insieme alle altre, in attesa di prendere il largo verso la Striscia.
“Il drone è arrivato sopra di noi e ha sganciato la bomba, improvvisamente tutto il ponte è andato a fuoco”, racconta Acar, nei mesi scorsi a bordo della Madleen insieme alla giovane ecoattivista svedese e come lei intercettata dall’Idf, trasportata ad Ashdod, detenuta e poi espulsa.
“A bordo stanno tutti bene e le fiamme sono state spente”, spiega in un video Acar. Al momento, non c’è prova che si tratti di un drone israeliano, ma nessuno – soprattutto dopo le esplicite minacce del ministro Ben Gvir – ha dubbi al riguardo.
La barca, battente bandiera portoghese, ha subito però danni importanti. Il ponte superiore è completamente bruciato o quasi, anche l’albero maestro ha subito danni e il fuoco ha divorato anche parte della stiva. Impossibile che continui in tempi brevi la
navigazione. “Ancora una volta – dice con voce incrinata da rabbia e indignazione Acar – hanno bombardato una barca con a bordo civili in territorio tunisino”. Anche a maggio è successo. Al largo di Malta, la Al Damir, la prima barca a vela della Flotilla che abbia tentato di raggiungere Gaza quest’anno, è stata colpita da due droni militari al largo di Malta e irreparabilmente danneggiata.
“Questo – afferma l’attivista – è un attacco contro di noi, contro una missione civile pacifica perché non ci vogliono lì. Non dobbiamo stare in silenzio, dobbiamo mobilitarci e farlo in fretta”.
Ferma la condanna che arriva dagli equipaggi di tutta la Global Sumud Flotilla. “Gli atti di aggressione mirati a intimidirci o a far fallire la nostra missione non ci fermeranno. Il nostro obiettivo collettivo di rompere l’assedio su Gaza e di esprimere solidarietà al suo popolo prosegue”. Non un passo indietro quindi. Del resto, era uno dei scenari ipotizzati quando è stata costruita la missione.
Adesso però bisognerà capire se e in che misura la flotta dovrà rivedere la tabella di marcia. I danni alla Family boat sono importanti, i lavori di riparazione inizieranno quando si potrà operare in sicurezza e dalle autorità tunisine, che sull’accaduto hanno aperto una formale inchiesta, arriverà il nulla osta, quindi al momento è impossibile immaginare tempi precisi. È plausibile che l’equipaggio trovi posto su altre imbarcazioni o che se ne cerchi una sostitutiva, ma sono tutte soluzioni allo studio in queste ore. Per la Global Sumud Flotilla, è la prima notte di rabbia, paura e apprensione. E tutti sono certi che non sarà l’ultima.
(da agenzie)

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COME PREVISTO IN FRANCIA CADE IL GOVERNO BAYROU, NON PASSA IL VOTO DI FIDUCI

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

COSA SUCCEDE ORA E CHE EFFETTO AVRA’ IN UE… MACRON PARE ORIENTATO AD ASSEGNARE L’INCARICO A UN SOCIALISTA SI AREA MODERATA

Il primo ministro francese Francois Bayrou ha perso il voto di fiducia dell’Assemblea nazionale sulla discussa legge di bilancio, cosa che di fatto decreta la caduta del suo governo. Era in carica dal 15 dicembre scorso. Il premier nel pomeriggio ha tenuto un discorso in Aula, e successivamente tutti i gruppi parlamentari hanno replicato. Il voto vero e proprio è partito attorno alle 18.30, e al termine sono stati annunciati i risultati. 194 voti a favore della fiducia contro 364 contrari. Il presidente della Repubblica Macron ha fatto sapere che sceglierà il nuovo primo ministro nei prossimi giorni.
“Fare cadere il governo non risolverà né le sfide che la Francia deve affrontare né i problemi del popolo francese”, aveva provato a dire nel suo intervento l’ex premier macroniano Gabriel Attal. “È la fine dell’agonia di un governo fantasma”, ha attaccato invece la leader di destra Marine Le Pen, chiedendo nuove elezioni.
Perché il governo Bayrou in Francia è caduto
La crisi politica in Francia era esplosa dopo il piano di bilancio presentato dal premier Bayrou con l’obiettivo di tagliare la spesa
pubblica di circa 44 miliardi di euro per ridurre l’indebitamento del Paese. Il primo ministro aveva richiesto la fiducia sul provvedimento, ma l’esito era apparso scontato fin dall’inizio. Le opposizioni infatti, sono state compatte e hanno votato contro la manovra finanziaria, criticata per i numerosi tagli e le misure impopolari che intende apportare per sanare i conti pubblici francesi. La crisi che sta attraversando il Paese da diverso tempo oramai sembra aver toccato un punto di non ritorno: il debito pubblico è destinato a superare il 115% del Pil entro la fine dell’anno, il deficit segna il 5,8%, mentre la crescita è ferma.
Alla situazione economica si aggiunge l’instabilità politica. Il parlamento francese è attraversato da profonde divisioni e il premier centrista, dopo meno di nove mesi a palazzo Matignon, si prepara ad essere sostituito in quella che si presenta come la quarta crisi di governo in meno di due anni.
Cosa farà Macron
Ora che Bayrou non ha ottenuto la fiducia dell’Assemblea nazionale è costretto a rassegnare le dimissioni. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha fatto sapere, con un comunicato dell’Eliseo, di aver “preso atto” della caduta del governo – incontrerà domani Bayrou per accettare le sue dimissioni.
Macron ha anche affermato che nominerà il successore del primo ministro “nei prossimi giorni”. Questo, almeno per ora, sembra allontanare l’altra possibilità che si presentava al capo dello Stato: sciogliere l’Assemblea nazionale e indire nuove elezioni dopo quelle anticipate di giugno 2024. Per Macron non sarà
semplice trovare un sostituto a cui assegnare l’incarico di formare un nuovo governo, o almeno uno che sia in grado di coalizzare una nuova maggioranza disposta a sostenerlo.
Lo scorso venerdì Macron ha incontrato il presidente del Senato, Gerard Larcher, mentre oggi è toccato alla presidente dell’Assemblea Yael Braun Pivet.
A quanto risulta, la scelta del capo dell’Eliseo potrebbe ricadere su un premier di sinistra moderata, forse il segretario del Partito socialista Olivier Faure, ma per ora sono solo indiscrezioni. L’idea sarebbe di trovare una figura che continui a opporsi alla destra del Rassemblement national, e che possa essere sostenuta anche dalle forze più centriste della sinistra.
Dopo le ultime elezioni, i partiti di destra hanno continuato a crescere nei sondaggi. Non a caso, intervenendo oggi in Aula, la leader del Rassemblement national Marine Le Pen ha detto che “per Macron la dissoluzione dell’Assemblea nazionale non è un’opzione ma un obbligo”. Dall’altra parte, la sinistra radicale di La France Insoumise ha chiesto che Macron si dimetta e si vada a nuove elezioni presidenziali: “Macron è ora in prima linea, di fronte al popolo. Anche lui deve andarsene”, ha scritto sui social il leader Jean-Luc Mélenchon.
Quali sono le conseguenze per l’Europa
La decisione di Bayrou di chiedere la fiducia sulla manovra è stata definita da molti come un gesto kamikaze, un suicidio politico annunciato, mentre il premier ha parlato di un atto “eroico”, “un sacrificio” per il Paese. Numeri alla mano, era chiaro fin dall’inizio che Bayrou non sarebbe riusciti ad ottenere
la maggioranza di voti necessari, se non con l’astensione della destra e dei socialisti. Finora aveva governato avendo solo una maggioranza relativa, che in un voto secco di questo tipo non poteva bastare.
La crisi francese potrebbe avere delle ricadute anche nel resto d’Europa, sia da un punto di vista economico che politico. Ad esempio, al momento la Francia è tra i Paesi alla guida della “coalizione dei volenterosi” a sostegno dell’Ucraina: un suo indebolimento, o un eventuale cambio di linea di un prossimo governo, potrebbe ripercuotersi sugli equilibri di potere interni all’Ue e travolgerli.
(da Fanpage)

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BANKSY È TORNATO A LASCIARE IL SUO SEGNO A LONDRA: SULLE PARETI ESTERNE DELLA ROYAL COURTS OF JUSTICE, È COMPARSO UN MURALE DI UN GIUDICE IN TOGA E PARRUCCONE CHE COLPISCE CON IL MARTELLETTO UN MANIFESTANTE DISTESO A TERRA CHE IMPUGNA UN CARTELLO SPORCO DI SANGUE

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

UNA DENUNCIA CONTRO IL BANDO DI “PALESTINE ACTION”, UN GRUPPO PER I DIRITTI DEI PALESTINESI MESSO FUORI LEGGE NEL LUGLIO SCORSO COME “ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA”

Con il martello battuto per emettere le sentenze, un giudice in toga e tradizionale parruccone colpisce un manifestante disteso a terra che impugna un cartello schizzato di sangue. È il soggetto di un nuovo murale di Banksy, l’artista inglese senza volto, celebre per la sua “street art” di denuncia contro guerre, oppressione e capitalismo.
È apparso lunedì mattina sulle pareti esterne della Royal Courts of Justice, lo storico tribunale londinese che ospita l’Alta Corte e la Corte d’Appello. Lo stesso Banksy ha postato l’immagine sul proprio profilo su Instagram, come fa in genere per confermare
che siano opera sua.Non ne ha specificato il significato, ma sui social e sui siti dei media, dove è subito rimbalzato, il senso del messaggio non lascia dubbi: “Descrive la brutalità del bando contro Palestine Action”, scrivono i giornali, riferendosi al gruppo per i diritti dei palestinesi messo fuori legge nel luglio scorso come “organizzazione terroristica”, dopo che alcuni suoi membri erano penetrati in una base della RAF, l’aviazione militare britannica, imbrattando due aerei di vernice rossa in segno di protesta per le forniture di armamenti del Regno Unito a Israele.
Appena due giorni fa, quasi 900 persone sono state arrestate a Londra per avere marciato in segno di solidarietà con Palestine Action, rischiando così una pena fino a 14 anni di carcere per “sostegno al terrorismo”.
Neanche un’ora dopo la scoperta del murale, le autorità lo hanno fatto ricoprire con un telo, hanno eretto due barriere di metallo davanti alla parete e piazzato due poliziotti di guardia a controllare che nessuno vi si avvicini.
Non è la prima volta che i murales di Banksy vengono nascosti: è successo che siano portati via, in alcuni casi per censurarli, in altri per rubarli e trarne profitto, a esclusione di quelli, naturalmente, che vengono venduti all’asta o da gallerie d’arte per conto suo.
/da agenzie)

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SUI CONTI PUBBLICI, GIORGETTI TENTA IL GIOCO DELLE TRE CARTE: IL PESO DEI DAZI SUL PIL, LA CRESCITA FERMA ALLO 0,6% (ALTRO CHE L’1,1% PREVISTO DALLA RAGIONERIA GENERALE), GLI IMPEGNI A FAR SALIRE LA SPESA PER LA DIFESA DI 60 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile

E PER IL CETO MEDIO È IN ARRIVO UNA “STRETTA FISCALE SILENZIOSA”… IL PROGRESSIVO AGGIUSTAMENTO DEGLI STIPENDI ALLA VAMPATA DEL 17% DI INFLAZIONE CONTINUERÀ A FAR ENTRARE MOLTI MILIARDI DI REDDITI PERSONALI IN ALIQUOTE PIÙ ALTE E FARÀ CADERE MOLTE DETRAZIONI AUTOMATICHE DELLE FAMIGLIE

Non è una legge di Bilancio di poco conto, quella che aspetta Giancarlo Giorgetti nelle prossime settimane. È la prima da quando le guerre commerciali che attraversano l’economia mondiale minacciano di mettere sotto pressione l’export italiano nella morsa fra Stati Uniti e Cina.
Ed è la prima dal 2019 che dovrebbe riportare l’Italia a un deficit pubblico sotto al 3% del prodotto interno lordo e a un surplus prima di pagare gli interessi del debito, secondo il Piano
strutturale di bilancio della primavera scorsa.
Forse per questo il ministro dell’Economia, al Forum Teha di Cernobbio, è di poche ma essenziali parole. «Come abbiamo sempre fatto in questi anni, io lavoro in modo serio, pragmatico, con responsabilità, serietà, prudenza» esordisce in collegamento video.
Con queste premesse, il ministro offre alla sala un impegno: «Diversamente rispetto a quanto eravamo abituati a fare nella legge di bilancio (per il 2026, ndr) non servirà nessuna manovra correttiva: i conti vanno come avevamo previsto».
Dunque nessuna ulteriore stretta per legge, nessun taglio di spesa oltre quelli che vengono dall’inerzia degli anni scorsi. Eppure era stato lo stesso responsabile dell’Economia nei giorni scorsi a parlare di «pizzicotto» alle banche.
Certo il progressivo aggiustamento degli stipendi alla vampata del 17% di inflazione cumulata nel periodo 2021-2023 continuerà a far entrare molti miliardi di redditi personali in aliquote più alte e farà cadere molte detrazioni automatiche delle famiglie.
Questo tipo di stretta fiscale silenziosa sul ceto medio proseguirà, aiutando la finanza pubblica in una fase delicata. «L’economia purtroppo ha subito un rallentamento in relazione alla guerra commerciale», riconosce il ministro.
La crescita attesa per il 2025 nel Piano di bilancio di aprile era dell’1,1%, mentre oggi non appare già acquisto neppure lo 0,6% delle più recenti aspettative del governo (confermate comunque ieri dal ministro).
Anche per questo Giorgetti conferma l’impegno di «interventi a favore di famiglie e imprese», ma resta cauto. In primo luogo c’è l’impatto delle tensioni commerciali, su cui il ministro invita a rivolgere l’attenzione anche ai rapporti con l’Oriente. «Serve un’attenta riflessione sui dati della bilancia commerciale — dice — perché il tema non riguarda solo gli Stati Uniti ma soprattutto la Cina».
Ma c’è un altro tema che preoccupa il ministro: gli impegni a far salire la spesa per la difesa, di circa 60 miliardi di euro l’anno a prezzi correnti entro il prossimo decennio. Giorgetti, guardingo, parla di un impatto sul bilancio «da valutare» e dello «sforzo titanico» che serve soprattutto per sviluppare l’industria del settore in Italia — tecnologie digitali e semiconduttori inclusi — altrimenti gli ordinativi pagati con le tasse dei contribuenti andranno all’estero e «non ci sarà ritorno di produzione e posti di lavoro in Italia».
Più sommario il ministro sulle mille proposte estive per la legge di bilancio. E pazienza se, dalle pensioni alle tasse, vengono anche dal suo partito. «In estate ho visto fuochi d’artificio di proposte, alcune stimolanti, altre fantasiose o verosimili, ma io ne so poco o nulla. In agosto c’è il calcio-mercato e la manovra-mercato», taglia corto.
Molto deciso invece Matteo Salvini, a Cernobbio nelle vesti di ministro delle Infrastrutture, sul progetto del ponte sulle Stretto di Messina: «Questa settimana — annuncia — da Palazzo Chigi dovrebbe essere mandato il dossier sul progetto alla Corte dei conti per approvazione. Conto che tra settembre e ottobre si parta
con i cantieri e gli espropri».
Il costo atteso è di 13,5 miliardi di euro. La tariffa media a transito di auto prevista è di sette euro. In base al numero di transiti attuali il ritorno sull’investimento, in quest’area specifica, sarebbe di circa 25 milioni di euro l’anno: oltre cinquecento volte più piccolo del costo.
(da agenzie)

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