Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA DUCIONA RISPONDE STIZZITA A CHI LA INVITA A SEGUIRE “IL MODELLO MELONI”: “LA FRANCIA È IL SOLO PAESE DELL’UE A POSSEDERE L’ARMA NUCLEARE, E QUESTO LE CONFERISCE UN’INDIPENDENZA NEI CONFRONTI DELLE GRANDI POTENZE CHE ALTRI NON HANNO”
«Non ho un modello europeo. Il mio unico modello è la Francia», ha risposto ieri mattina Marine Le Pen, nel corso di un’intervista alla radio pubblica France Inter. In questi giorni in Francia si parla molto della stabilità del governo italiano, e Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, auspica un’unione delle destre che si ispiri al «modello Meloni»
La leader del Rassemblement national però non è tentata, e alla domanda di un ascoltatore su un possibile modello risponde così: «La Francia è un Paese straordinario perché unico, per la sua storia, per le sue capacità, unico per il suo genio, unico anche perché è il solo dell’Unione europea a possedere l’arma nucleare, e questo le conferisce un’indipendenza nei confronti delle grandi potenze che forse altri non hanno. Quindi non ho un modello».
Di fronte al rilancio del conduttore, che le propone esplicitamente l’Italia e il modello Meloni, Marine Le Pen risponde prima un po’ stizzita — «Ascolti, oggettivamente,
l’unica cosa apprezzabile…», comincia, poi si corregge — «anzi, non l’unica, ci sono molte cose apprezzabili, ma la cosa che forse le invidio è l’enormità del piano di rilancio che ha riguardato l’Italia e che noi, la Francia, andremo a pagare».
E i risultati economici del governo italiano? «Sì, non minimizzo il lavoro di Giorgia Meloni. Tuttavia, con 240 miliardi di Pnrr ricevuti dall’Unione europea, è più semplice, lo ammetterà, mettere in atto un certo numero di orientamenti. Dico solo la verità, ancora una volta, non ho un modello. Penso che il modello francese sia quello che dovrebbe diffondersi, come del resto è già accaduto nella storia».
Ieri il Consiglio di Stato ha respinto il suo ricorso contro la pena di ineleggibilità immediata che le impedisce di presentarsi alle prossime elezioni. A inizio 2026 il processo di appello.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
GLI AFFARISTI DIETRO IL BUSINESS
La diplomazia internazionale, spesso mascherata da negoziati di pace o aiuti umanitari, si
muove su binari ben più concreti: quelli delle aziende e dei contratti. Non è un segreto che la guerra, e la successiva ricostruzione, sia un business per chi sta lontano dalle trincee. Lo dimostra la storia recente, dall’Iraq alla Libia, e lo conferma la corsa agli affari che ha come teatro la Striscia di Gaza.
Come già visto in Libia, dove i giacimenti petroliferi offshore sono storicamente gestiti anche da Eni e altre aziende italiane hanno ricostruito strade e infrastrutture che collegano Tripoli a Bengasi come “opere compensative” del colonialismo italiano, o in Iraq dopo l’invasione del 2003 voluta da Blair e Bush con la scusa delle armi di distruzioni di massa, l’Italia accodata al gruppo dei Paesi che entrarono in quella guerra in seconda battuta, dopo la risoluzione è pronta a giocare un ruolo di primo piano.
I militari italiani uccisi a Nassiriya erano di stanza in un’area vicina al giacimento petrolifero della zona, quello che spettava all’Italia per aver sostenuto quella guerra.
Oggi, la situazione non è tanto diversa.
In un contesto diplomatico dove i paesi produttori di armi, costruttori e gestori di energia – dall’Italia alla Germania, dal Regno Unito alla Francia, fino ai paesi del Golfo e all’Azerbaigian (cruciale nel tema energetico) – si riuniscono, l’assenza delle parti in conflitto è eloquente. In Egitto infatti c’erano tutti, anche i Paesi appena citati ma mancavano le due parti che avrebbero dovuto firmare per davvero: Israele e Hamas.
La posta in gioco è la spartizione dei futuri interessi e del business.
1. Il Jackpot della Ricostruzione
Le prime stime ufficiali e ufficiose per la ricostruzione della Striscia di Gaza si aggirano tra i 50 e gli 80 miliardi di dollari. Si parla di un investimento potenziale di circa 46.000 euro per ogni palestinese di Gaza.
Per l’Italia, l’obiettivo dichiarato è “essere protagonisti” della ricostruzione. Le aziende italiane del settore costruzioni e infrastrutture che hanno messo gli occhi sui futuri appalti, spesso finanziati tramite bandi della Banca Mondiale, dell’ONU o della nascente “Eu Gaza Facility” da 1,6 miliardi di euro, includono nomi di spicco:
Webuild (ex Salini Impregilo), leader globale nelle costruzioni di infrastrutture.Buzzi e Cementir, giganti del cemento e dei materiali da costruzione.Saipem, specializzata in infrastrutture energetiche.Ansaldo Energia e Maire, attive nel settore degli impianti e dell’ingegneria energetica.
Queste aziende sono pronte a ripristinare le reti idriche,
elettriche, sanitarie e il tessuto residenziale e produttivo spazzato via. Che di per se non è un male, se non fosse che questa guerra e il silenzio italiano sul genocidio siano stati tutti finalizzati a questo e al servilismo nei confronti di Trump.
2. La Corsa al “Gaza Marine”
Il secondo e forse più strategico affare è quello energetico. Il giacimento di gas naturale al largo della Striscia, noto come “Gaza Marine” e le aree limitrofe, è un tesoro conteso. Sebbene le acque ricadano nelle aree di competenza palestinese, lo Stato di Israele ha concesso unilateralmente e in violazione al diritto internazionale, licenze per l’esplorazione e il trivellamento a diverse compagnie internazionali.
Il gigante energetico italiano Eni S.p.A. è al centro di queste concessioni. Ha firmato accordi per esplorare un’area a ovest del giacimento insieme alla britannica Dana Petroleum Limited e all’israeliana Ratio Energies.
Un secondo consorzio, anch’esso composto da major internazionali, comprende: BP (British Petroleum) (Regno Unito)Socar (Azerbaigian)NewMed Energy (Israele)
La presenza di Eni è considerata uno dei motivi chiave della forte partecipazione italiana agli sforzi diplomatici.
L’Industria della Guerra: Il Ruolo di Leonardo
Prima che i costruttori e le trivelle possano entrare in azione, l’affare è nelle mani di chi produce armi. In Italia, questo ruolo è ricoperto da Leonardo, un “piccolo gioiellino” del Governo italiano nel settore della difesa e aerospazio
Leonardo non è solo un’azienda che opera secondo le restrittive leggi italiane, ma agisce anche all’estero, spesso con regole diverse. L’azienda ha accordi consolidati con Israele, arrivando a produrre droni in joint venture.
Attraverso la sua fondazione Med.Or., presieduta dall’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, lo stesso del memorandum d’intesa tra Italia e Libia, Leonardo agisce di fatto come una vera e propria “Farnesina ombra”, un attore cruciale nella politica estera e di sicurezza nazionale.
La guerra, dunque, è un ciclo economico: le aziende produttrici di armi vedono le loro quotazioni schizzare in borsa alle prime bombe, seguite poi dalla grande ondata di business per le aziende di costruzioni e quelle energetiche. Quelli che guadagnano, come sempre, sono coloro che fabbricano le bombe o che ricostruiscono dopo che sono state sganciate.
(da FanPage)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA SKYHORSE PUBLISHING DI TONY LYONS HA IN CATALOGO OPERE CONTRO FAUCI E GATES
Donald Trump ha invitato gli americani ad acquistare l’autobiografia di Giorgia Meloni appena uscita negli Usa. I am Giorgia è uscito con la prefazione del figlio del presidente Donald jr, mentre anche Melania Trump ha pubblicato il racconto della sua vita con la stessa casa editrice. Che si chiama
Skyhorse Publishing. Ed ha una linea editoriale curiosa: tra le loro pubblicazioni ci sono libri contro l’immunologo Anthony Fauci. E che esaltano Robert Kennedy Jr «come guerriero della verità». Il proprietario è Tony Lyons. L’ha fondata nel 2006. E comincia a farsi conoscere nella società americana.
La casa editrice di Giorgia Meloni in Usa
Per il 20 gennaio 2026, rivela La Stampa, Skyhorse ha programmato anche l’uscita del secondo libro di Meloni, Giorgia’s Vision, nato da un’intervista con Alessandro Sallusti. Lyons ha pubblicato negli anni la biografia di Philip Roth di Blake Bailey e l’autobiografia di Woody Allen, A proposito di niente. Avvocato e attivista, co-dirige dal 2023 MAHA, Make America Healthy Again, un movimento che si ispira allo slogan che ha portato al successo di Trump, ma declinato sui temi della salute. La lobby MAHA ha egemonizzato il ministero della Salute. Mentre Kennedy ha tagliato i finanziamenti allo sviluppo dei vaccini a mRna.
La verità alternativa sulla pandemia
Non solo. Lyons sostiene le «verità alternative» sulla pandemia. Come Kennedy. Ha pubblicato con la sua casa editrice due libri contro Fauci. Uno di Rand Paul, Deception – The Great Covid Cover Up, e un altro intitolato esplicitamente The real Anthony Fauci. Sottotitolo impegnativo: “Bill Gates, Big Pharma e la guerra globale alla democrazia e alla salute pubblica”. Autore? Robert Kennedy Jr.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA DEMOCRAZIA SI SCIOGLIE COME IL GHIACCIO
La ben nota cupola bianca e striata del Campidoglio americano è sullo sfondo. Proprio nel
National Mall, il parco che per molti è simbolo della libertà, è stata montata una nuova scultura. «Democracy», si legge. Le lettere sono fredde e trasparenti, di ghiaccio. Di lì a due ore dell’opera d’arte non rimane più nulla, fusa dal sole di un ottobre ancora caldo. Un gesto di protesta plateale contro una democrazia che per molti americani sembra affievolirsi di giorno in giorno.
Chi c’è dietro la scultura
Più che una semplice scultura, quella di Nora Ligorano e Marshall Reese era un’opera d’arte e di contestazione. Dietro a quel gigantesco blocco di ghiaccio – alto 1,5 metri, largo 5,2 e pesante 13 tonnellate – c’è un nome molto noto nel Paese a stelle e strisce. Si tratta di Ben Cohen, promotore della campagna Up in Arms e co-fondatore della celebre azienda di gelati Ben & Jerry’s. È stato lui, oltre che a finanziare l’opera nella terza settimana dall’inizio dello shutdown amministrativo americano, a mettere a disposizione un grande camion frigorifero per trasportare l’opera da New York a Washington.
La denuncia di Cohen: «Quello che sta accadendo è orrendo»
«Volevamo mostrare nella realtà che la democrazia si sta sciogliendo davanti ai nostri occhi. È un simbolo potente che aiuta a esprimere i sentimenti, la tristezza e l’orrore degli americani», ha commentato Cohen. «Attacchi alla libertà di parola, polizia segreta mascherata e non identificata che preleva persone dalla strada, le arresta e le deporta. O persone perseguite e punite senza giusto processo. L’uso dei militari contro la popolazione degli Stati Uniti», ha elencato riferendosi agli arresti degli immigrati irregolari (o presunti tali) da parte del cosiddetto ICE e al dispiegamento della Guardia nazionale in diverse città americane. «Tutte queste sono cose orribili che prima si pensava accadessero solo in altri paesi».
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
SE NE FACCIA UNA RAGIONE, C’E’ ANCORA CHI DECIDE DI STARE DALLA PARTE DELL’UMANITA’
Domenica, mentre Tel Aviv aspettava il ritorno degli ostaggi e la Cnn spiegava che dal cessate il fuoco gli ospedali di Gaza registravano oltre 300 morti, la sede del Cnel a Roma ospitava una giornata di riflessione su Europa e Medio Oriente, organizzata dall’Ucei. Ce ne siamo fatti un’idea leggendo sul Corriere la sintesi dell’intervento del professor Galli della Loggia, da cui apprendiamo intanto che “la democrazia liberale che abbiamo conosciuto nella sua espansione vittoriosa del Novecento, si è costruita anche grazie a tre nessi decisivi con l’ebraismo: il socialismo, l’affare Dreyfus e la Shoah. Senza uno o l’altro di questi tre fattori la vicenda della democrazia in
Europa non è pensabile”. Per fortuna il professore si è cautelato con l’avverbio che gli ha consentito di tralasciare, per esempio, la Rivoluzione francese o il principio della divisione dei poteri che sta alla base del costituzionalismo (la lista di tutto ciò che ha contribuito all’espansione della democrazia e non ha nessi decisivi con l’ebraismo sarebbe lunga). Comunque, spiega il professore, è a causa dell’identificazione tra l’ebraismo e i nostri valori che abbiamo considerato ogni attacco all’ebraismo un attacco a noi. Non è più così: dal 7 ottobre di due anni fa, “una superficiale e breve solidarietà” con le vittime “è stata sovrastata ben presto dal clamore volto a condannare la ‘sproporzione’ della reazione di Israele e con essa il nuovo mostro, il sionismo”. Quei 67 mila morti se la saranno cercata: erano tutti di Hamas, bambini compresi. Del resto – l’ hanno spiegato più volte i ministri israeliani – sono “animali umani”: ogni volta che sono stati bombardati ospedali, ogni volta che sono stati uccisi giornalisti, c’era qualcuno di Hamas nei paraggi. Insomma, la solidarietà per le vittime della macelleria del 7 ottobre è durata poco, decine di migliaia di persone si sono scoperte pronte “a sottoscrivere qualsiasi slogan, fino a quello più delirante dell’accusa di genocidio” (accusa sostenuta da giuristi e intellettuali, anche israeliani). Va così: se “free from the river to the sea” è uno slogan in un corteo pro Palestina è inaccettabile, se è la politica di Israele nei Territori occupati è tutto a posto.
Cosa avrà fatto cambiare il vento della solidarietà? Un rapporto dell’Ispi (non di Hamas) analizza l’andamento della mortalità
dopo l’offensiva a Gaza: la risposta militare di Tel Aviv ha provocato oltre 6 mila morti al mese nei primi tre mesi; poi è seguita una seconda fase di relativa “stabilizzazione”, con circa mille-duemila vittime al mese.
Dall’estate di quest’anno il bilancio è tornato pesantissimo: luglio e settembre sono stati i mesi più sanguinosi, con circa 4 mila morti, “diretta conseguenza delle operazioni di terra e degli incessanti bombardamenti nella Striscia”.
Il professor Della Loggia prosegue con una disamina sul “progressismo”, causa di tutti i mali della democrazia (i soliti comunisti senza dio e senza famiglia) e poi cita la storica Diana Pinto, quando dice “ci siamo abituati a pensare che gli israeliani sono dei Bianchi europei che si comportano male in un quartiere esotico e violento, che almeno in linea di principio dovrebbero conformarsi alle regole che vigono da noi”. Ma la democrazia liberale non era impensabile senza l’ebraismo? Ah no, c’è stato il progressismo debosciato che ha sciolto i legami. Poi “accade che un branco di lupi feroci entri in quel quartiere seminando la strage. E che ne segua una violenza terribile per cercare di avere ragione di quelle belve” (animali umani, no?). C’erano altri mezzi per fermare le belve? Evidentemente no: “A darmi una risposta è stata l’aggressività delle nostre piazze contro Israele, l’odio contro l’Occidente che da esse saliva, la ricomparsa dell’antisemitismo”. “In certe circostanze non posso avere dubbi da che parte stare”. Ecco, gli altri – leggendo parole come queste – hanno deciso di stare dall’altra parte, quella dell’umanità.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
ALCUNI CONSIGLIERI CON PROCEDIMENTI PENALI POTREBBERO SPOSTARSI NEL CENTRODESTRA PER EVITARE ESCLUSIONE DALLE LISTE DEL CENTROSINISTRA
Migrano, da sinistra a destra. Sono i consiglieri di Vincenzo de Luca, che in vista delle elezioni
regionali in Campania del 23 e 24 novembre, corrono al riparo e confluiscono nella coalizione di centrodestra, il cui frontman sarà Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, uomo di Giorgia Meloni. Nei prossimi giorni Fratelli d’Italia presenterà le liste dei candidati consiglieri. Sabato, cento amministratori alla presenza del deputato Stefano Benigni e del senatore Maurizio Gasparri aderiranno per la prima volta a Forza Italia. E tra loro ci saranno 21 sindaci deluchiani. Per la prossima settimana, invece, si attendono le liste della Lega, e anche lì ci sarà qualche stretto collega dell’ex governatore. Insomma, una vera e propria “transumanza” politica
In Fratelli d’Italia
Sulle liste di Fratelli d’Italia non ci sono particolari novità, se non che il capolista potrebbe essere l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, che ha lasciato il suo incarico dopo lo scandalo che lo ha visto coinvolto con l’imprenditrice di Pompei Maria Rosaria Boccia. Proprio stasera, Boccia ha sciolto la riserva sulla sua candidatura con la lista di Bandecchi. Insomma, i due potrebbero ritrovarsi a fare campagna elettorale insieme. Quanto alla transumanza dei deluchiani, il “migrante” in FdI sarà Vincenzo Santangelo, ex Italia Viva, che oggi, 15 ottobre, ha ufficializzato la sua candidatura con il partito di Giorgia Meloni. «Ma questo non significa rinnegare il passato – ha spiegato nella diretta Facebook, aggiungendo che la scelta di schierare Fico ha messo – il Pd in una posizione marginale. Ho preferito un percorso più complesso, per il quale ho subito molte critiche: sto con Fratelli d’Italia».
In Forza Italia
I nomi più di peso, in grado di raccogliere più preferenze, si sono trasferiti in Forza Italia. Tra questi, Giovanni Zannini, fedelissimo del governatore uscente, 5 anni fa premiato con 23mila preferenze, uno di quelli che proprio non ha mandato giù la candidaura di Fico. Zannini, tra l’altro, è indagato per corruzione per alcuni presunti favori a imprenditori locali. Il suo
ingresso in Forza Italia è stato ufficializzato lo scorso 22 settembre: «I miei sostenitori, nella stragrande maggioranza sindaci e amministratori, sono contrari a una coalizione a guida 5 Stelle, in cui l’area moderata è praticamente non rappresentata», ha dichiarato. E aggiungeva: «La collocazione in Forza Italia registra, invece, il consenso e l’adesione di tantissimi amministratori, pronti a fare con me il passaggio». Sindaci che presenterà proprio lui sabato, a Caserta, e ben 21 di questi saranno deluchiani.
Alla Lega§Per quanto riguarda la Lega, la situazione è ancora incerta. Al momento, non ci sono conferme ufficiali, ma alcune voci parlano dell’ipotesi che possa esserci l’ingresso del deluchiani Felice Di Maiolo, consigliere di maggioranza. Ma bisognerà aspettare la prossima settimana, quando verranno presentate le liste del partito.
Personaggi che cozzano con i prerequisiti dei 5stelle
Ma da qui alla chiusura delle liste potrebbero esserci rapidi spostamenti. Alcuni dei nomi in lizza, infatti, hanno attualmente vicende processuali in corso, che ancora non sono giunte a definizione. Se dovessero essere depennati dal campo largo a seguito dell’applicazione del codice etico dei 5 Stelle, che, ad esempio, prevede l’assenza di procedimenti penali in corso, anche se non definitivi, molti potrebbero scegliere di confluire nel centrodestra pur di non perdere un posto.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
INVECE DI POTENZIARE LE STRUTTURE SANITARIE SUL TERRITORIO SI PENSA AD AUMENTARE ANCORA LO STAFF
Una certezza, prima della manovra, è arrivata per la sanità italiana. Non sono le assunzioni di medici o infermieri, né il potenziamento delle strutture sanitarie sui territori più difficili. Modificando il regolamento interno del dicastero, al ministero
della Salute di Orazio Schillaci, stanno per essere messi a disposizione ulteriori fondi per gli staff. E ora potrà insediarsi anche un viceministro.
Il contingente degli uffici di diretta collaborazione potrà crescere di 10 unità: da 120 si arriverà a 130 collaboratori.
Un’ulteriore pattuglia di consulenti, che si somma alla pletora già prevista, con una spesa coperta dallo stanziamento di 830mila euro all’anno, previsto da un emendamento di Fratelli d’Italia al decreto sulla Pubblica amministrazione approvato nella scorsa primavera.
Prima lo staff
Il percorso è all’ultimo miglio. Certo, la nomina di Marcello Gemmato, l’attuale sottosegretario alla Salute (dato come grande favorito nel ruolo di vice Schillaci), è finita nel congelatore. E il diretto interessato ha smentito di essere candidato al ruolo. Ma la riorganizzazione interna procede spedita.
Un paradosso visto che i fondi per la sanità nella legge di Bilancio sono ancora in fase di definizione. I 2,4 miliardi di euro aggiuntivi dovrebbero essere inseriti nel provvedimento che sarà portato – salvo ulteriori slittamenti – nel Consiglio dei ministri di venerdì 17 ottobre. Ma c’è il dubbio su un’eventuale taglio degli investimenti per il biennio 2027-2028. Al ministero, comunque, a breve ci sarà un motivo per festeggiare. La modifica del regolamento è stata portato in commissione Bilancio della Camera per ottenere il definitivo via libera.
Il parere, nella seduta di ieri, è stato rimandato. Si tratta, tuttavia
di una questione tecnica e di intrecci di calendari: se ne parlerà la prossima settimana. Perché l’operazione è stata condotta già in maniera abbastanza spericolata. Il Consiglio di stato ha manifestato più di qualche perplessità sul modus operandi, lasciando agli atti di Montecitorio un parere molto severo su alcuni punti della riorganizzazione interna al ministero della Salute.
L’iter, secondo i giudici di palazzo Spada, sarebbe stato caratterizzato da un approccio un po’ troppo disinvolto da parte del ministero della Pubblica amministrazione, guidato da Paolo Zangrillo, e dal ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti, dicasteri chiamati a “concertare” la modifica del regolamento che consentirà un potenziamento degli staff per Schillaci.
Nella relazione del Consiglio di stato viene sollevata «la dubbia adeguatezza del prescritto apporto delle citate amministrazioni concertanti reso in forma inargomentata e priva, anche sotto il profilo formale, di traccia evidenziale di una valutazione specifica e contestualizzata».
Al di là del linguaggio giuridico, il via libera è maturato senza una vera valutazione da parte dei ministeri di Zangrillo e Giorgetti.
Disinteresse Mef
In particolare l’apporto del ministero dell’Economia non ha convinto il Consiglio di stato. L’approvazione del Mef, secondo la documentazione fornita, è arrivata con una nota della ragioneria generale dello stato.
La sezione della giustizia amministrativa che ha esaminato il dossier, «non può esimersi dal rilevarne l’inadeguatezza quale apporto codecisionale» del Mef.
L’elenco di manchevolezze procedurali è lungo. Prima di tutto, rilevano i giudici, la comunicazione «non è firmata dal capo di gabinetto (né dal capo ufficio legislativo) su delega (ma nemmeno d’ordine) dell’autorità politica (il ministro Giorgetti, ndr)».
E ancora: la nota della ragioneria «risulta diretta alle strutture interne del ministero dell’Economia e delle finanze» e ha «dunque mera rilevanza interna, non assumendo la forma di atto avente rilevanza esterna».
Si tratta di qualcosa utile negli uffici di via XX Settembre, è il ragionamento portato avanti dal Consiglio di stato. A chiudere il cerchio c’è il fatto che il documento «fa riferimento al recepimento di osservazioni formulate con una nota precedente della ragioneria generale, di cui non v’è contezza agli atti trasmessi».
C’è poi il tema delle relazioni sindacali che non sono state ampiamente soddisfatte, secondo i giudici amministrativi. «Il preambolo dello schema di regolamento oggetto di esame richiama l’avvenuta “informativa” delle organizzazioni sindacali con comunicazioni del 3 luglio 2025, allegando a tal riguardo la mail di inoltro del testo a cura dell’ufficio relazioni sindacali, senza tuttavia fornire elementi di dettaglio nelle relazioni a corredo»
Manca insomma un passaggio formale per attestare l’intesa con i sindacati. Poco male, comunque, l’atto del governo è confezionato.
Per regalare un’aggiunta di collaboratori al ministero della Salute.
(da editorialedomani.it)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
VANNACCI HA SOLO AGGIUNTO L’AVANSPETTACOLO ALLA DERIVA SOVRANISTA DI SALVINI
È semplicemente surreale leggere che il capogruppo della Lega, Molinari, commentando il
tonfo toscano, definisce “post-ideologico” il suo partito, che “ha sempre preso voti da destra, da sinistra e dal centro”. Dove ha abitato negli ultimi anni Molinari, a Timbouctou? Di cosa si è occupato, di import-export di gomme da camion
Ma non lo sa che la Lega, da quando è anche nominalmente proprietà del Salvini, è diventata da tempo, per parole e atti, l’estrema destra dello schieramento politico nazionale (Meloni, al confronto del Salvini, sembra Chirac) e in Europa fa parte del gruppo parlamentare sovranista?
Un partito trascinato dal suo leader con Le Pen, con Orbán, con Farage, con Putin, con chiunque abbia in odio la democrazia liberale, con quale faccia può essere definito “post-ideologico” dal suo capogruppo a Roma? Post-ideologica, semmai, è la sinistra, che non sa più che pesci pigliare. Ma il Salvini?
Si intuisce che Molinari non usi frequentare i naziskin e i leader delle curve ultras, ma non ha gli occhi per vedere e le orecchie per sentire? Vannacci non ha portato niente di nuovo o di diverso nella Lega del Salvini, al massimo un poco di folklore fascista in più.
Già il Salvini era riuscito nell’impresa, quasi circense, di scavalcare a destra i concessionari naturali del neofascismo: era necessario l’arrivo del generalissimo Vannacci (la cui somiglianza con Alberto Sordi comunque rassicura) perché Molinari e i leghisti “moderati” si accorgessero che la Decima Mas ce l’avevano già in casa? Va bene che la politica è l’arte della finzione. Ma così è davvero troppo.
(da Repubblica)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
ALESSANDRA TODDE RIMANE PRESIDENTE DELLA SARDEGNA: NON SPETTAVA AL COLLEGIO ELETTORALE IMPORRE LA SUA DECADENZA…NON SOLO LE VIOLAZIONI FORMALI NON ERANO QUELLE CHE PREVEDONO LA DECADENZA, MA IN OGNI CASO LA DECISIONE SPETTA SOLO AL CONSIGLIO REGIONALE
Alessandra Todde rimane presidente della Sardegna. “Non spettava al Collegio regionale di garanzia elettorale” – che alla fine del 2024 dichiarò decaduta la presidente della Sardegna per alcune irregolarità nelle spese elettorali – “imporre la decadenza
dalla carica del candidato eletto”. Dunque la parte dell’ordinanza-ingiunzione che aveva imposto la decadenza di Tosse “è annullata”. Lo ha scritto la Corte costituzionale, in una delle due sentenze pubblicate oggi riguardanti il caso della presidente sarda, esponente del Movimento 5 stelle.La Regione aveva presentato due ricorsi, e il primo, quello più importante, è stato accolto. La decadenza di Todde avrebbe portato allo scioglimento del Consiglio regionale e a nuove elezioni. “Cosa diranno ora i garantisti ‘a senso unico’ del centrodestra?”, ha chiesto sui social Giuseppe Conte, esultando.
Il punto politico più rilevante viene dalla prima sentenza, che riguarda direttamente l’ordinanza. Era stato il Collegio elettorale, il 20 dicembre 2024 (con una decisione poi notificata a gennaio), a imporre la decadenza di Todde dalla carica di consigliera regionale e, quindi, anche di presidente, per la “violazione, sotto diversi profili, della disciplina sulle spese della campagna elettorale”. Oggi, la Corte ha detto che è stato un errore.
Non significa che quelle violazioni non ci siano state. Su questo, la Consulta non era chiamata ad esprimersi, e semmai toccherà a un tribunale civile farlo. Il fatto è “nessuna delle pur gravi riscontrate violazioni” è tra le cause che la legge prevede per la decadenza. Per questo “non spettava al Collegio regionale di garanzia elettorale di imporre la decadenza del Presidente della Regione”.
Il Collegio ha un compito specifico: valutare, dal punto di vista amministrativo, se qualcuno non ha rispettato le norme sulle
spese elettorali. Le decisioni sulla decadenza spettano solo al Consiglio regionale, tanto più se riguardano la presidente di Regione – se decadesse lei, si dovrebbe tornare a nuove elezioni.
Resta comunque aperta una questione, cioè la “possibilità di riqualificazione dei fatti”. Un tribunale civile può ancora prendere in mano le questioni sollevate dal Collegio elettorale e stabilire se, in realtà, ci siano gli estremi per accusare Todde di violazioni più gravi. Ma per quanto riguarda l’ordinanza del Collegio elettorale, questa viene annullata nella parte che imponeva la decadenza della presidente di Regione. L’ordinanza resta valida nelle sue altre parti. In particolare, rimane attiva una sanzione da 40mila euro nei confronti di Todde.
Come detto, le sentenze della Corte costituzionale riguardanti il caso Todde sono state due. La prima ha riguardato direttamente il Collegio elettorale. Ma c’era anche un altro caso giudiziario aperto in conseguenza del primo.
Subito dopo la decisione del Collegio, Todde stessa aveva fatto ricorso al Tribunale di Cagliari, chiedendo di annullare il provvedimento. A maggio, però, il tribunale aveva respinto questo ricorso da parte della presidente. Tra le motivazioni si diceva già che non spettava al Collegio di garanzia esprimersi sulla decadenza di Todde, e nemmeno al tribunale stesso, ma solo al Consiglio regionale.
A quel punto la Regione Sardegna aveva fatto un nuovo ricorso alla Corte costituzionale, quello al centro della seconda sentenza pubblicata oggi. La Consulta ha deciso che però questo ricorso
non era valido per un semplice motivo: la sentenza non riguardava la Regione, ma solo Todde personalmente. In ogni caso, l’obiettivo della presidente è stato raggiunto con la prima sentenza della Corte, che ha annullato l’ordinanza sulla sua decadenza.
Esultano Pd e M5s, Conte: “Nessun rischio decadenza, cosa dirà ora la destra?”
Tra i primi a esultare c’è stato Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle: “Alessandra Todde non ha compiuto nessun atto a rischio di decadenza”. E ancora: “Cosa diranno adesso i garantisti ‘a senso unico’ del centrodestra che scudano i loro ministri e sottosegretari e finanche i criminali libici per ogni possibile violazione del diritto interno e internazionale e poi invece tentano di ribaltare il voto espresso democraticamente dal popolo sardo, con cavilli giuridici e campagne denigratorie? Alessandra continua a lavorare così, con passione e determinazione, che le donne e gli uomini di Sardegna sanno distinguere!”.
Sempre nel M5s, la senatrice sarda Sabrina Licheri ha parlato di “un’ottima notizia per l’isola e tutti i suoi cittadini”, e ha criticato “i violenti e strumentali attacchi della destra”. Il senatore sardo del Partito democratico Marco Meloni ha detto che la decisione “ristabilisce il rispetto delle regole e della volontà popolare, smentendo chi ha provato a forzare le regole per convenienza politica”. Il deputato dem Silvio Lai ha espresso “da parte dei democratici della Sardegna le congratulazioni alla presidente per
l’esito del ricorso, con la certezza di poter proseguire serenamente nel lavoro di rilancio nella nostra Regione”.
(da Fanpage)
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