Novembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
NEL DETTAGLIO, L’OPERA VIOLEREBBE LE NORME EUROPEE SULLA CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT NATURALI E SEMINATURALI, E CI SAREBBE UN PROBLEMA IN RELAZIONE AL PIANO TARIFFARIO: MANCA IL PARERE DELL’AUTORITÀ DI REGOLAZIONE DEI TRASPORTI
Violazione dell’habitat naturale, modifiche contrattuali e mancato parere dell’Art sul
piano tariffario. Sono queste le motivazioni principali della bocciatura del Ponte sullo Stretto rese note dalla Corte dei Conti. Nel dettaglio: violazione della direttiva 92/43/CE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, a causa della carenza di istruttoria e di motivazione della cosiddetta delibera Iropi;
Violazione dell’art. 72 della direttiva 2014/24/UE, in considerazione delle modificazioni sostanziali, oggettive e soggettive, intervenute nell’originario rapporto contrattuale; mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti in relazione al piano tariffario posto a fondamento del piano economico e finanziario
“La Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti ha depositato in data odierna la deliberazione n. 19/2025/PREV, rendendo note le motivazioni per le quali il 29 ottobre scorso è stato ricusato il visto – e la conseguente registrazione – della delibera CIPESS n. 41 del 6 agosto 2025 avente a oggetto: “Collegamento Stabile tra la Sicilia e la Calabria”, si legge nella nota della Corte in cui si fa anche presente che con la medesima delibera “sono state, altresì, formulate osservazioni relative a ulteriori profili confermati
all’esito dell’adunanza, ma ritenuti non decisivi ai fini delle valutazioni finali”.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
“MI DOMANDO PERCHÉ INNESCARE QUESTO CONFLITTO PER AFFERMARE UN PRINCIPIO DI FATTO GIÀ RISPETTATO: È OVVIO CHE LE RISERVE AUREE APPARTENGANO AL POPOLO, PERCHÉ UNA BANCA CENTRALE È UN ENTE PUBBLICO”
«Vi racconto la Banca d’Italia» è il titolo del libro appena uscito, edito da Laterza, nel quale Salvatore Rossi, ex direttore generale di Banca d’Italia, analizza il ruolo svolto dall’istituto centrale negli ultimi cinquant’anni.
Domanda. Salvatore Rossi, quali sono stati i momenti chiave in cui l’intervento di Bankitalia è stato decisivo che lei evidenzia nel suo libro?
Risposta. Ne racconto tre. Il primo riguarda gli anni Ottanta. Ciampi, che diventò governatore della Banca d’Italia in una fase drammatica, con il suo predecessore Baffi dimissionario e l’inflazione oltre il 20%, riuscì a ridurla al 5-6% grazie a un netto cambio di marcia della politica monetaria.
Gli strumenti furono il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, avvenuto con lo scambio di lettere tra Ciampi e Andreatta, e l’uso dei tassi di cambio, solo in parte ingabbiati nello Sme, come arma per contenere l’inflazione: ricordo la sua dura opposizione al governo nel 1980 in merito alla svalutazione della lira.
Un’altra data importante è il 1992, ma in negativo: in un momento di grande crisi politica e valutaria, l’appello di Ciampi all’austerità fiscale non fu ascoltato e l’Italia uscì dallo Sme. Fu una sconfitta per tutti.
Da ultimo, la crisi dei debiti sovrani europei del 2010-2012 che portò, più che a un’unione bancaria, all’uniformazione delle vigilanze bancarie prevalentemente al modello tedesco. Si introdusse il principio del bail-in: le banche non potevano più essere salvate con soldi pubblici e neanche privati. Fu un momento complicatissimo per l’Italia.
D. È stato dichiarato ammissibile l’emendamento 1.1 della manovra. Questo, in merito alle riserve auree di Bankitalia, recita: «appartengono allo Stato in nome del popolo italiano». Cosa ne pensa?
R. Non capisco a cosa serva e a cosa miri. L’emendamento, qualora diventasse norma di legge, si scontrerebbe inevitabilmente con il diritto europeo.
I Trattati europei affermano che le riserve auree sono di proprietà delle banche centrali e ne vietano l’utilizzo nel bilancio pubblico. Mi domando perché innescare questo conflitto con
l’Europa per affermare un principio di fatto già rispettato: a ben vedere, nella pratica è ovvio che le riserve auree appartengano al popolo, perché una banca centrale è un ente pubblico, detiene e gestisce l’oro nell’interesse dei cittadini.
D. Se diventasse legge, quale reazione bisogna aspettarsi dall’Europa?
R. L’Europa reagirà come il diritto europeo prevede. Mi aspetto una reazione istituzionale, più che politica. Insomma, se questo emendamento divenisse una norma dell’ordinamento italiano, mi aspetto abbia vita difficile.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
“SAREBBE SEMPRE IL PM A DOVER VERIFICARE SE QUEL CONSENSO C’È STATO OPPURE NO”. LE DENUNCE CALUNNIOSE PER CASI DI VIOLENZA SI CONTANO SULLA PUNTA DELLE DITA”
Fabio Roia, noto come «il giudice delle donne», è il presidente del Tribunale di Milano
ed è uno dei magistrati più attivi e preparati del Paese in materia di violenza di genere.
Giudice, è deluso dallo stop alla legge sul consenso?
«Più che come magistrato, come cittadino mi è sembrata un’occasione mancata per dimostrare quanto sia importante la civiltà del rispetto delle donne. E ancora di più mi spiace che questo freno sia arrivato proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quasi a sottolineare la discrasia fra quello che celebriamo e quello che poi avviene nella vita quotidiana».
Perché secondo lei non va bene stabilire che è stupro se non c’è il «consenso libero e attuale»?
«Le obiezioni che ho sentito sono di natura giuridica e sono inesatte, oppure sono considerazioni non suffragate dai fatti». Per esempio?
«Per esempio non è esatto sostenere che introducendo il consenso libero e attuale si inverte l’onere della prova, come dicono alcuni. È una suggestione, oltre che un errore. Dal punto
di vista processuale e giuridico non cambierebbe assolutamente nulla. Verrebbe ampliato il concetto di consenso ma sarebbe sempre il pubblico ministero a dover verificare se quel consenso c’è stato oppure no, tenendo presente che la denuncia comporta una assunzione di responsabilità.
Se denunci il falso commetti il reato grave di calunnia. Per chiarire fino in fondo: non è che all’improvviso una donna denuncia e quello che dice diventa automaticamente sufficiente per una condanna».
Un no è un no, e davanti a situazioni che possono alterare il consenso, come lo stato di ebbrezza, il solo comportamento da tenere è astenersi».
Il ministro Salvini: dice che il «consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia spazio a vendette personali», che la norma è «vaga» e che per vendetta potrebbero essere inventati abusi «che intaserebbero i tribunali».
«Secondo me siamo un pochino fuori tema. Anche oggi, senza il consenso libero e attuale, una donna potrebbe accusare un uomo di violenza sostenendo di essere stata minacciata, ma nella mia esperienza devo dire che non ho visto migliaia di denunce calunniose per casi di violenza.
Si contano sulle punte delle dita, e ipotizzare aule intasate per questo genere di reati non risponde alla realtà giudiziaria che
vediamo da sempre nei tribunali. Mi permetto di dire che le obiezioni giuridiche che ho sentito in questa discussione mi fanno pensare che forse servono a nascondere temi di natura politica».
Se in un caso di violenza c’è la parola di lei contro quella di lui, il tema del consenso potrebbe favorire lei?
«Ancora una volta: non cambierebbe nulla. Sarebbe sempre il giudice, nel contraddittorio delle parti, a stabilire se la donna ha rappresentato una situazione vera oppure falsa».
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2025 Riccardo Fucile
LA POPOLAZIONE ATTIVA DOVREBBE DIMINUIRE DI OLTRE IL 35% NEL NOSTRO PAESE, DOVE LA SPESA PREVIDENZIALE ORMAI SI ATTESTA A CIRCA IL 16% DEL PRODOTTO INTERNO LORDO … PER OVVIARE AL CALO DEI LAVORATORI, SERVIRANNO PIÙ LAVORATORI ANZIANI
L’età pensionistica media “nei Paesi dell’Ocse passerà rispettivamente dai 63,9 anni e 64,7 anni per donne e uomini che sono andati in pensione nel 2024, ai 65,9 anni e 66,4 anni di chi ha cominciato la carriera nel 2024″: è quanto si legge nel ‘Panorama delle Pensioni 2025’ pubblicato dall’Ocse.
Sempre secondo l’Ocse, l'”invecchiamento demografico conoscerà un ritmo sostenuto nel corso dei prossimi 25 anni. Nei Paesi dell’Ocse, per 100 persone tra i 20 e i 64 anni, il numero di sessantacinquenni e più dovrebbe passare mediamente da 33 nel
2025 a 52 nel 2050, quando era invece di 22 nel 2000″: ”L’aumento – si prosegue nel rapporto – dovrebbe essere particolarmente forte in Corea a rappresentare quasi 50 punti, ma ance in Spagna, in Grecia, in Italia, in Polonia e in Repubblica slovacca, dove dovrebbe raggiungere oltre 25 punti”.
”La popolazione attiva (20-64 anni) dovrebbe diminuire di oltre il 30% nel corso dei prossimi quattro decenni in Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia”: è quanto si legge nel ‘Panorama delle Pensioni 2025’ pubblicato oggi dall’Ocse a Parigi.
“Sulla base della legislazione in vigore – si precisa nel documento – l’età normale della pensione aumenterà in oltre la metà dei Paesi Ocse per stabilirsi in una forchetta compresa dai 62 anni in Colombia (per gli uomini, 57 per le donne), nel Lussemburgo e in Slovenia, ai 70 anni o più in Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia”.
“La spesa pensionistica pubblica si attesta a circa il 16% del Pil, seconda solo alla Grecia nell’Ocse, di cui almeno un quarto non finanziata dai contributi pensionistici”: è quanto si legge nella scheda consacrata all’Italia del ‘Panorama delle Pensioni’ Ocse 2025 presentato oggi.
“Il tasso di occupazione dei lavoratori di età compresa tra 60 e
64 anni è raddoppiato dal 2012, ma, attestandosi al 47%, nel 2024 l’Italia è ancora 10 punti percentuali al di sotto della media Ocse”: è quanto si legge nella scheda consacrata al nostro Paese del ‘Panorama delle Pensioni’ 2025 presentato oggi.
“Ulteriori miglioramenti nell’occupazione dei lavoratori più anziani attenuerebbero il forte calo previsto in Italia della popolazione in età lavorativa, di oltre un terzo entro il 2060. Questo calo – avverte l’Ocse – avrà un impatto negativo sia sulla base contributiva pensionistica che sulla crescita del Pil”.
(da agenzie)
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