Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
CADUTO UNO STORICO FORTINO REPUBBLICANO: E’ LA PRIMA DONNA A GUIDARE LA CITTA’ DELLA FLORIDA
La democratica Eileen Higgins è la nuova sindaca di Miami: con circa il 60% dei voti
ha battuto al ballottaggio il repubblicano Emilio T. Gonzalez, diventando così la prima donna della storia a guidare la città della Florida e la prima non ispanica dopo trent’anni.
Grazie a lei i dem conquistano uno storico fortino repubblicano dopo ventisette anni. Per Donald Trump, dopo l’elezione di Mamdani a sindaco di New York e il trionfo delle dem Spanberger e Sherrill, nuove governatrici rispettivamente di Virginia e New Jersey, si tratta di un’altra brutta battuta
d’arresto. Un duro colpo soprattutto in vista delle elezioni di midterm, in programma a novembre 2026.
Higgins nuova sindaca di Miami: “Stop a caos e corruzione”
La democratica, 61 anni, ex commissaria della contea, ha sconfitto Gonzalez, 68 anni, che aveva ricevuto il sostegno di Trump e del governatore della Florida, Ron DeSantis, ottenendo il 40,5% dei voti.
“Stasera, la gente di Miami ha fatto la storia. Insieme ci siamo lasciati alle spalle anni di caos e corruzione e abbiamo aperto la porta a una nuova era per la nostra città, caratterizzata da una leadership etica, responsabile e incentrata su risultati concreti per la nostra gente”, ha dichiarato Higging in un comunicato dopo la pubblicazione dei risultati preliminari.
(da agenzie)
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Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
“IL CAPPIO È UNA DELLE OPZIONI CON CUI LA LEGGE APPLICHERÀ LA PENA DI MORTE”, NETANYAHU HA FATTO SAPERE DI ESSERE FAVOREVOLE ALLA NORMA.. POTREBBE ESSERE UN’IDEA PER I CRIMINALI COLPEVOLI DI GENOCIDIO DEI PALESTINESI
Si è presentato in Parlamento con una spilla a forma di cappio appuntata sulla giacca, gialla, come il colore usato dal movimento delle famiglie per reclamare il ritorno degli ostaggi israeliani da Gaza.
L’ultima provocazione di Itamar Ben-Gvir, il ministro della sicurezza interna di Israele, membro del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha fatto infuriare i deputati del partito arabo-israeliano Hadash e molti esponenti della società civile contrari alla proposta di introdurre la pena di morte per i terroristi
caldeggiata proprio dal ministro.
La scena è avvenuta nella commissione per la sicurezza nazionale della Knesset che si era riunita per discutere il testo. Il cappio è “una delle opzioni con cui la legge applicherà la pena di morte per i terroristi, naturalmente c’è l’opzione della forca, della sedia elettrica e c’è anche l’opzione dell’iniezione letale”, ha spiegato Ben-Gvir.
La nuova legge propone “che un terrorista condannato per omicidio motivato da razzismo o odio verso la popolazione, e in circostanze in cui l’atto è stato commesso con l’intento di danneggiare lo Stato di Israele, venga condannato alla pena di morte, obbligatoria”. Si applicherebbe solo a terroristi che uccidessero israeliani e non a israeliani che uccidessero palestinesi.
L’11 novembre il Parlamento ha dato un prima via libera alla legge, che dovrà superare una seconda e terza lettura prima di essere approvata. Al primo si, Ben-Gvir festeggiò distribuendo baklava nei corridoi della Knesset.
Il testo tuttavia solleva diversi dubbi legali perché le sentenze non sarebbero appellabili dai giudici e perché si applicherebbero solo ai palestinesi.
Il premier Netanyahu, che finora era rimasto prudente per paura che ci fossero conseguenze per gli ostaggi israeliani a Gaza, ha fatto sapere di essere a favore della nuova legge.
La pena capitale esiste nella legislazione israeliana per tradimento, genocidio, crimini contro l’umanità e crimini contro il popolo ebraico in tempo di guerra, nel 1954 fu abolita per omicidio, ma nella storia di Israele c’è stata una sola esecuzione:
quella di Adolf Eichman, criminale nazista e architetto della “soluzione finale”.
L’autorità nazionale di Abu Mazen ha definito la proposta “una decisione che apre la porta a esecuzioni extragiudiziali sul campo ed è un chiaro intento di commettere un crimine”.
(da agenzie)
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Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
È PREVEDIBILE UN ALTO NUMERO DI CONTENZIOSI LEGALI… L’ANALISI DEL GIURISTA GIANFRANCO SCHIAVONE
Qual è la differenza tra Paese d’origine sicuro e Paese terzo sicuro?
«Una differenza sostanziale – spiega il giurista Gianfranco Schiavone -. Il Paese d’origine sicuro fa riferimento alla condizione dello stato di provenienza del migrante, la cui domanda potrà essere processata con una procedura accelerata di frontiera, cioè con garanzie inferiori, tranne in casi personali particolari che però dovranno essere dimostrati dal migrante».
E invece il Paese terzo sicuro?
«È uno Stato, ad esempio da cui transita il migrante che arriva in Europa, che d’ora in avanti assumerà la competenza dell’esame della richiesta d’asilo che verrà invece dichiarata inammissibile in Europa. Con questo escamotage gli Stati europei di fatto trasferiscono ad altri Paesi con cui devono stringere accordi la responsabilità di esaminare le richieste d’asilo. Il Paese terzo sicuro deve rispettare la Convenzione di Ginevra, dunque essere in grado di esaminare le richieste e offrire protezione ai rifugiati».
Ci sono dubbi sulla legittimità di questo trasferimento?
«Moltissimi. Nessun Paese che aderisce alla Convenzione di Ginevra (come l’Italia) è legittimato a dismettere l’obbligo di esaminare le richieste di asilo, tranne se si trova in una situazione di temporanea e oggettiva difficoltà. In sostanza si vendono le persone ad un altro Paese».
Le nuove norme consentiranno al governo di riaprire i centri in Albania ai richiedenti asilo?
«Il voto di ieri sui return hub – spiega ancora Schiavone – non ha nulla a che vedere con i centri in Albania. Apparentemente si riapre la possibilità di far funzionare quel centro ma la redazione di una lista di Paesi sicuri europea non risolve nulla se non in linea con i criteri giuridici che li definiscono e che restano immutati. Come resta irrisolto il nodo sul diritto alla difesa dei migranti e quello del trattenimento automatico che invece deve essere l’estrema ratio. È prevedibile un alto numero di contenziosi».
Il migrante che fa ricorso contro il diniego all’asilo può essere rimpatriato?
«La sospensiva del rimpatrio non è più automatica ma dovrà decidere sempre un giudice. Se la persona nel frattempo viene portata via è illegittimo»
(da Repubblica)
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Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL FREDDO INCONTRO CON MACRON E LA TELEFONATA DALLA QUALE EMERGE L’APERTURA POLITICA A LE PEN: “AUSPICO UN PERCORSO DI RICOSTRUZIONE DELLA DESTRA SENZA ESCLUSIONI E SENZA ANATEMI” (MAGARI PUO’ SERVIRE LA GRAZIA, NON SI SA MAI…)
Alla vigilia dell’importante voto parlamentare di stasera, e della tournée nelle librerie di Francia che Nicolas Sarkozy comincia domani a Parigi, il Diario di un prigioniero, scritto in carcere dal presidente emerito, diventa un elemento importante della politica francese.
Le condanne giudiziarie e i 20 giorni passati in prigione riportano paradossalmente nel cuore della destra l’uomo che ne era uscito nove anni fa, quando venne seccamente eliminato alle primarie.
Nel libro di 230 pagine scritto «con una penna Bic su un tavolino di compensato» ed edito da Fayard, casa editrice del gruppo Bolloré, il numero di matricola 320535 racconta la sua vita nel carcere della Santé, i pasti a base di «latticini, barrette di cereali, acqua minerale, succo di mela e qualche dolcetto» e la riscoperta della fede: «Mi sono inginocchiato, e sono rimasto così per lunghi minuti, per avere la forza di portare la croce di questa ingiustizia. E se la preghiera fosse la via per resistere? Decisi di percorrerla tutte le volte che fosse stato necessario».
Il presidente emerito riferisce poi del freddo incontro con Emmanuel Macron quattro giorni prima di entrare in prigione. «Il presidente aveva appena realizzato che sarei andato in carcere quattro giorni dopo. Mi è sembrato sinceramente turbato, persino scioccato da questa prospettiva.
Ha reagito con un’energia impressionante, che mi ha fatto piacere ma che mi è sembrata anche troppo tardiva e soprattutto confusa. La sua preoccupazione riguardava soprattutto la mia sicurezza. Era ora! Mi ha richiamato il giorno dopo per dirmi che dovevo cambiare istituto. Gli ho risposto che non avrei accettato
alcun trattamento di favore, qualsiasi cambiamento avrebbe provocato polemiche».
In carcere Sarkozy rimane colpito da un universo senza colori: «Il grigio dominava tutto, divorava tutto, ricopriva tutte le superfici». Dalla cella non vede fuori, «avrei dato molto per poter guardare dalla finestra, per il piacere di vedere passare le auto». È la moglie Carla Bruni a dargli allora notizie sul tempo. È preoccupata che dimagrisca troppo, e non è l’unica. Una delle dottoresse della prigione va a trovarlo per pesarlo: «Un’ossessione, forse non volevano rimettere in libertà un uomo troppo indebolito».
Ma al di là del racconto personale, ci sono poi passaggi importanti dal punto di vista politico
Sarkozy dice di avere apprezzato la solidarietà ricevuta da Marine Le Pen , gli chiede se «si unirà al fronte repubblicano», cioè al tradizionale cordone sanitario anti-Le Pen. «La mia risposta è stata inequivocabile: “No, e lo rivendicherò in pubblico”».
Poi Sarkozy auspica un «percorso di ricostruzione della destra senza esclusioni e senza anatemi». In questo modo apre la strada a una unione delle destre che vada dai suoi gollisti a Le Pen, fino al partito di Zemmour. Una presa di posizione di peso, a poche ore dal voto sulla previdenza sociale che potrebbe fare vacillare il governo.
Poi, Sarkozy e la moglie sono andati a Lourdes. Si è immerso nelle piscine, ha assistito alla messa, è stato applaudito, e nessuna immagine è finita sui social media: «Un altro mondo». Come scrive alla fine del libro, «alla Santé ho ricominciato la
mia vita».
(da Corriere della Sera)
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