LA BIMBA DI TARANTO
SBARRARE LA MENSA SCOLASTICA PERCHE’ IL PADRE E’ IN RITARDO CON IL PAGAMENTO DI 38,40 EURO (O DI 12,80 EURO SECONDO LA FAMIGLIA) VUOL DIRE CHE LA BUROCRAZIA HA CANCELLATO NON SOLO IL BUONSENSO MA OGNI TRACCIA DI UMANITA’
La storia della bambina a cui di colpo viene sbarrata la mensa scolastica perché il padre è in
ritardo coi pagamenti per poche decine di euro. (Lui dice 12,80; il Comune 38,40). La questione finirà in tribunale e non vogliamo rubare il mestiere ai giudici o ai loro principali epigoni: i social.
Però un paio di cose si possono dire, ed entrambe hanno a che fare con lo stupore. Intanto si rimane strabiliati dinanzi alla dimostrazione di zelo offerta dal comune di Taranto. Immaginiamo, persino con una punta di invidia, l’efficienza svizzera di cui darà quotidianamente prova quell’amministrazione: se è stata così implacabile con un piccolo debito, chissà con quale feroce attenzione monterà la guardia a ogni pratica, a ogni spreco, a ogni appalto.
A completare lo stupore c’è poi la scomparsa della corda emotiva che un tempo avremmo chiamato «senso di umanità», e che dovrebbe vibrare nel burocrate di turno un attimo prima di dare esecuzione a provvedimenti del genere, inducendolo a chiedersi quali conseguenze potrebbero avere sulla psiche del minore.
Perché i debiti si onorano, su questo siamo d’accordo tutti (tranne gli ultimi sessanta governi della Repubblica, ma questo è un altro discorso). Però forse si possono esigere dagli adulti senza coinvolgere l’autostima di una bimba di nove anni, esponendola al rischio di una discriminazione più o meno esplicita nei confronti dei suoi compagni («Loro sì, tu no»), che fa male a qualsiasi età, ma soprattutto a quella.
(da corriere.it)
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