Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LE PROPOSTE DI SPESA E TASSAZIONE VERREBBERO TENUTE IN STALLO, E I DEM SFRUTTEREBBERO IL CONTROLLO DELLA CAMERA PER GIUSTIFICARE L’OSTRUZIONISMO ALLA COSTRUZIONE DI DATA CENTER NEI LORO COLLEGI. DI CONSEGUENZA, I COSTI DI SVILUPPO DELL’IA CRESCEREBBERO, COSÌ COME I RISCHI DI INCIDENTI O COLLI DI BOTTIGLIA (UNO SCENARIO HORROR PER I BIG DEL SETTORE IMPEGNATI PER 3.500 MILIARDI DI INVESTIMENTI)
I mercati preparano lo scenario “anatra zoppa”, visto materializzarsi da molti operatori dopo il voto di metà mandato sull’amministrazione Trump. Un esito da mesi previsto e in parte prezzato: ma che produrrà altre conseguenze.
La prima promette ulteriore pressione sui titoli dell’IA, reduci da un ottobre triste in cui il Nasdaq ha perso il 6,7%, mentre tutti gli investitori del mondo iniziano a dubitare della fiducia riposta in Big Tech. La seconda riguarda il debito pubblico Usa, che rischia nuova volatilità e rendimenti al rialzo per il prevedibile braccio di ferro tra repubblicani indeboliti e democratici ringalluzziti sui conti pubblici 2027.
Visti i sondaggi ai minimi di Trump, e la frustrazione che il carovita ha prodotto negli americani, la gran parte degli analisti finanziari prevede un recupero di seggi dei democratici, con scenari che oscillano tra “l’onda blu” — per cui i dem avrebbero la maggioranza sia al Congresso che al Senato — e un relativo stallo se il partito al governo tenesse una risicata maggioranza al Senato.
Il primo caso “azzoppa” Trump più del secondo: ma entrambi freneranno la politica fiscale e industriale della Casa Bianca. «Anche se i Dem non riuscissero a conquistare il Senato, sarebbero in grado di bloccare l’agenda legislativa di Trump — sostiene una nota della banca Ing —. Le proposte di spesa e tassazione verrebbero tenute in stallo, mentre i dem sfrutterebbero la vittoria alla Camera per giustificare l’ostruzionismo alla costruzione di data center nei loro collegi».
Finora Trump ha dato mano libera ai colossi dell’IA: ma dopo midterm si prefigura «un maggiore controllo sulle aziende tech e sullo sviluppo dell’IA», aggiunge Ing, per cui «anche il dollaro potrebbe mostrare debolezza, a fronte di un’opposizione più audace nell’arginare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale».
Allianz Global Investors guarda ad alcuni Stati chiave, dove «l’attenzione si concentra anche sulle elezioni dei governatori e degli organi di regolamentazione dei servizi di pubblica utilità, come i data center». Ad esempio la corsa a governatore in Texas e Ohio, «vista la concentrazione di progetti legati ai data center e le restrizioni a realizzarne di nuovi proposte dai candidati dem», aggiunge Allianz.
Anche perché i cittadini Usa sono in larga parte contrari alle infrastrutture per l’IA, che consumano energia e hanno un forte impatto sugli ecosistemi. Dopo il voto i repubblicani potrebbero introdurre «restrizioni moderate, che rallenterebbero in parte lo sviluppo dell’IA», come ha scritto l’assicuratore Prudential (Pgim), che vede come «esito ragionevole del voto un ciclo di investimenti nell’IA più lento ma più lungo».
Se costruire i data center diventerà più difficile, saliranno anche i costi di sviluppo dell’IA, e i rischi di incidenti o colli di bottiglia infrastrutturali: uno scenario temuto dai big del settore, impegnati per 3.500 miliardi di dollari di investimenti (stima di Ubs), e che rivaleggiano tra loro — e perfino con i T-bond — per entrare nei portafogli globali. Anche il debito Usa potrebbe costare di più dopo il voto, se i democratici, sentendo il vento in poppa, negoziassero a oltranza i saldi del bilancio 2027.
(da Repubblica)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA DEL BRONX PUNTA ALLA CANDIDATURA DEM ALLA CASA BIANCA. MA QUANDO UN FAN URLA “OCASIO FOR PRESIDENT”, LEI NICCHIA: “FOCUS, CONCENTRIAMOCI SULLE COSE ESSENZIALI!”
Magari lo aveva detto meglio Lincoln, quando nel discorso della sua Inauguration, 4
marzo 1861, si appellò agli americani affinché ascoltassero «i migliori angeli della nostra natura».
In sala però non sfugge come questo riferimento abbia in mente Alexandria Ocasio Cortez, rivolgendosi così al paese intero: «L’America è sempre stata fatta di due storie: la parte peggiore di noi e quella migliore. Spesso è costato sacrificio, ma alla fine i nostri migliori angeli hanno sempre trionfato».
Un mese dopo quel discorso di Lincoln scoppiò la Guerra Civile, ma la speranza della deputata del Bronx è proprio che la storia non si ripeta, magari con lei alla Casa Bianca.
Domenica pomeriggio, le sei passate da poco. Ocasio Cortez è venuta a Poughkeepsie, cittadina a nord di New York, che era stata la seconda capitale dello stato.
Lo scopo è sostenere la rielezione del deputato Pat Ryan in questo collegio conteso, però Diana Pellizzari, attivista del Partito democratico con nonni immigrati da Vicenza, non nasconde la verità: «Sono venuta per sentire Alexandria, sta costruendo il suo profilo nazionale. Spero proprio si candidi alla presidenza, perché è ora che gli Usa abbiano una donna alla guida. Possibile che sia riuscita a farlo l’Italia, con una conservatrice, mentre gli uomini bianchi impediscono che accada in America?».
Appena Ocasio sale sul palco, un fan urla: «AOC for President!».
Lei sorride e scuote la testa: «Focus, concentriamoci sulle cose essenziali!». La direzione della serata però è tracciata.
«Sento profondamente – attacca lei – che sarà New York a guidare il paese. Sta scritto nella Costituzione che gli stati devono essere il laboratorio della nazione». Punta subito i privilegiati che frenano: «Sapete chi finanzia Trump e l’amministrazione? Basta guardare a San Francisco e le grandi aziende tecnologiche. Quando organizza le sue lussuose cene di stato è sempre accompagnato da pochi uomini in smoking come Musk o Zuckerberg».
I repubblicani «cercano di vincere attraverso la divisione, facendoci sentire piccoli, soli. Dobbiamo batterli unendo le persone, senza distinzione di razza, geografia, identità, classe e provenienza. Le uniremo per garantire l’assistenza sanitaria, l’istruzione dei bambini, il diritto le attività sindacali per ottenere salari dignitosi.
Stesso discorso per inclusione, immigrazione, Ice: «Sappiamo che questa nazione non è possibile senza le donne, o i contributi di afroamericani, nativi, immigrati. La nostra risposta a questa Corte Suprema corrotta, che erode i diritti di voto, deve essere una delle più grandi affluenze nella storia americana, non solo a New York, ma in Tennessee, Alabama, tutto il paese.
Vogliamo che i politici si scelgano gli elettori, ridisegnando i collegi elettorali a piacimento, invece del contrario. Dobbiamo ricordare che viviamo in una democrazia, piaccia o no». Perciò attacca: «Dietro di me c’è la nostra bandiera, che Trump ha spesso usato e distorto.
Vogliono corrompere il significato di cosa significhi essere americani, attraverso una mitologia meschina sulla razza. Ma l’America ha sempre avuto due storie in tensione, quella dei propri angeli migliori e dei demoni peggiori».
Sembra di sentire l’eco di Dickens nel “Racconto di due città”, oltre a Lincoln: «Schiavisti e abolizionisti; patriarchi e suffragette; nazionalisti terra e sangue e campioni dell’accoglienza, che comprendono i vantaggi della diversità. Alla fine hanno sempre prevalso gli angeli. L’amministrazione punta sui sentimenti più cupi, razzismo, cinismo, corruzione, bigottismo, classismo, violazione dei diritti umani, guerre; noi vogliamo guidare la nazione verso un cammino di uguaglianza, giustizia, umanesimo. Le elezioni saranno la svolta: martedì cambieremo l’America, per farla tornare al meglio di se stessa».
(da Repubblica)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALLA SALUTE DELLA REGIONE LOMBARDIA GUIDO BERTOLASO INFILZA IL GOVERNO SULLA SANITÀ: “CI VIENE TOLTO QUASI MEZZO MILIARDO DI EURO. I TAGLI SONO DAVVERO INSOSTENIBILI” … IL MINISTRO DELLA SALUTE SCHILLACI FA LA VOCE GROSSA CON GIORGETTI E CHIEDE PIÙ SOLDI PER GLI STIPENDI DEI MEDICI – LO STUPORE DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE VALDITARA SUI 7MILA POSTI DI LAVORO NELLE SCUOLE SPARITI A CAUSA DELLA “MANOVRINA”
Li chiama «tagli», anche se sono un mancato incremento, e li definisce «insostenibili». L’assessore alla Salute della Regione più grande d’Italia, a governo centrodestra, va all’attacco della manovra e finisce per trovarsi sulle posizioni delle realtà locali governate dal centrosinistra e di esponenti delle opposizioni che anche ieri hanno attaccato le decisioni del governo sulla sanità.
«Ci viene fatto un taglio di quasi mezzo miliardo di euro», dice Bertolaso riferendosi all’effetto per la Lombardia della differenza tra quanto stanziato, 3,4 miliardi uno dei quali già previsto dalla Finanziaria dell’anno scorso , e quanto chiesto dalle Regioni, circa 7 miliardi. «I tagli per la sanità adesso sono davvero insostenibili […]».
E mentre il ministro alla Salute Orazio Schillaci fa la voce grossa nel governo per riuscire a spuntare più risorse o comunque per aumentare i compensi per i medici, le critiche alla manovra non si fermano. «Siamo di fronte a un graduale smantellamento del servizio sanitario nazionale – dice Federico Bozzanca, segretario della Funzione pubblica della Cgil, che il 20 novembre sciopera – C’è il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori che saranno spinti ancor di più ad andare a lavorare altrove».
Il sindacato Nursind parla di «nulla cosmico per gli infermieri». E mentre i sindacati dei medici ospedalieri aspettano di incontrarsi per fissare un eventuale sciopero, quello degli specialisti, Sumai, va all’attacco promettendo una mobilitazione se non ci saranno cambiamenti nel corso dell’esame parlamentare. «Nel disegno di legge di bilancio non c’è una sola riga per la specialistica ambulatoriale convenzionata e non c’è un euro per il rinnovo delle convenzioni».
Ma inedita è la «sorpresa» dello stesso dicastero del ministro dell’Istruzione e merito, Giuseppe Valditara, per quei quasi 7 mila posti in meno nella scuola, previsti nel triennio 2027-2029. Nel Consiglio dei ministri non se ne sarebbe accennato.
E la «sorpresa», filtra da Viale Trastevere, sarebbe arrivata con le tabelle del ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti. Leghista come Valditara. Nei prossimi tre anni meno 6.974 posti (di cui 4.925 nell’organico dell’autonomia dei docenti e 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario Ata). I sindacati sono in rivolta.
E meditano di scendere in piazza unitariamente: tra loro non solo Cgil, Cisl e Uil e Gilda, ma anche il moderato sindacato dei presidi. E forse librai ed editori contrari ai testi in versione digitale a prezzi dimezzati: alla misura studiata contro il caro-libri. Risparmi anche sulla ricerca: 40,9 milioni di euro nel 2027 e 44 negli anni successivi per enti di ricerca, atenei, accademie e conservatori.
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“NON SI DELEGITTIMI LA MAGISTRATURA”
«La Meloni ha parlato prima di leggere». Ospite di Otto e Mezzo, Nicola Gratteri critica
le dichiarazioni della presidente del Consiglio dopo la scarcerazione di Youssef Siher. Il 28 ottobre la gip di Milano Tiziana Landoni aveva rimesso in libertà il ricercatore trentenne, accusato di gestire il gruppo Telegram e il profilo Instagram «Movimento 17 ottobre». Una decisione seguita da un duro intervento social della premier contro il giovane e la magistratura.
«Non si delegittimi il lavoro della magistratura»
Senza entrare nel merito di un’indagine ancora in corso, il procuratore capo di Napoli sottolinea che non è possibile giudicare l’operato dei giudici senza aver prima esaminato gli atti.
«La politica – aggiunge – dovrebbe rispettarne le decisioni ed evitare di screditare il lavoro durante le diverse fasi del procedimento». Un atteggiamento che, avverte, «confonde l’opinione pubblica e delegittima la magistratura».
Lo scontro governo-magistrati e il principio costituzionale dei poteri
Eppure, Gratteri non si dice sorpreso dagli attacchi del governo. «Non hanno ancora metabolizzato la sconfitta al referendum (sulla Giustizia, ndr)», dichiara. Secondo il procuratore, la maggioranza vorrebbe che Parlamento, governo e magistratura procedessero nella stessa direzione, soprattutto sul tema della sicurezza. «Una visione che – sottolinea – non tiene conto della distinzione tra potere politico e giudiziario e del principio di bilanciamento tra i poteri», che era «l’ossessione dei padri costituenti».
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LO SCONTRO SUI TAGLI AL BILANCIO
Il premier belga Bart De Wever si è dimesso dopo che sono falliti i negoziati tra i partiti di governo sulla manovra finanziaria 2027. Dopo una notte di colloqui infruttuosi, il leader conservatore della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) – alleato di Giorgia Meloni – ha preso l’iniziativa a sorpresa: si è presentato a Palazzo Reale e ha consegnato al Re Filippo le sue dimissioni.
Il faccia a faccia è durato circa un’ora e mezza, poi De Wever se n’è andato senza rilasciare dichiarazioni. A parlare è stato invece il monarca, che ha di fatto congelato le dimissioni del premier. «Il re si riserva di prendere una decisione e, a partire da domani, avvierà una serie di consultazioni con i leader dei partiti di maggioranza», fa sapere il Palazzo Reale. «Il re si rammarica che non sia stato raggiunto alcun accordo su un bilancio credibile e adeguato alle sfide attuali. In un contesto caratterizzato da grande incertezza geopolitica e da notevoli difficoltà economiche, il Paese non può permettersi una crisi politica prolungata», sottolinea Re Filippo. In sostanza il re ha deciso di prendersi alcuni giorni per capire se la coalizione di governo possa ancora reggere. Venerdì riceverà di nuovo De Wever e prenderà le sue decisioni: dargli un’altra chance (come auspica) oppure accettare le dimissioni e spedire il Belgio verso elezioni anticipate.
Il macigno del debito e la manovra: perché è andata in pezzi la coalizione
Dal 31 gennaio 2025 De Wever è alla guida del Belgio con la cosiddetta “coalizione Arizona”. Ne fanno parte il suo N-VA (conservatori fiamminghi), il CD&V (cristiano-democratici fiamminghi), Vooruit (social-democratici, fiamminghi), il Movimento riformatore (liberal-socialisti, francofoni) e Les Engagés (centristi, francofoni).
Una grande coalizione insomma, come indispensabile nel complesso quadro politico-istituzionale belga, formata dopo ben 234 giorni di negoziati. Per 21 mesi l’equilibrio ha retto, ma ora pare andare in frantumi sulle scelte di politica economica da compiere. Il debito pubblico del Belgio è cresciuto negli ultimi anni fino ad arrivare oggi a pesare per oltre il 110% del Pil (quarto in Europa), mentre il deficit di bilancio lo scorso anno era al 5%. Il Paese è dunque sotto procedura d’infrazione dall’Ue per deficit eccessivo. Per uscirne – abbassandolo al 3% del Pil – il governo deve generare almeno 10 miliardi di risparmi. La coalizione si è spaccata: i partiti conservatori vorrebbero tagliare le spese, quelli di centrosinistra puntare su tasse sui redditi più alti. Nella notte anziché arrivare a una soluzione si è aperto il vaso di Pandora. «Se dovessi fare la lista di tutti i nodi del contendere, ci metterei un’eternità», ha detto il ministro degli Esteri Maxime Prévot ai media belgi.
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA PROCURA HA CHIESTO IL GIUDIZIO IMMEDIATO
Roberto Salati, segretario provinciale della Lega a Reggio Emilia, dovrà rispondere di
maltrattamenti nei confronti dell’ex compagna. È accusato di averli commessi «come atto di controllo, possesso e dominio in quanto donna». E come «atto di limitazione delle libertà individuali». A riportare la notizia il Resto del Carlino e la Gazzetta di Reggio.
Allontanato dalla casa familiare
I due giornali raccontano come il 60 enne esponente del Carroccio – fotografo di professione – che nel 2019 si candidò a sindaco per il centrodestra nella città capoluogo (sfidando l’allora primo cittadino Luca Vecchi e portando il centrosinistra reggiano per la prima volta ad uno storico ballottaggio, poi perso) risulta essere sottoposto dal 4 agosto alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento alla parte offesa. La procura, con la pm Giulia Signaroldi, ha chiesto al gip il giudizio immediato. Le contestazioni a Salati parlano di maltrattamenti avvenuti anche davanti agli occhi dei figli minori.
Le accuse
Salati avrebbe nascosto dei gps in auto per seguire gli spostamenti della donna. E avrebbe poi chiamato l’attuale compagno della donna con numero anonimo, inviato anche decine di messaggi con insulti a sfondo sessuale alla ex. È pure accusato di averle danneggiato l’auto spaccando un vetro e sgonfiando uno pneumatico.
Difeso dall’avvocato di fiducia Enrico Della Capanna, il segretario della Lega di Reggio respinge ogni addebito.
Salati esclude infine di dimettersi dalla sua carica politica. «Si tratta di due binari del tutto separati. Un conto è la vita personale, altro quella politica. Confido che tutto si risolva per il meglio».
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA FONDAZIONE PASSA IN RASSEGNA LE MISURE CONTENUTE NELLA LEGGE DI BILANCIO
“È il definanziamento silenzioso del Sistema sanitario nazionale, misurato rispetto al Pil, che gli annunci sui finanziamenti record non possono cancellare”. La Fondazione Gimbe boccia la quinta legge di Bilancio del governo di Giorgia Meloni. Una Manovra che “conferma il mancato rilancio del Ssn. Il Fsn cresce in termini nominali, ma il suo peso sul Pil resta inferiore a quello del 2022 ed è previsto in ulteriore calo nel triennio 2027-2029”, sottolinea il presidente Nino Cartabellotta, in base all’analisi indipendente che la stessa Fondazione ha realizzato.
L’analisi di Gimbe passa in rassegna il contenuto del testo a partire dal finanziamento del Ssn che “cresce meno della ricchezza del Paese”. “Il Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e € 148,2 miliardi nel 2029, ma” il rapporto con il Pil previsto per il 2027 “resta inferiore a quello del 2022 e scenderà sotto il 6% dal 2028″. A fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni, la legge di Bilancio prevede un aumento del Fondo di soli 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029. “L’incidenza del Fsn sul Pil scende al 6,11% nel 2027, per poi attestarsi sotto il 6% nel 2028-2029”, spiega la Fondazione sottolineando che adesso sono le Regioni che “devono garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure”.
Giorgia Meloni, in conferenza stampa post-cdm, aveva sbandierato l’aumento di risorse per il Sistema sanitario di 3,4 miliardi per il prossimo anno. In realtà per il 2027 la manovra prevede solo 2,4 miliardi di nuove risorse per il Ssn, al netto del miliardo già stanziato nella precedente legge di Bilancio. Cifre che si traducono, comunque, in una riduzione a livello percentuale del peso della spesa per la sanità pubblica sul Pil. Tra l’altro, era stato proprio il ministro della Salute Orazio Schillaci ad avere fatto sapere di aver chiesto almeno 5 miliardi in più per il 2027.
Per quanto riguarda la misure contenute, Gimbe critica anche l’istituzione del voucher sanitario da 300 euro per gli ultra-75enni per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie finanziato con un apposito fondo da 1.645 milioni. Questa misura non intacca direttamente il Fondo sanitario nazionale ma “non potenzia direttamente l’offerta pubblica” e se potrà essere usato sul mercato privato “le risorse pubbliche finiranno per sostenerne la domanda, senza rafforzare la capacità del Ssn di rispondere ai bisogni di salute”, dice Cartabellotta.
“Si finanziano altri capitoli di spesa e costose misure temporanee legate a scadenze elettorali, senza assicurare al Ssn risorse e riforme adeguate ai bisogni di salute e al costo delle innovazioni”, evidenzia la Fondazione. “La Manovra 2027 segna un passo indietro su tre fronti“, chiosa Cartabellotta. “Innanzitutto, la crescita del Fsn rallenta bruscamente, mentre l’inflazione aumenta i costi dell’assistenza. In secondo luogo, una quota consistente delle risorse viene assorbita da maggiori oneri, senza un corrispondente potenziamento dei servizi. Infine, interviene sui tetti e sul payback a beneficio delle imprese, adegua le remunerazioni del privato accreditato e finanzia un costoso voucher che non rafforza l’offerta pubblica”, sottolinea. “Il Governo deve assumersi la responsabilità delle priorità. I cittadini non possono continuare a pagare con i propri risparmi o con la propria salute. Perché quando chi può paga e chi non può rinuncia, il diritto costituzionale alla tutela della salute diventa un privilegio. E la politica ha il dovere di fermare questa pericolosa deriva che mina la coesione sociale e la tenuta democratica del Paese”, conclude Cartabellotta.
A scagliarsi contro la Manovra arriva anche la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi: “È irricevibile e va cambiata. Le risorse destinate alla sanità sono assolutamente insufficienti ad arginare il sottofinanziamento cronico del Servizio sanitario nazionale, garantire il diritto alla salute e a rispondere ai bisogni urgenti delle persone”. Una “dura verità dei numeri”, che viene fuori dall’approfondimento della Confederazione, “che allontanano ulteriormente l’Italia dai Paesi europei più avanzati per finanziamento della sanità pubblica”. La Cgil sèpiega che il governo Meloni, “dal suo insediamento nel 2022, quando il FSN era al 6,6% del Pil, ha già ridotto di quasi mezzo punto di Pil, equivalente a 10,6 miliardi in meno all’anno, il finanziamento del Ssn”. Barbaresi sostiene che “si tratta di importi economici che non consentono né la doverosa valorizzazione del personale, né le assunzioni, a partire da quelle necessarie a garantire l’assistenza territoriale e l’operatività di Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare, ecc., su cui sono stati investiti oltre dieci miliardi di euro del Pnrr. Oltretutto, le risorse non sono destinate al sostegno e al rafforzamento dell’attività ordinaria del servizio pubblico ma sono in gran parte vincolate, a partire dall’innalzamento dei tetti del payback per la spesa farmaceutica, così come del tetto alla spesa per il privato accreditato, mentre continuano a permanere e a pesare come un macigno i tetti alla spesa sul personale”, conclude.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
CHI HA VOLUTO FAR MARCIRE IL CIBO E’ UN ESSERE SPREGIEVOLE… IL CIBO E’ SACRO PERCHE’ E’ SACRO IL CICLO DELLA NATURA CHE E’ IL CICLO DELLA VITA
Chiunque sia, e qualunque fine si proponga, chi attacca i depositi refrigerati della grande
distribuzione allo scopo di far marcire il cibo va sprofondato nel girone degli spregevoli. Colpire il pane è altamente simbolico e orribilmente vile, immaginare quelle tonnellate di cibo rese guaste dolosamente stringe il cuore, rimanda al lavoro di chi lo ha prodotto e alla fatica economica di chi deve comprarlo.
Per i nostri vecchi sprecare il pane era peccato, e dei tanti precetti e tabù che ci hanno lasciato questo me lo tengo stretto: il cibo è sacro perché è sacro il ciclo della natura, che è il ciclo della vita.
nessuna sovrastruttura economica e produttiva, nessuna giga-dimensione di un deposito di alimenti può cancellare l’aura (di lavoro ma anche di festa) che sprigiona dalle cose da mangiare: anche le più umili, le meno costose.
Chiunque abbia vissuto il piccolo incidente domestico del freezer guasto ricorda con sgomento e pure con rimorso (anche quando è immotivato: i blackout non si possono prevenire) i resti melmosi e maleodoranti di ciò che fu pesce, carne, verdure. L’esclamazione classica, in quei casi, è «che peccato buttare tutta quella roba!», e va moltiplicata per mille, per centomila pensando ai depositi, in giro per l’Europa, con montagne di cibo ormai immangiabile.
Con la terribile variante che qui esiste un peccatore cosciente, che ha trasformato il fresco in marcio, gli aromi della materia vivente nel puzzo della decomposizione. Un crimine perverso che rende ancora più odioso il movente (terrorismo ibrido? Avvertimento mafioso? Hackeraggio sadico? Chissà).
Tra le svariate violenze dell’epoca, l’attentato contro il pane non è tra le meno ripugnanti.
(da repubblica.it)
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Novembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’AFFONDO DI PIERO DI SILVERIO, SEGRETARIO DI ANAOO, IL PRINCIPALE SINDACATO DEI CAMICI BIANCHI: “LE RISORSE SONO STATE DISTRIBUITE PER COSE INUTILI” – LA RABBIA DEI PRODUTTORI DI FARMACI GENERICI PER LE MISURE DELLA LEGGE DI BILANCIO
Dicono di essere pronti a «manifestazioni di dissenso eclatanti». I medici ospedalieri sono in subbuglio per le previsioni della parte dedicata alla sanità della manovra.
«Aprire una stagione di lotta se non fanno rapidamente qualcosa per cambiarla», dice Piero di Silverio, il segretario di Anaao, la più grande sigla dei camici bianchi. In attesa di capire se verrà proclamato uno sciopero, o se sarà intrapresa quale altra azione, la voce di chi lavora in corsia si aggiunge a quella degli altri delusi.
Tra questi, in prima fila, le Regioni, ma circola malcontento anche al ministero alla Salute. Le critiche arrivano anche da soggetti che si riteneva avessero beneficiato delle misure, come i produttori di dispositivi medici.
Grande nervosismo anche da parte di Egualia, che riunisce i produttori di farmaci generici, mentre Farmindustria, a quasi tre giorni dalla presentazione di un testo che prevede misure per le case farmaceutiche non ha ancora detto una parola.
Di Silverio fa notare che «le risorse sono state distribuite per cose inutili. Chiedevamo l’aumento dell’indennità di esclusività, la parte di stipendio che premia chi lavora nel sistema pubblico.
La misura costava 400 milioni e da più parti ci avevano assicurato che sarebbe arrivata. E invece la danno solo a chi lavora al pronto soccorso. Non ho mai visto, come adesso, un governo che quando si tratta di dare i soldi alla sanità non parla col ministro». I medici chiedevano meno delle Regioni e pure di Orazio Schillaci. […]
Anche un altro sindacato degli ospedalieri, la Cimo, ha espresso insoddisfazione per la manovra, come è andata all’attacco la Cgil, principale sigla degli infermieri. Ieri il presidente di Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha parlato degli 1,6 miliardi per il bonus agli anziani per prestazioni sanitari «Esprimo sconcerto per la decisione di non coinvolgere nell’attuazione della misura il ministero alla Salute — dice — La scelta rischia di marginalizzare il ruolo di Orazio Schillaci, al quale ribadiamo la nostra solidarietà La manovra stanzia 146 milioni per alzare il tetto del payback dei dispositivi medici, oggetto da anni di contenziosi con l’industria, facendo quindi spendere meno i produttori.
Riceveranno anche, dal 2028 e per 4 anni, 350 milioni l’anno per ridurre l’impatto della misura che li obbliga a contribuire quando appunto si supera il tetto.
Da Confindustria dispositivi parlano di «azioni legali e proteste per difendere il settore contro le scelte scellerate del governo. La manovra ci considera come il soggetto chiamato a sostenere oneri che non dipendono dalla nostra gestione».
Tra gli insoddisfatti ci sono anche i produttori di farmaci generici, raccolti nell’associazione Eguali. «Gli incentivi agli investimenti sono un segnale positivo, ma attrarre nuove produzioni non basta, se non si creano le condizioni per mantenere quelle esistenti», dice il presidente Riccardo Zagaria.
(da agenzie)
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