Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
POVERO TAJANI, SCONTA IL FATTO DI ESSERE ANCORA INCENSURATO. OCCHIUTO ALMENO PUO’ VANTARE DI ESSERE INDAGATO E CONTA SU TRE AUTO BLU, DUE PER SE’ E UNA PER LA FAMIGLIA, COSA CHE IN FORZA ITALIA FA CURRICULUM
Vogliono portarci via pure Tajani, il ministro degli Esteri “fino a un certo punto”. Lo fa
intendere Pier Silvio B., azionista di maggioranza di Forza Italia per via fidejussoria, che insieme alla sorella continua a dare ordini al partito e pure al governo senza che nessuno faccia notare l’oscena anomalia.
Nemmeno nel cosiddetto Terzo mondo (cosiddetto, sennò ci fa causa il Terzo mondo) le aziende posseggono quote del Parlamento: in Italia sì.
Dopo aver promosso la Meloni a “miglior premier d’Europa” perché ha appena fatto risparmiare alla holding di famiglia un bel po’ di tasse e accantonato la seccante idea di tosare gli extraprofitti delle banche, il noto figlio di suo padre si dedica al povero Tajani: “Provo vera gratitudine per lui, i vertici hanno tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre. Ma oggi servono facce nuove e idee nuove”.
E tutti sanno quanto tenesse suo padre ai giovani, ma soprattutto alle giovani, specie se minorenni. Come “faccia nuova”, la Famiglia arcoriana ha in mente il ras calabro Roberto Occhiuto, passato dalla Dc al Ppi al Cdu a FI al Ccd all’Udc a FI, consigliere comunale dal ’93, deputato dal 2008, due volte presidente della Calabria: praticamente un neonato.
Ma Tajani, all’ennesima ingiunzione di sfratto del padroncino, ha reagito bene: “Sul rinnovamento siamo in perfetta sintonia. Stiamo già facendo emergere molti giovani, penso al segretario nazionale dei giovani”. Che, voi non ci crederete, ma è giovane.
Noi non abbiamo titolo per metterci il dito, ma non comprendiamo che cosa si rimproveri a Tajani. Tutti, alla dipartita del Santo, davano per morta anche FI. E invece esiste ancora. È vero che B. da morto prende molti più voti di Tajani da
vivo (o quel che è): sia da chi non ha ancora saputo che B. è morto, sia da chi non ha ancora capito chi fosse B. da vivo.
Ma un minimo di gratitudine per Antonio l’Imbalsamatore non guasterebbe: quel 7% di consensi a un partito senza senso, senza idee, senz’anima e senza futuro, buttalo via. Chi altri, nuovo o usato, ci riuscirebbe? Pensa e ripensa, alla fine l’unica spiegazione di tanto astio è che Tajani, nel suo piccolo, forse senza volerlo, è ancora incensurato: manco un avviso di garanzia. E che delfino sei, senza almeno un processo?
Ti manca il quid che invece Occhiuto può vantare: una bella indagine per corruzione, che l’estate scorsa lo indusse a bruciare i magistrati sul tempo, ove mai nutrissero cattive intenzioni, dimettendosi da sgovernatore per ricandidarsi subito, senza dare il tempo agli alleati di trovare uno un po’ meno pericolante.
E poi quelle tre auto blu (due per sé e una per la famiglia), che a destra fanno sempre curriculum. Tra uno digiuno e uno che viene già mangiato, non c’è partita.
Marco Travaglio
(da il Fatto Quotidiano)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
I BERLUSCONI VOGLIONO AFFIANCARE DUE UOMINI DI FIDUCIA AL SEGRETARIO… “IL PARTITO E’ PESANTE, NON CRESCIAMO”… OCCHIUTO ASPETTA
I dirigenti azzurri millantano sicurezza. Ma dopo l’ennesima richiesta di volti nuovi da parte di Pier Silvio Berlusconi l’aria in Forza Italia è tutt’altro che serena. E qualcuno si spinge a parlare di «apprensione» negli ambienti considerati meno in linea con le aspettative della famiglia.
Il più preoccupato è ovviamente il segretario Antonio Tajani. Il figlio dell’ex presidente del Consiglio, parlando con i giornalisti durante i tradizionali auguri di fine anno di Mediaset, ha ringraziato la squadra dei dirigenti, a cominciare dal vicepremier che ha «tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre, cosa tutt’altro che facile». Immensa gratitudine, quindi, ma per il futuro servono «facce, idee nuove e un programma rinnovato». Partendo dall’assunto che i valori incarnati da Forza Italia «devono essere portati a ciò che è oggi la realtà, cioè all’anno 2025».
La prospettiva per gli uomini di fiducia di Tajani è quindi cupa: all’orizzonte si staglia una manovra avvolgente della famiglia
che andrebbe a limitare l’autonomia del gruppo dirigente attualmente in carica. E non sono solo i messaggi lanciati in occasioni pubbliche e private.
A largo del Nazareno, negli uffici dove si muove stabilmente Gianni Letta, i due figli dell’ex presidente del Consiglio, Marina e Pier Silvio, hanno avviato lavori di ristrutturazione per poter contare su un pied-à-terre romano. Insomma, quella di occuparsi più direttamente di ciò che accade a Roma e dentro Forza Italia sembra essere molto di più di un desiderio.
Anzi, il progetto di rinnovamento sarebbe già ben avviato e prevederebbe il consolidamento dei rapporti tra la famiglia Berlusconi e un paio di figure che possano affiancare Tajani e, contemporaneamente, lo depotenzino. I nomi che circolano sono quelli del presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, e di quello del Piemonte, Alberto Cirio, considerato comunque vicino al segretario.
Inoltre verrebbe individuato un responsabile della comunicazione più vicini alla famiglia. I soliti bene informati lo identificano in Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione in Mediaset, un profilo sufficientemente “milanese” da riequilibrare un esponente dell’ala romano-tajanea come Simone Baldelli, ex parlamentare rientrato qualche mese fa nella squadra della comunicazione degli azzurri.
Repetita iuvant?
«È la terza volta che la famiglia chiede volti nuovi. Iniziano a irritarsi per il fatto che, alla fine, non c’è mai alcuna conseguenza tangibile», confida a Domani un “volto nuovo”. «Non bastano più gli incarichi “fuffa” che stanno distribuendo. Non basta mandare in tv qualche volta Simone Leoni (segretario
di Forza Italia giovani, ndr) o Livia Bonacini (vicesegretaria junior di Forza Italia Roma, ndr) o incaricare Giorgio Mulè di occuparsi del referendum sulla separazione delle carriere».
Non bastano neanche i tanti eventi che Tajani mette in calendario: «Ci spostiamo di qua e di là, ma è una bulimia in cui siamo sempre noi, sempre uguali». Il prossimo in programma è l’anniversario della discesa in campo a fine gennaio, una tre giorni tra Milano, Roma e Napoli.
Il segretario, nel frattempo, prova a spostare l’inerzia della partita dalla sua parte: «Stiamo lavorando anche per rinnovarci sempre nelle argomentazioni, nell’azione politica, nell’attualizzazione del pensiero liberale. Faremo sempre più emergere nuovi volti, un partito aperto, allargato e con una classe dirigente eletta».
Ma non tutti sono soddisfatti. «Il partito si è fatto pesantissimo, tutto il contrario di quello che cercava Berlusconi, una rete di portatori di voti che alimentano il potere di Tajani. E, alla fine, ci diciamo sempre che cresciamo, ma se apriamo i giornali di un anno fa siamo sempre lì», continua il parlamentare critico con la segreteria. Il minimo che ora può accadere, spiegano deputati e senatori, è che cambino i capigruppo: alla Camera per sostituire Paolo Barelli è già pronta Deborah Bergamini, al Senato costringere al trasloco Maurizio Gasparri sembra più difficile, ma Stefania Craxi si sta muovendo. «Alla fine il potere passa da lì. Anche sulle nomine, però, Letta e la famiglia sono stati totalmente bypassati: i nomi fatti dal partito vengono tutti dal versante romano».
Occhiuto alla finestra
Che Pier Silvio, di qui a breve, decida di seguire le orme del
padre in politica ormai appare pressoché una certezza. Resta il dubbio su quale possa essere la forma del suo impegno: l’ipotesi più accreditata in questo momento è quella del ruolo di “padre nobile”. Ma all’orizzonte c’è un appuntamento importante su cui la famiglia vuole dire la sua, la stesura delle liste per le elezioni politiche del 2027.
«L’anno che sta per iniziare sarà decisivo per gettare le fondamenta della Forza Italia della prossima legislatura», spiega chi conosce bene il partito. Ma c’è anche chi raccomanda di non mettere in fila in maniera troppo semplicistica le dichiarazioni del numero uno di Mediaset con le ambizioni del presidente della Calabria, a pranzo con Marina poche settimane fa.
«Non è una benedizione di Occhiuto tout court, ma i dirigenti non possono vivere ogni sua mossa come un atto di lesa maestà» racconta ancora il parlamentare insoddisfatto. Insomma, la pazienza della famiglia si sarebbe esaurita, e dopo un Natale che sarà dedicato ai territori e alla preparazione della campagna referendaria, qualcuno guarda già a gennaio come data di inizio di un avvicendamento che ha tardato fin troppo ad arrivare.
(da editorialedomani.it)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
LA COSA ESILARANTE E’ CHE LE SCENEGGIATE DI SALVINI PER AVERE VISIBILITA’ INVECE CHE FARGLI GUADAGNARE CONSENSI GLIENE FA PERDERE
E dunque questo decreto Kiev arriva, non arriva, quando arriva? Arriva, arriva, dice il
ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, costretto a correre ai ripari dopo l’intemerata di Matteo Salvini sulla «guerra persa» che è inutile continuare a finanziare. Il 22 o il 29 sono le date utili per chiudere la partita, e già si trema perché: cosa succede se nel frattempo Donald Trump respinge la controproposta ucraina sul piano di pace Usa, come la mettiamo se si verifica la definitiva rottura dei rapporti tra Washington e Kiev? Scenario da incubo.
La Casa Bianca si alza dal tavolo, tuona contro «il dittatore senza elezioni» (ovviamente Zelensky), lancia nuovi fulmini contro l’Europa imbelle capace solo di intralciare la prospettiva di un Natale di tregua concordato con Mosca. E noi, noi italiani, che facciamo?
Salvini il guastatore guarda a quella prospettiva gongolando. Può trasformarsi nel suo momento di gloria. Se l’accordo c’è, potrà
dire che le armi non servono. Se l’accordo salta, potrà esibire la controprova che Trump aveva ragione, l’Ucraina è l’ostacolo guerrafondaio, continuare a sostenerla è follia militarista. L’escalation polemica del Capitano, giurano tutti, non arriverà mai all’astensione sul decreto. «Anche quando le dichiarazioni pubbliche sono differenti – dice Ignazio La Russa – il rapporto personale con Meloni consente di trovare soluzioni».
Ma il solo fatto che ci sia bisogno di tutta questa acqua sul fuoco dimostra che il fuoco esiste e preoccupa e mette a rischio un percorso che forse si è dato troppo per scontato guardando ai precedenti, che hanno sempre visto Salvini allinearsi all’ultimo momento alla linea di Palazzo Chigi.
Sì, il controcanto del leader leghista è diventato un problema, soprattutto perché mentre lui abbraccia la linea Maga in purezza – compresa la tesi sulla Russia vittoriosa, gli elogi a Vladimir Putin, le invettive contro i leader europei deboli – in questa direzione FdI non può inseguirlo come ha fatto per anni sui temi minori dell’immigrazione, della legittima difesa, del prima gli italiani, quisquilie a paragone del colossale rivolgimento di relazioni in corso nel vecchio Occidente.
Qui è in gioco il sistema di amicizie che Meloni ha messo insieme in Europa, il ruolo da pontiere che si è autoassegnata, la credibilità complessiva dei suoi ministri ai tavoli della crisi, perché Salvini mica è un passante: è il vicepremier, e all’estero questi ruoli hanno un senso, hai voglia a dire «sono le solite bizze di un incontrollabile».
Il sabotaggio del Capitano, alla fine, non ha bisogno nemmeno di atti politici conseguenti. Bastano le parole per ampliare i sospetti delle cancellerie europee, già sotto choc per l’appendice alla nuova Strategia di difesa americana, quella che piazza l’Italia tra i Paesi su cui puntare per rompere la solidarietà continentale e paralizzare l’Unione.
In altri tempi, altri governi, altri schemi senza il mito della longevità che oggi si coltiva, sarebbero già in corso operazioni per dividere la Lega, far fuori i salviniani doc dal governo, sostituirli con gruppi parlamentari di nuovo conio in nome dell’interesse nazionale. Ai nostri giorni pure quella è strada chiusa, Salvini lo sa e se ne approfitta. Dopo le batoste prese alle regionali, il fallimento dell’operazione Vannacci, dopo la fine del sogno di inaugurare il suo amato Ponte entro l’anno, il risveglio Maga è la sua riscossa.
Per paradosso l’assicurazione sulla vita di Giorgia Meloni arriva dall’altro guastatore, Giuseppe Conte: senza di lui l’opposizione l’avrebbe già inchiodata su qualche mozione europeista cercando pure l’appoggio di Forza Italia, e per la prima volta si sarebbe ballato in Parlamento.
E invece Great Giuseppi tiene intrappolato il campo progressista nell’impossibilità di dire e fare e pure contestare: per ogni Romano Prodi che accusa il centrodestra di essere uno e trino – Meloni con Trump, Salvini con Putin, Tajani con von der Leyen – c’è uno di destra che può ribaltare e contrattaccare: la sinistra cos’ha di diverso? Anche lì è lo stesso, con la differenza che loro sono secoli che cercano un accordo e non lo trovano mentre noi finora ce l’abbiamo fatta.
E dunque il decreto Kiev arriverà. Qualche clausola pacifista convincerà il Carroccio. La maggioranza dovrà scontare il notevole peso di un dissidio permanente sulla politica estera, emerso dopo tre anni di unità di facciata. Però si potrà ancora
dire agli elettori, agli amici europei, alle diplomazie: ringraziate che ci siamo noi, con quegli altri sarebbe pure peggio.
(da La Stampa)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
AUMENTANO DIPLOMATI E LAUREATI MA SALE IL PRECARIATO… SCARSA FIDUCIA NELLA POLITICA
Negli ultimi dieci anni in Italia sono diminuiti sia gli omicidi (anche se nel 2024 c’è stata una inversione di tendenza), sia i furti (soprattutto in casa) e le rapine. In parallelo è fortemente diminuita la percentuale di famiglie che considera poco sicuro il quartiere in cui vive (il 26,6% nel 2024 rispetto al 41% del
2015), anche se in aumento di tre punti percentuali rispetto al 2023.
La percentuale di persone con almeno il diploma di scuola secondaria superiore continua a crescere, toccando nel 2024, il 66,7% delle persone di 25-64 anni. È cresciuta anche la percentuale di laureati, arrivando al 31,6% di coloro che hanno 25-34 anni, un aumento trascinato soprattutto dalle donne e che comunque colma solo in parte il gap con la media europea.
È rimasta, inoltre invariata dal 2021 la percentuale di ragazzi/e del terzo anno della scuola secondaria di primo grado che non raggiunge competenze sufficienti in italiano (41,4%) e in matematica (44,3%), mostrando la difficoltà del sistema scolastico italiano a recuperare l’impatto negativo della pandemia su una situazione già problematica che evidenzia l’esistenza di una povertà educativa diffusa, con effetti prevedibili sulle chances di vita di questi ragazzi/e.
Va segnalato che se le difficoltà maggiori si riscontrano tra i ragazzi/e nati all’estero o da genitori stranieri, vi è anche un buon 30% di ragazzi/e italiani che presentano le stesse difficoltà.
Sono aumentate le persone complessivamente soddisfatte della propria vita: 46,3% rispetto al 35,4% del 2014, anche se rimangono forti differenze a seconda del livello di istruzione: sono le persone con livelli di istruzione più alte a manifestare maggiormente soddisfazione e ad essere più ottimiste per il proprio futuro.
Un ottimismo certo non basato sulla capacità della politica di creare condizioni di contesto favorevoli. Nel 2024 la fiducia verso il Parlamento italiano, i partiti politici e il sistema giudiziario, infatti, continua a essere molto bassa, in particolare
verso i partiti politici (3,5 su una scala da 0 a 10), con appena due persone di 14 anni e più su 10 che attribuiscono un voto almeno sufficiente; quella verso il Parlamento italiano e il sistema giudiziario è solo leggermente superiore (4,7 e 4,9 rispettivamente).
Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto annuale sul Benessere equo e sostenibile (Bes), che, sulla base di 152 indicatori, offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze – nella popolazione e tra i territori – di benessere che si possono osservare nei 12 domini individuati come rilevanti: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi.
Se complessivamente nell’arco di dieci anni sono più gli indicatori che sono migliorati di quelli che sono peggiorati (mentre un terzo non mostra tendenze univoche), alcuni di quelli che sono peggiorati o non migliorati sono particolarmente problematici. Tra questi, oltre alla bassissima fiducia nei politici e nel Parlamento, peraltro confermata dalla disaffezione per le elezioni, e alla scarsa capacità della scuola, da sola, a contrastare le difficoltà di apprendimento, c’è anche ciò che succede nel mercato del lavoro e il rischio di povertà. È vero che l’occupazione continua ad aumentare e che quella a termine diminuisce. Ma la situazione di chi si trova con un contratto a termine tende a cronicizzarsi: la quota di chi svolge un lavoro a termine da almeno cinque anni con lo stesso datore, sul totale dei lavoratori a termine, sale da 18,1% nel 2023 a 19,4% nel 2024.
L’aumento è più accentuato nel Mezzogiorno dove il fenomeno è più diffuso (25,7%). Inoltre, tra il 2023 e il 2024 è diminuita la quota di lavoratori a termine transitati verso un lavoro a tempo indeterminato, una transizione, per altro, più frequente nel Nord e nel Centro che nel Mezzogiorno. È alta anche la percentuale di chi non riesce ad avere una occupazione adeguata alla propria qualifica, con un grande spreco di capitale umano. Il 20,7% degli occupati tra i 25 e i 64 anni con titolo di studio terziario svolge una professione poco o mediamente qualificata. I valori sono più elevati tra gli stranieri (54,8%, 18,9% per gli italiani) e tra le donne (24,0%, 16,5% per gli uomini).
L’aumento dell’occupazione, inoltre, non si è accompagnato ad una riduzione della povertà, sia perché troppo spesso si tratta di lavori a basso salario, sia perché è ancora troppo basso il tasso di occupazione femminile, specie nel Mezzogiorno e nelle famiglie con più figli, che anche per questo hanno una maggiore incidenza della povertà.
Nonostante, infatti, sia migliorato nel decennio l’indice di disuguaglianza nella distribuzione del reddito, il rischio di povertà, la grave deprivazione materiale e sociale, la deprivazione abitativa e il vivere in famiglie a bassa intensità di lavoro non mostrano variazioni significative, né rispetto all’anno precedente, né negli ultimi 10 anni. Dal 2014 e fino al 2022 è invece aumentata costantemente l’incidenza della povertà assoluta, per poi rimanere sostanzialmente stabile attorno al 9,7-9,8% negli anni successivi, nonostante, appunto, l’aumento dell’occupazione e la diminuzione dell’inflazione. Con buona pace dei discorsi trionfalistici sull’aumento dell’occupazione, la povertà nonostante il lavoro sta diventando un fenomeno
strutturale, come ha da ultimo denunciato anche il Presidente Mattarella.
(da lastampa.)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
L’IDENTITA’ DELLA CUCINA ITALIANA E’ IBRIDA CON INFLUENZE ARABE, FRANCESI, SPAGNOLE, MITTELEUROPEE, SPEZIE ORIENTALI… I SAPORI VIAGGIANO
In quanto cuoco e sguattero non occasionale, anzi quasi quotidiano, mi sento anche io,
per la mia milionesima parte, patrimonio mondiale dell’umanità, angelo del focolare così come i manuali di economia domestica definivano “mogli, madri e fanciulle”. Ne sono orgoglioso, e in particolare rivendico il largo primato che, in casa mia, il cibo preparato in casa ha nei confronti di quello ordinato con una app.
Incassato il successo, e detto che ogni successo implica la responsabilità di esserne degni, abbiamo due compiti da svolgere. Il primo è battersi perché cucinare rimanga, appunto, un’attività di massa, parte della cultura quotidiana. Almeno nelle grandi città si ricorre all’asporto in misura crescente, soprattutto i giovani: l’organizzazione del lavoro e del tempo libero prevede sempre meno tempo per cucinare in casa.
Il secondo compito è tenere bene a mente che la cucina italiana ha potuto giovarsi, lungo i secoli, di una fantastica ibridazione di ingredienti e di culture, mettendo a profitto il nostro essere al centro di migrazioni (e occupazioni militari) che abbiamo saputo trasformare in ricchezza culturale. Cucina araba, spagnola, francese, mitteleuropea, spezie orientali, ingredienti d’oltreoceano come la patata, il mais e il pomodoro: l’identità della cucina italiana, e non solo della cucina, è forte perché è ibrida.
Ogni popolo chiuso langue, e ha identità debole, e ogni popolo aperto prospera, e ha un’identità forte.
Dal cuscus della Sicilia occidentale al canederlo delle valli di Nordest, possiamo permetterci una biodiversità gastronomica (credo si possa definirla così) inimitabile nel mondo. Valorizzarla vuol dire capire che non esiste un concetto cristallizzato di “identità”, cucina compresa. I sapori viaggiano, oggi mangiamo ciò che non mangiavamo ieri, domani ciò che non mangiamo oggi.
(da repubblica.it)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
LA BERNINI RIESCE A RAPPRESENTARE LA REALTA’ CON I CANONI DEL GROTTESCO
La disputa fascisti-comunisti ha la stessa vivacità di un rubinetto che perde, eppure continua imperterrita a deliziare il dibattito pubblico. A rilanciarla per l’ennesima e sempre penultima volta è stata la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, solitamente mite, che rivolgendosi dal palco di Atreju a un gruppo di contestatori li ha chiamati «poveri comunisti». Si è premurata di ricordare che la paternità dell’epiteto appartiene a Silvio Berlusconi.
Ma intanto lui diceva «cumunisti» con la u, accompagnando la parola con un saltello che ne depotenziava la carica minacciosa. E poi era cresciuto nel Novecento, quando il comunismo esisteva davvero.
Abbinare quel nome grande e terribile, che evoca un’utopia finita in tragedia, a una tiepida contestazione studentesca è come scomodare Mike Tyson per descrivere un bambino che ti fa il solletico sotto l’ascella. Invece pare che funzioni. Una volta ho sentito dare del comunista persino a Enrico Letta.
Evidentemente ci rassicura rappresentare la realtà con i canoni del grottesco. Al governo non c’è la destra sociale ma i fascisti, che in pubblico si sforzano ancora di darsi un tono, come un raffreddato che cerca di trattenere gli starnuti, ma appena tornano a casa si mettono a fare il saluto romano davanti allo specchio. E l’opposizione? Che domande: tutti quelli che criticano il governo sono comunisti. Soltanto Calenda riesce contemporaneamente a criticare il governo e a dare del comunista a chi ce l’ha con lui.
(da corriere.it)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
NEL 2024 FU ESPULSO DALL’AULA DELLA CAMERA DOPO AVER FATTO IL SEGNO DELLA X MAS, IN RISPOSTA ALL’OPPOSIZIONE MENTRE SI DISCUTEVA IL DISEGNO DI LEGGE SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
La scritta “XMas” sul balcone della sede della Lega a Lamezia Terme. Su iniziativa e
per la gioia – si suppone – del deputato Domenico Furgiuele, il “padrone di casa”, immortalato proprio sul terrazzo in posa sorridente e con il dito indice alzato. È lo stesso Furgiuele che – era giugno 2024 – fu espulso dall’aula della Camera dopo aver fatto il segno della X Mas in risposta all’opposizione mentre si stava discutendo il disegno di legge sull’Autonomia differenziata (“era un gesto di disapprovazione perché qualcuno aveva intonato Bella Ciao”, si giustificò il parlamentare leghista).
Ma torniamo a Lamezia Terme – la città di Furgiuele – e alla scritta galeotta. Siamo sul centralissimo corso Numistrano, sul quale affacciano i balconi della sede del partito di Matteo Salvini.
La scritta XMas, mascherata dai contorni del bianco natalizio, campeggia sul vetro di uno dei balconi. L’ormai abituale ambiguità della XMas esibita sotto Natale – nel tempo della Lega vannacciana – si definisce in modo piuttosto nitido se, a posare davanti a quell’acronimo suggestivo ed evocativo non solo del Natale ma anche della Decima Mas, c’è, appunto, Domenico Furgiuele.
Che, come altri dirigenti, militanti e simpatizzanti della Lega e della destra nostalgica parrebbe usare la X come segno riconducibile all’Unità militare della Regia Marina italiana, X Flottiglia MAS (acronimo di Motoscafo Armato Silurante) – una parte della quale si unì alla Rsi combattendo contro i partigiani.
La bagarre aveva visto protagonista Furgiuele, che aveva incrociato le braccia disegnando appunto una X rivolto ai banchi della minoranza perché – a suo dire – non gli piaceva “Bella Ciao” che qualcuno tra i colleghi parlamentari del centrosinistra aveva intonato.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
NEWSOM LANCIA LA PROVOCAZIONE: IL FILMATO DEI TRE, PORTATI VIA DA UNA MACCHINA DELLA POLIZIA, È STATO VISTO DA 2,7 MILIONI DI UTENTI
Un video elaborato dall’intelligenza artificiale in cui appaiono in manette il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il vicecapo di gabinetto Stephen Miller e il capo del Pentagono, Pete Hegseth.
E’ l’ultima provocazione del governatore della California, e probabile candidato democratico alle presidenziali del 2028, Gavin Newsom, che nel suo account X seguito da 2,7 milioni di utenti ha postato un video di diciotto secondi in cui Trump, Hegseth e Miller appaiono con le mani legate dietro la schiena, seduti prima sul bordo di un marciapiede e poi in macchina, mentre si coprono il volto, come fossero membri di una gang finita nella rete dell’ufficio immigrazione.
Il video e’ stato postato in risposta a un altro filmato pubblicato dall’account ufficiale della Casa Bianca in cui si avvertono i “clandestini criminali” che e’ arrivato l’inverno, il tempo in cui, con un gioco di parole, si cerca compagnia e si trovano le manette.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2025 Riccardo Fucile
I SETTORI CHE ACCUSANO DI PIÙ SONO CHIMICA (-2,4%), TESSILE (-6,3%) E AUTOMOTIVE (-5,8%) … CONTE: “È IL 32ESIMO CROLLO SU 36 MESI RILEVATI DURANTE IL GOVERNO MELONI. CI VUOLE TALENTO” … IL PD: “LA LEGGE DI BILANCIO CONFERMA UNA MANCANZA DI VISIONE. I 4 MILIARDI STANZIATI SERVIRANNO A FINANZIARE INVESTIMENTI GIÀ DECISI”
Doppio segno meno per la produzione industriale nel mese di ottobre. Meno 1%
rispetto a settembre e meno 0,3% rispetto a un anno prima, cioè a ottobre del 2024. Il nuovo calo arriva dopo che settembre aveva lasciato sperare, mettendo a segno un incremento del 2,8%.
Oggi, se si guarda ai settori, l’epicentro della frenata si trova tra chimica, tessile e automotive. Nei primi dieci mesi dell’anno la chimica si è contratta del 2,4%, il tessile del 6,3% e il terzo del 5,8%. Nei primi dieci mesi dell’anno la produzione industriale è diminuita dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Una diminuzione dell’1% a livello congiunturale (mese su mese) non è di per sé drammatica, il problema è che il ridimensionamento della produzione industriale è in atto da almeno tre anni, in particolare dal quarto trimestre del 2022. Fatto 100 la produzione industriale del 2021 oggi produciamo 93,2.
«Un’altra notizia pesantissima: 32esimo crollo della produzione industriale su 36 mesi rilevati durante il governo Meloni. Ci vuole talento!», ironizza sui social Giuseppe Conte.
«La legge di Bilancio conferma una mancanza di visione — argomenta il responsabile Economia del Pd Antonio Misiani —. I 4 miliardi stanziati per un solo anno serviranno soprattutto a finanziare investimenti già decisi, senza produrre alcun effetto aggiuntivo sulla crescita. Servirebbe ben altro: un programma almeno triennale, con il ripristino del credito d’imposta e un forte incentivo alla formazione».
Tornando ai dati Istat, si nota come, dopo mesi in crescita, anche l’industria farmaceutica segni il passo con un meno 1% rispetto all’ottobre 2024 e meno 1,8% sul mese di settembre appena trascorso.
«L’Italia non può vivere di soli servizi. Anzi, spesso i servizi sono trainati dall’industria stessa. Per questo il futuro dell’industria è cruciale», fa notare Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia. Da dove ripartire? «Serve prima di tutto
una strategia chiara a livello europeo, con un sostegno diffuso e determinato tra i Paesi dell’Unione».
(da “Corriere della Sera”)
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