Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
DOPO IL LETTO KING SIZE DEL 2024, QUEST’ANNO DA DEPUTATO E SENATORI 50 EURO A TESTA: SCELTO UN COMPUTER “TOP DI GAMMA”… I LEGHISTI, DOPO LA CENA ALL’ESCLUSIVO HOTEL AI PARIOLI, REGALANO A SALVINI UN VIAGGIO PER DUE NON A MOSCA MA NEI PAESI DEL NORD
Parlamentari di FdI tutti convocati a Roma per il 23 dicembre, alla Camera.
Obiettivo: consegnare un regalone di Natale a Giorgia Meloni, un super computer, costo 10mila euro circa, dotato di postazione fissa, mobile, gran casse hi-tech.
La premier in realtà di regali ne vuole due, ma di uno possono omaggiarla solo i senatori: approvare alla svelta, prima dell’antivigilia, la legge di bilancio, impantanata a Palazzo Madama viste le bizze in maggioranza, da ultimo le pensioni. Sul piano pratico, il “presente”, dopo il letto king size dell’anno scorso sarà un gioiello della tecnologia, un computer di fascia altissima, “top di gamma”, assicurano fonti della fiamma. Per
uso domestico ovviamente, Palazzo Chigi è già ben fornito. Ogni parlamentare ha sborsato la quota: 50 euro a testa. Manca solo il fiocco.
Anche in casa Lega si festeggia. La cena natalizia è stata raccontata con dovizia di dettagli dalla deputata Simonetta Matone a “Un Giorno da Pecora”: location finalmente “splendida”, hotel Parco dei Principi, ai Parioli, finger food eleganti, cavatelli, cannelloni, omelette, crêpes. “Tutto molto buono, tutto molto raffinato”. Cento euro a persona, senza rimpianti. Sul finale, la nota polemica: panettone sì, pandoro no.
Il regalo a Salvini? Un viaggio per due nel Nord Europa. Nel caso del vicepremier leghista dunque un dono che parla di movimento, mentre Meloni riceve uno strumento per restare ferma alla scrivania.
(da Repubblica)
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Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
PIU’ DELLA META’ DEI COMUNI HA REGISTRATO PERDITE DI RESIDENTI (LA MAGGIOR PARTE SI TROVA NEL SUD ITALIA, MENTRE AL NORD LA POPOLAZIONE CRESCE IN QUASI TUTTE LE REGIONI) … A TAMPONARE IL CALO DELLE NASCITE, I CITTADINI STRANIERI: SONO OLTRE 5 MILIONI
La popolazione italiana al 31 dicembre 2024 conta 58.943.464 individui e continua, quindi, il lieve calo dei residenti. Rispetto alla stessa data del 2023 si osserva infatti un decremento di 27.766 unità, pari a -0,5 per mille. E’ quanto emerge dal censimento 2024 dell’Istat pubblicato oggi.
I cali relativi più intensi sono al Sud (-2,5 per mille) e nelle Isole (-2,8 per mille), una diminuzione più lieve si riscontra al Centro (-1,0 per mille). Al contrario, nel Nord-ovest e nel Nord-est si osservano incrementi (rispettivamente +1,4 e +1,2 per mille).
Tra le regioni, si registrano variazioni negative della popolazione in tutte quelle del Mezzogiorno (con un picco di -6,1 per mille in Basilicata) e del Centro (-1,9 per mille in Umbria). Nel Nord, invece, fatta eccezione per la Valle d’Aosta (-2,8 per mille) e per il Friuli-Venezia Giulia (-1,1 per mille), la popolazione cresce in tutte le regioni, con un massimo del +4,0 per mille nella Provincia autonoma di Bolzano.
Le donne, superando gli uomini di 1.200.030 unità, rappresentano il 51,0% della popolazione residente. Il rapporto è di 96 uomini ogni 100 donne. Per quanto riguarda la popolazione straniera, al 31 dicembre 2024 i residenti ammontano a 5.371.251 (+22,4 per mille rispetto al 2023) e la loro incidenza sul totale della popolazione residente raggiunge il 9,1% (era pari all’8,9% nel 2023).
“La dinamica positiva della popolazione straniera – fa sapere l’Istat – concorre a contenere la flessione della popolazione a livello nazionale e a sostenere la lieve crescita riscontrata nel Nord”.
Nel 2024 il 56,1% dei 7.896 Comuni italiani perde popolazione rispetto all’anno precedente, un dato che però nel 2023 era pari al 57,8%. Mentre nei 3.467 restanti Comuni si osserva un aumento dei residenti.
Il calo di popolazione interessa soprattutto i Comuni con oltre 100mila abitanti e quelli più piccoli fino a 5mila. Nei primi, in cui risiede il 23,2% della popolazione, il saldo complessivo negativo rispetto al 2023 è di 17mila individui. Tra i Comuni fino a 5mila abitanti, che rappresentano circa il 70% delle località in cui vive il 16,4% della popolazione totale, poco meno di 6 su 10 perdono popolazione.
Nei Comuni da 20mila a 50mila abitanti e in quelli da 50mila a 100mila, più della metà perde popolazione rispetto all’anno precedente, rispettivamente il 54,7% e il 53,8%. Invece, nei Comuni da 5mila a 20mila abitanti, il 51,4% registra una variazione positiva, con +5mila. Roma, con 2.747.290 residenti, è il Comune con la popolazione più numerosa ma continua a perdere residenti: -4.457 individui. Morterone, in provincia di Lecco, con appena 32 abitanti, mantiene il primato di Comune meno popolato del Paese.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
LEI NON HA ESCLUSO UNA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA, ANCHE SE SECONDO MOLTI LA SUA PROSSIMA CANDIDATURA SARÀ AL SENATO, DOVE PUNTA AL POSTO DI CHUCK SCHUMER
Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata star dei democratici, posta sul suo account X il
sondaggio di Verasight che la vede in vantaggio su JD Vance in un ipotetico scontro alle presidenziali del 2028.
“Bloop” è il commento al post di Aoc, così come è conosciuta. Secondo il sondaggio, Ocasio-Cortez ha il 51% delle preferenze rispetto al 49% di Vance.
Vance è considerato l’erede di Donald Trump alla guida del movimento Maga e probabile candidato alle prossime elezioni per la Casa Bianca. Su Aoc e le sue prossime mosse da mesi si rincorrono voci.
Lei non ha escluso una sua possibile candidatura, anche se secondo molti la sua prossima corsa sarà per il Senato, dove punta al posto di Chuck Schumer, il leader dei democratici da mesi duramente criticato anche dai democratici.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
FABIO MARTINI ANALIZZA I RAPPORTI TRA MEDIA E POLITICA: “NEL GIORNALISMO ITALIANO SPALLEGGIARE È SEMPRE STATO PIÙ IMPORTANTE CHE INFORMARE. IL SENSAZIONALISMO, LA FAZIOSITÀ E IL CONSOCIATIVISMO DEI MEDIA NON SONO SOLTANTO UNO SPECCHIO DI QUESTA POLITICA, MA CONTRIBUISCONO SPESSO A PEGGIORARLA. SE DA 20 ANNI L’ITALIA È FERMA, NON È SOLTANTO PER RESPONSABILITÀ DI UNA POLITICA DAL PASSO CORTO”
Oramai una “giusta” dose di inciviltà è la regola di ingresso per partecipare alla discussione pubblica, i media sono dentro al gioco e quando restano coinvolti in qualche incidente, anziché riflettere sul proprio ruolo, puntano il dito. La colpa è degli altri, sempre degli altri. Di recente due casi hanno conquistato i riflettori, due casi scambiati per eccezioni, ma che illuminano bene il corto circuito orami permanente tra media e politica.
Le espressioni ambivalenti con le quali Francesca Albanese ha definito l’assalto alla redazione de La Stampa hanno provocato un gran trambusto in tanta parte del sistema politico-mediatico, ma si tratta della stessa persona elevata a personaggio grazie alla frequente e ribadita ospitalità nei talk show e nei principali quotidiani. Secondo una procedura inconfessabile: i media contribuiscono all’ascesa di un personaggio e spesso ne favoriscono la caduta. Nella logica del “consumismo” usa e getta. Ma nel frattempo l’elevato di turno ha già messo da parte il suo tesoretto di influenza e di popolarità.
Qualche settimana prima, il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri era incorso in un infortunio poco professionale,
attribuendo a Giovanni Falcone una intervista del tutto inventata, ma in questo caso il corto circuito era stato doppio: a suggerire la citazione era stato proprio un giornalista amico e in diretta tv nessun giornalista ha sollevato dubbi sull’autenticità del contributo di Falcone, la cui opinione sulla separazione delle carriere era nota da tempo: da 34 anni.
Due corti circuiti che – come sempre – sono stati derubricati a casi bizzarri, tenendo distanti i riflettori da una questione rimossa, oramai centrale: il sensazionalismo, la faziosità e il consociativismo dei media non sono soltanto uno specchio di questa politica, ma contribuiscono spesso a peggiorarla.
Già da tempo i leader politici e i personaggi pubblici giocano su emozioni di breve durata. Sull’invettiva permanente. Sulle auto-celebrazioni. E soprattutto su un campionario di pronta beva: le battute confezionate ad uso dei Tg e dei Social oramai rappresentano il know how più “pensato” dai leader.
E mentre le leadership politiche si propongono in questo modo così emozionale, la narrazione si adegua: fa da specchio, alimenta un consumo compulsivo di queste ininterrotte scosse emotive. Gran parte dei media preferiscono togliere il filtro. Prendono per “buone” le battute più effimere o ripetitive. Rinunciano a contestualizzare i posizionamenti e i veloci riposizionamenti. Raccontano l’imbizzarrirsi della politica con un atteggiamento agnostico, come se la realtà politica fosse uno “Strano ma vero” del quale prendere atto. Tutto è buono per essere consumato.
In prima linea ci sono i talk show. Non tutti, perché diversi
programmi tengono le distanze, non puntano ad emozionare ma a capire. Altri, la maggior parte, fanno massa: massa acritica. In Italia la presenza di questo genere televisivo è estesa come in nessun’ altra democrazia: da noi è possibile svegliarsi, assistendo a dibattiti di politica e addormentarsi a tarda notte con la stessa “musica”.
In linea teorica chi guida questi programmi, dovrebbe aiutare a capire come stanno le cose sui diversi problemi. Intrecciando il dibattito con quel tanto di “verità” possibile e condivisa, che è tipica di un inquadramento giornalistico ben fatto. Ma le regole che presiedono al format-talk rispondono ad un primo imperativo, lo share ad ogni costo.
E per fare ascolti la via migliore è mettere in scena personaggi, non importa se competenti, ma capaci di bucare lo schermo, fare battute e polemiche. In altre parole si scommette su cast eclettici ed emozionanti, chiamati ad eccitare segmenti diversi di opinione pubblica: di solito lo share tende ad alzarsi con la somma di pubblici diversi.
Qualcuno accusa: nei talk show ci sono troppi incompetenti, troppi urlatori, troppi “prezzolati”. Tipologie diverse: in effetti gli incompetenti – dal comico al giornalista onnisciente – sono chiamati a disquisire di argomenti che ignorano e questa rappresenta una originalità tutta italiana. Francamente penosa. Ma soffermarsi sui “mostri”, rischia di distrarre dal vero deficit deontologico: per chi intenda proporre una buona informazione, il problema principale non dovrebbe essere quello di soffocare le posizioni radicali, ma semmai far in modo che tutti gli ospiti
siano costretti a misurarsi con le conoscenze consolidate su un determinato argomento.
E finalmente siamo al punto: quel che manca in diversi “talk” è un solido filo narrativo. E proprio l’assenza di questa tessitura professionale è il varco attraverso il quale si consente ad una parte dei politici e dei cosiddetti opinionisti di proporre sentenze oracolari: io lo dico, quindi è vero. Ma se su qualsiasi questione ci si limita a dare la parola agli opposti “pareri”, a quel punto è ineluttabile che si apra una gara puramente emozionale: la caccia all’applauso. Tra l’altro una parte dei giornalisti che partecipano ai “talk” sono ingaggiati per interpretare il ruolo degli ultras nello spettacolo che prevede politici&giornalisti di destra contro politici&giornalisti di sinistra.
Una complicità appesantita dall’altra serissima ipoteca che accompagna alcuni “talk” di punta: la conclamata partigianeria di alcuni conduttori che artatamente lasciano scivolare il filo narrativo tutto da una parte.
Anche sui giornali ci sono cattivi esempi che incoraggiano la “mala politica”. Certo, c’è la tendenza di alcuni quotidiani collocati sulle “ali” a dettare la linea ai leader. A surrogarli. Ma il male più diffuso è il sensazionalismo. Vent’ anni fa Piero Citati scrisse: “Grandi titoli irreali annunciano gli avvenimenti; e spesso non hanno alcun rapporto coi fatti”. Nel frattempo sono sopraggiunti i Social e la tv h24 e, per tenere il passo, i quotidiani tendono spesso a leggere gli eventi politici nella chiave agonistico-sportiva: l’”horse race”, la corsa dei cavalli. Si alimentano dualismi immaginari e anche contese minori sono
lette nella logica “chi vince e chi perde” e questo finisce per eccitare il protagonismo vanesio dei leader.
Chi scrive, ha avuto la fortuna di iniziare a vivere il rapporto tra media e politica da una postazione privilegiata – La Stampa dei primi anni Novanta – un giornale dotato di virtù anomale: la curiosità senza pregiudizi e il rigore sulle fonti. Atteggiamenti che nella tradizione italiana sono sempre stati scambiati, diciamo la verità, per ingenuità. Nel giornalismo italiano è sempre prevalso l’affiancamento a tutti i poteri, di governo o di opposizione, economici o culturali. Spalleggiare è sempre stato più importante che informare.
Ma la massa acritica ed emotiva avanza e se si pensa che sia arrivato il tempo di una riflessione critica e autocritica, nessuno degli addetti ai lavori dovrebbe tirarsi fuori. Di certo senza una scossa il percorso è tracciato. La credibilità dei giornalisti continuerà a calare, mentre quelli che svolgono bene il proprio mestiere, saranno sempre più stretti tra politici invadenti ed elettori viziati alla faziosità e dunque insofferenti all’indipendenza. Gli editori consapevoli del proprio ruolo oramai da anni si stanno diradando. I leader politici producono raffiche crescenti di post, video, battute effimere ad effetto, fissando una rincorsa poco virtuosa.
La politica mutua la superficialità e il sensazionalismo dei media e, a sua volta, li alimenta. Un’osmosi nella quale è difficile ogni volta capire chi abbia “cominciato per primo” ma certamente la qualità complessiva del dibattito pubblico si sfibra. Se da 20 anni l’Italia è ferma, non è soltanto per responsabilità di una politica
dal passo corto: ad essersi ingolfati sono entrambi i motori che formano una classe dirigente degna di questo nome.
(da La Stampa)
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