Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
A PALAZZO CHIGI GIORDANO SOTTOSANTI CURA IL SOCIAL X AFFIANCATO DA ALBERTO DANESE… IL GRUPPO ATREJU CONTA SU DI BENEDETTO
Una cinghia di trasmissione che parte da palazzo Chigi e arriva fino a via della Scrofa. Dall’ideologo della comunicazione digitale di Giorgia Meloni, Tommaso Longobardi, all’inventrice dello stile-Atreju, Marina Improta, c’è una pattuglia di comunicatori trentenni-quarantenni, talvolta con una formazione alla Luiss, senza saluti romani o post nostalgici. Ma con una forma di venerazione verso Meloni.
Lo snodo decisivo è alla Camera, cuore pulsante della Fiamma di comunicazione che arde intorno a Meloni, mandando in pensione la Bestia di Matteo Salvini: negli uffici del gruppo c’è la mini-war room, si assumono alcune delle scelte decisive.
Un mix che intreccia varie community, interconnesse tra loro per macinare follower ed engagement: ci sono i profili ufficiali di Fratelli d’Italia e della sua leader, ma soprattutto le pagine unofficial, altrettanto cruciali nella propaganda meloniana.
Pagine meloniane
Su tutte spiccano Atreju e Poveri comunisti, quest’ultima gestita da Alberto Di Benedetto, il responsabile dei social di FdI, che – come raccontato da Domani – ha anche pensato a un business sullo slogan «siete dei poveri comunisti», creando il sodalizio
con la Italica solution, società dell’ex dirigente di Forza Nuova, Martin Avaro.
Alle varie pagine si è aggiunta da qualche tempo Giorgia 2027, la piattaforma social per la ricandidatura della presidente del Consiglio, benedetta da Longobardi, l’uomo che dal 2018 sovrintende ogni post e qualsiasi iniziativa riconducibile a Meloni. Ed è lui che declina la strategia politico-comunicativa dettata dal sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari. Il focus specifico è su Instagram, là dove si mietono più follower, secondo il Longobardi-pensiero. La strategia è la solita, passiva-aggressiva: idolatria per la leader, individuazione dei bersagli nemici. E una dose di vittimismo.
Longobardi è a capo di una filiera ben oliata, concentrata sull’attuale presidente del Consiglio. Una delle emanazioni di Longobardi a palazzo Chigi è Giordano Sottosanti, 40 anni, il Mr. X di Meloni: cura infatti solo l’ex Twitter ribattezzato X da Elon Musk. Sottosanti è al fianco di Meloni già prima dell’era-Longobardi. Nel 2013 è stato reclutato dalla leader di Fratelli d’Italia per dare una mano sulla comunicazione, incrociando nelle sue esperienze anche l’eurodeputato Carlo Fidanza e l’attuale deputato Mauro Rotelli, che dicono un gran bene di lui.
Il salto di qualità nella carriera è comunque arrivato con l’approdo alla corte di Longobardi e al conseguente incarico di supporto alla premier. L’altro uomo social della premier è Alberto Danese, 36 anni. Segue Meloni nei vari viaggi ufficiali, dagli Stati Uniti alla Turchia, non disdegnando un pizzico di vanità. Sul suo profilo spiccano le foto fatte con il campione di tennis, Jannik Sinner, e con l’imprenditore Musk. Nel curriculum
di Danese c’è anche qualche articolo firmato per la Voce del Patriota, l’house organ del partito di Meloni.
Gruppo Atreju
Non c’è solo il team-Longobardi, con il binomio Sottosanti-Danese che traducono la strategia del guru meloniano. Ci sono anche e soprattutto “i ragazzi” della comunicazione, come li definiscono benevolmente nel partito. Si tratta del gruppo-Atreju, che ha plasmato le pagine social della festa di partito. La leader riconosciuta è Marina Improta. I colleghi le riconoscono il ruolo di grande protagonista della rivitalizzazione dei social di Atreju, qualcuno la etichetta come la Longobardi del futuro.
«La comunicazione di Atreju ha iniziato a prendere la forma tre anni fa», ha ammesso Improta, in un colloquio con il Giornale. La giovane esperta si autopromuove, definendo lo stile «irriverente e tagliente» e mettendo da parte l’approccio aggressivo verso gli avversari con la compilazione di liste di proscrizione, da Roberto Saviano a Maurizio Landini, fino alla new entry Francesca Albanese.
Laurea alla Luiss, dopo l’esperienza con l’agenzia Bepop, Improta ha anche fatto parte dello staff per la campagna elettorale del 2021 di Gaetano Manfredi per l’elezione a sindaco di Napoli, dimostrando una capacità di adattamento alle esigenze. Terminata quell’esperienza, la folgorazione per la fiamma: ha iniziato a lavorare per Fratelli d’Italia grazie a un contratto alla Camera.
Al suo fianco c’è Di Benedetto, 37 anni, che nel concreto declina la linea social, comunque in stretta collaborazione con Improta. Il feeling maggiore lo ha tuttavia cementato con il suo
corregionale (sono entrambi siciliani) Sottosanti: i due lavorano insieme fin dal 2019, quando Di Benedetto è approdato negli uffici di Montecitorio di FdI.
Dietro molti post di Meloni c’è la sua firma, oltre che dell’immancabile Longobardi. Per molti, però, Di Benedetto è soprattutto la manina che muove la community “Siete dei poveri comunisti”, utile allo storytelling meloniano più dei profili ufficiali.
L’altro giovane rampante è il pugliese Marco Gaetani, speaker di Radio Atreju, laureato (alla Luiss) con una tesi sulla comunicazione nella campagna elettorale di Donald Trump. Nel 2024 il golden boy del melonismo è stato nominato leader leccese di Gioventù nazionale, la giovanile del partito. Dopo la breve parentesi al ministero della Salute, da scudiero del sottosegretario Marcello Gemmato, è stato uno dei protagonisti dell’ultima festa di partito, diventando la voce della propaganda. Nell’ultima edizione di Atreju Gaetani è stato fianco a fianco con i big del partito.
Dietro le quinte, infine, come esperto di Google si muove Aldo Cardoni, vicino al vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, anche lui rientrante in parte nel progetto di Poveri comunisti: Cardoni ha registrato il dominio. In un mix di vecchie e nuove generazioni, che formano la Fiamma della comunicazione di Meloni.
La Fiamma meloniana si chiude – last but not least – con Andrea Moi, responsabile comunicazione del partito, a lungo l’uomo che ha diretto i contenuti del sito ufficiale, operando in sinergia con la Voce del Patriota. La sua formazione è atipica rispetto agli
altri. Moi è principalmente un designer, abile con la comunicazione visuale. La politica ha ampliato i suoi orizzonti. Il suo futuro, si racconta negli ambienti di partito, sarà quasi sicuramente in parlamento al prossimo giro elettorale.
Di recente è stato chiamato a Montecitorio nelle vesti di esperto da audire per una proposta di legge sulla comunicazione digitale. Il suo erede come capo della comunicazione istituzionale potrebbe essere Ulderico de Laurentiis, attuale direttore della Voce del patriota. Con un trait d’union valido per vecchi e nuovi comunicatori: l’idolatria per Meloni.
(da editorialedomani.it)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO “GLI ITALIANI E LO STATO” REALIZZATO DALL’UNIVERSITA’ DI URBINO
Il Rapporto su “Gli italiani e lo Stato” è giunto alla XXVIII edizione. È, dunque, da
quasi 30 anni che LaPolis – il Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell’Università di Urbino Carlo Bo – conduce, in collaborazione con Demos e Avviso Pubblico, questa indagine. Una ricerca che permette, quindi, di osservare gli orientamenti e i mutamenti del sentimento espresso dai cittadini nei confronti dello Stato e delle istituzioni. Quest’anno la ricerca appare particolarmente interessante perché il mondo è attraversato da tensioni crescenti. Che coinvolgono e scuotono l’Occidente e l’Europa. Dunque, l’Italia.
È legittimo, per questo, interrogarsi sul futuro della nostra democrazia. E del nostro futuro. È significativo, al proposito, osservare come quasi 6 italiani su 10 ritengano che la democrazia in Italia negli ultimi anni si sia indebolita. E si stia indebolendo ulteriormente. Attraversata dalle minacce che provengono dall’esterno e dall’interno. Da guerre vicine e
lontane. E da cambiamenti profondi che mettono in discussione i riferimenti su cui si fondava la nostra sicurezza. L’Europa e l’Occidente, in particolare. Oggi entrambi questi riferimenti sono messi in discussione. E, quindi, è messa in discussione anche la nostra sicurezza. La nostra stabilità. Il nostro futuro. Perché è difficile sentirsi sicuri quando il mondo intorno a noi è insicuro. Così, i soggetti e le istituzioni che guidano il Paese rimangono in fondo alla graduatoria della fiducia espressa dai cittadini. I partiti in particolare, appaiono un participio passato: partiti. Senza una destinazione precisa. E rischiano di trascinare con sé lo Stato. Che è stato. E non sappiamo che sarà. Al di là delle battute, appare difficile guardare avanti, progettare il futuro se il futuro appare così incerto. Perché in tempi di globalizzazione tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in qualsiasi momento, può avere, nello stesso momento, influenza sulla nostra vita. E, comunque, sul nostro modo di guardare il mondo intorno a noi.
D’altra parte, assistiamo a un sensibile indebolimento delle basi su cui si fonda la nostra democrazia. Anzitutto, la partecipazione sociale e associativa, che non mostra segni di crescita diffusa, come in passato, ad eccezione del volontariato. Ma, al contrario, esprime percezione di declino. In particolare, per quel che riguarda le attività culturali, sportive, ricreative. O l’acquisto di prodotti di consumo etico come forma di impegno. Così, la partecipazione si traduce, talora, in protesta accesa.
Mentre cresce la percezione di declino, che coinvolge, soprattutto, le persone delle classi popolari e del ceto medio. E allarga il distacco nei confronti delle istituzioni e dello Stato. Perché lo spirito democratico è alimentato dalla condizione
sociale. E, parallelamente, si indebolisce quando l’ascensore sociale invece di salire discende. Per questo motivo le ragioni che alimentano la democrazia non sono solamente politiche. Ma riguardano, anzitutto, la condizione di vita delle persone. Perché è difficile esprimere fiducia verso il sistema e i soggetti che guidano il Paese e le istituzioni, quando nella società prevale un senso di incertezza. E di insicurezza.
Per queste ragioni il modo più efficace per sostenere la democrazia è garantire condizioni di vita adeguate alle persone. Inoltre, promuovere i luoghi e i canali della partecipazione. Cercando di andare oltre i media e il digitale. Perché la partecipazione in rete alimenta le relazioni. Ma a distanza. E, in questo modo, non favorisce la fiducia tra le persone. Perché sono sempre collegate e sempre lontane.
Mentre è importante costruire legami personali e associativi. Che favoriscono la costruzione di relazioni reali. Per questo motivo la democrazia ha bisogno di partecipazione e non solo di comunicazione. O meglio, ha bisogno di comunicazione attraverso la partecipazione. Attraverso le associazioni. Alcune indagini di Demos e LaPolis lo hanno mostrato con chiarezza: la fiducia negli altri cresce quando avviene non solo attraverso collegamenti a distanza. Ma in modo diretto. E immediato. Senza mediazioni e senza mediatori. Attraverso il coinvolgimento personale. Perché la partecipazione, anche quando esprime protesta, è uno strumento di sostegno e rafforzamento della democrazia.
(da Repubblica)
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Dicembre 22nd, 2025 Riccardo Fucile
TRENTA GRAMMI DI TRITOLO HANNO GIUSTIZIATO UN “NEMICO DELL’UCRAINA”
Un generale dello Stato maggiore russo è rimasto ucciso lunedì mattina, 22 dicembre, nell’esplosione di un’automobile a Mosca. A renderlo noto è stato il Comitato investigativo russo, che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per «omicidio» e «traffico di esplosivi» e ha indicato, tra le ipotesi al vaglio, una possibile responsabilità dei servizi speciali ucraini.
«Un ordigno piazzato sotto il telaio di una automobile è stato fatto esplodere la mattina del 22 dicembre a Mosca e il gen. Fanil Sarvarov, capo del Dipartimemto di addestramento operativo dello Stato maggiore russo, è morto a causa delle ferite riportate». Lo scrive l’agenzia russa Tass, che cita la portavoce del comitato investigativo russo, Svetlata Petrenko.
Sul luogo dell’esplosione sono in corso indagini. «I testimoni oculari vengono interrogati e si stanno esaminando le riprese delle telecamere a circuito chiuso», ha dichiarato la portavoce del comitato investigativo, Petrenko.
Il militare ucciso, Fanil Sarvarov, 56 anni, direttore del dipartimento di addestramento operativo dello Stato maggiore dell’esercito, nel maggio 2024 aveva ricevuto il grado di generale luogotenente dallo stesso presidente, Vladimir Putin
La lunga lista di attentati
L’episodio si inserisce in una lunga scia di attentati mirati che, dall’avvio dell’offensiva russa contro l’Ucraina nel febbraio 2022, hanno preso di mira esponenti delle forze armate russe, sia sul territorio della Federazione sia nelle aree ucraine occupate da Mosca.
In più occasioni Kiev è stata indicata come responsabile di queste azioni, accuse alle quali le autorità ucraine non hanno sempre dato risposta o conferma ufficiale. Tra i precedenti più rilevanti si annovera l’attentato dell’agosto 2022, quando l’esplosione di un’automobile causò la morte di Daria Dugina, figlia dell’ideologo ultranazionalista Aleksandr Dugin. Nell’aprile del 2023, a San Pietroburgo, perse la vita il blogger militare russo Maksim Fomin, ucciso dall’esplosione di una statuetta all’interno di un caffè.
Più di recente, nel mese di aprile, un’autobomba nei pressi di Mosca ha ucciso il generale Yaroslav Moskalik, vice capo della Direzione generale operativa dello Stato maggiore. Nel dicembre 2024, invece, il comandante delle forze russe di difesa radiologica, chimica e biologica, Igor Kirillov, è morto a Mosca nell’esplosione di un monopattino elettrico carico di esplosivo, un attentato successivamente rivendicato dai servizi di sicurezza ucraini. Nel frattempo, proseguono le indagini sull’attacco avvenuto lunedì. Le autorità russe non hanno al momento diffuso ulteriori informazioni sull’identità dei responsabili né sulle dinamiche esatte dell’esplosione.
(da agenzie)
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