Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%
Il decreto sicurezza è solo fumo negli occhi. Se il governo di Giorgia Meloni avesse davvero a cuore il tema, invece di “fermi preventivi” e “scudi penali”, operazioni di propaganda buone per tenere a bada l’elettorato ex Msi in fuga verso il generale Roberto Vannacci, si occuperebbe della vera questione: organico e stipendi degli agenti.
Se infatti Giorgia Meloni oggi annuncia trionfalmente 35.000 assunzioni nelle forze dell’ordine nel triennio 2023-2025, i dati ufficiali e le parole dei sindacati denunciano da tempo un sotto-organico che ha dell’indecente: per 109.271 posti organici, mancano almeno 11.340 agenti, in aumento dai 10.271 del 2023.
Ogni anno 8.000 pensionamenti lasciano buchi che non vengono compensati dai nuovi ingressi. E quando si assume, lo si fa in fretta e male, come ha spiegato Franco Gabrielli, che del tema se ne intende (è stato Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e capo della Polizia): “Sentiamo, nel dibattito pubblico: vogliamo più poliziotti, assumiamo più poliziotti, e le forze dell’ordine sono in una tempesta perfetta. Siccome le grandi immissioni sono avvenute tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, adesso stanno andando in pensione.
Quando ero capo della polizia dicevo che tra il 23 e il 30 sarebbero andati in pensione solo nella Polizia di Stato 40.000 persone. E che cosa sta succedendo? Sta succedendo che questa sorta di necessaria, quasi bulimia assunzionale sta restringendo i corsi. Quindi, in un tempo nel quale la realtà esterna è una realtà più complicata, noi immettiamo gente meno formata, con concorsi ordinari che sostituiscono appena i vuoti senza incrementi netti.
Capitolo stipendi: l’incremento previsto dal Contratto nazionale 2022-2024 vale il 5,78% (circa 196-198 euro netti mensili da 2024, retroattivi), che sale al 6% nel 2026, ma viene surclassato dall’inflazione cumulativa che ha raggiunto quasi il 15% (8,1% nel 2022, 5,7% nel 2023, 1% nel 2024), che erode il potere d’acquisto
reale. Infine, ciliegine sulla torta: non è stato introdotto nessun blocco dell’età pensionabile né una previdenza dedicata agli agenti.
Ulteriore dimostrazione che la sicurezza, per Giorgia Meloni, è uno slogan da brandire per fare campagna elettorale. A proposito: che al corteo di Askatasuna ci sarebbe stato un migliaio di criminali con bombe carta, spranghe e martelli, era prevedibile e ampiamente previsto.
Perché il governo di destra, in carica da più di tre anni, e che aveva promesso di riportare “legge e ordine”, non è riuscito a intercettare i picchiatori, arrivati anche dall’estero, prima che mettessero a ferro e fuoco la città?
Possibile che i servizi segreti e la Digos, capaci oggi di “attenzionare” chiunque (compresi preti e giornalisti) non avessero un “orecchio” tra i black bloc e gli antagonisti, arci-noti alle forze dell’ordine e già attenzionati da anni, per anticipare le loro mosse?
Curiosa, come abbiamo scritto su questo disgraziato sito, anche la coincidenza con la scissione dalla Lega di Roberto Vannacci: l’incontro tra il generale e il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, si è tenuto lunedì 2 febbraio al Ministero dei Trasporti.
È in quel momento che è partita un’accelerazione del centrodestra sul tema sicurezza: il giorno successivo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla camera ha tenuto un discorso insolitamente duro, a sancire una svolta sullo stile della stretta impressa da Donald Trump negli Stati Uniti.
Che si tratti della solita, cara, vecchia “strategia della tensione”, per far dimenticare tutte le magagne degli ultimi mesi (il mancato rafforzamento delle forze dell’ordine, il flop dei centri in Albania, l’economia reale che arranca, gli stipendi al palo e la insidiosa vicinanza della Ducetta allo svalvolato Trump)? Ah, non saperlo…
(da Dagoreport)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
“COMPLIMENTI A CARLO CONTI, ABBIAMO ANCHE ANDREA PUCCI, QUELLO CHE FA BODYSHAMING SU ELLY SCHLEIN, BATTUTE OMOFOBE E FINEZZE VARIE”
“Carlo Conti è davvero l’uomo nero”, si legge su X, e sotto al testo parte un video del Duce
impegnato in una delle sue arringhe a mento alto.
“Chiamare Pvcci” – scritto proprio così, con la v al posto della u, a richiamare il Lvi mussoliniano – “è il punto più basso raggiunto da questo Festival meloniano, punto di non ritorno.
Imbarazzo, mestizia. Conti un burocrate, altro che direttore artistico. Non mi sorprende però, mai piaciuto, sempre stato sopravvalutato”, dice un altro.
Ma il social network dei messaggi telegrafici in poco tempo diventa un unico papiro di parole che si scagliano molto aspramente contro la rivelazione mattutina di Carlo Conti, conduttore e direttore artistico di Sanremo, quella di avere il cabarettista Andrea Pucci come co-conduttore sull’ambitissimo palco dell’Ariston giovedì 26 febbraio.
“Negli anni in cui c’è una bellissima spinta dal basso nella stand up italiana, con comiche e comici incredibili, a Sanremo invitano il solito cafone che faceva ridere forse nel 1996. Forse. E non solo in questa edizione. Boh, raga, capito che è TeleMeloni, ma avete istinti suicidi”, osserva una utente.
“Pucci, quello misogino, razzista e fascio? La voglia di seguire questo Sanremo è pari a zero” e “Anche il comico Pucci a Sanremo. Pucci, quello che ‘ti infilavano il tampone in una narice, se erano stronzi anche nell’altra, se erano ancora più stronzi
in bocca, se invece ti chiamavi Zorzi, nel culo”, messaggio che ripropone l’indelicata (eufemismo) battuta con la quale il comico, nel 2022, attaccò in uno dei suoi spettacoli l’influencer, vincitore del Grande Fratello Vip, Tommaso Zorzi.
Non ultima, anzi probabilmente è stata tra i primi, c’è la giornalista e personalità televisiva Selvaggia Lucarelli che ha dato il via a una sequela di repliche al vetriolo sotto al suo post: “Complimenti a Carlo Conti, dopo quella che non canta Bella ciao e lo stalker canterino amico di Giorgia, sul palco di Sanremo abbiamo anche Andrea Pucci, quello che fa bodyshaming su Elly Schlein, battute omofobe e finezze varie. È un bel presidente!”.
La sfilza di tweet è arrivata dopo che nella mattinata, con un video pubblicato sui social, Carlo Conti ha confermato le voci della co-conduzione di Lillo e l’aggiunta di un nuovo nome, quello appunto di Pucci voluto, ma ancora non è ben chiaro da chi, sul palco della 76ª edizione del Festival di Sanremo.
Intanto, Pucci dimostra tutta la sua caratura di comico con un post sul proprio profilo Instagram che lo ritrae nudo
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARE LA VICESEGRETERIA A UN BIG COME ZAIA O FEDRIGA… L’EX DOGE DEL VENETO INTENDE METTERE A FUOCO LA SUA IDEA DI LEGA CON IL PODCAST “IL FIENILE”
La fuoriuscita dalla Lega di Roberto Vannacci non può lasciare tutto come prima nel partito. Che in queste ore sembra dividersi su opzioni strategiche diverse. Da una parte coloro che pensano che la Lega debba «tornare a fare la Lega», autonomia e sindacato di territorio in primo luogo.
Dall’altra coloro che pensano che i temi della sicurezza, Vannacci o non Vannacci, sono altrettanto parte dell’identità del partito. Con un problema che il parlamentare riassume così: «Alcune delle cose che dice le penso anch’io. Ma io non posso dirle se sono al governo. E quelle che dice lui, peggio mi sento, rendono meno credibili quelle che dico io».
Dentro al partito la discussione è calda. Ieri il governatore lombardo Attilio Fontana ha rilasciato al Foglio un’intervista titolata così: «Vannacci non c’entra nulla con la Lega, basta fare la destraccia. O Zaia o Fedriga vice» di Salvini.
In realtà, è difficile che il vuoto lasciato da Vannacci nel pacchetto di testa della Lega venga immediatamente riempito. Proprio perché quello sarebbe un messaggio che Salvini ora non ha alcuna intenzione di dare. Peraltro, Fedriga — che ieri ha detto di aver brindato con Ribolla all’uscita di Vannacci — è già presidente del Friuli-Venezia Giulia, della Conferenza delle Regioni e, da ieri, anche dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas). Mentre il Veneto già oggi ha tra i vicesegretari leghisti il governatore Alberto Stefani.
Quanto a Luca Zaia, mentre si inaugurano le Olimpiadi da lui volute, intende mettere a fuoco la sua idea di Lega con il podcast Il fienile, simbolo di valori tradizionali lontanissimi da quelli vannacciani: lui sarà l’intervistatore di un lungo elenco di celebrities oggi ancora riservato.
Senza dimenticare che l’ex governatore veneto è anche un guru della comunicazione, una corazzata social da 80 milioni di visioni al mese suddivise tra le diverse piattaforme. Certo, tra i leghisti circola il nome di Luca Toccalini, oggi responsabile di Lega Giovani, come possibile vicesegretario. Ma, appunto, non è detto che sia faccenda dei prossimi giorni. Più in fretta potrebbe arrivare la
designazione di Susanna Ceccardi a vicecapogruppo dei Patriots for Europe: gli alleati avevano respinto la candidatura di Vannacci a suo tempo proposta da Salvini.
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
I LEIT MOTIV SONO SEMPRE GLI STESSI: LA CIVILTA’ OCCIDENTALE, GLI IMMIGRATI E IL SANGUE, A CUI ORA HA AGGIUNTI UNA NUOVA PAROLA CHE HA IMPARATO ALL’ESTERO: “REMIGRAZIONE”
Sono stato al battesimo di Futuro Nazionale, la nuova formazione politica di Roberto
Vannacci, già ex Generale esercitante ed ex Lega, una corsa strepitosa verso una cosa nerissima.
Il “nuovo” leit motiv è in realtà sempre il solito: la civiltà occidentale, gli immigrati, la nostra cultura, il sangue e l’onore. Lo stesso onore che tirò in ballo quando stragiurava che non avrebbe lasciato la Lega, e infatti abbiamo visto come è finita.
Della nuova formazione Roberto Vannacci vuole essere “presidente” e non “segretario”, perché quest’ultima parola gli ricorda “chi mette a posto le carte”. Volete mettere, invece, il prestigio della parola “presidente”? Dobbiamo dire che il Generale ha sempre dato alle parole un significato personale, quando non proprio falso, ad esempio quando affermava che i gay non fossero normali in quanto non costituivano la maggioranza della popolazione. Per lui “normalità” equivaleva a “maggioranza”, pensa un po’. Una roba così poco umana da far saltare sulla sedia anche l’enciclopedia Treccani, tutta intera.
Il battesimo del nuovo partito del Generale (“che però non è ancora costituito, ci stiamo lavorando”) è avvenuto a Rimini. Hanno battezzato una cosa che ancora deve nascere, vedremo se gli porterà fortuna avere anteposto il carro ai buoi.
Il comizio di Roberto Vannacci è stato caratterizzato dalla sua capacità di tenere il palco (sono serio, questo gli va riconosciuto) e dalla capacità del pubblico di non riconoscere una serie di balle che Vannacci ha raccontato per avvalorare le sue teorie segregazioniste (anche su questo sono serissimo).
A Rimini l’argomento principale era l’immigrazione, declinata con una nuova parola, importata dall’estero: remigrazione. Segno che gli stranieri vanno bene ma soltanto quando discriminano come piace a Vannacci
La frase ricorrente è stata – pronunciata con la volontà di ridicolizzarla – “le risorse ci pagano le pensioni”. Vannacci ha dileggiato per l’intero comizio il significato di questa affermazione, eppure l’unico dato disaggregato e di facile lettura relativo a “quanto ci costano gli immigrati” ce lo ha fornito proprio Tito Boeri quando era presidente dell’INPS. Quello che gli immigrati versano come contributi allo Stato italiano sono 8 miliardi l’anno. Quello che ricevono come pensioni e servizi sono invece 3 miliardi l’anno. Disavanzo positivo per lo Stato: 5 miliardi l’anno.
Gliel’ho ricordato a fine comizio e Vannacci ha risposto di non conoscere questo dato ma che me ne avrebbe portati altri, per confutare la mia tesi che però non è la mia tesi. Si tratta (lo ricordo volentieri) dell’unica dichiarazione resa, in proposito e con questa puntualità, da un presidente dell’INPS
Ricordo sommessamente anche un altro fatto: le persone non andrebbero giudicate sulla loro possibilità economica, e neanche a partire dalla loro capacità contributiva. Altrimenti avrebbe avuto ragione quel professore di matematica, nazista, che nel film “La vita è bella” faceva conteggiare il risparmio per lo Stato nel caso avesse deciso di sopprimere le persone con disabilità grave. Vannacci non è nazista, e ovviamente inorridirebbe anche lui di fronte a una tale idea (vero, Roberto?), ma scegliere di salvare le persone dalle torture in base a quello che ci possiamo guadagnare noi, dopo, non è poi un ragionamento molto differente.
E poi una perla finale, una “vannaccianata”, diremmo in gergo: il suo essere a favore della croce cristiana perché “questa fa parte della storia d’Italia da Duemila anni”. Dimenticandosi che l’Italia esiste soltanto da 165 anni, e non si tratta soltanto di una questione di unione territoriale, ma proprio del fatto che precedentemente (e anche dopo…) le differenze culturali e religiose sono sempre state tantissime, all’interno della Penisola. Ergo: la croce fa parte (al massimo) della storia di Vannacci, non della storia d’Italia. E confondere i due piani sarebbe pericoloso e storicamente incorretto. E una profonda mancanza di sensibilità cristiana, perché ridurre la croce a una “mera abitudine”, non mi sembra un granché.
Per le puntate precedenti con Roberto Vannacci, vi lascio qualche link. Parto da qui: conosco Roberto Vannacci da quando uscì il suo primo libro. Lo lessi in anteprima e trovai molto interessante il fatto che nel 2023 contenesse tesi da Stato di Alabama nel 1876, e pure vendesse così tanto. Poi, nel tempo, la mia stima nei suoi confronti ha trovato il modo di scavare il fondo del barile. Andai ad ascoltare un suo comizio, mi prese di lato e mi raccontò come condurre un figlio dall’omosessualità all’eterosessualità. Poi lo andai a trovare a Pontida, durante il ritrovo degli adoratori del Dio Po, ma quando gli chiesi perché in quello stesso festival avevano invitato sul palco e applaudito chi aveva sostenuto che “alle donne che hanno abortito bisogno togliere le ovaie”, Roberto Vannacci andò nel pallone e farfugliò cose poco comprensibili. E poi ancora mi dedicò un meme in cui sceglieva di continuare a stare zitto di fronte al primo genocidio della Storia in diretta mondiale, e di attaccarmi per aver partecipato invece al più esteso tentativo di missione umanitaria al mondo, con la Global Sumud Flotilla, cercando di raggiungere le coste della Palestina.
In tempi recentissimi, invece, l’ho incontrato di nuovo mentre difendeva il fascismo provando a dire che non stava difendendo il fascismo.
Vedremo il futuro (nazionale) quali incontri epici e dichiarazioni perdibili, ci riserverà.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL MARCHIO NON E’ STATO RINNOVATO ALLO SCADERE DEI DIECI ANNI
Il marchio “Futuro Nazionale”, oggi al centro del progetto politico promosso dal generale Roberto Vannacci, non risulta più registrato dal 2020. A certificarlo è una verifica dell’Ansa: il nome era stato depositato nel 2010 presso l’Ufficio Marchi e Brevetti della Camera di Commercio di Teramo (oggi Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia), ma non è stato rinnovato allo scadere dei dieci anni previsti dalla normativa.
Il marchio era stato registrato da Riccardo Mercante, promotore finanziario di Giulianova ed ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, morto in un incidente stradale il 16 settembre 2020. Alla scadenza naturale della registrazione, nello stesso anno, non sarebbe stato presentato alcun rinnovo. In base alla legge, questo rende il nome nuovamente disponibile e non più coperto da diritti di proprietà.
Ziello e Sasso lasciano la Lega
Anche i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso lasciano la Lega. Lo annunciano in un posto su Facebook in cui comunicano anche la decisione di passare con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. «Il capogruppo della Lega, Molinari, ha dichiarato che il mio emendamento al dl Ucraina, volto ad interrompere gli invii di forniture militari, a favore dell’esercito di Zelensky, non rappresenta, in alcun modo, la linea del partito». «Interpreto la politica come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità. Binomio che non vedo più presente nella Lega Salvini Premier», scrive su fb Ziello. «Esco dalla Lega e scelgo di seguire il Generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista», scrive anche Sasso.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
“PENSAVO CHE L’ACQUA DOVESSE SPRUZZARE VERSO L’ALTO”… COMMENTI STRACULT: “IL PROBLEMA NON È L’IGIENE PERSONALE: È QUELLA MENTALE. E LÌ, PURTROPPO, NEMMENO IL BIDET BASTA”
Alicia Lewis, anchor e reporter per Kare 11, tv di Minneapolis, Minnesota, sta seguendo le
Olimpiadi di Milano-Cortina. Documenta tutto il suo lavoro sui social, ma è diventata virale perché su Instagram si è imbattuta in un grande mistero per gran parte degli americani: il bidet.
«Se qualcuno è esperto di bidet – chiede – nessuno di noi riesce a capirne il funzionamento. Questo è il mio bagno, il mio water. Penso che questo sia un bidet, ma non so come funziona». «C’è dell’acqua, è solo acqua che riempie questa tazza. Pensavo che l’acqua dovesse spruzzare verso l’alto in un bidet. È un orinatoio? È stupido, dovrei saperlo», ammette scoraggiata. Un post che è diventato virale in poche ore.
«Ma davvero nel mondo la gente fa la cacca e non si lava il sedere? Perché? Grazie a Dio vivo in Italia», commenta una utente italiana. E ancora, tra i suoi followers, c’è chi usa la pazienza: «È molto semplice: apri le gambe e appoggiati, insaponi le mani e lavati le parti intime. Noi italiani lo usiamo più volte al giorno, godetevelo, non potrete farne a meno». «Ecco perché hanno Trump come presidente», ha aggiunto un altro followers ironizzando sulle domande della giornalista.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
NEL 2019 È STATO SANZIONATO DALL’UNIONE EUROPEA, IN RELAZIONE ALL’AVVELENAMENTO DELL’EX SPIA RUSSA SERGHEI SKRIPAL E DI SUA FIGLIA JULIA …IL BATTAGLIONE AZOV: “NESSUN CRIMINALE DI GUERRA CHE ABBIA UCCISO E TORTURATO SOLDATI, CIVILI E BAMBINI SARA’ MAI AL SICURO”
Se per Mosca i negoziati per la pace in Ucraina sono “difficili” il conflitto lo è ancor di più: i tamburi di guerra sono risuonati ancora una volta fin nel cuore della capitale russa, dove il numero due dei servizi segreti militari è stato gravemente ferito a colpi di arma da fuoco ed è in fin di vita.
Uno sconosciuto, questa è la ricostruzione fornita dagli inquirenti, ha sparato al generale Vladimir Alekseyev alla schiena sulle scale del suo appartamento: il presunto esecutore, avvistato sul posto dai vicini e forse inquadrato dalle telecamere di videosorveglianza, si è dato alla fuga e la caccia è aperta.
Secondo alcune fonti, l’alto ufficiale, ricoverato in un vicino ospedale, sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico e ora sarebbe in coma farmacologico. Le sue condizioni sono definite “critiche”.
I vicini del militare 64enne, uditi i colpi, sono accorsi sulla scena urlando. Molti si dicono scioccati, qualcuno anche solo per il fatto che il numero due del Gru, l’unico servizio dell’intelligence russa sopravvissuto alla fine dell’era sovietica, vivesse nello stabile, un palazzo moderno in mattoni rossi in un quartiere nel nordovest della capitale. Eppure, affermano fonti ucraine, nell’area risiedono diversi ufficiali. Mosca ha puntato subito l’indice contro Kiev: il tentato assassinio del generale Alekseyev “conferma la determinazione del regime di Zelensky nel provocare continuamente, finalizzata a far saltare il processo negoziale”, ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, lasciando intendere chiaramente che secondo il Cremlino a sparare è stato qualcuno al soldo dell’Ucraina. Da Kiev in giornata non è arrivato nessun commento, anzi la notizia non ha una grande rilevanza sui media del Paese.
L’unico che per ora ha speso parole sulla sparatoria è Denys Prokopenko, comandante del reggimento ucraino Azov: “Nessun criminale di guerra che abbia ucciso e torturato soldati e civili, distrutto città, rapito bambini o commesso altri crimini contro il popolo ucraino si sentirà mai al sicuro”, ha scritto con tono sinistro ma senza rivendicare alcuna responsabilità. Alekseyev, è da notare, ha diretto i negoziati del 2022 a Mariupol, dove i soldati del reggimento erano asserragliati nel complesso industriale dell’Azovstal. Il militare russo avrebbe “tradito la parola data” sulle condizioni per la resa dei soldati poi presi prigionieri, “affamandoli e torturandoli”.
Quel che è certo che la rete clandestina ucraina ha già colpito in profondità nelle retrovie russe, con assassinii mirati, attentati e sabotaggi. Per non parlare dell’intelligence necessaria sul terreno per arrivare con i droni su obiettivi lontani centinaia di chilometri dalla linea del fronte. Il tentato omicidio di Alekseyev sarà inevitabilmente bollato come l’ultimo fallimento dei servizi di sicurezza: i blogger militari russi non hanno lesinato critiche, chiedendosi come un uomo armato sia riuscito ad arrivare fin sul pianerottolo del numero due del Gru senza essere scoperto.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
DEVE ESSERE RIFORMULATO IL TESTO, IL VOTO POTREBBE SLITTARE AD APRILE
Cambia il quesito del referendum sulla riforma Nordio. L’Ufficio centrale presso la Corte di
Cassazione ha riformulato il testo già ammesso a novembre sulla base della richiesta dei parlamentari, accogliendo la versione proposta dai 15 giuristi promotori della raccolta firme popolare, partita sotto Natale e che in appena 25 giorni ha raggiunto e superato le 500mila sottoscrizioni richieste.
I due quesiti differiscono per un aspetto: l’indicazione degli articoli della Costituzione – ben sette – modificati della riforma. Secondo la tesi dei giuristi, accolta dalla Cassazione, quell’indicazione è obbligatoria in base alla legge 352 del 1970 sul referendum.
L’articolo 16, infatti, stabilisce che per le leggi di revisione costituzionale – cioè per le modifiche della Carta – il quesito deve essere il seguente: “Approvate il testo della legge di revisione dell’articolo… (o degli articoli…) della Costituzione, concernente… (o concernenti…), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero… del… ?”. La proposta dei parlamentari, invece, seguiva il modello previsto per le leggi costituzionali, cioè quelle che, pur avendo lo stesso valore della Carta, non ne modificano il testo. E quindi non citava gli articoli oggetto di riforma: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”
La decisione riapre la partita sulla data del voto, già fissata dal governo per il 22 e 23 marzo. La situazione, infatti, è completamente inedita dal punto di vista costituzionale: è dubbio se l’esecutivo possa limitarsi a modificare il quesito, tenendo ferma la delibera già adottata in relazione alla data, oppure se debba convocare di nuovo le urne.
In questo caso, in base alla Carta, servirebbe un anticipo compreso tra i cinquanta e i settanta giorni, pertanto non si potrebbe votare prima di aprile. Qualche indicazione si potrebbe trovare nell’ordinanza dell’Ufficio centrale, che dev’essere ancora depositata.
Il ruolo del governo
In ogni caso, la palla tornerebbe al governo, che potrebbe esprimersi con una nuova delibera. La precedente convocazione alle urne, infatti, non è stata sospesa dal Tar a fine gennaio, quando i 15 giuristi promotori avevano chiesto ai giudici amministrativi di bloccarla. Proprio per questo, un eventuale slittamento del voto, potrebbe non avvenire in maniera automatica, ma potrebbe invece richiedere un nuovo atto formale dell’esecutivo.
(da il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 6th, 2026 Riccardo Fucile
IL MELONIANO BIGNAMI, PER NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DEI CAMERATI INCAZZATI PER LA DERIVA DEMOCRISTIANA DELLA MELONI, E LA SENATRICE FORZISTA LICIA RONZULLI NON CHIUDONO A EVENTUALI PATTI CON VANNACCI …MA NELLA COALIZIONE, OLTRE AL “VAFFA” DI SALVINI AL GENERALE, C’È CHI, COME MAURIZIO LUPI, FA MURO: “E’ INCOMPATIBILE CON IL CENTRODESTRA”
“In questo momento la scelta del generale Vannacci è una scelta individuale. Quando ci sarà un soggetto politico rifletteremo sul soggetto politico, lui stesso ha detto che a oggi non c’è”.
Il segnale al generale lo manda Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Ed è un segnale che non chiude, ma prudentemente rinvia i giudizi a quando i tempi saranno maturi per tirare delle somme.
Perché se la linea per niente moderata di Futuro Nazionale è già chiara, meno chiaro è il suo valore elettorale. L’ultimo sondaggio diffuso da Porta a Porta attribuisce al nuovo partito l’1,6 per cento. Altre rilevazioni diffuse già ieri lo comprendono in una forbice tra il 2 e il 4 per cento. Insomma, meglio aspettare che le acque si calmino prima di chiudere o spalancare portoni.
Ci potrebbe essere un’interlocuzione in futuro per un ingresso in coalizione? “Abbiamo diversi problemi da affrontare, ci porremo quelli che il futuro ci riserverà di volta in volta”, ha dunque risposto Bignami ospite di Start su Sky TG24. D’altra parte, come abbiamo scritto qui, già ieri alcuni segnali indicavano che in Fratelli d’Italia l’adagio sta cambiando: da “Vannacci fuori” a “Vannacci vediamo”.
Nella coalizione di maggioranza tutti prendono le misure. “Io credo che il centrodestra e la coalizione abbiano il dovere di dialogare con tutti se ci sono i presupposti, cioè se si condividono i valori e i programmi”, dice infatti la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ai giornalisti che la incontrano a margine di un evento a Milano.
Una posizione ben diversa da quella espressa da altri alleati di governo. Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, per esempio ha detto: “L’uscita del generale Vannacci è un elemento di chiarezza per tutta la coalizione perché il suo profilo e le sue provocazioni erano incompatibili con i valori e il progetto del centrodestra”. Modalità cordon sanitaire.
Il dibattito è appena all’inizio ma anche Vannacci ha mandato il suo messaggio. “La mia destra non la vedo come alternativa a quella di Giorgia Meloni, magari complementare”
(da Il Foglio)
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