LIBIA, A SUD DI TRIPOLI RIPRENDONO GLI SCONTRI: E’ IL SUCCESSO DELLA CONFERENZA PATACCA DI PALERMO
I SOLDATI DELLA SETTIMA BRIGATA CONQUISTANO L’AEROPORTO INTERNAZIONALE… CONTINUA LA GUERRA TRA BANDE
A poche ore dalla conferenza di Palermo, a Tripoli sono ripresi gli scontri militari che a
settembre avevano potato la “Settima Brigata” di Tarhuna fino alla periferia meridionale della capitale libica.
Con un’avanzata improvvisa i soldati della città a circa 200 chilometri da Tripoli sono avanzati verso il vecchio aeroporto internazionale, chiuso da anni ma appena ristrutturato anche col lavoro di una ditta italiana.
Secondo alcune fonti i miliziani di Tarhuna sarebbero appoggiati dalla brigata di Salah Badi, un deputato di Misurata diventato capo milizia, considerato da mesi un “cane sciolto” ma molto vicino agli islamisti armati e soprattutto vicinissimo alla Turchia.
I soldati della Settima Brigata hanno dichiarato “zona militare” l’area attorno all’aeroporto e hanno creato posti di blocco sulla “aeroport road”; secondo una fonte libica, in serata si sarebbero ritirati dall’interno dell’aeroporto per limitarsi a presidiare i loro posti di blocco.
Ma le forze ritirate sarebbero pronte a una nuova avanzata verso le caserme e le installazioni militari che erano state conquistate fra agosto e settembre nella battaglia che poi venne congelata dal cessate-il fuoco mediato dall’Onu.
L’aeroporto attorno a cui si combatte non è quello “urbano” di Mitiga, che in questi ultimi mesi ha funzionato anche come hub per i collegamenti internazionali. Mitiga è praticamente dentro Tripoli ed è difeso massicciamente da due delle milizie più potenti di Tripoli, quella del salafita Abdel Rauf Kara e quella dell’ex capitano di polizia Hajtam Tajuri.
Sia Tajuri che Kara hanno nei loro arsenali carri armati e “tecniche” con armi controcarro montate sui cassoni, per cui un loro intervento significherebbe riportare la guerra nelle strade di Tripoli.
L’Ansa da Roma ha chiesto un parere a Jamal Zubia, un ex capo ufficio stampa del governo libico quando il premier era il filo-islamista Khalifa al Ghweil. Zubia (che è stato in carcere per alcuni mesi con il nuovo governo di Serraj) dice che questo attacco “era ampiamente atteso dopo che la conferenza per la Libia di Palermo ha scioccato le forze anti-corruzione”.
La Settima brigata, quando alla fine di agosto aveva attaccato Tripoli, lo aveva fatto lanciando lo slogan “contro le milizie della corruzione”: nel mirino della Settima c’erano proprio Tajuri e Kara, assieme alle altre 2 milizie più importanti che controllano Tripoli e quindi controllano i finanziamenti del governo Serraj.
Per Zubia “la conferenza di Palermo ha deluso le forze del 17 Febbraio”, ovvero i miliziani ispirati dalla data della rivoluzione anti-Gheddafi del 2011.
Per Zubia è stato un errore “non aver mai menzionato il disarmo dei criminali della corruzione nella capitale”.
Una interpretazione che gira fra alcuni analisti libici è che però l’attacco della Settima Brigata (composta per buona parte anche da ex gheddafiani) possa essere stata una reazione al fatto che alla riunione di ieri mattina fra Haftar e Serraj erano presenti Egitto e Russia, ma non il Qatar e anzi la Turchia per protesta aveva abbandonato il vertice di Palermo.
Secondo un analista “questa è la vera protesta della Turchia: hanno visto che Haftar stava guadagnando terreno politicamente, sostenuto dai loro avversari egiziani e con la copertura della Russia e dell’Italia. I turchi possono tranquillamente aver favorito chi ha voluto lanciare un segnale militare sul terreno”.
(da agenzie)
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