DIETRO GLI STUPRI DI CAIVANO C’È LA CAMORRA. ECCO PERCHÉ SARÀ DIFFICILE SCOPRIRE LA VERITA’
TRA GLI INDAGATI I FIGLI DI DUE RAS DI PARCO VERDE, NELLA CITTADINA NAPOLETANA… I CLAN CHE GESTISCONO LO SPACCIO SONO NERVOSI PER LE ATTENZIONI MEDIATICHE CHE ROVINANO “GLI AFFARI”. E MINACCIANO GLI ABITANTI DELLA ZONA: “NON PARLATE CON NESSUNO”
Caivano, la caccia alle prove, gli abusi sessuali, il ringhio della
camorra. Due Procure e due fascicoli giudiziari, stesso reato: stupro di gruppo. Per gli adulti procede la Procura di Napoli Nord per tutti gli altri la Procura dei minori di Napoli, che intanto ha disposto anche l’avvio di una indagine in merito alla fuga di notizie registrata nell’ambito degli accertamenti investigativi sulle presunte violenze alle due cuginette.
Tutto quello che (per vie traverse) è trapelato è che investigatori e inquirenti stanno stringendo il cerchio sul branco di ragazzini che per mesi si è accanito su due cuginette di 10 e 12 anni nel famigerato Parco Verde di Caivano. E la ricerca di indizi e prove è sempre più concentrata sulle tracce digitali da recuperare in file cancellati e schede danneggiate, un’indagine cibernetica in un territorio segnato da ombre arcaiche. Telefonini e computer – strumenti di sopravvivenza per chi vive immerso nella realtà parallela del virtuale – usati per registrare eventi che riportano le lancette indietro nel tempo.
Pochi sono andati alla messa domenicale, a regnare è una desolazione che sembra rispecchiare altre desolazioni. E rimanda a più inquietanti scenari. In un’intervista al “Mattino” l’ex procuratore Francesco Greco – che coordinò l’inchiesta su Fortuna “Chicca” Longobardi (la bimba stuprata e uccisa) – ha spiegato perché la notizia delle violenze non lo ha sorpreso: «Emerse (all’epoca, ndr) una “emergenza Parco Verde”, ed ebbi modo di dire, ripetendolo alla stessa Commissione Antimafia, che se non si fosse intervenuto subito, avremmo avuto altre tragedie simili».
Il parroco del quartiere, don Maurizio Patriciello, ha lanciato un analogo invito-appello, ma alla premier Meloni.
Degrado, promiscuità, violenza. «Li state facendo incazzare un’altra volta… e mo’ ci dobbiamo stare accorti tutti quanti», un anziano dà voce al pensiero di molti ma poi si ferma e si limita a un gesto di stizza accompagnato. Non dice altro ma fa capire che si riferisce ai clan – sempre più nervosi perché i riflettori della stampa stanno rovinando i lucrosi affari e anche perché tra i 15 indagati ci sono i figli di due ras – e al fatto che questa tensione si è già registrata in passato.
E i segnali furono chiari: prima una bomba davanti alla chiesa poi, più recentemente, il rogo di due piccoli bus che erano stati donati all’associazione “Un’infanzia da vivere” affinché i volontari potessero condurre i bambini del Parco al mare. Perché molti di loro il mare l’hanno visto solo in televisione e per i camorristi è molto meglio così.
«Giornalisti e telecamere fanno saltare i nervi a chi comanda», spiegò il presidente dell’associazione, Bruno Mazza, che poi chiarì il suo pensiero con un icastico post: «La camorra è merda»
(da La Stampa)
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