Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
A VARESE LA PROTESTA DI MICHELE CHE HA TRASCORSO SEI GIORNI SU UN ALBERO MOBILITANDO I CITTADINI CONTRO LA SOPPRESSIONE ARBITRARIA DI SEDICI CIPRESSI DA PARTE DI ISTITUZIONI OTTUSE
Mi chiamo Michele Forzinetti. Ho ventisei anni. Sono un insegnante di educazione fisica. Lavoro da quando
ne ho sedici. Ho insegnato ad una generazione di varesine a fare le capriole.
Scrivo poesie, non sono un agronomo, non sono un politico, non ho tesseramenti.
Un giorno di Settembre ho deciso di arrampicarmi su un albero con uno zaino
Silenziosamente vi sono rimasto per sei giorni e cinque notti, con poco per resistere, dell’acqua, un libro e un tablet.
Ne ho fatto la mia dimora, mi sono adeguato ai suoi ritmi, condiviso coni suoi abitanti i silenzi di notte umide, fredde e stellate.
Ho iniziato la mia protesta non per reazione, perchè ciò che fai per reazione va ad esaurisi, ma come semplice atto d’amore e di civile responsabilità nei confronti di sedici cipressi, che seppure vicini al palazzo sono totalmente profughi dalle logiche che da li sono emanate.
Il grido alla vita non ha bisogno di ricorsi o carta bollata, ed i tecnici dovrebbero esserne l’uditorio , non il suo mandante
Sono salito per dimostrare che cosa significa essere individuo e battersi per ciò ti tiene vivo e ti permette di respirare.
Convivo e soffro con i miei ideali, e proprio in virtù del doverli accettare senza compromessi, senza bisogno di dargli una casacca politica, ho calato uno striscione-
Non c’è futuro senza radici.
Perchè senza quelle vere, degli alberi, noi non avremmo modo di respirare, e senza quelle della nostra coscienza noi non avremmo che una vita vuota.
Ho deciso di agire personalmente usando l’esperienza del mio lavoro di istruttore e la tenacia nell’intraprendere una battaglia totalmente pacifica e apolitica.
Col trascorrere dei giorni tra la cima e la terra sotto si è creata una bolla di speranza. Soffiata dai bambini con i loro disegni, dalle mamme, dai nonni….la più compassionevole solidarietà civile si è espressa nei confronti miei e dei sedici cipressi condannati.
I giardini di Varese non sono mai stati così vivi.
Vivi di gente, vivi di parole, vivi di idee e di proposte. Ai piedi di un cipresso si è formata un’agorà continua, colorata e spontanea.
Dalle radici è nato un confronto.
Sono salito senza incatenarmi o urlare, portando avanti un sciopero della fame per i primi tre giorni, dichiarando da subito quando sarei sceso e che non sarebbe stato ad’oltranza proprio per non voler creare attrito col comune, e dimostrare che al clamore ed agli insulti si deve rispondere con grazia e fermezza.
Mercoledì notte sono stato tirato giù dal cipresso dai miei amici per un blocco epigastrico perchè non riuscivo a respirare, e portato all’Ospedale di Circolo di Varese in ambulanza. Ecco la risposta alladomanda che più sembra interessare, rispetto al perchè del mio gesto.
La mattina di giovedì all’alba vi sono risalito, perchè sono un testone, perchè dovevo finire quello che avevo iniziato una settimana prima, e dopo qualche ora di sonno ho raccolto lo zaino e le corde e sono sceso. Ma questo è stato già detto e chirurgicamente analizzato da ogni parte.
Non ho preso nessuna multa.
La sera di giovedì con una folla di cittadini variopinta, estranea, autonoma nel suo pensiero abbiamo intonato un coro in salvezza di sedici alberi e del nostro diritto a difenderli.
Sono entrato in consiglio comunale con mio fratello in carrozzina, un bambino, un padre, due ragazze e una nonna, a rappresentare l’uomo e la sua utile diversità .
Ho fatto portare al sindaco un blocco di disegni fatti da bambini delle elementari nei giorni precedenti.
Ho avuto un incontro col sindaco e non vi è stata alcuna mediazione.
La vita non ha mediazione, non ha bandiere.
La vita urla e loro non la vogliono sentire.
Ho chiesto al sindaco di fare un assemblea cittadina al teatro Apollonio impegnandomi a pagare le spese del teatro, in cui ci fossero i tecnici, il sindaco ed un mediatore esterno.
Un’assemblea in cui tutti potessero avere libertà di domandare e di avere una risposta chiara.
Questo non mi è stato concesso, questo non Vi è stato concesso.
Ora non torno alla mia vita normale di insegnante e di zuppa di cipolle perchè siamo stati offesi personalmente ed umanamente tutti, e andrò avanti a raccogliere firme insieme ai ragazzi e alle donne che naturalmente mi hanno aiutato portandomi tè caldo e spontaneità , spendendo il loro tempo per dei “semplici alberi”.
Così semplici che hanno risvegliato nazionalmente una sentimento che va al di là del puro interesse ambientale, ma che investe tutti noi della dignità di difendere quello in cui crediamo.
Io credo alla vita.
Chiunque voglia aderire ai lavori o sottoscrivere la petizione può contattare l’indirizzo e-mail futurosenzaradici@gmail.com
Michele Forzinetti
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Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
“CIO’ CHE NON E’ RIUSCITO A FARE BERLUSCONI LO FA ORA RENZI”
L’evoluzione della specie. In 45 articoli e 56 pagine, rese pubbliche quattro giorni fa sulla Gazzetta Ufficiale
Matteo Renzi si congeda dal sospetto e sviluppa — apertis verbis — le fattezze di Silvio Berlusconi, raccoglie e mette in pratica i dieci comandamenti dell’uomo del fare.
Fare strade, autostrade, ferrovie, tralicci, ponti, inceneritori, canali di scolo e ogni altro genere di combinato col calcestruzzo nel più breve tempo possibile.
Fare, soprattutto progettare, possibilmente senza gufi intorno, mani alzate, vincoli, osservazioni, consigli, deduzioni.
Il mito della velocità è spirito del tempo e diviene finalmente — dopo un parto durato mesi — pratica legislativa.
Il decreto legge si chiama Sblocca Italia, ed è una potente proiezione di ciò che diverrà il nostro Paese.
Persino Giuliano Amato, il dottor Sottile, la punta massima dell’eccellenza insieme politica e tecnocratica, sembra abbia dato una sbirciatina al turbopremier e in un biglietto riservato al capo dello Stato avrebbe poi vergato le sue prime considerazioni: Napolitano ha letto il biglietto ma ha firmato ugualmente.
È incostituzionale? Se la veda il Parlamento.
In effetti la legge, organizzata nei dettagli da Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e gran rappresentante di interessi diffusi, è stata sottoposta al vaglio di legittimità della dottoressa Nicoletta Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze oggi a presidio dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi.
Il decreto trasforma le peggiori promesse in realtà .
Inizia col prendere di petto (articolo 1) la costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità Napoli-Bari e indica nell’amministrazione delegato delle Fs il commissario all’opera.
Costui ha poco tempo (due anni) per fare e avrà — ex lege — poca voglia di discutere. Sottoporrà il progetto definitivo, quindi già impacchettato bene, alle varie amministrazioni dello Stato e agli uffici chiamati alla tutela del paesaggio (che pure è un precetto costituzionale, articolo nove della Carta).
Il commissario aspetterà (comma 4) che i burocrati annuiscano presto e bene.
Se così non fosse o — peggio — non si presentasse al tavolo della concertazione o — peggio del peggio — si presentasse ma senza averne titolo, il commissario tirerà dritto e aprirà i cantieri.
Non deve informare il ministero che manca il visto ma fa come se ci fosse.
Se l’odioso burocrate si presentasse e manifestasse dissenso e lo motivasse persino, il commissario si prenderebbe una pausa di riflessione.
Riflettendo con sè medesimo valuterebbe se l’obiezione fosse fondata o incongrua, adeguata o tignosa, volenterosa del bene comune (quindi del cemento) o solo di quello dei pini marittimi.
Dopo aver brevemente dibattuto (esame interna corporis) il commissario decide se andare avanti o fermarsi. Da solo.
Sembra una barzelletta ma è il risultato del combinato disposto degli undici commi nei quali si concentra e si espande la figura di questo superpotente per far viaggiare in tempo i treni tra Napoli e Bari.
È una norma per adesso riferita a due sole opere (quella citata e la tratta Palermo-Catania-Messina ), ma nel futuro diverrà il modello autocratico, la dimensione del fare a qualunque costo.
Fare o fare silenzio.
Tutte le opere definite grandi, urgenti e indifferibili, avranno una catena di comando blindata e un progetto chiuso.
Le amministrazioni locali e tutti gli altri uffici chiamati a decidere potranno annuire e basta. Ed infatti il progetto, che prima doveva essere presentato nella sua formulazione “preliminare”, adesso viene concesso in visione a chi deve giudicare sull’impatto ambientale dell’opera da costruire nella sua versione definitiva.
Non ci può essere una obiezione assoluta (es: no a una tangenziale che tagli in due il Vesuvio), è consentita invece l’obiezione costruttiva.
Un secondo esempio sarà utile: si localizza un ponte su un terreno massimamente franoso. Bisognerà riconsiderare i termini dell’evidenza e addolcirla, sminuzzarla, renderla supina alla ragion di Stato.
Cercare dunque, se proprio non ce n’è altri, un terreno meno franoso sul quale costruire il ponte. E magari incrociare le dita.
Nell’ideologia renziana il mito della velocità è un cardine assoluto e l’uomo del fare farà a qualunque costo.
Grandi facilitazioni anche a chi volesse installare antenne, tralicci e ogni altra specie di impianti radioelettrici.
Il penultimo comma dell’articolo 6 rende giustizia a Tim, Vodafone e a tutte le altre compagnie: possono poggiarle liberamente e ovunque, senza chiedere “autorizzazioni paesaggistiche” a condizione che non siano alte più di un metro e mezzo.
Chiese, cattedrali, forse anche il Colosseo: ripetitori ovunque e dovunque e per tutte le tasche.
E via libera anche (comma 7 dell’articolo 7) a tutti e servizi di collettamento delle acque, agli impianti di depurazione, alle varie bonifiche.
L’autorizzazione s’intende concessa se il burocrate entro i trenta giorni non dà parere. Il silenzio-assenso funziona così.
Il turbopremier non ha previsto due casi di scuola: se il burocrate di turno, solo e disperato, fosse chiamato nello stesso periodo di tempo a redigere uno sproposito di pareri in quel medesimo territorio come potrebbe onorare la puntualità ?
Oppure, secondo caso, potrebbe colpevolmente distrarsi. Perchè convinto a stare zitto (magari corrotto?) oppure restare inerte per la sua inguaribile fannullonaggine.
In quel caso la sua condotta non verrà più sanzionata.
Prima del decreto l’autorità appaltante chiedeva la sostituzione del funzionario infingardo, a cui poteva seguire un provvedimento disciplinare.
Da oggi il silenzio è come la tana libera tutti: meno si è meglio si appare.
Uguale uguale l’architettura legislativa per la costruzione degli inceneritori. Si possono localizzare anche dietro piazza della Signoria.
Se l’ufficio non vede, cuore non duole.
L’impatto ambientale che significa, nel caso per esempio di una fabbrica di pesticidi da autorizzare, anche impatto sulla salute di chi vive nelle vicinanze è rubricato come un fastidio e tenuto in conto con l’attenzione che si ha verso un ronzìo di mosche. Basta scacciarle con una mano o e il gioco è fatto.
Renzi va veloce e, a quel che promette, il cemento pure.
Antonello Caporale
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Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
IL LAGO ARTIFICIALE DI MONTAGNOLI GARANTIRA’ INNEVAMENTO A 70 KM DI PISTE: APPROVATO DAL PARCO ADAMELLO BRENTA, QUELLO CHE DOVREBBE TUTELARE GLI ORSI
Non si può capire il fallimento del progetto Life Ursus se non si parte dalle sue motivazioni, da chi lo ha
promosso e da chi ne ha tratto vantaggio.
Se non si comprendono le contraddizioni tra l’immagine sbandierata dell’orso “Signore della Foresta” (come era presentato dallo stesso Servizio Foreste del Trentino) e realtà come la mela Melinda, proveniente da quella val di Non che è sì una culla dell’orso ma anche la culla di una delle peggiori monocolture intensive e chimiche che si conoscano o come le nuove devastanti piste da sci e impianti per l’innevamento artificiale realizzati nel Parco Adamello Brenta, il Parco dell’orso, con il consenso e la benedizione del Parco stesso.
Le contraddizioni esplosive che caratterizzano Life Ursus e il suo proseguimento hanno prodotto una situazione del tutto sfuggita di controllo.
Da anni la Provincia autonoma di Trento, dopo averlo fatto proprio, ha “rinnegato” Life Ursus ma lasciando che la linea politica di Life Ursus continuasse ad improntare la comunicazione.
Questo marketing dell’orso faceva molto comodo a molti; a un “blocco sociale” localmente potente: agli esperti e ai consulenti, a chi – grazie all’orso – ha ottenuto ottimi posti di lavoro garantiti nell’apparato pubblico, a chi era incaricato di “vendere” il Trentino (le varie agenzie come Trentino s.p.a), agli albergatori delle più grosse località sciistiche, agli immobiliaristi, alle società degli impianti sciistici, a Melinda (la mela dei 40 trattamenti con pesticidi).
Se presenti l’orso come un peluche vivente non puoi aspettarti che il pubblico possa accettare che si abbattano animali così simpatici, così teneri e inoffensivi.
Se il Parco Naturale Adamello Brenta mette in commercio il peluche di Daniza (firmato Trudy) non puoi pretendere che in città capiscano che il peluche, la mamma orsa, vada rimosso.
Se lo tocchi si incazzano di brutto.
La Provincia di Trento si è ampiamente tirata la zappa sui piedi perchè ha fatto di tutto per convincere la gente che gli orsi sono una manna turistica, una risorsa di marketing fenomenale.
Tutto questa la Provincia furbastra lo sta pagando con gli interessi.
Per capire perchè le cose siano finite male (ma Daniza è solo l’inizio…) è sufficiente constatare che chi contribuisce al danno ambientale (nuove piste da sci che devastano aree di elevato valore naturalistico, agricoltura chimica con l’uso di pesticidi più elevato d’Italia) ha usato l’orso per un marketing territoriale che premiava le sue iniziative e i suoi prodotti.
Chi – come i pastori, i malghesi, la gente di montagna che sfalcia i masi e tiene qualche capo di bestiame – contribuisce, invece, a conservare l’ambiente di montagna, ha avuto gravi danni tanto da abbandonare malghe, cessare l’attività di allevamento.
Ma più di tutti hanno pagato i poveri orsi.
Poteva reggere l’equivoco? Il business dell’orso così impostato con quell’assimmetria di ripartizione sociale tra costi e benefici poteva continuare?
Chi vive in Trentino ha potuto toccare con mano che l’orso è stato usato come foglia di fico da interessi economici forti .
Per capire l’affaire orsi trentininon c’è nulla di meglio di constatare cosa succede in questi giorni nel cuore del Parco dell’orso, di verificare come stia tutelando l’ambiente il soggetto che ha dato il la a Life Usus: il Parco Naturale Adamello Brenta.
Alla radice di tutti i guai c’è Life Ursus, c’è il PNAB.
Il PNAB è larga parte del problema e del disastro perchè ha usato sfacciatamente gli orsi per promuoversi (abbiamo visto i peluche venduti dal Parco).
Il Parco dovrebbe tutelare l’ambiente e invece, approva e benedice la sua devastazione.
Nell’area del Parco è stato realizzato il collegamento funiviario tra Pinzolo e Madonna di Campiglio.
Per ottenere finanziamenti pubblici che, in Trentino -grazie l’escamotage di Trentino sviluppo S.p.A.- aggirano le norme europee sugli aiuti di Stato e arrivano all’80-100%, i furbi amministratori pubblici (locali e provinciali) hanno motivato gli investimenti con la “mobilità sostenibile” (la gente lascia la macchina e va in cabinovia, cosa che poi non è accaduta).
In sede progettuale la realizzazione degli impianti a fune (60 milioni di €, ovvero più del capitale di Pinzolo funivie, gravata peraltro da forte deficit) veniva presentata come un intervento virtuoso e si escludeva categoricamente la realizzazione di nuove piste.
Come era facile prevedere, però, la richiesta di autorizzazione di nuovi impianti è arrivata puntuale e il Piano territoriale della comunità delle Giudiciarie ha prontamente preso atto, prima in una bozza e poi nel piano definitivo, di questi desiderata delle società degli impianti.
Alcuni sono già stati realizzati (zona cinque laghi) per la stagione sciistica nel 2013/2014, altri – oggetto di pesante contestazione – sonostati approvati nel 2014 dopo il parere positivo (figuriamoci se non lo era) della società pubblica di consulenza Agenda 21.
Pesanti impatti ambientali
Con queste nuove piste, che interessano l’area di Serodoli, si crea un collegamento, sci ai piedi, Pinzolo- Madonna -Marilleva (val di Sole).
Ma il prezzo da pagare è elevato in termini di immagine e di impatti concreti sull’ambiente. Di fronte a piste che vanno a incidere su un sito di interesse comunitario (SIC) e su una riserva integrale e comunque con riconosciuti ambiti di grande valenza naturalistica, paesaggistica, etnografica, affettiva per tanti escursionisti trentini, gli ambientalisti e, soprattutto, la SAT (società alpinistica trentina) hanno manifestato una forte contrarietà e anche il Parco ha espresso un parere negativo.
Su altre piste già realizzate o approvate, però, il Parco ha espresso parere favorevole.
Esse hanno comportato estesi disboscamenti facendo a fette i boschi.
Si tratta di interventi che nella loro realizzazione (ruspe, cantieri, rumori) disturbano pesantemente la fauna selvatica, però si fa finta di nulla.
Ma agli amministratori e alla burocrazia del parco interessa qualcosa dell’orso? Crediamo di no. Di certo non si curano per nulla di un’altra splendida specie, emblema dell’avifauna alpina: il Gallo cedrone. Il Gallo cedrone è specie vulnerabile, in regressione sull’arco alpino.
Ovviamente esperti ben pagati, come nel caso di tantissimi progetti che devastano il territorio, sono pronti a giurare che non vi sarà nessun danno, nessun disturbo per la fauna selvatica.
Chi ha presente cosa significhi un cantiere in alta montagna, i boschi fatti a fette dalle piste da sci e la presenza degli sciatori (che vanno sempre più spesso anche fuori pista), dei gatti delle nevi battipista può ben immaginarsi che non è vero.
Ma ciò che è particolarmente scandaloso è il parere favorevole del Parco alla realizzazione del lago artificiale di Montagnoli.
Un lago artificiale per innevare 70 km di piste da sci industriale
Per battere la concorrenza di altre località , specie al Nord delle Alpi e in sud Tirolo, dalle parti di Madonna di Campiglio hanno ritenuto, dopo la realizzazione delle nuove piste, che fosse venuto il momento opportuno di realizzare un mega invaso in località Montagnoli per l’accumulo dell’acqua da utilizzare per la produzione di neve artificiale.
Mica si sono fatte le funivie e le cabinovie per la “mobilità sostenibile”. Non c’è nulla di sostenibile nella realizzazione di questo enorme invaso, nella produzione della neve artificiale (in termini energetici), nelle conseguenze della neve artificiale sulle caratteristiche ideologiche del terreno.
Ma, come sappiamo bene, la “sostenibilità ” è solo un imbroglio con il quale gli interessi economici forti riescono a realizzare tutto quello che vogliono con, in sopramercato, il vantaggio non trascurabile che possono mettere i bastoni tra le ruote a quegli interessi deboli che non hanno la capacità e le risorse per fruire dei trucchi di cui si possono avvalere loro, le forze che si propongono di sfruttare e devastare senza scrupoli i territori.
Se hai i soldi puoi dimostrare che non c’è mai nessun impatto, anzi tutto migliora l’ambiente: le autostrade, la TAV, le centrali nucleari, le biomasse ecc.
Sono le magie moderne. Abracadabra.
Qualche formula scientifica usata più o meno a proposito. Esteso taglia e incolla e paroloni altisonanti. E la magia è servita: la merda diviene oro.
La montagna usata senza scrupoli
Il bacino artificiale avrà una capacità di 204.000 m ³ che consentirà di innevare artificialmente 70 km di piste in pochi giorni.
La società delle Funivie di Madonna è orgogliosissima di questa realizzazione e se andate sul sito mette in evidenza la fotogallery convinta che i suoi clienti siano entusiasti.
Per realizzare il lago artificiale questa estate sono stati effettuati scavi per 100.000 m ³ di materiale.
Il Parco ragiona nello stesso modo con cui ragionano gli altri enti del territorio, tutti condizionati dall’intreccio di interessi costituito dall’edilizia e dalle società delle funivie (e dalla politica).
La società Funivie Pinzolo in sede di discussione sulle nuove piste esponeva con chiarezza il suo pensiero: “Lo sci è l’unica possibilità per garantire reddito ed occupazione in Val Rendena”.
Il presidente del Parco, per giustificare la devastazione a Montagnoli diceva: “Il Parco deve essere assolutamente attento a quello che è la conservazione del territorio ma deve essere anche attento agli interessi economici della valle. Questo è un intervento di utilità pubblica condiviso con il comune di Ragoli, con la comunità delle Regole Spinale Manez, con la Provincia, e con tutti gli altri enti interessati”.
Tutti i compari sono d’accordo e quindi anch’io Parco mi allineo.
La decisione del parco di dare il suo consenso alla devastazione veniva annunciata il 30 novembre 2013.
“Deroga” è la parolina magica. Al contadino che chiede una deroga per interventi microscopici si risponde picche citando i sacri principi di tutela ambientale. Lo si sevizia costringendolo a portare chili di documentazione firmata da professionisti.
Ma se l’intervento è grosso allora c’è la deroga. La decisione è stata approvata con 5 favorevoli (Presidente Caola Antonio e Assessori Masè Gilberto, Gusmerotti Roberto, Ghezzi Giovanni, Rambaldini Ivano) e 3 contrari (Vice Presidente Pezzi Ivano e Assessori Pozza Rodolfo, Scrosati Giuseppe).
Una spirale perversa
La logica perversa dei nuovi impianti, avallata dal Parco, non farà che portare a richieste di ulteriori potenziamenti e alla costruzione o ristrutturazione di nuovi locali, rifugi, bar, sempre più grandi.
Finchè c’è la droga dei soldi pubblici facili di Mamma Provincia il ciclo perverso continuerà .
E adesso gli orsi sono diventati un ostacolo da eliminare
Ruralpini
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Settembre 1st, 2014 Riccardo Fucile
IL VOTO NON E’ PIU’ UNA VIRTU’… IL COMPORTAMENTO MENO ACCETTABILE? GETTARE RIFIUTI IN STRADA
Esiste una ricchezza del Paese che non compare nelle statistiche ufficiali del Pil o negli indicatori che descrivono
lo sviluppo: il capitale sociale.
È quella ricchezza collettiva data dalla fiducia, dal senso di responsabilità verso gli altri e le istituzioni, dai comportamenti nei confronti dell’ambiente, della comunità , di ciò che appartiene alla collettività .
Si è progressivamente posta attenzione a questa dimensione perchè il capitale sociale costituisce una precondizione per lo sviluppo, è l’humus nel quale si possono coltivare le qualità sociali indispensabili per la crescita di una comunità .
Fra le molte disomogeneità che caratterizzano l’Italia, sicuramente anche quella relativa al capitale sociale non fa eccezione.
Lo possiamo osservare individualmente viaggiando lungo lo Stivale, lo troviamo analizzato da diversi studi socio-economici: rispetto delle regole, comportamenti civici, forme di solidarietà e mondi associativi sono diffusi in modo diversificato e con intensità diverse nel Paese.
L’indagine LaST (Community Media Research in collaborazione con Intesa Sanpaolo, per La Stampa) ha provato a verificare in che misura un insieme di comportamenti che sul piano della collettività sono considerate accettabili, cercando di delineare una misura del grado di appartenenza a una comunità civica degli italiani.
Per marcare maggiormente la legittimazione sociale di taluni modi di agire, consideriamo qui quanti hanno espresso una totale inaccettabilità di quelli proposti.
La classifica che ne scaturisce vede, su tutti, svettare due condotte ritenute dalla quasi totalità assolutamente non accette: gettare rifiuti nei luoghi pubblici (96,3%) e compiere atti vandalici come forma di protesta (91,6%).
Sensibilità ambientale e rispetto delle proprietà (privata) costituiscono due dimensioni fondamentali nel definire il perimetro delle virtù civiche italiche.
Più staccate troviamo altre due azioni che paiono avere un grado maggiore di tollerabilità : fingere di essere ammalati per assentarsi dal lavoro (78,3%) e non pagare le tasse o cercare di pagarne meno del dovuto (72,3%).
Per circa un quarto degli italiani la dimensione dell’evasione (dal lavoro e dalle tasse) può avere una giustificazione.
Appaiate, poi, troviamo un gruppo di azioni che vede ulteriormente allargarsi l’alone di plausibilità : denigrare l’avversario politico (53,2%), bloccare i lavori di interesse pubblico (52,0%), farsi raccomandare (51,3%).
Sicuramente il clima politico surriscaldato che il Paese ha vissuto in questi anni e il peso di visioni particolaristiche influiscono nel rendere ragionevoli simili modi di agire.
Lo stesso (mal) funzionamento del mercato del lavoro nazionale, poi, induce a cercare forme di aiuto informali per ottenere un’occupazione. Infine, al fondo della classifica si colloca la forma di partecipazione politica per eccellenza: votare alle elezioni.
Solo un terzo (34,8%) degli italiani considera questo come un atto assolutamente dovuto al quale non è opportuno sottrarsi.
Una volta di più, troviamo conferma del distacco che serpeggia nei confronti della politica da parte degli italiani.
Per cercare una sintesi delle diverse valutazioni e individuare un profilo del senso di «comunità civica» degli italiani si sono sommate le diverse risposte e individuati così 4 gruppi prevalenti.
Il primo è costituito dai «civici rigorosi» (42,8%) ovvero da quanti hanno considerato tutte le opzioni proposte assolutamente inammissibili. Seguono i «civici accomodanti» (30,8%) ovvero coloro che ritengono talvolta ammissibili solo alcuni dei comportamenti elencati.
Infine, quasi appaiati, abbiamo i «civici permissivi» (15,2%) e gli «anomici» (11,2%).
Si tratta, rispettivamente, di chi ritiene legittimati almeno due fra le condotte ipotizzate e quanti ne avallano almeno la metà . In generale, questi esiti differenziano in modo sufficientemente netto gli orientamenti della popolazione.
Un senso di «comunità civica» è più diffuso fra le donne, i più adulti (oltre i 50 anni), i non attivi sul mercato del lavoro e ha un basso livello di studio. Viceversa, un maggior grado di permissività e «anomia» è rinvenibile fra i maschi, le generazioni più giovani (fino a 34 anni), chi possiede un titolo di studio medio-alto.
È opportuno rilevare come altri fattori siano discriminanti. In primo luogo, l’appartenenza geografica. I residenti del Nord (soprattutto a Nord Est) hanno un più spiccato senso civico rispetto a quanti vivono nel Centro-Sud.
Tuttavia, in queste aree non mancano i «civici rigorosi» che sono in misura analoga a quelli del Nord. Piuttosto, a pesare è la quantità degli «anomici» che è più elevata della media. In altri termini, nel Centro-Sud gli orientamenti della popolazione risultano più polarizzati.
Infine, la dimensione della morale religiosa e dell’interesse verso la politica rappresentano, una volta di più, un sostrato fondamentale per coltivare le virtù civiche.
Daniele Marini
Università di Padova
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Settembre 1st, 2014 Riccardo Fucile
“SI AUMENTI PIUTTOSTO L’INFORMAZIONE AI TURISTI”.. L’ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA CLAUDIA TERZI: “AVEVO STIMA PER LE AUTORITA’ TRENTINE, DEVO RICREDERMI”
Da parte delle autorità trentine “mi aspettavo un ripensamento, un passo indietro. Ad oggi nulla è irreparabile, ma ormai dovrebbero rinunciare a questa ricerca”.
A dirlo è Claudia Maria Terzi, assessore all’Ambiente della Regione Lombardia, a due settimane dall’inizio della ‘caccia’ all’orsa Daniza, che il 15 agosto aveva aggredito un cacciatore di funghi. Mentre in Trentino si sono tenute due manifestazioni di protesta contro la cattura dell’animale, “la posizione di Regione Lombardia è sempre stata chiara”, sottolinea Terzi.
Per gli orsi “stiamo portando avanti un progetto che favorisca il ripopolamento e non intendiamo fermarci”.
Si tratta di ‘Life Arctos’, sostenuto da più partner, tra cui proprio la Provincia autonoma di Trento, insieme a Wwf e Università La Sapienza, che intende tutelare la specie dell’orso bruno su Alpi e Appennini.
“Ho sempre avuto – continua Terzi – grande stima per le attività del Trentino verso tutto ciò che aveva a che fare con l’ambiente e la natura, ma adesso devo ricredermi. Non capisco questa presa di posizione”.
Secondo l’assessore regionale, piuttosto, sarebbe il caso “di sviluppare una maggiore attività di informazione ai turisti, perchè convivere non è impossibile”.
Il progetto Arctos, finanziato dalla Comunità europea “non riguarda solo il ripopolamento, ma investe proprio sull’informazione”.
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Agosto 31st, 2014 Riccardo Fucile
“LA PREFETTURA HA DIFFUSO DATI DI DIMINUZIONE DEGLI INCENDI DI RIFIUTI SPECIALI CHE NON CORRISPONDONO ALLA REALTA'”
“Il territorio della cosiddetta Terra dei fuochi è fuori del controllo delle forze dell’ordine e di ogni istituzione preposta. E’ sufficiente consultare il portale laterradeifuochi.it o la sua pagina Facebook utilizzata dai residenti. I territori a nord di Napoli e a sud di Caserta sono tempestati da centinaia di incendi illegali di rifiuti speciali al mese. Decine le segnalazioni e testimonianze dei residenti”.
La denuncia è dell’associazione ‘La Terra dei fuochi’, presieduta da Angelo Ferrillo, che documenta le proprie affermazioni con una serie di foto di roghi scattate durante il mese di agosto tra le province di Napoli e Caserta.
“Richieste di intervento alle forze di polizia non evase. Vigili del Fuoco in carenza di organico non sempre tempestivi nel rispondere alle centinaia di chiamate soprattutto notturne. Denunce fatte da anni e depositate nelle Procure che non intervengono a dovere su ogni livello di responsabilità . Assenza di intelligence nelle operazioni di contrasto finora messe in campo. Insomma istituzioni come dilettanti allo sbaraglio. Dai magistrati ai prefetti fino agli amministratori locali (Regione e Comuni) e governativi. Questo il quadro drammatico della situazione a ben 8 mesi dal decreto, a quasi due anni dalla nomina di un commissario ad acta incaricato dal Ministero dell’Interno e a 4 mesi dall’invio di 100 uomini dell’Esercito Italiano”, sostiene Ferrillo.
“Recentemente la Prefettura ha diffuso dati confortanti parlando di una diminuzione degli incendi di rifiuti speciali, ma essi non corrispondono assolutamente alla realtà . Malgrado tutto questo, l’avvelenamento da roghi di rifiuti speciali continua come se non peggio di prima”, conclude Ferrillo.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 21st, 2014 Riccardo Fucile
ANCHE IL “GUARDIAN” DENUNCIA IL CASO… IN AUSTRIA LE AUTORITA’ SI COMPORTANO DIVERSAMENTE…PARTONO LE PRIME DENUNCE CONTRO GLI AMMINISTRATORI TRENTINI MENTRE LA LAV CHIEDE UNA PERIZIA SULLA PRESUNTA AGGRESSIONE
Il sedicente ministero dell’Ambiente (o meglio chiamarlo della tutela dei cacciatori) interviene ufficialmente sul caso Daniza, che a Ferragosto avrebbe aggredito un cercatore di funghi di Pinzolo in Trentino, con una lettera inviata alla Provincia Autonoma di Trento.
“La sicurezza degli abitanti trentini è una esigenza primaria che va tutelata – si legge nella nota – ma al contempo non va vanificata l’importante esperienza del programma di ripopolamento degli orsi in corso in trentino. L’orsa Daniza deve essere messa in condizione di non aggredire più gli uomini”.
Il ministero assicura che “la situazione è affrontata dalla Provincia di Trento secondo i protocolli e le normative vigenti che in casi come questo arrivano a prevedere la cattura ed il ricovero in un’area recintata, ma non l’abbattimento. Particolare importanza viene assegnata al futuro dei due cuccioli”.
“I dati scientifici disponibili – continua la lettera – evidenziano che esemplari di orso bruno sottoposti a captivazione prolungata difficilmente possono essere reintrodotti nell’ambiente naturale, a causa delle modificazioni comportamentali che la fase di cattività determina in questa specie, e che i cuccioli di orso bruno che perdono la madre nella stagione estiva presentano in genere buone probabilità di sopravvivenza nel medio e lungo periodo”.
I tecnici del ministero ritengono quindi “che vada comunque evitata la captivazione dei due cuccioli e che, nel caso della rimozione della madre, vada previsto un attento monitoraggio dei due individui anche con tecniche radiotelemetriche, al fine di assicurare la tempestiva registrazione di eventuali comportamenti anomali”.
Il rischio che va evitato, conclude il ministero dell’Ambiente, “è che questo episodio rimetta in discussione un programma di ripopolamento (il progetto Life Ursus, avviato nel 1999, ndr.) che ha avuto successo, reinserendo in quest’area una comunità di orsi che ha raggiunto le 50 unità , e che rappresenta un esempio virtuoso a livello nazionale e internazionale”.
La posizione del ministero in merito alla sorte dei cuccioli viene giudicata giustamente “indecente” dai Verdi.
“La posizione del ministero dell’Ambiente sulla vicenda dell’orsa Daniza è semplicemente indecente, vergognosa e incompatibile con l’ordinamento giuridico della Repubblica italiana”, sottolinea il coportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.
“Sono indignato nel leggere che il comunicato del ministero dell’Ambiente che, oltre a dare l’assenso alla cattura della mamma orsa Daniza, afferma che ‘i cuccioli di orso bruno che perdono la madre nella stagione estiva, presentano buone probabilità di sopravvivenza nel medio e lungo periodo’.
Quindi, secondo il ministero dell’Ambiente, per i cuccioli non è certa la possibilità di sopravvivenza ma solo probabile e affidiamo la possibilità di continuare a vivere per i cuccioli orsi in base alle valutazioni di probabilità dei funzionari del ministero”.
“Daniza ha agito come le mucche austriache”.
Pertanto i Verdi presenteranno domani mattina un esposto alla Procura di Trento con la richiesta dell’apertura di un’indagine e il blocco della cattura dell’orsa.
“Ritengo alla luce anche della nota del ministero dell’Ambiente, che non garantisce la certezza della sopravvivenza dei cuccioli in assenza della mamma, che ci troviamo di fronte alla violazione dell’art.544 ter del codice penale”, conclude Bonelli.
Che ricorda anche che “in Austria, alcuni giorni fa, alcune mucche hanno attaccato degli escursionisti per lo stesso motivo di Daniza: e cioè per difendere i loro vitelli. Ma in quel caso, le autorità austriache non hanno pensato di abbatterle o confinarle – ha chiarito il portavoce dei Verdi- Hanno semplicemente distribuito volantini informativi ai turisti invitandoli a tenersi a debita distanza dalle mucche al pascolo con la prole”.
Il volantino in questione ha un titolo significativo: “Un pascolo alpino non è uno zoo!”. In esso si spiega che le vacche vanno trattate con riguardo e non provocate, soprattutto se circondate dai loro vitellini.
Ricerche senza esito.
Intanto, proseguono le ricerche dell’animale, che vaga per i boschi con i suoi cuccioli e continua a sfuggire ai tentativi di cattura.
L’orsa ha accuratamente evitato le “trappole a tubo”, provviste di esche allettanti (miele e carne).
Sui social network fanno quasi tutti il tifo per mamma orsa e l’hashtag #iostocondaniza continua a riscuotere consensi.
La petizione su Avaaz ha raccolto 39mila firme, mentre quella ufficiale su Change arriva addirittura a quota 52mila (sempre su Change un’altra petizione è a oltre 7mila adesioni).
Il gruppo su Facebook, invece vola verso i 15mila “Mi Piace.”
Il caso è diventato internazionale, dal momento che persino il prestigioso quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un articolo a Daniza.
Lav presenta una diffida.
In difesa di Daniza la Lav-Lega anti vivisezione ha depositato una diffida indirizzata al presidente della Provincia Ugo Rossi e alla Procura di Trento in cui chiede “l’immediato ritiro dell’ordinanza”, con la richiesta di avviare indagini, anche di medicina forense veterinaria, “per capire cosa sia accaduto veramente a Pinzolo”.
“Se il provvedimento provinciale venisse portato a compimento, il presidente Rossi e gli operatori addetti alla cattura di Daniza si renderebbero responsabili della violazione di almeno tre leggi nazionali e due articoli del codice penale posti a tutela dell’ambiente e degli animali”, afferma Massimo Vitturi, responsabile nazionale del settore fauna selvatica dell’associazione.
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Agosto 21st, 2014 Riccardo Fucile
CI COSTA 3,5 MILIARDI DI MEDIA L’ANNO DAL 1945
L’81,9% dei Comuni (6.633) ha aree in dissesto idrogeologico.
È pari a 3,5 miliardi l’anno il costo pagato dallo Stato dal 1945 ad oggi per danni e risarcimenti da frane e alluvioni.
Il numero complessivo degli interventi previsti (da Accordi di programma Stato-Regioni siglati nel 2009-2010 e da richieste successive in seguito ad eventi meteo devastanti) è di 3.395 opere anti-emergenza.
A distanza di 4 anni, solo il 3,2% degli interventi (109) risulta concluso, il 19% (631) in corso di esecuzione e il 78% fermi, ostaggi di burocrazia, in fase di progettazione o di affidamento o non ancora finanziati e comunque ancora molto lontano dalla fase di cantiere.
Nel frattempo dai 100 eventi meteo con danni ingenti l’anno registrati fino al 2006 siamo passati al picco di 351 del 2013 e a 110 nei soli primi 20 giorni del 2014.
Da ottobre 2013 all’inizio di aprile 2014 sono stati richiesti dalle Regioni 20 Stati di emergenza con fabbisogni totali per 3,7 miliardi di euro.
E la Commissione Europea ha già stabilito sanzioni nei confronti dell’Italia per diverse centinaia di milioni l’anno per mancata depurazione di scarichi urbani che vedono il nostro Paese tra i primi inquinatori in area Ue.
Tali sanzioni potrebbero essere ridotte o cancellate solo se le opere previste saranno realizzate entro dicembre 2015”.
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
GOLETTA VERDE: ANALIZZATI PUNTI A RISCHIO ALLA FOCE DEI FIUMI E SCARICHI DI DEPURATORI
Due mesi in mare per vedere da vicino se e dove è inquinato. 
Per raccogliere campioni di quell’acqua del Mediterraneo che avvolge quasi 7 mila e 500 chilometri di costa e fare le analisi.
La storica campagna della Goletta Verde di Legambiente ha consegnato anche quest’anno un rapporto dettagliato e in chiaroscuro.
Perchè se è vero che «il bilancio è ancora quello di un mare che gode di buona salute, con una balneazione garantita in gran parte delle coste», dice il responsabile scientifico nazionale di Legambiente Giorgio Zampetti, è altrettanto vero che «su 264 campioni analizzati, in maggioranza in punti a rischio come le foci dei fiumi, sono stati rilevati valori eccessivi di batteri fecali nel 55 per cento dei casi, praticamente un punto inquinato ogni 51 chilometri di costa».
Goletta Verde è andata a prelevare campioni di acqua soprattutto nei punti critici, lì dove arrivano in mare scarichi non depurati che minacciano la qualità delle acque costiere. Sono i circoli di Legambiente e le segnalazioni dei cittadini ad aver fatto individuare agli esperti i punti dove fare le analisi.
E il verdetto negativo riguarda 124 campioni prelevati presso foci di fiumi, canali e scarichi sospetti mentre sono 22 quelli relativi a spiagge affollate di turisti.
La più alta percentuale di punti critici si trova in Molise: tre prelievi, tutti fuori norma.
E poi in Abruzzo e nelle Marche, con l’89 e l’83 per cento dei prelievi risultati inquinati, anche se Legambiente ha tenuto a sottolineare che le due regioni sono state penalizzate dalle forti piogge dei giorni precedenti al campionamento e dall’elevato numero di corsi d’acqua e canali che sfociano in mare.
A seguire Calabria e Lazio, rispettivamente con il 79 e 75 per cento. Il risultato migliore è quello della Sardegna, solo il 10 per cento di punti inquinati
La disinformazione poi, danno che si aggiunge alla beffa, regna sovrana.
«Il Portale delle Acque del ministero della Salute – denuncia la responsabile di Goletta Verde Serena Carpentieri – è poco chiaro. Sui dati c’è il caos. Spesso i campionamenti sono fatti lontano dai punti critici, in altri casi si dice che il mare è balneabile per tutto il tratto di spiaggia tranne che nel punto esatto in cui c’è lo scarico, come se fosse possibile circoscrivere l’inquinamento».
Legambiente ha scoperto che il 43 per cento dei punti che per Goletta Verde sono inquinati, risultano invece balneabili sul sito del ministero, mentre il 47 per cento dei punti inquinati secondo Goletta non esiste campionamento sul sito del ministero.
Infine, continua Carpentieri, «nei pochi casi in cui anche il ministero dichiara la non balneabilità delle acque, quando siamo andati a verificare se esistessero, sul posto, cartelli di divieto adeguati che avvisino i bagnanti, li abbiamo trovati solo nel 7 per cento dei casi»
Qualche esempio: in alcuni tratti di mare come Fano, Alba Adriatica, Nicotera, Portopalo di Capo Passero e Sanremo sul sito del ministero c’è un bollino rosso e sopra una striscia verde.
Il bagno si può fare o no? I dati e la grafica si contraddicono tra loro oppure sono discordanti con quelli rilasciati dalle Arpa, le Agenzie regionali protezione ambientale.
A Cuma davanti al canale di sbocco del depuratore le analisi di Goletta Verde indicano un forte inquinamento, il ministero dice che il luogo è balneabile, l’Arpa Campania sostiene che l’area non è «sufficientemente campionata».
A Ladispoli, la foce dello Statua per Goletta Verde è inquinata, per il Portale delle Acque è balneabile ma non per l’Arpa Lazio.
A Reggio Calabria, il lido comunale, per il ministero non balneabile, presenta invece un servizio di salvataggio e nessun cartello di divieto. Lì la gente fa tranquillamente il bagno
«Il vero killer delle acque italiane è ancora una volta la mancata depurazione – ha detto il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Dopo due sentenze di condanna nel 2012 e nel 2014, la Commissione europea ha avviato la terza procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva sulle depurazioni degli scarichi civili. Il procedimento riguarda 880 città e paesi in tutta Italia, il 28 per cento del totale, in pratica un italiano su tre» .
Mariolina Iossa
(da “il Corriere della Sera”)
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