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BERLUSCONI, APOLOGIA DELL’ILLEGALITA’: NON VUOLE PIU’ ABBATTERE LE CASE ABUSIVE A NAPOLI PER PRENDERE I VOTI DELLA CAMORRA

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

CLAMOROSO AUTOGOL DEL PREMIER: CASE ABUSIVE, STOP ALLE RUSPE…E QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’? … LA LEGA FA FINTA DI INDIGNARSI, MA VERRA’ TACITATA CON QUALCHE POLTRONA, COME SI ADDICE AI SERVI DI CORTE

Un provvedimento del Consiglio dei Ministri sospenderà  gli abbattimenti di case «fino alla fine dell’anno, per valutare situazione e rimediare».
È la promessa di Silvio Berlusconi che, intervistato da radio Kiss Kiss il giorno prima del suo arrivo a Napoli è tornato anche sul dramma rifiuti sparando a zero contro il Comune.
«Ecco cosa intende la destra quando parla di legalità » è stato il commento del candidato sindaco del Pd, Mario Morcone, alle dichiarazioni assist di Silvio Berlusconi sullo stop alle demolizioni di case abusive.
«In una città  invasa dai rifiuti e con problemi di inquinamento – ha continuato Morcone – invece di pensare a tutelare l’ambiente e sostenere il nostro territorio con iniziative che mirino alla qualità  della vita, dell’aria e dell’acqua, il premier annuncia l’ennesima legge ad hoc, promettendo fondi e misure a sostegno”.
Secondo il Wwf e il Fondo per l’ambiente italiano, “La proposta avanzata oggi dal presidente del Consiglio di presentare un provvedimento per la sospensione delle demolizioni in Campania non è nuova”.
Le due sigle ambientaliste segnalano in una nota congiunta che “analoghe proposte sono state avanzate da parlamentari campani mediante emendamenti al cosiddetto milleproroghe sia del 2010 che del 2011, dichiarati inammissibili dalle competenti commissioni parlamentari”.
Su proposte di questo tipo, “Fai e Wwf hanno sempre espresso la propria opposizione”, aggiunge la nota.
Che evidenzia come non ci sia “nessuna esigenza di compiere una ricognizione della situazione di fatto e di diritto sottostante”, perchè esiste “una sentenza penale passata in giudicato di condanna alla demolizione dell’abuso edilizio”. Concludono Fai e Wwf: “Il reale intento di chi compie queste proposte, è da un lato quello di violare il principio di legalità  derogando a sentenze penali definitive di condanna all’abbattimento di edifici abusivi e, dall’altro, riaprire in modo subdolo i termini per la presentazione delle domande di condono edilizio”
Da parte nostra riteniamo vergognoso che per una manciata di voti contigui spesso alla camorra, Berlusconi annunci l’ennesima immorale sanatoria sulle case abusive, costruite anche in parchi naturali e zone ad alta inedificabilità .
Questa sarebbe la destra della legalità ?
Questo era forse scritto nel programma elettorale del centrodestra?
E La Lega che finge di indignarsi (come nel caso Libia), non è la stessa che poi, in cambio di poltrone e prebende, viene tacitata come si addice ai servi di corte?
Questi stanno sputtanando la destra vera per salvarsi il culo dai processi e per rimanere attaccati con il mastice alla poltrona di parlamentare.
Venderebbero anche la madre per due voti in più: ora possono fregiarsi anche del titolo di gran ciambellani di corte abusiva.

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IL SINDACO PDL: “DOPO L’ALLUVIONE ABBANDONATI DAL PARTITO”

Maggio 10th, 2011 Riccardo Fucile

ANNA LAZZARIN, PRIMO CITTADINO DI VEGGIANO, IN VENETO: “SIAMO IN TANTI A DOVER GESTIRE L’EMERGENZA DA SOLI”… E ZAIA NON SA NEANCHE DI COSA SI PARLA

“Davanti alle scelte difficili siamo stati lasciati soli dai partiti, dobbiamo studiarci le ordinanze e applicarle seguendo l’istinto e le necessità  del territorio, nessuno ci dice come”.
È la solitudine dei primi cittadini, dei tanti sindaci di piccoli paesi che si sentono lontani dal partito e abbandonati dai politici regionali e nazionali del       loro stesso schieramento.
Accade per esempio ad Anna Lazzarin, sindaco di Veggiano, un concentrato di campi arati e villette lungo la statale che collega Padova a Vicenza , e di asili nido ricavati in austere ville venete in mezzo a parchi potati di fresco.
A Veggiano abitano molti agricoltori, ma anche famiglie giovani con bambini. Persone piene di progetti rimasti impigliati sotto la piena che i primi di novembre ha danneggiato case, campi, ristoranti e negozi, in un filotto di paesi rovesciati dal fango e dall’acqua.
“Prima ero un sindaco come tanti, avevo la mia privacy, poi la mia alluvione ha cambiato tutto”.
Lazzarin la chiama “la mia alluvione”, che le fa suonare il cellulare ogni momento, per cui riceve cittadini ogni minuto della giornata.
“Vengono a suonare a casa mia, mi chiedono aiuto; io capisco, ma non ho più pace”.
Dopo l’alluvione uno staff di psicologi dell’Ulss ha preso postazione in municipio per fronteggiare le ansie di cittadini (e anche del sindaco ).
“Io ho una farmacia: le persone vengono a chiedere tranquillanti per calmare l’ansia, qualcuno cova un esaurimento nervoso”.
Sì perchè Anna Lazzarin, 46 anni e tre figlie da crescere (l’ultima ha 7 anni) è anche la farmacista del paese, un’attività  che gestisce in società  col fratello. Una signora laureata e benestante, con un impegno nella vecchia Dc confluita poi nel Pdl: “Non mi sono mai tesserata, oggi non mi riconosco più in questo partito e in un governo che non mi rappresenta, nè come piccola imprenditrice nè come amministratrice pubblica”.
La sindachessa è stata eletta nel 2007 grazie a una strana alleanza Pdl-Pd contro la Lega, un sodalizio che tuttora dura.
“I leghisti in consiglio comunale mi votano sempre contro, anche se sono direttive dalla Regione e quindi provenienti dai vertici della Lega”.
Dopo l’alluvione la sindachessa manda a memoria le ordinanze del governo sugli aiuti. “Zaia mi prende in giro, dice: allora sindaco so che è un’esperta di ordinanze di Berlusconi è vero?”.
Una dedizione da cui invece Zaia è lontano, almeno secondo Lazzarin, che ha messo in piedi una squadra di sindaci arrabbiati e agguerriti quanto lei, uniti dallo stesso sentimento di abbandono e solitudine.
Sono i primi cittadini dei luoghi più colpiti dall’alluvione, i sindaci di Bovolenta, Casalserugo, Ponte San Nicolò e Saletto.
Il primo aprile dopo molte insistenze sono stati ricevuti da Zaia. “Si è presentato con il super dirigente incaricato dell’alluvione Mariano Carraro, l’assessore alla protezione civile, quello all’ambiente e 12 tecnici. Quando li abbiamo visti ci siamo detti: allora gli abbiamo davvero fatto paura”.
E quindi? “Mi sono chiesta: c’è qualcosa di peggio dell’alluvione? Si, è trovarsi davanti a un presidente di Regione impreparato e confuso, che non sa nulla e non si è informato per niente di quello che noi e tutti gli altri paesi colpiti abbiamo dovuto sopportare”.
La sindachessa ha chiesto 13 milioni di danni, ne sono già  arrivati 3,9.
“Non voglio gli altri soldi subito, vorrei sapere quanti me ne daranno e soprattutto quando”.
Invece dalla riunione non è uscita nessuna certezza, anzi: “Io esponevo i fatti e Zaia continuava a chiedere ai suoi se era vero quello che dicevo perchè non ne sapeva nulla”.
Alla fine Zaia ha pregato i sindaci di non informare dell’incontro la stampa e Carraro di andare a Roma a chiedere altri soldi.
Ha assicurato che sui tempi dei lavori pubblici e sulle erogazioni per quelli privati avrebbe informato i sindaci entro Pasqua.
“Siamo a maggio e ancora non sappiamo nulla”.

Erminia della Frattin
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL GOVERNO IN ARMI SUL BAGNASCIUGA: SPIAGGE IN REGALO AI PRIVATI PER 90 ANNI, L’EUROPA STUPITA CHIEDE CHIARIMENTI

Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile

GLI ECOLOGISTI: UN OMAGGIO AGLI SPECULATORI… CONCESSIONI PROLUNGATE E DIRITTO DI COSTRUIRE, LA LOBBIE DEI GESTORI DEI BAGNI: INCASSANO 16 MILIARDI, PAGANO SOLO 102 MILIONI DI IMPOSTE… NEL 2009 SU 573 CONTROLLI, BEN 551 IRREGOLARITA’

Se le notizie stampa sul decreto che cede le spiagge in concessione per 90 anni sono corrette e confermate, la Commissione europea sarebbe “molto sorpresa, perchè il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo”.
Lo ha indicato stamane una portavoce della Commissione Ue, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità  italiane chiarimenti sul decreto presentato ieri dal ministro Tremonti.
Criticato per non aver smaltito la burocrazia e non aver fatto nulla per lo sviluppo economico, il Governo improvvisamente ieri si è svegliato ed ha inserito una norma nel decreto sviluppo che ha fatto saltare sulla sedia milioni di italiani.
Rispettando il principio secondo cui “vale tutto ciò che non è previsto dalla legge”, il Governo ha deciso di “regalare” le spiagge ai privati.
La ratio del provvedimento sta nel fatto che non si fanno grossi investimenti negli stabilimenti balneari in Italia, in quanto le concessioni sull’utilizzo dei tratti di spiaggia vengono assegnate di anno in anno.
E così ecco il colpo di genio: dare la concessione novantennale sulla superficie demaniale.
Durante la presentazione del decreto, il Ministro Tremonti ha tenuto a specificare che non si tratta di una vendita di spazio pubblico, in quanto la proprietà  rimane allo Stato, ma solo una concessione a fare ciò che si vuole nell’area assegnata per i prossimi 90 anni.
Gli unici paletti entro cui gli imprenditori dovranno muoversi sono i vincoli paesaggistici e ambientali già  stabiliti dalla legge.
Certo, se i vincoli ambientali rimanessero inalterati, in teoria difficilmente si potrebero operare sviluppi diversi da quelli già  attuati fino ad oggi.
Anche perchè nel decreto è specificato che il diritto di passaggio e di utilizzo dev’essere garantito.
In realtà  le nostre spiagge vengono di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo. Poi se ne riparlerà .
Uno stratagemma sul filo dell’incostituzionalità .
Il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà  privata mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta per restare a disposizione di tutti
E’ questo lo stratagemma previsto dal ministro Tremonti per accontentare i potenti sindacati dei balneari italiani, terrorizzati dall’applicazione della direttiva europea sulla libera concorrenza,
L’Italia è infatti sotto procedura di infrazione comunitaria perchè non applica la direttiva Bolkestein ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa.
Tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività  oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.
Nella proposta di Tremonti a delimitare le aree saranno le Regioni su iniziativa dei comuni d’intesa con l’Agenzia del Demanio.
Il diritto viene rilasciato dietro il pagamento di un corrispettivo annuo e con l’accatastamento delle strutture presenti.
Le risorse provenienti dai diritti di superficie, riscosse dall’Agenzia delle entrate, sono versate all’entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo al ministero dell’Economia per poi essere annualmente ripartite tra la Regione, i comuni, i distretti turistici, e l’erario.
Inoltre sulle aree ‘vuote’ sarà  possibile edificare solo in regime di diritto di superficie mentre in quelle già  esistenti sarà  possibile ristrutturare e anche ricostruire.
Ed è proprio il nuovo cemento all’orizzonte che induce Legambiente a parlare di «un piano casa» al cui interno sarebbe annidato «un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori».
Per il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza, siamo arrivati a «un punto così basso» in cui il «Bel Paese viene smembrato», e dato in pasto «a criminalità  e speculatori, privatizzando il patrimonio costiero».
Il Wwf Italia accende «un allarme» per «il pericolo lungo quasi un secolo».
Secondo il Codacons con, quello che chiama, il «Piano spiagge vengono create le premesse per un grande piano di cementificazione del territorio aprendo agli speculatori».
Lo Stato ha incassato “soltanto” 103 milioni di euro provenienti dalle concessioni demaniali marittime a fronte dei 16 miliardi di euro di guadagni stimati per le imprese della balneazione.
Sono questi le cifre relative alla concessioni demaniali marittime (periodo 2009) secondo un dossier dei Verdi intitolato Spiaggiopoli.
Uno stabilimento balneare di 10.000 metri quadrati paga soltanto 1.000 euro al mese, come l’affitto di un bilocale a Roma o Milano.
Nello specifico – si legge nel dossier – uno stabilimento paga in media quasi 1,4 euro per metro quadro all’anno, con punte pari a 0,93 euro per spiagge definite di bassa valenza turistica e 1,86 per quelle di alta valenza.
Il giro di affari degli stabilimenti balneari, «tra i cui privilegi c’è l’esenzione al rilascio dello scontrino fiscale», si apoggia anche sull’evasione fiscale che «per l’Agenzia del Demanio si aggira intorno al 50%».
In base agli ultimi controlli della Guardia di Finanza, afferma il dossier, «nel 2009 su 573 controlli sono state rilevate 551 irregolarità  pari a oltre il 96%».
A fronte delle stime che parlano di 16 miliardi di euro all’anno di incassi «i gestori dichiarano circa 2 miliardi l’anno, pur avendo 600.000 addetti nel settore».

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TODOS CABALLEROS: IN SICILIA TRA I FORESTALI VI SONO 841 UFFICIALI E SOLO 14 AGENTI

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

IL BOOM DAL 2007 CON LE PROMOZIONI AUTOMATICHE PER ANZIANITA’, ORA DICONO CHE SERVIREBBERO 1.300 PERSONE….LA REGIONE PENSA A NUOVE ASSUNZIONI PER EVITARE LA PARALISI

È il corpo di polizia più pazzo d’Italia, dove tutti comandano ma non c’è nessuno che possa obbedire.
È quello della forestale della Regione Siciliana, composto da ben 841 tra commissari e ispettori, cioè ufficiali e sottufficiali, che sulla carta dovrebbero coordinare una truppa di 14 agenti.
Qui tutti hanno i gradi e le stellette, e nessuno è soldato semplice.
Il risultato? Non solo in Sicilia non è rimasto più nessuno da “comandare”, ma ci sono più commissari e ispettori che in tutto il corpo forestale dello Stato, dove gli ufficiali sono 428 a fronte di 7111 agenti.
Un paradosso tutto siciliano, che la Regione guidata da Raffaele Lombardo ha appena scoperto facendo una ricognizione della pianta organica.
E adesso, per metterci una pezza, si cerca disperatamente una truppa da far comandare ai tanti ufficiali, con l’amministrazione che vorrebbe riqualificare del personale interno, visto che la Regione ha appena assunto nei ruoli 5400 precari, chiaramente senza alcun concorso.
“Per fortuna una norma prevede in questi casi l’assegnazione di mansioni anche inferiori ai graduati, in caso contrario avrei dovuto già  chiudere il corpo, rischio che rimane tale perchè in tutto ho un organico di 848 persone e ne ho bisogno di almeno 1.300”, dice il neo direttore della Forestale, Pietro Tolomeo, che si è trovato sul tavolo i dati che hanno messo nero su bianco questa assurdità , iniziata durante gli anni dall’ex governo Cuffaro: precisamente il 20 aprile 2007, quando è stato consentito l’avvio di promozioni automatiche con la semplice anzianità  di servizio. Il paradosso però adesso è sotto gli occhi di tutti.
Nel dettaglio il direttore Tolomeo guida un comando nel quale ci sono 148 commissari che guadagnano circa 2.400 euro netti al mese (in organico dovrebbero essere solo 80), 693 ispettori con stipendio da 2.100 euro al mese (in organico dovrebbero essere 200) e solo 14 tra sovrintendenti e agenti con stipendio da 1.400 euro.
Secondo la pianta organica, che sempre sulla scia dei paradossi siciliani è stata fissata con lo stesso decreto che promuoveva tutti, gli agenti in ruolo dovrebbero essere 1.100.
Ed è proprio su quest’ultimo numero che l’amministrazione e perfino i sindacati si appigliano ora per incrementare l’organico.
Gli ufficiali e i sotto ufficiali, infatti, si lamentano perchè svolgono mansioni che non sono di loro competenza: “Io ho 50 anni è sono costretto da solo a fare il lavoro dell’agente e del sovrintendente – dice l’ispettore Gerlando Mazzà , del Cobas-Codir – Qui in passato sono stati fatti sprechi ed errori, ma le conseguenze le stiamo pagando noi, perchè con un organico ridotto e così squilibrato nessuno può avere ambizioni di carriera”.
Numeri alla mano, comunque, anche con un organico “ridotto” a 848 unità , la Sicilia non si può lamentare rispetto ad altre regioni d’Italia che hanno una densità  boschiva certamente superiore rispetto a quella dell’isola: a esempio, in Veneto i berretti verdi sono 425, tra graduati e agenti, in Toscana 630.
Per non parlare della Valle d’Aosta o del Friuli Venezia Giulia, che nonostante le Alpi hanno corpi di polizia forestale composti rispettivamente da 157 e 298 unità .

Antonio Fraschilla
(da “La Repubblica“)

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CHE GOVERNO UNITO… IL MINISTRO ROMANI ATTACCA LA PRESTIGIACOMO: “QUELLA MATTA MI FA INCAZZARE”

Maggio 1st, 2011 Riccardo Fucile

DAVANTI A UNA PLATEA DI IMPRENDITORI BRIANZOLI, IL MINISTRO DELLO SVILUPPO INSULTA LA COLLEGA DELL’AMBIENTE SUL DECRETO INCENTIVI, IN NOME DELLA SUPERIORITA’ MORALE DELLA PADAGNA: “VORREBBE L’AUTOCERTIFICAZIONE, MA L’ITALIA NON E’ TUTTA COME LA LOMBARDIA”

Le agenzie di stampa, dando conto dell’ennesimo rinvio nell’approvazione del decreto sul quarto conto energia, parlavano eufemisticamente di “contrasti” tra il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
La realtà , come testimonia il video in esclusiva su Repubblica.it dell’intervento svolto da Romani a un convegno sulle “prospettive di sviluppo per le aziende brianzole” organizzato a Giussano dal mobilifico Tissettanta, è che tra i due membri del governo è in atto una battaglia feroce.
Illustrando alla platea il motivo del contendere tra i due dicasteri, il titolare dello Sviluppo Economico non usa certo giri di parole per fotografare la situazione.
“Se quella matta della Prestigiacomo non mi fa incazzare ancora oggi…Lo dico perchè sono un po’ arrabbiato, veramente, non ci ho dormito la notte…”, afferma Romani alzando il tono della voce.
Il varo del quarto conto energia si è reso necessario nel marzo scorso, quando, a sorpresa, ad appena poche settimane dall’entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione per il fotovoltaico, Romani ha fatto licenziare da Palazzo Chigi il decreto ” ammazza rinnovabili” che ha rimesso tutto in discussione.
Il vecchio sistema di aiuti all’energia solare cessa quindi di avere validità  a fine maggio, mentre a stabilire le regole per il futuro dovrebbe essere appunto un nuovo provvedimento.
Romani, seguito a ruota dalla Prestigiacomo, dopo una clamorosa ondata di proteste e prese di posizione, aveva promesso quanto meno che i tempi sarebbero stati brevi per evitare di lasciare nell’incertezza un settore produttivo che calcolando anche l’indotto conta oggi su oltre 100 mila addetti. “Sarà  pronto entro il 20 marzo”, aveva garantito.
In realtà , ad oggi, il quarto conto energia è ancora nel cassetto e le bozze discusse sin qui continuano a suscitare critiche e disappunto da parte sia delle Regioni che delle associazioni di categoria.
I motivi dei ritardi sono naturalmente molti e l’incentivazione delle energie rinnovabili non è certo una priorità  di questo governo, ma ad un’ostilità  di fondo si è aggiunta ora anche una profonda rottura tra i due ministri competenti.
A spiegare il motivo dello scontro è stato lo stesso Romani nel suo intervento al convegno di Tisettanta.
Davanti alla prospettiva di riduzioni graduali nell’incentivazione del fotovoltaico, il ministero dello Sviluppo Economico pretende che il calcolo per il tipo di tariffa a cui si ha diritto venga calcolata in base alla data di allaccio alla rete.
Di contro, spiega ancora Romani riferendosi alla Prestigiacomo, “qualche estremista vorrebbe che l’incentivo venisse fermato al momento in cui io mi autocertifico la conclusione dei lavori”.
“Mi stanno rompendo le palle”, aggiunge poco dopo.
Una posizione, quella del MSE, in teoria sensata, ma che non tiene conto del fatto che gli imprenditori onesti rischiano di vedere messo a repentaglio dai ritardi della burocrazia necessaria all’allaccio in rete anche un investimento fatto nei tempi giusti.
Un problema che evidentemente per Romani non esiste, mentre apparentemente la priorità  è scongiurare le false dichiarazioni di fine lavori. “Dell’autocertificazione consentitemi di dubitarne, non in Lombardia per l’amor di Dio, ma in qualche altra parte d’Italia qualche dubbio sull’autocertificazione ce l’ho…”, dice il ministro alla platea brianzola senza nascondere un certo razzismo verso il Mezzogiorno.
Parole poco edificanti per un ministro della Repubblica, che assumomo un valore ancor più grave perchè lasciano spazio a congetture sull’esistenza di qualche sospetto sulla posizione della Prestigiacomo visto che probabilmente tra le “altre parti d’Italia” accennate da Romani c’è proprio la Sicilia, terra d’origine e collegio elettorale della collega dell’Ambiente.
Dallo staff del ministro si fa sapere che quelle utilizzate da Romani sono “espressioni colorite”, visto che i rapporti fra i due colleghi “sono ottimi”.
Non si tratta quindi “assolutamente di un attacco personale”.
Quella di Romani e Prestigiacomo è una divisione che mette a rischio centomila lavoratori in un settore strategico per il futuro del Paese, che era cresciuto nonostante la crisi per poi essere paralizzato dal decreto Romani.
Senza contare la spocchia con cui Romani intende magnificare la padagna a danno del meridione in modo manicheo, ennesima dimostrazione di un latente razzismo di questo governo che non sa neanche garantire gli allacci in rete in tempi burocratici europei, nord compreso.

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SIAMO CIRCONDATI DA SCORIE RADIOATTIVE: SONO 23 I SITI DOVE E’ STATA RACCOLTA LA SPAZZATURA NUCLEARE ITALIANA E SONO A RISCHIO

Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile

L’ALLARME DI GREENPEACE: “BUONA PARTE DEI RIFIUTI SONO POSIZIONATI VICINO ALLE SORGENTI”… A SALUGGIA SONO STOCCATI 80 BIDONI DI MATERIALE LIQUIDO ALTAMENTE PERICOLOSI….LA MAPPA DEL NUCLEARE IN ITALIA

Centrali sì, centrali no?
Il vero problema è la monnezza nucleare che rimane, di cui non ci si occupa e che preoccupa.
Dunque quando si parla di nucleare bisogna ricordare che le questioni che si aprono vanno poi anche chiuse.
A lanciare l’allarme è il responsabile di Greenpeace Italia Pippo Onufrio.
Semplificando: esistono due categorie di scorie radioattive.
Una, in termini quantitativi, rappresenta il 90 per cento con un tasso di radioattività  del 10 per cento.
Secondo le linee guida dell’agenzia atomica di Vienna andrebbe costruito un deposito di superficie vincolato per tre secoli (se fosse stato costruito al tempo dell’ Unità  d’Italia saremmo a metà  dell’opera).
Mentre l’altra (denominata categoria tre) in termini di volume è solo il 5 per cento ma contiene il 90 per cento della radioattività .
Per queste ultime, ad oggi, non esiste ancora alcuna soluzione.
In Italia poi si complicano, perchè come spiega Onufrio, “buona parte dei rifiuti si trova all’interno di impianti posizionati vicino all’acqua e dunque con un ancora maggiore pericolo di contaminazione con l’ambiente esterno. In questa situazione totalmente fuori controllo come si può anche solo tentare di rilanciare il nucleare?”.
Ci sono però altri pericoli.
Un esempio? “Gli ottanta bidoni di scorie liquide, altamente pericolose, conservate a Saluggia e che pare non interessino a nessuno di quelli impegnati a promuovere il nucleare e contemporaneamente affossare la promozione di fonti rinnovabili”.
Riassumendo: cosa c’è di nucleare in Italia oltre ai quattro reattori dimessi (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina)?
Ecco la situazione — aggiornata al 21 agosto 2009 — ricostruita attraverso Greenpeace.
Caorso. Il reattore nucleare, originariamente destinato alla produzione di energia elettrica, venne arrestato nel 1988. Da allora rimangono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (pari a 187 tonnellate).
Latina. Il reattore nucleare modello Gcr venne fermato nel 1986 contiene circa 900 mc di scorie radioattive.
Garigliano (Caserta). Il reattore nucleare del Garigliano destinato alla produzione di energia elettrica venne fermato nel 1978 per problemi di varia natura, ad oggi contiene circa 2.200 mc di scorie radioattive.
Saluggia (Vercelli). Il centro nucleare di Saluggia, per ritrattamento del materiale radioattivo, venne fermato nel 1983. Oggi è utilizzato come deposito di rifiuti radioattivi. Si parla di 1.600 mc di scorie radioattive e 53 elementi di combustibile irraggiato (2 tonnellate). È gestito da Fiat-Avio.
Da non dimenticare poi anche i depositi per la raccolta di materiale a bassa radioattività  e sorgenti radioattive dimesse come Compoverde (Milano), “Controlsonic” (circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi), il deposito “Crad”, attualmente in esercizio e circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito “Gammatom” altrettanti 1.000 mc di rifiuti radioattivi e “Protex”: impianto-deposito contiene 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività . Nel deposito nucleare “Sorin” gli mc sono sempre 1.000 stessa quantità  è stoccata al centro “Cemerad” in funzione.
Ispra. Gli impianti del centro nucleare Ccr-Ispra comprendono: il reattore nucleare di ricerca “Ispra 1” ed “Essor”, attualmente in fase di disattivazione. Assieme ad altri sistemi, complessivamente, stiamo parlando all’incirca di 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato.
Legnano (Milano). Impianto nucleare di Legnano è destinato alla ricerca universitaria è in esercizio contiene poche decine di mc di rifiuti radioattivi e qualche decina di elementi di combustibile irraggiato.
Trino Vercellese. Nel reattore nucleare Pwr di Trino Vercellese creato per produrre energia elettrica (arrestato nel 1987) ad oggi rimangono stoccati 780 mc di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (pari a 14,3 tonnellate).
Rotondella (Matera). Costruito come impianto pilota del “ciclo U-Th” subì però l’interruzione nel 1978. È gestito dall’Enea vi sono stoccati circa 2.700 mc di scorie ma soprattutto 64 elementi di combustibile irraggiato (1,7 tonnellate) provenienti da una centrale nucleare Usa.
Bosco Marengo (Alessandria). Questo centro nucleare fu costruito per la fabbricazione di combustibile per reattori è in fase di disattivazione ma contiene circa 250 mc di rifiuti radioattivi.
Pavia. Il reattore nucleare “Lena” dell’Università  di Pavia usato per la ricerca è in funzione e contiene poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Milano. Il reattore nucleare “Cesnef” usato per la ricerca è in funzione. Anche qua sono presenti poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Montecuccolino (Bologna). Questo reattore nucleare è gestito dall’Enea ed è in fase di disattivazione.
Pisa. Centro “Cisam” per la ricerca militare. È in fase di disattivazione e contiene pochi mc di rifiuti radioattivi oltre ad elementi di combustibile irraggiato.
Casaccia (Roma). Esistono diverse attività  tra le quali: l’impianto di trattamento e deposito di rifiuti radioattivi, attualmente in esercizio, dove sono stoccati circa 6.300 mc di rifiuti ai quali si aggiungono quelli dell’impianto “Plutonio” (60mc), “Opec1” utilizzato “per le celle calde per esami post irraggiamento”, non è attivo, ma viene usato per lo stoccaggio di rifiuti nucleari. Infine c’è “Triga”, attualmente attivo, che contiene 147 elementi di combustibile irraggiato.

Elisabetta Reguitti
( da “Il Fatto Quotidiano“)

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NUCLEARE: il 68,4% DEGLI ITALIANI CONTRARI ALLE CENTRALI

Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile

FAVOREVOLE SOLO IL 20,3%, NON HANNO ANCORA UN’IDEA PRECISA L’11,3% …TRA TRE MESI, IL 12 GIUGNO, GLI ITALIANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE AL REFERENDUM ABROGATIVO DEL PIANO DEL GOVERNO PER IL RITORNO AL NUCLEARE….DOPO LA TRAGEDIA IN GIAPPONE IL QUORUM POTREBBE ANCHE ESSERE RAGGIUNTO

Sette italiani su dieci sono contrari alla costruzione di centrali nucleari.
Lo rivela un sondaggio realizzato da Fullresearch nei giorni dell’emergenza degli impianti in Giappone dove c’è il rischio di una nuova Chernobyl a seguito dei danni provocati dal terremoto.
Il 68,4% dei mille intervistati si è detto contrario alla costruzione in Italia di centrali nucleari, mentre il 20,3% è favorevole.
Il restante 11,3% non ha ancora sviluppato un’opinione al riguardo o preferisce non rispondere.
Il dato è indicativo se si considera che tra tre mesi, il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.
Il quesito era stato presentato dall’Idv per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Si tratta di una parte del decreto legge recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.
Nel quesito referendario ai cittadini è chiesto: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività , la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.
Lo scorso dicembre la Corte di Cassazione aveva accolto l’iniziativa, dopo che la Corte Costituzionale a giugno aveva respinto i ricorsi presentati da 10 regioni (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria) contro la legge delega del 2009 che disciplina la localizzazione e l’autorizzazione agli impianti nucleari nel nostro paese.
L’ondata emotiva della tragedia giapponese potrebbe non solo far crescere i no al nucleare, ma anche far raggiungere il quorum ai referendum, trascinando anche quelli sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento.

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PECORARO SCANIO PROTETTO DAI SUOI AVVERSARI: ECCO LE CARTE DELL’INCIUCIO

Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile

VANNO IN ONDA LE PROVE GENERALI PER SALVARE BERLUSCONI E INIZIA LO SCAMBIO DI FAVORI…ANCHE LUNARDI E SGARBI MIRACOLATI DALLA CAMERA… IL TRUCCO DEL TRIBUNALE DEI MINISTRI E LE PROPRIETA’ DI PECORARO SCANIO

Leader dell’ambientalismo italiano dal dicembre 2001 al luglio 2008, ministro delle Politiche agricole nel governo Amato e dell’Ambiente nell’ultimo governo Prodi.
Candidato alle primarie come leader del centrosinistra nel 2006, Pecoraro Scanio non era un politico qualsiasi.
Lunedì scorso la Camera lo ha salvato negando al tribunale dei ministri la possibilità  di usare le intercettazioni telefoniche del pm Henry John Woodcock per processarlo.
Eppure la politica ha rimosso il problema.
In suo favore hanno votato il Pdl e i radicali più – con il trucchetto dell’astensione – Udc, Lega, Fli.
Contro l’ex ministro del centrosinistra si son ritrovati solo i partiti del centrosinistra: Pd e Idv.
Il dibattito successivo è stato lo specchio di questo ribaltamento.
Come se il caso dell’ex ministro fosse una prova generale del salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel caso Ruby.
Nessuno si è curato del merito della richiesta del Tribunale dei ministri. Eppure quelle carte, che imbarazzano destra e sinistra, meritano di essere lette.
A partire dalla motivazione della richiesta del Tribunale dei ministri: “Dalle intercettazioni emerge che l’imprenditore Mattia Fella si è interessato al reperimento di una sede (nel centro di Roma) per una fondazione che sarebbe stata intitolata al ministro nonchè all’acquisto per conto del ministro, di un terreno nei pressi di Bolsena dove quest’ultimo avrebbe dovuto realizzare un complesso agrituristico dotato di piscina ed eliporto.
lnfine, dalle predette telefonate risulta che il ministro ha sempre manifestato disponibilità  a esaudire le richieste del Fella”.
Ecco perchè i giudici chiedevano al Parlamento di usare le intercettazioni: “le conversazioni telefoniche cui ha preso parte Alfonso Pecoraro Scanio costituiscono la prova dell’esistenza di sistematici accordi illeciti di natura corruttiva fra l’ex ministro e Fella in base ai quali il primo poneva in essere, in favore del secondo, atti e prestazioni relative alla pubblica funzione da lui esercitata ricevendo in cambio da quest’ultimo i più disparati favori e utilità . In particolare, dalle telefonate fra Fella e Pecoraro Scanio si evince chiaramente, tra le altre cose, che il primo ha sostenuto le spese per vari soggiorni turistici e spostamenti del ministro, interessandosi a volte anche della scelta della destinazione, occupandosi dei minimi dettagli dei viaggi (dalla scelta delle stanze d’albergo al soggiorno dei collaboratori     del ministro, ecc.) ed accontentandolo in tutte le richieste relative al comfort nelle strutture alberghiere”.
Fella ambiva a stipulare convenzioni con il ministero e con l’Apat e alla nomina del fratello gemello Stanislao Fella come membro di una commissione ministeriale (incarico retribuito con circa 40mila euro), il ministro in cambio del suo interessamento avrebbe ottenuto “numerosi trasferimenti e spostamenti con un elicottero interamente pagato da Fella per un importo pari a 120 mila euro; numerosi viaggi-soggiorno in Italia e all’estero (Stati Uniti, Parigi, Saturnia, Milano, Perugia) per un valore pari a diverse decine di migliaia di euro; l’acquisto di un terreno — pagato 265 mila euro interamente da Fella — da utilizzarsi per l’edificazione di un agriturismo biologico e di una villa con annessa piscina ed eliporto, destinata alla persona del Pecoraro Scanio” tra l’altro in zona destinata a verde agricolo, aggiungono i magistrati con sorpresa, visto l’incarico dell’indagato.
Ora il Tribunale dei ministri dovrà  decidere se procedere senza intercettazioni.
Le telefonate erano fondamentali ma il previdente Woodcock — prima di spedire tutto a Roma per ragioni di competenza — aveva sentito a verbale     decine di testimoni.
Tra questi l’ex segretario particolare del ministro Pecoraro, Renato Mazzocchi, che ha raccontato così la storia del terreno sul lago di Bolsena: “Fella propose al Ministro che lo avrebbe portato a vedere questo posto.       Andarono lì, un fine settimana, e mi ricordo che in quell’occasione, il lunedì avevamo un incontro istituzionale, io raggiunsi il Ministro con la macchina di servizio lunedì mattina, in questo agriturismo (…) al Ministro interessava il posto, perchè gli era piaciuto e quindi propose a Mattia Fella di acquistare un terreno lì per poi costruire una casa o eventualmente un agriturismo (…) Fella mi ha detto che ha acquistato questi terreni e mi ha anche detto che lo stesso Ministro aveva ingaggiato anche un ragazzo per la progettazione di questo agriturismo, che all’inizio doveva essere solamente la casa del Ministro, poi da casa si è trasformò in agriturismo e appartamento sopra per il Ministro”. Chi avrebbe pagato?
“Da quello che diceva il Fella”, spiega sempre Mazzocchi, “il ministro non aveva mai cacciato dei soldi per l’acquisto di questi terreni, anche perchè da quello che mi risulta, erano stati solo acquistati da Fella”.
Il pm si sorprende ma Mazzocchi spiega serafico: “Pecoraro Scanio ha     un cattivo rapporto con il denaro… almeno per quello che è stato il mio mandato, è più quello che ci ho rimesso che quello che mi è stato dato. Cioè con Alfonso Pecoraro Scanio si inizia la mattina con il caffè e si finisce la sera con il pranzo, paghiamo tutto noi, nel senso che: si è in dieci al bar, il segretario particolare paga; si va a cena, il segretario particolare paga; si prendono cento caffè al giorno…guardi, non ha mai pagato, cioè io… non mi ha mai offerto un caffè, l’ho sempre pagato io”.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RISPUNTA IL CONDONO EDILIZIO: IL PDL CAMPANO VUOLE INSERIRLO NEL DECRETO MILLEPROROGHE

Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’OPERAZIONE E’ CONDOTTA DA 17 PARLAMENTARI CAMPANI PER VENIRE INCONTRO “ALLE FAMIGLIE IN SITUAZIONE DI DISAGIO ABITATIVO” E BLOCCARE L’ABBATTIMENTO DELLE CASE DICHIARATE ABUSIVE CON SENTENZA PENALE DEFINITIVA, PROROGANDO IL CONDONO A FINE 2014… IN BALLO CI SONO I VOTI DI 50.000 FAMIGLIE CHE FANNO GOLA

Per la quarta volta in un anno e per la seconda in tre giorni, rispunta il condono edilizio.
L’ultimo tentativo, ad opera di 17 senatori in gran parte campani e del Pdl, era appena stato bloccato in quanto inammissibile.
Sono passate 48 ore e gli emendamenti sono rinati come l’Araba fenice. Riformulati, come si dice in gergo parlamentare, da Carlo Sarro, docente di diritto amministrativo e ostinato senatore casertano del Pdl, strenuo difensore delle ragioni del condono edilizio.
La speranza, sua e degli altri parlamentari della lobby campana, è sempre la stessa: infilare il condono come emendamento nel decreto milleproroghe, un gran calderone in cui potrebbe passare inosservato.
Le novità  di quest’ultima proposta di condono sono: l’accorato richiamo al «sostegno alle famiglie in situazione di disagio abitativo» per bloccare l’abbattimento delle case dichiarate abusive con sentenza penale definitiva e l’allungamento del termine per presentare domanda di condono fino al 31 dicembre 2014.
Limite insolitamente lungo, tanto da far sospettare la possibile sanatoria di immobili non ancora realizzati.
Per il resto, gli emendamenti confermano l’estensione del condono anche alle zone di tutela ambientale e paesaggistica, che la sanatoria del 2003 – pure voluta dal governo Berlusconi – escludeva.
A chi protesta, il senatore Sarro replica dichiarandosi stufo «dell’ennesima e ormai stantia ricostruzione fuorviante».
E pazienza se l’iniziativa faccia gridare allo scandalo associazioni ambientaliste (“Un regalo alla criminalità “, ammonisce Legambiente) e Istituto nazionale di urbanistica, secondo cui tra l’altro «ogni condono costa per i comuni da sette a dieci volte di più di quanto non produca in termini di entrate immediate».
I parlamentari campani vanno avanti a testuggine.
Guarda caso, i primi blitz furono platealmente effettuati un anno fa, in piena campagna elettorale, con la presentazione di due emendamenti (bocciati) e di un progetto di legge (mai approvato) sbandierati in Campania alla ricerca del consenso delle 27 mila famiglie che ogni anno costruiscono una casa abusiva e delle altre decine di migliaia sulle quali pende la minaccia della demolizione. Un anno dopo, vinte le elezioni regionali e con lo spauracchio di dover rimettere in palio i seggi parlamentari, rispunta il condono con altri due emendamenti.
Solo una coincidenza?

Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)

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