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EFFICIENZA LUMBARD: L’ITALIA RINVIATA A GIUDIZIO DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA PER DUE SITI NON BONIFICATI DAL 2004

Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile

DOVREMO PAGARE 195.840 EURO AL GIORNO DI AMMENDA PER TRE DISCARICHE NEI PRESSI DI MILANO CONTENENTI RIFIUTI PERICOLOSI, DI CUI DUE NON BONIFICATI… NON ERA STATA APPLICATA UNA SENTENZA DEL 2004

La Commissione europea ha deciso di rinviare l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano.
Bruxelles intende quindi chiedere «il pagamento di sanzioni pecuniarie».
«Le suddette discariche – afferma l’esecutivo europeo – contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali».
La Commissione sottolinea dunque come «a distanza di sei anni dalla sentenza della Corte Ue una discarica è stata dismessa, ma le altre due non sono ancora state bonificate».
Su raccomandazione del commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, «la Commissione sta rinviando a giudizio l’Italia e chiederà  il pagamento di sanzioni pecuniarie».
Le sanzioni pecuniarie chieste dalla commissione alla Corte contro l’Italia consistono in un’ammenda giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda.
Se i giudici condannassero l’Italia, accogliendo le ragioni della Commissione, la multa totale risulterebbe molto elevata.
«La maggior parte dei rifiuti nella seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata», afferma ancora la Commissione Ue, motivando la scelta di deferire l’Italia alla Corte. «Poichè risulta evidente che la sentenza della Corte non è stata applicata, la Commissione ha deciso di sottoporre di nuovo il caso alla Corte di giustizia europea», conclude la nota.
La decisione della Commissione si basa sulla direttiva 2006/12 che «costituisce uno strumento fondamentale di tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti negativi della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti».
La direttiva obbliga infatti gli Stati membri ad eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.

( da “il Corriere della Sera“)

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UNA VOCE DALLA TRINCEA DI TERZIGNO: L’INSABBIAMENTO DELLA VERITA’ E L’APPELLO A NON DIMENTICARE

Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile

L’INQUIETANTE TASSO DI TUMORI DOVUTI ALLA COABITAZIONE CON LA DISCARICA… LA MANCATA ATTIVAZIONE DEL REGISTRO TUMORI DELLA CAMPANIA, UNICO STRUMENTO SCIENTIFICO RICONOSCIUTO DAI TRIBUNALI, AL FINE DI BLOCCARE I PROCEDIMENTI PENALI PER RISARCIMENTO DANNI… IL MANCATO FINANZIAMENTO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PER FAVORIRE IL BUSINESS DEGLI INCENERITORISTI

Vi scrivo dalla trincea di Terzigno, dove un tanfo indescrivibile e acre ti invade fino al cuore, dove ho visto uomini forti piangere come bambini per lo sfregio inferto senza pietà  a questa terra martoriata e dove si percepisce un senso di disperata desolazione, unito a un sentimento di rivalsa e dignità .
Mi sono sempre definita un’ambientalista di trincea ed è per questo che negli ultimi giorni mi sono decisa a denunciare quanto scoperto in seguito alle risultanze delle mie personali indagini su Terzigno, a partire dai retroscena del fallimento politico della gestione del ciclo smaltimento rifiuti, fatto di irreparabili omissioni, violazioni gravi a normative comunitarie inderogabili, insabbiamento della verità .
La mia delicata attività  professionale mi ha spinto a sostenere legalmente e pubblicamente la battaglia per Terzigno senza se e senza ma, perchè lo reputavo un dovere civico prima che un impegno professionale, che tra l’altro ho intrapreso a titolo gratuito.
In seguito a questa scelta ho stravolto il ritmo abituale delle mie giornate e sento quasi sulla mia stessa pelle lo strazio di questa gente: le mie denunce ed azioni legali sono finite sulle pagine di testate nazionali, fino alla mia presenza in un programma RAI di prima serata.
Questa visibilità  forzata e necessaria, non confacente all’indole riservata della mia persona, sta però dando frutti insperati: ho scovato una serie di interessanti “cavilli” per dare una speranza di giustizia a questa gente che presenta un inquietante tasso di incidenza tumori, in seguito alla convivenza criminale con la vecchia discarica Sari.
Inoltre, ho fatto luce sullo scandalo della mancata attivazione dei Registri Tumori in Campania, unico strumento scientifico e riconosciuto dai Tribunali per provare il nesso di causa-effetto tra contaminazione ambientale territoriale e incremento tumori.
Questa scelta politica “mancata” ha avuto conseguenze inimmaginabili perchè ha bloccato i procedimenti penali di risarcimento danni per le vittime e perchè ha impedito di dimostrare la nocività  dell’insediamento di discariche nei pressi di centri abitati .
Ecco il vero motivo per cui ci raccontano che non ci sono dati che dimostrano che non si possa convivere con le discariche cittadine.
La verità  è che si è affossata l’osservazione epidemiologica sulla popolazione campana perchè i numeri del disastro ambientale in atto sono agghiaccianti e il tasso di incremento delle morti per tumore segnala un picco in costante crescita, secondo gli scarsi e sottostimati dati dell’unico Registro ufficiale che segna il trend dell’incidenza della malattia in Campania.
Per non parlare del mancato finanziamento della raccolta differenziata: dare slancio a questa misura di smaltimento sarebbe la prova che gli inceneritori sono in realtà  una misura estrema e residuale e non preferenziale e prevalente, se non fosse per il colossale business degli inceneritoristi che dalla costruzione di queste “macchine di morte” lucrano profitti da capogiro, sfruttando una norma vergognosa dello Stato italiano che ci è già  costata una procedura d’infrazione presso la Corte Europea.
Potrei continuare a raccontarvi altre amenità , ma preferisco interrompere questa cronaca scritta in piena notte, mentre ho appena terminato di raccogliere gli incartamenti che mi serviranno per domani.
Faccio appello a tutti voi, non dimentichiamo Terzigno perchè la prossima Terzigno può essere casa nostra.

Vittoria Operato

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TERZIGNO: NO DEI SINDACI ALL’INTESA, IL PIANO DEL GOVERNO NON CONVINCE I CITTADINI VESUVIANI

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

I SINDACI DI TERZIGNO, BOSCOREALE E TRECASE NON HANNO FIRMATO IL DOCUMENTO PRESENTATO DA BERTOLASO: VOGLIONO UN VERO DECRETO CHE IMPEGNI IL GOVERNO A NON APRIRE LA SECONDA DISCARICA DI CAVA VITIELLO E CHE CHIUDA QUELLA   DI TERZIGNO… OGGI MIGLIAIA DI PERSONE IN PIAZZA, NELLA NOTTE SCONTRI TRA MANIFESTANTI E POLIZIA

I sindaci di Boscareale, Terzigno, Trecase e Boscotrecase non hanno firmato il documento presentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, giunto a Napoli per tentare di risolvere la crisi rifiuti che si è determinata nell’area vesuviana.
Nell’incontro di oggi i sindaci campani hanno mantenuto la posizione presa ieri sera negli uffici della Prefettura napoletana, in cui è stata illustrata la manovra del governo.
L’intesa, stilata da Bertolaso, dal presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, dal prefetto di Napoli Andrea De Martino e dal presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, prevedeva la sospensione, per tre giorni, dei conferimenti nella cava Sari a partire dalla giornata di sabato 23, per consentire non solo la copertura del terreno, ma anche l’avvio dei prelievi tecnici necessari per gli accertamenti di natura sanitaria e ambientale disposti dalle istituzioni.
Un tempo necessario per attendere, inoltre, il responso delle analisi alla presenza di specialisti individuati dagli enti locali.
Dopo questa temporanea sospensione, nella cava Sari potrebbero essere sversati unicamente i rifiuti della “zona rossa”, ossia quelli dei comuni vesuviani. Il bacino, salvo particolari criticità , dovrebbe essere riempito fino ad esaurimento. Per quanto riguarda, invece, la cava Vitiello, che dovrebbe essere il secondo sito da realizzare nel territorio di Terzigno, è previsto il congelamento di ogni decisione fino a quando non ci sarà  la possibilità  di garantire la difesa dei cittadini.
Nell’incontro di oggi i sindaci hanno chiesto maggiori garanzie non solo per la non apertura di cava Vitiello, ma anche per una maggiore sicurezza della discarica Sari di Terzigno.
«Dobbiamo avvertire i nostri cittadini se cava Sari sia sicura o meno – ha spiegato il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella lasciando il Palazzo della Prefettura – c’è necessità  di fare gli opportuni controlli e riscontri con tecnici di nostra fiducia e capire quale sia il reale stato della discarica».
Langella ha poi confermato la possibilità  di avanzare denuncia all’Asìa per la presunta cattiva gestione della cava, così come avevamo segnalato in un esposto alla Procura di Nola.
La protesta ha però oggi avuto anche un volto “pacifico”, come dimostra il corteo che si è snodato in mattinata fra Terzigno e Boscoreale.
Sulle note dell’inno nazionale il corteo pacifico dei cittadini di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase contro l’apertura della nuova discarica nel Napoletano è partito dalla rotonda dei Passanti per raggiungere rigorosamente a piedi, come chiesto dagli organizzatori, la rotonda di via Panoramica, luogo del presidio permanente della protesta.
Un vero e proprio corteo «funebre» con tanto di carro delle onoranze e corona di fiori firmata: «I cittadini del parco nazionale del Vesuvio».
Alle finestre sono appese le lenzuola bianche e sugli striscioni si legge: «Voi mangiate i nostri soldi, noi mangiano camorra e rifiuti», e ancora: «Berlusconi e Bertolaso anche l’Europa vi ha schifato».
Sventolano bandiere dell’Italia con su scritto: «Abbbiamo la stessa bandiera ma non siamo italiani». In testa al corteo mamme e bambini di Boscoreale.
Si avvicina probabilmente un’altra notte di scontri, mentre una nuova riunione tra sindaci e Bertolaso è stata fissata per martedi.
Ma il governo è troppo vago: gli abitanti temono che la proposta di Bertolaso sia solo finalizzata a prendere tempo, non a risolvere i problemi reali.
E   visto i precedenti, difficile dar loro torto.

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RIFIUTI, LA CAPORETTO DEL GOVERNO: LA CAMORRA NON LA FAVORISCE CHI PROTESTA, MA CHI APRE UNA NUOVA DISCARICA

Ottobre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

I CITTADINI DEL VESUVIANO TRATTATI COME DELINQUENTI: COMODO ESSERE FORTI COI DEBOLI (E DEBOLI COI SERBI)… SE ACERRA LAVORA A UN TERZO DEL PREVISTO, SE GLI IMPIANTI PROMESSI A NAPOLI E SALERNO NON SONO STATI REALIZZATI DI CHI E’ LA COLPA?…E I 141 MILIONI DI INCENTIVI GARANTITI AI COMUNI E MAI DATI DOVE SONO FINITI?

Il sindaco di Boscoreale (Pdl) è amareggiato: “Ha vinto la camorra”.
E non ha dubbi. “Chi credete voglia l’apertura di questa seconda discarica? Ma avete idea di quali interessi e delle somme economiche che gireranno attorno a questa discarica?”, ha dichiarato per poi concludere: “Sicuramente è gravissimo che le istituzioni si siano rese complici di tutto questo”.
Due anni fa era stato il miracolo berlusconiano, poi lo spettro maleodorante della monnezza è risorto, portando con sè le proteste dei cittadini e gli scontri con le forze dell’ordine che sono continuate anche questa notte.
Migliaia di persone sono state caricate con una decisione pari a cento volte rispetto alla “fermezza” mostrata nei confronti della teppaglia serba a Genova.
Abbiamo visto foto di donne col viso sanguinante a causa delle manganellate distribuite a chi voleva solo tutelare la propria salute e protestava contro un’ingiustizia.
Forti coi deboli e deboli coi forti.
Ma di chi è la responsabilità ?
Il governo in due anni non è stato in grado di trovare un’alternativa al “buco” nel Parco nazionale del Vesuvio, l’ultimo posto dove nei Paesi civili si penserebbe di sistemare una discarica, vietata peraltro dalle leggi.
Era stato previsto un piano che è stato completamente disatteso: si prevedeva la creazione di discariche, la messa in funzione dell’inceneritore di Acerra, la realizzazione di altri due impianti a Napoli e Salerno e il rilancio della raccolta differenziata.
Il bilancio, dopo due anni, parla di discariche (spesso non a norma) ormai sature, dell’inceneritore di Acerra che lavora a un terzo delle sue possibilità , a causa di guasti endemici, con le caldaie che si bucano di continuo, di una raccolta differenziata che è ferma al 20%, dei siti di compostaggio che non sono stati realizzati, così come i due inceneritori promessi.
Per le 35 amministrazioni comunali interessate alle discariche erano stati garantiti, come “compensazione”, 141 milioni   di euro in 3 anni: non sono mai stati stanziati.
Tante le promesse da marinaio alle quali i cittadini di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, che pur avevano votato a maggioranza Pdl, non credono più.
Si sentono presi per i fondelli.
Accusati addirittura di fare gli interessi della camorra, come se la camorra non fosse invece interessata all’apertura di nuove discariche e quindi ben felice dei ritardi del governo che permette loro di gestire il ritiro e il trasporto della monnezza.
Vittime di un avvelenamento generalizzato, ammorbati dai rifiuti, manganellati dallo Stato, i cittadini del Vesuviano dovrebbero solo “obbedir tacendo”.
Mentre i politici, incapaci di risolvere i loro problemi, giocano a scaricarsi la responsabilità  uno con l’altro.
Altro che teatrino della politica, se non fosse una tragedia si dovrebbe solo parlare di una squallida farsa.

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GLI ITALIANI CHIEDONO PIU’ RISORSE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE

Ottobre 17th, 2010 Riccardo Fucile

PER IL 71,9% E’ LA QUESTIONE PRIORITARIA, INSIEME AL LAVORO… IL 75% ACCUSA I GOVERNI DI MANCANZA DI CORAGGIO NEGLI INVESTIMENTI E NELL’INNOVAZIONE… GRANDE SPERANZA NELLE ENERGIE ALTERNATIVE PULITE, SOLO IL 30% A FAVORE DEL NUCLEARE

Che al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani ci fosse l’occupazione   –   o per meglio dire la disoccupazione   –   non era difficile da prevedere.
Ma al secondo posto troviamo l’ambiente.
Più di 7 italiani su 10 sono preoccupati per l’inquinamento e per lo spreco di risorse che derivano da scelte vecchie, dalla mancanza di coraggio e di innovazione.
E quando dal generale si scende al particolare, al locale, la protesta si concentra sull’arretratezza del sistema di trasporti che in Italia penalizza il trasporto su ferro a vantaggio degli ingorghi su gomma.
E’ questa la fotografia che emerge dal sondaggio, curato da Lorien Consulting e dal mensile La Nuova ecologia,   reso noto al Forum QualEnergia organizzato a Firenze da Legambiente e Kyoto Club.
Dopo il tema lavoro (88,1 per cento di risposte in un questionario in cui si potevano barrare fino a tre caselle) e il pacchetto dei problemi ambientali che si colloca a quota 71,9 per cento, nella classifica sulle preoccupazioni degli italiani troviamo la debolezza della classe politica (24,6 per cento), il terrorismo e la guerra (23 per cento), i conflitti istituzionali (14,5).
L’Ecobarometro segna dunque tempesta.
E indica i responsabili.
Il 75,7 degli intervistati ritiene che il governo centrale potrebbe fare di più per risolvere i problemi ambientali.
Mentre il giudizio sulle amministrazioni locali, pur restando negativo, è meno severo: sono bocciate dal 61,5 per cento delle risposte.
Dal sondaggio emerge poi una grande speranza nei confronti delle fonti energetiche pulite.
L’indice di gradimento vede al primo posto il solare, seguito da eolico e idroelettrico.
Bocciato il nucleare: solo il 30 per cento delle risposte è a favore e si scende al 25 per cento se la prospettiva è quella di una centrale atomica nella regione in cui si vive.
Non si tratta solo di aspettative e giudizi teorici.
Molti degli intervistati hanno cominciato a fare quello che potevano.
Il 98 per cento usa lampadine ad alta efficienza, il 96 per cento ha comprato un elettrodomestico che riduce i consumi, il 73 per cento ha adottato una misura di coibentazione (dall’isolamento delle pareti ai doppi vetri).
E di fronte all’ultima, provocatoria domanda del sondaggio (avendo un milione di euro meglio investirli in una grande azienda automobilistica come la Fiat o aiutare una nuova impresa nel settore delle rinnovabili?) il 77 per cento degli intervistati ha optato per le rinnovabili.

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CRESPI RICERCHE: PER IL 51,2% LO SCONTRO NEL CENTRODESTRA E’ STATO VINTO DA FINI, SOLO PER IL 28,8% DA BERLUSCONI

Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile

PER IL 70,9% IL PROBLEMA DEL LAVORO E’ UNA PRIORITA’, PER IL 59,7% LO E’ IL SUD, PER IL 55,2% L’AMBIENTE E LA QUALITA’ DELLA VITA, PER IL 48,8% LE TASSE, PER IL 35,4% LA SICUREZZA, SOLO PER IL 24,6% L’IMMIGRAZIONE

I cittadini italiani si sono mostrati tiepidi rispetto al discorso del premier alla Camera e al Senato.
E’ certo che l’andamento ondivago degli ultimi mesi non ha favorito il giudizio della popolazione nei confronti della politica.
Appena il 50% lo ha ritenuto convincente. Per il 51,6% degli intervistati è stato efficace mentre il 52,8% lo ha ‘bollato’ come ‘equilibrato’. Solo il 45,4% degli italiani pensa che sia stato rassicurante.
Ma quali sono i temi che gli italiani vorrebbero al centro dell’attenzione delle attività  del governo?
Per piu’ di 7 cittadini su 10 la preoccupazione principale è rappresentata dal lavoro che si conferma il problema principale da Nord a Sud.
E’ il Mezzogiorno d’Italia invece il ‘tema’ sorpresa di questo sondaggio, occupando il secondo posto fra le aspettative dei cittadini che lo indicano con il 59,7% come una delle principali priorità  di cui il governo dovrebbe occuparsi.
L’altra sorpresa è la voce che si piazza al terzo posto con il 55,2% e cioè l’ambiente e la qualità  della vita. E’ forse la prima volta che una tematica di questo tipo si piazza cosi’ alta nei sondaggi.
Sotto il 50% (48,8%) è la percentuale di cittadini preoccupata dalle tasse.
Al 35,4% c’è la sicurezza che, insieme al 24,6% dell’immigrazione, rappresenta una quota di preoccupazione bassa.
Per il 31,1% dei cittadini è invece prioritario intervenire sulla giustizia.
E’ dunque importante comprendere la sintesi che l’opinione pubblica si è fatta, valutando come il discorso di Berlusconi rappresenti una chiusura della fase conflittuale della politica degli ultimi mesi che per il 51,2% è stata vinta dai finiani.
I berluscones ottengono invece il 28,8%.
Gli anti-berlusconiani si devono invece accontentare del 12,6% dell’opinione pubblica.

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NOVITA’ SUL RUSTICO DA 300.000 EURO CHE BRUNETTA HA COMPRATO PER 40.000 EURO: EMERGONO FATTI ANOMALI

Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile

NELL’INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEL PRESIDENTE PD DEL PARCO DELLE CINQUE TERRE CI SONO STRANI INTRECCI… ABUSI EDILIZI NELLA RISTRUTTURAZIONE DEL RUSTICO, IL VECCHIO PROPRIETARIO CHE DISPONE I LAVORI CHE POI VENGONO PAGATI DA BRUNETTA, UN COMPROMESSO FIRMATO UN ANNO PRIMA DAL MINISTRO…BRUNETTA POTEVA NON SAPERE CHE QUALCUNO GLI STAVA VENDENDO UN IMMOBILE A 1/8 DEL SUO REALE VALORE?

E’ di ieri il comunicato di Renato Brunetta: “il mio nome viene evocato nell’ambito di una vicenda cui sono totalmente estraneo, come chiarito dagli stessi inquirenti: non permetterò che la mia persona venga strumentalizzata”. Preso atto di quanto sopra, non si può nascondere che la vicenda abbia più di un aspetto poco chiaro.
Secondo accreditate fonti giornalistiche, gli accertamenti sul rustico ristrutturato a Riomaggiore, nelle Cinque Terre, e acquistato dal ministro, avrebbero preso avvio sulla base di qualche elemento emerso a Roma durante l’indagine sulla casa di Scajola.
Le successive indagini in Liguria si sono collegate poi a quelle già  in corso che, due giorni fa, hanno portato all’arresto di Franco Bonanini (Pd), presidente del Parco, del sindaco di Riomaggiore e di tutto il suo staff, compreso il comandante dell polizia municipale.
In tutto si tratta di 12 ordinanze di custodia cautelare con accuse gravissime che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato per 1 milione di euro, al falso ideologico, dalla corruzione alla concussione, dalla violenza privata all’associazione a delinquere.
Torniamo alla vicenda del rustico ristrutturato: era di proprietà  di Stefano Pecunia, il quale viene avvicinato dal geometra del Comune di Riomaggiore che gli chiede se volesse vendere il rustico a Brunetta.
Proposta subito accettata perchè “a gente come me non avrebbero mai dato il permesso di ristrutturarlo, per noi era inutilizzabile”.
Il giorno della firma del contratto preliminare di vendita era presente anche il presidente del Parco Bonanini che, pur essendo del Pd, è buon amico del ministro.
Sembrava avesse il ruolo di garante dell’operazione.
Chi ha fatto eseguire i lavori ora è indagato per abusi edilizi e falso, ovvero violazioni edilizie e certificazioni alterate.
Secondo gli inquirenti, la cricca locale perseguiva lo scopo di trovare a Brunetta un rustico a buon prezzo, di ristrutturarlo anche incorrendo in abusi e di reperire finanziamenti pubblici per poi compensare il valore delle spese dell’immobile.
Degli abusi edilizi ne risponde il proprietario di allora, ma è anche vero che quei lavori sono stati fatti in quanto Brunetta intendeva acquistarlo in buone condizioni.
Ne risponde certamente Stefano Pecunia, il vecchio proprietario, ma esiste anche un atto di compromesso tra costui e Brunetta che risale ad un anno prima.
I lavori vengono effettuati dal costruttore Carpanese che all’epoca della verifica aveva detto che non era stato ancora pagato da nessuno per l’importo concordato di 40.000   euro e di non aver alcun contratto scritto.
Oggi cambia versione e dice che sarebbe stato pagato con 40.000 euro attraverso due assegni e bonifici .
Pagato dal vecchio proprietario che gli ha ordinato i lavori?
No, dal ministro Brunetta che quindi sarebbe colui che ha realmente disposto i lavori.
Il tutto mentre Bonanini avrebbe cercato di dirottare dei finanziamenti pubblici per coprirne le spese.
Riepilogando: il presidente del Parco propone a Brunetta un rustico a prezzo scontato, chiede a Pecunia la disponibilità  a venderlo, il Pecunia fa fare i lavori a una ditta scelta da lui, ma poi li paga Brunetta.
Alla fine risulta versata solo una cifra di 40.000 euro a fronte di un rustico valutato ora 300.000 euro.
Prendiamo atto che Brunetta non sapesse nulla del regalo che qualcuno voleva fargli per ingraziarselo, in vista di non si sa bene cosa.
Ci chiediamo: come può un ministro e docente di economia pensare che l’immobile gli venga venduto a 40.000 euro ovvero a un ottavo del suo valore?
Possibile che non sia chiesto il motivo di quel prezzo stracciato?
Poteva non sapere Brunetta che il prezzo era completamente fuori mercato?
Attendiamo che Feltri approfondisca…

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CANAGLIE UMANE APPROVANO LA VIVISEZIONE ANCHE PER CANI E GATTI: DOPO 25 ANNI SI RITORNA INDIETRO

Settembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

I SERVI DELL’INDUSTRIA FARMACEUTICA, INVECE DI PROMUOVERE NUOVI METODI DI RICERCA, VOTANO AL PARLAMENTO EUROPEO UNA NUOVA DIRETTIVA CHE ALLARGA LE MAGLIE DELLA SOFFERENZA ANIMALE… ESPERIMENTI INUTILI E RIPETITIVI INVECE CHE QUELLI IN VITRO E CON SIMULATORI DEL METABOLISMO UMANO.. HANNO VOTATO CONTRO SOLO MUSCARDINI (FINI), RIVELLINI (PDL), MOTTA (UDC) MASTELLA (UDEUR)….ECCO I NOMI DI CHI HA VOTATO A FAVORE

La lobbie farmaceutica ha colpito ancora: dopo due anni di dibattito, della nuova normativa europea che avrebbe dovuto rafforzare i metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione sugli animali resta ben poco: solo dichiarazioni ipocrite di principio, un apparente e virtuale rafforzamento dei controlli e mille scappatoie.
Da un lato si afferma la volontà  di applicare solo procedure che provochino “il minimo del dolore” e sofferenza, dall’altra si lascia la porta aperta all’uso di animali in via estinzione, alla cattura di scimmie allo stato selvatico, alla possibilità  di deroghe per “prolungati livelli di dolore”, all’uso di cani e gatti randagi, all’utilizzo dello stesso animale per più esprimenti.
Se avete un cane o un gatto e perde il collarino identificativo, se si smarrisce rischia di finire in qualche laboratorio, in base all’art. 11 della nuova legge. Con la nuova direttiva si potrà  fare ricorso alla soppressione delle cavie per inalazione di anidride carbonica, una procedura che provoca altissimi livelli di sofferenza.
Si potranno altresì effettuare esperimenti dolorosi senza anestesia ed è stato eliminato il divieto si arrivare al livello più alto di sofferenza.
Siamo arrivati all’assurdo che con la vecchia direttiva nessun Stato poteva fare di meno, ma tutti potevano fare qualcosa di più a tutela degli animali, oggi è il contrario.
Dopo il trattato di Lisbona che indicava tra gli obiettivi di un’Europa moderna il rispetto degli animali, la direzione avrebbe dovuto essere quella della promozione di nuovi metodi di ricerca.
Si è invece andati nella direzione opposta: non bastano 12 milioni di animali sacrificati ogni anno alla presunta ricerca scientifica, ora aumenteranno le esecuzioni per foraggiare la lobbie delle aziende farmaceutiche e gli studi ben finanziati di qualche ricercatore.
A questa direttiva si sono opposti solo una quarantina di parlamentari europei, tra gli italiani la finiana Cristiana Muscardini, Rivellini del Pdl, Motta dell’Udc e Mastella dell’Udeur.
La Muscardini ha lottato a lungo e ancora adesso chiede che venga rivista la norma per “smettere di esercitare esperimenti inutili e ripetitivi, quando è risaputo che con esprimenti in vitro o con simulatori del metabolismo umano si possono raggiungere obiettivi più certi”.
Contrari anche i Verdi europei e l’Idv che hanno parlato di legge insensata e Rita Borsellino del Pd.
Voci contrarie in Italia anche da parte di Michela Brambilla e Umberto Veronesi.

Ecco l’elenco di chi ha votato a favore, così ve li ricordate Continua »

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LA STRAGE DEI CANI DA CACCIA: DIETRO L’AUMENTO IMPROVVISO DEGLI INCIDENTI MORTALI, IL RISARCIMENTO ASSICURATIVO?

Luglio 11th, 2010 Riccardo Fucile

ANCHE FEDERCACCIA PARLA DI CIFRE INSOLITE: 2.500 CANI MORTI DURANTE LE BATTUTE, 2.000 FERIMENTI E 900 CASI DI DANNI A PERSONE O COSE….IL TIMORE E’ CHE SIA QUALCHE CACCIATORE A UCCIDERE O FERIRE IL PROPRIO CANE: LA STRANA COINCIDENZA CON LA NUOVA POLIZZA ASSICURATIVA CHE   RISARCISCE FINO A 1.800 EURO

Il fedele amico dell’uomo tradito proprio dall’uomo?
Comincia a essere qualcosa di più di una semplice domanda: i cani che restano uccisi o feriti durante le battute di caccia, nell’ultimo anno, sono diventati troppo numerosi per non destare sospetti.
Una ecatombe.
Le stime di Federcaccia, l’associazione che rappresenta 350.000 dei 750.000 cacciatori italiani,   parlano di cifre preoccupanti e immotivate, rispetto agli anni scorsi.
Ben 2.500 cani morti durante le battute di caccia (soprattutto al cinghiale), circa 2.000 ferimenti e quasi 900 casi di danni provocate a persone o cose.
Il tutto bollato ufficialmente come “incidente”, con tanto di firma apposta dal veterinario che certifica il fatto accaduto.
Ma gli incidenti hanno avuto un’incidenza talmente esponenziale che ora qualcuno vuole vederci chiaro, chiedendo delle verifiche.
Il timore è che siano gli stessi cacciatori a uccidere o ferire per soldi il proprio fedele compagno per ottenere un risarcimento, o che si faccia passare una morte naturale per una derivata da una battura di caccia.
II sospetto deriva da una strana coincidenza, ovvero dalla stipula della nuova polizza assicurativa per il 2010 che Federcaccia ha sottoscritto con Ina-Assitalia e Assimoco.
L’assicurazione prevede per la prima volta infatti un risarcimento per la morte del cane che può arrivare fino a 1.800 euro, nella versione Silver (90 euro annui) e Gold (130 euro). Continua »

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