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APPALTI MOSE, INDAGATO ANCHE L’EX MINISTRO ALTERO MATTEOLI

Giugno 5th, 2014 Riccardo Fucile

COINVOLTO NON PER IL MOSE, MA PER ALTRI INTERVENTI DI CARATTERE AMBIENTALE ESEGUITI DAL CONSORZIO VENEZIA NUOVA

Un altro nome eccellente figura tra il centanaio di indagati nella nuova inchiesta sugli appalti del Mose, la grande opera a difesa di Venezia da alte maree e allagamenti.
Si tratta di Altero Matteoli, ex ministro dell’Ambiente e successivamente ministro ai Trasporti.
Lo si apprende da fonti della Procura di Venezia, che ha indagato Matteoli nell’ambito del maxi procedimento che ieri ha portato agli arresti 35 persone, tra cui il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni che, secondo fonti del Comune, è stato sospeso dall’incarico, assunto per il momento dal vicesindaco Sandro Simionato.
Matteoli, secondo indiscrezioni, sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito da Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dell’opera, accusato di aver condizionato l’assegnazione dei lavori con la creazione di fondi neri da destinare al finanziamento illecito.
Il coinvolgimento di Matteoli non riguarda però le opere del Mose, ma altri interventi di carattere ambientale eseguiti sempre dal Consorzio.
Matteoli ha sempre smentito un suo coinvolgimento nella vicenda.
I provvedimenti della Procura veneziana hanno portato in carcere 25 persone, 10 ai domiciliari.
Gli interrogatori inizieranno tra oggi e domani.
Dalle oltre 700 pagine dell’ordinanza di arresto firmata dal gip di Venezia Alberto Scaramuzza emerge l’affresco di un sistema illecito che per anni avrebbe visto imprenditori pagare ‘stipendi’ a politici e autorità  incaricate di vigilare sulla correttezza dei lavori, per ottenere in cambio favori o per evitare controlli.

(da “La Repubblica“)

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“MILIONI A MATTEOLI TRAMITE UN COSTRUTTORE AMICO”: INCHIESTA MOSE, LA DENUNCIA DI DUE COSTRUTTORI

Giugno 1st, 2014 Riccardo Fucile

I SOLDI SAREBBERO ARRIVATI ALL’EX MINISTRO TRAMITE ERASMO CINQUE DELLA SOCOSTRAMO SRL, GIA MILITANTE DI ALLEANZA NAZIONALE, ENTRATO NELL’APPALTO GRAZIE ALLE INSISTENZE DI MATTEOLI

Quattro giorni fa la notizia di una notifica per la trasmissione di atti al Tribunale dei ministri.
Oggi l’affaire Mose e i motivi per cui l’ex ministro dell’Ambiente e delle Infrastrutture Altero Matteoli è finito nei guai sono più chiari.
Soldi, “milioni di euro”, sarebbero arrivati tramite un amico, l’imprenditore Erasmo Cinque della Socostramo srl, all’attuale senatore di Forza Italia.
Il presunto giro di tangenti, come riportano oggi Il Corriere della Sera e Il Tirreno, verrà  quindi vagliato dal Tribunale dei ministri a cui sono arrivati due faldoni di atti dai pm di Venezia.
Il nome di Cinque era spuntato nelle intercettazioni dell’inchiesta Bertolaso-G8 ed la sua impresa si è associata alla Mantovani per la costruzione della Piastra dell’Expo.
Il filo tra il senatore e il costruttore due è quello che fu il partito Alleanza nazionale. Matteoli coordinava il partito in Toscana, mentre l’imprenditore si occupava dell’ufficio studi e coordinamento.
A chiamare in causa Cinque e Matteoli, che nei giorni scorsi ha assicurato che avrebbe fatto chiarezza, sarebbero stati due imprenditori indagati da mesi.
Il condizionale è d’obbligo perchè i verbali di queste dichiarazioni sono segretati. Piergiorgio Baita, ex ad della Mantovani arrestato lo scorso il 28 febbraio 2013 per fatture false, avrebbe iniziato a raccontare un meccanismo poi confermato dall’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, arrestato il 12 luglio 2013 nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti truccati.
Anche il responsabile amministrativo della Mantovani Nicolò Buson (anche lui arrestato nella prima tranche dell’inchiesta) avrebbe confermato.
Ora, dopo diversi interrogatori, tutti sono tornati tutti in libertà .
Cuore dell’inchiesta l’affidamento degli appalti da parte del Magistrato alle acque al Consorzio Venezia Nuova per gli interventi per la salvaguardia della laguna e anche per le bonifiche.
Proprio la Mantovani, impresa che ha vinto l’appalto per la cosiddetta Piastra dell’Expo, inserita nel Consorzio stesso avrebbe vinto le gare.
E grazie alle insistenze di Matteoli a far parte del Consorzio sarebbe entrata l’impresa romana di Cinque, chiamata per le bonifiche dei terreni inquinati di Porto Marghera. L’imprenditore, indagato per corruzione secondo alcuni quotidiani, avrebbe avuto il ruolo quindi di collettore di bustarelle destinate al politico. Questa l’ipotesi dei pm di Venezia.
La difesa ha già  iniziato lo studio degli atti e nei prossimi giorni ai magistrati depositeranno una memoria difensiva ai tre giudici del Tribunale dei ministri perchè valutino l’archiviazione oppure l’incriminazione.
E Matteoli, già  nei giorni scorsi, ha fatto sapere che è a disposizione per chiarire tutto.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A FISICHELLA, IL FONDATORE DI AN: “LA DESTRA NON INSEGUA LA DEMAGOGIA”

Marzo 15th, 2014 Riccardo Fucile

“UNA DESTRA IN ITALIA E’ NECESSARIA, MA OCCORRE UN PROGETTO, NON BASTA METTERSI INSIEME SOLO IN VISTA DELLE ELEZIONI EUROPEE”… “AN RIUSCI’ AD ATTRARRE FORZE ESTERNE, NON VEDO TENTATIVI IN TAL SENSO”

Il fondatore di An, Fisichella: «Non credo alla democrazia dei tweet Noi riuscimmo ad attrarre la società  civile, ora tutto questo manca»
Premette subito: «La mia valutazione è che in Italia, anche in ragione della crisi economica che il Paese sta attraversando, una forza partitica di destra, capace di esprimere alcuni valori fondanti e di affrontare nuove sfide, è necessaria. C’è una esigenza di destra nel Paese».
E come è possibile recuperarla?
«Per ora vedo schegge che tentano di recuperare un’unità , qualche gruppo personale ancora in cerca di identità ».
Non sembra essere fiducioso…
«Getta un’ombra su questa operazione politica il fatto che avvenga alla vigilia delle elezioni europee. Si corre il rischio di dare la sensazione che sia un progetto solo per dare a qualcuno la possibilità  di correre. Personalmente immagino un percorso più a medio termine per avere successo».
Senatore, veniamo ai contenuti. Che cosa ne pensa di quelli esposti domenica scorsa a Fiuggi?
«Mi sembra di aver ascoltato qualche appello un po’ demagogico. Capisco la protesta contro l’euro e anche la necessità  di difendere il Paese. Ma non basta la protesta per avere una prospettiva seria. Quanto invece al tema del popolo sovrano, che ho sentito evocare, mi preme rilevare che se ci troviamo in un sistema rappresentativo, la sovranità  della Nazione. Detto questo, credo anche poco alla democrazia dei cinguettii e all’inconsistenza che spesso esprimono».
Si riferisce a twitter?
«Lasciamo perdere, parliamo di cose serie. A suo tempo è stato scelto un sistema politico di tipo parlamentare-assembleare che aveva già  fallito di fronte al fascismo. Questo è il sistema vigente e dentro questo dobbiamo muoverci. La destra ne deve tener conto, spiegando bene come vuole correggerlo. Per esempio, poichè è stato evocato il presidenzialismo si intende l’elezione popolare del Capo dello Stato, sono profondamente complesso».
Lei è il coniatore del nome “Alleanza nazionale”. Come vede la sua riedizione ad opera della Meloni?
«Mi permetta di fare un breve excursus storico. Il 19 settembre 1992, sul Tempo , esce un fondo a mia firma in cui si parla della necessità  di formare un’alleanza nazionale. Il 1 ottobre un successivo articolo, sempre a mia firma, viene specificato meglio il progetto e il titolo era ‘Sulle macerie della partitocrazia’. Spesso ho letto ricostruzioni secondo cui il progetto di Alleanza nazionale rinvia a Pinuccio Tatarella. Questo non mi pare plausibile. Il 27 aprile del 1993 sull ‘Unità  , a firma Letizia Paolozzi, viene pubblicata una mia intervista. Solo dopo questa intervista Tatarella mi telegrafò chiedendomi un appuntamento. Di là  ci siamo visti e abbiamo cominciato a discutere di quella che sarebbe poi diventata Alleanza nazionale».
Perchè questa puntualizzazione storica?
«Semplicemente per amore della verità . E anche per sottolineare come i comunisti, o magari i loro eredi, furono tra i primi a comprendere l’importanza di quella novità  politica».
Allora-oggi. Sono passati venti anni. Che analogie e quali differenze storiche trova tra quella An e Fratelli d’Italia?
«Torniamo alla storia. Dopo quell’incontro con Tatarella, il 22 gennaio 1994 si arrivò all’assemblea costituente di An. Il programma prevedeva alcune relazioni introduttive: nell’ordine, Fisichella per la politica interna, Armani per la politica economica, Rebecchini per la politica sociale, Ramponi per la politica tributaria, Selva per la politica estera. Voglio far notare che nessuno dei personaggi citati proveniva dall’esperienza del Movimento Sociale Italiano. L’atmosfera in cui nacque An era di apertura verso l’esterno, fu quella di mettere assieme esperienze diverse e che talvolta fino a quel momento non erano nemmeno impegnate in politica: provenivano dalla società  civile».
Vuole sostenere che FdI non è riuscita ad attrarre forze esterne?
«Mi pare poco finora rispetto a quella che fu Fiuggi nel 1995, il congresso fondativo di An».
Come giudica invece le frasi di Gianfranco Fini?
«Non le giudico. Penso che un uomo politico abbia tutto il diritto di cambiare idea e di seguire anche nuovi percorsi. Naturalmente anche di pagarne le conseguenze. Le ricordo che io lasciai Alleanza nazionale non approvando la riforma della devoluzione. E lo feci dopo che mi era stato assicurato, da Fini in persona, che mai e poi mai An avrebbe votato quella riforma, che peraltro aveva un sottofondo di secessionismo, come era stata proposta dalla Lega. Così non avvenne e andai via».

Fabrizio dell’Orefice
(da “il Tempo”)

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“MIO NIPOTE MI HA INGANNATO”: GERONIMO LA RUSSA E LA LITE SUL PATRIMONIO DELLA NONNA

Marzo 13th, 2014 Riccardo Fucile

LA STORIA DI UNA POLIZZA VITA DA 175.000 EURO SOTTOSCRITTA A 86 ANNI DI ETA’… CON LUI COME BENEFICIARIO

«Scrivo la presente lettera perchè resti memoria di quanto accaduto».
Inizia così un documento che rivela una diatriba familiare di cui si è reso protagonista Geronimo La Russa.
A firmare la lettera è Lidia Peveri, nonna del primogenito dell’ex ministro Ignazio La Russa, scomparsa nell’ottobre del 2013.
E lo fa, racconta, per conservare il ricordo di quello che lei stessa definisce «un inganno» perpetrato ai suoi danni dal nipote nell’agosto 2010, quando la signora aveva 86 anni e Geronimo, tra le altre attività , rivestiva un incarico pubblico di una certa importanza, quello di vice presidente dell’Aci di Milano.
Lidia Peveri spiega che, dopo la morte del marito, avvenuta nel gennaio 2010, «mio nipote Geronimo si volle interessare della mia situazione economica» e «con varie argomentazioni insistette affinchè aprissi un conto presso la sua banca di fiducia e vi depositassi parte del denaro».
Giunti all’agenzia Unicredit di piazza San Babila, a Milano, «pochi minuti prima della chiusura, mi furono posti innanzi molti fogli che venni invitata a firmare subito, data la imminente chiusura, e che quindi non feci in tempo a leggere.
Li firmai fidandomi di mio nipote, nella certezza di solo depositare i miei denari», continua la memoria.
Dopo qualche mese, però, la signora Lidia decise di riportare il suo patrimonio più vicino a casa sua, nei pressi di Melegnano, a qualche chilometro di distanza dalla città : «Ebbi la tristissima sorpresa di scoprire di essere stata ingannata e di aver quel giorno sottoscritto una polizza di assicurazione a beneficio, guarda caso, di mio nipote».-
«l’Espresso», che pubblica la storia nel numero in edicola venerdì 14 marzo, raccontando come l’ingente patrimonio dei nonni materni di Geronimo sia stato distribuito fra i vari rami della famiglia, ha potuto consultare i documenti citati nella memoria: la polizza è datata 5 agosto 2010, è emessa da CreditRas e prevede un premio unico versato alla sottoscrizione dalla signora Peveri di 175 mila euro.
Il beneficiario unico è Geronimo La Russa.

Camilla Conti e Luca Piana
(da “l’Espresso“)

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IL GIOCO DELLE PARTI, STORACE ATTACCA LA MELONI: “NO EURO E FUORI DAL PPE? DUE ANNI FA VOTAVA ANCORA LA FIDUCIA A MONTI”

Marzo 11th, 2014 Riccardo Fucile

ORA SI CONTENDONO UN ELETTORATO “CRITICO” VERSO BERLUSCONI PER POI ALLEARSI O METTERSI IN LISTA CON LUI: SONO ANNI CHE NON SI SMUOVONO DALLA SILVIODIPENDENZA E AL CAVALIERE FANNO GIOCO

Francesco Storace, grande assente di Fiuggi…
«No, guardi, se cominciamo così lasciamo perdere, non mi va più di fare l’intervista».
Il leader de La Destra non è persona che perda facilmente il sorriso. Ma stavolta il tono delle sue parole è amaro, scontroso, con nessuna voglia di scherzare.
«Se non c’ero a Fiuggi non è stato certamente per mia volontà  – spiega – ma perchè non mi hanno voluto. Non che pretendessi di avere qualche ruolo in particolare. Mi bastava un invito, alla stregua di Quagliariello o del rappresentante di Sel».
Come si è spiegato il mancato invito?
«Non me lo sono spiegato. Probabilmente non c’è nessun interesse a tentare una ricomposizione, ma è difficile chiarirsi certi meccanismi. Pssa la voglia persino di fare polemiche, meglio chiuderla qui».
Cosa si aspettava da Giorgia Meloni?
«Avrei voluto un appello sincero all’unità . Invece c’è stato solo un dire e un non dire. Condito da diverse insinuazioni su quelle che sarebbero le mie intenzioni per il futuro. Si preoccupi del futuro dell’Italia, non del mio».
C’è invece qualcosa che l’ha colpita positivamente?
«Il discorso pronunciato da Giorgia è largamente condivisibile. Il problema è che sono solo parole. Mentre la credibilità  si basa sui fatti».
A cosa allude?
«Penso alla presa di posizione contro l’euro. Eppure loro sono gli stessi che hanno votato la fiducia al governo Monti. Noi la battaglia contro la moneta unica l’abbiamo fatta in tempi non sospetti. Era il 3 marzo 2012 e portammo in piazza ventimila persone. Proprio mentre loro in Parlamento sostenevano il governo tecnico. Altro che Marine Le Pen. Per non parlare della faccenda del Ppe…».
Parliamone.
«In passato la Meloni ammoniva: “Guai a tornare nostalgicamente indietro”. Ora invece hanno cambiato idea. Il che è legittimo se però si risparmiano prediche agli altri. La verità  è che se le parole di adesso fossero state identiche ai fatti di ieri non avrebbero avuto problemi a invitarci. Invece hanno avuto paura del richiamo della coscienza, per questo non ci hanno voluti».
L’unità  della destra è definitivamente compromessa?
«La Meloni, con la replica di domenica, certamente non ha aiutato. Ma il discorso va allargato. Questo nuovo partito come si pome con il tema delle alleanze? Vuole o non vuole stare con il centrodestra? Anche parlare di Berlusconi in quella maniera non è stato carino…».
In che senso?
«Sono stati per quattro anni nel suo stesso partito, sono stati ministri con lui e ora lo attaccano. Ma così l’elettorato di destra non te lo riprendi. An valeva il 15%. Adesso quei voti sono almeno per metà  in Forza Italia. Sperano di riconquistarli insultando il leader di quel partito? Vuole sapere i motivi dello scontro con Fini? Sono diventati concorrenti nell’antiberlusconismo».
Berlusconi non può essere messo in discussione?
«Guardi, io con il Cavaliere ho avuto anche scontri duri. Penso a quando, nel 2008, subì il veto di Fini alla presenza de La Destra nella coalizione. Anche noi, in quel contesto, facemmo un “miracolo” in quaranta giorni, conquistando il 2,5% dei voti. Ma quella storia è indicativa anche sotto un altro punto di vista».
Quale?
«Quando convinsi la Santanchè a guidare quella battaglia non le dissi “se ti va, vieni”. La corteggiai, ci fu un’opera di avvicinamento. In politica, a volte, bisogna anche saper essere garbati. Dall’altra parte, invece, c’era Fini che ci attaccava e la Meloni che lo spalleggiava contro di noi. Anche lei, all’epoca, tuonava contro i partitini. E adesso?».
È vero che andrà  con Berlusconi?
«Intanto la Direzione de La Destra, prima del congresso di Fiuggi, aveva varato la doppia tessera. Anche quello voleva essere un segnale distensivo. Ma non è stato colto. Ora convocherò il comitato di presidenza, ascolterò i vari orientamenti e decideremo. Un’idea me la sono fatta, ma ne parlerò solo quando diventerà  qualcosa di più concreto».

Car. Sol.
(da “il Tempo”)

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ORA MANCA SOLO LA BEGAN: ANCHE BOCCHINO ENTRA NEL CDA DELLA FONDAZIONE AN

Gennaio 30th, 2014 Riccardo Fucile

ALEMANNO FA ENTRARE L’EX FLI E PUNTA A VINCERE LE PRIMARIE DI CASEGGIATO DI FDI CON LA MELONI… SE MAI LE PRIMARIE SI TERRANNO

Italo Bocchino verso l’ingresso nel cda della Fondazione Alleanza Nazionale. L’approdo dell’ex colonnello finiano nell’organo che gestisce il patrimonio del partito di Fiuggi sarebbe stato caldeggiato da Gianni Alemanno e non avrebbe trovato particolari opposizioni in altri esponenti come Ignazio La Russa.
Peraltro, l’allargamento del consiglio di amministrazione era già  nell’aria dopo che lo stesso cda aveva licenziato una delibera, lo scorso ottobre, nella quale si prevedeva l’innalzamento dei membri dai 14 «storici» a un massimo di 21. La prima a beneficiarne fu Giorgia Meloni, il cui ingresso fu ufficializzato alla vigilia dell’assemblea dell’Ergife che avrebbe concesso l’utilizzo del contrassegno elettorale di An a Fratelli d’Italia per gli appuntamenti con le urne che si sarebbero tenuti nel corso del 2014.
Ora toccherebbe a Bocchino, anche se l’ufficialità  non dovrebbe arrivare prima di qualche settimana.
E questo spiegherebbe anche l’attivismo dell’ex colonnello finiano, che il prossimo 5 febbraio introdurrà  il convegno «Il Centrodestra nella Terza Repubblica» organizzato dalla Fondazione Alleanza Nazionale e dalla Fondazione Tatarella.
Circostanza peraltro già  criticata da Francesco Storace che, dalle colonne del suo Giornale d’Italia , aveva ironizzato sui «volti nuovi» del prossimo centrodestra in Italia.
Sempre sul fronte più propriamente politico, le primarie per la leadership e il simbolo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale stanno registrando qualche frenata.
Dovrebbero tenersi il 22 e il 23 febbraio e inizialmente i nomi dei candidati avrebbero dovuto essere ufficializzati lo scorso sabato 25 gennaio, nel corso di un comizio a Cagliari per le Regionali sarde.
All’ultimo momento, però, il termine per la presentazione delle candidature è stato posticipato di una settimana.
Tra le motivazioni, anche il dibattito sulla legge elettorale che, se dovesse essere approvata nella formula immaginata da Berlusconi e Renzi, costituirebbe una vera e propria ghigliottina per i piccoli partiti.
Anche in virtù di questo si era registrato un riavvicinamento tra Francesco Storace e Giorgia Meloni, culminato in un incontro nel quale i due si erano dati appuntamento a dopo le primarie per discutere di un eventuale percorso congiunto di Fratelli d’Italia e il Movimento per An.
Il riavvicinamento, però, avrebbe spostato l’asse della formazione più a destra e non sarebbe graditissimo all’anima centrista della Officina per l’Italia, capeggiato da Luciano Ciocchetti, che a sua volta starebbe riflettendo su un’ipotetica candidatura in prima persona.
Riflessioni che starebbe facendo anche Gianni Alemanno, che nelle ultime ore sembra essere diventato lo sfidante più accreditato di Giorgia Meloni.
Resta in piedi, infine, l’ipotesi di un ulteriore rinvio della consultazione, che inizialmente era prevista a fine gennaio.
E c’è anche chi parla di annullamento. Tanta confusione. Forse troppa per un progetto che si proponeva l’obiettivo ecumenico di riunire sotto un’unica bandiera tutti gli esponenti della destra italiana dopo la diaspora causata dall’annessione dell’An finiana al Popolo della Libertà .

(da “il Tempo”)

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LA MELONI GIOCA ALLA “PRIMARIA”, STORACE PUNTA A FARE L’ALA DESTRA DI FORZA ITALIA

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

IL CALCIOMERCATO DEGLI EX AN STA PER CHIUDERE: TUTTI CERCANO UN INGAGGIO… VOLEVANO RICREARE AN, HANNO FINITO PER ALLONTANARE I POCHI SPETTATORI SUGLI SPALTI PER UN GIOCO BOLSO E PER LE TROPPE LITI IN CAMPO

La Destra di Storace potrebbe confluire nella nuova Forza Italia.
L’indiscrezione è stata lanciata dal giornalista Carlantonio Solimene de Il Tempo, storico quotidiano romano.
«Il leader de La Destra — si legge – secondo rumor che si fanno sempre più insistenti, sarebbe tentato dall’approdo a Forza Italia.
Nelle scorse settimane avrebbe più volte discusso con Silvio Berlusconi dell’opportunità  di creare un’ala destra del partito capace di raccogliere i voti della defunta Alleanza Nazionale».
Un’ipotesi che prenderebbe quota dopo il sostanziale arenarsi delle trattative tra i FdI di Giorgia e Ignazio La Russa e La Destra di Storace e Musumeci, finalizzate a concorrere sotto lo stesso simbolo, la fiamma della vecchia An, alle prossime europee del 25 maggio.
Di fronte allo sbarramento del 4% per le Europee e del 5% alle prossime politiche (con un 12% per la coalizione) o un 8% se ci si presenta in solitudine, le prospettive sono pari a zero sia per F:d.I. (che viaggia intorno al 2%) che per la Destra (data all’1%).
La Meloni, come l’orchestrina del Titanic che continuava a suonare mentre la nave affondava, pensa a fare le primarie del condominio, spacciandole per una cosa seria.
Chissà  che coda ci sarà  a votare per incoronarla leader del nulla…
Il colpo di essersi impossessata del simbolo   di An (che inserirebbe all’interno di quello di Fdi) ha avuto un riscontro pari a zero virgola: gli elettori ormai sono stanchi di riciclaggi.
I limiti della Meloni si sono confermati in tutta evidenza di fronte alla legge truffa proposta da Renzi: quello cerca di soffocare i partiti piccoli e lei sa solo replicare che l’importante sono le preferenze.
Il suo tentativo di porsi come leader emergente di una Nuova destra è naufragato per gli evidenti limiti politici: invece che rottamare e rinnovare, ha finito per riciclare vecchi tromboni, affiancare i leghisti su temi beceri, essere perennemente al servizio di Berlusconi   e incarnare il vecchio modo di fare politica.
Sotto i   marò, il nulla.
Il suo destino? Contrattare a tempo debito con l Cavaliere (o con Alfano) qualche poltrona per sè e qualche conoscente.
La grande “fase costituente” della destra italiana è finita ancor prima di cominciare: come avevamo previsto, gli inviati del Cardinale tornano tutti in Curia.
Ultimo dettaglio tecnico: anche in coalizione con Forza Italia sia Fdi che La Destra se non raggiungono il 5% non eleggono alcun deputato.
Quindi la scialuppa di salvataggio potrà  essere solo nominale e riservata a pochi (inseriti nelle liste bloccate di Forza Italia).
Con un esito comico: qualcuno che oggi reclama le preferenze sarà  eletto/a solo grazie alla lista bloccata di Papy.
Resta il premio di consolazione: il tesoretto di An…

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I FRATELLI D’ITALIA COME GLI SCAFISTI, IMBARCANO ANCHE ITALO BOCCHINO: GLI ITALIANI RESPINGONO IL GOMMONE ALL’1,9%

Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile

E’ GIALLO ANCHE SUL “MARCHIO” ALLEANZA NAZIONALE: PER L’USO DEL SIMBOLO MANCA IL VIA LIBERA DEL MINISTERO… IL MOVIMENTO PER ALLEANZA NAZIONALE ANNUNCIA ALTRI RICORSI

Il cda della Fondazione Alleanza Nazionale ha ratificato ieri la delibera che concede l’utilizzo del simbolo di An a Fratelli d’Italia.
Da questo momento il partito di Ignazio La Russa e Giorgia Meloni sarebbe quindi libero di usare il simbolo come meglio crede.
Potrebbe riprodurlo in piccolo all’interno del logo di Fratelli d’Italia, usarne solo una parte (la scritta Alleanza Nazionale al posto di Centrodestra Nazionale?) o, per assurdo, non utilizzarlo in nessun modo.
Al termine di un Consiglio di amministrazione che non ha riavvicinato le posizioni tra i duellanti restano però alcune incognite.
E la prima riguarda la reale possibilità  della Fondazione di assegnare un simbolo sulla cui proprietà  non si è mai fatta completamente chiarezza.
A rafforzare le tesi di chi – come il Movimento per Alleanza Nazionale – nega alla Fondazione la titolarità  del logo arriva un documento svelato dal Tempo ma consultabile da chiunque al sito del Ministero per lo Sviluppo Economico. Si tratta della pratica che certifica la richiesta, da parte della Fondazione, dell’utilizzo del marchio di Alleanza Nazionale. Una richiesta – si legge alla pagina http://www.uibm.gov.it/uibm/dati/stampa_elenco_info.aspx?load=info_stampMain&id=2209298&table=TradeMark – che è stata avanzata solo il 19 novembre del 2013 e che, stando al documento aggiornato al 6 gennaio 2014, è ancora allo stato «in lavorazione».
In attesa del via libera, quindi, la Fondazione non avrebbe nessun diritto a usare il marchio della defunta Alleanza Nazionale.
Ed è probabile che chi ha avversato fin dall’inizio il percorso scelto dai vari Alemanno, La Russa e Meloni, approfitti anche di questa circostanza per chiedere l’invalidazione della delibera.
In termini legali la faccenda è complessa, dato che la legge fa distinzione tra simbolo (il logo in sè), marchio (che copre lo sfruttamento «commerciale») e contrassegno elettorale. A vedersela saranno gli avvocati.
Per il momento, resta la decisione ratificata ieri dal cda.
Un’approvazione tutt’altro che unanime.
A dare il via libera all’assegnazione del simbolo a Fratelli d’Italia sono stati infatti otto consiglieri su quindici. Oltre ai promotori della mozione che ha prevalso all’assemblea – Meloni, La Russa e Alemanno – a dare parere positivo sono stati Antonino Caruso, Roberto Petri, Maurizio Leo, Francesco Biava e – via telefono – Pierfrancesco Gamba. Donato Lamorte ed Egidio Digilio si sono astenuti, così come, per dovere di neutralità , il presidente della Fondazione Franco Mugnai. Non hanno partecipato al voto, invece, gli apertamente contrari Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Giuseppe Valentino e Marco Martinelli.
Gasparri e Matteoli hanno anche fatto mettere a verbale la nota congiunta che affidarono alle agenzie già  il 14 dicembre, subito dopo la contestatissima assemblea dell’hotel Ergife.
Nota nella quale si denunciava una «evidente violazione di regole statutarie» e si paventavano iniziative legali contro la votazione che aveva visto soli 290 «sì» sugli oltre seicento aventi diritto al voto e gli oltre mille iscritti alla Fondazione
Chi è già  passata dalle parole ai fatti è Adriana Poli Bortone, tra gli animatori del Movimento per Alleanza Nazionale, che lo scorso 23 dicembre ha presentato una diffida extragiudiziaria contro le deliberazioni dell’assemblea.
Per ora i fautori della mozione vincitrice non se ne curano: Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Gianni Alemanno esprimono «grande soddisfazione per questa decisiva tappa di crescita del processo di larga unificazione dell’area politica e culturale che An voleva rappresentare sin dalla sua nascita a Fiuggi nel 1995»
Meno pubblicizzato è l’avvicinamento di Italo Bocchino, che sarebbe pronto a recitare un ruolo da protagonista.
Un entusiasmo che, però, non sembra al momento contagiare gli elettori. Il sondaggio Ipsos svelato martedì da Ballarò ha attribuito a Fdi-An solo l’1,9%, esattamente lo stesso risultato ottenuto alle Politiche 2013.
Il presunto valore aggiunto del simbolo con la Fiamma sembra ridimensionato da litigi e spaccature.

(da “il Tempo”)

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FONDAZIONE AN, I CONGIUNTI SI AUTORIZZANO DA SOLI AD UTILIZZARE IL SIMBOLO DI AN

Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile

SORELLE D’ITALIA E PARENTADO ACCHIAPPANO IL DIVANO CON LE TARME LASCIATO IN EREDITA’, MA LE POLTRONE A STRASBURGO CON IL 2% NON LE PRENDONO NEANCHE IN LIQUIDAZIONE… STORACE E LA POLI BORTONE PARLANO DI “VERGOGNA” E SI PRESENTERANNO LO STESSO CON “MOVIMENTO PER AN”

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Alleanza Nazionale ha deliberato con 8 voti favorevoli (degli stessi interessati) e 2 astenuti di rendere operativa la decisione presa il 14 dicembre 2013 dall’Assemblea plenaria della Fondazione stessa che autorizza l’utilizzo, in tutto o in parte, del simbolo di Alleanza Nazionale unitamente a quello di Fratelli d’Italia per le elezioni che si terranno nel 2014.
L’affitto del mobilio con le tarme è annuale, come per i loculi, pardon, i locali uso ufficio per le “aziende volanti”.
Serviranno (forse) ad assicurare uno 0,1% in più alle elezioni amministrative, regionali ed europee per l’anno in corso.
Non si impegnano per l’affitto del 2015 anche perchè non è detto che sopravvivano al bilancio elettorale.
“Fratelli d’Italia” ingloberà  il simbolo che fino a poco tempo fa non voleva all’interno del proprio, grazie al golpetto interno alla Fondazione del dicembre scorso e ratificato nel pomeriggio di oggi.
Non è stato raggiunto alcun accordo con il “Movimento per An” che vedeva riunite La Destra, Futuro e Libertà  e Noi Sud, quindi ognuno andrà  per suo conto.
Nel comunicato stampa Fratelli d’Italia parla di ” adesione al progetto di numerosi esponenti di rilievo provenienti da An oltre ad altri che ne condividono i valori pur essendo espressione di altre aree culturali e politiche”.
A trovarli…
Vi sarà  un congresso passerella con una Segreteria generale che prevede, oltre ai tre fondatori di Fratelli d’Italia Guido Crosetto, Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, e a Gianni Alemanno, gli ex ministri Mario Landolfi, Antonio Guidi, Giulio Terzi di Sant’Agata e Gaetano Rasi, oltre al senatore in carica Aldo Di Biagio, eletto nella circoscrizione estero Europa. Hanno aderito anche il parlamentare europeo Pdl Salvatore Tatarella e la figlia di Donna Assunta Almirante, Giuliana De Medici, così siamo a posto.
Ma a guastare la festa arriva il comunicato di Adriana Poli Bortone, portavoce del Movimento per Alleanza Nazionale. «Oggi coloro che entusiasticamente celebrarono il funerale di Alleanza Nazionale, giovani donne o anziani che fossero, dopo aver sostenuto per mesi che rimettere in piedi An sarebbe stata una immangiabile minestra riscaldata, improvvisamente si sono innamorati della defunta An al punto da pretenderne il simbolo per dilaniare anche quello. Un motivo di tali innamoramenti certamente ci sarà , anzi più di uno, e su questi motivi d’ora in poi dovranno essere impegnate tutte le autorità  competenti. An e Msi non sono brandelli di Fratelli d’Italia».
Poli Bortone, Fli e   Francesco Storace pensano a presentare alle prossime elezioni il proprio movimento di ex An, distante dal soggetto che nascerà  dall’allargamento di Fratelli d’Italia: «Noi del Movimento per An continueremo nelle nostra onesta battaglia ideale e fin da domani inizieremo la raccolta di firme per le elezioni amministrative ed europee».
Insomma, doveva essere il momento del rinnovamento della Destra, auspicato a parole, e ci si ritrova vecchie cariatidi riciclate, personaggi inquisiti e politici fallimentari che non potranno neanche essere presentati nel collegio dove vivono.
Ma un giocattolo “sora photoshop” l’ha ottenuto: le primarie da condominio.
“Prorogate fino al 15 febbraio” fanno sapere dalla direzione del circo Barnum che ha piantato le tende alla Garbatella.
Biglietti omaggio disponibili presso la sede di Forza Italia: affrettatevi, lo spettacolo sta per iniziare.

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