Destra di Popolo.net

LA SECONDA VITTIMA ITALIANA E’ LUCA RUSSO DI BASSANO DEL GRAPPA

Agosto 18th, 2017 Riccardo Fucile

ERA IN VACANZA CON LA FIDANZATA… SU FB SCRIVEVA: “NASCIAMO SENZA PORTARE NULLA, MORIAMO SENZA PORTARE VIA NULLA. ED IN MEZZO LITIGHIAMO PER POSSEDERE QUALCOSA”

C’è il nome di un altro italiano dalla triste Spoon River delle vittime dell’attentato di Barcellona.
Si tratta di Luca Russo, 25 anni, residente a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Originario di Marostica, il giovane si sarebbe laureato in ingegneria energetica a Padova appena un anno fa.
Era in vacanza nella città  catalana con la fidanzata, Marta Scomazzon: anche la ragazza sarebbe stata travolta dal furgone ed è ferita in modo non grave.
I due prestavano insieme servizio di volontariato presso la Croce Verde di Bassano.
La conferma della morte di Luca Russo e dell’altro giovane italiano, Bruno Gulotta, è arrivata intorno alle 13.30.
Con il capo dell’Unità  di crisi della Farnesina che ai microfoni del Tg1 ha detto: “Confermo le due vittime italiane. Siamo in contatto con i loro familiari e li stiamo assistendo. Ci sono stati anche tre feriti, due dei quali sono stati dimessi. La terza, Marta, è la fidanzata di Luca Russo, ed è ancora ricoverata in ospedale per alcune fratture, ma non è non in condizioni gravi”.
Pochi minuti dopo la conferma della morte di Luca, sul profilo Facebook della sorella è apparso un appello: “Aiutatemi a riportarlo a casa”.
E intanto sono numerosi gli amici che stanno invece lasciando un ultimo saluto a Luca sotto l’ultimo messaggio che il ragazzo aveva postato sul suo profilo Facebook e che oggi suona drammaticamente profetico: “Nasciamo senza portare nulla, moriamo senza portare via nulla. Ed in mezzo litighiamo per possedere qualcosa”.
Il Presidente della regione veneto Luca Zaia,ricorda il giovane su Facebook: “Il Veneto perde uno dei suoi figli e la memoria non può che ritornare all’attentato del Bataclan, in cui è stata barbaramente uccisa la nostra Valeria Solesin”. Per poi aggiungere: “Ho dato disposizioni affinchè le bandiere dei palazzi regionali siano poste a mezz’asta in segno di lutto per Luca, alla cui famiglia ci stringiamo con sincero affetto, assicurando che la Regione è a disposizione per qualsiasi necessità “.
Bassano del Grappa, dove si sta già  organizzando per stasera una fiaccolata in onore del ragazzo, si stringe intorno alla sua famiglia.
“Non conoscevo direttamente Luca ma quello che mi stanno raccontando i suoi amici è toccante” dice il sindaco Riccardo Poletto.
“Tutti me lo descrivono come un ragazzo eccezionale che aveva veramente voglia di fare e di fare bene”.
La città , racconta il primo cittadino, è incredula: “Lo sbigottimento e l’incredulità  erano già  grandi ieri quando non ci si capacitava di quello che era accaduto. Apprendere ora che la cosa ha toccato un nostro figlio, ci lascia senza parole”.

(da “La Repubblica”)

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BRUNO, 35 ANNI, SULLA RAMBLA CON LA FAMIGLIA: C’E’ UN ITALIANO TRA LE VITTIME DEI TERRORISTI

Agosto 18th, 2017 Riccardo Fucile

LA COMPAGNA: “TRAVOLTO DAVANTI AI DUE BAMBINI”… IL COMMOSSO RICORDO DEI COLLEGHI

La drammatica conferma di una vittima italiana arriva dai colleghi di lavoro: Bruno Gulotta, 35 anni, residente a Legnano e responsabile marketing e vendite di Tom’s Hardware, sito specializzato in tecnologia, è stato falciato dal furgone killer che ieri ha ucciso 13 persone sulla Rambla di Barcellona.
Lo racconta al telefono con Repubblica Andrea Ferrario, caporedattore del sito: “Sapevamo che Bruno era in vacanza a Barcellona con la compagna e i due figli piccoli. Dopo aver appreso dai tg dell’attacco abbiamo provato subito a contattarlo: ma il suo cellulare squillava a vuoto. Solo dopo alcune ore ci ha risposto la compagna Martina dicendoci che Bruno non c’era più”.
Un racconto terribile, quello fatto da Martina ai colleghi: la famiglia stava passeggiando sulla Rambla. Lei portava in braccio la figlia Aria, 7 mesi, in un marsupio agganciato al busto. Bruno la precedeva tenendo per mano l’altro figlio. Alessandro, 5 anni, che fra pochi mesi andrà  in prima elementare.
La serena passeggiata familiare si è trasformata ben presto in incubo. Bruno Gulotta sarebbe stato uno dei primi ad essere travolto dal furgone guidato dal terrorista. E la compagna avrebbe fatto solo in tempo a tirar via il bambino che il padre teneva per mano trascinndolo lontano dalla traiettoria del mezzo.
Bruno Gulotta è rimasto a terra sanguinante, le gambe spezzate e scomposte ed è morto così, morto sotto gli occhi dei bambini.
“La famiglia”, raconta Ferrario “è rimasta illesa: almeno fisicamente. Alcuni parenti sono già  in viaggio per raggiungerli e sostenerli. Noi stiamo cercando di capire in che modo possiamo renderci utili. Faremo tutto il possibile”.
Un ricordo di Bruno è apparso già  nelle prime ore del mattino sul sito di Tom’s Hardware a firma di   Roberto Buonanno,   country manager dell’azienda: “il nostro collega Bruno aveva postato su Facebook le tappe del suo percorso e tutto sembrava procedere esattamente come uno si aspetterebbe da un viaggio di vacanza”.
C’era anche una foto della Rambla, forse scattata il giorno prima. “Gulotta – aggiunge Buonanno – era un punto di riferimento per tutti quelli che lo hanno conosciuto. Per noi di Tom’s Hardware era una colonna portante. Chiunque entrava in contatto con lui – clienti, fornitori o star del web – restava colpito dalla sua gentilezza e dalla sua professionalità . Aveva una fame insaziabile di conoscenza ed era un vero smanettone, uno di noi, anche se poi aveva deciso di dedicarsi a tempo pieno al marketing e alle vendite, di cui era diventato responsabile. E in quel ruolo non ho mai conosciuto una persona più capace. Amava studiare ogni aspetto della propria vita e professione, era un lettore insaziabile e un avido ricercatore della perfezione”.

(da “La Repubblica”)

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NELLA NOTTE ALTRO ATTACCO TERRORISTICO A CAMBRILS, UCCISI 5 TERRORISTI, ATTENTATI COLLEGATI

Agosto 18th, 2017 Riccardo Fucile

UN PIANO UNICO CON ESPLOSIVO, MA MERCOLEDI’ LE BOMBOLE DI GAS ERANO ESPLOSE PER L’IMPERIZIA DEI TERRORISTI… L’ATTENTATORE DI BARCELLONA HA 17 ANNI ED E’ ANCORA IN FUGA… UN ITALIANO TRA LE VITTIME

C’è un italiano tra le 13 vittime dell’attacco di Barcellona: Bruno Gulotta, 35 anni, di Legnano, è rimasto ucciso sulle Ramblas nel raid terroristico di ieri pomeriggio.
Gli attentati di Barcellona e Cambrils sono collegati tra loro e insieme sarebbero parte di un piano che prevedeva anche un attacco con esplosivo.
È questa la pista su cui sta lavorando la polizia catalana all’indomani della strage sulle Ramblas di Barcellona e a poche ore dal conflitto a fuoco di Cambrils nel quale 5 terroristi sono rimasti uccisi. La prova sarebbe nel legame tra l’attentato di ieri pomeriggio e l’esplosione avvenuta mercoledì notte in una casa nel comune di Montecarlo de Alcanar Platja, 110 chilometri a sud di Tarragona e una novantina a sud di Cambrils.
La violenta esplosione ha causato sette feriti tra gli abitanti delle abitazioni vicine: tra questi, secondo quanto riporta il sito Diari de Tarragona, “quattro francesi, un italiano, un marocchino e uno spagnolo”.
La caccia all’uomo.
L’autista in fuga ha rubato un’auto, ha ucciso il proprietario a coltellate, ha forzato un posto di blocco sulla Diagonal ferendo un agente. Poi è scappato a piedi ed è tuttora ricercato. Secondo la polizia, si tratta del 17enne Moussa Oukabir, arrivato in Spagna da una settimana (Il suo profilo Facebook è stato messo offline).
Sarebbe stato lui alla guida del furgone che ha travolto decine di persone sulle Ramblas, dileguandosi dal luogo dell’attacco con il volto semicoperto da un berretto. Moussa è il fratello di Driss Oukabir, 28 anni, l’uomo che s’è recato alla polizia per dire che il fratello minore gli avrebbe rubato i documenti per poter noleggiare nella località  di Santa Perpetua de la Mogoda due furgoni, uno utilizzato nell’attacco a Barcellona. L’altro ritrovato in serata a Vic, a nord del capoluogo catalano. Ma i poliziotti non gli hanno creduto e lo hanno arrestato.
L’esplosione ad Alcanar
Lo ha confermato al quotidiano ‘El Periodico’ il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, aggiungendo che nell’esplosione ad Alcanar un uomo era morto mentre maneggiava bombole di gas e un altro era rimasto ferito ed è stato arrestato. Secondo i vicini, nella casa abitavano due fratelli magrebini. Ad Alcanar, nel luogo dell’esplosione, sono state trovate almeno 20 bombole di gas. L’uomo ferito è stato ricoverato nell’ospedale Virgen de la Cinta. Secondo El Periodico, tra le macerie della casa crollata sono stati trovati documenti che riletti ora consentono di stabilire il collegamento con la strage di Barcellona.
I Mossos d’Esquadra hanno interrogato il ferito, originario dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco, ma l’uomo si è rifiutato di rispondere alle domande ed è stato arrestato. Il sindaco di Alcanar, Alfons Montserrat, ha riferito che ieri sera una scavatrice inviata per rimuovere le macerie ha causato accidentalmente una seconda esplosione nella quale sono rimasti feriti sei agenti dei Mossos d’Esquadra (uno dei quali è grave), due vigili del fuoco e il ruspista.
L’attacco di Cambrils
Gli indizi raccolti confermano dunque che l’azione di Barcellona non è stata opera di un lupo solitario, ma di una cellula vera e propria. Ulteriori elementi si attendono dalla identificazione dei cinque terroristi uccisi stanotte a Cambrils.
L’attacco bloccato dalla polizia era stato organizzato con dinamiche simili a quella vista a Barcellona, ma avrebbe potuto avere conseguenze anche più gravi se i terroristi fossero riusciti a scendere dall’auto e a sparare tra la gente: intorno a mezzanotte un’Audi A3 ha imbucato a tutta velocità  il lungomare della cittadina balneare, travolgendo diverse persone prima di essere intercettata da una pattuglia dei mossos d’esquadra.
Nel conflitto a fuoco sono stati uccisi cinque terroristi (quattro sul posto, uno è morto in ospedale). I terroristi indossavano delle cinture imbottite, ma gli artificieri hanno accertato che erano finte e non c’era esplosivo. Una sesta persona collegata all’attacco è stata arrestata più tardi per le strade della cittadina. L’attacco ha causato il ferimento di sei civili e di un poliziotto.
Un morto italiano a Barcellona
Bruno Gulotta, 35 anni, di Legnano, l’italiano tra le vittime di Barcellona, era il responsabile marketing e vendite di Tom’s Hardware. La conferma che fosse tra i morti dell’attentato è arrivata dal sito di tecnologia per cui lavorava. Gulotta era in vacanza con la famiglia; la compagna Martina e i due figli piccoli erano con lui al momento dell’attacco. L’ambasciata italiana in Spagna ha reso noto che tra i feriti dell’attacco sulle Ramblas risultano tre italiani, due dei quali sono già  stati dimessi.
Lo ha detto a ‘Voci del Mattino’ (Rai Radio 1) l’ambasciatore Stefano Sannino.
“I tre feriti italiani – ha poi spiegato l’ambasciatore a Sky Tg24 – sono stati ricoverati in ospedali di Barcellona, due sono già  stati dimessi e l’altro ha riportato fratture ma la sua condizione di salute non è grave nè complessa”.
L’ambasciatore ha ricordato che “si sta lavorando in stretto contatto con le autorità  catalane e la magistratura spagnola”. La procura di Roma ha aperto un fascicolo. Tra gli altri feriti vi sarebbero poi 26 cittadini francesi (11 dei quali in gravi condizioni) e quattro australiani; una australiana compare tra i ‘dispersi’.
Non è stata diramata invece alcuna nota ufficiale sull’identità  e la nazionalità  delle vittime. La polizia ha confermato soltanto che tra esse vi sono tre cittadini tedeschi e uno belga.
I tre arresti e l’uomo di Barcellona in fuga
Al momento, dunque, sono tre le persone arrestate perchè collegate in qualche modo agli attentati. Il primo è Driss Oukabir, l’uomo che ha denunciato il furto dei suoi documenti con i quali è stato poi noleggiato il furgone utilizzato per l’attacco di Barcellona. Oukabir, residente a Ripoll, è stato fermato quando si è presentato al commissariato per fare la denuncia di furto.
Il secondo arrestato è un cittadino di Ceuta – enclave spagnola in Marocco – che è stato fermato a Cambrils poco dopo il conflitto a fuoco nel quale sono stati uccisi cinque terroristi. Il suo nome è collegato alla casa di Alcanar dove c’è stata l’esplosione mercoledì sera.
Il terzo sottoposto a fermo è l’uomo rimasto ferito nell’esplosione di Alcanar; anche lui viene dall’enclave spagnola in Marocco. Nessuno di questi, precisa la polizia, può essere collegato direttamente all’attacco di Barcellona.
Resta ancora in fuga l’autore materiale della strage sulle Ramblas. L’unico sospettato, per ora, è Moussa Oukabir.

(da “La Repubblica”)

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BARCELLONA, FURGONE SUI PASSANTI, 13 MORTI: UCCISO UN SOSPETTO, UN ARRESTATO, IL TERZO IN FUGA

Agosto 17th, 2017 Riccardo Fucile

IL MEZZO CONTRO LA FOLLA SULLA RAMBLA: “E’ TERRORISMO”

Un furgone che si scaglia sulla folla per oltre 600 metri, poi una sparatoria al mercato coperto della Boqueria e l’assalitore armato — o forse sono due — che per ore i media credono asserragliato con alcuni ostaggi in un ristorante turco.
Ma non è così, perchè i tre responsabili dell’attacco terroristico avvenuto a Barcellona, sulla Rambla, il corso principale della città  catalana, hanno ingannato la polizia e sono scappati.
Uno di loro è stato arrestato: si chiama Driss Oukabir, marsigliese di origini marocchine residente a Ripoll, vicino a Girona.
Oukabir sarebbe titolare di un permesso di residenza in Spagna. È lui che ha noleggiato il furgone che ha falciato la folla nella località  di Santa Perpetua de la Mogada, a venti minuti da Barcellona, ma non è chiaro se possa essere lui il conducente.
Era stato arrestato nel 2012 e aveva precedenti per maltrattamenti.
Un altro sospettato è stato ucciso dalla polizia a Sant Just Desvern, mentre un terzo è in fuga.
Tutto è iniziato alle 17.05, quando un van bianco si è scagliato sulla folla in prossimità  della Fnac: è salito sulla parte centrale della Rambla, percorso da numerosi turisti, e si è schiantato contro un’edicola all’altezza dell’incrocio con Carrer Bonsucces.
Si tratta del più grave avvenuto nella città  catalana dal 1987, quando una bomba dell’Eta causò 21 morti al centro commerciale Hipercor.
Cadena Ser parla di almeno tredici morti e più di 50 feriti — tra cui anche bambini, di cui uno in gravi condizioni — che sono stati soccorsi dalle ambulanze arrivate sul posto.
Secondo quanto riferito dalla tv pubblica Rtve, però, non si tratta dell’atto di un ‘lupo solitario’ ma di un attentato ortganizzato, che presuppone quindi l’esistenza di una ‘cellula’.
Sul furgone che ha falciato i passanti è stato trovato un passaporto spagnolo. Dopo l’attacco sono stati chiusi i negozi dell’area, così come le stazioni della metropolitana e delle ferrovie nell’area della Rambla.
La ricostruzione
I media e la polizia locale, hanno riferito inizialmente di una persona che alla guida di un van (Fiat, targa 7082JWD) si è lanciata sulla folla lungo La Rambla, per poi fuggire a piedi. Successivamente, tuttavia, La Vanguardia ha riferito di “assalitori”, al plurale, barricati in un locale. Un elemento poi smentito.
Il van che si è schiantato sulla folla era stato noleggiato, così come un secondo mezzo targato 7083 JWD che sarebbe servito per la fuga. Quest’ultimo è stato ritrovato a Vic, a circa 70 chilometri da Barcellona. Per l’esattezza sulla carretera Manlleu, vicino a un Burger King.
“Io ero in un negozio, le altre 4 persone che erano con me si sono trovate dietro il furgone che andava addosso alla gente nella zona pedonale. La folla correva”, racconta all’Ansa Chiara, una ragazza italiana testimone di quanto è accaduto, e che ha trovato rifugio in un negozio della Rambla.
“Adesso non ci fanno uscire, sentiamo che fuori c’è la polizia, ma da qui non vediamo niente. Ci stanno portando al piano inferiore del negozio”. Un altro testimone a Rtve ha descritto l’assalitore: “23-25 anni, castano, con una maglietta a strisce azzurre. Non era armato — ha proseguito il testimone —   ma aveva qualcosa in mano. Sembrava molto alterato, come se fosse sotto l’effetto di una droga”.
Uomo ucciso dagli agenti dopo aver forzato l’alt
Un uomo — probabilmente collegato all’attentato sulla Ramblas — è stato ucciso dopo aver forzato un posto di blocco, ferendo un agente, nella zona di Sant Just Desvern. Lo scrivono i quotidiani La Vanguardia ed El Periodico.

(da agenzie)

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LE MOLOTOV DI VOBARNO CONTRO L’ALBERGO: IL TITOLARE LEGHISTA CHE TRATTA SOTTO TRACCIA E “GIOVANI STRANI CHE GIRAVANO DA QUALCHE SERA”

Luglio 2nd, 2017 Riccardo Fucile

E CERTI MEDIA CHE PARLANO DI “INSOFFERENZA” DI FRONTE A UNA PRECISA STRATEGIA CRIMINALE

La reazione all’annuncio del sindaco di Vobarno dell’arrivo di 35 profughi è nelle due molotov esplose al piano terreno dell’albergo Eureka che avrebbe dovuto ospitare i richiedenti asilo. E che in parte è stato divorato dalle fiamme.
Ne sono convinti gli inquirenti al lavoro per dare un nome ai responsabili dell’intimidazione firmata la notte scorsa all’hotel Eureka, a Carpeneda.
«Sono notizie che non fanno bene al paese»   spiega il sindaco Giuseppe Lancini.
«Le due molotov esplose è qualcosa di molto brutto. Non mi aspettavo tanto violenza». .
Era stato lo stesso sindaco a annunciare   alla sua popolazione l’arrivo di nuovi richiedenti. «Giovedì ho parlato con la gente di Carpeneda, frazione di 400 abitanti, e subito non hanno reagito bene. Pensavo si fossero tranquillizzati e invece…».
E invece si contano i danni all’hotel Eureka, chiuso al pubblico da quattro anni, e individuato dalla Prefettura di Brescia per affrontare l’ultima emergenza profughi.
«La prefettura – spiega il sindaco – mi ha avvertito giovedì che sarebbero arrivati in quell’albergo. Non ero d’accordo ma tanto anche se dici qualcosa te li mandano comunque»   è il pensiero di Lancini
Pare che anche il proprietario del hotel Eureka avesse, almeno a parole, detto no all’ospitalità . «Se arrivano dei profughi è contro la mia volontà  e vuol dire che la struttura mi è stata requisita in quanto non ho firmato alcun accordo»   ha detto nei giorni scorsi Valerio Ponchiardi co proprietario dell’albergo.
«È un leghista della prima ora»   assicurano in paese. Non risulta iscritto al Carroccio «ma fino a pochi giorni fa fuori dall’ hotel sventolavano le bandiere della Repubblica di Venezia» .
Dalla Prefettura bresciana è stato spiegato che l’accordo tra la cooperativa che aveva in carico i 35 nuovi profughi destinati a Vobarno e albergatore non era stato ancora   trovato ma era in essere una trattativa.
«Confermo, ne abbiamo parlato con la proprietà  dell’immobile, Ponchiardi stava facendo una valutazione e doveva parlarne anche con la sorella»   precisa Marco Riva, responsabile della cooperativa un Sole per tutti, che ha in carico i richiedenti asilo destinati a Vobarno.
«Ma a noi invece è stato spiegato che sarebbero stati sistemati nelle 18 stanze dell’Eureka»   racconta il sindaco del paese Lancini che è stato convocato per domani alle 12 in Prefettura.
Ad oggi nel paese della Valsabbia i profughi sono 23.
«Arrivarono tramite la cooperativa di Angelo Scaroni»   ricorda il sindaco. Si tratta dell’imprenditore bresciano   iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Brescia per truffa allo Stato nell’ambito della gestione dei richiedenti. Aveva partecipato al bando pubblico presentando autocertificazione e spiegando di avere strutture che gli inquirenti hanno ritrovato solo in parte. In alcuni casi non esistevano proprio gli immobili segnalati mentre in altre situazioni gli stranieri erano stipati in spazi troppo stretti.
«A Vobarno 23 erano stati messi in un’unica struttura con un   solo bagno che dopo un’ora dall’arrivo dei profughi era già  intasato»   racconta il sindaco Lancini.
«Non condivido questa gestione dei profughi, ma il gesto intimidatorio contro l’albergo Eureka va condannato» .
In questo mix di interessi non dichiarati, intese fatte passare come dinieghi per salvare la faccia, Valerio Ponchiardi, titolare dell’Eureka di Vobarno, racconta ai microfoni di Radio Capital quello che è successo nella notte tra venerdì e sabato, quando due molotov sono state lanciate contro il suo albergo. “Era da qualche sera che giravano persone strane con intenzioni non normali” spiega.
Ma nessuno, caso strano, ha pensato di segnalare la cosa ai carabinieri. Fossero stati stranieri avrebbero tempestato le forze dell’ordine di telefonate, essendo italiani “non normali” ne hanno fatto a meno.
A dimostrazione che dietro l’attentato non c’è l’insofferenza dei cittadini, ma un preciso disegno criminale di cui questa volta è rimasto vittima un albergatore leghista che ufficialmente diceva di non volerli “salvo che me li imponga la Preferettura”, salvo trattare con la cooperativa “Un sole per tutti”.

(da agenzie)

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IL GUARDIAN SI INTERROGA SU COME HA FATTO L’ITALIA A SALVARSI DAGLI ATTACCHI TERRORISTICI: BRAVI O FORTUNATI?

Giugno 24th, 2017 Riccardo Fucile

L’ESPERIENZA DEGLI ANNI DI PIOMBO, L’USO DELLE INTERCETTAZIONI, LA SCARSITA’ DI IMMIGRATI DI SECONDA GENERAZIONE

Perchè negli ultimi anni l’Italia è stata risparmiata da grandi attentati terroristici?
Se lo domanda il quotidiano britannico The Guardian, che ascoltando diversi esperti individua una serie di fattori che, tutti insieme, hanno reso il nostro Paese meno esposto alla minaccia del terrorismo islamico.
Innanzitutto c’è l’esperienza maturata, sia dal punto di vista legale che investigativo, durante gli anni di piombo.
“Abbiamo imparato una lezione molto dura durante i nostri anni di terrorismo”, spiega al Guardian Giampiero Massolo, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) dal 2012 al 2016.
“Da quegli anni abbiamo capito quanto sia importante mantenere un dialogo costante a livello operativo tra l’intelligence e le forze dell’ordine. La prevenzione è la chiave di un controterrorismo efficace”.
Poi c’è la questione del controllo del territorio: “Un’altra caratteristica — aggiunge Massolo — è avere un buon controllo del territorio. Da questo punto di vista, l’assenza di luoghi paragonabili alle banlieu parigine nelle grandi città  italiane e la predominanza di città  medio-piccole rende più facile il monitoraggio della situazione”.
Un altro fattore centrale — spiega Francesca Galli, assistente universitaria alla Maastricht University ed esperta di politiche di antiterrorismo — “è che l’Italia non ha una consistente popolazione di immigranti di seconda generazione che sono stati radicalizzati o che potrebbero esserlo”.
A questa considerazione segue un corollario: l’assenza di italiani di seconda e terza generazione che potrebbero essere suscettibili alla propaganda dell’Isis consente alle autorità  italiane di focalizzarsi su chi non ha la cittadinanza, che può quindi essere deportato al primo segnale di pericolo, spiega Arturo Varvelli, ricercatore ed esperto di terrorismo dell’Ispi, secondo cui da gennaio l’Italia ha già  espulso 135 individui.
C’è poi la questione delle intercettazioni telefoniche, uno strumento su cui le autorità  italiane contano molto, scrive il Guardian.
Da noi, infatti, a differenza che nel Regno Unito, le intercettazioni possono essere usate come prove nei processi e — in casi collegati a mafia e terrorismo — possono essere ottenute sulla base di attività  sospette e non di prove solide.
L’infiltrazione e la distruzione delle reti terroristiche — scrive ancora il Guardian — richiede la rottura di relazioni sociali e persino familiari molto strette, proprio come nella lotta a Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta.
Spiega ancora Galli: “le persone sospettate di jihadismo sono incoraggiate a dissociarsi dal gruppo e cooperare con le autorità  italiane, che utilizzano i permessi di residenza e altri incentivi. Allo stesso tempo c’è la consapevolezza della pericolosità  di tenere in carcere i sospetti terroristi, dal momento in cui la prigione è vista come un territorio particolarmente fertile per il reclutamento e la radicalizzazione (un po’ come avveniva con i capi mafia).
“Abbiamo una certa esperienza nel fronteggiare i network criminali”, conclude la ricercatrice, “e abbiamo molti agenti sotto copertura che fanno un grande lavoro di intercettazione delle comunicazioni”.
L’articolo passa in rassegna alcuni esempi di come vengono gestiti, in Italia, gli individui sospettati di attività  terroristiche.
L’esempio più recente è quello di Youssef Zaghba, il 22enne italiano di origini marocchine identificato come uno dei tre attentatori del London Bridge.
Scrive il Guardian:
Ogni volta che Youssef Zaghba atterrava a Bologna, c’era qualcuno che lo aspettava in aeroporto. Non era un segreto in Italia che il 22enne […] era sotto stretta sorveglianza. “Venivano a parlargli in aeroporto. Poi, durante il suo soggiorno, ufficiali di polizia venivano un paio di volte al giorno a controllare”, ha raccontato al Guardian la madre del giovane, Valeria Collina. “Erano amichevoli con lui. Gli dicevano: ‘Hey, figliolo, dimmi cosa hai fatto ultimamente. Cosa ti sta succedendo? Come stai?'”.
[…] Franco Gabrielli, il capo della polizia italiana, ha raccontato degli sforzi dell’Italia per allertare il Regno Unito: “Abbiamo la coscienza pulita”.
Scotland Yard, dal canto suo, ha detto che Zaghba “non era un soggetto attenzionato nè per i servizi dell’MI5 nè per la polizia”.
La notizia, nelle ultime ore, dell’arresto in provincia di Alessandria della 26enne Lara Bombonati con l’accusa di terrorismo internazionale sembra ricalcare il ‘metodo’ descritto qui sopra.
Lara, che da almeno tre anni si faceva chiamare Khadija, era costantemente monitorata dalla Digos, che aveva iniziato a indagare su di lei dopo una denuncia di scomparsa da parte dei familiari, preoccupati dalla sua progressiva radicalizzazione.

(da “Huffingtonpost”)

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OPPOSTI TERRORISMI PER ALIMENTARE LA SPIRALE DELL’ODIO

Giugno 19th, 2017 Riccardo Fucile

UN INSOSPETTABILE PADRE PREMUROSO E UN NOTO RADICALIZZATO COLPISCONO A LONDRA E PARIGI: NEL MIRINO FEDELI ISLAMICI E CHAMPS ELYSEES

Opposti terrorismi. L’Europa vive un altro giorno di terrore e attentati, seppur così diversi fra loro.
Da una parte il padre di famiglia gallese Darren Osborne, che dopo aver passato il pomeriggio in cucina con i figli sale su un furgone noleggiato vicino a casa e va a Londra in nottata per investire persone al grido di “odio tutti i musulmani”.
Dall’altra a Parigi un giovane radicalizzato e ben conosciuto dai servizi segreti francesi che entra liberamente con l’auto piena di bombole di gas sugli Champs-Elysèes ma per fortuna viene fermato prima di uccidere.
Il bianco 47enne con vicini di casa musulmani che all’improvviso, dopo non aver dato “mai particolari segnali di razzismo” – raccontano quelli della porta accanto – punta sulla moschea più nota di Londra per compiere un atto inusuale di terrore.
Il 31enne francese nato a Argenteuil (Val-d’Oise) che si arma di pistola e segue le istruzioni di Daesh per i lupi solitari ma finirà  morto su un marciapiede senza nemmeno riuscire a farsi saltare in aria.
Cronache di (stra)ordinari attentati in due capitali, Londra e Parigi, stanche e ferite, provate da mesi di attacchi e continuamente sotto massima allerta.
In queste città  stressate le forme di terrore si diversificano, così come i modi di agire e le strategie.
Chi ha colpito a Parigi, un giovane noto ai servizi segreti e “fortemente radicalizzato”, ha scelto un luogo turistico per farsi esplodere: la sua auto era piena di bombole di gas e probabilmente sarebbe saltato in aria se fosse riuscito completamente nel suo obiettivo di uccidere agenti.
La polizia lo ha fermato e l’attentato non ha fatto nessuna vittima, nemmeno feriti, soltanto il terrorista è morto.
Ha agito, come chiesto da mesi da Daesh nella sua propaganda, da lupo solitario dando vita a un attentato potenzialmente molto pericoloso ma fortunatamente inoffensivo ed è stato qualcosa, per modalità  e operatività , di già  visto, ma che lascia comunque nuovi dubbi sui servizi segreti francesi. Se era già  noto per la sua radicalizzazione come ha potuto muoversi indisturbato e armato fino al cuore di Parigi?
Domande lecite in una Francia in cui Macron si prepara a varare leggi specifiche legate al terrorismo.
Altro discorso per una Gran Bretagna che fatica a uscire da una spirale di terrore: siamo al quarto attentato in quattro mesi, da quello del Parlamento a Manchester fino al London Bridge.
Ma questa volta ad agire è stato un “british”, 47anni, cresciuto in Galles, sconosciuto alla polizia: lo ha fatto per odio contro i muslmani. Era un padre di famiglia normale, 4 figli, a passeggio con i cani, da poco separato, “che ama i suoi cari” dice chi lo conosce.
Eppure col suo furgone è piombato su un gruppo di fedeli musulmani a Finsbury Park a nord di Londra e una persona è morta.
Un fatto che, seppur non collegato, si inserisce in un’allarme per episodi di razzismo e xenofobia registrato in questi lunghi giorni di terrore.
Anche per questo, alle prese con una ripartenza politica difficile dopo il post elezioni, Theresa May si è affrettata a dire che “Londra non si arrende all’odio e nemmeno tutto il Regno Unito”.
Ha definito l’episodio come “disgustoso” contro “la libertà  di culto e i nostri valori”, un atto “ripugnante esattamente come gli altri atti di terrorismo che hanno colpito il Regno Unito”.
Ma è chiaro che il moto di questo nuovo attacco è differente, perchè va in direzione opposta rispetto all’ordinario. Il gigante gallese – è alto 1,93 – ha voluto colpire proprio la moschea di Finsbury Park, negli ultimi tempi diventata simbolo di un tentativo di unione e di iniziative per far convivere il credo musulmano con la vita occidentale.
Un attentato fortemente condannato dalle forze politiche ma che – in sparuti casi – sui social ha strappato anche applausi a chi si nutre di razzismo e odio per i musulmani. Per la May un lavoro in salita nel tentativo di tenere sempre più unita una comunità  già  divisa; per Macron, in vista della legge anti terrorismo, la necessità  di tappare subito le falle dekl sistema sicurezza.

(da “Huffingtonpost”)

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“UCCIDERO’ TUTTI I MUSULMANI” URLAVA L’ATTENTATORE DI LONDRA: ORA CI SPIEGHINO COME SI E’ “RADICALIZZATO”

Giugno 19th, 2017 Riccardo Fucile

FORSE LEGGENDO LE QUOTIDIANE ISTIGAZIONI ALL’ODIO DI CERTI POLITICI ANCORA A PIEDE LIBERO?… COME QUEI DELINQUENTI CHE ACCUSANO LA MOSCHEE DI CREARE TERRORISTI?… BORIS JOHNSON: “NON PERMETTERMO ALL’ODIO DI DIVIDERCI”

L’attentato alla moschea di Finsbury Park, nella zona nord di Londra, dove un camion ha falciato la folla uccidendo un uomo e ferendo otto persone, “potrebbe essere terrorismo”, dice Theresa May.
Un atto di terrore, deliberato e mirato contro “londinesi innocenti, molti dei quali avevano finito le preghiere durante il mese santo di Ramadan”, le fa eco il sindaco Sadiq Khan.
Oggi la Seven Sisters Road è blindata, a terra resta il sangue così come nei “terribili attentati a Manchester, Westminster e London Bridge. Questo, che sembra un attacco a una comunità  particolare, è anche un assalto di tutti i nostri valori condivisi di tolleranza, libertà  e rispetto”, continua Khan.
Ma la fogna si alza impaziente su Twitter.
L’ex leader del movimento di estrema destra Tommy Robinson, accusa in un tweet la moschea di “creare terroristi”.
“Stai sostenendo che quindi c’è una scusa per attaccare i musulmani?”, gli risponde un utente. “Stai cercando di giustificare questi atti? “, un altro tra i centinaia di commenti. “Cioè, va bene, è giusto? Cosa stai cercando di dire”. Spiegati, gli dicono, ripeti, sei impazzito. Così, uno dopo l’altro, a distruggere un tentativo politico mal riuscito, amaro.
Tanto che Robinson, già  dalla notte, inizia a cinguettare sempre più stridulo: “Mi state minacciando?”. “Ho paura”.
La rete non perdona scivoloni. E contro dichiarazioni che non rispettano il minimo senso umano di fronte la morte si espone anche J. K. Rowling, la creatrice di Harry Potter. È indignata.
La moschea di Finsbury è stata premiata per la sua attività  contro l’estremismo, dice, e “questi giornali che accusano le vittime, sono disgustosi”. Contro il Mail Online, aggiunge: “Il quotidiano ha scritto male ‘terrorista’ definendolo ‘autista bianco del camion’. Ora discutiamo di come si è radicalizzato”.
Il conducente del furgone urlava “ucciderò tutti i musulmani”, racconta il testimone che ha bloccato l’uomo, basta questo.
E anche Jeremy Corbyn, popolare deputato da 35 anni del collegio di Islington North, di cui Finnsbury Park fa parte, si dissocia da dichiarazioni dal sottofondo insofferente e utilitarista di Robinson: “Sono completamente sconvolto dall’incidente avvenuto a Finsbury Park stasera, sono stato in contatto con le moschee, la polizia e l’Islington Council (il consiglio municipale della zona a Nord di Londra ndr). I miei pensieri sono con chi è stato colpito da questo terribile avvenimento”, scrive, sempre su Twitter, il leader dell’opposizione laburista britannica.
Il senso di Twitter riassunto nelle parole del ministro degli Esteri del Regno Unito Boris Johnson: “Le mie condoglianze alle vittime del spaventoso attacco di ieri notte a Finsbury Park. Non permetteremo mai all’odio di dividerci”.

(da “La Repubblica”)

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RAZZISTA ISLAMOFOBO TENTA UNA STRAGE A LONDRA: FURGONE PIOMBA SULLA FOLLA DAVANTI ALLA MOSCHEA, UN MORTO E ALMENO DIECI FERITI

Giugno 19th, 2017 Riccardo Fucile

L’ATTENTATORE E’ UN 48ENNE BIANCO, SOTTRATTO AL LINCIAGGIO GRAZIE ALL’INTERVENTO   DELL’IMAN… SI INDAGA PER TERRORISMO… I SOVRANISTI FANNO SCUOLA

Londra senza pace. Torna l’incubo del terrore nella capitale britannica, dove questa volta a essere presi di mira sono i fedeli musulmani della moschea di Finnsbury Park investiti da un furgone bianco nella notte subito dopo la preghiera serale del sacro mese di Ramadan.
Al momento si contano un morto accertato e almeno dieci feriti ricoverati in ospedale, tre gravi, mentre l’uomo alla guida è stato arrestato dalla polizia dopo esser stato tirato fuori dal veicolo da alcune delle persone scampate all’investimento e bloccato in quella che testimoni hanno definito una violenta colluttazione.
La polizia indaga sull’accaduto come “un potenziale attacco terroristico”, ha dichiarato verso l’alba la premier Theresa May dopo le cautele ufficiali iniziali, annunciando per la mattinata la riunione d’un comitato di emergenza da lei stessa presieduta.
Per il Muslim Council of Britain, punto di riferimento istituzionale della numerosa comunità  islamica del Regno Unito, non ci sono del resto mai stati dubbi: quelle persone sono state colpite “deliberatamente”, aveva denunciato l’organizzazione quasi subito in una nota, per poi rincarare la dose ed evocare “una violenta manifestazione d’islamofobia”, con la richiesta alle autorità  di garantire maggiore “protezione alle moschee”.
Le testimonianze confermano la stessa impressione.
Tutti i presenti hanno raccontato di quel van piombato sulla gente ad alta velocità  e di persone, giovani e anziani, colte di sorpresa e sbalzate sull’asfalto. Quando il mezzo si è fermato, l’uomo alla guida – descritto come “bianco e senza barba” e successivamente identificato da Scotland Yard come un 48enne – è stato affrontato dalla folla inferocita.
Uno di coloro che affermano di essere intervenuti, Abdikadar Warfa, ha detto ai media di aver tentato di “bloccare” con altri l’investitore per consegnarlo alla polizia.
L’uomo pare abbia reagito violentemente (secondo l’Evening Standard avrebbe anche accoltellato una persona, ma Scotland Yard al momento nega), venendo a suo volta colpito da pugni e calci.
Fino a quando gli agenti non sono arrivati, prendendolo in consegna. Voci incontrollate hanno continuato a ipotizzare anche la presenza di altre due persone sul van, datesi poi alla fuga, ma nemmeno questo trova per ora conferma.
La polizia intanto presidia la zona in forze e blocca l’accesso a Seven Sisters road, teatro dell’episodio. Mentre, in attesa di accreditare formalmente la pista dell’attacco, funzionari dell’antiterrorismo britannica risultano già  sul posto Attorno alla moschea, in ogni caso, l’atmosfera è d’angoscia, con segnali crescenti di collera.
Aleggia l’ombra di un possibile doppio standard di giudizio.
“E’ terrorismo sia se le vittime sono cristiane, sia se sono musulmane”, ha detto un giovane con voce accorata. Mentre anche l’imam di Finnsbury, Mohammed Kozbar, ha parlato apertamente di “atto terroristico, come a Manchester, a Westminster o a London Bridge”.
“La gente cerca risposte”, ha detto alla Bbc Mohamed Shafiq, della Ramadan Foundation, accreditando anche lui lo scenario dell’attacco deliberato “contro fedeli musulmani innocenti”, ma facendo appello allo stesso tempo alla calma e a non cedere a chi vuole “dividere la comunità ” islamica dal resto del Paese. Shafiq si dichiara “scioccato”.
E “totalmente scioccato” si dice anche il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, popolare deputato da 35 anni del collegio di Islington North, di cui Finnsbury Park fa parte.
Corbyn assicura d’essere in contatto con i responsabili della moschea oltre che con la polizia. E così il sindaco di Londra, Sadiq Khan, musulmano egli stesso.
Un imam della moschea di Finsbury Park a nord di Londra, dove nella notte un uomo a bordo di un furgone ha investito alcuni fedeli musulmani, ha evitato che la folla linciasse l’autista subito dopo l’incidente e lo ha ‘protetto’ fino all’arrivo della polizia. Lo hanno riferito testimoni ai media britannici.
Tali testimonianze sono in linea con quanto affermato dalla Muslim Welfare House – scrive la Bbc online – che ha ringraziato l’iman Mohammed Mahmoud “il cui coraggio è servito a calmare gli animi dopo l’incidente e a prevenire ulteriore spargimento di sangue”.

(da agenzie)

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