Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
UN APPUNTO CONSEGNATO UN MESE FA DAL CARDINALE CASTRILLON, A CONOSCENZA DI BENEDETTO XVI, RIFERISCE QUANTO DETTO DAL CARDINAL ROMEO, ARCIVESCOVO DI PALERMO…C’E’ ANCHE IL NOME DI SCOLA COME SUCCESSORE
Le affermazioni attribuite al cardinal Romeo durante il suo viaggio in Cina, aprono uno scenario di
imminente fine del pontificato di Benedetto XVI, sullo sfondo di contrasti e schieramenti in seno al Vaticano
Mordkomplotts. “Complotto di morte”. Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto che un Cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza la morte del Papa entro novembre del 2012.
Una morte che, per la sicurezza con la quale è stata pronosticata, lascia intendere agli interlocutori del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI. L’appunto è anonimo e reca la data del 30 dicembre del 2011.
È stato consegnato dal Cardinale colombiano Darào Castrillà³n Hoyos alla segreteria di Stato e al segretario del Papa nei primi giorni di gennaio con il suggerimento di effettuare indagini per comprendere esattamente cosa abbia fatto e con chi abbia parlato l’arcivescovo Romeo in Cina.
Il Pontefice è stato informato del contenuto dell’appunto a metà gennaio scorso direttamente dal cardinale Castrillon durante un’udienza riservata e il Papa deve avere fatto un salto sulla sedia.
Il documento si apre con una premessa in lettere maiuscole: “Strettamente confidenziale”. Probabilmente gli uomini che curano la sicurezza del Pontefice – a partire dalla Gendarmeria Vaticana guidata dall’ex agente dei servizi segreti italiani, Domenico Giani – stanno cercando di verificare le circostanze in cui sono state pronunciate quelle terribili previsioni e la loro credibilità .
Da sempre si favoleggia sulle congiure vaticane e sono stati scritti molti libri sulla morte sospetta di Giovanni Paolo primo.
Qui però siamo di fronte a un inedito assoluto. Mai nessuno aveva messo nero su bianco l’ipotesi di un complotto per far fuori il Papa. Un complotto che potrebbe realizzarsi da qui al novembre prossimo e che è inserito nel documento all’interno di un’analisi inquietante delle divisioni interne alla Chiesa che vedono contrapposti il Papa e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla vigilia di una presunta successione, che ci auguriamo sia invece lontana nel tempo.
Secondo la ricostruzione attribuita dal documento all’arcivescovo Romeo sarebbe Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il successore designato da Papa Ratzinger.
Il documento in possesso del Fatto è scritto in lingua tedesca, probabilmente perchè sia compreso appieno solo dal Papa e dai suoi stretti collaboratori e connazionali, come monsignor George Ganswin.
Inizia con un lungo ‘oggetto’ in neretto: “Viaggio del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011.
Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”.
Dopo questa premessa esplosiva, il testo si articola in tre paragrafi, ciascuno con un titolo in neretto.
Il primo è “Viaggio a Pechino”; il secondo “Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone” e il terzo è “Successione di Papa Benedetto XVI”.
Nel primo paragrafo si ricostruisce lo strano viaggio in Cina effettuato dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, un personaggio influente nella Chiesa: 73 anni, nominato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010 dal Papa, parteciperà al prossimo Conclave.
Nato ad Acireale da una famiglia ricca e numerosa Romeo è un estroverso, amante della buona cucina e delle tecnologie tanto che sul sito della sua Arcidiocesi si legge “Seguici su twitter” che secondo lui “Il signore avrebbe potuto usare per i dieci comandamenti”.
Dopo una lunga carriera che lo ha portato in Filippine, Venezuela, Ruanda, Colombia e Canada fu nominato Nunzio in Italia e nel 2006 quando doveva essere nominato il presidente della Conferenza episcopale italiana, promosse una consultazione tra tutti i vescovi italiani, mai autorizzata e sconfessata da Benedetto XVI.
Anche il cardinale Castrillon de Hoyos fu sconfessato dal Papa per una sua lettera del 2001 nella quale si complimentava con un vescovo francese condannato per non avere voluto denunciare alle autorità civili un suo sacerdote, colpevole per abusi sessuali su minori.
Castrillon, più vecchio di Romeo appartiene alla corrente più tradizionalista della Chiesa e nel 2009 da presidente della Commissione “Ecclesia Dei”, quando si occupava dei Lefevbriani, non segnalò al Papa il pericolo rappresentato dalle posizioni antisemite del vescovo Williamson.
A 80 anni nel 2010 è un pensionato e non parteciperà al prossimo conclave.
Castrillon forse avverte come un’invasione di campo la visita di Romeo in Cina. Un paese nel quale è in corso una durissima repressione sulla comunità cristiana che si rifiuta di assoggettarsi al regime.
Secondo quanto è scritto nel documento però Romeo non si sarebbe occupato di questo :“A novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi.
A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010 in Cina. Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano ”.
Nel primo paragrafo l’anonimo estensore del documento consegnato agli uomini del Segretario di Stato Bertone e del Papa da Castrillon sostanzialmente tratteggia un Romeo un po’ sbruffone.
L’arcivescovo di Palermo si accredita come un antico amico del cardinale Castrillon, esperto di rapporti con le chiese clandestine dai tempi della sua esperienza nelle Filippine, e persino come il componente di una sorta di direttorio segreto che governerebbe la Chiesa di Ratzinger.
“Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui — Romeo — formerebbe assieme al Santo Padre — Papa Benedetto XVI — e al Cardinale Scola una troica. Per le questioni più importanti, dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui — Romeo — e con Scola”.
Poi arriva il paragrafo sulle critiche che Romeo avrebbe rivolto al capo del Governo della Chiesa, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
“Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perchè si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana”.
Non solo: Bertone e Ratzinger sono descritti come una coppia di litiganti costretti a convivere nelle mura leonine:
“Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale.
Romeo ha aggiunto però, che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico”.
A questo punto, dopo aver premesso che “Anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato”, arriva il paragrafo nel quale ci si occupa della successione del Papa, che vedrebbe in posizione privilegiata proprio il cardinale Scola, da sempre vicino a Comunione e Liberazione
“In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perchè più vicino alla sua personalità . Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre — così Romeo — il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato.
Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina – prosegue il documento consegnato dal cardinale colombiano al Papa – in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni”.
Ed ecco che, dopo avere esaminato il quadro dei rapporti conflittuali all’interno del Vaticano in vista della successione a Ratzinger, Romeo, secondo l’appunto, avrebbe gettato di fronte ai suoi interlocutori la bomba:
“Sicuro di sè, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”.
Per accreditare la veridicità dei fatti riportati il documento maliziosamente chiosa:“Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare, che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano”.
La chiusura è dedicata al tema centrale che angoscia evidentemente l’estensore: la successione a Ratzinger: “Altrettanto sicuro di sè Romeo ha profetizzato che, già adesso sarebbe certo benchè ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana.
Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano”.
Il Fatto nella serata di ieri ha contattato telefonicamente il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, per chiedere la posizione ufficiale del Vaticano su questo documento ma la sua risposta è stata: “Pubblicate quello che credete ma vi prendete una responsabilità . Mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà e poco seria che non voglio nemmeno prenderla in considerazione. Mi sembra incredibile e non voglio nemmeno commentare”.
Un atteggiamento di totale negazione dei fatti che appare discutibile perchè il documento pone quesiti importanti non solo sulla salute e la sicurezza del Papa ma anche sulla situazione a dir poco sconcertante in cui versa la Chiesa.
Benedetto XVI è il capo della religione più diffusa sulla terra.
Per 2 miliardi di cattolici è il custode della dottrina e – al di là della veridicità delle affermazioni contenute nell’appunto che va tutta verificata – questo testo deve essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica.
Una lettera simile non è una questione che può restare confinata nel circuito epistolare tra gendarmi, Segreteria di Stato e cardinali ma deve essere spiegata ai cristiani sempre più attoniti per quello che leggono sui giornali.
Il Fatto ha già pubblicato il 4 febbraio scorso la lettera del Nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, già segretario del Governatorato della Citta del Vaticano, nella quale l’arcivescovo formulava accuse gravissime sulla corruzione, i furti e le false fatturazioni dentro le mura leonine e accusava di presunti reati monsignor Paolo Nicolini, direttore dei Musei Vaticani.
Poi abbiamo pubblicato un documento esclusivo sui rapporti Aif-Uif che documentava la scelta del Vaticano di non fornire informazioni bancarie precedenti all’aprile del 2011 alle autorità antiriciclaggio.
Ora si scopre un documento nel quale si parla senza remore di morte certa del Papa e si favoleggia persino di un possibile complotto per uccidere il Pontefice.
Per questo l’appunto sulla morte del Papa deve essere pubblicato: perchè se ne verifichi coram populo l’origine e la veridicità e soprattutto perchè finalmente Santa Romana Chiesa esca dal silenzio e spieghi ai suoi fedeli (e non solo a loro) come è possibile che tra i cardinali e il Papa circolino previsioni certe di morte e ipotesi omicidiarie che solo a leggerle fanno venire i brividi.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
SOTTO LA DICITURA “STRETTAMENTE CONFIDENZIALE” LA PROFEZIA DELLA MORTE DEL PONTEFICE ENTRO L’ANNO IN CORSO
Sotto riportiamo il documento integrale tradotto dal tedesco, con in testa la scritta “strettamente confidenziale” e la data 30.12.2011
Oggetto: Viaggio del Cardinale Paolo Romeo (*20 febbraio 1938 ad Acireale, Provincia di Catania, Italia), Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011.
Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre.
Viaggio a Pechino:
Nel novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi.
A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010 in Cina.
Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano.
In un colloquio confidenziale, il Cardinale Romeo ha informato i suoi interlocutori in Cina di aver curato durante la sua attività svolta per conto del Servizio diplomatico della Santa Sede presso le rappresentanze papali nelle Filippine, i contatti con la Chiesa Clandestina RKK1 e di essere, in virtù di questa sua esperienza, l’interlocutore adatto per curare le questioni fra la Cina e il Vaticano.
Inoltre dice di essere stato fra il 1990 e il 1999 Nunzio Apostolico in Colombia e di aver collaborato, proprio in quel periodo, con il Cardinale Castrillà³n.
Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui — Romeo — formerebbe assieme al Santo Padre — Papa Benedetto XVI — e al Cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti , dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui — Romeo — e con Scola.
Al Cardinale Romeo è stato comunicato da parte cinese quanto segue: Molti Cardinali si sono recati in Cina, ma la visita più importante per il rapporto fra la Cina e il Vaticano è stata quella del Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010.
STRETTAMENTE CONFIDENZIALE 30.12.2011
Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone: Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perchè si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana.
Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale.
In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo ha aggiunto però che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico.
Anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato.
Successione di Papa Benedetto XVI: In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perchè più vicino alla sua personalità .
Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre — così Romeo — il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sè, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere.
Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi.
Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre. Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano.
Altrettanto sicuro di sè Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benchè ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa.
Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile
HA RISANATO I CONTI MA E’ STATO ALLONTANATO
Furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini. 
E poi fatture contraffatte all’Università Lateranense a conoscenza addirittura dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione.
E ancora: interessi del monsignore in una società che fa affari con il Vaticano ed è inadempiente per 2,2 milioni di euro.
Ammanchi per centinaia di migliaia di euro all’Apsa – rivelati dal suo stesso presidente – e frodi all’Osservatore, rivelate da don Elio Torregiani, ex direttore generale del giornale.
C’è tutto questo nella lettera che Il Fatto ha pubblicato.
I toni e i contenuti sono sconvolgenti per i credenti che hanno apprezzato gli appelli del Papa. “Maria ci dia il coraggio di dire no alla corruzione, ai guadagni disonesti e all’egoismo” aveva detto nel giorno dell’Immacolata del 2006 Ratzinger.
Eppure il Papa non ha esitato a sacrificare l’uomo che aveva preso alla lettera quelle parole: Carlo Maria Viganò, l’arcivescovo ingenuo ma onesto, approdato alla guida dell’ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano.
La lettera di Viganò è diretta a “Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Città del Vaticano”, praticamente al primo ministro del Vaticano.
Quando scrive a Bertone l’8 maggio del 2011, Viganò è ancora il segretario generale del Governatorato.
Ed è proprio dopo questa lettera inedita, e non dopo quella del 27 marzo già mostrata in tv da Gli intoccabili, che Viganò viene fatto fuori.
La7 si è occupata mercoledì scorso della lotta di potere che ha portato alla promozione-rimozione di Viganò a Nunzio apostolico negli Usa.
L’arcivescovo-rinnovatore aveva trovato nel 2009 una perdita di 8 milioni di euro e aveva lasciato al Governatorato nel 2010 un guadagno di 22 milioni (34 milioni secondo altri calcoli).
Nonostante ciò è stato fatto fuori da Bertone grazie all’appoggio del Papa e del Giornale di Berlusconi.
A questa faida vaticana è stata dedicata buona parte della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi che, nonostante lo scoop, si è fermata al 3,4% di ascolto.
In due ore sono sfilati anche il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, un uomo del Vaticano in Rai, Marco Simeon e il vice di Viganò al Governatorato, monsignor Corbellini.
Sono state poste molte domande sulle lettere scritte prima e dopo ma non su quella dell’8 maggio che è sfuggita agli Intoccabili.
Peccato perchè proprio in questa lettera si trovano storie inedite che coinvolgono nella parte di testimoni o vittime di accuse anche diffamanti, gli ospiti di Nuzzi.
E peccato anche perchè nella lettera ci sono molte risposte (di Viganò ovviamente) ai quesiti posti da Nuzzi.
Tipo: chi è la fonte del Giornale che ha scatenato la polemica tra Viganò e i suoi detrattori?
Oppure: perchè Viganò è stato cacciato?
Probabilmente dopo la lettera era impossibile per il Papa mantenere Viganò al suo posto.
Il segretario del Governatorato non scriveva solo di false fatture e ammanchi milionari.
Non lanciava solo accuse diffamatorie sulle tendenze sessuali dei suoi nemici ma soprattutto metteva nero su bianco i risultati di una vera e propria inchiesta di controspionaggio dentro le mura leonine.
E non solo spiattellava i risultati, (tipo: la fonte del Giornale è monsignore Nicolini che vuole prendere il mio posto. O peggio: Monsignor Nicolini ha contraffatto fatture e defraudato il Vaticano) ma sosteneva che le sue fonti erano personaggi di primissimo livello come don Torregiani, monsignor Fisichella e monsignor Calcagno. Infine minacciava : “I comportamenti di Nicolini oltre a rappresentare una grave violazione della giustizia e della carità sono perseguibili come reati, sia nell’ordinamento canonico che civile, qualora nei suoi confronti non si dovesse procedere per via amministrativa, riterrò mio dovere procedere per via giudiziale”. Una minaccia ancora valida nonostante l’oceano separi l’arcivescovo dalla Procura. Anche perchè il telefonino di Viganò continua a squillare a vuoto.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
A 52 ANNI DALLA MORTE, ESCE IN LIBRERIA UNA RACCOLTA DEGLI SCRITTI DEL PRETE DI BOZZOLO, PICCOLO COMUNE DEL MANTOVANO
Scritti che parlano, soprattutto, del suo impegno politico con messaggi rivolti a giovani e adulti. “Nè a sinistra, nè a desta, nè al centro. Perchè la buona politica è possibile ritrovarla solo oltre i partiti” scriveva il parroco.
Pensieri ancora di stretta attualita’: “La disgrazia della lotta politica in Italia è legata alla dimenticanza dell’uomo, per cui abbiamo cittadini che sono quel che volete, vale a dire con denominazioni politiche svariatissime, ma con nessuna sostanza umana. Prima di essere ammessi a un partito ci vorrebbe la promozione a uomo”.
Inutile scervellarsi.
Queste parole, di un’attualità disarmante, non appartengono a nessun pensatore dei nostri giorni — peraltro merce rara -, ma sono uscite dalla penna di don Primo Mazzolari il 25 settembre del 1945. Fanno parte dei molti scritti politici che il parroco di Bozzolo — antifascista e anticomunista, sempre e comunque dalla parte degli ultimi — ha prodotto tra il 1940 e il 1955 e che stavano rischiando di finire nel dimenticatoio.
La casa editrice Chiarelettere ha pensato di raccoglierne — grazie anche alla collaborazione e alla consulenza della Fondazione don Mazzolari di Bozzolo, che quest’anno festeggia i 30 anni della nascita — una selezione significativa nel libro da poco uscito nella collana di Instant Book con il titolo Come pecore in mezzo ai lupi (150 pagine, 7 euro).
A impressionare, come si diceva, è l’attualità del pensiero di don Mazzolari, parroco “resistente” (vicino alla causa partigiana) di piccoli paesi del mantovano come Cicognara e Bozzolo con una lungimiranza e una freschezza intellettuale da subito invisa al Vaticano, che in più occasioni ne censurò pubblicazioni e scritti.
Salvo riabilitarlo pochi anni prima della morte, avvenuta il 12 aprile del 1959. Fu l’allora arcivescovo di Milano, monsignor Montini (il futuro Papa Paolo VI) a tendere la mano a don Primo, rinchiuso nella sua Bozzolo come un personaggio scomodo.
Era il 1957. Una volta divenuto Papa, Montini disse di don Mazzolari che “aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti”.
Profeta o non profeta, quel che è certo è che don Primo ha saputo scavare nella politica, è stato in grado di coglierne l’essenza e per questo è riuscito a smascherarne i difetti.
Era convinto che la politica dovesse andare oltre i partiti e concentrarsi sugli uomini eliminando interessi e privilegi.
Era certo che la politica dovesse andare a braccetto con la democrazia. Ma si rendeva conto che i due universi erano sempre più distanti, contrastanti.
Introdotto da una prefazione di un altro prete di frontiera come don Virginio Colmegna, il libro si articola in cinque parti.
La prima dà spazio agli scritti più attuali, ancora oggi capaci di stupire per la violenza intellettuale con cui abbattono le barriere della “finta” politica; le altre sezioni toccano i giovani, la tolleranza, il mestiere dell’uomo, la giustizia sociale.
Utile soffermarsi sull’ultima sezione del libro, quella in cui don Mazzolari fa una riflessione sul comunismo che, troppo frettolosamente, ha portato l’opinione pubblica a catalogarlo come “prete rosso”.
Senza pregiudizi ideologici, il parroco di Bozzolo analizza il pensiero comunista e vede molte somiglianze con quello cristiano: “Cosa vogliono i comunisti? — scrive don Primo — La fine delle ingiustizie e la felicità di tutti gli uomini.
Cosa vogliono i cristiani? La fine delle ingiustizie e la felicità di tutti gli uomini. La differenza è sui mezzi e sul modo di concepire il bene, conseguenza di una diversa visione dell’uomo e della vita”.
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Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile
NEL 2011 AL VATICANO OLTRE 750 MILIONI DI EURO… ANCHE OLTRETEVERE UNA CASTA COME QUELLA DEI PALAZZI DEL POTERE POLITICO?
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I negoziatori della revisione concordataria del 1984, evidentemente consapevoli
del papocchio che andavano allestendo, avevano previsto la possibilità di una revisione dell’aliquota: era stato stabilito che l’8 per mille potesse diventare, per esempio, il sette o il nove, a seconda dell’andamento del suo gettito e delle spese reali della Chiesa.
Il compito di monitorare la situazione, e introdurre ogni tre anni gli aggiustamenti eventualmente necessari, era stato affidato, come nella migliore tradizione, a una commissione bilaterale.
Fin da subito, se ne sono ovviamente perse le tracce….
Ma ci sono tanti modi di mungere lo Stato ed è sperabile — ma non è detto — che Monti riesca a introdurre qualche salutare taglio.
Il primo comma dell’articolo 6 dei Patti Lateranensi del 1929 stabilisce che l’Italia deve assicurare al Vaticano “un’adeguata dotazione d’acqua di proprietà ”.
Come puntualmente avviene da allora con i 5 milioni di metri cubi consumati annualmente all’interno delle sacre mura.
Nel frattempo, il Vaticano ha pure cominciato a smaltire le acque di scarico attraverso la rete dell’Acea, di cui ha però puntualmente ignorato gli avvisi di pagamento.
Così, quando nel 1999 la società si è quotata in Borsa, per evitare grane con i piccoli azionisti lo Stato è intervenuto una prima volta ripianando un debito vaticano di 44 miliardi.
Cosa che ha dovuto fare nuovamente nel 2005, mettendo ancora mano al portafogli, questa volta per 25 milioni di euro.
Il Vaticano si ostina, infatti, a non considerare la bolletta dell’Acea.
Per loro è semplicemente straniera.
Così, alla fine, la pagano gli italiani, che non possono dire altrettanto.
Se qualche volta tratta e incassa in prima persona (ha conquistato uno sconto perfino sul canone Tv per gli apparecchi degli istituti religiosi), ancora più spesso il Vaticano manda avanti gli enti-satellite o le strutture locali .
Che ricevono immancabilmente un’accoglienza festosa.
Da parte dei politici di ogni sponda.
Basta vedere quali strade hanno preso nel 2010 i circa 200 milioni del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, istituito nel 2008 e meglio noto in Parlamento come “legge mancia”.
Una tranche (51 milioni e 575 mila euro) l’ha distribuita il 30 luglio 2010, la commissione Bilancio di Montecitorio, che ha individuato 494 soggetti meritevoli e bisognosi.
Novantacinque dei quali, guarda un po’, nel mondo della Chiesa.
Per esempio: l’Arcidiocesi di Bologna (30 mila euro per la manutenzione della curia), la Confraternita Maria S.S. Assunta nella cattedrale di Palermo (50 mila euro per la chiesa di Maria S.S. Addolorata del Cristo Morto), la Congregazione missionari della divina redenzione di Visciano (50 mila euro per il potenziamento del Villaggio del fanciullo di Torre Annunziata e altri 70 mila per il recupero del complesso S. Maria degli Angeli), la Congregazione missionari della Sacra Famiglia di Castione di Loria (50 mila euro per il recupero di un fondo agricolo con specie vegetali autoctone arcaiche) e la Congregazione suore gerardine di Sant’Antonio Abate (50 mila euro per la messa in sicurezza della casa di riposo per anziani e indigenti).
Poi: la Diocesi di Gubbio (20 mila euro per il restauro della chiesa di Cipolleto), la Fondazione Madonna dello scoglio di Santa Domenica di Placanica (200 mila euro per la sistemazione del sagrato), la Fondazione Spazio Reale della parrocchia di San Donnino di Campi Bisenzio (50 mila euro per il recupero dell’area Spazio Reale), l’Istituto Immacolata di Lourdes delle suore francescane di S. Chiara (20.000 euro per il restauro della croce dipinta), e la parrocchia Cuore immacolato di Maria di Formia (50 mila euro per la ristrutturazione dell’oratorio Villaggio Don Bosco) e via continuando. In un elenco che diventa davvero senza fine se si tiene conto anche dei provvedimenti nazionali ad hoc.
Come i 50 milioni di euro assegnati in un biennio all’Università campus biomedico (made in Opus Dei) dalla finanziaria 2003.
I due milioni e mezzo elargiti dalla Protezione civile (e che ci azzecca, direbbe Di Pietro) per il raduno di Loreto dell’Azione cattolica (14 maggio 2004).
Fino al milione di euro regalato dalla finanziaria 2004 a Radio Maria (il cui progetto editoriale recita: “Diffondere il messaggio evangelico in comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa cattolica e nella fedeltà al Santo Padre, usando tutte le potenzialità del mezzo radiofonico”) e Radio Padania. Spiccioli, comunque, rispetto ai 3 miliardi e 500 milioni di lire stanziati dallo Stato per il Giubileo del Duemila….
E ancora, la legge sul finanziamento agli oratori approvata dalla Regione Friuli Venezia-Giulia il 22 febbraio 2000 (e prontamente imitata, nell’ordine, da Lombardia, Piemonte, Molise, Puglia, Liguria, Campania, Calabria, Lazio e Abruzzo).
Cogliendo fior da fiore, troviamo i 3 miliardi di lire stanziati il 9 febbraio 2001 dal Veneto per gli edifici di culto “che siano testimonianza di tradizioni popolari e religiose”; il mezzo miliardo, sempre di lire, della Basilicata “per la realizzazione di opere di culto e di ministero pastorale” (1° marzo 2001); i 2 miliardi della Calabria per la disciplina urbanistica dei servizi religiosi (2 maggio 2001); i 50 milioni di euro stornati ancora in Veneto dal Fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia a favore della curia patriarcale (15 febbraio 2004).
Stralcio da: “I senza Dio”, un’inchiesta sul Vaticano del giornalista de L’Espresso Stefano Livadiotti. In libreria
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 30th, 2011 Riccardo Fucile
SUI GIORNALI DIOCESANI L’ECO DELLA SVOLTA DI TODI…IL VESCOVO DI ASSISI:”LA GENTE E’ NAUSEATA DAL LOSCO INTRECCIO TRA FESTINI EQUIVOCI E AFFARI SPORCHI”
«Dopo Todi! Dopo Silvio!». «Cambiare il presidente del Consiglio». “Alle spalle la stagione di Berlusconi”.
Serve «un nuovo governo» e «un passo indietro» di «un premier che passa più ore ad organizzare divertimenti serali e sessuali che a governare». Commenti al veleno, analisi ed editoriali quasi tutti orientati a chiedere al presidente del Consiglio di gettare la spugna.
Ma anche nuovi richiami per il «degrado morale delle istituzioni socio-politiche».
Ecco gli umori che – all’indomani del seminario di Todi del 17 ottobre scorso – hanno preso a circolare nelle parrocchie e nelle diocesi tra i 190 settimanali diocesani (oltre un milione di copie distribuite) che, liberi dalle prudenze vaticane e delle gerarchie episcopali, danno una severa spallata al premier e invitano i laici cattolici ad essere più attivi sulla scena politica.
«La Chiesa ha il dovere di parlare senza calcoli e senza intenti politici», scrive, infatti, su La Voce di Assisi il vescovo Sergio Goretti.
«La gente – ricorda – ha capito ed è nauseata del losco intreccio tra immoralità , festini equivoci e spregiudicati affari» e si chiede se «è proprio proprio vero che quello che avviene tra le mura domestiche non ha effetti sociali… quando si è sporchi dentro le maschere sono destinate a crollare! L’Italia è malata», e per salvarla «c’è urgente bisogno di persone preparate e serie». «In questi giorni caldi, dopo gli incidenti di Roma e l’incontro di Todi, ci si chiede se i cattolici si indignano, se si sono indignati e se si indigneranno», si interroga Frontiera (Rieti) nell’editoriale «Ma i cattolici si indignano?».
Non meno tenero L’Avvenire di Calabria che sostiene l’inutilità di «andare avanti ad ogni costo dentro tali scenari», auspicando «un decisivo passo indietro» degli attuali governanti.
Amara l’analisi di Nuovo Cammino, diocesi sarda di Ales-Terralba, che si chiede “fino a quando sopporteremo Berlusconi e i suoi cortigiani” che «fingono che il premier sia vittima di una congiura mediatica, mentre invece è dedito alla beneficenza e all’assistenza delle fanciulle orfane e abbandonate… come è possibile continuare a conservare al governo un uomo che ha passato più ore ad organizzare i propri divertimenti serali e sessuali, mentre tanti cattolici continuano a sopportarlo pur avendo organizzato feste con ragazze vestite da suore erotiche, accompagnato a Roma Gheddafi che distribuiva il Corano, mentre i suoi alleati facevano battesimi padani?».
«Il paese ha bisogno di una nuova moralità » a partire dai politici, sentenzia La Vita del Popolo (Treviso); Vita Trentina nell’editoriale “Il dopo Todi, il dopo Silvio” traccia scenari futuri sui cattolici in politica in vista un governo senza Berlusconi, che viene bocciato anche da Gente Veneta nell’editoriale “Quando il leader perde il carisma”.
Il Nostro Tempo (Torino) nota con favore che a Todi i cattolici sono “tornati a parlare” tra di loro anche in vista di “un nuovo governo” orfano di Berlusconi; l’altro settimanale torinese, La Voce del Popolo, invita i cattolici ad assumersi responsabilità politiche perchè nel Paese «ci vuole aria pulita»; di «stagione con Berlusconi alle spalle» si legge anche su L’Unione Monregalese (Mondovì) e su Difesa del popolo (Padova) che nell’editoriale «Parole chiare per tutti» argomenta che «cambiare ora premier può essere un inizio, ma non basta certo a considerare risolta la pratica” del rinnovamento politico-morale.
Da qui l’invito ai cattolici a prendere posizione, scrive Il Popolo (Pordenone), per ridare vita ad una «buona politica per il bene comune».
Tema ripreso da La Vita Cattolica (Udine), che nell’editoriale «Cristiani è tempo di scendere in campo» parla anche di «coerenza tra fede e vita privata». «C’è un tempo per la responsabilità » scrive Risveglio Duemila (Ravenna-Cervia), che nota come «la gente è disorientata, mentre chi governa fa i propri interessi personali, senza seguire gli interessi generali, o dà sfogo alla propria insipienza e arroganza».
Il Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli) auspica «una nuova stagione di unità politica dei cattolici» perchè «viviamo un momento di estrema gravità , il degrado avanza, soprattutto morale” anche per “quei governanti che si dichiarano cattolici sempre pronti a difendere i valori non negoziabili: ma quali sarebbero a questo punto i valori negoziabili?».
«Il Paese ha bisogno dei cattolici, è questa la vera novità di Todi», sostiene Il Nuovo Amico (Pesaro-Fano), che fa risalire le cause della attuale «grave crisi non solo a problemi economici-finanziari, ma anche alla decadenza della classe dirigente e alla fragilità della presenza cattolica» nelle istituzioni.
Orazio La Rocca
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
AL PREMIER ERA STATO ASSICURATO: NIENTE ATTACCHI DA TODI…IL PENSIERO DI BAGNASCO PERO’ HA PESATO
A Berlusconi stavolta hanno “venduto” una patacca.
La sicurezza con cui ieri il premier ha smentito che il convegno dei movimenti cattolici a Todi avesse come obiettivo la «spallata» al governo è infatti basata su un’informazione errata, circolata ai piani alti del Pdl alla vigilia del temuto conclave cattolico in Umbria.
«Presidente – gli hanno spiegato gli uomini che tengono i contatti con Oltretevere – possiamo stare tranquilli. Il cardinal Bertone è intervenuto su Bagnasco, dal presidente della Cei non verrà alcun attacco al governo»
In effetti se è vero che il discorso di Bagnasco si è limitato a rinfrescare la dottrina Ruini sui valori “non negoziabili” – dando così modo a Berlusconi di definirlo «splendido» e al Foglio di fare l’elogio di un «pensiero antropologico ribadito con i chiodi della Croce» – chi ha accesso ai corridoi del Vaticano racconta un’altra storia, molto diversa e ben poco rassicurante per il futuro politico del Cavaliere.
Intorno alla metà di settembre, quando l’organizzazione di Todi marciava spedita e da Bagnasco era già arrivata la dura condanna a Berlusconi, nel Palazzo apostolico si sarebbe infatti tenuto un decisivo incontro a tre.
Non una riunione come le altre, ma un vertice tra il Papa e i suoi due principali collaboratori – il segretario di Stato e il presidente della Cei – dedicato appunto al «caso italiano».
Un incontro definitivo, che avrebbe messo fine una volta per tutte al dualismo tra un Bertone filogovernativo e un Bagnasco deciso invece a esplorare nuove forme di impegno dei cattolici in politica.
Dal poco che filtra, il risultato del miniconclave sarebbe stato poco lusinghiero per il premier.
Certo, il pontefice avrebbe invitato i suoi cardinali a non schierare la Chiesa nella contesa, senza tuttavia risparmiare un giudizio liquidatorio sul Cavaliere.
Di fronte poi al presidente dei vescovi che rivendicava con insistenza la sua competenza sulla politica italiana, Benedetto XVI avrebbe infine accettato di affidare proprio a Bagnasco questa esclusiva.
Da qui la fine del dualismo al vertice della Chiesa, e la fine anche delle illusioni del premier.
Non a caso ieri l’Avvenire, la voce ufficiale della Cei, titolava su Todi: «Serve un governo nuovo».
Un titolo forte, come la scelta di pubblicare, di fianco all’articolo di cronaca, il discorso integrale di Bagnasco, proprio come si fa con le prolusioni ufficiali. Insomma, il messaggio inequivocabile era che su Todi ci fosse il timbro di Santa Romana Chiesa.
«Con il Vaticano – osserva Lorenza Cesa, segretario dell’Udc – a volte contano i gesti più delle parole. E la presenza fisica di Bagnasco a Todi, al di là delle parole del suo intervento, stava a significare una cosa sola: andate avanti con il progetto».
Un progetto, spiegano i cattolici del Pdl a cui è stato illustrato in via riservata, che non prevede affatto la nascita di un nuovo partito identitario con la croce.
L’idea invece è quella di fare perno sul Pdl per allargare l’area dei moderati anche al terzo polo e ai cattolici del Pd.
Ma per raggiungere questo risultato è imprescindibile che Berlusconi si faccia da parte, consentendo ai cugini ex Dc di ritrovarsi sotto lo stesso tetto.
Dentro il Pdl questi scenari vengono discussi ormai in circoli sempre più larghi.
E i più aperti al vento nuovo di Todi sono i ciellini come Roberto Formigoni e Mario Mauro o l’area che fa riferimento a Claudio Scajola, per non parlare di Beppe Pisanu. Anche se, nel lungo tramonto del Cavaliere, sono in molti nel Pdl a sottoscrivere la domanda che si è posto pubblicamente proprio Mauro in un articolo su “ilsussidiario.net”: «Dobbiamo morire berlusconiani?».
Il Cavaliere, preso dalla tenuta del governo, finora è parso dare credito alle parole rassicuranti di chi gli continua a garantire la benevola «sponda» di Bertone.
E avrebbe già chiesto ai suoi ambasciatori di intervenire affinchè la Segreteria di Stato si attivi per evitare una manifestazione in piazza, stile Family Day, dei cattolici di Todi.
«Ma l’unica speranza del premier – riflette Sabino Pezzotta – a questo punto risiede nella maledizione che spesso colpisce i cattolici in politica: sono peggio della sinistra, in 2 sono capaci di avere 3 idee diverse»
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
DURA REPRIMENDA DEL PRESIDENTE DELLA CEI SUL DETERIORAMENTO DEL TESSUTO SOCIALE ITALIANO:… “IN ITALIA C’E’ UNA QUESTIONE MORALE E I COMPORTAMENTI LICENZIOSI RISCHIANO DI AVVELENARE LE NUOVE GENERAZIONI”
“In Italia bisogna purificare l’aria ammorbata dai comportamenti licenziosi”, “la questione
morale non è un’invenzione mediatica”, “la piovra della corruzione va combattuta al pari dei comitati d’affari”: parole nette e inequivocabili quelle pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco nella prolusione del consiglio permanente dei vescovi.
Si è trattato di un intervento che il mondo cattolico (ma anche quello laico) aspettava da tempo, specie dopo le ultime critiche per i lunghi silenzi della Cei.
E non è un caso che l’uscita allo scoperto sia arrivato a distanza di quattro giorni dalla presa di posizione di Benedetto XVI, che dalla Germania aveva auspicato al più presto un serio “rinnovamento etico”.
Il presidente della Conferenza episcopale italiana non ha nominato direttamente il soggetto a cui era rivolta la sua reprimenda, ma i troppi riferimenti all’attualità hanno un solo significato; Bagnasco, infatti, ha parlato al potere politico e il potere politico, in Italia, ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi.
Un intervento a tutto tondo quello del cardinale, che ha toccato molti temi di questi giorni e li ha legati attraverso un unico, comune denominatore: la necessità di un cambiamento radicale.
A 360 gradi. “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà — ha detto Bagnasco — . Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”.
Poi la stoccata: “C’è da purificare l’aria, perchè le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate” ha attaccato il presidente della Cei, che poi ha sottolineato come la questione morale non sia “un’invenzione mediatica”, pur segnalando sulle inchieste in atto “l’ingente mole di strumenti di indagine”, “la dovizia delle cronache a ciò dedicate” e la presenza di “strumentalizzazioni”.
Ciò non significa, secondo il cardinale, che ci possano essere equivoci, perchè la questione morale “è un’evenienza grave”.
Partendo da questo dato di fatto, l’alto prelato ha sottolineato il ruolo della storia: “Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale — è stato il giudizio di Bagnasco — , allora non ci sono nè vincitori nè vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto”.
Il cardinale, inoltre, non ha risparmiato considerazioni di tipo politico, sostenendo che “al punto in cui siamo è essenziale drenare tutte le risorse disponibili, intellettuali, economiche e di tempo, verso l’utilità comune: solo per questa via si può salvare dal discredito generalizzato il sistema della rappresentanza, il quale deve dotarsi di anticorpi adeguati contro la ‘piovra’ della corruzione e delle clientele, cominciando a riconoscere ai cittadini la titolarità loro dovuta”.
Quasi un appello al cambiamento della legge elettorale, quindi, a cui Bagnasco ha fatto seguire un attacco ancor più veemente contro la corruzione, sostenendo come “non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari che si autoimpongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica”.
Le conseguenze per Bagnasco sono devastanti: “Il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”.
Proprio il crollo di credibilità della rappresentanza politica ha offerto al presidente della Cei l’occasione per un annuncio che farà molto discutere: ”Sta lievitando una partecipazioneche si farebbe fatica a non registrare, e una nuova consapevolezza che la fede cristiana non danneggia in alcun modo la vita sociale. Anzi. Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte — ha anticipato — la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che, coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita, sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie nè ingenue illusioni”.
Il quadro, per Bagnasco, è di una gravità assoluta, così come le conseguenze che essa potrà avere: “Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo”.
L’Italia, infatti, per Bagnasco “non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione”.
E le misure studiate dal governo non sono all’altezza, tanto che i vescovi sono rimasti colpiti dalla “riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità ”.
Nell’occhio del ciclone, neanche a dirlo, la politica: ”Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonchè la reciproca, sistematica denigrazione, poichè così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico — ha detto Bagnasco — . Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui, mentre si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”. In conclusione d’intervento, l’appello del cardinale al ritorno di “misura, sobrietà , disciplina, onore” a cui è tenuto chi “sceglie la militanza politica”.
Un attacco su tutta la linea, quindi, che forse traccia la nuova linea strategica della Cei: stop alla stagione della tolleranza, avanti con l’impegno diretto.
Nella vita sociale e, perchè no, anche in politica.
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Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile
NEL MIRINO DELLA UE I PRIVILEGI FISCALI DEL VATICANO A CUI L’ITALIA HA CONCESSO BENEFICI PER QUASI 2 MILIARDI DI EURO DI ESENZIONE DA IMPOSTE…E ORA LO STATO ITALIANO DOVRA’ ANCHE PAGARE LA MULTA PER L’INFRAZIONE
Finiscono nel mirino dell’Unione Europea i privilegi fiscali del Vaticano, ma a farne le spese sarà lo Stato Italiano reo di aver concesso tali benefici e contro il quale l’Unione Europea darà il via a breve a una procedura di infrazione.
Tra scuole, alberghi, ospedali e attività commerciali, infatti, i beni ecclesiastici raggiungono le 100 mila unità sulle quali viene applicata l’esenzione totale dall’Ici e uno sconto del 50% sul pagamento dell’Ires, per un “evasione fiscale legale” di quasi 2 miliardi di euro.
Introdotta da Berlusconi durante la campagna elettorale del 2005 per accaparrarsi consensi, la norma sull’esenzione fiscale fu poi modificata dal governo Prodi che, in seguito all’intervento della Ue che individuava gli aiuti di Stato non compatibili con la normativa europea, decise di applicarla a quelle attività considerate “non esclusivamente commerciali”.
Tuttavia, basta un banale escamotage per aggirare la normativa.
E’ sufficiente, infatti, che all’interno della struttura ci sia una cappella perchè questa si trasformi in un’attività non commerciale e quindi esente dalle suddette imposte.
La decisione della Ue giunge dopo le denunce esposte dal’onorevole Maurizio Turco.
A tal proposito l’esponente radicale ha commentato che nonostante le stime dei “2 miliardi di euro all’anno sottratti alle casse dello Stato” provengano “ dall’Anci e dallo stesso Ministero dell’Economia, perfettamente a conoscenza della situazione, essendo coinvolti enti ecclesiastici, vige una certa prudenza politica sull’argomento”.
“Anche l’Unione Europea ha difficoltà a chiudere questa pratica – conclude Turco – perchè ci sono forti pressioni e il doppio tentativo di archiviazione del caso ne è un prova evidente”.
Per due volte, infatti, in passato le procedure d’infrazione annunciate sono state archiviate.
Ma ora l’Unione Europea sembra decisa a intervenire, tanto che già è noto il contenuto del documento redatto dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia nel quale si legge “la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre”.
In particolare l’inchiesta che partirà verso metà ottobre avrà come oggetto la questione del mancato pagamento dell’Ici, il dimezzamento del pagamento dell’Ires e l’articolo 149 del Testo unico, che disciplina le imposte sui redditi e prevede lo status di ente non commerciale, a vita, per le attività ecclesiastiche.
Anche se ci sono tutte le condizioni per sperare in una condanna – le condizioni dell’esistenza dell’aiuto e della sua incompatibilità con le norme Ue “sembrano essere soddisfatte” – l’ultima parola spetta sempre a Bruxelles e il verdetto non arriverà prima di 18 mesi.
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