Destra di Popolo.net

L’ULTIMO DELIRIO DI TRUMP: “NON SO SE ACCETTERÃ’ L’ESITO DEL VOTO”

Ottobre 20th, 2016 Riccardo Fucile

NEL CONFRONTO FINALE E’ SCONTRO SU PUTIN, TASSE E DONNE, NESSUNA STRETTA DI MANO… SONDAGGIO CNN: “HA VINTO HILLARY”

L’accusa più pesante, quella delle elezioni “truccate”, ha surriscaldato il clima del terzo e ultimo confronto tra i candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, all’Università  del Nevada a Las Vegas. Il tycoon ha puntato il dito contro l’ex first lady, dicendosi pronto a rifiutare l’esito delle elezioni.
“Hillary è colpevole di un crimine molto grave, non dovrebbe essere possibile per lei partecipare a queste elezioni, per questo dico che sono truccate”, ha dichiarato Trump, riferendosi alla vicenda delle mail che ha coinvolto la candidata dei democratici.
Netta la replica di Hillary: “Ogni volta che Trump pensa che le cose non vanno bene pensa che tutti ce lo abbiamo con lui. Abbiamo sempre avuto elezioni libere, accettiamo sempre i risultati anche se non ci piacciono, dobbiamo sempre accettare risultati”.
Un confronto molto accesso, quello tra Clinton e Trump, che hanno risposto alle domande di Chris Wallace, anchorman di Fox News, emittente vicina ai repubblicani. Hillary ha scelto un abito bianco, rispolverando il look usato alla convention di Philadelphia, quando fu incoronata candidata dei democratici, mentre Trump ha indossato un abito blu scuro con cravatta rossa e la spilletta della bandiera americana. Secondo la rilevazione della Cnn, il 52% degli ascoltatoti ha assegnato la vittoria a Hillary. Anche secondo il Washington Post Trump ha perso l’occasione per recuperare terreno
Zero fair play tra i due candidati, che non si sono stretti la mano nè prima di iniziare il confronto nè al termine del dibattito.
Scontro totale su tutti i temi al centro del dibattito, dall’immigrazione all’economia. Trump ha ribadito di voler costruire un muro anti-migranti al confine tra gli Stati Uniti e il Messico; contraria invece la Clinton, che ha accusato il suo rivale di voler mettere in atto una “deportazione forzata, separando i bambini dalle loro famiglie”.
Il clima si è fatto incandescente quando Hillary ha tirato in ballo le accuse, rivolte alla Russia e a Putin, di un’azione di spionaggio nei confronti degli americani.
“Il governo russo ha portato avanti un’azione di spionaggio contro gli americani. Hanno hackerato gli account di cittadini privati e istituzioni e poi hanno passato queste informazioni a Wikileaks per pubblicarle su Internet. Vorrei che Trump ammettesse questo hackeraggio da parte della Russia e lo condannasse”, ha dichiarato. Trump ha replicato affermando di non conoscere e di non aver mai incontrato il presidente russo. “Non è il mio miglior amico”, ha chiosato.
Un botta e risposta che è andato avanti per qualche minuto, con la Clinton che ha alzato il tiro affermando che Putin “vuole un bamboccio come presidente americano”.
Altro terreno di scontro è stato il cosiddetto ‘pussygate’, lo scandalo delle donne che hanno denunciato di essere state molestate da Trump.
“Io non mi sono nemmeno scusato con mia moglie perchè non ho incontrato mai queste donne. Forse queste donne volevano un quarto d’ora di notorietà . Io sono innocente. Sono tutte bugie, sono tutte falsità “, ha dichiarato Trump.
Il tycoon ha rincarato la dose e ha accusato i democratici di pagare queste donne per le dichiarazioni rese. “Nessuno rispetta le donne più di me”, ha aggiunto.
“In numerosi comizi ha detto di non aver fatto quelle cose a quelle donne perchè non erano abbastanza carine per essere molestate. Pensa che denigrare le donne lo renda più forte. Qualsiasi donna sa cos’è essere trattata in questo modo, ecco come Donald tratta le donne, le denigra”, ha replicato Hillary.
Scambio di accuse tra Trump e Clinton sulla politica estera e sulle fondazioni di famiglia. Guardando all’estero, Trump ha attaccato l’ex segretario di Stato sulla lotta “inconsistente” all’Isis e sulla situazione in Siria. “Quella di Aleppo in Siria è una catastrofe per colpa di Hillary Clinton”, ha dichiarato il candidato dei repubblicani, che ha accusato l’amministrazione Obama di voler aiutare ribelli “che non si sa chi siano”.
Trump ha invitato Hillary a “restituire i soldi dati alla Fondazione Clinton da Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar che abusano delle donne e uccidono le donne e gli omosessuali”.
L’ex first lady ha ricordato con orgoglio l’intervento della Clinton Foundation in soccorso di terremotati di Haiti: “Mentre la Fondazione Trump – ha aggiunto – spende i soldi per comprare ritratti di Donald”.
Duello acceso anche sull’economia con Trump che si è detto pronto a mettere in moto una macchina economica capace di generare una crescita del 5-6% all’anno.
Hillary ha accusato il rivale di proporre una ricetta che impatterà  in modo pesante sul debito americano, mentre per le sue proposte, ha sottolineato, “ci sono tutte le coperture”.
“Non aggiungerò neppure un centesimo al debito nazionale. Noi stiamo già  crescendo, ma per crescere ancora di più dobbiamo investire sulla classe media, sulla famiglia”, ha aggiunto Hillary.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Esteri | Commenta »

WASHINGTON, LA CENA DI STATO E’ UNA FESTA IN ONORE DELL’ITALIA

Ottobre 19th, 2016 Riccardo Fucile

QUATTROCENTO OSPITI PER L’ULTIMO EVENTO DELLA PRESIDENZA OBAMA… BRILLANO LE FIRST LADY MICHELLE E AGNESE

Prima il dovere poi il piacere, aveva detto in italiano Barack Obama la mattina, all’inizio della visita di Stato.
E infatti nella notte, la sera per l’ora di Washington, è andata in scena la State dinner in onore di Matteo Renzi e della moglie Agnese Landini, l’ultima cena di Stato della presidenza Obama.
C’erano gli annunciati ospiti italiani, tra loro Roberto Benigni con la moglie Nicoletta Braschi, Paolo Sorrentino, Bebe Vio, Giusi Nicolini, Raffaele Cantone e Giorgio Armani. C’erano anche il consigliere di Renzi Giuliano Da Empoli, amico dello spin doctor Jim Messina, il commissario di Bagnoli Salvo Nastasi e il neocommissario per il digitale Diego Piacentini.
Invitati da Obama erano presenti anche il presidente della Fiat Chrysler Automobiles John Elkann con la moglie, l’attore italo-americano John Turturro e tutta la Waashington che conta: il capo del Pentagono Ash Carter, la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice, la presidente dell’opposizione democratica alla Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi, il vicepresidente Joe Biden.
In tutto 375 ospiti sistemati sotto un grande tendone.
In primo piano Michelle e Agnese, in abito oro rosa Versace la first lady americana, in argento lavorato del fiorentino Scervino la moglie del premier italiano. “Non ti preoccupare di come siamo vestiti, sono interessati solo agli abiti delle signore”, ha subito scherzato Obama salutando Renzi, in smoking Armani, nel portico della Casa Bianca.
Al tavolo principale erano seduti Obama, Renzi, Michelle, Agnese, Elkann e il comico Jerry Seinfeld.
In sottofondo musica jazz e Dixieland, accanto a Funiculi funiculà  e l’aria del Nessun Dorma. Un’atmosfera calda, illuminata da candelabri di cristallo, per una festa in piena regola con menu a cura dello chef Mario Batali, nel segno dei sapori italiani: agnolotti di patata dolce, insalata di zucca con il pecorino di New York,   braciole con cremolata di rafano e friarielli, il tutto innaffiato da Vermentino e Sangiovese.
Al brindisi Obama si è concesso qualche gag nei confronti dell’ospite italiano: “Una volta ero io quello giovane, ora è lui, stimo il suo ottimismo, la sua energia e la sua visione”, ha detto ricordando gli esordi di Renzi adolescente alla Ruota della Fortuna. E poi ha fatto ridere gli ospiti assicurando che “Benigni ha promesso di non saltare sui tavoli”.
Da parte sua, Renzi ha scherzato dicendo a Michelle Obama:   il tuo ultimo discorso in sostegno di Hillary Clinton “è migliore dei tuoi pomodori”.
Anche alla Casa Bianca Benigni non ha rinunciato a stupire.
A Barack Obama ha detto di “fermare Renzi”, a Michelle ha consigliato il cavolo nero per il suo orto alla Casa Bianca.
“È stata una cosa bellissima, ci siamo parlati, abbracciati, scambiati emozioni”, ha detto ai giornalisti durante la cena, sottolineando tra le sensazioni più forti quella dell’amicizia e di “stare di fronte a due persone irripetibili, straordinarie: ci si sente contemporanei di qualcuno”.
Il premio Oscar ha poi sottolineato quanto gli abbia fatto piacere sapere che una figlia degli Obama ha visto 20 volte il suo film La vita è bella.
E ha chiuso con una battuta: “Io probabilmente resto qui, sto cercando una cosetta nell’orto di Michelle, le ho consigliato il cavolo nero perchè lei non capisce molto di cavolo. Siccome io sono di origini contadine le ho consigliato il cavolo nero che cresce in Toscana”.

(da “La Repubblica”)

argomento: Esteri | Commenta »

INTERVISTA A OBAMA: “L’AUSTERITA’ BLOCCA LA CRESCITA EUROPEA”

Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile

“ITALIA HA UN RUOLO DI LEADERSHIP NELL’ACCOGLIENZA AI RIFUGIATI, UN TEST DELLA NOSTRA UMANITA'”… “ISTRUZIONE, COMPETENZE E FORMAZIONE PER AUMENTARE GLI STIPENDI E RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE”

“L’austerity ha contribuito a rallentare la crescita europea”. Barack Obama parla in quest’intervista esclusiva a La Repubblica in occasione dell’arrivo del premier italiano. Affronta il fenomeno Trump e tutti i populismi, indicando come risposta una politica economica che “riduca le diseguaglianze, aumenti i salari, investa nell’istruzione”. Rende omaggio al ruolo dell’Italia nell’affrontare l’emergenza profughi nel Mediterraneo ma avverte che “un piccolo numero di Paesi non possono sostenere quest’onere da soli”.
Invoca più collaborazione tra i servizi segreti occidentali “per prevenire gli attacchi terroristici”. E offre un “pieno sostegno alle riforme di Renzi”.
Signor Presidente, all’inizio del suo primo mandato l’economia americana e quella europea erano in una profonda recessione. Da allora l’economia Usa ha goduto di 7 anni di crescita, mentre l’Europa soffre ancora: bassa crescita e alta disoccupazione. È ora di rivalutare il ruolo della politica fiscale, gli investimenti pubblici? In altri termini, hanno fallito le politiche di austerità ?
“Prima di tutto, vorrei dire quanto io e Michelle siamo lieti di ospitare il primo ministro Renzi e la signora Landini. L’Italia è da lungo tempo uno degli alleati più forti e vicini dell’America. Credo che l’esperienza degli Stati Uniti nel corso degli ultimi otto anni dimostri la saggezza del nostro approccio. Poco dopo il mio insediamento, abbiamo passato il Recovery Act, (la manovra di investimenti pubblici, ndr) per stimolare l’economia. Ci siamo mossi rapidamente per salvare la nostra industria automobilistica, stabilizzare le nostre banche, investire in infrastrutture, aumentare i prestiti alle piccole imprese e aiutare le famiglie a non perdere le loro case. I risultati sono chiari. Le imprese americane hanno creato oltre 15 milioni di nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è stato dimezzato. Abbiamo ridotto il deficit. I lavoratori stanno finalmente vedendo un aumento nelle loro retribuzioni. I redditi sono aumentati, e i tassi di povertà  sono caduti. Abbiamo ancora molto da fare per aiutare i lavoratori e le famiglie a migliorare, ma ci stiamo muovendo nella giusta direzione.
“Altri Paesi hanno adottato un approccio diverso. Credo che le misure di austerità  abbiano contribuito al rallentamento della crescita in Europa. In certi Paesi, abbiamo visto anni di stagnazione, che ha alimentato le frustrazioni economiche e le ansie che vediamo in tutto il continente, soprattutto tra i giovani che hanno più probabilità  di essere disoccupati. Ecco perchè penso che la visione e le riforme ambiziose che il primo ministro Renzi sta perseguendo siano così importanti. Lui sa bene che Paesi come l’Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività , stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione. Ma mentre i Paesi si muovono in avanti con le riforme che renderanno le loro economie sostenibili a lungo termine, lui riconosce che hanno bisogno di spazio per effettuare gli investimenti necessari a sostenere la crescita e l’occupazione e ampliare opportunità . L’economia italiana ha ricominciato a crescere. Più italiani stanno lavorando. Matteo sa bene che il progresso deve essere ancora più veloce, e un tema centrale delle nostre discussioni sarà  come i nostri Paesi possano continuare a lavorare insieme per creare più crescita e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico”.
Il “fenomeno Trump” negli Stati Uniti è stato prefigurato dai movimenti populisti e nazionalisti in Europa. Qual è il suo suggerimento per i suoi alleati europei, su come affrontare lo scenario post- Brexit? Come rispondere ai movimenti che vogliono isolare l’Europa, costruire muri, ridurre l’immigrazione, limitare la nostra esposizione al commercio internazionale
“Nei nostri Paesi, le stesse forze della globalizzazione che hanno portato tanto progresso economico e umano nel corso dei decenni, pongono anche sfide politiche, economiche e culturali. Molte persone ritengono di essere svantaggiate dal commercio e l’immigrazione. Lo abbiamo visto con il voto nel Regno Unito per lasciare l’Unione Europea. Lo vediamo nella crescita dei movimenti populisti, sia a sinistra che a destra. In tutto il continente, vediamo mettere in discussione il concetto stesso di integrazione europea, insinuando che i Paesi starebbero meglio fuori dall’Unione.
“In momenti come questi, anche se riconosciamo le vere sfide che abbiamo di fronte, è importante ricordare quanto i nostri Paesi e le nostre vite quotidiane traggono vantaggio dalle forze di integrazione. La nostra economia globale integrata, incluso il commercio, ha contribuito a rendere la vita migliore per miliardi di persone in tutto il mondo. La povertà  estrema è stata drasticamente ridotta. Grazie alle collaborazioni internazionali nel campo della scienza, della salute e della tecnologia, le persone vivono più a lungo e hanno più opportunità  rispetto al passato. L’Unione Europea rimane uno dei più grandi successi politici ed economici dei tempi moderni. Nessun Paese dell’Unione ha alzato le armi contro un altro. Le famiglie in Africa e nel Medio Oriente rischiano la vita per dare ai loro figli la qualità  della vita e i privilegi di cui godono gli europei, e che non dovrebbero mai essere dati per scontati.
“La nostra sfida, quindi, è quella di fare in modo che i benefici dell’integrazione siano condivisi più ampiamente e che eventuali problemi economici, politici o culturali, siano affrontati correttamente. Ciò richiede politiche economiche inclusive, che investano fortemente nei nostri cittadini dando loro istruzione, competenze e la formazione necessaria per aumentare gli stipendi e ridurre le disuguaglianze. Richiede un sistema di scambi commerciali che protegga i lavoratori e l’ambiente. Richiede di tenere alti i nostri valori e tradizioni in quanto società  pluraliste e diverse; e di rifiutare una politica di “noi” contro “loro” che cerca di fare di immigrati e minoranze un capro espiatorio”.
Su entrambi i lati dell’Atlantico, i negoziati per il trattato Ttip sono in fase di stallo. Il protezionismo è in aumento in tutto il mondo. Conosce bene le obiezioni americane sul libero scambio, ma la prospettiva europea è leggermente diversa: molti dei nostri cittadini, anche in Paesi come la Germania, che hanno goduto di enormi surplus commerciali, ritengono che un nuovo trattato con gli Stati Uniti abbasserebbe la protezione dei nostri consumatori, i nostri lavoratori, la nostra salute. Per molti europei, il suo Paese è diventato un simbolo di un capitalismo senza freni in cui le multinazionali dettano le regole. Qual è la sua risposta a queste preoccupazioni europee?
“Sì, nei nostri Paesi è complicata la politica in materia di commercio. Ma la storia dimostra che il libero mercato e il capitalismo sono forse la più grande forza per la creazione di opportunità , stimolando l’innovazione e alzando il tenore di vita. Lo abbiamo visto nell’Europa occidentale nei decenni dopo la seconda guerra mondiale. Lo abbiamo visto nell’Europa centrale e orientale dopo la fine della guerra fredda. E lo abbiamo visto in tutto il mondo, dalle Americhe all’Africa all’Asia. Allo stesso tempo, abbiamo anche visto come la globalizzazione possa indebolire la posizione dei lavoratori, rendendo più difficile la possibilità  di guadagnare uno stipendio decente, e causare il trasferimento di posti di lavoro nell’industria manifatturiera in Paesi con costi di manodopera più bassi. E ho messo in guardia contro un capitalismo senz’anima che avvantaggia solo i pochi in alto e che contribuisce alla disuguaglianza e a un gran divario tra ricchi e poveri.
“Nella nostra economia globale in cui molto del nostro benessere dipende dagli scambi tra i nostri Paesi, non è possibile tirarsi indietro e alzare il ponte levatoio. Il protezionismo rende le nostre economie più deboli, danneggiando tutti, in partico- lare i nostri lavoratori. Invece, dobbiamo imparare dal passato e fare commercio nel modo giusto in modo che l’economia globale sia in grado di offrire vantaggi a tutta la popolazione e non solo i pochi in alto. Gli imprenditori hanno bisogno di sostegno per aiutare a trasformare le loro idee in un business. Abbiamo bisogno di forti reti di sicurezza per proteggere le persone in tempi di difficoltà . E dobbiamo continuare a lavorare per frenare gli eccessi del capitalismo adottando standard più severi per il settore bancario e in materia fiscale, e una maggiore trasparenza, per aiutare a prevenire le ripetute crisi che minacciano la nostra prosperità  condivisa.
“Abbiamo anche bisogno di accordi commerciali di alta qualità  come il Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership. Anche se l’interscambio tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea sostiene circa 13 milioni di posti di lavoro nei nostri Paesi, ci sono una serie di tariffe e regolamenti diversi, regole e standard che impediscono di aumentare gli scambi, investimenti e posti di lavoro. Eliminando le tariffe e le differenze nelle normative, renderemo il commercio più facile, soprattutto per le nostre piccole e medie imprese. Il TTIP non abbasserà  gli standard. Al contrario, alzerà  gli standard in materia di protezione dei lavoratori e dei consumatori, tutela dell’ambiente e garantirà  una rete Internet aperta e gratuita, elemento essenziale per le nostre economie digitali. Per tutte queste ragioni, gli Stati Uniti rimangono impegnati a portare a conclusione i negoziati sul Ttip, e ciò richiederà  la volontà  politica di tutti i nostri Paesi”.
Stiamo vincendo la guerra contro l’Isis in Iraq e in Siria? E per quanto riguarda l’“altra” guerra contro l’Isis, la prevenzione di attacchi terroristici all’interno dei nostri Paesi?
“La nostra coalizione continua ad essere implacabile contro l’Isis su tutti i fronti. I raid aerei della coalizione continuano a martellare obiettivi dell’Isis. Continuiamo ad eliminare alti dirigenti e comandanti Isis in modo da impedire loro di minacciarci di nuovo. Continuiamo a colpire le loro infrastrutture petrolifere e reti finanziarie, privandoli del denaro per finanziare il loro terrorismo. Sul terreno in Iraq, l’Isis ha perso oltre la metà  del territorio popolato che controllava una volta, e le forze irachene hanno iniziato le operazioni per liberare Mosul. È da più di un anno che l’Isis non è riuscita a portare avanti una grande operazione di successo in Iraq o in Siria. Insomma, l’Isis rimane sulla difensiva, la nostra coalizione è sull’offensiva, e anche se questa continuerà  ad essere una lotta molto difficile, io ho fiducia che vinceremo e l’Isis perderà .
“L’Italia è un partner essenziale della nostra coalizione. L’Italia da uno dei più grossi contributi in formatori e consulenti sul terreno in Iraq. I carabinieri italiani stanno addestrando migliaia di poliziotti iracheni che contribuiranno a stabilizzare le città  irachene una volta liberate dall’Isis. Inoltre, l’Italia è un partner indispensabile per quanto riguarda la Libia. La diplomazia italiana ha avuto un ruolo importante nel processo che sta portando alla creazione del Libyan Government of National Accord. Gli Stati Uniti e l’Italia stanno lavorando per aiutare il governo libico a rafforzare la sua capacità  di respingere le forze dell’Isis e riprendere possesso del suo Paese.
“Detto questo, anche se l’Isis continua a perdere terreno in Iraq, Siria e Libia, ha ancora la capacità  di condurre o ispirare attentati, come abbiamo visto nel Medio Oriente, Nord Africa, negli Stati Uniti e in Europa. Prevenire gli individui solitari e le piccole cellule di terroristi che progettano di uccidere persone innocenti nei nostri Paesi rimane una delle nostre sfide più difficili. Anche se all’interno di ognuno dei nostri Paesi si lavora per sventare possibili attentati, dobbiamo fare di più insieme: condividere informazioni e intelligence, prevenire gli spostamenti dei terroristi stranieri e rafforzare la sicurezza alle frontiere”.
A volte sembra che il nostro Paese sia quasi lasciato solo ad affrontare l’emergenza profughi nel Mediterraneo. Come valuta l’importanza della solidarietà  europea su questo tema?
“L’Italia è in prima linea nell’affrontare la crisi dei rifugiati, che è una catastrofe umanitaria e un test della nostra comune umanità . Le immagini di tanti migranti disperati, uomini, donne e bambini   che affollano piccole imbarcazioni e annegano nel Mediterraneo, sono più che strazianti. L’Italia continua a svolgere un ruolo di leadership. La forza navale europea nel Mediterraneo, comandata dall’Italia, ha salvato la vita di centinaia di migliaia di migranti. Renzi si adopera per arrivare ad una risposta compassionevole e coordinata alla crisi, mettendo in evidenza la necessità  di dare assistenza ai Paesi africani dai cui tanti di questi migranti provengono. Molti italiani hanno dimostrato la loro generosità  accogliendo i rifugiati nelle loro comunità . Ma come ho detto al vertice dei rifugiati che ho convocato alle Nazioni Unite il mese scorso, poche nazioni in prima linea non possono sopportare da solo questo peso enorme. È per questo che la Nato ha accettato questa estate di aumentare il nostro supporto alle operazioni navali dell’Unione Europea nel Mediterraneo. È il motivo per cui gli Stati Uniti ritengono che l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia sia importante per condividere i costi di questa crisi e garantire un approccio coordinato che rispetti i diritti umani dei migranti e garantisca una politica migratoria ordinata e umana. Ed è il motivo per cui gli Stati Uniti continueranno ad essere il più grande donatore di aiuti umanitari in tutto il mondo. Lo saranno anche nei confronti dei rifugiati con il nostro nuovo impegno di accogliere e reinsediare 110.000 profughi nel corso dei prossimi dodici mesi.
“Data l’enormità  di questa crisi, tutto il mondo deve fare di più. Il vertice dei rifugiati del mese scorso è stato un importante passo avanti. Quest’anno più di 50 nazioni e organizzazioni hanno aumentato di circa 4,5 miliardi di dollari i loro contributi all’Onu e alle Ong. Collettivamente le nostre nazioni stanno raddoppiando il numero di rifugiati accolti nei nostri Paesi, arrivando quest’anno a più di 360.000. Aiuteremo più di un milione di bambini rifugiati ad andare a scuola, e aiuteremo un milione di profughi ad ottenere una formazione e trovare un lavoro. Però abbiamo bisogno che ancora più nazioni diano assistenza e accettino più rifugiati. E abbiamo bisogno di riaffermare il nostro impegno verso la diplomazia, lo sviluppo e la tutela dei diritti umani, contribuendo in tal modo a porre fine ai conflitti, alla povertà  e all’ingiustizia che portano così tante persone ad abbandonare la propria casa. In questo lavoro cruciale, siamo grati per l’importante collaborazione dei nostri amici e alleati italiani”

Federico Rampini
(da “La Repubblica”)

argomento: Esteri | Commenta »

HILLARY DISTANZIA TRUMP: FINANZIATORI DI DONALD CHIEDONO INDIETRO I SOLDI

Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile

PER IL NYT POTREBBE VINCERE ANCHE PRIMA DELL’OTTO NOVEMBRE

Donald Trump in caduta libera. Almeno nei sondaggi.
Al punto che il New York Times arriva a ventilare l’ipotesi che Hillary Clinton possa esultare ben prima dell’8 novembre.
Quando arriverà  l’election day, infatti, molti americani avranno già  espresso la loro volontà  con il voto anticipato – via posta o alle urne – previsto in molti Stati e sempre più utilizzato e il distacco fra i due candidati sta raggiungendo livelli tali che potrebbe emergere ben presto l’indicazione del successore di Barack Obama.
L’early voting.
I primi dati in arrivo dalla Florida e dal North Carolina mostrano che l’ex segretario di Stato era in vantaggio già  prima di quel venerdì 7 ottobre che ha mostrato al mondo il video del 2005 in cui Donald Trump parlava in modo greve e sessista delle proprie conquiste femminili.
Secondo lo staff di Hillary, più del 40 per cento dell’elettorato voterà  prima dell’8 novembre nei cosiddetti “swing state”.
Proprio per questo il nome del prossimo presidente potrebbe arrivare prima dell’election day.
L’ultimo sondaggio.
La consultazione Reuters/Ipsos vede la Clinton distanziare The Donald. Ci sarebbero ora 8 punti a vantaggio della candidata democratica – il 45% contro il 37% – mentre un elettore repubblicano su cinque sostiene che i commenti volgari di Trump sulle donne lo abbiano squalificato in vista della possibile elezione a presidente degli Stati Uniti.
Si vota in Ohio, lo Stato che decide.
La campagna entra ancor più nel vivo perchè da oggi si vota in Ohio, lo Stato in bilico per definizione visto che nelle 30 elezioni statunitensi dal 1896 solo in due casi chi ha ha vinto lo Stato ha perso la poltrona presidenziale.
In particolare, nessun repubblicano è mai diventato presidente senza aver conquistato l’Ohio e nessun democratico, dal 1964, si è seduto alla Casa Bianca senza una vittoria in Ohio.
Per questo, si dice: “as Ohio goes, so goes the nation”. L’ultimo sondaggio vede Hillary Clinton in vantaggio di 9 punti, 43% contro il 34% di Donald Trump.
Si muove Barack.
A spendersi per la candidata democratica è ancora una volta Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti è intervenuto a un evento in North Carolina e si è detto sorpreso del fatto che qualcuno possa prendere le distanze da Trump per le sue dichiarazioni sessiste ma continuare a sostenerlo nella corsa alla Casa Bianca. “Adesso ci sono persone che dicono: Sono profondamente in disaccordo, davvero disapprovo…ma ancora lo appoggiamo. Ancora pensano che lui possa diventare presidente, il che è privo di senso secondo me. Sento qualcun altro che dice: beh, sono cristiano quindi penso che tutti debbano essere perdonati perchè nessuno è perfetto. Ebbene, questo è vero, anch’io certamente non sono perfetto, e anch’io credo nel perdono e nella redenzione, ma questo non significa che voglio eleggere questa persona presidente”.
Il riferimento solo implicito è allo speaker della Camera, Paul Ryan, che si è detto disgustato dalle performance di Trump, senza tuttavia ritirare il suo endorsement.
I finanziatori infuriati.
Un’altra tegola per il magnate newyorkese viene da alcuni dei suoi finanziatori, che ora chiedono indietro i soldi.
“Non riesco a trovare le parole per esprimere la mia delusione per Trump”, ha scritto uno dei finanziatori in una mail inviata ad un fundraiser, cioè una persona che raccoglie i fondi per il repubblicano.
“Mi pento di aver partecipato a manifestazioni a sostegno di Trump e soprattutto di aver portato mio figlio – continua il messaggio – e con rispetto chiedo che mi siano restituiti i soldi”.
Un portavoce della campagna repubblicana, Jason Miller, ha affermato di “non essere al corrente di nessuna richiesta di questo tipo da parte di finanziatori”.
Ma il sito della Nbc cita la mail di un altro finanziatore che spiega di “non poter sostenere un sessista, ho tre figli piccoli e non sosterrò un volgare sessiste. Mi aspetto che mi venga restituita la mia donazione – conclude – vi prego di procedere immediatamente e vi ringrazio”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Esteri | Commenta »

I GIORNALI CONSERVATORI ABBANDONANO TRUMP: TESTATE CHE DA 100 ANNI APPOGGIANO I CANDIDATI REPUBBLICANI ORA DANNO INDICAZIONI PER HILLARY

Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile

A SPINGERLO SONO RIMASTI SOLO I SOCIAL MEDIA E L’ESTREMA DESTRA XENOFOBA

L’ultimo a gettare la spugna è stato il St. Louis Post Dispatch , il quotidiano della città  che ha ospitato il secondo dibattito presidenziale: un glorioso giornale conservatore fondato (anzi, rifondato dopo un avvio problematico) nel 1878 da Joseph Pulitzer.
Il Dispatch non appoggiava candidati democratici alla Casa Bianca dai tempi di Woodrow Wilson, un secolo fa.
Fin qui aveva sempre dato il suo «endorsement» ai repubblicani. Ma con Donald Trump non ce l’ha fatta: ieri, quasi scusandosi coi lettori, ha deciso di appoggiare Hillary Clinton considerando improponibile una presidenza del «tycoon» conservatore
Ieri anche il Boston Globe ha preso la stessa decisione, mentre nei giorni precedenti altri quattro grandi giornali locali di solidissime tradizioni conservatrici hanno scelto di schierarsi con la candidata democratica alla presidenza: l’ Arizona Republic che si è sempre schierato col pretendente repubblicano alla Casa Bianca negli ultimi 126 anni, il San Diego Union Tribune il cui record di sostegno ai politici di destra è, addirittura, di 140 anni, il Cincinnati Enquirer (100 anni tondi, come il Dispatch ), mentre l’ultimo democratico, prima di Hillary, appoggiato dal texano Dallas Morning News risale a 75 anni fa
Trump non se ne preoccupa troppo: demonizza la stampa «liberal» e si cura poco anche di quella conservatrice, considerandola elitaria, parte dell’establishment politico.
Sta di fatto, però, che a oggi nessun organo di stampa di peso si è schierato con lui.
Il giornale conservatore più importante, il più diffuso d’America in termini di copie vendute, il Wall Street Journal , non dà  «endorsement» ufficiali e, comunque, nei confronti di Trump ha assunto un atteggiamento molto critico.
Lo attacca soprattutto per la sua radicale opposizione agli accordi di libero scambio e per una visione economica che contiene notevoli elementi di dirigismo.
Un altro segnale, piccolo ma rilevante, è venuto ieri da Foreign Policy , una delle più autorevoli riviste di politica estera degli Stati Uniti.
Certamente non si tratta di un media che sposta masse di voti, ma è significativo che un «magazine» geloso della sua indipendenza abbia deciso di mettere in pericolo la sua reputazione di obiettività  scegliendo, per la prima volta in mezzo secolo, di schierarsi con un candidato, Hillary Clinton.
Lo fa perchè giudica quella attuale una vera emergenza vedendo in Donald Trump un pericolo grave per la politica estera Usa e anche per la stabilità  del mondo: «E’ pericolosissimo» scrive la direzione della rivista «quello che dice su temi come l’uso della tortura o la diffusione delle armi nucleari».
Con le sue idee sul libero scambio, l’uso della forza, i toni duri usati anche nei confronti di Paesi amici e l’amicizia ostentata, invece, nei confronti di un «tiranno minaccioso» come Vladimir Putin, Trump rischia di «danneggiare l’economia internazionale, di compromettere la sicurezza globale e di provocare una crisi nei rapporti con gli alleati degli Stati Uniti».
Per Foreign Policy è «scioccante che una parte del Paese pensi a un personaggio come Trump per la Casa Bianca: è il peggior candidato che sia mai stato prodotto da un grande partito americano»
Come detto, però, una simile presa di posizione fa riflettere, ma non è destinata a influenzare un numeri significativo di elettori.
E anche l’importanza dell’endorsement degli organi di stampa è andata calando negli anni. Ha un suo significato, soprattutto nelle realtà  locali e ancora ieri un commentatore della Fox , rete che ha molto criticato Trump ma ormai è decisamente schierata dalla sua parte, notava con rincrescimento e sconcerto che a questo punto, dopo lo scandalo delle registrazioni, probabilmente nessun giornale americano di peso sosterrà  il candidato repubblicano.
Ma a gonfiare le vele della campagna di Trump sono stati altri media: soprattutto i «social media» a cominciare dal suo abilissimo uso di Twitter, gli «anchor» arciconservatori della rete televisiva Fox come Sean Hannity, conduttori radiofonici come Rush Limbaugh e poi i siti dell’estrema destra come Breitbart e quello di Matt Drudge che negli ultimi anni sono diventati una vera potenza.
Tanto che, alla fine,Trump si è preso il capo di Breitbart come stratega della sua campagna.
Ma in questo mondo sempre più influente dei commentatori dei media digitali, la candidatura dell’imprenditore populista ha prodotto una spaccatura che è ormai una sorta di guerra civile tra i trumpiani senza se e senza ma, eredi dei radicali che bollano i moderati come RINO (acronimo per repubblicani solo di nome) e, sull’altro fronte, i «never Trump»: da Erick Erickson del sito RedState a Bill Kristol del Weekly Standard , la squadra della National Review e, soprattutto, George Will, bastione conservatore all’intero del progressista Washington Post .

Massimo Gaggi
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Esteri | Commenta »

HILLARY VOLA NEI SONDAGGI, 52% A 38%

Ottobre 10th, 2016 Riccardo Fucile

IL REPUBBLICANO RYAN: “NON DIFENDERO’ PIU’ TRUMP, CERCHIAMO DI SALVARE I CANDIDATI REPUBBLICANI AL CONGRESSO”

Secondo un nuovo sondaggio Nbc/Wsj, realizzato dopo la diffusione del video con le frasi sessiste di Donald Trump ma prima del secondo faccia a faccia televisivo tra i candidati alla successione di Obama alla Casa Bianca, Hillary Clinton accresce considerevolmente il vantaggio sul rivale.
La rilevazione, condotta tra sabato e domenica, evidenzia come la candidata democratica goda del 46% delle preferenze, mentre Trump sarebbe al 35%.
Il sondaggio è stato condotto su base nazionale tra i probabili elettori e rispetto alla corsa ancora a quattro, ovvero con il candidato libertario Gary Johnson che registra il 9% dei consensi e la candidata dei Verdi Jill Stein cui va il 2%.
Il distacco di Clinton da Trump risulta poi ancora più ampio quando nel sondaggio si prospetta soltanto la sfida a due, in cui la ex first lady risulta in testa con il 52% mentre Donald Trump è al 38%, con 14 punti percentuali di distanza.
In attesa di capire attraverso la demoscopia quanto, al di là  dei commenti degli analisti, il nuovo dibattito abbia inciso sulle percentuali del consenso, una nuova tegola cade sul capo di Trump.
Lo speaker repubblicano della Camera, Paul Ryan, non ritira ufficialmente il suo endorsement al candidato del suo partito. Semplicemente, smetterà  di difenderlo.
E’ quanto emerge – secondo alcuni media come Politico e The Hill – dalla riunione a porte chiuse che Ryan ha avuto in mattinata con i deputati del Grand Old Party. Più tardi, l’ufficio di Ryan precisa che le parole dello speaker non costituiscono “nè un ritiro dell’endorsement a Trump nè l’ammissione che Clinton vincerà “.
Nonostante la precisazione, Trump reagisce con un tweet al vetriolo: “Paul Ryan dovrebbe dedicare più tempo a equilibrare il bilancio, all’occupazione e all’immigrazione illegale, non sprecarlo combattendo il candidato repubblicano”
Ryan, che nei giorni scorsi si era detto “disgustato” dalle frasi volgari e sessiste pronunciate da Trump in un video riemerso dal passato, avrebbe sottolineato comunque la necessità  di fare tutto il necessario per la vittoria del candidato e la conquista della Casa Bianca da parte dei repubblicani.
Ma ha aggiunto che da questo momento lui avrebbe concentrato i suoi sforzi sull’obiettivo di mantenere la maggioranza dei repubblicani al Congresso.
Perchè, ed è comune preoccupazione nel Ogp, le ripetute cadute di Trump rischiano di far perdere al partito anche le elezioni e il controllo della Camera.
Uno dei presenti alla riunione ha spiegato che Ryan non ha manifestato l’intenzione di ritirare il suo sostegno a Trump, ma di non volerlo più difendere “per i prossimi 30 giorni”, preferendo fare campagna per i candidati del Ogp al Congresso e “dedicare ogni sua energia ad assicurarsi che a Hillary Clinton non sia consegnato un assegno in bianco attraverso un Congresso controllato dai democratici”. Un altro testimone riporta che lo speaker avrebbe consigliato ai presenti di “operare nei vostri distretti nel modo migliore per il vostro interesse”.
L’8 novembre, infatti, oltre all’elezione del nuovo presidente degli Usa, si cambiano tutti i 435 deputati della Camera dei Rappresentanti (al momento sono 247 repubblicani e 188 democratici) e 34 senatori (24 sono repubblicani e 10 democratici) su 100 (54 sono repubblicani, 44 democratici e due indipendenti che hanno sempre votato con l’Ogp), oltre a 12 governatori ( 7 repubblicani e 5 democratici) su 50.

(da “la Repubblica“)

argomento: Esteri | Commenta »

AFRICA ORIENT EXPRESS: INAUGURATA LA FERROVIA TRA ADDIS ABEBA E IL PORTO DI GIBUTI

Ottobre 10th, 2016 Riccardo Fucile

L’ETIOPIA RITROVA IL MARE, PECHINO GUADAGNA UNA BASE… 760 KM DI BINARI COSTRUITI E FINANZIATI DAI CINESI

Da questa settimana l’Africa orientale ha la sua prima linea ferroviaria completamente elettrificata. Collega Addis Abeba a Gibuti, è lunga 760 chilometri (656 in territorio etiopico) ed è stata costruita in tre anni e mezzo da un consorzio cinese a un costo di 4 miliardi di dollari circa, per il 70% finanziati da una banca di Pechino
Per l’Etiopia, che non ha sbocchi sul mare, la grande opera è un balzo nel futuro, riduce i tempi di percorrenza tra la sua capitale e il porto di Gibuti sul Mar Rosso dai due o tre giorni che fino a ora si impiegavano su una vecchia strada a sole 12 ore.
I treni percorreranno i 760 chilometri di tratta a una velocità  massima di 120 km orari.
C’era un senso di avvenimento storico alla nuova stazione di Addis Abeba per la partenza del primo convoglio.
La ferrovia in Africa è arrivata con gli imperi coloniali, che l’hanno usata per i loro scopi commerciali e di controllo militare del territorio.
La nuova linea elettrificata corre accanto al vecchio collegamento costruito dai francesi nel 1917 quando Gibuti era loro e poi spentasi per mancanza di ammodernamento. «Aspettavamo da cent’anni», ha detto il presidente della Repubblica di Gibuti
Nonostante stia registrando una buona crescita, il 10,2% nel 2015 anche se quest’anno sconterà  l’impatto di una gravissima siccità , l’Etiopia non ce l’avrebbe mai fatta da sola a costruire l’infrastruttura.
Per questo è stato ben accolto l’intervento della Cina, il nuovo Impero che sta investendo centinaia di miliardi in Africa per aprirsi nuovi mercati e accrescere il suo peso geopolitico
La ferrovia Addis Abeba Gibuti è un miracolo cinese. Le locomotive arrivano da Pechino, i 300 vagoni sono stati assemblati in Etiopia con componenti portati dalla Cina. Ingegneri, capistazione, capitreno e responsabili dei servizi di bordo sono cinesi in divisa rossa e guanti bianchi
Al momento le Ethiopian Railways somigliano a una succursale delle ferrovie cinesi, fino alle uniformi del personale, dello stesso taglio di quelle che si vedono alle stazioni di Pechino e Shanghai.
Per i prossimi cinque anni la gestione è stata affidata a un operatore cinese: il personale etiopico è affiancato per fare sperienza
La Cina continua a penetrare nell’economia e nel cuore dei governi africani, senza preoccuparsi troppo dei conflitti in corso e dei diritti umani: in Etiopia in queste settimane i gruppi etnici oromo e amhara hanno lanciato proteste contro il potere centrale in mano ai tigrini, la polizia ha reagito sparando e facendo una cinquantina di morti
La nuova ferrovia fa parte del grande piano geopolitico di Pechino in Africa: il governo di Gibuti ha concesso ai cinesi lo spazio per una base navale proprio di fronte a quella americana
La corsa non finisce qui: Pechino ha firmato i contratti per completare una linea ad alta velocità  tra Mombasa in Kenya e Malaba, al confine con l’Uganda.
E anche questo era un vecchio percorso risalente all’Impero, quello britannico, quando le locomotive andavano a carbone.

Guido Santevecchi
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Esteri | Commenta »

HILLARY HA VINTO IL DIBATTITO MA LA CATTIVA COSCIENZA PESA SU ENTRAMBI

Ottobre 10th, 2016 Riccardo Fucile

UN DUELLO RIPETITIVO CHE HA DELUSO LE ATTESE, CON POCHI SPRAZZI DI POLITICA VERA

Un duello segnato dalla ripetitività , banalizzato nelle parole, e che ha completamente mancato le attese della vigilia.
Non ha segnato la fine di Trump, ferito dal “pussygate”, e dall’abbandono di parte della èlite Repubblicana. E Hillary ha certamente vinto ma senza riuscire appunto ad affondare una volta e per sempre l’avversario inchiodandolo al ruolo di odiatore delle donne.
Ha pesato forse su di lei il timore della spada di Damocle delle donne di Bill, che Trump aveva già  sfoderato.
Abbiamo risentito così quasi nella stessa forma lo scambio di accuse sulle donne – quelle (numerose) insultate da Trump, e quelle (numerose) che Bill si è portato a letto. Abbiamo riascoltato il tiro incrociato di Hillary sull’evasione fiscale di Donald e di Donald sulle email cancellate di Hillary.
Abbiamo approfittato per farci un caffè mentre i due condivano le solite frasi con la solita retorica: Hillary che dice che i bambini americani hanno paura di Trump, e Trump che dice che lei ha preso i soldi delle corporation mentre lui invece ha pagato la campagna con i soldi suoi.
Di politica politica si possono ricordare solo un paio di vere prese di posizioni: la divisione sulla Russia (via Siria) è netta. E il tema è centrale nella definizione della presidenza americana.
Netta anche la divisione sulla Corte costituzionale – dove è vacante il posto di Antonin Scalia, grande conservatore – con Hillary critica di una Corte da lei considerata troppo lontana dai cittadini , e Trump impegnato invece a difendere l’eredità  di Scalia.
Hillary ha certo vinto di nuovo, ma è apparsa stavolta così sicura da risultare spesso inutilmente presuntuosa.
E Trump ha fatto meglio della prima volta – sempre debole sui programmi e troppo aggressivo nel confronto (“Andrai in galera” ha urlato ad Hillary) ma convinto, ora che molti del partito lo abbandonano, a battersi fino in fondo.
Il clima generale della serata è però sintetizzato dalla frase che più abbiamo ascoltato da parte di entrambi: “Ho fatto un errore e me ne prendo tutta la responsabilità , ma…”. Prova del baco che si è inserito nella campagna elettorale americana, e la avvelena, e la mala coscienza che entrambi hanno di se stessi.
L’unica sorpresa arriva nel finale, e salva in parte questo dibattito (nonchè mesi) denso di avvilenti scambi di insulti.
La sorpresa arriva con la domanda di un cittadino abbastanza anziano e abbastanza sicuro di sè da rompere il clima della serata: “Riuscite a nominare almeno una cosa che apprezzate l’uno dell’altro?”
Clinton sorride, perde un po’ di tensione dalle spalle, e afferra l’occasione: “I suoi figli. Rispetto i suoi figli, e quello che sono dice molto di Donald”.
A Trump la risposta piace “Non so se era un complimento, ma lo prendo come tale, sono orgoglioso dei miei figli”. E afferra anche lui l’occasione: “Qualunque cosa si pensa di lei, dirò questo ‘She doesn’t quit, she doesn’t give up’ (Non lascia mai, non si arrende mai). È un buon tratto di carattere, che rispetto…”
E forse senza volerlo, o forse volendo, Trump conclude così il secondo dibattito con una alta nota “femminista” – la forza delle proprie intenzioni e del proprio impegno è di certo un forte orgoglio di tutte le donne di oggi, per non dire di Hillary.
Uno scambio breve, una pausa probabilmente solo temporanea nello scontro fra i due, e tuttavia una pausa, che ha confermato per altro l’efficacia combinata di un paio delle più consolidate formule della democrazia americana: il formato della democrazia diretta – le domande dei cittadini – e una conduzione giornalistica senza compiacenze
L’involucro in cui questo dibattito si è svolto è riuscito in effetti a tenere insieme, e riportare spesso con i piedi per terra, un confronto che prometteva di essere esplosivo, ed invece è stato piuttosto banale.

Lucia Annunziata
(da “Huffingtonpost”)

argomento: Esteri | Commenta »

TRUMP PARLA SOLO AI SUOI, HILLARY TIENE: ORA ENTRA IN CAMPO IL FATTORE TEMPO

Ottobre 10th, 2016 Riccardo Fucile

SECONDO I SONDAGGISTI DI FIVETHIRTYEIGHT LA CLINTON HA L’81,5% DI POSSIBILITA’ DI VITTORIA… MANCA UN SOLO DIBATTITO PRIMA DELL’8 NOVEMBRE

Un dibattito che inizia senza stretta di mano: nessuno dei due candidati ha voluto nascondere l’enorme distanza che li separa.
Un dibattito che si è avvicinato a tratti ad essere “incivile”, come lo hanno definito alcuni quotidiani americani, per le continue e pesanti accuse che sono volate da un lato all’altro del palco.
Il dibattito è avvenuto secondo la forma del town hall, in cui sono i cittadini comuni, oltre ai conduttori, a porre le domande ai candidati.
Da un punto di vista del contenuto politico, le novità  sono state ben poche, mentre sono stati gli attacchi personali a dominare la scena per quasi tutto l’arco della serata.
Dopo essersi scusato per gli agghiaccianti commenti sulle donne pubblicati nei giorni scorsi dal Washington Post, qualificandoli come ‘chiacchiere da spogliatoio’, Trump ha avuto come obiettivo numero uno il rafforzamento del consenso tra i propri elettori.
Come farlo? Forse, tornando il Donald Trump di una volta, senza freni e all’attacco, a partire dallo scandalo delle mail che riguarda la Clinton: “Se fossi io al governo del paese, assegnerei un procuratore speciale ad indagare su di te, e tu saresti in carcere”. Una frase senza precedenti nella storia degli Stati Uniti, che probabilmente tende ad allontanare un elettorato moderato, ma che invece dà  sfogo alla frustrazione dei tanti Trump supporters.
L’imprenditore newyorkese, scaricato nei giorni scorsi da importanti membri della leadership repubblicana, non si ferma qui, ridando voce alle accuse di molestie sessuale contro Bill Clinton, sostenendo che le tasse negli Stati Uniti sono le più alte al mondo e confermando di non aver pagato tasse federali per vent’anni (utilizzando un particolare sistema fiscale).
Donald Trump ha così deciso di rivolgersi allo zoccolo duro del sue elettorato, anti-establishment e rancoroso nei confronti dei Clinton e di Obama, anzichè puntare alla conquista di nuovi elettori: non dimentichiamoci che negli Stati Uniti è permesso il voto anticipato e, in alcuni stati, gli americani hanno già  iniziato a recarsi alle urne. Nel 2012 il 31.6% degli elettori ha preferito votare prima dell’election day, e si prevede che quest’anno la percentuale salirà  ancora.
Dall’altro lato, la prestazione della Clinton è stata inferiore a quella del primo dibattito, ma senza alcun errore di un certo peso: lo stretto necessario che l’ex Segretario di Stato era chiamata a fare per rimanere saldamente in testa.
Secondo un sondaggio di CNN proposto subito dopo il dibattito, i telespettatori hanno preferito la Clinton per il 57% e Trump per il 34%, anche se il 63% ritiene che Trump abbia migliorato la propria performance rispetto al primo dibattito.
Una situazione che, se da un lato rappresenta per Trump un contenimento dei danni, in qualche modo può rappresentare una doppia vittoria per la Clinton.
L’opzione di un Trump fuori dai giochi, dopo la buona prestazione di questa sera, è da scartare completamente.
Secondo FiveThirtyEight, un celebre sito americano di sondaggi, la Clinton ha oggi l’81,5% di probabilità  di vincere le elezioni.
A 29 giorni dall’8 novembre, con un solo dibattito rimanente in programma, sembra che il risultato possa essere ribaltato solo grazie a un gigantesco colpo di scena.
Senza un asso nella manica, la corsa di the Donald alla Casa Bianca si profila davvero sulla via del tramonto.

Luca Tarell
(da “Huffingtonpost”)

argomento: Esteri | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (38.666)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Aprile 2026 (115)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Aprile 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    « Mar    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • LA CLASSE DIRIGENTE DI “FUTURO NAZIONALE”: UN PO’ “ZANZARA” E UN PO’ BAR DI STAR WARS: JOE FORMAGGIO ENTRA NEL PARTITO DI ROBERTO VANNACCI
    • DA DOMANI INIZIA UNA NUOVA VIA CRUCIS PER L’ARMATA BRANCA-MELONI: LO SCANDALO PIANTEDOSI-CONTE È COMUNQUE UNA MINA PIAZZATA SOTTO PALAZZO CHIGI. L’UNICO CHE GODE È MATTEO SALVINI, CHE DA TEMPO SOGNA DI PRE-PENSIONARE IL SUO EX CAPO DI GABINETTO PIANTEDOSI PER TORNARE AL VIMINALE
    • CINGOLANI OUT: COSÌ PARLÒ FAZZOLARI. L’OFFENSIVA DI FRATELLI D’ITALIA CONTRO L’AD DI LEONARDO: “A DIVIDERE LE FETTE PIÙ GHIOTTE DELLA TORTA È SEMPRE LUI: GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IL PRINCIPE DELLE TENEBRE CHE DALLE SEGRETE STANZE DISTRIBUISCE POSTI E PREBENDE PER CONTO DELLA ‘CAPA’. MA PERCHÉ DOVREMMO FIDARCI DI UNO COSÌ?
    • SONDAGGIO GHISLERI: IL CENTROSINISTRA GUADAGA TERRENO, AUMENTA LA PARTECIPAZIONE E IL QUADRO POLITICO TORNA INCERTO”
    • CINQUE PERSONE STAVANO CAMMINANDO SUL LAGO DI BRAIES GHIACCIATO, QUANDO LA SUPERFICIE HA CEDUTO: SONO STATI SALVATI MENTRE RISCHIAVANO DI ANNEGARE
    • IL PREZZO DELLA BENZINA CONTINUA A CRESCERE: LA VERDE IN MODALITÀ SELF VIENE VENDUTA A 1,78 EURO AL LITRO, IL GASOLIO SI ASSESTA A 2,140 EURO, SI MOLTIPLICANO I DISTRIBUTORI CON I CARTELLI “CARBURANTE ESAURITO”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA