Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ITALIA RICEVERA’ IL CONTRIBUTO PIU’ GRANDE, UN QUARTO DEL TOTALE
Finalmente Ursula von der Leyen scopre le carte. È iniziata intorno alle nove del mattino
l’attesissima riunione della Commissione europea chiamata ad approvare il Recovery Fund. La presidente dell’esecutivo comunitario, fino all’alba, ha tenuto nascosti i numeri finali del grande piano di ripresa economica ai suoi stessi commissari e ai governi dell’Unione.
La presidente tedesca illustrerà le cifre al Parlamento europeo: secondo fonti europee il piano sarà all’altezza delle aspettative e conterrà 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti da restituire.
Come conferma Paolo Gentiloni su Twitter, parlando di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”. Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro: 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti.
Le cifre superano addirittura la proposta di Macron e Merkel che parlavano solo di 500 miliardi di sussidi. Ai quali, dunque, si aggiungono anche i prestiti.
I soldi saranno reperiti sui mercati da bond continentale emessi dalla Commissione. Bruxelles rimborserà ai detentori dei titoli Ue grazie a nuove risorse proprio dell’Unione come plastic tax, stop all’elusione fiscale dei giganti del Web e nuovo sistema di pagamento delle quote per inquinare esteso anche ad aerei e navi.
Dunque i governi che riceveranno i sussidi non ne vedranno il loro valore decurtato da un crescente contributo al bilancio Ue per rimborsare i mercati che nei prossimi anni farebbe comunque salire i loro versamenti a Bruxelles.
Il resto dei fondi andrà alle capitali come prestiti a tassi contenuti e scadenze molto lunghe. L’Italia sarà il maggior beneficiario dei fondi: incassa così quasi un quarto dell’intero pacchetto, in quanto sarà definita dalla Ue “Paese maggiormente colpito” da virus e recessione.
In totale, il piano dovrebbe raggiungere i mille miliardi, aggiugendo un sistema di investimenti che moltiplicherà la risorse. A questi soldi si aggiungeranno i 1.000 miliardi del normale bilancio Ue 2021-2027.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2020 Riccardo Fucile
DOMANI URSULA VON DER LEYEN LO PRESENTERA’ AL PARLAMENTO EUROPEO… L’ITALIA INTERESSATA CERTAMENTE AI SOLDI A FONDO PERDUTO, POI COME SEMPRE DIREMO CHE NON BASTANO (E NON SIA MAI CHE FACCIAMO QUALCHE RIFORMA SERIA)
Più sussidi che prestiti: i primi verrebbero finanziati da nuove tasse sui servizi digitali o del tipo
‘carbon tax’ per prodotti inquinanti di paesi terzi; i secondi invece verrebbero finanziati dai bond raccolti sul mercato dalla Commissione europea, ma sarebbero legati a un piano di riforme in linea con le raccomandazioni di Bruxelles.
Secondo indiscrezioni raccolte da Huffpost, l’attesissimo piano della Commissione europea sul fondo di ripresa anti-crisi, che domani Ursula von der Leyen presenterà al Parlamento europeo, dovrebbe essere una mediazione tra le richieste paesi del sud Europa, sostenute da Germania e Francia, e le condizioni chieste Nord su ‘riforme in cambio di prestiti’.
Le cifre del ‘recovery fund’ dovrebbero — il condizionale è d’obbligo — viaggiare su 500mld di sussidi (esattamente quanto hanno proposto Angela Merkel e Emmanuel Macron) e il resto in prestiti, per arrivare ad una dimensione totale di quasi mille miliardi.
Il pacchetto sarà ancora materia di negoziato tra gli Stati membri, ulteriore giro di trattative dopo quelle portate avanti dalla presidente von der Leyen con i leader europei, all’interno della stessa Commissione e con il Parlamento europeo che chiede fondo di ripresa di 2mila miliardi di euro: il doppio di quanto dovrebbe proporre la Commissione.
Difficile che il consiglio europeo del 18 giugno possa essere quello definitivo. Più probabile che si cerchi una ‘soluzione ponte’ per avere la disponibilità delle risorse a settembre, puntando all’operatività vera e propria del fondo a gennaio 2021.
Naturalmente, i prestiti — che dovrebbero maturare non prima della scadenza del prossimo quadro di bilancio Ue, nel 2027 – non saranno scorporati dal Patto di stabilità e crescita che per ora è sospeso e verrà riattivato a fine emergenza (non si sa quando, nessuna data ufficiale per ora, giorni fa il ministro francese Bruno Le Maire ha chiesto che la sospensione del Patto duri almeno fino alla fine del 2021).
Significa che, come tutti gli altri prestiti, anche quelli del recovery fund andranno a ingrossare il debito pubblico.
Ed è per questo che i quattro paesi ‘frugali’ – Austria, Olanda, Danimarca e Svezia — hanno chiesto che la loro erogazione venisse legata ad un piano di investimenti e riforme elaborato dagli Stati membri e approvato dalla Commissione e dal Consiglio europeo affinchè sia in linea con le raccomandazioni del semestre Ue. In sostanza, è la garanzia affinchè il debito venga riportato su un percorso sostenibile.
Nessuna sorpresa a Palazzo Chigi, dove però Giuseppe Conte punta a ottenere di più in sede di trattativa in Consiglio europeo, ritenendo la proposta franco-tedesca “un primo passo ma ancora insufficiente”.
Il premier ha parlato di riforme nelle comunicazioni al Parlamento il 21 maggio, fanno notare i suoi. Oggi Conte ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo olandese Mark Rutte, che insieme a Danimarca, Austria e Svezia fa parte del gruppo dei ‘frugali’, i più ostili al nuovo piano europeo per affrontare la crisi da Covid-19.
Dopo aver diffuso la loro contro-proposta sabato scorso, i nordici ora sono disposti al compromesso. Rutte conviene con Conte che il ‘recovery fund’ è “componente fondamentale per una risposta europea tempestiva ed efficace alla sfida senza precedenti del Covid-19”.
Ciò non toglie che il compromesso resta complesso.
La parte riguardante i sussidi dovrebbe essere finanziata dalle risorse proprie del bilancio dell’Ue, il cui tetto la Commissione propone di aumentare dall’1,2 per cento attuale del pil dell’Ue al 2 per cento (sempre secondo indiscrezioni). Si tratta di nuove tasse, tipo la ‘carbon border tax’ sulle produzioni inquinanti che vengono da paesi terzi, oppure una digital tax sui colossi del web. Ma su questo gli Stati membri dovranno raggiungere un accordo in Consiglio. Cosa niente affatto semplice, basti pensare a quante divisioni conosce l’Ue sulla digital tax: Stati in ordine sparso.
L’alternativa all’aumento del tetto delle risorse proprie è aumentare i contributi nazionali al bilancio dell’Ue: cosa ancor più complicata e osteggiata sia dai ‘frugali’, per definizione non generosi col bilancio, sia dagli Stati del sud, che usciranno ancor più appesantiti dalla crisi del covid.
Ma la Germania spinge per l’accordo. E questo, a livello europeo, fa la differenza. Se altri Stati importanti dell’eurozona — tipo l’Italia — non riemergessero dalla crisi, anche i tedeschi ne subirebbero i contraccolpi. Oggi si è esposto il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, in una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’iniziativa franco-tedesca, sono le sue parole, “è un segnale necessario”. “Raramente una crisi ha dimostrato in modo così chiaro quanto all’interno dell’Ue siamo legati da un destino comune — continua Steinmeier secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della presidenza tedesca – L’insegnamento per noi da trarne: dobbiamo stare quanto più possibile vicini gli uni agli altri”.
Angela Merkel invece ha avuto un colloquio con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, alla vigilia della presentazione del programma della presidenza di turno tedesca dell’Ue (che inizia a luglio) all’Eurocamera domani.
“Il semestre di presidenza tedesco — dice Sassoli – si troverà al centro del piano di ricostruzione con la necessità di dare un impulso all’Unione europea e rafforzare le politiche. Siamo convinti che questa sia la stagione giusta per avviare le riforme necessarie e per garantire ai nostri paesi standard sul modello sociale e sui parametri economici sempre più omogenei”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
ORA DEVONO CONVINCERE I PAESI DEL NORD E DELL’EST O ABBANDONARLI AL LORO DESTINO
“Circostanze straordinarie richiedono misure straordinarie”. È con queste parole che il presidente francese Emmanuel Macron ha introdotto le misure proposte assieme ad Angela Merkel: un piano d’aiuti da 500 miliardi di euro, parte del budget europeo e finanziato interamente dall’emissione di titoli di debito europei per aiutare a fondo perduto le economie dell’Unione a fronteggiare la crisi economica post Coronavirus. Forse nemmeno esagera, Macron.
Perchè davvero questa proposta può avere una portata storica che va oltre i tempi straordinari che stiamo vivendo.
Questo oltre si chiama Stati Uniti d’Europa, o se preferite meno enfasi, la nascita di una vera e propria entità politica continentale, sovrana e democraticamente eletta. Perchè si, è questo il piano inclinato su cui la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno lanciato la loro pallina.
Perchè bond europei e un bilancio europeo di queste dimensioni richiedono necessariamente un ministro delle finanze europeo che se ne occupi. Perchè una figura di questo tipo, che distribuisce una tale mole di risorse — all’Italia arriverebbe il doppio di quanto stanziato con il cosiddetto decreto rilancio, per dire — non può non essere democraticamente eletto.
Perchè se eleggi il ministro delle finanze europeo non si capisce perchè il resto della commissione, a partire dal suo presidente, debba essere nominato.
Così andassero le cose, ci ritroveremmo in men che non si dica ad avere un governo federale e un parlamento federale e la necessità di riscrivere i trattati comunitari per adattarli a questo nuovo stato delle cose diventerebbe indifferibile.
Trattati che a quel punto assumerebbero davvero la forma di una nuova costituzione europea. Quella stessa costituzione che — sembra passato un secolo, ma sono meno di cinque anni — Emmanuel Macron quando ancora era ministro dell’economia del governo Valls – propose di far votare a suffragio universale da tutti i cittadini europei, in quelle che sarebbe stato il referendum fondativo degli Stati Uniti d’Europa.
Questa è la portata storica della proposta Merkel-Macron e i segnali resistenza arrivati dai Paesi del nord e dell’est Europa danno il senso della rivoluzione in atto.
Peraltro, bisognerà valutare la consistenza di questa resistenza. Se sarà un fuoco di paglia come in molti casi è stato quando la Germania ha deciso di accelerare — ad esempio, sposando la linea del Quantitative Easing di Mario Draghi, un tabù prima che Merkel smettesse di definirlo tale -, o se invece si riproporrà la situazione del 2015, quando al “ce la possiamo fare” della Cancelliera, che aprì le frontiere tedesche a tutti i profughi siriani, i Paesi dell’est risposero alzando barriere di filo spinato.
È da questo bivio che passano il cosa e il come dell’Europa che sarà . Se Merkel e Macron andranno dritti per la loro strada è probabile che questa nuova Unione potrà perdere dei pezzi e che questi nuovi trattati non saranno sottoscritti da tutti e 27 i Paesi dell’Ue, forse nemmeno da tutta l’area Euro.
Se invece l’asse franco-tedesco cercherò la mediazione e il coinvolgimento di tutti, senza forzare la mano, è probabile che questa proposta possa arrivare annacquata alla meta. O peggio, morire prima di essere nata, ennesimo aborto di un’Europa con un passato troppo ingombrante e bandiere troppo pesanti per rinascere davvero.
(da Fanpage)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
FONDO REPERITO SUI MERCATI ATTRAVERSO BOND CONTINENTALI, ALL’ITALIA ANDREBBERO TRA GLI 80 E I 100 MILIARDI
Francia e Germania lanciano una proposta comune per ritrovare l’unità a 27 attorno al Recovery
Fund, ovvero un piano da 500 miliardi di aiuti a fondo perduto, da non rimborsare, reperiti sui mercati attraverso bond continentali dalla Commissione europea e destinati ai Paesi più colpiti dal Covid-19. Le dimensioni sono nettamente inferiori alle richieste dei paesi del Sud.
Il meccanismo proposto da Parigi e Berlino è basato su trasferimenti a fondo perduto incardinati sul bilancio Ue. I Paesi del Nord, invece, volevano prestiti. Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri»,ha spiegato il presidente francese Macron.
La cancelliera tedesca Merkel ha aggiunto che il denaro arriverà «dal bilancio dell’Ue». In questo ambito viene introdotta una prima forma di emissione di debito comune: la Commissione sarebbe autorizzata a finanziare il Recovery Fund andando sui mercati in nome dell’Ue.
Vicino alla sensibilità dei rigoristi il fatto che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme».
Quanto viene in tasca all’Italia dal Recovery Fund? Spiega Repubblica:
Del megafondo, circa un quinto, dagli 80 ai 100 miliardi, andranno all’Italia, fra i Paesi più colpiti dalla pandemia. Ma non dovrà mai ripagarli.
La Commissione — come chiesto dalla Germania per essere certa che i soldi verranno ben amministrati — andrà sui mercati usando come garanzia per gli investitori il bilancio dell’Unione 2021-2027. Quindi i fondi verranno distribuiti alle «aree e settori» più colpiti dalla crisi. «I soldi non saranno rimborsati dai beneficiari, ma dall’Unione», ha garantito Macron
L’Italia si limiterà a partecipare alla restituzione dei bond in quota alla sua partecipazione al bilancio Ue, con i bond che in ogni caso saranno a scadenze lunghissime. E la quota dell’Italia è l’11%, contro il 27% della Germania.
Il documento a doppia firma ora verrà recapitato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che dovrà tradurlo in una proposta europea da qui alla prossima settimana. Nei prossimi lustri ogni anno la Commissione accantonerà una parte del bilancio dell’Unione per ripagare gli investitori. Così i governi contribuiranno al rimborso dei bond in proporzione al proprio contributo al budget comunitario. La Germania, ad esempio, per il 27%, l’Italia per l’11,2%.
È una vera mutualizzazione del debito, in linea con la richiesta che l’Italia e altri Paesi, contrastati dai falchi del Nord, chiedevano fin dall’inizio della pandemia.
Cosa cambia rispetto al MES “senza condizionalità ” promesso dall’Unione Europea? Quei soldi non verranno ripartiti tra tutti gli Stati proporzionalmente al loro contributo, ma verranno usati per aiutare solo le regioni più colpite, in base ai loro bisogni. Per esempio, per sostenere l’industria del turismo in Italia. Per la prima volta passa il principio di un trasferimento di risorse.
Se è vero che dagli 80 ai 100 miliardi andranno all’Italia, è facile anche calcolare quale quota parte l’Italia dovrà restituire: 500:100 per 11, 2 = 56 miliardi. Tommaso Ciriaco su Repubblica spiega oggi che la partita non è però conclusa:
Perchè il patto tra Merkel e Macron sarà assorbito dalla proposta della Commissione, attesa per il 27 maggio. E discusso al Consiglio Ue di metà giugno. Conte sa bene che i falchi guidati dall’Austria si daranno fuoco pur di contrastare l’intesa. E che la Merkel li lascerà fare per bilanciare le spinte dei mediterranei. «Ma alla fine il punto di caduta sarà quello franco-tedesco — è la previsione — al massimo un po’ migliore».
L’Italia, comunque, chiederà di aumentare le risorse per i recovery. Non a caso il premier per adesso parla ufficialmente solo di «un buon passo in avanti che non deve essere rivisto al ribasso, ma semmai ampliato».
E battezza positivamente la prospettiva di armonizzare il quadro regolatorio fiscale. «Solo così l’Europa permetterà ai Paesi più colpiti di ripartire senza lasciar indietro nessuno». Ma è evidente che il vero terreno di scontro sarà semmai quello sui tempi dell’accesso alle risorse europee. L’obiettivo di Conte — e del ministro Enzo Amendola, che ha seguito passo passo la trattativa — è sbloccarle entro l’estate, comunque non oltre ottobre. Lo chiederà oggi, in alcune videoconferenze con Merkel, il portoghese Costa e altri leader Ue.
Ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte esulta per la “boccata di ossigeno”. Sette giorni fa la missiva a von der Leyen insieme ad altri cinque Paesi: “Stavolta è in gioco l’Unione”. La differenza tra Recovery Fund e MES è facile da comprendere: quest’ultimo è di fatto un prestito: prevede la possibilità per l’Italia di accedere a circa 37 miliardi con un tasso di interesse conveniente. La condizione posta è che questi fondi siano usati solo per spese sanitarie dirette o indirette.
Per quanto riguarda il Recovery Fund, se la dotazione per l’Italia è di 80-100 miliardi e pro quota dovremo prima o poi restituirne 56, il calcolo del fondo perduto è presto fatto: 24 o 44 miliardi.
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
UN PIANO DI RICOSTRUZIONE PER L’EUROPA UNITA… PRATICAMENTE I FONDI EUROPEI VERREBBERO ASSEGNATI AI PAESI PIU’ COLPITI A FONDO PERDUTO
Un piano di ricostruzione per l’Europa da 500 miliardi di euro. La proposta arriva da Germania e Francia in un momento storico in cui si comincia a fare la conta dei danni per la crisi prodotta dall’emergenza Coronavirus e dal relativo lockdown dei Paesi membri. Sull’iniziativa si sono accordati in videoconferenza Angela Merkel e Emmanuel Macron.
Il Recovery fund deve dare un contributo decisivo perchè l’Europa «esca rafforzata e solidale dalla crisi del Coronavirus — ha detto la prima -. I 500 miliardi di euro verranno dalle spese del bilancio dell’Ue e saranno a disposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia, quindi — ha sottolineato Merkel — non si tratta di prestiti». «I 500 miliardi non saranno rimborsati dai destinatari del prestito — chiarisce Macron — ma dagli Stati membri».
Il fondo di rilancio economico proposto da Berlino e Parigi è pensato per dare anche un contributo alla tenuta dell’Europa, e l’auspicio dei due firmatari dell’iniziativa è che l’Ue esca dalla crisi unita e più forte di prima. La cancelliera tedesca ha parlato di un grande sforzo che ha definito «colossale, straordinario e unico» che deve avere come fine ultimo la «coesione dell’Europa» dal momento che la crisi economica prodotta dal Coronavirus ha colpito in modo diverso i Paesi membri, mettendo a rischio proprio «la coesione europea»
A questo punto, l’ampliamento della cornice del bilancio europeo deve essere ratificata dai parlamenti europei, e in Germania dal Bundestag, ha spiegato Merkel. Soddisfazione è stata espressa dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha definito il piano una «proposta costruttiva».
«Riconosce la portata e le dimensioni della sfida economica che l’Europa deve affrontare — ha detto von der Leyen — e giustamente pone l’accento sulla necessità di lavorare su una soluzione con il bilancio europeo al centro. Ciò va nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione, che terrà conto anche delle opinioni di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo».
«Un buon passo in avanti che va nella direzione sin dall’inizio auspicata dall’Italia per una risposta comune ambiziosa alla pandemia». Così il governo italiano ha definito la proposta franco-tedesca di Recovery fund. «Una dimensione di 500 miliardi euro di soli trasferimenti è senz’altro un buon punto di partenza, ed è comunque una dotazione di sussidi che si avvicina a quanto richiesto di recente dall’Italia e dagli altri partners. Ma — è la posizione dell’esecutivo — si confida possa essere ulteriormente migliorato nelle prossime settimane».
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile
GOVERNATORI PRAGMATICI: “SERVONO SOLDI PER LA SANITA'”… DIRE NO VUOL DIRE FAR PERDERE 6 MILIARDI ALLA LOMBARDIA E 3 AL VENETO, VAI POI A SPIEGARLO AI CITTADINI
Mes sì, Mes no? Non passa giorno senza che Matteo Salvini affermi che la “linea comune della
Lega” sia attestata sul no, nella convinzione che prendere un prestito dal Salva Stati significhi comunque esporre il paese a delle condizionalità sui conti, malgrado i chiarimenti dell’Eurogruppo venerdì scorso.
Eppure nel partito si continua a discutere, stando a quanto raccontano fonti autorevoli del Carroccio ad Huffpost.
I dubbi sull’assenza di condizionalità o meno intorno alla nuova linea di credito aperta nel Mes per la pandemia si sono fatti strada anche nella granitica posizione della Lega
Si capisce quanto sia complicato ora cambiare la posizione contraria al Mes in una a favore: non è all’orizzonte.
Eppure nel partito sarebbero due le linee che si confrontano.
C’è quella anti-europeista di Bagnai e Borghi, fatta propria da Salvini e ferma sul no. C’è quella più pragmatica dei governatori leghisti del nord, quella che si misura in maniera più diretta con la necessità di avere risorse fresche da spendere per la sanità .
I soldi del Mes porterebbero al Veneto 3 miliardi di euro, alla Lombardia anche il doppio, secondo stime che circolano nella Lega.
È un dibattito che non viene fuori allo scoperto. Anche perchè è naturalmente condizionato dal fatto che la Lega ora è all’opposizione di un governo diviso proprio sul Mes: qualunque tentennamento sul no al Salva Stati offrirebbe una stampella ad un esecutivo debole e soffrirebbe della concorrenza a destra da parte di Fratelli d’Italia, che non si discosta dal no al Mes.
Il margine insomma è stretto. Ma ciò non toglie che nella Lega si discuta.
La pandemia ha cambiato il quadro soprattutto al nord, dove la Lega è in prima linea sull’emergenza, con i suoi amministratori più vicini alle necessità pratiche che alle diatribe ideologiche.
Qualche giorno fa, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha provato a dirlo a Skytg24: “Senza condizioni, nessuno si può lamentare se vengono date delle risorse”. Dichiarazione non perfettamente in linea con la posizione ufficiale della Lega. Fontana non ne ha più riparlato.
Il suo collega veneto Luca Zaia si mantiene lontano dalle polemiche. “Questa è una partita del governo”, dice quando glielo chiedono nelle sue conferenze stampa quotidiane in Regione. Ma non si espone sul ‘no secco’
Ma la questione del Mes è molto di più per la Lega. Va oltre il confronto tra la parte ideologica e quella più pragmatica e pone il partito ancora una volta di fronte alla scelta tra la lotta e l’ambizione di governo, la protesta anti-europeista che porta voti e la necessità di accreditarsi come forza politica in grado di governare — un domani — uno dei paesi fondatori dell’Ue, tra i più grandi dell’Unione.
È possibile che nemmeno stavolta sul Mes prevalga la parte meno impulsiva della Lega.
La stessa leadership di Salvini ne soffrirebbe, perchè vincerebbe la linea dei governatori, anche di Zaia che, stando ai sondaggi, farebbe meglio del leader nazionale in questo periodo di emergenza covid, Zaia che non a caso è sempre attento a bloccare qualunque speculazione che lo metta in competizione con il segretario.
Ma è evidente che la pandemia ha aperto qualche problema nel Carroccio, partito dal nord diventato forza nazionale con Salvini e con la ricetta sovranista. Ancora una volta un bivio, ancor più complicato dalla concorrenza a destra di Giorgia Meloni e da un pauroso calo nei sondaggi.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 7th, 2020 Riccardo Fucile
CHI DIRA’ NO AL MES SENZA CONDIZIONI FARA’ SPENDERE AGLI ITALIANI FIOR DI MILIARDI DI MAGGIORI INTERESSI PER RECUPARE PRESTITI ALTROVE… SE LI PAGHINO DI TASCA LORO
Nessuna sorveglianza rafforzata, nessuna troika, nessuna missione di controllo in Italia al di là di quelle “standard” previste nella cornice del ciclo di sorveglianza del Semestre europeo, nessun programma di aggiustamento macroeconomico da chiedere agli Stati che faranno uso delle risorse del Meccanismo europeo di stabilità .
Alla vigilia dell’Eurogruppo di domani, la Commissione europea chiarisce i termini dell’accesso alla nuova linea di credito per le spese sanitarie istituita nel Salva Stati per far fronte alla pandemia.
La Commissione, scrivono i commissari Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni dando conto in una lettera all’Eurogruppo di un rapporto redatto insieme alla Bce, vigilerà solo sull’uso delle risorse, 2 per cento del pil nazionale, affinchè vengano effettivamente usate per le spese dirette e indirette legate alla sanità in emergenza coronavirus.
La lettera del vicepresidente della Commissione e del Commissario all’Economia chiede l’approvazione dei ministri delle Finanze dell’Ue che si riuniranno domani in videoconferenza e dovrebbe ottenerla.
La firma anche Dombrovskis, da sempre ‘falco’ dell’austerity, anche se in questa fase pandemica ha lasciato questa parte agli Stati del nord Europa, muovendosi con una Commissione europea che sta spingendo per l’adozione di misure comunitarie.
Il problema restano gli Stati membri, che continuano a muoversi per interessi nazionali. A sera gli sherpa dell’Eurogruppo, riuniti oggi in videoconferenza, discutono a lungo della durata dei prestiti (l’Olanda li vuole brevi) e per distinguere spese dirette e indirette, soggette a condizioni o meno.
Giorni fa l’Olanda aveva chiesto di stabilire una sorveglianza rafforzata anche sulla nuova linea di credito istituita per la crisi pandemica. Oggi la Commissione detta un approccio totalmente diverso.
A Roma, il ministro Roberto Gualtieri è soddisfatto, si tratta di una soluzione per la quale il governo italiano ha lavorato molto contro i ‘falchi’ del nord.
“Accolti tutti i nostri rilievi”, dicono dal Mef. Piuttosto, il punto sarà capire quali altri Stati chiederanno il prestito del Mes insieme all’Italia per evitare il cosiddetto ‘effetto stigma’, segnale negativo per i mercati. Se a darlo fosse un paese solo, sarebbe peggio che chiederlo in compagnia.
A quanto si apprende da fonti istituzionali greche, la Grecia sta aspettando di capire cosa farà l’Italia, dove appare scontato che il ricorso al Mes verrà chiesto, con un dibattito e un voto in Parlamento, come da prassi costituzionale e come ha sempre precisato Giuseppe Conte, stretto tra le critiche di una parte del M5s al Salva Stati e il resto della maggioranza di governo favorevole all’uso dei 36 miliardi che arriverebbero da questo strumento europeo.
Insieme all’Italia, l’accesso ai fondi del Mes potrebbe essere richiesto dalla Spagna e dal Portogallo, altri due paesi del fronte del sud che in questi mesi si è scontrato con l’Olanda e gli altri Stati del nord più rigoristi sulle risposte comunitarie alla crisi.
Ma il governo spagnolo resiste a questa ipotesi. Secondo quanto riferiscono fonti spagnole, il Mes non è il primo dei pensieri di Pedro Sanchez, anche se i più sono convinti che anche per Madrid arriverà il momento di chiedere quei soldi: missione non facile per un paese uscito da poco dalle cure della troika, anche se in questo caso da Bruxelles promettono che la troika non ci sarà . In Spagna il Mes spaventa lo stesso una popolazione già colpita dalla crisi economica prima della pandemia.
In Francia il dibattito sul Mes non è ancora maturo. Nel senso che l’argomento non produce polemica politica ma non è all’ordine del giorno: dunque, la Francia, altra alleata dell’Italia in questa battaglia, potrebbe decidere di non chiedere un prestito al Salva Stati, per lo meno non subito.
La Commissione europea ha anche prodotto una documentazione sull’eleggibilità di ogni Stato membro per l’accesso alle risorse del Mes.
Da quanto si legge nella documentazione consultata da Huffpost, nessun paese dell’area euro corre rischi di insolvenza del sistema bancario, nè problemi di sostenibilità del debito pubblico, benchè questa percentuale in rapporto al pil crescerà ovunque per effetto delle spese da sopportare nella crisi pandemica.
Nemmeno l’Italia avrà problemi in questo senso: dal 160 per cento delle previsioni economiche per quest’anno, il debito pubblico dovrebbe calare al 140 per cento tra dieci anni.
È ancora una cifra altissima, naturalmente. Ma, scrive la Commissione, “il profilo” del debito pubblico italiano e la sua “posizione esterna mitigheranno le vulnerabilità ”. In particolare, “i tassi di interesse dovrebbero rimanere contenuti dagli standard storici per tutto il periodo di proiezione, anche in condizioni più avverse. L’importante quota del debito pubblico detenuta in Italia e l’evoluzione stabile delle riserve di liquidità contribuiscono anche alla resilienza della posizione del debito alle fluttuazioni del mercato globale”.
Certo, continua la Commissione, c’è “un certo grado di incertezza, legato a rischi di responsabilità potenziale derivanti dal settore privato, se non funzioneranno le garanzie statali per le imprese e i lavoratori autonomi durante la crisi Covid-19”.
Ma “nonostante i rischi, la posizione del debito rimane sostenibile nel medio termine”, “il rapporto tra debito e pil dovrebbe mettersi su una sostenibile traiettoria discendente nel medio periodo”.
Conte naturalmente pensa anche ad altri strumenti. Oggi ha parlato al telefono con Ursula von der Leyen che sta negoziando con tutti i leader europei al fine di costruire la proposta della Commissione sul recovery fund inserito nel bilancio pluriennale dell’Unione, ancora tutto da concordare.
La proposta dovrebbe arrivare non prima del 20 maggio e non appare scontato un ok finale a giugno, orizzonte temporale indicato dal governo di Roma.
Pesano anche le incognite rispetto all’approvazione del pacchetto all’Europarlamento, che la prossima settimana in plenaria voterà una risoluzione per piantare i suoi paletti intorno a questa trattativa.
All’inizio dell’anno il Parlamento europeo aveva proposto una mediazione sul bilancio più generosa rispetto a quella del Consiglio: naturalmente è stata bocciata dagli Stati membri per i veti dei cosiddetti paesi ‘frugali’ del nord Europa, che hanno bloccato l’intesa.
Ma Gentiloni resta fiducioso. Per il Commissario all’Economia, anche la sentenza della Corte Costituzionale tedesca critica del Quantitative easing della Bce aiuterà la composizione dell’intesa sul recovery fund. “Paradossalmente — dice Gentiloni – potrebbe essere un incentivo per il piano di risanamento, non qualcosa che indebolisce gli argomenti per rafforzarlo. Può essere un’allerta che si aggiunge alle parole di Mario Draghi o Christine Lagarde, e che chiede agli Stati membri di sviluppare strumenti comuni di politica fiscale e non lasciare la Bce sola ad affrontare la crisi e i momenti difficili”.
Nessuna troika quindi: l’unico vincolo agli stati che scelgono di utilizzare il Mes per la crisi in corso «è che quei fondi siano utilizzati per l’emergenza sanitaria»
La lettera inviata dai commissari Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis al presidente dell’eurogruppo Mario Centeno, alla vigilia dell’incontro tra i ministri delle Finanze dei 19 paesi che hanno adottato l’euro di venerdì 8 maggio, cancella ogni alibi per chi teme che l’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità preannunci un’austerity alla greca.
La Commissione europea limiterà il suo controllo «sull’uso effettivo dei fondi di sostegno alla crisi pandemica per coprire i costi sanitari diretti e indiretti, riflettendo l’unica condizione legata alla linea di credito».
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2020 Riccardo Fucile
ACCORDO VICINO PER L’EUROGRUPPO DI VENERDI
L’Eurogruppo di domani dovrebbe raggiungere un accordo sulle linee guida che caratterizzeranno la nuova linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità , creata per far fronte alle spese sanitarie degli Stati membri dell’Ue nella pandemia.
Lo si apprende da fonti europee.
Senza condizionalità , la sorveglianza sarà “light”, ma in futuro la Commissione europea potrà usare la sua autorità per chiedere ad un paese di rientrare nei ranghi, nelle regole del Patto di stabilità e crescita. Quest’ultima non è una novità del ‘nuovo’ Mes ma disposizione prevista dai Trattati (Six and two pact) che ora però, in piena emergenza, non viene considerata realistica a Bruxelles.
Non viene considerata realistica perchè il Memorandum che i paesi che vogliono il prestito dovranno firmare sarà — anche questo – “light”, solo un controllo sulla destinazione delle spese. E dunque, specificano le fonti europee, sulla base di un Memorandum siffatto sarebbe impossibile chiedere un programma di aggiustamento macroeconomico.
A Bruxelles dunque escludono una ‘troika’ ex-post. Ma, per precauzione, i funzionari europei hanno cambiato il nome del Memorandum in “Template response plan”, in modo che non ricordi i tempi bui dello scontro tra Atene e Bruxelles per la crisi del debito greca. Si tratta di un modello di piano di risposta che indicherà le spese eleggibili al finanziamento. Gli Stati che chiedono il prestito dovranno indicare su questo modello la struttura delle loro spese.
I prestiti del Mes, pari al 2 per cento del pil per ogni paese, potrebbero essere disponibili a partire dal primo giugno, insieme al piano di intervento della Bei ma non insieme al piano della Commissione europea ‘Sure’ di sostegno alla disoccupazione.
Per questo ci vorrà più tempo, gli Stati devono metterci la garanzia di 25 miliardi e i Parlamenti nazionali devono ratificare.
Ma il Mes dovrebbe essere pronto per giugno. Sulla durata dei prestiti, c’è ancora discussione tra nord e sud Europa.
Il nord spinge per una durata più breve. Il sud la vuole più lunga. Ma questo potrebbe essere oggetto di trattative dei singoli Stati nel momento in cui vanno a chiedere il prestito.
Nel senso che l’Eurogruppo di dopodomani potrebbe lasciare un’ampia forchetta nella quale trattare. Ad ogni modo, riferiscono a Bruxelles, la durata dei prestiti non è questione che possa far saltare il banco.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 4th, 2020 Riccardo Fucile
SI RIAPRE IL DIBATTITO SU UNA SUA RICANDIDATURA NEL 2021, PURE AI VERDI ANDREBBE BENE… E LA CDU VOLA DI NUOVO NEI SONDAGGI OLTRE IL 38%
Era sparito dai media da settimane, non una dichiarazione sulla crisi pandemica in corso. Eppure stiamo parlando del ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer, bavarese, esponente della Csu, alleati della Cdu nel governo di grande coalizione guidato da Angela Merkel. Ebbene Seehofer finalmente riemerge dal suo silenzio con un’intervista alla Bild nella quale parla esplicitamente della possibilità di un quinto mandato della cancelliera al timone del paese più ‘forte’ d’Europa.
In vista delle elezioni dell’anno prossimo, nel bel mezzo di una crisi inedita come quella da Covid-19, in Germania si apre il dibattito su una nuova candidatura di Merkel, nonostante lei abbia deciso di fermarsi dopo ben tre lustri al potere.
Il punto è che lei, molto apprezzata per la gestione della crisi a livello tedesco e anche europeo, andrebbe bene anche ai Verdi, partito che potrebbe sostituire i socialisti in una futura grande coalizione con la Cdu.
“Io non uso gli studi televisivi come il mio soggiorno. Li frequento solo quando ho qualcosa da dire”, premette Seehofer.
Una premessa che evidentemente rafforza ulteriormente il messaggio che segue. “Non posso negare di averne sentito parlare”, dice a proposito della possibilità che sia ancora Merkel la candidata della Cdu alle elezioni dell’autunno 2021. La cancelliera, aggiunge il ministro, ha guidato la Germania “in maniera ancora più efficace in questa crisi. Possiamo essere grati del fatto che in questa situazione abbiamo avuto lei alla guida del paese”.
Va detto che finora Merkel non ha mai lasciato intendere di voler correre di nuovo. Ma la pandemia è un evento straordinario che dà luogo a eventi straordinari. Intanto la gestione Merkel della crisi ha riportato la Cdu in testa ai sondaggi, oltre il 38 per cento. Un miracolo, visto il trend degli ultimi tempi.
Va da sè, che un possibile nuovo round per Merkel come cancelliera è notizia non solo tedesca, ma europea. Con tutti i nodi da sciogliere ancora sul tappeto, comunque l’Ue è arrivata a discutere della creazione di un nuovo strumento economico – il piano di ripresa inserito nel bilancio europeo e finanziato da bond emessi dalla Commissione — grazie alla decisione di Merkel di mediare tra gli Stati membri e lavorare per scongelare i rapporti tra nord e sud Europa, tensioni che per settimane hanno messo a rischio la tenuta dell’Unione. E’ certo che con lei ancora al comando nei prossimi anni, l’Ue avrebbe la garanzia o almeno una solida possibilità per provare a restare unita malgrado le crescenti divisioni interne e le incursioni esterne di Russia e Cina, volte a disgregare l’Unione.
Merkel insomma potrebbe essere un altro bonus per l’Ue, ferme restando tutte le incognite legate alla diffusione del virus e alla crisi economica che seguirà . Ma sono proprio queste incertezze ad aver ispirato in Germania il dibattito su una nuova corsa dell’attuale cancelliera, punto fermo soprattutto in tempi di pandemia.
Di certo, per ora, pare che il virus abbia ‘steso’ i tre candidati al congresso della Cdu, che doveva tenersi ad aprile ed è stato rimandato a fine anno a causa del Covid-19.
Il liberal filo-Atlantico Armin Laschet, premier del Reno-Westphalia, il ‘land’ più colpito dall’epidemia, si è lanciato in critiche sulle ricette dei virologi e la sua popolarità ne ha risentito.
Norbert Rà¶ttgen, parlamentare a capo della Commissione esteri del Bundestag, pure non brilla nei sondaggi. E su Friedrich Merz, parlamentare e dirigente storico del partito, pesa sempre l’ombra dell’ultradestra che lo apprezza molto.
Dopo lo ‘scandalo’ dell’accordo tra Cdu e Afd in Turingia, ‘riparato’ da una furiosa Merkel, questo argomento è tornato tabù in Germania: è stato questo ‘incidente’ a determinare il passo indietro della candidata alla Cancelleria Annegret Kramp-Karrenbauer, ministro della Difesa, e a lasciare la Cdu senza un candidato per l’anno prossimo.
Ecco perchè si riparla di Merkel, malgrado la pandemia abbia fatto emergere altre figure. Come il ministro alla Sanità Jens Spahn, molto apprezzato per la gestione della crisi. Oppure il governatore della Baviera Markus Sà¶der, che però è leader del partito di Seehofer, la Csu. Il partito di Merkel cede il candidato alla cancelleria agli alleati solo quando davvero non ha altre carte da spendere e, soprattutto, se va male nei sondaggi.
Ma con Merkel questo non sta succedendo: da quando è scoppiata la pandemia, la Cdu vola oltre il 38 per cento, staccando tutti gli altri partiti, compresi i Verdi che a febbraio la insidiavano quando il partito della cancelliera era sceso sotto il 30 per cento.
Ora i Grunen sono ritornati sotto il 20 per cento, esattamente al 16 per cento, hanno perso 5 punti, un calo forse dovuto alla loro iniziale battaglia sugli eurobond, argomento non proprio popolare tra i tedeschi.
E infatti un eventuale nuovo mandato di Merkel oggi è particolarmente apprezzato anche dai Verdi, che ambiscono a sostituirsi ai socialisti nella ‘Grande coalizione’: al momento anche la Spd è al 16 per cento nei sondaggi.
Di certo, con le sue doti di mediazione, la cancelliera convince i suoi potenziali alleati molto più degli altri nomi in corsa per la guida della Cdu.
“Abbiamo apprezzato la gestione saggia della crisi da parte di Merkel. Quanto a un quinto mandato, si vedrà . Ora siamo in un fase d’emergenza molto particolare, ma dopo dovremo tornare ad affrontare l’emergenza che rimane, quella climatica, con una trasformazione profonda. Si vedrà chi sarà pronto a rilevare questa sfida”, dice l’eurodeputata dei Verdi Alexandra Geese.
E pensare che a febbraio, quando i Grunen erano quasi testa a testa nei sondaggi con la Cdu, era spuntato anche il nome della loro candidata cancelliera: Annalena Baerbock, co-presidente del partito insieme al popolare Robert Habeck, nata in Bassa Sassonia, studi alla London School of Economics, 38 anni, sposata con due bambini, ambientalista che coniuga l’ecologia alle tematiche sociali. Ma anche lei potrebbe fare il passo indietro, rispetto alla sempiterna Merkel.
(da “Huffingtonpost”)
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