Luglio 11th, 2012 Riccardo Fucile
OBIETTIVO: RISPARMI PER 65 MILIARDI DI EURO ENTRO IL 2014, ATTRAVERSO MISURE DI AUSTERITA’ E AUMENTO DELL’IVA
Il premier spagnolo Mariano Rajoy annuncia il taglio delle tredicesime per il 2012 di
parlamentari, impiegati e alte cariche dell’amministrazione pubblica.
Gli addetti del pubblico impiego la recupereranno nei fondi pensione del 2015.
I dipendenti pubblici avranno anche meno giorni di ferie e verranno ridotti i permessi sindacali. Il numero dei consiglieri degli enti locali scenderà di circa il 30%. Dinuiranno anche le indennità per i sindaci.
Per la Spagna si profilano risparmi per 65 miliardi di euro entro il 2014.
Secondo il primo ministro le nuove misure di austerità varate oggi con l’aumento dell’Iva e i tagli prospettati nella spesa della pubblica amministrazione, permetteranno di raggiungere questo obiettivo in due anni e mezzo circa.
Rajoy ha presentato le iniziative del suo governo oggi in Parlamento a Madrid, precisando che l’obiettivo delle misure è di “liberare la Spagna” dal peso del deficit e del debito pubblico, e “rispettare l’impegno con l’Europa”.
L’annuncio di Rajoy è arrivato a meno di 24 ore dopo il via libera dell’Ue a 30 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche spagnole in cambio di una serie di misure urgenti di austerità .
Il premier ha annunciato anche nel 2013 un taglio di 600 milioni di euro alle dotazioni dei ministeri.
La misura più significativa è l’aumento dell’IVA dal 18 al 21% e di quella ridotta dall’8% al 10%, mentre si manterrà quella al 4% sui beni di prima necessità .
Il taglio delle tredicesime potrebbe essere però impugnato. Solo l’altro giorno la Corte Costituzionale del Portogallo aveva bocciato il taglio degli stipendi pubblici.
L’annuncio di Rajoy arriva nel giorno in cui con i caschi bianchi sporchi di carbone e le magliette nere, in segno di lutto, 300 minatori sono arrivati a piedi a Madrid dal nord della Spagna.
Dove sono stati accolti ieri notte da decine di migliaia di persone.
Il loro ingresso nella capitale, guidati dai sindacati maggioritari Comisione Obreras e Unià³n General de Trabajadores, si è trasformato in un fiume che, dopo aver bloccato il traffico lungo l’autostrada A6, ha attraversato le principali arterie delle città fino alla Puerta del Sol.
‘Indignados’, organizzazioni politiche e comuni cittadini si sono uniti intorno a quella che nei loro cori definivano “la vera nazionale” della Spagna, quella che rappresenta un settore in sciopero indefinito da 45 giorni.
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Luglio 10th, 2012 Riccardo Fucile
RESA OPERATIVA L’INTESA RAGGIUNTA DAI CAPI DI GOVERNO… LA BCE SARA’ L’AGENTE DEL FONDO SALVA-STATI PER L’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO… SODDISFAZIONE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA
La zona dell’euro avrà un meccanismo per fermare la febbre degli spread ed aiutare i paesi
virtuosi che ne faranno richiesta a tenere sotto controllo il differenziale dei rendimenti.
Mentre le banche spagnole avranno da fine mese 30 miliardi di aiuti e Madrid un anno di tempo in più per riportare il deficit sotto il 3%.
Nella prima riunione, dopo la decisione del Vertice di fine giugno, l’Eurogruppo ha riaffermato “il proprio forte impegno a fare tutto ciò che è necessario per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro, in particolare attraverso un uso flessibile ed efficiente del fondo Efsf-Esm”.
E come primo passo concreto in questa direzione il fondo salva stati e la Bce hanno firmato “un accordo tecnico” che prevede che l’istituto di Francoforte sia l’agente dell’Efsf-Esm per l’acquisto dei bond sul mercato secondario, in funzione anti spread.
“L’accordo va nella direzione auspicata dall’Italia”, avevano riferito fonti italiane, poco dopo che il premier Monti aveva lasciato in anticipo la riunione senza fare dichiarazioni.
“Non c’è nessun retroscena. Il confronto sul meccanismo antispread si è già svolto ed è andato bene”, avevano aggiunto le fonti.
Il risultato di stanotte premia la linea italiana tenuta con coerenza al vertice e difesa di fronte alle dichiarazioni oscillanti giunte da alcuni paesi nordici, che sembravano rimettere in discussione l’accordo. In vista dell’Eurogruppo, chiamato ad implementare le decisioni del Vertice, Monti ha incontrato due giorni fa in Provenza il ministro francese Pierre Moscovici, rafforzando l’asse con la Francia.
Mentre ieri si è intrattenuto prima con il commissario Ue agli affari monetari Olli Rehn e poi con il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
Nonostante le resistenze della Finlandia, le “reticenze” dell’Olanda e i dubbi della Germania, l’eurozona si muove con decisione verso misure a breve per stabilizzare i mercati, oltre che verso la creazione in tempo medio lunghi di un’unione bancaria e fiscale.
“La Bce potrà intervenire sui mercati secondari a nome e per conto dell’Efsf”, ha spiegato l’Ad del fondo, il tedesco Klaus Regling. Ciò significa che il bilancio della Bce non verrà intaccato e i rischi e benefici saranno in conto del fondo. “Di mercato primario non si è parlato, ma è una possibilità che esiste, già prevista sia dall’Efsf che dall’Esm”, ha precisato Regling.
Ed anche la Spagna, l’altro sorvegliato speciale finito nel mirino dei falchi del Nord Europa, con il ministro olandese Jan Kees De Jager che aveva detto che “va risolto radicalmente il problema di Spagna e Italia”, ha ottenuto ciò che voleva.
Il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ( il suo mandato è stato prorogato di altri due anni ma dovrebbe lasciare a fine 2012 secondo un accordo politico) ha annunciato che Madrid avrà 30 miliardi per ricapitalizzare le banche “entro la fine del mese” e che alla Spagna è stato concesso un anno in più per riportare il suo deficit sotto il 3%.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 7th, 2012 Riccardo Fucile
IL BANCHIERE TEDESCO, EX VICEMINISTRO DELLE FINANZE: “C’E’ UNA SPACCATURA TRA NORD E SUD DELL’EUROPA”
Dal 34° piano dell’Eurotower la vista della “Mainhattan”, la skyline delle grandi banche affacciate sul Meno, è spettacolare.
Jà¶rg Asmussen ha l’aria rilassata, nonostante l’andirivieni continuo con Bruxelles, che per il membro tedesco del board della Bce è diventata una seconda casa.
Il successore di Jà¼rgen Stark è incaricato di seguire i dossier europei.
E in questa prima intervista a un quotidiano italiano il banchiere centrale tedesco racconta le nuove sfide per l’Europa, mette i primi, decisi paletti sulla futura vigilanza bancaria affidata all’Eurotower e sull’utilizzo dei fondi salva-Stati ma racconta anche cosa pensa di Mario Monti, della “politica dei piccoli passi” di Angela Merkel e dell’ipotesi che la Grecia o la Finlandia escano dall’euro.
È vero come sostenuto anche da molti giornali tedeschi, che Merkel è uscita sconfitta dal vertice Ue mentre c’è un vittorioso «fronte del sud» Monti-Rajoy?
«Quello che mi preoccupa è che c’è una spaccatura percepita tra Nord- e Sudeuropa. È sbagliato porre la questione su chi ha vinto e chi ha perso. Dobbiamo chiederci solo se ha vinto l’Europa. Questo modo di vedere le cose sta svanendo e questo mi preoccupa».
E l’Europa ha vinto?
«Credo che il Consiglio abbia preso delle decisioni importanti. Tra le altre cose ha anche approvato un ampio pacchetto per la crescita. Altrettanto rilevante è stata la lettera dei quattro Presidenti, Draghi, Barroso, Juncker e Van Rompuy alla vigilia del summit che si interroga su come continuare a costruire l’Europa. È stato un vertice importante ma ora tutto va velocemente tradotto nella realtà — non ci si può rilassare».
Il Consiglio Ue vorrebbe affidare alla Bce una funzione importante: la vigilanza europea sulle banche. È plausibile che sia pronta per fine anno? Se non lo fosse, come si farà a ricapitalizzare le banche spagnole, visto che la vigilanza è la premessa per il salvataggio diretto attraverso il fondo salva-Stati Esm?
«Per arrivare alla vigilanza bancaria europea, che ritengo senza dubbio importante come parte dell’unione finanziaria, bisognerà risolvere molte questioni pratiche. Il vertice Ue ha chiarito che la Commissione dovrà fare entro fine anno una proposta, basata sull’articolo 127.6 del Trattato, che cita esplicitamente la Bce. Ma l’attivazione può avvenire anche dopo. Penso dunque che la vigilanza europea sarà pienamente in funzione solo nel corso del 2013. Sino ad allora il governo spagnolo potrà attingere ai salva-Stati per ricapitalizzare le banche».
Ma questo significherebbe aggravare il debito pubblico della Spagna: sarebbe il governo a chiedere soldi al salva-Stati, non le banche.
«È vero, ma appena il nuovo meccanismo sarà efficace, il credito verrà trasferito. L’aumento del debito sarebbe temporaneo».
Secondo lei quando l’Esm interverrà sulle banche è giusto che ne acquisti il controllo?
«Penso che debba valere il vecchio principio che se uno mette a disposizione del capitale, deve anche avere il controllo. Deve sapere cosa accade con la banca. Il principio deve essere: se si chiedono soldi, si accetta il controllo».
Quanto deve essere estesa secondo lei la vigilanza bancaria? Deve comprendere anche le banche locali come ad esempio le Landesbanken?
«Siamo all’inizio di una discussione. Ma nel consiglio direttivo della Bce siamo unanimemente convinti che sia importante separare la politica monetaria, che deve restare indipendente, dalla vigilanza bancaria. Bisogna fare in modo che ciò sia garantito attraverso processi decisionali e organizzativi separati. Ed è importante che la vigilanza bancaria sia sottoposta ad un chiaro controllo democratico. Stiamo parlando di soldi dei contribuenti europei ed è giusto dunque che ci sia un controllo parlamentare».
Alcuni, come Finlandia e Paesi Bassi, si oppongono all’acquisto diretto di bond da parte dell’Esm. Secondo lei come deve funzionare?
«È già previsto che l’Efsf e l’Esm siano attivi sul mercato primario e secondario, non è una novità . Ma il funzionamento di entrambi è legato a delle condizionalità , sia sul versante dei conti pubblici sia su quello delle riforme strutturali. Ritengo che si tratti di un meccanismo corretto. Gli aiuti finanziari devono essere concessi in cambio di impegni. È un principio basilare. E il vertice non ha cambiato questo principio».
Non pensa che l’Esm avrebbe bisogno di una licenza bancaria per funzionare in modo credibile, per essere insomma un «frangifiamme» forte?
«Penso che l’Esm non dovrebbe avere una licenza bancaria e neanche accesso alla Bce. Si tratterebbe di finanziamento indiretto degli Stati ed è giustamente vietato dai Trattati. Sono assolutamente contrario. Quanto al capitale del salva-Stati: il sottinteso del dibattito sul “frangifiamme”, è sempre che quanto più alta è la dotazione, tanto più siamo al sicuro. È sbagliato. Il firewall è l’ultima risorsa. La migliore protezione contro il rischio contagio sono i conti pubblici e una politica economica solidi. Vale anche per l’Italia».
Ma non basta, evidentemente. Nonostante l’avanzo primario, i mercati continuano a bastonare i nostri rendimenti.
«Sono convinto che il governo Monti abbia fatto dei passi fondamentali. È vero, ha assicurato alle finanze pubbliche un avanzo primario — è molto importante — e ha approvato una riforma del lavoro. Ma il punto di partenza dell’Italia è complesso: ha il secondo debito più alto dell’Eurozona dopo la Grecia. Deve continuare a procedere sulla via delle riforme perchè ha un problema fondamentale con il potenziale di crescita che è estremamente basso. Secondo il parere unanime di Ocse, Fmi e Commissione europea, è attualmente vicino allo zero. Le riforme strutturali dovranno rispondere alla domanda: come può il l’Italia, che invecchia anche molto in fretta, crescere di nuovo? Dal lato dell’aggiustamento fiscale, ha fatto parecchio. Ma ora deve incrementare la propria produttività e chiedersi se può riconquistare le quote di mercato mondiale che ha perso».
Pensa che l’Italia avrà bisogno di chiedere aiuti alla Ue e al Fmi?
«Credo che l’Italia possa farcela da sola, ma se prosegue senza indugi sulla via delle riforme e se affronta seriamente il problema della crescita. Agire solo sul versante fiscale non basta. L’Italia deve crescere».
E allora perchè non promuovere gli eurobond?
«Anzitutto va specificato che ci sono diverse proposte sugli eurobond. Per me è chiaro tuttavia che qualsiasi forma di messa in comune dei debiti non può che stare alla fine del processo dell’unione fiscale, quando ci sarà stata una vera convergenza tra il monitoraggio e le responsabilità europee. Allo stato attuale la discussione sugli eurobond è prematura e fuori luogo, e infatti non c’è stata, al vertice».
A che punto siamo della crisi?
«Credo che siamo un bel pezzo avanti sulla via della stabilizzazione, ma non siamo fuori dal tunnel. Abbiamo dinanzi processi di risanamento che in molti paesi dureranno anni. Siamo sulla strada giusta ma non dobbiamo pensare che la crisi finirà domani».
Qual è secondo lei il contributo di Mario Monti ai rapporti in Europa, soprattutto dopo l’indebolimento dell’asse franco-tedesco?
«Mario Monti, per come l’ho conosciuto, ha sempre avuto una visione molto europeista. È stato commissario Ue per il Mercato interno in un momento importantissimo e gode di una grande credibilità fuori e dentro l’Italia. Ma penso che continui ad essere fondamentale che la Germania e la Francia cooperino in modo stretto».
Merkel è criticata spesso per la sua “politica dei piccoli passi” e perchè sembra spesso più preoccupata per le elezioni regionali che per il futuro dell’Europa.
«Non sono d’accordo. Merkel concilia ciò che è economicamente ragionevole con ciò che è politicamente possibile. e la Germania è un paese federale mentre l’Italia o la Francia sono molto più centralizzati. È normale che presti più attenzione alle elezioni dei Là¤nder. I cancellieri lo hanno sempre fatto».
La Grecia ce la farà a restare nell’euro? E se non fosse così, la sua uscita dalla moneta unica sarebbe ancora un rischio per l’Europa?
«Non sappiamo cosa succede se un Paese lascia l’unione monetaria. Sono sempre molto sorpreso dalla leggerezza con la quale giornalisti e studiosi discettano su questa eventualità . Io sarei molto cauto. Credo che sarebbe molto dannoso per la Grecia, politicamente ed economicamente, ma anche per il resto dell’Eurozona. Per entrambi. La Bce preferirebbe che la Grecia rimanesse nell’euro. Ma è anche importante che rispetti gli impegni presi. Il memorandum non è stato concepito per far piacere a Merkel o Monti o alla trojka. Con o senza salvataggio la Grecia avrebbe dovuto intraprendere un duro cammino di riforme, il suo debito pubblico non era sostenibile. La sua competitività si è molto indebolita, negli ultimi dieci anni».
Secondo lei i rendimenti tedeschi sui titoli di Stato così bassi potrebbero essere un sintomo che il mercato scommette su un “supereuro”, su un euro dei Paesi forti?
«I rendimenti sui titoli tedeschi sono effettivamente schiacciati da una estrema avversione al rischio e ritengo questa dinamica esagerata».
La Finlandia può uscire dall’euro?
«Se oggi guardiamo all’utilizzo dell’euro come moneta mondiale di riserva, ha un’estensione molto maggiore della somma delle valute europee che c’erano prima. I vantaggi ci sono per tutti».
Tonia Mastrobuoni
(da “La Stampa”)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
I TEDESCHI NON SANNO VINCERE, MA RIESCONO A PERDERE LA FACCIA: “SONO PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI”…PIOVONO CRITICHE E RICHIESTE DI LICENZIAMENTO
Quella doppietta di Balotelli al termine dei primi 45 minuti di gioco non è
proprio andata giù ai commentatori sportivi sulla tv pubblica in Germania.
Il duo Reinhold Beckmann e Mehmet Scholl, seriosi e spesso competenti telecronisti degli Europei sulla Ard, sono finiti al centro di una polemica per le offese rivolte a Mario Balotelli e Antonio Cassano: due «cani randagi»,«persone non autosufficienti».
La pericolosa scivolata in diretta tv dei due «esperti» tedeschi è avvenuta mentre i giocatori si trovavano negli spogliatoi.
Nell’analizzare la prima fase della partita, Beckmann – visibilmente irritato da quel risultato parziale – definisce Balotelli e Cassano due «StraàŸenkà¶ter» in area di rigore (letteralmente due «cani randagi»).
La sfortunata scelta del termine ha però fatto irritare molti telespettatori e tifosi.
Forse il telecronista aveva in mente i «cani sciolti» che, contestualizzato, può essere un complimento.
Scholl, in ogni caso, non vuole essere da meno e bolla la coppia di attaccanti come «Pflegefà¤lle» (persone non autosufficienti), nel contesto da intendersi soprattutto come «casi disperati», riferendosi probabilmente alla serie di clamori suscitati in passato dai due giocatori fuori dal campo e al loro particolare modo di giocare.
La vicenda ha avuto per ora una grande eco soprattutto in Svizzera: il tabloid Blickch iede ai due commentatori di «uscire di scena al più presto, come gli undici di Là¶w».
L’incontro sulla Ard è stato seguito ieri sera da 28 milioni di tedeschi.
Elmar Burchia
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER HA OTTENUTO UN MECCANISMO DI INTERVENTO DEI FONDI SALVA-STATI A TUTELA DEI BOND DEI PAESI VIRTUOSI MA IN DIFFICOLTA’… “FELICE E ORGOGLIOSO DELLA NAZIONALE, SARO’ ALLA FINALE A KIEV”
“Il processo è stato duro, il risultato buono”. Poco dopo l’alba, a conclusione dell’estenuante trattativa al consiglio europeo, il presidente del consiglio, Mario Monti, esce tra gli ultimi dal Palazzo del consiglio.
“L’Italia è soddisfatta – dice Monti – . E’ stato un giorno difficile perchè pur riconoscendo l’importanza del pacchetto crescita l’Italia e poi la Spagna hanno messo una loro riserva d’attesa alla sigla dell’intesa. Per noi andava approvato tutto un pacchetto unitario con le misure di stabilizzazione a breve da decidere a 17. C’è stata tensione e una lunga discussione – continua – ma alla fine si è raggiunto l’accordo”.
“Le misure a breve sulla stabilizzazione della zona euro sono un fatto molto positivo per l’Eurozona e una duplice soddisfazione per l’Italia che ne ha stimolato il processo. L’Italia – spiega ancora il premier – si è battuta per queste misure, ma non abbiamo intenzione di avvalercene, tuttavia ritenevamo che fosse un meccanismo utile in linea di principio. La zona euro ne esce rafforzata. Non avrebbe avuto senso decidere su un Patto per la crescita lasciando sguarnita la zona che può pregiudicare la crescita”.
Il premier ha spiegato che al vertice non è stata presa alcuna decisione sull’eventuale aumento della dotazione per il fondo salva-Stati, ma ha sottolineato che comunque dopo la decisione di affidare all’Esm il compito di stabilizzare gli spread, l’importante è il fattore psicologico: “C’è uno sblocco mentale”, ha detto.
Alla domanda se sia in campo l’ipotesi di trasformare il fondo Esm in banca per consentire l’accesso alla liquidità della Bce, Monti ha chiarito che non se ne è parlato al vertice, ma che “tutte le ipotesi sono in campo”.
Tornando a spiegare la funzionalità del meccanismo antispread, Monti chiarisce che “la novità importante di questo nuovo sviluppo è che i Paesi che volessero beneficiare di questi interventi di stabilizzazione dovrebbero naturalmente chiederli, ma, se ricadono nel caso di osservanza di tutte le condizioni esistenti, non dovranno sottoporsi a un programma specifico, dovranno firmare un memorandum d’intesa, ma non avranno la troika e dovranno continuare ad adempiere alle condizioni che adempiono”.
Monti ha aggiunto: “Per assicurare una efficiente gestione i fondi Efsf ed Esm agiranno nel mercato come titolari di queste operazioni di acquisto e vendita di titoli, attraverso la bce come agente, che ha una familiarità con le condizioni di mercato e una capacità operativa che il fondo salva-stati non ha”.
Commentando la vittoria della Nazionale sulla Germania, Monti ha poi detto: “Sono felice e orgoglioso per il successo della Nazionale. Domenica andrò a Kiev per la finale. Di solito non faccio pronostici nè sui mercati finanziari nè sui risultati sportivi: ma un’idea ce l’ho e anche un cuore…”.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
APERTURA POSITIVA PER LE BORSE ASIATICHE DOPO L’ACCORDO RAGGIUNTO NELLA NOTTE TRA I LEADER EUROPEI… BUONI RISULTATI ANCHE PER LA MONETA UNICA CONTRO IL DOLLARO
L’esito del vertice Ue, in cui i leader dell’Eurozona hanno trovato l’intesa su meccanismo
anti-spread e ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo salva stati, ha inciso sullo spread e sui mercati, e ha segnato in positivo l’apertura delle borse, dall’Asia all’Europa.
Non si ferma il calo dello spread fra Bund e Btp a 10 anni che scende sotto quota 420 punti e segna meno 51 sulla chiusura di ieri, riportando i rendimenti dei nostri titoli al 5,85%.
Giù anche lo spread dei Bonos che passa a quota 475 punti.
Brindano all’accordo raggiunto le piazze finanziarie europee.
Parigi registra un progresso del 3,11%, Francoforte +2,58%, Amsterdam +2,29%, Bruxelles +1,73%, Londra +1,73%.
Piazza Affari mette le ali conl’accordo sul piano anti-spread raggiunto nella notte. Dopo la partenza col botto, l’indice Ftse Mib resta sostenuto, ma sotto i massimi, e segna ora un rialzo del 2,80%.
Volano le banche. Unicredit è riuscita solo ora ad entrare agli scambi, dopo esser finita in asta di volatilità in apertura, e sale ora del 7,36%. Intesa Sanpaolo guadagna il 6,29%. Il Banco Popolare sale del 5%, Bpm +4,38%, Mps del 3,52%.
Corrono anche i mercati asiatici.
E’ vivace Tokyo, dove il Nikkei 225 sale dell’1,82%, mentre fa un rally oltre il 2% Hong Kong.
Gli acquisti principali riguardano il comparto bancario, con Westpac Banking in rialzo dell’1,4% e in supporto dell’indice di riferimento di Sydney.
Sulla piazza giapponese corre Toyota Motor (+2,4%), comprata assieme agli altri titoli legati all’export.
Nel comparto minerario è vivace Bhp Billiton (+2,6%).
L’accordo “sembra molto significativo”, dice a Bloomberg Jonathan Garner, capo strategist di Morgan Stanley ad Hong Kong sottolineando come questa intesa eviti elementi di incertezza visti dai mercati invece sul piano per la Grecia.
Appare invece più scettico il capo della ricerca di Julius Baer in Asia, Mark Mathews, secondo il quale “l’Europa continua a fare dichiarazioni audaci, per poi attenuarle poco dopo”.
Al momento l’economista vede “solo vaghe e incoraggianti parole, che hanno prodotto eccitazione ed euforia — afferma -. Saranno quasi certamente seguite da smentite e rinvii e dalla confusione sul mercato quando capirà di esser stato nuovamente preso in giro”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
MONTI OTTIENE IL MECCANISMO PER FERMARE IL DIFFERENZIALE TRA I TITOLI DI STATO…. PER ARRIVARCI HA DOVUTO MINACCIARE DI PORRE IL VETO, INSIEME CON LA SPAGNA, SUL PIANO DA 120 MILIARDI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA EUROPEA
Ore 5.20. Svolta nella notte a Bruxelles per i Grandi d’Europa impegnati a “salvare” l’euro.
Dopo un drammatico, tesissimo negoziato durato 15 ore con tanto di veto di Monti e Rajoy, i leader trovano l’accordo sullo scudo anti-spread imposto dall’Italia.
“La zona euro ne esce rafforzata”, racconta all’alba il presidente del Consiglio. “L’importante è lo sblocco mentale” dei partner.
I leader Ue approvano infatti le linee guida sul meccanismo pensato per stabilizzare i mercati e proteggere i Paesi colpiti dalla speculazione.
L’intesa prevede che il fondo salva-stati dell’Unione (Esm) intervenga in maniera automatica nel caso in cui gli spread di una nazione virtuosa superino una determinata soglia ancora da stabilire.
E’ un po’ come avveniva ai tempi dello Sme quando la lira poteva oscillare entro una griglia ben determinata e mai oltre.
Ma la novità è soprattutto politica: per la prima volta a memoria d’uomo l’Italia punta i piedi in un summit internazionale per valere le proprie ragioni. Non solo.
Ha dalla sua parte la Spagna, ma anche la Francia di Hollande.
Sul piano tecnico ottiene che lo scudo scatti dopo la firma di un apposito memorandum con Bruxelles, ma senza obblighi di riforme lacrime e sangue in stile Grecia monitorate dalla famigerata troika Ue-Bce-Fmi.
Una umiliazione che Monti non vuole in nessun caso subire, anche perchè il Paese ha fatto i “compiti a casa” e si sente in linea con i dettati di rigore sempre reclamati dalla Germania.
Di più: l’Italia pur essendosi battuta per ottenere questo risultato “non ha intenzione in questo momento di avvalersene”, assicura il premier lasciando il palazzo del Consiglio.
La giornata è stata lunghissima. Monti ha negoziato dalle nove del mattino, prima al telefono, poi di persona.
Contatti anche con la Merkel e i vertici delle istituzioni europee.
Ma da Berlino fino alla svolta è stato sempre e solo un “nein”.
Il Consiglio europeo di Bruxelles è iniziato alle 15.
Mentre i leader discutevano, in una sala separata negoziavano gli sherpa, per l’Italia il viceministro Vittorio Grilli. Tedeschi, finlandesi e olandesi tirano dritto. Vogliono che il Consiglio europeo si limiti ad approvare il piano per la crescita da 130 miliardi e quello per riformare l’Unione dotandola, tra diversi anni, degli strumenti necessari per contratare le crisi finanziarie.
Decisamente troppo tempo per Monti e Rajoy. Entrambi sanno che senza un intervento immediato i mercati sono pronti a punirli.
E se questo avvenisse anche la moneta unica sarebbe in pericolo.
Ce n’è abbastanza per puntare i piedi. E infatti lo fanno.
Mentre a Varsavia si gioca la semifinale tra Italia e Germania, Monti pone il veto sull’intero pacchetto Europa, comprese le misure sulla crescita che pure aveva perorato e negoziato a lungo fino all’annuncio ufficiale nel summit di venerdì scorso a Villa Madama.
Rajoy lo segue a ruota.
Il francese Hollande li appoggia, ma senza tirare troppo la corda.
La Merkel resta comunque di stucco, spiazzata. A quel punto sul tavolo dei leader arriva la bozza degli sherpa.
C’è tutto in quelle pagine e soprattutto ci sono i principi anti-speculazione destinati, nelle intenzioni, a riportare gli spread su quotazioni ragionevoli. Anche la Spagna ottiene quel che andava cercando, ovvero la ricapitalizzazione delle banche senza pesare sul bilancio dello Stato.
La Cancelliera è nell’angolo.
Capisce che il veto la costringerebbe, oggi pomeriggio, ad andare a Berlino per impegni parlamentari e a tornare domani a Bruxelles per proseguire il negoziato. Uno smacco.
Quando anche lei lascia il palazzo della Ue è terrea in volto. “Abbiamo raggiunto buoni risultati, una base su cui discutere”, è tutto quel che dice. Come lei sono all’angolo anche gli altri “falchi”: il finlandese Katainen, per esempio, e l’olandese Rutte.
Loro vogliono usare la crisi per “raddrizzare” i paesi del Sud, mantenere i propri tassi molto bassi e attrarre capitali, salvo intervenire a un millimetro dal precipizio, un minuto prima del crollo.
Un gioco al massacro per Roma, Parigi e Madrid. Inaccettabile, evidentemente, e oltretutto pericoloso perchè potrebbe sfuggire di mano in qualsiasi istante.
Ora c’è l’accordo di principio, la stesura dei dettagli passa ai ministri delle Finanze che dovranno completare il dossier.
La firma è prevista all’Eurogruppo del 9 luglio.
Ma intanto l’annuncio per i mercati c’è.
Alberto D’Argenio e Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile
SPIRAGLI DI SCHAEUBLE SUL MECCANISMO PROPOSTO DA MONTI PER RAFFREDDARE IL DIFFERENZIALE SUI TITOLI
Un vertice convocato in tutta fretta per preparare il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. I
ministri economici di Germania, Spagna, Italia e Francia sono riuniti a Parigi per trovare un’intesa sui nodi più drammatici del futuro vertice.
E, secondo indiscrezioni, nell’incontro si è registrata “una cauta apertura” di Berlino sull’ipotesi, avanzata dall’Italia al G20 di Los Cabos, di utilizzare il fondo salva-Stati europeo per un meccanismo di stabilizzazione degli spread a favore dei paesi più virtuosi.
L’apertura arriva a poche ora dall’ennesimo no di Angela Merkel contro gli eurobond e qualsiasi ipotesi di condivisione del debito e sembra comunque rafferddare le tensioni in vistan del vertice di giovedì.
La possibilità di utilizzare l’Efsf per far scendere la febbre degli spread era stata avanzata dal governo italiano subito dopo il vertice bilaterale di Roma tra Monti e Hollande.
Inizialmente era stata “bocciata” come “aspirina” dal commissario europeo Olli Rehn, ma ora anche il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble sembra disposto a ragionarne.
Quelle di ieri sera a Parigi sono state trattative intense, una sorta di rush finale delle quattro principali economie dell’eurozona, in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue, in programma giovedì e venerdì a Bruxelles.
Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha ricevuto nella capitale i colleghi di Italia, Germania e Spagna per “preparare attivamente” il summit.
Da Bruxelles, fonti europee qualificate avevano avvertito nel pomeriggio che la riunione di Parigi sarebbe stata “cruciale” per l’individuazione di misure anti-crisi a breve termine, e non avevano escluso che l’incontro sarebbe potuto trasformarsi in una teleconferenza a livello di Eurogruppo. Ma su questo non c’è stata nessuna conferma.
La riunione “di lavoro” – che in un primo tempo doveva rimanere segreta e che si è tenuta in un luogo non rivelato alla stampa – era stata annunciata questa mattina a sorpresa dallo stesso Moscovici, intervenendo su radio France Info, e poi confermata da un comunicato diffuso nel pomeriggio dal ministero delle Finanze.
na sorta di seguito in formato ‘ridotto’ della quadrilaterale di Roma, dove i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna hanno chiesto di mobilitare circa 120-130 miliardi di euro in favore della crescita.
I frutti dell’incontro potranno vedersi già dal minivertice che metterà invece a confronto, il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel.
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Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile
SUL QUOTIDIANO BRITANNICO UN DURO ATTACCO AL GOVERNO TECNICO….IL PREMIER VIENE INVITATO A SFIDARE I PARTITI CHE COMUNQUE LO FARANNO CADERE… “RESTARE IN CARICA IMPOTENTE NON AIUTERA’ NE’ L’ITALIA NE’ L’EURO”
La luna di miele tra Mario Monti e la stampa anglosassone è finita da tempo.
Ma ora il quotidiano britannico Times arriva ad avvertire il premier italiano: “Meglio le elezioni anticipate che l’impotenza”.
In un’analisi firmata da Bill Emmott, si scrive che Monti è troppo cauto e cresce il rischio che i populisti euroscettici possano approfittarne per scalzarlo.
Il quotidiano londinese dunque invita il premier ad “abbandonare la cautela”, perchè “restare in carica impotente non aiuterà nè l’euro nè l’Italia”.
Monti deve “sfidare i partiti che vogliono farlo cadere”.
L’alternativa è quella di “restare aggrappato”, di “barcollare ai tempi supplementari” e poi di “perdere ai rigori”, tanto per usare una metafora calcistica di assoluta attualità .
Emmott prevede che i partiti della “strana maggioranza” probabilmente faranno cadere Monti e aggiunge che elezioni anticipate potrebbero dissipare la nebbia politica, spingendo dei potenziali esordienti ad opporsi a “Messer Grillo” e a “Berlusconi per determinare il futuro dell’Italia”.
Il giornale britannico punta anche su alcuni “newcomers” che potrebbero essere “il giovane sindaco di firenze Matteo Renzi, un ammiratore di Blair, o l’ex banchiere e membro del governo Monti, Corrado Passera”.
Una cosa nell’analisi di Emmott risulta indiscutibile: il nostro Paese ora è centrale. “Dimenticata la Grecia, messa da parte la Spagna, “il futuro dell’euro verrà deciso dall’Italia, il paese che torna ad essere il punto cruciale dell’Europa e della interminabile crisi economica mondiale”.
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