Gennaio 29th, 2010 Riccardo Fucile
SI DOVEVA RECEPIRE UNA DIRETTIVA COMUNITARIA CHE PREVEDE LA CONCESSIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO AI CLANDESTINI CHE EMERGONO O DENUNCIANO IL DATORE DI LAVORO E IL CAPORALE CHE LI SFRUTTA…IN EUROPA SI STA CON GLI SFRUTTATI, IN ITALIA CON GLI SFRUTTATORI
Quello che è accaduto ieri al Senato è grave e merita un resoconto oggettivo. Esiste una legge delega alla direttiva comunitaria 2009/42 che era stata approvata in commissione dalla stessa maggioranza di centrodestra.
Si tratta dell’art. 48 che prevede una delega al governo per l’attuazione di una direttiva comunitaria sull’emersione del lavoro nero, comprese sanzioni per i datori di lavoro che impiegano cittadini extracomunitari irregolari.
A chi si autodenuncia viene concesso un permesso di soggiorno temporaneo, in modo di permettergli di cercare un altro lavoro regolare in quel lasso di tempo.
Se si autodenuncia invece un datore di lavoro, non si applicano le sanzioni per il lavoro nero cui ha sottoposto il dipendente, purchè da domani lo regolarizzi.
In pratica tutti i Paesi europei hanno deciso che era opportuno far emergere il lavoro nero degli irregolari e dare una stretta al capolarato.
Si legge nel testo: “Al fine di favorire con tutti i mezzi concessi dalla legislazione vigente, la comunicazione da parte del lavoratore clandestino alle autorità competenti della propria posizione di irregolare, bisogna introdurre meccanismi per facilitare la denuncia dello sfruttamento lavorativo e delle condizioni di illegalità del suo rapporto di lavoro, anche prevedendo che venga concesso un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di lavoro, trascorso il quale si potrà procedere ad espulsione”.
Attualmente l’art 18 del testo unico sull’immigrazione garantisce tale possibilità solo in caso di “grave sfruttamento da parte di organizzazioni criminali” (casi estremi insomma nell’ambito della prostuzione).
La nuova direttiva invece permetterebbe un discorso più ampio con sanzioni anche per i datori di lavoro sfruttatori e per i caporali che reclutano manodopera illecita.
La norma europea prevede una stretta sulle sanzioni, meccanismi per garantire il pagamento delle retribuzioni arretrate, delle imposte e dei contributi previdenziali evasi.
Qualsiasi Paese civile vedrebbe in questa norma europea un fatto positivo. Invece ieri in aula, a nome della maggioranza, ecco improvvisamente Gasparri che annuncia il voto contrario del gruppo, chiede uno stralcio e il rinvio in commissione “anche alla luce del nuovo atteggiamento del governo dopo i fatti di Rosarno”.
Che cosa c’entri Rosarno, lo sa solo Gasparri, a corto di argomenti. Continua »
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Gennaio 28th, 2010 Riccardo Fucile
“BASTA SPECULAZIONI DEI COLOSSI DEL CREDITO, NON E’ VERO CHE IL MERCATO HA SEMPRE RAGIONE, E’ FALLITA UN’IDEA DEL MONDO”… “VI SONO REMUNERAZIONI CHE NON HANNO ALCUN LEGAME CON IL MERITO”….”IL BANCHIERE DEVE FINANZIARE L’ECONOMIA REALE, NON LE SPECULAZIONI”…AL WEF IN CORSO A DAVOS, SARKO ATTACCA LE BANCHE E SI SCHIERA CON OBAMA
In Italia probabilmente certe affermazioni non le sentiremo mai da un nostro presidente del
consiglio, magari qualche concetto di questo tipo un nostro ministro dell’economia lo scriverebbe in un libro, salvo poi contraddirsi nei fatti, finanziando le banche.
Siamo notoriamente un “Paese di prudenti”, che agisce sottotraccia, senza mai esporsi troppo.
Sarà anche per questo che, sia che vinca la sinistra che la destra, il popolo italiano poi di cose di sinistra o di destra ne vede e ne sente ben poche.
Per ascoltare qualcosa “di destra”, trasferiamoci allora a Davos dove, aprendo i lavori del World Economic Forum, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha sparato a zero contro le speculazioni dei colossi del credito, appoggiando la linea di Obama.
Di fronte al Ghota della finanza mondiale, Sarko non ha avuto peli sulla lingua, arrivando anche ad accusare la Cina di manipolazione valutaria e di concorenza sleale.
Il presidente francese ha esordito dicendo: “senza l’intervento degli Stati sarebbe crollato tutto, un’intera visione del mondo è fallita: dal momento in cui passò l’idea che il mercato ha sempre ragione, la globalizzazione è impazzita. Le statistiche che hanno guidato le nostre decisioni sono distorte, il Pil cresceva, ma aumentava il disagio sociale”.
Ed ecco l’affondo contro i banchieri: “I comportamenti indecenti non saranno più accettati, vi sono remunerazioni che non saranno più tollerate perchè non hanno alcun legame con il merito” . Continua »
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Gennaio 28th, 2010 Riccardo Fucile
DURA ACCUSA DI BILL GATES AL GOVERNO: “BERLUSCONI MI HA DELUSO, L’ITALIA ERA GIA’ TRA I MINORI CONTRIBUENTI EUROPEI, ORA GLI AIUTI SONO STATI DIMEZZATI”….L’ITALIA VERSA SOLO LO 0,21% DEL PIL, LA META’ DELLA MEDIA DEI PAESI INDUSTRIALIZZATI
Le accuse sono contenute nella seconda lettera annuale che Bill Gates, ormai immerso nella
sua nuova veste di filantropo, ha diffuso due giorni fa in qualità di presidente della fondazione Bill e Melinda Gates.
Da un anno il creatore della Microsoft, nonchè uomo più ricco del mondo, ha lasciato gli incarichi operativi nel colosso del software per dedicarsi, insieme alla moglie, alle attività di beneficienza della sua fondazione che ha un capitale di 34 miliardi di dollari.
Da un anno è impegnato in azioni contro la malaria, l’Aids, la tubercolosi e altre malattie, per garantire vita e un futuro a tanti bambini del terzo mondo. La recessione economica ha accentuato le sofferenze dei più poveri e messo a dura prova anche la generosità dei ricchi.
Ciò nonostante cinque Paesi hanno superato negli aiuti l’obiettivo dello 0,7% del Pil (prodotto interno lordo) fissato dall’Onu: Svezia, Olanda, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo.
La maggioranza delle altre nazioni europee si è mantenuta su un livello soddisfacente, con progressi in Germania, Spagna e Gran Bretagna.
La pecora nera del vecchio Continente è invece l’Italia, tanto da far scrivere a Bill Gates nela sua relazione: “Mi sono incontrato personalmente con il presidente Berlusconi a giugno dello scorso anno per chiedergli un aumento degli aiuti italiani per i paesi poveri. E’ stata una grossa delusione.Già prima di Berlusconi l’Italia era tra i minori contribuenti europei, ma da quando il nuovo governo si è insediato gli aiuti si sono dimezzati: l’Italia appare come la più taccagna tra i suoi partner”. Continua »
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Gennaio 16th, 2010 Riccardo Fucile
LA GRANDE TRUFFA DEL VACCINO: PER IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA’, L’INFLUENZA E’ STATA MANIPOLATA DALLE CASE FARMACEUTICHE… HANNO INFLUENZATO L’OMS PER FAR DICHIARARE UNA PANDEMIA FASULLA, ACCUMULANDO ENORMI GUADAGNI…”UNO DEI PIU’ GRANDI SCANDALI SANITARI DEL SECOLO”
L’influenza A, le cui conseguenze hanno tenuto in allarme per settimane milioni di persone,
in realtà era una “falsa pandemia”, orchestrata dalle case farmaceutiche, pronte a fare miliardi di euro con la vendita del vaccino. L’accusa arriva da Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d’Europa.
Wodarg ha anche accusato esplicitamente le industrie farmaceutiche di avere influenzato la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia.
Secondo Wodarg, medico ed epidemiologo, le multinazionali del farmaco hanno accumulato “enormi guadagni senza alcun rischio finanziario, mentre i governi di tutto il mondo prosciugavano i magri bilanci sanitari, spendendo milioni per l’acquisto di vaccini contro un’infezione che in realtà era ben poco aggressiva”.
Il commissario tedesco ha chiesto quindi l’apertura di un’inchiesta e sulla vicenda si terrà un dibattito a fine mese.
La denuncia è stata subito ripresa dal “Daily Mail” ed arriva qualche giorno dopo quella secondo cui i governi di mezzo mondo stanno cercando di sbarazzarsi delle milioni di dosi di vaccino ordinate al momento della crisi. Secondo Wodarg, il caso dell’influenza A è stato uno dei più grandi scandali sanitari del nostro secolo: le maggiori industrie farmaceutiche sono riuscite a piazzare i propri uomini negli ingranaggi dell’Oms e di altre influenti organizzazioni, convincendo l’Onu ad ammorbidire la definizione di pandemia, il che poi portò nel giugno scorso alla dichiarazione di pandemia in tutto il mondo. Continua »
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Gennaio 12th, 2010 Riccardo Fucile
L’EGITTO PROTESTA UFFICIALMENTE PER LA CAMPAGNA DI AGGRESSIONE CONTRO GLI IMMIGRATI IN ATTO IN ITALIA…. FINI RICHIAMA IL GOVERNO: “NON DETTI L’AGENDA ALLE CAMERA” … LE TASSE NON SI RIDURRANNO PIU’, AUMENTANO LE AZIENDE IN CRISI E LA DISOCCUPAZIONE….MA LA COSA PIU’ URGENTE DA FARE E’ UNA NORMA CHE EVITI DUE PROCESSI AL PREMIER
Nessuno italiano che non sia in malafede potrà negarlo: il ritorno del premier da Arcore (dove
ovviamente “ha lavorato”) a Palazzo Grazioli segna una svolta epocale nell’attività di governo: dopo mesi in cui l’opposizione cattocomunista non ha saputo che seminare odio contro il partito dell’amore, Silvio torna e spiazza tutti, dettando la nuova linea: dal lettone si passa al giaccone, ovviamente sempre di Putin, generoso leader russo che non bada a spese.
Dopo aver preso bene le misure del lettone, sulla base delle esigenze multiple del premier, Putin ha voluto anche il numero della taglia di Silvio, in modo da confezionargli su misura anche il giaccone della Marina militare russa che è diventato il segnale della svolta politica del Pdl.
Ci eravamo lasciati a ottobre, novembre, dicembre con l’unico argomento delle leggi ad personam e ora invece dobbiamo parlare delle leggi ad libertatem.
I maligni aggiungerebbero “vigilatam”, ma sempre di ingiustizia di tratta.
Tutti gli italiani ingiustamente accusati di un reato, penale o civile che sia, usano notariamente lo stesso criterio: evitare lo svolgimento del processo. Se un’accusa è infondata, inutile aspettare di avere ragione in terzo grado, è tempo perso: solo gli imbecilli fanno così.
Gli altri promulgano una legge “ad libertatem”, e sei innocente da subito. Anzi, più credi nello Stato, nelle istituzioni, nell’ordine e nella legge, come si addice a un “uomo di destra”, è più giustifichi chi, innocente, si sottrae in ogni caso al giudizio di quelle istituzioni che difendi per conto terzi.
Ci pare una “giusta coerenza” comportamentale di cui per anni, ingenuamente, non avevamo attinto e agito di conseguenza.
Oddio, in Italia accadono anche altre cose, ma di scarsa rilevanza in fondo.
A causa della nostra politica sull’immigrazione, era chiaro che prima o poi saremmo arrivati all’incidente diplomatico, dopo essere stati condannati da diversi organismi europei ed internazionali, per violazione delle convenzioni sottoscritte.
Ma per far guadagnare due voti alla Lega e alle palle che racconta, che volete che sia qualche rampogna? Continua »
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Gennaio 11th, 2010 Riccardo Fucile
LA STRAGE DI AIGUES-MORTES DEL 1893: VENNERO MASSACRATI PER QUATTRO GIORNI CON FORCONI E COLTELLI….50 MORTI E 150 FERITI: “E’ APERTA LA CACCIA ALL’ORSO” ANNUNCIARONO I FRANCESI…GLI ITALIANI CERCARONO SCAMPO NELLE PALUDI: LA MEMORIA STORICA NON INSEGNA NULLA
Lo ha ricordato un ottimo articolo del “Secolo XIX”, quotidiano genovese indipendente,
ma sulla vicenda sono usciti, negli ultimi anni, diversi libri, tra cui “Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes 1893” di Enzo Barnabà (Infinito Edizioni), “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi” di Gianantonio Stella (Rizzoli), che dedica all’avvenimento un intero capitolo, e “Le massacre des Italiens” di Gerard Noiriel (Fayard).
E’ la strage di Aigues-Mortes nella quale morì un numero imprecisato di lavoratori liguri, piemontesi, lombardi e toscani.
Il bilancio ufficiale fu di 9 morti e 50 feriti, ma molte fonti parlano di 50 morti e 150 feriti: gli italiani, aggrediti a colpi di forcone e coltelli, si dispersero nelle campagne e cercarono scampo nelle paludi, ma molti dei loro corpi furono inghiottiti dal fango.
“E’ aperta la caccia all’orso” annunciò in codice, il 16 agosto 1893, un banditore che chiamò così a raccolta gli agricoltori francesi della zona.
Per i successivi quattro giorni, gli emigrati italiani che lavoravano nelle saline di Peccais, nella Linguadoca-Rossiglione, furono massacrati dai francesi che li accusavano di rubare loro il lavoro accettando paghe da fame.
La scintilla si accese il 14 agosto con il ferimento di un francese da parte di un italiano, durante una delle frequenti risse tra i due gruppi: pare si trattasse di una banale questione per un paio di calzoni o una bottiglia.
La mattina seguente , raccontano i testimoni italiani sopravvissuti, mentre si accingevano ad andare al lavoro, diciotto carabinieri a cavallo invitarono i nostri connazionali a ritirarsi, non essendo loro in grado di garantirne l’incolumità .
Molti italiani trovarono riparo nelle baracche, fatte di paglia, dove miseramente alloggiavano.
Sopraggiunsero però 500 francesi che cominciarono a smantellare i tetti e appiccarono poi il fuoco ai modesti rifugi. Continua »
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Gennaio 10th, 2010 Riccardo Fucile
UN IMPRENDITORE CHE ALLA GUIDA DI UNA FERRARI AVEVA SUPERATO IL LIMITE DI VELOCITA’ IN UN CENTRO ABITATO E’ STATO MULTATO DAL GIUDICE IN BASE AL SUO REDDITO DI 23 MILIONI DI FRANCHI…IL CONCETTO DI MULTE PIU’ SALATE AI RICCHI, IN ITALIA SAREBBE APPLICABILE?
Una multa da 200.000 euro per eccesso di velocità non si era mai vista:
sarebbero molti, in Italia, gli aspiranti suicidi che si vedessero contestare un’ammenda di questo genere, mentre da contare sulla punta delle dite coloro che la prenderebbero con noncuranza e con aplomb inglese.
Ma l’idea di infliggere multe in misura crescente, secondo le disponibilità economiche del contravventore, in fondo ha una sua logica e una sua linea di giustizia.
Deve essere apparsa così al legislatore svizzero che l’ha tradotta in norma vigente: una legge federale, infatti, prevede che le infrazioni più gravi, con sanzioni penali, vengano calcolate in base al reddito.
Tra queste il superamento del limite di velocità in misura eccedente i 25 km/h nei centri abitati, i 30 km/h nelle strade cantonali, oltre i 35 km/h nelle autostrade.
E ancora la guida in stato di ebbrezza o di spossatezza, la circolazione senza patente e i sorpassi pericolosi.
Prima vittima della multa a redditometro, un imprenditore svizzero che, a bordo della sua Ferrari, ha superato, nel centro abitato di Morschwil, Cantone di San Gallo, di 50 km/h il limite massimo stabilito.
Si è beccato una multa di 299.000 franchi svizzeri, pari a circa 200.000 euro, tanto per gradire.
Il giudice l’ha calcolata sulla base del patrimonio dell’incauto signore che ammonta a ben 23 milioni di franchi svizzeri.
E’ probabile che il salasso avrà un effetto dissuasivo in futuro per il ricco imprenditore: certo che se paragoniamo la sua infrazione alle ben più gravi irregolarità che si registrano ogni giorno in Italia e che vengono sanzionate con pochi euro, viene quasi da sorridere. Continua »
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Dicembre 23rd, 2009 Riccardo Fucile
LE PALLE DI MORETTI: “TROVATEMI UN PAESE DOVE NON CI SONO DISAGI NELLE FERROVIE”: ECCOLO SERVITO…. A HELSINKI SU 13 TRENI TRA LE 18,30 E LE 20.30 TUTTI SONO IN ORARIO E QUALCUNO IN ANTICIPO… TECNOLOGIE AVANZATE, MANUTENZIONE GIORNALIERA, RISCALDAMENTO DI PORTE E ROTAIE
Ieri è stato il quarto giorno consecutivo del tracollo ferroviario italiano: per chi vIaggiava in treno le alternative erano solo due, o corsa soppressa o viaggio tra mille disagi.
Tagliati fino al 50% dei treni, gli altri viaggiavano con ritardi allucinanti.
Alle 20,30 di sera, a Genova, i minuti di ritardo andavano dagli 82 del regionale Spezia-Savona ai 247 minuti dell’Es Milano-Roma, passando per i 180 minuti dell’Es Roma-Genova, i 142 dell’Ic Milano-Ventimiglia, i 117 del regionale Torino-Savona, i 105 dell’Ic Milano-Livorno.
E in tutta Italia si viaggiava su questa media.
L’ineffabile direttore delle Fs, Mauro Moretti, rispondeva alle contestazioni con la solita arroganza, ben nota ai pendolari: “La rete sta funzionando, anche se in ritardo, meglio un viaggio con ore di ritardo piuttosto che bloccare l’intera rete”.
E ancora: “Se la gente preferisce che tagliamo il 50% dei treni lo dica, non è che tutti i manager dei trasporti europei sono dei coglioni: c’è un problema di cause naturali”.
Sul fatto che non tutti i dirigenti delle ferrovie europee siano dei coglioni siamo d’accordo, ma talvolta il problema è averne uno solo.
Mentre montava la protesta dei viaggiatori e delle associazioni dei consumatori che chiedevano il rimborso dei viaggi annullati, dalle ferrovie è arrivata la risposta che ciò non è possibile, in quanto vietato dalle normative europee.
Una palla di tale dimensioni che lo stesso ministro Matteoli si è invece dimostrato possibilista per i rimborsi e ha commentato negativamente l’invito di Moretti ai passeggeri di “portarsi un panino e una coperta”, invece che lamentarsi. Continua »
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Novembre 28th, 2009 Riccardo Fucile
ABBIAMO 8700 MILITARI IMPEGNATI IN 33 MISSIONI IN 21 PAESI: CI COSTANO 1,35 MILIARDI L’ANNO…PER MANDARNE 500 IN PIU’ A KABUL, LI TOGLIEREMO DAI BALCANI…MA HANNO SENSO MISSIONI DI PACE DECENNALI ? … FRANCIA, GERMANIA E CANADA HANNO DETTO NO: L’ITALIA E’ LO ZERBINO DEGLI USA?
Qualcuno, mesi fa, parlava di imminente ritiro graduale del contingente italiano in
Afghanistan, in parte sotto l’ondata emotiva dei nostri ragazzi uccisi nel solito attentato dei talebani.
In quel caso avevamo sottolineato che un disimpegno immediato avrebbe dato la sensazione di una diserzione dagli impegni presi dal nostro governo, ma che era opportuno interrogarsi sul senso di queste missioni.
Ora pare sia bastata una “cordiale” telefonata del presidente Obama al nostro premier per assicurare la “piena disponibilità ” dell’Italia ad inviare altri 500 soldati a Kabul ( sono già 2.700).
Da noi la politica estera vive sulle decisioni e le simpatie del premier, non su una analisi lucida dello scacchiere internazionale e non ci sembra un buon segno.
In pratica, il generale McChrystal ha chiesto ad Obama 40.000 rinforzi per poter mantenere la situazione sotto controllo e il presidente americano sta cercando di di ottenere dagli europei la disponibilità di 10.000 militari, in modo da ridurre a 30.000 il proprio impegno.
Per gli Stati Uniti si tratta di contenere i costi del conflitto, valutati in un milione di dollari per soldato.
L’Italia, per inviare altri 500 soldati a Kabul, deve necessariamente toglierli da un altro fronte.
Attualmente abbiamo ben 8.700 soldati impegnati in 33 missioni di pace all’estero in 22 Paesi, con una spesa di 1,35 miliardi di euro ( un terzo delle entrate dello scudo fiscale).
Sono dislocati 2.700 in Afghanistan, 2.400 in Libano, 2.200 in Kosovo, 300 in Bosnia, altri ancora in Sudan, Congo, Georgia, Sinai, Albania, Cisgiordania, Gaza, Malta, Cipro, Marocco, India e Pakistan.
Teniamo presente che per muovere 9.000 soldati nello scacchiere mondiale sul campo, occorre averne 30.000 pronti, perchè ci sono le rotazioni e gli addestramenti. Continua »
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