Destra di Popolo.net

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA FRANCESE BENEDICE IL NUOVO GOVERNO: “ABBIAMO BISOGNO DELL’ITALIA E DEGLI ITALIANI”

Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile

LE MAIRE A CERNOBBIO: “ITALIA AL CENTRO DELLA COSTRUZIONE EUROPEA”

Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire accoglie positivamente dal Forum di Cernobbio il nuovo esecutivo italiano: “Abbiano un nuovo governo e penso che questa sia un’opportunità  unica per dare nuovo slancio alle relazioni italo-francesi nell’ambito economico e finanziario. L’Italia deve essere al centro della costruzione europea come è stata dall’inizio e deve continuare a farlo perchè abbiamo bisogno dell’Italia e degli italiani”.
Le Maire ha raccontato di non vedere l’ora di incontrare il neo ministro all’economia italiano: “Quando hai un nuovo governo si schiudono nuove opportunità  e aspetto con ansia un incontro con la mia controparte Roberto Gualtieri con cui ho avuto un colloquio telefonico ieri per congratularmi per la sua nomina”.
“L’incontro della prossima settimana a Helsinki – ha aggiunto – ci permetterà  di aprire la strada a nuove iniziative. Sappiamo che ci sono molti progetti sul tavolo a cui possiamo dare slancio, progetti economici e finanziari tra Italia e Francia”.
Uno dei temi che potrebbe essere al centro dell’incontro tra Le Maire e Gualtieri potrebbe essere l’alleanza tra Reanult e Fca, congelata proprio dopo le richieste dei francesi di avere un maggior peso nel consiglio di amministrazione della futura società .
Secondo Le Maire, prima di discutere con Fca di una fusione, Renault dovrà  rafforzare la propria alleanza con Nissan: “Devono proporre una visione strategica chiara per il loro futuro. Meglio procedere per gradi e non fare tutto insieme”.
Un altro importante tema sul tavolo potrebbe essere quello della concorrenza: “Francia e Germania hanno fatto proposte forti sulla concorrenza. Spero che l’Italia sia nella posizione di sostenere questo nuovo approccio”.
Nessuna parola contro Luigi Di Maio, nuovo ministro degli Esteri italiano, che con la Francia ha avuto qualche screzio durante il precedente governo gialloverde: “Non possiamo incominciare a personalizzare le situazioni e aggiungere il nome di questo o quel ministro. In Francia riteniamo che il nuovo governo rappresenti un’opportunità  e quando c’è un’opportunità  bisogna coglierla”.

(da agenzie)

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URSULA VON DER LEYEN: “L’ITALIA AVRA’ UNA PRESIDENZA IMPORTANTE, IL QUADRO DEVE ESSERE ANCORA COMPLETATO”

Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile

AFFARI ECONOMICI, CONCORRENZA, COMMERCIO O INDUSTRIA…   SI PARLA ANCHE DELLA VICEPRESIDENZA UE

È durato circa un’ora il colloquio in un «clima di grande amicizia» tra la presidentessa della Commissione Europea Von der Leyen e il candidato italiano per la Commissione Paolo Gentiloni, ex premier ed ex presidente del Partito Democratico.
Mentre si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui il portafoglio che andrebbe all’Italia sarebbe quello del Commissario agli Affari Economici (secondo il Financial Times sarebbe invece quello della Concorrenza), fonti dell’Unione Europea hanno fatto sapere che al nostro Paese andrà  sicuramente «un dossier importante» , ma «niente è deciso fino a quando tutto è deciso» e «il quadro non è ancora completato».
La decisione, ratificata durante la prima riunione del Consiglio dei Ministri del Governo M5s-Pd, era già  nell’aria da tempo.
L’ultima incognita, che verrà  sciolta martedì 10 settembre da Ursula Von Der Leyen, è relativa alle deleghe. Ogni Paese membro dell’Unione, infatti, ha diritto a una delega specifica.
Non si sa ancora quale delega riceverà  l’Italia, benchè sino a ieri era quasi certa la sua investitura a Commissario agli Affari Economici, succedendo a Pierre Moscovici.
Gli altri candidati per il ruolo sono l’ex ministro per le Finanze del Belgio Didier Reynders e l’ex ministra delle Finanze finlandese Jutta Urpilainen.
La poltrona degli Affari economici sarebbe in linea con le priorità  del programma del nuovo governo giallorosso, volte a promuovere «le modifiche necessarie a superare l’eccessiva rigidità  dei vincoli europei» sui conti pubblici.
In alternativa, nelle ultime ore — secondo quanto riferito dal Financial Times — si stanno facendo sempre più insistenti le voci che vedono l’ex premier nel ruolo del nuovo commissario alla Concorrenza, prendendo il posto dell’uscente commissaria danese Margrethe Vestager.
Per l’incarico si fa anche il nome della francese Sylvie Goulard, candidata anche per il Mercato interno.
In ultimo, ma non da meno, per Paolo Gentiloni si potrebbe anche profilare l’incarico di Vicepresidente della Commissione Europea, anche se la presidentessa Von Der Leyen, fresca d’investitura, aveva espresso la volontà  di nominare come suoi vice l’olandese Frans Timmermans e la danese Margrethe Vestager.

(da agenzie)

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ALTRO SCHIAFFO A SALVINI: CAROLA INVITATA A PARLARE ALL’EUROPARLAMENTO

Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile

AUDIZIONE NELLA COMMISSIONE INSIEME ALLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA

Dopo la querela, le indagini per gli abusi commessi quand’era ministro, l’estromissione dal governo, ora a Capitan Nutella ne è capitata un’altra: la comandante della Sea Watch Carola Rackete sarà  invitata a un’audizione nella commissione Libertà  civili del Parlamento Ue il 3 ottobre, se non saranno sollevate obiezioni nella riunione della commissione parlamentare della prossima settimana.
All’audizione, dal tema Ricerca e soccorso nel Mediterraneo, dovrebbero essere invitati anche rappresentanti della Commissione europea, Frontex, Consiglio d’Europa e Guardia Costiera italiana.
Sarà  l’occasione per una riflessione comune sul ruolo che dovrebbe svolgere l’Europa per assumere in prima persona lle operazioni di salvataggio come aveva fatto con la missione Mare Nostrum.

(da agenzie)

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IL NORD EUROPA CERCA DI BLOCCARE LA NOMINA DI GENTILONI AGLI AFFARI ECONOMICI UE

Settembre 6th, 2019 Riccardo Fucile

I PAESI RIGORISTI CONTRARI A CEDERE LA CARICA ALL’ITALIA, URSULA VON DER LEYEN INVECE SAREBBE FAVOREVOLE…. LA PRESIDENTE UE UN’ORA A COLLOQUIO A BRUXELLES CON IL COMMISSARIO ITALIANO

Ci sono i Paesi del Nord Europa tra Paolo Gentiloni e la sua nomina a Commissario europeo per gli Affari economici.
Un’ora di colloquio stamane a Bruxelles tra l’ex premier italiano, candidato dal Governo ‘Conte 2’ per Palazzo Berlaymont, e la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha sciolto tutte le riserve.
I paesi più rigoristi non vogliono cedere un dicastero così importante all’Italia, paese con un debito molto elevato.
Ma si scontrano con von der Leyen che invece ne avrebbe tutta l’intenzione, controbilanciando l’eventuale nomina di Gentiloni a successore di Pierre Moscovici con la conferma della delega all’euro per il falco lettone Valdis Dombrovskis, che resterebbe anche primo vicepresidente.
In ogni caso, sarà  von der Leyen a decidere, sottolineano fonti europee. Lo farà  entro martedì, quando presenterà  tutta la nuova Commissione a Bruxelles, squadra che sarà  messa ai voti dell’Europarlamento nella plenaria di ottobre.
Proprio in vista del test a Strasburgo, la presidente deve cercare un equilibrio che vada bene a tutti, in modo da non incontrare ostacoli al momento del voto.
Ecco, però l’idea di dare gli Affari economici all’Italia – che solo ieri era altissima nelle quotazioni bruxellesi, quasi fatta – incrocia ancora delle difficoltà .
Nonostante che da quest’anno persino la Germania potrebbe ritrovarsi a chiedere flessibilità  per via della recessione in corso. Ma l’Italia ne ha già  beneficiato e dunque la prospettiva che, con la nomina di Gentiloni, la Commissione sterzi verso una linea più flessibile e magari di revisione vera e proprio del patto di stabilità  e crescita — che è l’idea del Conte 2 — non piace ai paesi più filo-austerity, i quali non si sentirebbero garantiti nemmeno dalla conferma di Dombrovskis come vicepresidente con delega all’euro. O comunque provano a premere.
Tanto che le caselle son tornate ballerine. Resta tutto aperto fino a martedì.
Secondo fonti francesi, a Parigi potrebbe andare il Mercato Interno e gli Investimenti. Opzione che evidentemente lascerebbe libera la Concorrenza per l’Italia, delega inizialmente promessa a Conte prima dell’estate — insieme a una vicepresidenza — ma negli ultimi giorni finita nel mirino di Emmanuel Macron (che deve risolvere il caso della fusione Alstom-Siemens bocciata proprio dall’Antitrust europeo).
Per Roma, a questo punto, resterebbe anche l’opzione Commercio internazionale, che ieri sembrava assegnato all’Irlanda. Martedì il verdetto.

(da “Huffingtonpost”)

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COLPO GROSSO A BRUXELLES: CON GENTILONI LA UE DAREBBE ALL’ITALIA GLI AFFARI ECONOMICI, DOVE PRIMA ERA COMMISSARIO MOSCOVICI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GRAZIE ALLA CACCIATA DEI SOVRANISTI L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA IN EUROPA… DA UN COMMISSARIO DI SECONDA FASCIA A UNO CHIAVE PER RIVEDERE IL PATTO UE SULLA FLESSIBILITA’

L’Italia senza Matteo Salvini al governo, l’Italia che candida Paolo Gentiloni come commissario europeo potrebbe realmente riuscire a prendersi l’importantissimo portafoglio degli Affari Economici, più la vicepresidenza della Commissione.
A quanto apprende Huffpost da Bruxelles, l’idea che l’ex premier Dem Gentiloni prenda il posto del francese Pierre Moscovici non è solo una richiesta italiana, ma una possibilità  più che concreta sul campo. In sostanza è quasi fatta.
Dopo la candidatura ufficiale decisa oggi dal primo consiglio dei ministri del Conte 2, domani Gentiloni sarà  a Bruxelles per incontrare la presidente Ursula von der Leyen, decisa a presentare la nuova Commissione Ue martedì prossimo.
Non sembra ci siano ostacoli alla conquista italiana del portafoglio più ambito in Commissione, quello che ha i cordoni della borsa e che decide pollice verso o alzato sulle manovre economiche che gli Stati membri presentano ogni autunno.
La Concorrenza, la delega inizialmente promessa a Conte al consiglio europeo sulle nomine prima dell’estate, quando il governo italiano era ancora a trazione sovranista-populista, dovrebbe andare alla candidata francese Silvye Goulard, ex ministro della Difesa, vicegovernatrice uscente della Banca di Francia.
Emmanuel Macron ha chiesto questo portafoglio in quanto trattasi di un campo molto sensibile per Parigi, che a febbraio scorso si è vista bocciare dall’antitrust europeo la fusione Alstom-Siemens.
Da sottolineare che la Francia ha ottenuto anche la carica di presidente della Bce per Christine Lagarde, quando in autunno scade il mandato di Mario Draghi.
Tornando alla Commissione Ue, l’altra opzione per l’Italia era il commercio internazionale che andrà  all’Irlanda, ricompensa per un paese che si ritrova stretto tra l’Ue e la Brexit, cruciale per quanto ci sarà  da gestire in termini di dazi, nuovi accordi commerciali tra l’Europa e la Gran Bretagna se e quando l’uscita del Regno Unito dall’Ue sarà  realizzata.
Inoltre, altri paesi Ue, anche più piccoli dell’Italia, hanno già  posti di comando in ambito economico, come per esempio il Portogallo che ha il suo Mario Centeno all’Eurogruppo. Quanto alla Spagna, Pedro Sanchez ha ottenuto la casella dell’Alto Rappresentante alla politica estera per lo spagnolo Joseph Borrell. La Germania, va da sè, ha la presidente della Commissione: Ursula von der Leyen.
All’Italia, gli Affari economici, dunque. Non per esclusione, sia chiaro. Un portafoglio così di peso viene assegnato sempre con scelta consapevole e motivazioni precise. E allora quali sono quelle che conducono a Roma?
Innanzitutto, ragionano fonti Ue, con il ‘Conte 2’ l’Italia torna nell’alveo dei paesi europeisti, senza il sovranista Salvini e i suoi che minacciavano l’uscita dell’Italia dall’euro.
Ora, vista da Bruxelles, Roma appare come la capitale di un paese con i conti non in ordine, un debito alto, ma anche la volontà  di non sforare i parametri Ue con la prossima manovra economica e allo stesso tempo — è l’intenzione del Pd al governo ma anche del premier Conte — cercare di rivedere il patto di stabilità  e crescita.
E qui arriviamo ad un altro ordine di motivazioni che giustificherebbero l’assegnazione degli Affari economici a Gentiloni.
Primo: la Germania è in recessione. Anche oggi brutte notizie per Berlino: gli ordinativi delle aziende sono in calo del 2,7 per cento. La campanella della necessità  di rivedere l’impianto economico europeo è suonata anche in Germania, a quattro anni dal disastro che piegò la Grecia, vero laboratorio dell’austerity.
Naturalmente, la discussione a livello europeo è ancora in corso. Anche i paesi nordici più rigoristi hanno opinioni pubbliche da accontentare e non saranno certo contente se prevarrà  l’orientamento di concedere maggiore flessibilità .
Però la Germania, paese guida per l’Ue, influente soprattutto sui paesi nordici oltre che a est, avrà  bisogno di flessibilità . Ecco perchè l’impostazione della nuova Commissione von der Leyen potrebbe essere nettamente diversa da quella di Juncker, che pure ha concesso molta flessibilità  all’Italia.
Ed ecco perchè già  ora a Palazzo Berlaymont girano documenti che ipotizzano una revisione del patto di stabilità  e crescita, malgrado la nuova presidente non li abbia ancora adottati in questa delicata fase di ricerca di equilibrio tra nord e sud, est e ovest.
Insomma, il nuovo corso si annuncia differente, almeno nei propositi. Basti sentire Christine Lagarde che, ieri alla sua prima audizione in commissione problemi economici all’Europarlamento, ha aperto alla semplificazione delle regole europee dei conti pubblici, affinchè consentano ai governi di costruire cuscinetti da usare per politiche anticicliche durante i periodi di rallentamento.
Con un avvertimento ai policymaker: lavorate e fate il necessario perchè non debba pronunciare cose simili al ‘Whatever it takes’ di Draghi.
Con Gentiloni, il Pd conquista un’altra importante casella tra quelle legate all’Europa, dentro e fuori il governo, caricandosi quasi tutto l’impegno più europeista del nuovo esecutivo, garantito comunque in questo senso dal premier Conte.
E i Dem potrebbe conquistarne ancora un’altra a Bruxelles. Pare che la presidenza della commissione problemi economici, lasciata da Gualtieri, finirà  comunque ad una eurodeputata Pd.

(da “Huffingtonpost“)

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L’ITALIA TORNA IN EUROPA: CON GUALTIERI ALL’ECONOMIA FORSE NON CI TRATTERANNO PIU’ DA ACCATTONI SOVRANISTI

Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile

LA BENEDIZIONE DELLA FUTURA PRESIDENTE DELLA BCE LAGARDE

Sarà  Roberto Gualtieri, eurodeputato Pd e presidente della Commissione problemi economici dell’Europarlamento, il ministro dell’Economia del nuovo governo Pd-M5s guidato da Giuseppe Conte.
Una nomina che appariva certa a Bruxelles già  stamane, dove Gualtieri non ha presieduto la sua Commissione in un giorno particolarmente importante: l’audizione di Christine Lagarde, indicata come futura governatrice della Bce per il dopo Draghi.
Era a Roma pronto per un eventuale giuramento al Colle.
Ed è proprio da Lagarde che arriva la spinta finale per Gualtieri: “Gualtieri ministro sarebbe un bene per l’Italia e per l’Ue”.
Con Gualtieri al Mef il Pd conquista una delle caselle chiave nei rapporti del nuovo governo con l’Europa. Il primo atto del nuovo governo sarà  la legge di stabilità , da presentare il 15 ottobre a Bruxelle
Non solo Gualtieri. Il Pd prende anche il Commissario europeo con Paolo Gentiloni. Due caselle chiave nei rapporti con l’Ue: l’impegno europeista del nuovo esecutivo sembra piantato sulle spalle del Pd.

(da agenzie)

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COME OETTINGER HA ACCOLTO IL CONTE BIS

Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO UE TEDESCO AL BILANCIO: “AIUTEREMO L’ITALIA NIN OGNI MODO”

Il commissario europeo al Bilancio, il tedesco Guenther Oettinger, ha salutato con favore la prospettiva che in Italia si insedi un nuovo “governo pro-Europa”, definendola un “buono sviluppo”.
Di conseguenza, ha voluto sottolineare Oettinger parlando alla radio Swr, “è stato così messo un limite” al ministro dell’Interno uscente, Matteo Salvini, “un populista che fa politica in costume da bagno”.
Parlando del possibile sostegno a Roma da parte di Bruxelles, il commissario si è detto certo che “si farà  il possibile per facilitare il lavoro del nuovo governo italiano, quando entrerà  in carica”.
Secondo Oettinger Bruxelles “è pronta a fare qualsiasi cosa per facilitare il lavoro del governo italiano quando entrerà  in carica e per ricompensarlo”, ha aggiunto, affermando che “ci sarà  più spazio per una politica sociale, anche se i socialdemocratici sanno bene che il debito illimitato nell’eurozona è un danno per tutti”.

(da agenzie)

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CONTE INGOMBRANTE ANCHE COME COMMISSARIO UE

Agosto 21st, 2019 Riccardo Fucile

IL SUO NOME TRA I PAPABILI MA COMPLICA LO SCACCHIERE DI VON DER LEYEN… IPOTESI LETTA O CONTE ALLA UE E GIOVANNINI PREMIER

La telefonata di Angela Merkel. Tantissime mail di sostegno arrivate alla casella di posta elettronica di Palazzo Chigi. Il suo intervento in Senato che fa il giro dei social: virale. All’indomani delle dimissioni, Giuseppe Conte trova conforto in questi segnali. Eppure si allontana per due giorni dai riflettori di Roma, rifugiandosi in famiglia, per prepararsi comunque a rappresentare l’Italia al G7 di Biarritz in Francia sabato prossimo, da premier dimissionario. Cosa farà  Conte in futuro?
A sentire Nicola Zingaretti non farà  il premier di un governo Pd-M5s: il Pd non entra in un governo Conte bis, dice il segretario dopo la direzione dem, serve “discontinuità ”.
Conte commissario europeo? Nei palazzi della politica se ne parla, se ne parla anche a Bruxelles da tempo, almeno come suggestione. L’idea piacerebbe a M5s, specchio delle altre voci che – sempre oggi – fanno salire le quotazioni di Raffaele Cantone e Enrico Giovannini per Palazzo Chigi, entrambi di area dem.
Per la commissione resta in ballo anche Enrico Letta, se il premier fosse invece di area M5s secondo una spartizione di massima che sembra regolare questa complicata trattativa fin dall’inizio. Ma ci sono complicazioni che arrivano anche da Bruxelles.
L’Italia è in ritardo sull’indicazione del nome del commissario. È vero che anche la Francia deve ancora indicare un proprio candidato.
Ed è vero anche che la presidente Ursula von der Leyen non sta col fiato sul collo di Roma ora che si è aperta la crisi di Governo, la scadenza fissata del 26 agosto è più fittizia che vicina. Ma è la stessa crisi di Governo a suggerire altri schemi, riferiscono fonti europee. Schemi diversi da quelli iniziali, quando per l’Italia si prospettava un portafoglio alla Concorrenza con la vicepresidenza della Commissione.
Per uno come Conte, ex premier uscente, questo portafoglio potrebbe risultare troppo leggero – oltre al fatto che la Liberale Marghrete Vestager non fa mistero di volerlo tenere per sè. C’è il precedente del lettone Valdis Dombrovskis, ex premier entrato in commissione Ue con vicepresidenza e portafoglio pesante con delega all’euro. Insomma, non è facile incasellare Conte. Oltre al fatto che, segnalano alcune voci di Bruxelles, è pur sempre l’ex premier del primo Governo populista dell’Europa occidentale e questo complica il suo futuro anche in Europa, oltre che a Palazzo Chigi per i veti di Zingaretti.
C’è dell’altro. Il tempo sta per scadere.
Nonostante la pazienza che sembra prevalere a Palazzo Berlyamont, arrivando ultima Roma rischia di trovare solo ‘posti in piedi’. Con l’aggravante che Ursula von der Leyen ha urgenza di accontentare i paesi dell’est, dalla Polonia di Kaczynski all’Ungheria di Orban, leader che l’hanno sostenuta in Consiglio europeo e all’Europarlamento e che sono ancora in attesa di ricompensa: si aspettano incarichi pesanti.
Anche Conte, certo, ha sostenuto von der Leyen e questa è una carta che userà  per accreditarsi ancor di più negli ambienti europei negli incontri a margine del G7 in Francia. Ma certo con la crisi, niente più è scontato malgrado a Bruxelles abbiano tutto l’interesse a trattare bene l’Italia, soprattutto ora che si appresta ad avere un governo filo-europeista, senza le incognite del sovranista Matteo Salvini.
Ed è proprio il filo europeista che conduce all’altro candidato in campo: Enrico Letta. Anche lui è un ex premier, anche per lui dovrebbe prospettarsi un portafoglio importante. Ma c’è anche il fatto che Letta entrerebbe in squadra con una valenza politica maggiore per i due contraenti del nuovo patto di governo.
Il M5s potrebbe così dimostrare di non aver fatto patti con Renzi, l’accusa salviniana che li ferisce di più. Stesso ragionamento per Zingaretti. Le sue quotazioni sono alte. Lui oggi è ospite alla festa di Cl a Rimini ma non commenta.
Il puzzle fatica a comporsi.
I nomi di Cantone, ex capo dell’autorità  anti-corruzione, e di Giovannini, ex ministro del Lavoro di Letta premier, ora a capo dell’Asvis, associazione per lo sviluppo sostenibile, girano per Palazzo Chigi.
Ma è ancora presto, alla vigilia della seconda giornata di consultazioni al Colle, quella dei partiti principali. Sergio Mattarella vuole una soluzione al più presto.

(da “Huffingtonpost”)

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IN EUROPA TIFANO PER UN GOVERNO M5S-PD, CON L’AVALLO DI TRUMP

Agosto 19th, 2019 Riccardo Fucile

I GUAI DI SALVINI NATI TRA BRUXELLES E WASHINGTON

Come il resto delle Cancellerie europee, Ursula von der Leyen assiste per ora silente agli sviluppi della crisi di Governo italiana.
Impegnata a comporre la squadra per Palazzo Berlaymont, è in attesa che anche Roma le proponga un nome per il commissario che spetta all’Italia: senza fretta. Del resto, la nuova presidente della Commissione europea, votata all’Europarlamento da tutte le forze politiche italiane tranne la Lega, si ritrova di fatto ispiratrice del tentativo di formare un Governo Pd-M5s senza Matteo Salvini. Suo malgrado, ma non tanto.
C’è lei al centro della cosiddetta ‘coalizione Ursula’, come la chiama Romano Prodi, sostenitore di questo tentativo, nato non ad agosto quando Salvini ha aperto la crisi, ma a luglio.
E non a Roma ma a Strasburgo con il voto su von der Leyen e non solo.
Alla vigilia delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte domani al Senato, che cominceranno a chiarire i prossimi passi di una crisi inedita, un punto è chiaro negli ambienti europei e di conseguenza anche italiani: la crisi del patto di governo tra Lega e Cinquestelle è nata all’estero, tra Bruxelles e Washington, frutto (amaro per Salvini) di quel ‘cordone sanitario’ anti-sovranista costruito dalle forze europeiste del vecchio continente subito dopo le europee, con l’avallo dell’amministrazione Usa.
Negli ambienti europei si ricorda il viaggio di Salvini a Washington a metà  giugno. Un trionfo, secondo il racconto del vicepremier leghista.
Decisamente meno per gli americani, che già  a gennaio avevano passato il messaggio all’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in visita negli Usa: niente accordi con i sovranisti.
Il motivo: troppo ambigui nei rapporti con la Russia, roba che nemmeno il loro tifo per la Brexit — chiodo fisso di Donald Trump — poteva compensare.
Poco prima un Russiagate in salsa austriaca aveva fatto cadere il governo a Vienna: ora l’alleato di Salvini, il leader dell’estrema destra (Fpo) Heinz-Christian Strache è anche accusato di corruzione.
Poco dopo, il Russiagate è scoppiato anche in Italia, con l’affare Savoini ancora tutto da chiarire. E’ in questo contesto che il ‘cordone sanitario’ anti-sovranista è entrato in azione e dove se non in Europa, per la precisione all’Europarlamento? Proprio lì, agli inizi di luglio.
Un primo segnale, subito dopo l’elezione del Democratico italiano David Sassoli alla presidenza dell’Eurocamera, è stata la rielezione a sorpresa del pentastellato Fabio Massimo Castaldo alla vicepresidenza dell’aula di Strasburgo.
Risultato inaspettato e appunto sorprendente per i più, visto che i 14 eletti del Movimento cinquestelle non hanno un gruppo su cui contare in Europa.
Molti voti per Castaldo sono arrivati dal Pd, si mormora nelle stanze europee: le stesse dove oggi si fa risalire l’incubazione della crisi di governo proprio a quei giorni di luglio a Strasburgo.
La nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, avvenuta due settimane dopo in quella stessa aula con il sì dei pentastellati, di Forza Italia e del Pd e il no dei leghisti al ‘photofinish’, è stato solo l’atto finale di una manovra iniziata prima: di allontanamento di Salvini dalle stanze dei bottoni a Roma.
Lui l’ha capito e ha cominciato a meditare la crisi: aperta ad agosto con l’obiettivo (mancato) di tornare alle urne a ottobre, quando il caso ‘Italia’ si sarebbe aggiunto alla Brexit (scadenza il 31 ottobre) con notevole potenza esplosiva per l’Ue.
La crisi italiana può essere un caso di scuola di come un’cordone sanitario’ europeo – che più che anti-sovranista è anti-Salvini, Le Pen, Afd, Fpo, insomma esclude i nazional-sovranisti dell’est comunque ‘controllati’ dalla Germania e sicuramente anti-Putin — riesca a influenzare gli eventi di uno Stato membro.
Secondo la versione di Forza Italia, è avvenuta la stessa cosa nel 2011 quando Silvio Berlusconi fu indotto a lasciare il governo. Ma in quel caso c’era lo spread schizzato in su a livelli massimi.
Oggi c’è il timore di un’Eurozona che non vuole ritrovarsi un’Italia con un piede o due fuori dall’euro in autunno, ipotesi possibile con Salvini premier alle prese con una manovra economica complicata, ipotesi che intravedono e temono a Bruxelles sulla base delle stesse dichiarazioni dei leghisti più anti-euro. E ci sono diplomazie che agiscono per tempo ripartendo evidentemente da quella che lo stesso Romano Prodi definisce senza mezzi termini la ‘coalizione Ursula’, un’alleanza di governo tra le forze politiche italiane — compresa Forza Italia — che si sono ritrovate intorno al sì a von der Leyen in aula, esclusa la Lega.
Non è affatto un caso che a luglio la stessa Cancelliera Angela Merkel si sia espressa sui vari Russiagate che hanno coinvolto l’estrema destra nei paesi dell’Ue (oltre a Austria e Italia, anche Marine Le Pen in Francia): “I contatti tra la Russia e i partiti populisti suscitano preoccupazione”.
Oggi anche da Berlino, come dalla Commissione europea, arriva solo un ‘no comment’ sulla crisi italiana: del resto, solo domani, dopo le comunicazioni di Conte in aula, si capirà  che piega prende.
Ma il presidente del gruppo parlamentare di amicizia Germania-Italia al Bundestag, il socialdemocratico (Spd) Axel Schaefer, si sbilancia e valuta positivamente l’ipotesi di un’intesa fra M5S e Pd.
“Lo sappiamo dalla Polonia e dall’Ungheria — dice – Se c’è una maggioranza molto di destra, il Paese viene cambiato culturalmente in maniera molto diversa rispetto a quanto fecero Berlusconi o Bush o altri. Questo è il problema. Prima si poteva sempre dire ‘sì, un po’ più a destra, un pò più a sinistra, un pò più di economia, un pò più sociale. Ora invece si tratta di cose molto importanti: per esempio il rispetto dei media indipendenti, si tratta di accettare sempre che un tribunale è indipendente e non lo si insulta se le sentenze non piacciono.
Si tratta del multilateralismo, la conquista centrale dopo la Seconda guerra mondiale. Senza l’Italia, senza le molte proposte, idee, ispirazioni di Spinelli non avremmo questa Europa comune.
Un’Italia democratica, europea, è per noi irrinunciabile. Non si tratta più, come prima, di contrasti di governo ma un po’ del carattere dell’Europa e dell’Italia, che ha sempre giocato un ruolo straordinario e questo ruolo diventerà  ancora più importante dopo la Brexit”.
E ancora: “Il pericolo odierno è diverso rispetto a quello rappresentato da Berlusconi”. Ora Il Pd deve decidere cosa fare: “Come socialdemocratico tedesco non posso raccomandare cosa devono fare”, ma in Consiglio d’Europa “siedo accanto a un collega dei Cinque Stelle” e “abbiamo votato alla stessa maniera in molti, molti casi. L’ho notato fin dall’inizio…”.
In maniera discreta, l’Europa fa il tifo per un governo Pd-M5s che escluda Salvini.
L’esempio finora più riuscito tra i tentativi di arginare i sovranisti dai posti di comando nei paesi membri dell’Unione. Con l’avallo di Washington, in funzione anti-Putin.
Comunque vada, dicono i più, sarà  un successo perchè a questo punto le elezioni a ottobre sono escluse. E se pure si rinnova il patto Lega-Cinquestelle, sarà  a condizioni certamente più europeiste e meno leghiste. Rischio ‘Ital-exit’ scongiurato.

(da “Huffingtonpost“)

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