Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“INVESTIMENTI FERMI E DEBITO IN AUMENTO”: LE ANTICIPAZIONI SUL REPORT DELLA COMMISSIONE UE
La Commissione europea domani dovrebbe mettere l’Italia sotto monitoraggio per i suoi
squilibri macroeconomici eccessivi, adottando un “rapporto paese” particolarmente critico delle misure contenute nella manovra del governo.
Lo apprende l’AGI alla vigilia della discussione nel collegio dei commissari.
Secondo la Commissione, non solo c’è stato uno “stallo” sulle riforme, ma anche una retromarcia rispetto a quanto approvato in passato.
“Quota 100” avrebbe un impatto negativo sulla sostenibilità dei conti pubblici. L’efficacia del reddito di cittadinanza sarebbe messa in dubbio dall’impreparazione dei centri per l’impiego. Secondo il Country Report (Rapporto paese) sull’Italia, gli squilibri macro-economici potrebbero “peggiorare”, in particolare con il rischio di un aumento del debito pubblico che si somma alle debolezze strutturali dell’economia.
Per il momento il contagio dell’aumento degli spread è stato limitato, ma la Commissione teme che un deterioramento dei fondamentali macro-finanziari dell’Italia possa creare rischi di conseguenze negative per altri Stati membri. Tuttavia l’esecutivo comunitario dovrebbe limitarsi a mettere sotto monitoraggio l’Italia senza aprire una procedura per correggere gli squilibri macro-economici eccessivi.
L’Italia è sempre stata sotto monitoraggio da quando nel 2012 è stata introdotta la valutazione degli squilibri macro-economici. La procedura per squilibri eccessivi, che finora non è mai stata utilizzata per nessun paese, prevede che la Commissione possa chiedere al governo un piano d’azione correttiva che dettagli le misure per correggere gli squilibri e il calendario per la messa in opera.
Il Country Report contiene un giudizio qualitativo delle misure adottate dal governo e una valutazione complessiva della situazione economica dell’Italia.
La misura della manovra più criticata dovrebbe essere “quota 100” che – agli occhi della Commissione – rappresenta una marcia indietro sulle riforme del passato ed è destinata a aumentare in modo significativo la spesa pensionistica nei prossimi anni.
L’esecutivo comunitario ritiene che “quota 100” metta in pericolo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e possa avere conseguenze negative per la crescita potenziale perchè riduce la popolazione in età da lavoro.
Quanto al reddito di cittadinanza, la Commissione ritiene che i centri per l’impiego non siano adeguatamente equipaggiati per mettere in pratica la riforma con effetti positivi per le politiche attive sul lavoro. Inoltre, il lavoro nero rimane una sfida per l’Italia. Sulla manovra, la Commissione dovrebbe anche criticare l’aumento del carico fiscale sulle imprese e il pericolo di condoni, mentre gli obiettivi di privatizzazioni annunciati dal governo sono considerati poco realistici.
Inoltre, l’esecutivo comunitario non ha registrato progressi significativi sulla riforma del catasto, sulle tax expenditures (esenzioni e deduzioni fiscali) e sulla tassazione degli immobili. Quanto al settore bancario, la Commissione dovrebbe sottolineare le pressioni sulle banche dovute all’aumento degli spread, che ha avuto un impatto negativo sui livelli di capitalizzazione e le capacità di finanziamento.
L’esecutivo comunitario ritiene che rimangano sacche di vulnerabilità , in particolare tra le banche medie e piccole.
Tra le altre critiche avanzate all’Italia dovrebbe esserci il basso livello di assorbimento dei fondi Ue e le restrizioni sulla concorrenza in particolare nel settore del commercio con l’ipotesi di chiusura domenicale. Nel Country Report, la Commissione dovrebbe indicare in quali settori è richiesta azione da parte del governo come la revisione dei valori catastali, la razionalizzazione delle tax expenditures, la riduzione della spesa pensionistica nella spesa pubblica, la riforma del processo penale e del sistema di appello e la rimozione di barriere alla concorrenza. Il Country Report dovrebbe essere la base per il governo per preparare il programma nazionale di riforme (Pnf) e il programma di stabilità (il documento di economia e finanza o Def), su cui la Commissione si esprimerà in primavera.
Fuest (Ifo): “Con debito fuori controllo, aiuti Ue e cambio di governo”.
“Se l’Italia avesse difficoltà a rifinanziare il suo debito pubblico, allora a livello Ue si dovrebbe trovare una “qualche maniera per andare avanti”, cosa che comporterebbe una “qualche forma di sostegno” e “un cambiamento di governo” in Italia. Lo dice il presidente dell’Ifo Clemens Fuest, uno degli economisti più ascoltati in Germania, incontrando la stampa a Bruxelles.
“Abbiamo visto relativamente poco contagio finora – afferma Fuest, rispondendo ad una domanda – ma le reazioni dei mercati dei capitali sono state per lo più concentrate sull’Italia. Naturalmente, se succede qualcosa, se l’Italia ha delle difficoltà a rifinanziare il suo debito, penso che ci sarà una discussione su come questa cosa può essere affrontata insieme. Semplicemente perchè l’Italia è troppo grande per fallire”.
“Naturalmente – continua – ci saranno enormi resistenze politiche contro qualsiasi forma di sostegno, nei Paesi nordici, semplicemente perchè c’è la percezione che questa crisi, se arriva, sarà causata dal governo italiano. Non è venuta da fuori, ma provocata. Ma l’Italia è un Paese molto grande e molto importante e ci sarà una qualche maniera di andare avanti, cosa che comporterà anche direi una qualche forma di sostegno e probabilmente anche un cambiamento del governo italiano. E’ uno scenario probabile”, nel caso si dovessero verificare difficoltà di rifinanziamento del debito.
“Senza un cambiamento” di governo, “naturalmente – ha aggiunto Fuest – in qualche modo potrebbe esserci una ripetizione della vicenda greca. Il governo greco aveva l’idea di finirla con le politiche di austerità e tutti i suoi vincoli, ma un Paese che fa così non verrebbe salvato”. “In quel caso, persino l’Italia dovrebbe introdurre probabilmente una nuova moneta o affrontare perlomeno una ristrutturazione del suo debito”, ha concluso Fuest.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“IL FUTURO DELL’UE LO DECIDONO I CITTADINI, NON SALVINI”… “BASTA CON L’AUSTERITY, MA L’ITALIA DEVE RIDURRE IL DEBITO”
“Il signor Salvini non è mica l’unico interprete della volontà del popolo. Certo, rappresenta
una parte dell’elettorato italiano, ma il futuro dell’Europa sarà deciso dai cittadini europei e non dal signor Salvini”.
Frans Timmermans ci parla in italiano per essere più efficace contro uno dei suoi principali avversari in vista delle europee di maggio: Matteo Salvini e i suoi interlocutori nazionalisti d’Europa.
Vice-presidente della Commissione europea e Spitzenkandidat dei Socialisti e democratici, l’olandese Timmermans ci concede questa intervista a Madrid, dove oggi inizia il congresso dei socialisti di lancio della piattaforma elettorale per il voto europeo 2019: ‘Un nuovo contratto sociale per l’Europa”, recita il manifesto.
Cinquantotto anni, nativo di Maastricht, Timmermans ha un passato di frequentazioni intense con l’Italia, tanto da impararne benissimo la lingua e conoscere persino pezzi di mondo sommerso del Belpaese: “Ho preso i brevetti di subacquea in Italia”, ci racconta.
E forse è anche per questo che si infervora quando parla di Salvini e quando (da olandese doc) insiste sulla necessità che “l’Italia riduca il suo debito: non può gravare sulle future generazioni”.
Quella sul debito è un’affermazione importante: tra Roma e Bruxelles si è consumato un braccio di ferro sulla manovra economica alla fine dello scorso anno, ma ancora non ci siamo e si parla già di una eventuale manovra correttiva. Ma l’austerità resta uno dei punti più citati da chi critica l’Europa e miete consensi. Qual è la sua proposta per la campagna elettorale?
Dobbiamo lasciarci alle spalle il periodo dell’austerità . Dobbiamo costruire un’Europa basata su un pensiero sociale e anche ambientale. Dobbiamo pensare al futuro delle prossime generazioni. E questo significa pensare ad un salario minimo in tutta l’Ue, pensare a come possiamo creare solidarietà a livello europeo e non solo nazionale. Perchè quando un paese è in difficoltà spesso sono tagliate le spese sociali e allora noi da europei dobbiamo occuparcene: è nostro dovere. Dobbiamo pensare al futuro perchè la situazione attuale non è più sostenibile.
Significa istituire un fondo comune europeo per la disoccupazione, per esempio?
Il ministro delle finanze tedesco, socialista, ha già fatto una proposta in questo senso. Io direi lavoriamo su questo e sull’unione economica e monetaria che non è completa: c’è mancanza di solidarietà .
Proprio oggi il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria chiede di rivedere il Fiscal compact. E’ d’accordo?
Va detto che i paesi europei sono solidali con chi chiede solidarietà se le regole sono applicate. Dunque i paesi che chiedono solidarietà devono applicare le regole. Negli ultimi anni, come Commissione europea, abbiamo dimostrato ulteriore flessibilità sul patto di stabilità e questo ha aiutato paesi come la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e anche l’Italia nella misura del possibile. E’ una flessibilità che dobbiamo ancora sviluppare. Dobbiamo pensare agli investimenti per rilanciare l’economia, un’economia sostenibile. Dobbiamo mettere mano alle regole fiscali in Europa: ci sono delle imprese, le più grandi nel mondo, che non pagano niente, non pagano le tasse! Abbiamo bisogno di una fiscalità europea perchè i paesi membri individuali non sono più in grado di assicurare una equità fiscale e questo dumping fiscale fa male a tutti i paesi. Con urgenza dobbiamo creare una fiscalità europea. Ma tutto questo non significa buttare via dalla finestra le regole.
Si spieghi meglio.
Non possiamo mettere tutto sulle spalle dei nostri figli. Un paese come la Spagna ha fatto investimenti senza aumentare il peso per le prossime generazioni. E questo deve succedere anche in Italia: per i giovani italiani sarebbe un pericolo enorme aumentare questo peso gigantesco che è il debito pubblico.
Però questo suo ragionamento non paga elettoralmente, guardando i sondaggi.
Sì ma insisto: se tu chiedi solidarietà ad altri paesi, loro ti chiedono di mantenere le regole. Questo è logico. Solo quando tutti dicono ‘accettiamo le regole’, gli altri dicono ‘parliamo di maggiore solidarietà ‘. Ma se tu dici ‘me ne frego delle regole, devi darmi i soldi’, questo non funziona.
Sì ma come contrastate la propaganda anti-europea che su questo ha forti cavalli di battaglia?
C’è una realtà che non possiamo ignorare, una realtà politica, economica, europea e l’Italia fa parte dell’Ue. Come possiamo immaginare un’Italia che non sia nel cuore dell’Ue?
Immagino facciate affidamento sui dati negativi sulla crescita in Italia: i conti vanno male.
Anche questa è una verità : non fa piacere a nessuno. Io non sono uno che esulta per i conti che vanno male: noi abbiamo il compito di assicurare che non continui così.
La settimana scorsa lei è stato in Ungheria. So che il governo di Orban si è rifiutato di sbrigare quelle formalità , anche in termini di sicurezza, che sono la prassi quando un commissario europeo visita uno Stato dell’Unione. Abbiamo passato il limite?
E’ stata una visita molto ‘sportiva’ (sorride). Io da tanti anni lavoro in politica e diplomazia, ho una certa esperienza di paesi dove non sei accolto con grande amicizia. Ma è la prima volta che vivo una situazione del genere nell’Ue: sembra un incubo. Con Orban non siamo d’accordo, siamo avversari, abbiamo idee diverse sull’Europa: ma non siamo nemici. Dobbiamo parlarci con rispetto e questo non c’è purtroppo. Ho trovato un’Ungheria con una pressione enorme sulla stampa, controllata dal governo. Ci sono giovani che sono veramente europei ma sono completamente distaccati dalla politica perchè non pensano abbia un’influenza sulla loro vita. Mi ha fatto male. Conosco questo paese dagli anni ’80, mio padre era diplomatico in Ungheria nei primi anni ’80, da studente sono stato lì tantissime volte e già allora, anni prima della caduta del muro, si respirava comunque un bisogno di libertà e di apertura sull’Europa. Ora con Orban il paese si sta chiudendo e un paese che si chiude è una tragedia. Spero che Salvini non provochi questo stesso sentimento di chiusura in Italia. Un’Italia ‘chiusa’ mi spacca il cuore.
Ma i sondaggi danno ragione a loro, non ai socialisti, in calo in tutta Europa tranne che in Spagna: secondo le ultime rilevazioni, il Psoe dovrebbe conquistare due seggi in più all’Europarlamento, passando da 14 a 16. Però è anche vero che avete organizzato il congresso a Madrid, pensando fosse un’isola più o meno felice per i socialisti, ma intanto è caduto il governo sul bilancio e questione catalana, anche qui e si torna al voto il 28 aprile…
Vediamo, abbiamo le elezioni tra due mesi qui in Spagna, ma Sanchez è ancora in una posizione forte. Vediamo come va anche in Italia, abbiamo le primarie del Pd: spero che tanta gente partecipi alle primarie, da lì si ricomincia. Quando il partito ha eletto il nuovo segretario, faremo una forte campagna elettorale, pro-europea. Credo che possiamo convincere gli italiani. Non sono diventati anti-europei, questo non lo credo. C’è un sentimento di delusione che capisco, gli altri paesi membri non hanno aiutato l’Italia con l’immigrazione quando era necessario, l’hanno lasciata da sola e questo non è accettabile. Ma questo lo possiamo cambiare. Invece non possiamo cambiare il destino europeo dell’Italia: questo rimane.
A proposito di Pd: ha sentito delle ultime polemiche, dello scontro con i magistrati dopo l’arresto dei genitori di Renzi? Una polemica che forse non depone a favore della partecipazione alle primarie.
Non ho seguito.
Diceva che sull’immigrazione l’Ue può aiutare l’Italia, come?
Sono i paesi sovranisti che non hanno collaborato finora. Che proposta fa Salvini? Propone di lasciar morire la gente nel Mediterraneo? Questa non è una proposta. Abbiamo un compito da europei, un compito che dobbiamo assumere insieme di assicurare frontiere più protette, un dialogo con i paesi di origine in modo che chi non ha diritto di asilo torni a casa. Abbiamo anche bisogno di un piano fondamentale per il futuro dell’Africa: la sola soluzione sostenibile per risolvere la questione immigrazione. Quando lasciamo morire la gente nel Mediterraneo, moriamo anche noi. E questo per me non è accettabile.
Ieri Salvini ha attaccato ancora Juncker dicendo che dal 27 maggio è ‘finito’. Cosa risponde?
Tocca ai cittadini dire cosa vogliono con l’Europa. Tocca a loro. Il signor Salvini non è mica l’unico interprete della volontà del popolo. Certo rappresenta una parte dell’elettorato ma il futuro dell’Europa sarà deciso dai cittadini europei, non dal signor Salvini.
Come fa a coniugare il suo ruolo di vicepresidente della Commissione europea e Spitzenkandidat dei socialisti?
Quando uno è ministro o presidente del Consiglio fa anche campagna elettorale. Per me è la stessa cosa: faccio il mio lavoro da commissario e faccio anche campagna elettorale. Non ci vedo un problema.
Ma come fa a difendere il lavoro della Commissione, che è nel mirino degli euroscettici, e allo stesso tempo a fare campagna elettorale per cambiare l’Europa?
Per noi quello che conta è continuare a dire la verità , loro continuano a dire delle bugie e noi la verità . Questa vale per Orban e per Salvini. Raccontano tante cose non vere. Per esempio: Orban ci accusa di spaccare le frontiere dell’Europa. E’ una stupidaggine. Noi come Commissione abbiamo fatto delle proposte per rafforzare le frontiere, abbiamo anche creato un’apposita agenzia. E il piano di Juncker sulle relocations è stato affossato dai paesi di destra che sono interlocutori di Salvini: mi chiedo su quali basi lo siano.
Dopo le elezioni lei sarà ancora vice-presidente della Commissione fino a fine anno?
Dipende dalle decisioni che saranno prese dopo. Io sarò eletto al Parlamento europeo, dunque andrò lì.
Che Europa si immagina dopo il voto? Ce la farete a comporre una maggioranza europeista lasciando fuori Salvini e i sovranisti?
Per noi una condizione irrinunciabile è che non parteciperemo a coalizioni che coinvolgano l’estrema destra: questo è un punto chiaro e netto per i socialisti. Voglio che gli elettori lo sappiamo prima delle elezioni: se c’è un’alleanza con l’estrema destra, sarà senza i socialisti.
Forse dovrebbe chiarirlo il Ppe.
Sarebbe bene che i Popolari facessero chiarezza. Cinque anni fa Schulz e Juncker hanno chiarito questo punto prima delle elezioni. Finora invece dal Ppe ancora non ho sentito nulla: sono ambigui. Sarà forse per quello che succede in Austria dove il Ppe governa con i nazionalisti di Strache? O per quanto sta succedendo in Andalusia dove Ciudadanos e i Popolari governano con l’estrema destra di Vox?
Un’alleanza dei socialisti con il Ppe sarebbe possibile solo se Orban lasciasse i Popolari, quindi.
Questo tocca al Ppe deciderlo. E’ un loro compito, non glielo posso risolvere io.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
POPOLARI E SOCIALISTI AVRANNO L’APPOGGIO DEI LIBERALI DI ALDE, RINFORZATI DALL’ADESIONE DI MACRON… POSSIBILITA’ ALLEANZA CON I VERDI … SOVRANISTI ININFLUENTI
Il terremoto politico non ci sarà , ma lo scossone arriverà comunque perchè dati alla mano
popolari (Ppe) e socialdemocratici (S&D) europei da soli non avrebbero più il controllo del Parlamento europeo e le forze euro-scettiche e anti-sistema avanzeranno.
Se si andasse al voto il prossimo fine settimana, i due gruppi insieme avrebbero 318 seggi, 35 meno della maggioranza minima necessaria per poter garantire il corretto funzionamento dell’Eurocamera.
Questo gap potrebbe però essere colmato dai liberali (Alde), previsti in crescita anche senza la presenza de la Republique en Marche!, il partito del presidente francese, Emmanuel Macron.
Anche la Commissione in carica e guidata da Juncker venne eletta anche con i voti dell’Alde, e dunque da un punto di vista politico il funzionamento dell’Aula dovrebbe essere garantito.
Tutto questo emerge dalle prime proiezioni sulla composizione della prossima Aula, realizzate dal Parlamento europeo sulla base degli ultimi sondaggi nazionali condotti in tutti gli Stati membri, che l’istituzione comunitaria ha raccolto ed elaborato.
Si tratta del primo esercizio di questo tipo, che il Parlamento Ue intende condurre due volte al mese da qui al voto di maggio (23-26), per smettere di aggiornare le proiezioni in quei Paesi dove vige il silenzio elettorale, tra cui l’Italia.
I principali partiti tradizionali arretrano
I partiti tradizionali restano le principali forze politiche, ma perdono terreno. Se si andasse al voto questa settimana il Ppe sarebbe comunque il primo gruppo parlamentare con 183 seggi, 34 in meno rispetto a quelli occupati attualmente. Il grande sconfitto del voto risulterebbe il partito socialista europeo, che vedrebbe ridursi la propria truppa di europarlamentare di 51 unità , e fermarsi a 135 seggi.
Avanzano i gruppi anti-sistema
Gli attuali gruppi parlamentari che riuniscono le diverse forze euroscettiche e anti-sistema invece avanzano. Si tratta dei due gruppi Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta) e Enf (Europa delle nazioni e della libertà ), dove attualmente siedono rispettivamente Movimento 5 Stelle e Lega.
Mentre il primo gruppo arriverebbe a 43 seggi (+2), il secondo registrerebbe un piccolo boom salendo a 59 seggi (+22, diventando il quarto gruppo parlamentare dopo popolari (Ppe), socialisti (S&D) e liberali (Alde).
Sul gruppo Efdd pesa l’addio britannico. Qui siede l’Ukip, che contribuisce con 17 membri. Verdi e Liberali aghi della bilancia
Con la grande coalizione Ppe-S&D di per sè non più possibile, la maggioranza richiederà un’alleanza con almeno uno dei due gruppi tra liberali e Verdi.
I primi conterebbero 75 seggi (+7 senza En Marche!, conteggiato tra i seggi attribuiti ad ‘altri’), i secondi 45 (-7), e quindi in grado di colmare il vuoto di 35 voti mancanti per approvare o respingere i provvedimenti in Aula.
I liberali appaiono l’alternativa più fattibile.
I Verdi hanno già da tempo espresso la loro contrarietà a sostenere il candidato del Ppe, Manfred Weber, alla presidenza della Commissione europea, e la volontà di non fare concessioni. L’alleanza eventuale con i Verdi dovrà essere negoziata, come del resto quella con i liberali.
Crollano i conservatori: è l’effetto Brexit
Le proiezioni del Parlamento europeo si basano sull’assunto che il Regno Unito non partecipi alle elezioni per via della Brexit, che dovrebbe realizzarsi a fine marzo, prima delle elezioni europee.
L’effetto immediato è il crollo del gruppo dei Conservatori (Ecr), dove attualmente siedono i conservatori britannici, la delegazione più numerosa del gruppo. Si prevedono 24 europarlamentari in meno per il gruppo, che dovrebbe portarne a Bruxelles 51 (contro gli attuali 75).
Il dilemma dei Cinque stelle, al momento senza gruppo
Se le cose restassero come sono, il Movimento avrebbe non pochi problemi, visto che al momento solo una delle forze politiche con cui sta cercando di formare un gruppo porterebbe persone in Parlamento.
Sono previsti 0 seggi per i polacchi di Kukiz15, per i finlandesi di Liike Nyt, e per i greci di Akkel. Solo i croati di Zivi Zid risulando in grado di eleggere parlamentari (due, grazie al 12,3% dei consensi di cui gode attualmente).
(da “La Stampa”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ENF (SOVRANISTI) 60 SEGGI, CONSERVATORI 43… IN ITALIA LEGA 29 SEGGI, M5S 23, PD 16, FORZA ITALIA 8
Popolari e socialisti non avranno una maggioranza autonoma nel prossimo Parlamento
Europeo: il primo sondaggio paneuropeo commissionato in via riservata dall’Europarlamento lo scorso 23 gennaio che Repubblica – a 100 giorni esatti dalle europee – anticipa oggi che il dato più evidente è il crollo delle due forze che da sempre controllano l’Europa.
Il Ppe passerà dai 217 seggi del 2014 a 186, confermandosi comunque primo gruppo a Strasburgo.
Peggio faranno i socialisti (Pse): da 187 seggi, la famiglia Ue del Pd scenderà a 129.
In salita i liberali (Alde): da 68 saliranno a 77 eletti ai quali vanno aggiunti i 24 accreditati a Europe En Marche di Macron.
Ed è proprio questa – Ppe-Pse-Alde – l’unica alleanza ad oggi capace di superare la soglia di maggioranza di 353 deputati.
L’Enf, attuale gruppo di Salvini e Le Pen, salirà da 37 a 60 seggi, con la Lega proiettata al 31,9% con 29 deputati
I Conservatori (Ecr) causa Brexit perderanno i Tories: saranno controllati dai polacchi di Kaczynski ma scenderanno da 75 a 43 seggi.
Partiranno da una base di 103 deputati ai quali aggiungere i 10 attribuiti ad Alternative fà¼r Deutschland (Afd), per un totale di 113 seggi.
Ma puntano a cooptare una serie di piccoli partiti dell’Est con cui il gruppone xenofobo ed euroscettico potrebbe sfiorare i 130 parlamentari, contendendo il secondo posto ai socialisti.
E in Italia? La Lega avrà 29 eurodeputati, il MoVimento 5 Stelle 23 mentre quelli del PD saranno ridotti a 16 dai 31 di partenza. Forza Italia ne avrà otto mentre per Fratelli d’Italia si rischia uno zero nella casella.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
L’ITALIA SEMPRE PIU’ ISOLATA IN EUROPA
Un asse Germania, Francia e Spagna per evitare la distruzione dell’Unione Europea. I lavori sono in corso, spiega il quotidiano spagnolo El Paìs, per iniziare a costruire il futuro dell’Ue in quella che viene definita l’era “post Brexit”.
Le voci sul nuovo asse si rincorrono da tempo, ma in queste ore il progetto di un “G3” ha visto un’importante accelerazione, con tanto di incontro — mercoledì 6 febbraio — nell’ambasciata tedesca di Madrid che “fonti del ministero degli Esteri” spagnolo, spiega El Paìs, definiscono “brainstoming”.
Francia e Germania stanno quindi lavorando per allargare alla Spagna il “trattato di Aquisgrana” firmato da Emmanuel Macron e Angela Merkel alla fine di gennaio.
Un trattato, “destinato a rivitalizzare la storica alleanza e adattarla alle nuove sfide”, che è stato fin da subito “aperto ad altri Stati”. Spagna in prima fila.
Nell’incontro, presenti il segretario di Stato spagnolo per l’Ue, Marco Aguiriano, e gli ambasciatori a Madrid di Francia e Spagna, sarebbero state identificate sei aree di “cooperazione” nei settori in cui l’Europa è maggiormente in affanno, tra le quali il bilancio europeo e la gestione “post elettorale”, con l’ormai probabile avanzata delle forze politiche anti-europeista “guidate dall’Italia di Matteo Salvini”.
Il primo punto, spiega El Paìs, è “ovviamente” quello delle migrazioni.
“Parigi, Berlino e Madrid puntano a una forte cooperazione con i Paesi ‘di transito’ per gestire i flussi”. In quest’ottica la proposta fatta dal ministro degli Interni, il basco Fernando Grande-Marlaska, è di una distribuzione dei migranti a livello continentale “gestita” da Francia e Spagna.
L’obiettivo: non farsi trovare impreparati al primo “governo europeo” senza il Regno Unito e con un’Italia “populista” e “anti europeista”.
Non solo “migrazioni”, però: la “missione” di questo G3 sarà anche quella di “unire le forze nella battaglia sui conti europei”, considerando il “buco” da 10 miliardi di euro dovuto all’uscita del Regno Unito dall’Ue.
I lavori “continueranno nelle prossime settimane” ma intanto “è stato preso l’impegno da parte dei segretari di Stato dell’Ue dei tre Paesi a tenere riunioni regolari prima di ogni summit europeo”.
Questa nuova alleanza “a tre” solleva però “grandi domande”, spiega El Paìs: “Tutta da vedere” sarà la capacità di “mantenere un’unica voce” su questioni calde come le migrazioni.
Come si rapporterà questa alleanza con la nuova “Lega anseatica” guidata dall’Olanda e che riunisce i Paesi “baltici e nordici” che stanno facendo pressioni affinchè l’Ue si concentri più sul mercato unico e meno sulle questioni sociali?
E, soprattutto, riuscirà questo asse a contrastare il più forte a livello di consenso ma “meno organizzato politicamente” gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che si oppone a qualsiasi forma di “solidarietà ” in tema di immigrazione?
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile
ANJA RUBIK, UNA DELLE TOP MODEL PIU’ NOTE IN POLONIA, SPIEGA AI GIOVANI L’IMPORTANZA DELL’AMORE, DEL SESSO SICURO, DELLA CONTRACCEZIONE
Si chiama Anja Rubik, è una delle top model più importanti della Polonia e ha deciso di
sfidare il partito Legge e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski con i suoi 14 video che spiegano ai giovani amore, sesso sicuro, contraccezione e precauzioni contro malattie veneree e il suo libro, Sexedpl, ha venduto oltre 130mila copie.
Dal momento del suo arrivo al potere nel 2015, il partito Legge e Giustizia, PiS, ha spostato la Polonia verso posizioni sempre più chiuse e conservatrici.
Varsavia ha scontri continui con la Ue su temi come gestione dei migranti, l’indipendenza della magistratura
La Rubik ha dichiarato guerra al governo e le sue dichiarazioni sulla politica della sessualità sono tutte un programma: «Ormai mancano soltanto cacce alle streghe con roghi e leggende con malvagi draghi demoniaci. Nelle scuole viene detto ai bambini che le mestruazioni sono grida lanciate dall’utero per volere di Dio, grida perchè la donna non è incinta e non mette al mondo bambini, figli del signore…con questo governo anzichè andare avanti nei diritti delle donne stiamo regredendo al 19mo secolo e oltre indietro. E la politica governativa contro l’educazione sessuale e l’informazione dei giovani sul tema è una violazione dei diritti all’informazione garantiti dalla nostra Costituzione».
Anja Rubik e le sue amiche dei movimenti femminili come Klementyna Suchanow ora vogliono organizzare workshops sull’educazione sessuale e lanciare un appello alle grandi aziende (polacche e di altri Paesi che investono in Polonia) perchè sponsorizzino la campagna in nome della modernizzazione del Paese.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“SIMBOLO DI VICINANZA E RINNOVATO SPIRITO EUROPEO”
Da questa mattina sul rettorato dell’Università degli Studi di Torino sventola il tricolore francese. Certo, una delle motivazioni è che dei docenti dell’università di Chambery sono in visita al nostro ateneo ma a pesare sulla scelta del rettore Gianmaria Ajani, che l’ha fatta issare, c’è la volontà di dare una risposta forte alla crisi diplomatica che si sta consumando in questi giorni tra Italia e Francia.
«Se dovessi fare un appello potrei dire che mi piacerebbe vedere Torino con mille bandiere francesi appese alle finestre – afferma il rettore -. La nostra Università presiede l’unione degli atenei Italiani e Francesi e in più ci sono docenti d’oltralpe in visita. La nostra, poi, è una città che storicamente è amica della Francia e ne condivide parte di storia e cultura. La bandiera in rettorato vuole essere anche un simbolo di vicinanza e rinnovato spirito europeo»
(da “La Stampa”)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL LEADER EUROPEISTA RITROVA IL SUO POPOLO, CENTINAIA DI INCONTRI NEI PICCOLI CENTRI DELLA FRANCIA LO FANNO RITORNARE AI LIVELLI PRECEDENTI AL FENOMENO DEI GILET GIALLI… E ORA VUOLE REGOLARE I CONTI CON M5S E LEGA, MENTRE I GIORNALI FRANCESI ATTACCANO LE INGERENZE DEL GOVERNO SOVRANISTA ITALIANO
Un messaggio diplomatico forte, ma anche un chiaro segnale interno, lanciato in vista delle
prossime elezioni europee.
Facendo richiamare l’ambasciatore di Francia a Roma, Christian Masset, il presidente Emmanuel Macron ha giocato su due fronti, aprendo una nuova strategia politica che potrebbe segnare un punto di svolta in questa fase del suo mandato.
Dinnanzi agli attacchi ricevuti dal governo gialloverde nelle ultime settimane, Parigi ha cercato inizialmente di mantenere un basso profilo, limitandosi a respingere le critiche nella speranza che ai cugini italiani passassero i bollenti spiriti.
Un atteggiamento quasi serafico quello della Francia, impegnata nel mentre a calmare le proteste dei gilet gialli che stavano bloccando il paese.
Così, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno continuato a sferrare i loro attacchi sulla Tav, il franco CFA e le politiche migratorie, aprendo ogni settimana un caso diplomatico.
La pazienza dall’altro lato delle Alpi sembra essersi esaurita nel momento in cui il Movimento 5 Stelle ha cominciato a tendere la mano ai gilet gialli, offrendo loro supporto e sostegno logistico.
Un’ingerenza inammissibile da parte di un paese alleato, che ha fatto scattare subito la convocazione al ministero degli Affari esteri francese dell’ambasciatrice italiana, Teresa Castaldo.
L’escalation di tensione tra i due paesi è poi continuata con l’incontro avvenuto questa settimana a Montargis, a sud di Parigi, tra Di Maio e un gruppo di gilet gialli apparentemente legati a una delle liste che si presenteranno alle elezioni europee. Una provocazione “inaccettabile” secondo il Quai d’Orsay, che ha sollevato seri dubbi sulle reali “intenzioni del governo italiano nei confronti della sua relazione con la Francia”.
“Nel linguaggio diplomatico richiamare il proprio ambasciatore significa far capire che si è arrabbiati, è uno dei codici solitamente utilizzati in casi simili”, spiega il politologo Olivier Costa all’HuffPost.
I gilet gialli sono visti come un movimento sociale relativamente violento e disordinato che tutti i sabati mette a ferro e fuoco alcune città .
Per questo – continua Costa – il fatto che un rappresentante politico possa incoraggiare una simile protesta con un incontro stupisce e viene considerato come un’ingerenza”.
Con un atto di forza, Macron ha voluto dimostrare al paese e ai gilet gialli che non verrà ammessa nessuna intromissione esterna, soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.
In queste ultime settimane il presidente Macron sta riguadagnando molto terreno nei sondaggi rafforzando la sua immagine dopo la crisi che lo ha colpito negli ultimi mesi.
Secondo l’ultima indagine, il capo di Stato ha guadagnato sei punti nell’opinione pubblica salendo al 34%.
La mossa diplomatica di oggi è un “chiaro segnale inviato a figure come il presidente russo Vladimir Putin o Steve Bannon, l’ex consigliere del presidente Donald Trump, che vedono positivamente i gilet gialli e sperano nell’indebolimento di un paese pro-europeo come la Francia”, afferma Costa. Proprio Macron durante la campagna delle presidenziali nel 2017 era stato vittima di alcune fake-news provenienti da Mosca.
Macron è velocemente risalito: un sondaggio Ifop diffuso oggi ha confermato e rafforzato la curva della rimonta del presidente francese Emmanuel Macron, che a dicembre era sprofondato al 23% di preferenze e che oggi – poco più di un mese dopo – è risalito al 34%.
La sua rimonta ha coinciso con l’inizio dell’offensiva del dialogo voluta dal presidente, il cosiddetto “Grande dibattito nazionale”. Al quale partecipano migliaia e migliaia di cittadini e politici locali ma anche ministri del governo e in alcuni casi anche il presidente in persona.
Già a gennaio, in molti erano stati sorpresi dalla rimonta inattesa di 5 punti, adesso il passo è stato ancora più lungo: risalita di altri 6 punti rispetto a gennaio.
Per analisti e politologi, il presidente ha saputo riprendere in mano la situazione e dettare un nuovo calendario, dopo aver fatto importanti concessioni il 10 dicembre sul potere d’acquisto.
Andando incontro ad alcune richieste dei manifestanti ha attenuato l’immagine di inflessibilità che accompagnava Macron, smorzando così la rabbia dei gilet gialli più moderati. Che, ora in un paesino di campagna, due giorni fa nella banlieue di Parigi, vedono materializzarsi il presidente della Repubblica che si mette a discutere sulle loro richieste in affollate assemblee cittadine.
Il Grande dibattito sembra aver coinvolto la gente comune al di là delle aspettative e centinaia di dibattiti locali continuano ad essere programmati ogni giorno nelle palestre, nei municipi, nei capannoni industriali.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO INCONTRA SOLO IL GILET GIALLO CHALENCON CHE LO GELA: “NESSUNA ALLEANZA”… NESSUN INCONTRO CON GLI ALTRI DUE LEADER NICOLLE E DROUET
“È appena terminato l’incontro tra Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Christof Chalencon,
uno dei leader dei gilet gialli nella periferia di Parigi. Molte le posizioni e i valori comuni che mettono al centro delle battaglie i cittadini, i diritti sociali, la democrazia diretta e l’ambiente”. È questo il commento dell’ufficio stampa del vicepremier sull’appuntamento parigino.
A gelare l’entusiasmo dei 5 stelle ci pensa però lo stesso Chalencon che alla domanda del quotidiano Le Parisien su una possibile alleanza con il M5S per le europee risponde: “Niente affatto”.
E aggiunge: “La nostra lotta è molto mediatizzata” in Italia e “volevamo incontrarli. Abbiamo accettato perchè volevamo scoprire questo partito e capire bene il suo posizionamento politico rispetto alla Lega. Di Maio ci ha assicurato che ci saranno liste separate alle elezioni amministrative ed europee. E questo ci piace”.
Quelli incontrati dal vicepriemier e da Di Battista rappresentano solo una frangia del movimento dei gilet gialli.
Infatti due dei principali leader, Maxime Nicolle e Eric Drouet, hanno escluso qualsiasi incontro. Drouet si dice “contrario ad ogni iniziativa politica fatta in nome” delle casacche gialle.
“Secondo fonti italiane, Di Maio avrebbe sollecitato un incontro a Parigi – ha dichiarato Maxime Nicolle -. Posso dirvi che nè il sottoscritto, nè Eric Drouet, nè Priscilla Ludosky (tra i principali leader delle casacche gialle, ndr), siamo stati contattati. Se fosse confermata, sappiate che si tratta di un’iniziativa autonoma di una parte politicizzata che non rappresenta il movimento dei gilets jaunes. Il nostro movimento è strettamente apolitico e non intende presentarsi alle europee. Se Di Maio mi chiama non alzo nemmeno il telefono”.
Il controverso militante dei gilet gialli, regolarmente accusato di far circolare false informazioni e teorie del complotto sulla rete, ritiene che tutti coloro che si candidano alle elezioni Ue, come l’ex portavoce, Ingrid Levavasseur, “sono fuori dal movimento”.
Conferma poi l’intenzione di organizzare una mobilitazione al confine franco-italiano per coinvolgere nuovi gilet gialli in una sorta di lotta comune transnazionale. Quanto ad una possibile discesa in campo, non lo interessa.
“Non siamo per un sistema parlamentare ma per una forma di democrazia diretta ispirata al modello svizzero, con l’introduzione nel lungo termine di 2-3 referendum di iniziativa popolare (Ric). Per il breve termine chiediamo più potere d’acquisto e nel medio un taglio dei privilegi, delle rendite, delle pensioni dorate dei funzionari”.
L’attivista meglio noto sui social con lo pseudonimo di Fly Rider si dice però contrario alla possibilità di un referendum promosso da Emmanuel Macron in concomitanza con le europee del 26 maggio: “Non ha senso perchè non include le nostre rivendicazioni”. E riferisce che sporgerà denuncia contro un gruppo di poliziotti che lo avrebbero minacciato di morte.
(da “Huffingtonpost”)
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